AC/DC

Back In Black

1980 - Atco Records

A CURA DI
SALVATORE VECCHIARIELLO
07/02/2019
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione recensione

"Back in Black", basta solo questo titolo per evocare non solo la storia del rock duro, ma di tutta la musica. "Back In Black", un nome quasi mitologico, una leggenda sonora che ancora oggi procura brividi sulla pelle ed emozioni profonde. L'album dei record, l'album del cuore per milioni e milioni di fan sparsi nel mondo, adepti cresciuti proprio all'ombra di un'opera che profuma di mito, e che già dal nome è capace di proiettare in una dimensione parallela, fuori dal normale. Un album che è testimonianza vivente del potere assoluto e iconico del Rock. Pubblicato il 25 luglio 1980 dalla ATCO Records, il settimo album in studio degli AC/DC diventa leggenda sin dal giorno d'uscita, proiettando gli australiani nell'Olimpo della musica mondiale. Un disco di successo planetario, con più di 50 milioni di copie vendute, di cui 22 milioni nei soli USA, tanto da risultare il più venduto di sempre dopo l'eterno "Thriller" di Micheal Jackson, e che viene inserito esattamente al numero 77 nella lista dei 500 migliori album stilata dalla rivista Rolling Stone. Il drammatico episodio della morte di Bon Scott, cantante del gruppo dal 1974 al 1980, influisce profondamente sui temi trattati nei singoli brani di "Back In Black", e per questo il disco si avvicina all'essere considerato un concept-album incentrato sulla morte, oltre che sull'edonismo, simboleggiata appunto da una cover scarna, minimale, interamente di colore nero. Il nero come celebrazione funebre di un compagno scomparso, ma ancora presente in sala di registrazione. La perdita improvvisa di Bon Scott devasta talmente tanto la band, che in un primo momento decide di chiudere la carriera, salvo poi stringere i pugni e proseguire a denti stretti, grazie soprattutto al supporto di amici e familiari che fanno di tutto, in questo periodo, per spronarli ad andare avanti, in modo tale  da rendere omaggio all'amico scomparso. Terminati i funerali, la band, su consiglio di Malcom Young, si rimette a lavoro, con le lacrime ancora negli occhi, e recluta un cantante di origini italiane, già componente del gruppo glam rock Geordie: il suo nome è Brian Johnson, voce al vetriolo e carisma strabiliante. Johnson entra ufficialmente negli AC/DC l'8 aprile del 1980, e riceve dal compianto Scott un'eredità pesantissima da portare sulle spalle. I lavori di "Back in Black" iniziano nell'immediato, e ogni pezzo  viene pensato per poter essere un'eventuale hit. Se pensiamo a un disco del genere, infatti, pensiamo a ogni singola canzone qui presente, in una lunga serie di brani leggendari, diventati famosissimi nel mondo, cosa più unica che rara, e pochi album nella storia possono vantare un simile traguardo. Uno dei progetti musicali più conosciuti, tanto che ogni rocker, ma anche ogni semplice amante del genere, conosce a memoria, e ciò fa di "Back In Black" un lavoro immortale, che risplende in eterno nei cuori di intere generazioni. Tanto è forte il suo impatto a livello mediatico, tanto sono le voci che lo accompagnano dalla stesura al giorno dell'uscita: la morte di Bon Scott, le decisioni di carriera della stessa band, l'arrivo del nuovo cantante, la scelta della copertina, la scaletta dei brani, e tanto altro ancora. Inizialmente, l'etichetta nutre qualche perplessità circa la copertina, interamente nera e fin troppo scarna, ma accetta comunque l'idea dei musicisti, capendo il loro stato d'animo; suggerisce soltanto l'inserimento di un logo dal contorno grigio, in modo tale da far riconoscere, all'eventuale acquirente, che di AC/DC si tratta. Chiaramente, le attese della casa discografica e quelle del gruppo sono molto alte, ma al contempo dubbiose: far uscire un disco con un nuovo cantante, rimettersi in gioco con un novo progetto e dopo una grave perdita è una scommessa tutta da giocare, senza contare le aspettative dei fan, molti dei quali, ora che non c'è più Scott, invocano a gran voce lo scioglimento. Invece gli AC/DC tengono duro e vanno avanti, e fanno di tutto per concepire qualcosa che possa andare oltre la mera nostalgia e il pesante lutto che li ha colpiti. Il risultato è un disco che difficilmente può essere criticato, perché è un miracolo che inaugura una seconda parte di carriera e che è entrato di prepotenza nelle vite di tutti gli ascoltatori. Le campane iniziano a rintoccare, aprendo a questo mondo di lutto, onorando e ricordando il grande Bon Scott, e non è un caso se l'album viene introdotto dalla spiritica "Hells Bells". Dunque, tutto è pronto per la messa funeraria, una celebrazione che si fa strada a colpi di rock n roll fraudolento e selvaggio, allacciatevi le cinture perché il viaggio sta per iniziare, sarete risucchiati nel nero dell'inferno, entrerete nei meandri di uno degli album più conosciuti al mondo. Benvenuti a "Back In Black", e buona fortuna.

    Hells Bells

    "Hells Bells" (Campane infernali) è l'inizio di questo viaggio dove una volta premuto il tasto "Play" la vita di ogni rocker cambia per sempre. Un viaggio all'interno della famiglia Young e di tutta la band. Il brano è dedicato al grande Bon Scott, perciç è simbolo di lutto, e lo si può infatti intuire dai tredici rintocchi di campana che aprono il brano, registrati con un campanile detto "Carillion", recuperato da un relitto della seconda guerra mondiale e poi restaurato. L'intro di questo brano prosegue tra le tenebre con una chitarra che graffia l'anima. Sembra che si stia aprendo una strada nel buio attraverso le note piene di significato della Gibson SG, chiamata "Diavoletto", imbracciata dal leggendario Angus Young, e insieme alla timbrica della batteria, dolce, concreta e precisa, che accende quella luce-guida all'interno della canzone e all'interno del viaggio che stiamo per intraprendere. Concentrandoci sul testo, entriamo dritti nella mente degli AC/DC e nei pensieri che hanno ispirato un brano così ricco di emozioni, che non tramonterà mai nella mente di qualsiasi ascoltatore. "Sono un tuono rotolante, verso la pioggia, Sto arrivando come un uragano, preparati al forte impatto! Non sarà tanto morbido! Il mio fulmine sta lampeggiando attraverso il cielo e crea delle luci talmente forti da abbagliare la vista! Sei solo giovane ma purtroppo morirai, lo so che è dura da ascoltare, ma andrà così! E' il destino purtroppo, e la tua giovane vita andrà via come polvere al vento! Sto per portati all'inferno". Ormai lo scenario attorno a noi lo possiamo già intuire, respirare, odorare, è uno scenario cupo, buio, tanto che si sente la tragedia imminente. Lo sconforto di tutti i membri della band che suonano e cantano, pensando al loro defunto amico e compagno di squadra, è fortissimo, talmente forte e tangibile che sembra che lo stesso Bon Scott sia lì con loro a cantare e a gridare. "Campane degli inferi, tu me le fai suonare, la mia febbre è alta!". Sembra che i musicisti stiano cercando il vocalist attraverso queste parole, e questo sembra rispondere con la musica. "Ti darò sensazioni oscure su e giù per tutta la spina dorsale. Se ti piace il male, sei un mio amico. Vedi la bianca luce accecante appena straccio la notte, perché se il buono è a sinistra allora resto fedele alla destra". Un testo pieno di significato e allo stesso momento pregno di strazio. Ecco che parte il mitico assolo, sembra sorgere dalle tenebre più oscure e man mano che graffia crea offuscate immagini di tutti loro, asseiem al vecchio amico scomparso, come quando si esibivano insieme calcando i palchi di tutto il mondo. Bon Scott è sempre li con loro, nello loro anime, perché ogni volta che si sente questo pezzo sembra che egli sia al fianco di Brian a cantare e a far esaltare il pubblico. Un brano che segna la carriera della band e si scolpisce nei cuori di tutti gli appassionati.

    Shoot to Thrill

    Arriva "Shoot to Thrill" (Sparo per un brivido), il secondo brano dell'album, e sebbene la versione in studio non sia mai stata pubblicata come singolo, è una delle canzoni preferite dai fan, nonché una presenza fissa nelle classiche stazioni radio. Dal vivo è uno spettacolo unico, alle prime note il pubblicop va in delirio. Band e pubblico insieme, di pari passo con il ritmo del brano, una goduri enorme. Un brano da pelle d'oca, che ci regala un'introduzione di chitarra che si fa largo con semplici accordi, ma che solo a sentirli se ne resta folgorati. A seguire, dagli inferi arrivano i piatti, questi danzano su una timbrica che concede una scossa elettrizzante che induce a saltare. Uno dei segreti della band è appunto quello di suonare un blues rock talmente semplice ed efficace, ma anche personale, che ricosci subito, alla prima nota, il suo tipico tocco. L'impronta degli AC/DC è sempre presente, riconoscibilissima tra mille, e questo è un punto di forza, nonostante la semplicità di base. E Shoot to Thrill è sicuramente l'esempio più efficace di questa semplicità di fondo, ma dell'impronta unica degli australiani. Un brano pieno d'adrenalina, è hard rock allo stato puro, che colpisce dritti al cuore, che vuole rompere gli schemi. "Tutte voi donne che volete un uomo della strada, lo sappiamo che lo volete e non riuscite a nascondere questo vostro enorme desiderio. Non sapete da quale parte voltarvi, continuate a venirmi dietro. Certo che me ne rendo conto, sento il vostro fiato ansimante sul collo, mi porgete le vostre deliziose mani, perché sapete che io sono colui che vi farà bruciare! Vi sentite calde dall'interno al solo pensiero di avvicinarvi!". Un chiaro richiamo sessuale (per alcuni anche un incito alla droga), un modo per far capire che la musica è anche vista come oggetto sessuale ed attraente, e sia nel testo che nella musica si percepisce un ritmo viscerale che parte da dentro e che richiama l'eccitazione. Il ritmo cattura il corpo e la mente, e la traccia è l'esempio perfetto di attrazione carnale, di voglia di sesso. "Vi tirerò giù, oh si che lo farò! Così non starete a perdere tempo in giro. Lo premerò, lo premerò, premilo! Sparare per il brivido, giocare per uccidere, Troppe donne con troppe pillole, sì! Ho la mia pistola pronta a far fuoco a volontà, sono il male, arrivo sotto la pelle, proprio come una bomba pronta ad esplodere, perché sono illegale. Ho tutto quello che voi desiderate, non riesco ad accontentarmi e a sentirmi soddisfatto, perché sparo per il brivido, gioco ad uccidere". Parole fortissime, che messe insieme al rock duro sono dinamite allo stato puro. La chitarra di Angus fa scintille, e con i suoi grandi assoli incita e riempie di rock il mondo intero, inoltre la voce graffiante di Johnson è straordinaria, entra nella mente dell'ascoltatore e non va più via. Una musica unica e semplice allo stesso tempo ma che non stanca mai. "Shoot to Thrill" è e resta uno dei brani più seguiti, suonati, cantati, ascoltati e apprezzati dal meraviglioso pubblico degli AC/DC!

    What do you for Money Honey

    Continuiamo il viaggio e ci imbattiamo nella mitica "What Do You For Money Honey" (Cosa fai per denaro tesoro), brano come sempre ricco di ritmica  diaccordi di una semplicità basilare, ma che procede a un ritmo immortale e trascinante. La band ha quella marcia in più che in poche possono vantare, e cos' anche questo pezzo possiede un'anima infinita, tutta da scoprire. In un intervista dell'epoca, al chitarrista Angus Young un giornalista disse che la band aveva una musicalità fin troppo ripetitiva, bè, il musicista rispose che se avessero cambiato musicalità non sarebbero più stati gli AC/DC, perché il loro suono è unico e unicamente statico. Una musica tanto scarna quando difficile da replicare. La terza traccia del disco, così come le altre, crea un'atmosfera elettrica carica di essenza rock, laddove le chitarre dei fratelli Young vanno a braccetto all'unisono, creando un qualcosa di magico che, insieme agli altri elementi, raggiune un climax incandescente. Magia e illusione, sia dal vivo che su disco, e u'alchimia tra i membri rarissima da trovare altrove. "Stai lavorando nei bar, guidando in auto, non la dai mai per nulla. Hai un appartamento con vista sulla strada migliore. Non sei mai soddisfatta,  puttana! Ma attenta che stai invecchiando, smettila con la tua vita da strada, tutto questo tuo scavare alla ricerca dell'oro, ciò mi fa riflettere, e allora mi chiedo, dolcezza, cosa fai per soldi? Dove trovi le tue soddisfazioni?". Un testo che la dice lunga, dove troviamo il racconto di questa donna dai facili costumi che esercita anche in età avanzata. Un testo che si incontra spesso in ambito rock, e fa riflettere sulla vita che fugge via, sulla gente che si sacrifica per una vita dignitosa e sul mondo che ci circonda. Testo e musica sempre attuali, che potrebbero essere applicati anche oggi. Sembra che queste note siano appena uscite dallo studio di registrazione! Seguiamo la storia raccontata nel brano: "Tu ami incassare e sei sempre ad abbordare, spremendo tutto il sangue degli uomini, sono tutti in fila, solo per passare la notte con te, si tratta di affari, e sei sempre lì ad afferrare, toccare, cercando di riavere indietro la giovinezza, ma ragazza, stai diventando lenta!". La prostitua continuare a professare il suo lavoro, nonostante l'età che avanza, ma purtroppo deve fare i conti col tempo, crudele e cinico con tutti. E' il ciclo della vita e bisogna accettarlo. In questo brano, in sintesi, è racchiuso il vero spirito del "Sesso, Droga e Rock n Roll" e chi meglio degli AC/DC può incarnare tale proverbio? Un brano efficace, un testo pieno di emozioni, una musica straordinariamente coinvolgente. Questo è fottuto rock n' roll.

    Given the Dog a Bone

    La corsa continua, la scia infuocata del rock e dei mitici AC/DC ci porta verso un altro straordinario brano. Ci troviamo davanti a "Given The Dog A Bone" (Dato un osso al cane). Già dall'inizio si comincia a volare nel cielo dell'hard rock australiano, la chitarra fiammante del grande Angus Young ci spiana la strada verso un nuovo orizzonte e verso le strade di una nuova avventura. L'inserimento della mitica voce di Brian ci dà quella scossa di adrenalina che non è facile trovare, e così urliamo assieme alla band le prime battute: "Oh, ti prende facilmente, cade in ginocchio, scende dal diavolo, giù a novanta gradi, oh, me lo sta succhiando da impazzire, finché la mia munizione è a secco! Oh, sta usando la testa di nuovo, sta usando la testa! Sto soltanto dando un osso al cane, dando un osso al cane!". Bè, qui credo non ci sia tanto da spiegare, le allusioni sono molto evidenti e non c'è neanche spazio per pensare a controsensi, perché è ben chiaro cosa la band voglia intendere, e c'è da dire che il rock è anche questo: isinti carnali, tamarraggine, goliardia, audacia, lussuria. "Non è la Monna Lisa, no, non è una star di Playboy, ma ti manderà in paradiso, e tu esploderai su Marte". In questo fantastico pezzo c'è tutto: riff graffianti che elettrizzano ogni singola molecola, ripetuti assoli di chitarra che creano un'atmosfera magica, e tanta tanta grinta. Inoltre, vi è una batteria che va di pari passo al muscoloso basso, che con semplici note sconquassa la terra, creando il terremoto. L'acida voce di Johnson spara note a livelli altissimi, sembrano raggiungere la cima della montagna più alta del mondo, per poi, in un soffio, cadere giù a picco schiantandosi al terreno. Un brano elettrizzante, degno di un qualsiasi viaggio in moto, e con un testo che solo una band come gli AC/DC può permettersi.

    Let Me Put My Love Into You

    Siamo a velocità supersonica, ma rallentiamo un po', raffreddando gli animi, e allora fermiamoci un secondo nel saloon vicino, quello che è sulla strada. Adesso serve un po' di tranquillità, perché a breve i rombi della nostra mente torneranno a scaldarsi, procedendo a ritmi frenetici. A questo punto giunge un po' si sano e vecchio rock 'n blues con la straordinaria "Let Me Put My Love Into You" (Lasciami mettere il mio amore dentro di te). Serena ma aggressiva al punto giusto, il brano possiede un suono sporco e retrò. "Volando su un volo gratuito, guidando tutta la notte, io solo con la mia vettura, devo mostrare l'uomo che è in me, e tutte queste reputazioni vanno in pezzi con la mia artiglieria. Me ne andrò via, cavalcherà lontano, dammi quello che hai". E ancora, la dinamica del viaggio è ben presente, un viaggio on the road, con tanto di polvere alzata sotto gli pneumatici e i capelli al vento. "Non ti opporre, non combattere, non preoccuparti perché è il tuo turno stasera. Fammi mettere il mio amore dentro di te, bambina, come la febbre che brucia più veloce, tu accendi un fuoco in me. Sensazione assurde, mi fanno vacillare, mi rendono una locomotiva". E si potrebbe dire che questa locomotiva eccitata all'inverosimile ci va dentro alla grande. Il sound  prodotto dalla band ci accerchia, come se volesse impadronirsi dei nostri corpi tramite gli strumenti, distendendosi su ritmi tranquilli e allo stesso tempo pieni di grinta, che regalano all'ascoltatore grandi scossoni interiori. Si ha l'impressione di essere colpiti dal Angus e family dritti al cuore, un cuore che non smetterà mai di battere, seguendo il ritmo impartito dai cari vecchi amici australiani. Ma è il momento di ripartire, bisogna riallacciare le cinture e prepararsi per l'ennesima perla rock.

    Back in Black

    Eccoci arrivati alla pietra miliare del disco, nonché titletrack dell'album: "Back in Black" (Ritorno nel nero). SI tratta di un grande classico dell'hard rock, salita al quarto posto nella lista stilata dall'emittente televisiva VH1 delle "40 migliori canzoni heavy metal della storia", e figura alla 187ª posizione nella lista delle 500 migliori canzoni secondo la rivista Rolling Stone. Ha inoltre ricevuto una certificazione dalla RIAA per il superamento del milione di download della suoneria di Back in Black effettuati dalla rete. Scritta dal trio Angus, Malcom e Brian, il pezzo si apre con uno dei riff di chitarra più celebri della storia del rock, costituito da tre semplici accordi ripetuti (Mi5/Re/La), capace di esprimere una potenza enorme, cosa che gli ha permesso di divenire nell'immaginario collettivo uno dei più importanti simboli della musica dura. Non esiste persona al mondo che non abbia ascoltato almeno una volta nella vita questo brano, scritto e composto per omaggiare, salutare e ricordare il grande e inimitabile Bon Scott. "Ritorno al nero, colpisco la sacca, sono stato via troppo a lungo e sono contento di essere tornato. Sì, lo sono, lasciato andare via il cappio che mi ha tenuto appeso, ho teso lo sguardo al cielo, e così ho dimenticato il carro funebre. Non morirò mai, ho nove vite, gli occhi di un gatto. Abuso di tutti e corro selvaggiamente perché sono tornato, sì sono tornato". Si tratta di un uomo che racconta del suo ritorno alla vita, dopo la crisi che lo ha portato quasi al suicidio. Sembra che Bon Scott davvero non se ne sia mai andato dalla band, e che continua a cantare con i suoi amici sia in studio che nei live. "Sì, sono tornato in nero, tornato in nero si di una Cadillac, numero uno con un proiettile, sono una batteria, sì, sono in una band, con una gang, mi devono prendere se mi vogliono appendere, perché sono tornato in pista, e sto combattendo gli attacchi. Non provare a forzare la tua fortuna, vattene dalla mia strada, perché sono tornato". L'assolo del mitico Angus, che va perfettamente a tiro con l'andamento impartito da tutta la sezione ritmica, incorona "Back in Black" come vero e proprio testamento del compianto Bon Scott. Un testo pieno di ricordi, di emozioni, di saluti, un abisso di disperazione ma anche di rivincita, col ritorno alla vita dopo una stagione passata nelle tenebre dell'inferno. Questa è la canzone che consacra l'immortalità del primo e grande cantante degli AC/DC. Sentirsi parte di uno dei brani che hanno scritto la storia fa venire la pelle d'oca.

    You Shook Me All Night Long

    "You Shook Me All Night Long" (Mi hai scosso tutta la notte). Appena si sente il riff iniziale non si può non riconoscerla, un brano di tutto rispetto e che nei live è presenza fissa in scaletta. La canzone è talmente di successo che viene riproposta qualche tempo dopo in un album successivo, intitolato "Who made who". È uno dei migliori 40 singoli della band, raggiungendo il numero 35 nella classifica Billboard Hot 100 nel 1980. Il singolo viene in seguito pubblicato una seconda volta nel 1986, raccogliendo ulteriori premi e vendendo ulteriori milioni di copie. "You Shook Me All Night Long" ha raggiunto la posizione n°10 nella classifica VH1 di "Le 100 canzoni più belle degli anni 80", ma anche il primo posto nella classifica stilata da VH1 "Le 10 Migliori canzoni degli AC/DC". Guitar World invece l'ha classificata al numero 80 de "I 100 migliori assoli di chitarra". Brian Johnson ha dichiarato in una recente intervista che un giorno i fratelli Young si presentarono da lui dicendo di aver provato un pezzo insieme, e volevano che Brian componesse il testo. Il neo cantante della band, che era al suo primo anno con il gruppo, non sapeva proprio da dove cominciare: non si sentiva all'altezza di quel ruolo e stette un'ora a fissare il foglio bianco senza trovare l'ispirazione. Poi, stando a quanto dice il cantante, scrisse il titolo You Shook Me All Night Long e la sua mano cominciò a scorrere senza che se ne rendesse conto. Nel giro di mezz'ora il foglio fu completamente scritto e quella canzone prese vita. Secondo Johnson, ateo, è stata la mano del grande Bon Scott a guidarlo nell'ispirazione, a trovare le parole per generare questo capolavoro. La traccia presenta riferimenti sessuali molto espliciti: questi sono ben evidenti anche in una delle due versioni del video musicale, che fu molto criticato e parzialmente censurato per la presenza di diverse donne vestite di cuoio, con cerniere lampo all'altezza dell'inguine. Il testo narra l'incontro con una donna: "Lei era una macchina veloce, teneva pulito il suo motore, era la donna migliore che avessi mai visto, aveva gli occhi ciechi, non mi diceva bugie. La testa mi faceva male e lo stavamo facendo, e tu mi hai fatto tremare tutta la notte, sì! Mi hai fatto tremare tutta la notte". Un sound che va a ritmo precisissimo con il racconto, tanto che sembra di vedere la scena del caro Brian mentre si scatena nell'atto sessuale. La chitarra, la batteria e il basso vanno a braccetto con il testo, creando quel qualcosa di speciale che possiamo ben notare anche nelle varie versioni live, seducenti, scaltre e animalesche. "Lavorando il doppio sulla linea seduttiva, lei era il mio tipo, tutta mia, e non voleva applausi. Solo un altro giro, mi mangiava in un boccone e tornava indietro per mangiarne ancora. Messo fuori combattimento, mi hai fatto tremare per tutta la notte". Bé, è un sincero resoconto di una notte di follia, un incontro malizioso e accattivante tra questa misteriosa donna fatale e il grande Brian.

    Have A Drink On Me

    Dissetiamoci con un bel drink, prima di riprendere l'avventura musicale di questa band di fenomeni. Esatto, a questo punto dobbiamo bridare, tutti insieme, ascoltando "Have A Drink On Me" (Bevete alla mia salute). E allora brindiamo a ritmo rock 'n blues partorito dai quattro musicisti, partendo dall'inizio, con quel giro di blues che subito si scolpisce in mente e che sembra accompagnarci proprio al bancone di questo immaginario locale. La band suona e tutti noi, accaniti ammiratori, non possiamo fare altro che alzare i bicchieri in loro onore per brindare alla musica. Un brano che entra dentro, sotto pelle e nelle vene, come se fosse l'alcool che stiamo ingerendo. Un brano come sempre impeccabile e ricco di riff emozionanti e travolgenti. "Whiskey, gin e brandy, con un bicchiere mi sento piuttosto a mio agio, sto cercando di camminare in linea retta, su una poltiglia acida e sul vino scadente, quindi unitevi a me per un drink, ragazzi. Faremo un gran casino, non preoccupatevi del domani, vivete oggi, dimenticate il conto. Andremo all'inferno a pagare". Parte un assolo penetrante, come una fitta al cervello dovuta alla forte gradazione alcolica, e così la musica, come un bicchiere di whiskey, inizia a circolare all'interno del corpo ormai alticcio, infondendo il puro spirito del rock. "Bevete alla mia salute, bevete alla mia salute. Forza! Stordito, ubriaco e scontroso, dopo una tequila bevuta al volo, il mio bicchiere si sta accorciando, con whiskey, ghiaccio e acqua. Venite qui e divertitevi, e annebbiatevi la mente" ci dice Brian, ormai completamente sotto l'effetto dell'alcool. Adrenalina, sesso, corse spericolate e anche una buona sosta per farci un bicchiere, l'album avanza a tappe, senza frenare un secondo.

    Shake a Leg

    Il viagigo prosegue, irrequieto e selvaggio, l'acceleratore è premuto al massimo, e allora cavalchiamo l'attimo, via senza pensieri, senza rimpianti, per una corsa nel nome del rock che nessuno può impedirci di affrontare. "Shake a Leg" (Muovi la gamba) giunge con passo felpato, come un felino pronto all'assalto. Immaginate di essere sulla meravigliosa Route 66 e di avere questo brano in macchina, mentre state viaggiando da soli, e sulla strada nessun'altro veicolo. Un sogno ad occhi aperti, sulle strade americane, andando incontro alla libertà. Chiudiamo gli occhi e andiamo a manetta sulla strada, sfidando il pericolo. Mani sullo sterzo a ritmo della magnifica batteria, che con i suoi tempi scatena una inesauribile adrenalina da scaricare in corpo. La strada ci viene incontro, sempre più veloce, dove il percorso viene scandito dagli accordi riprodotti dal suono della SG Gibson che fa tuonare tutto ciò che ci circonda. "Un giovane pigro per strada, prendendo a calci di tutto con i suoi piedi, lottando dalla parte sbagliata della legge. Mi ribello in classe e mi dicono che sono una dannata disgrazia, mi dicono quello che pensano, ma non m'importa, ragiono con la mia testa, non ci bado, non rompetemi le scatole!". Parliamo di un disadattato, un ragazzo che viene rifiutato dalla società cosiddetta normale, perché non si attiene alle regole. Lui è un ribelle, e fa di testa sua, contro tutti e tutto. Sta bene così. "Datti una mossa, scuoti la testa, sveglia il morto, dacci dentro! Riviste, sogni bagnati e donnacce in auto sono roba per me. Leccatone, film porno, questa è la mia chimica, è andare contro natura cercare di mantenermi sano di mente con te, allora smettila di ridertela e spogliati per me. Datti una mossa!". Che storia, gente! Siamo seduti comodamente sulla nostra poltrona ad ascoltare questo straordinario brano e viviamo, attraverso la musica e la voce di Brian, le avventure straordinarie di questo ragazzaccio. La band ci regala un esempio lampante, anche se un po' rude, di come affrontare la vita e di come mandare al diavolo problemi del quotidiano. Un'emozione forte, che colpisce la gola, il petto e la mente, come un gancio scagliato da un pugile. una vera fucilata in fronte, e sela vita picchia duro, anche noi possiamo armarci di grinta e parare i colpi.

    Rock and Roll Ain't Noise Pollution

    Giungiamo al termine di questo capolavoro del rock duro e della musica in generale con una bella canzone, piuttosto tranquilla e rilassante. Bé, rilassante per modo di dire, perché sempre di AC/DC parliamo, ed ecco quindi addentrarci nella mitica "Rock and Roll Ain't Noise Pollution" (Il Rock and Roll non è inquinamento acustico). La canzone è stata suonata molte volte dal vivo, in quasi tutti i tour degli AC/DC a partire dalla pubblicazione di "Back in Black", e noi, prima di salutarci, analizziamo l'ultimo tassello di questa grande opera. "Hey voi, uomini del ceto medio, buttate via i vostri vestiti eleganti, e mentre state lì fuori seduti sulla staccionata, alzate il culo e venite quaggiù, perché il rock non è una cosa difficile da capire. Che sensazione! Pesanti decibel escono dalla mia chitarra, abbiamo vibrazioni che salgono dal pavimento, stiamo semplicemente ascoltando il rock che sta diffondendo troppo rumore. Siete sordi? Ne volete ascoltare di più? Stiamo solo parlando del futuro, dimenticate il passato, sarà sempre cono noi. Non morirà mai, il rock'n'roll non è inquinamento acustico! Ho dato uno sguardo oltre la porta della tua camera da letto, stavi così bene distesa nel tuo letto, ti ho chiesto se volevi un pò di ritmo e amore, invece hai detto che volevi solo rock'n'roll!". Ditemi, gente, in quale altro modo avreste concluso un disco se non con un brano dove si parla del vecchio e sano rock 'n' roll. Eh già, perché il rock n roll non morirà mai, è nella natura delle cose, la musica sacra e divina, arte immortale che infonde cuore, sollievo e passione. Solo i mitici AC/DC potevano concludere con un inno religioso all'essenza del rock stradaiolo. Un inno che ancora oggi continuano a suonare e a cantare, per tutti noi, per tutti i milioni di fan nel mondo. Una conclusione da urlo, che chiude il cerchio iniziato con l'elogio funebre al compianto Bon Scott. Purtroppo il viaggio nella musica della band australiana si conclude qui, un bellissimo e selvaggio viaggio. Un viaggio che non ha fine, che prosegue per il resto delle nostre vite.

    Conclusioni

    Ed eccoci qui, è stato davvero un viaggio unico all'interno del tipico hard n' roll degli AC/DC, nei suoni e nei pensieri della band australiana. "Back in Black" rimane uno dei capolavori mondiali del rock duro, un'opera monumentale a livello planetario, Indiscusso e unico nel suo genere. Con i loro semplici accordi, la timbrica statica ma efficace e una presenza scenica straordinaria, gli AC/DC da anni e anni riempiono i nostri cuori di rocker incalliti, costringendo tutti gli ascoltatori a spararsi nei timpani le loro immortali canzoni. Intere generazioni cresciute con la musica di questa band in cuffia, fomentate e ammaliate dalle loro incandescenti note al vetriolo, e che nell'hard rock di Angus Young e soci hanno trovato un modo di vivere e persino sono riuscite a dare un senso alla vita. "Back In Black" ha reso gli AC/DC imprescindibili, lì ha consacrati nel flusso del tempo, nel gotha della muscia mondiale, perché è un disco dedicato ad una voce che è stata unica e che ha arricchito gli anni 70; Bon Scott manca a tutti, continua a mancare, ancora oggi, non solo per il particolare timbro, ma anche per l'immagine che si è creato e per l'iconografia che ha inventato. Per molti, Scott era ed è ancora la voce degli AC/DC, ma il grande Brian ha saputo prendere il suo posto, ricevere la sua eredità, e portarne il peso sulle spalle, e lo ha fatto nel migliore dei modi, con un'umiltà e una classe difficili da trovare, ed è anche merito suo se la band ha saputo rialzare la stesta e proseguire imperterrita in tutti questi anni. Ma il destino, a volte, ci mette lo zampino, e non è una coicindenza se, qualche tempo prima di morire, il caro Bon Scott fa notare ai compagni l'originalissima voce di Brian, trovandola adatta al sound della band, ruvida e selvaggia al punto giusto. Ad ogni modo, il disco qui analizzato è un saluto all'artista e merita davvero tutti i successi ricevuti nei decenni. Di fronte a un lavoro di questo tipo non si può far altro che inginocchiarsi e adulare la grande scintilla creativa che ha investito la band nel 1980, in pieno periodo di crisi, perché si tratta di un lavoro unico ed inimitabile che vale l'intera carriera. "Back in Black"  è un magico lavoro musicale, che riscatta gli AC/DC dalle tantissime problematiche avute, e che tra queste problematiche si è fatto largo, consegnando un monumento elegiaco alla morte e alla vita, entità legate con forza, che si rincorrono continuamente, che si fondono tra loro, si amalgamano, generando il principio dell'esistenza. La dipartita di Scott, la decisione di sostituirlo per poter andare avanti, la scelta della grafica in copertina a memoria dell'amico defunto, i pensieri e i dubbi legati ai fan, sono tutti elementi decisivi per la genesi delle tracce, e dopo tante decisioni, rimpianti, sudore, sacrificio e tanto lavoro, il tutto ha trovato una sua quadratura. Ne è uscito uno dei capolavori della musica, uno di quegli album ascoltati e riascoltati milioni di volte e che non stancano mai, perché portatori di verità e di emozione. "Back In Black" è uno scrigno di sentimenti, dalla custodia nera e lucida sulla quale vi è incisa una scritta diventata simbolo e idolo mediatico: AC/DC. Un nome una storia, un minicker una leggenda. I riff di "Back in Black", le campane di "Hells Bells", la carica sinuosa di "Shoot To Thrill", e tanto altro ancora, fanno ormai parte dell'immaginario collettivo, e questo lo dobbiamo a quel nome stampato in copertina. A questo punto, il nostro viaggio artistico nei solchi di questo capolavoro è giunto al termine, la musica è balsamo per i timpani, medicina del cuore, e un potente sedativo per i dolori e le fatiche della quotidianità; ecco, la bibbia del rock è questa qui, o meglio, è uno dei passi della sacra bibbia del rock, un importante capitolo scritto dai fratelli Young e regalato al mondo intero per essere contemplato e divulgato negli anni a venire. E se religione significa amore, allora "Back in Black" è come il primo amore, un album che non si dimentica.

    1) Hells Bells
    2) Shoot to Thrill
    3) What do you for Money Honey
    4) Given the Dog a Bone
    5) Let Me Put My Love Into You
    6) Back in Black
    7) You Shook Me All Night Long
    8) Have A Drink On Me
    9) Shake a Leg
    10) Rock and Roll Ain't Noise Pollution
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