ABHORRENT DECIMATION

Miasmic Mutation

2015 - Cold Birth Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
01/12/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

Nella seconda metà del 2015 gli Abhorrent Decimation, reduci da un EP del 2013, debuttano con l'album "Miasmic Mutation" pubblicato dalla Cold Birth Records, etichetta che è nata proprio per pubblicare i lavori di questo gruppo; di fatto si occupa solamente della distribuzione europea (mentre per gli USA ci pensa la Comatose). Si tratta di una formazione londinese dedita al Death Metal, tecnico e moderno, i membri sono: Ashley Scott alla voce (presente anche nei Fleshrot, altro gruppo Brutal Death Metal londinese), Dave McKinney e Will Cooke alle chitarre, Ryan Dennington alla batteria ed infine David Archer al basso. Una formazione che non contiene volti noti nel panorama Metal, nemmeno underground, in ogni caso il lasso di tempo tra l'EP e l'album sarà sicuramente servito a colmare ogni lacuna che potrebbe derivare dall'inesperienza e permettere al gruppo di uscire fuori con un album che - lo possiamo anticipare - ha una produzione tipica dei lavori più blasonati del genere. Altro aspetto interessante è il concept che ha ispirato la creazione dell'album, si tratta della Divina Commedia che ha ispirato molti dei testi di Scott che ha voluto dividere l'album in tre parti in cui rappresentare la vita, la morte e la vita oltre la morte; ispirandosi anche al Capolavoro per trarne delle riflessioni del tutto personali. A colpire è anche la grafica del lavoro, il fatto non è casuale visto che è stata realizzata da Pär Olofsson, uno dei migliori artisti nel panorama mondiale, creatore di artwork memorabili per band quali Immortal, Exodus, Malevolent Creation ed Aborted. In questo lavoro possiamo osservare uno scenario alieno (caratteristico dell'artista), dannatamente inospitale e glaciale, dilaniato, in cielo un enorme mostro con un esoscheletro a forma di pesce abissale, con parti di ossa che ricordano il corpo umano, fulmini rosa circondano questa figura e fuoriescono dalla bocca irta di denti acuminati; volando in cielo questo essere si lascia dietro una densa scia di fumo. E' inevitabile rintracciare l'ispirazione di  Giger, quantomeno per la creatura mostruosa dal sapore fantascientifico, ma lo stile di Olofsson lo si apprezza principalmente per i particolari del paesaggio, le linee aguzze, la scelta di colori così saturi e di ambientazioni così aliene eppure luminose, quel gioco di bagliori. Insomma l'album si presenta già molto bene, nelle premesse, con degli intenti musicali che si aggirano attorno al Technical Death Metal, un concept del tutto personale che prende anche qualche spunto dalla Divina Commedia ed un pacchetto grafico confezionato da un fuoriclasse del settore.

Glaciate the Servants

Passiamo all'ascolto dell'album iniziando con "Glaciate the Servants(Ghiacciate i servi), che parte con una rullata furiosa cui seguono dei riffoni grossi e pesanti, il rullante si lancia in un blast mentre il riff cambia per diventare ancora più frenetico con delle plettrate alternate da Brutal e la batteria che dà una bella botta di Groove con dei forti colpi cadenzati al rullante, la voce è un possente growl controllato e prolungato che talvolta si rafforza di uno scream sovra inciso per marcare alcune parti. La derivazione di quanto ascoltato fino ad ora va ricercata a metà tra il Brutal Death Metal alla Deicide (specie per la voce) e le sonorità più moderne ed influenzate dal Deathcore, quali quelle dei Job for a Cowboy (specie per il riffing). La produzione moderna è all'altezza della situazione, numerose stoppate a ritmi veloci, il basso con uno stile Djent, c'è davvero tanta carne al fuoco che viene gestita con disinvoltura operando dei cambi di tempo e riff che scivolano lisci nonostante la complessità tecnica che li caratterizza. Altra serie di stoppate viene inaugurata da un coro di voci estreme, poi una parte decisamente Djent si svolge a livello strumentale, poi un breakdown massiccio e vengono sfoderato dei riffoni pesanti che potrebbero ispirarsi anche a lavori dei Morbid Angel in quanto a lenta maestosità delle chitarre accompagnate da un blast terrificante, e preciso, alla batteria. La produzione moderna implica il fatto che la batteria ha dei suoni un po' troppo artefatti, sembra quasi campionata in certi momenti, il lavoro alle chitarre invece è perfetto. Il pezzo continua con dei riff decisamente Brutal Death Metal, c'è cattiveria e potenza e sono sparite tutte le tracce di Deathcore; con un incedere cadenzato e pesante si alternano parti in growl prolungato e parti in cui c'è lo scream ad unirsi in coro, violenza ed impatto vengono rinnovati con l'espediente di aumentare la velocità con blast disumani per poi passare ad un ritmo cadenzato. A sorpresa delle stoppate scandiscono un momento solista di chitarra che si lancia in una sfuriata in stile Thrash velocissimo, dando così il via all'ennesima accelerazione sfrenata, bestialità gratuità con riff Thrash e Deathcore che si fondono, plettrate frenetiche, un accenno al breakdown e quindi il pezzo continua a tritare tutto, la voce è molto prestante e versatile, il growl cambia tonalità a seconda dell'intensità del ritmo, trasmette frenesia ed ansia da massacro, altre stoppate con botta e risposta tra batteria e chitarra, una parte vocale quasi sussurrata che recita, poi la chitarra si abbassa ancora di più e fa partire un assolo melodico lento e Progressive Death Metal, accompagnato da una chitarra ritmica in stile Djent, dopo dell'assolo si raggiunge l'apice della bestialità e la conclusione del pezzo. Un inizio col botto, insomma, che fa capire bene come l'obiettivo del gruppo sia l'annientamento totale ma con un tocco di classe che si può rintracciare nell'assolo ed in generale nella cura per la tecnica e la precisione. Il testo rappresenta la stessa determinazione ed aggressività, il protagonista è annegato e messo in una tomba ma non rallenta affatto la sua corsa: deve ghiacciare i servi per salvarli dai loro peccati. Il riferimento alla Divina Commedia si può rintracciare nei canti dal XXXII al XXXIV, ambientati nel Cocito, un immenso lago ghiacciato nel nono cerchio infernale nel quale vengono puniti i traditori, sferzati dalle gelide raffiche di vento provocate dalle enormi ali di Lucifero. Questi servi, nel testo, venerano con terrore nell'attesa di essere salvati da questi tormenti, il protagonista è risorto per riprendersi ciò che gli appartiene, uccidendo tutti gli abitanti e risucchiandone le anime; vuole sradicare la fede e si dichiara la prova vivente della morte di dio, il profeta dell'odio. Ormai si rende conto che le anime degli uomini sono un gregge di pecore alla ricerca di un Pastore, non sono degne e quindi le ucciderà tutte; sono schiavi, si fingono liberi, ascoltano le promesse di un dio che non le mantiene, ma tutto questo finirà quando avrà distrutto dio e la fede. Il protagonista del testo pare essere Lucifero, in questo scontro gli uomini sono impotenti, sono "servi" appunto, e si trovano coinvolti in uno scontro molto più grosso di loro, soffrendone le conseguenze. Il testo non è ricco di particolari, non si possono trovare riferimenti espliciti alla Divina Commedia e non si capisce di quale tradimento in particolare si siano resi colpevoli i "servi" del testo, forse si vuole alludere al fatto che questi abbiano tradito la loro stessa umanità, ammaliati dalla dottrina, cedendola per diventare un gregge di servi.

The Icon of Loss

"The Icon of Loss" (L'icona della sconfitta), ha un testo molto più articolato, questa volta il protagonista si presenta in modo fiero come chi non ha implorato il monarca del cielo, non si è inchinato dinanzi al re dell'inferno; il riferimento è a Gesù Cristo che nei quaranta giorni non ha ceduto al Demonio e, nella prova finale, durante la passione non ha implorato Dio per avere salva la vita. Non c'è stato alcun bagno di luce per lui, nemmeno un'eruzione di fiamme infernali a consumarne la carne, è rimasto l'idolo del sacrificio, preservato intatto per le generazioni future fino al giorno della resa dei conti (l'Apocalisse, nella quale tornerà in Terra a giudicare le anime). E' l'icona della sconfitta, sepolto in una cripta di ghiaccio in secoli di solitudine, un servo per i disegni della morte, fino a quando il suo cuore tornerà a battere ed allora falcerà il mondo che conosciamo oggi, trasformandolo in un mondo nuovo. Lui non ha giaciuto con una sirena del peccato (forse il riferimento va ad Eva) e non ha ceduto al serpente tentatore, non c'è alcuna concezione di "peccato" a sopprimere la sua pelle. Ci dice di smettere di pensare alla vita oltre la morte perché la realtà è quella che viviamo adesso, ancora una volta il testo diventa un'accesa esortazione a prendere in mano la propria vita e decidere senza basarsi su concetti di teoria e dottrina religiosa, di non farci influenzare dalla paura generata dalla fede, di non essere servi di un essere che non ci ascolta. Siamo stati posti a questo mondo per sguazzare nel fango, non per sognare mondi ultraterreni di perfezione, ci sono solo gelide ondate di mortalità. La superstizione ricopre il mondo come un manto, può sentire le grida della gente che invoca gli immortali; ma adesso sta riprendendo vita e darà una nuova forma al globo, lo rimodellerà, farà piazza pulita di tutto, estirperà completamente il genere umano per il quale ha appena emesso una sentenza di morte. E' curioso come si confondo le figure di Cristo e del Demonio: se nel precedente testo si parlava di puro odio ed il riferimento, specie per l'ambientazione della Divina Commedia, era da attribuirsi a Lucifero, questa volta siamo sicuri di poterci riferire a Cristo. Sebbene i moventi siano diversi il risultato desiderato è lo stesso: annientare il genere umano, resosi colpevole di ignoranza e servilismo. Il brano inizia con una chitarra molto effettata che, in stile Progressive Death Metal fa un ingresso molto particolare, all'inizio sembra un lontano macchinario fantascientifico, poi piano piano prende corpo e si dimostra essere un riff melodico; all'ingresso pieno della melodia una botta irruenta di sound ritmico con influenze Deathcore, la voce è un growl bestiale e prolungato, con interventi in scream, ecco altre parti tecniche ed un basso malefico che pulsa nefasto in sottofondo a corda libera, scandisce colpi netti e pesanti. La furia aumenta, un riff bestiale che unisce tecnica ad un approccio massacrante, siamo in pieno Brutal Death Metal, il ritmo si infiamma, si fa cadenzato, a rendere ancora più interessante il tutto ci sono vari interventi che spostano lo stile un attimo verso il Deathcore più tecnico, un attimo verso il Progressive Death Metal; rimanendo sul filo di questi due generi il riff continua pesante, ritmato e grosso. Il rullante colpisce come una ghigliottina, preziosismi ai piatti si alternano al blast di cassa mentre la chitarra ritmica si fa pesante ed innalza un muro sonoro che ci si abbatte in faccia, poi plettrate alternate, la voce prende velocità in questa rincorsa gutturale, una serie lunghissima di esplosioni vocali in cui il growl non cessa un attimo: le frasi si susseguono velocemente tanto che non c'è neanche il tempo per seguirle. Un'aggressione primitiva, ecco che di nuovo il basso prende il controcanto alternandosi alla chitarra, è una presenza grossa e marcia nel sound, il riff cambia di nuovo, la voce si concede qualche pausa in una parte strumentale in cui si inseriscono delle influenza di un velocissimo Thrash Metal tecnico, che rende ancora più grezzo l'impatto, quindi il finale con un'ennesima esplosione gutturale di growl. Un brano, questo, che ha un impatto enorme.

Eternal Repulsion

Si passa ad "Eternal Repulsion" (Repulsione eterna), pezzo che inizia senza fronzoli con un riff che pesta di brutto, rullante a manetta e prevalenza ritmica nelle chitarre distorte, ancora una volta il basso gioca un ruolo importante nel dare impatto ed anche un sapore vagamente Djent, vista la presenza dei suoni medi. Si continua a pestare in questo modo, poi una rullata inaugura un blast di rullante ed un lungo e gutturale growl, il blast si prolunga e le chitarre passano alla plettrata alternata per stargli dietro, in questa bestialità la batteria sembra quasi campionata tanta è la velocità e precisione nell'esecuzione, la voce continua a farsi sentire con un fare insistente e pesante. C'è velocità e lo stile si sposta sul Brutal Death Metal, ci sono delle stoppate che non fanno altro che accentuare la velocità vertiginosa, il ritornello arriva presto con la voce che scandisce, assieme ad un coro in scream, il titolo del pezzo sottolineandolo tra una stoppata e l'altra. C'è aggressività ed anche un tocco old school che per certi versi porta alla mente l'approccio grezzo e vandalico dei Malevolent Creation. Si torna al riff con le stoppate, altra strofa vocale piena di aggressività, plettrate serrate e giochi di piatti, stacco e poi si passa ad una tirata continua, un assalto di brutalità che porta al ritornello con le stoppate. Un pezzo che è un'aggressione continua, cambia il ritmo ma non si arresta la frenesia, si cerca sempre di dare la botta con un elemento diverso; poi c'è una lunga fase strumentale, altre stoppate in cui la chitarra ritmica viene lasciata da sola e si alterna con la voce, poi un assolo molto tecnico e melodico che alterna melodie virtuose e vagamente neoclassiche, con accelerazioni improvvise, viene diviso a metà da una stoppata e poi riprende con rinnovata fantasia. Si riprende con l'assalto, un rullante impazzito, altre violenza arriva dalle chitarre, stoppate continue, il ritmo si distende con un'altra tirata e poi parte la voce con la potenza gutturale, altra tirata strumentale poi una parte cadenzata in stile Brutal in cui i tempi rallentano e si mira alla pesantezza con pochi colpi mirati, è una breve pausa perché il blast di cassa arriva poco dopo e si prolunga fino a portare il pezzo alla conclusione. Abbiamo notato che negli altri pezzi c'era alternanza, in questo ce n'è di meno perché si preferisce mantenere l'assalto, la durata del pezzo è generosa ma non altrettanto la varietà - è sicuramente intenzionale per rendere il pezzo più monolitico e comunque durante la ripetizione degli stessi riff il gruppo trova soluzioni per offrire comunque qualche variazione - è un pezzo più diretto ed in questo caso non c'è spazio per nemmeno uno spunto Progressive, nel riffing non c'è nessuna melodia, ma solo ritmo e velocità. Il protagonista del testo sembra essere lo stesso del precedente, una bestia marcia nell'al di là, mentre tutte le promesse di una vita dopo la morte sono state solamente un inganno di dio. Un cenno della fine, un genocidio atteso da molto tempo, adesso arriva il suo momento, la repulsione eterna. Nel ghiaccio li vede mentre vengono uccisi, il loro dolore viene ghiacciato, vengono congelati per i loro peccati e non vedranno mai più la luce del sole; giaceranno come delle radici nel ghiaccio, allontanati da un mondo che hanno ripetutamente deluso. Adesso giacciono con lui, per colpa della fede cui hanno creduto che li ha portati a commettere quegli errori, lui li torturerà e farà in modo che i giovani guardino gli altri morire. Sono dei traditori insolenti, con delle menti deviate, corpi privi di vita, congelati, ma le menti sono ancora attive e possono soffrire in stato criogenico, verranno mutilati in questa condizione, racchiusi in mura di ghiaccio. Poi si parla del fatto che il titano può finalmente rivedere la luce perché l'era degli dèi è terminata; come sappiamo i titani, nella mitologia greca, erano quella razza più antica che è stata poi spodestata dagli dèi successivi che hanno portato ordine (un mito simile è presente anche nella mitologia nordica, si tratta dei Jötunn, i giganti spesso collegati al ghiaccio). Possiamo immaginare che il titano mostruoso descritto in questo testo sia proprio l'essere rappresentato in copertina, si può vedere anche un corpo congelato in basso a sinistra che calza a pennello con quanto descritto fino ad ora. Un testo interessante, un altro salto logico che non segue la Divina Commedia che, nonostante il cantante dica di aver usato ad ispirazione, appare davvero pochissimo.

Souls of Sedation

Arriviamo a "Souls of Sedation" (Le anime della sedazione), si sente subito aria di cambiamento, qualche colpo di grancassa ed un'atmosfera orchestrale con degli archi che hanno una dinamica crescente e si avvicinano sempre di più, sopraggiunge un coro angelico e si uniscono dei fiati in una fanfara maestosa, da colonna sonora, il pezzo va avanti così e poi si arricchisce di una marcia con rullante e delle variazioni al coro che, adesso, si capisce come sia sintetico; poi una virtuosa parte al piano dal sapore neoclassico, si riprende col coro e l'atmosfera epica che viene spezzata da un riffone animale e pesante scandito da un basso grosso e ferroso, i colpi della cassa sono monolitici e lenti, poi si aggiunge una seconda chitarra melodica ed anche la parte di batteria diventa più complessa. Stacchi di batteria, colpi ai piatti ed il riff si protrae per arrestarsi e trasformarsi in una feroce plettrata alternata accompagnata da un blast devastante; mentre la batteria asfalta tutto con un tappeto ritmico fa il suo ingresso la voce con degli scream che si trasformano in in growl alto e ritmato, c'è un ritmo a metà tra Deicide e Deathcore con velocità tirata. Il basso fa la sua bella figura aggressivo e tosto com'è, altre variazioni di voce portano a dei passaggi da Technical Brutal con una produzione moderna, una moltitudine di cambi di tempo e ti tecnica vocale, blast che si arresta e riprende a manetta come se niente fosse, le chitarre si mescolano in un muro sonoro dall'impatto spietato. Un pezzo che vince per la notevole fatica nella produzione e l'irruenza che mostra. Il riff continua ritmato con cadenze trascinanti, il breakdown è sempre dietro l'angolo, ma viene invece sostituito da melodie distorte (per chi li conoscesse le scelte musicali si avvicinano molto a quelle degli Eternal Gray). Si passa ad una variazione più lenta e ritmata che poi porta con sé uno strano assolo ammiccante, fatto di note curiose e malsane, interrotto da una strofa in variazione e poi riprende e si conclude inaugurando una serie di stoppate, ancora una volta si ripropone in veste di un assolo con stile Thrash accompagnato da un tupa tupa dello stesso stile, in questa fase si mostra il lato più grezzo del gruppo che poi arriva a delle plettrate furiose con ritmo cadenzato di batteria, passa di nuovo al ritornello pesante con annessa melodia che viene rallentata in occasione del finale e quindi stirata per poi proseguire, a sorpresa - dopo aver finto la conclusione - a riproporre di nuovo la strofa in tutta la sua violenza variandola in modo da inserire delle stoppate a sorpresa in mezzo a dei blast disumani. Un pezzo molto lungo, quasi sette minuti, non stanca affatto anche se alcune cose vengono ripetute troppo, ma perlomeno subiscono delle variazioni e quindi vengono riproposte in un modo da renderle gradevoli e sorprendenti. Questo testo inaugura la fase del Purgatorio, ciò che sembra caratterizzare questa fase nella mente del gruppo è lo stadio di sospensione, che comporta una visione distratta e distorta dei propri piani; una vita ripugnante che rimpiazza l'ambizione col servilismo. Ancora una volta torna il tema principale dell'album: ossia il fatto che gli uomini non mostrano forza e sono servi della religione. Quindi stiamo vivendo in mezzo a cose futili, seguendo i messaggi stampati nella mente di inutili mentitori; bisogna negare questi comandi e passare all'abbattimento, sono le anime della sedazione ad instupidirci, la maledizione del creato. In questo purgatorio la mente dei penitenti è distorta dalle menzogne, percepiscono la realtà in un modo diverso e non sono in grado di decidere per sé, la realtà viene avvolta con le fantasie. Ma anche i ciechi prima o poi saranno costretti a vedere la tetra carne che forma la realtà, a quel punto ci sarà un odio senza voce che vorrà scatenarsi; per adesso c'è odio per la vita vissuta con inutile avarizia, morire per lasciare solo debiti mentre le parole dei deceduti si formano dal disprezzo della serenità disgraziata, la distruzione di tutta la routine è presente nel nucleo di ogni espressione. Poi il titano strappa alle menti della gente ogni scopo e si ciba delle loro carcasse. Ecco chi sono le anime della sedazione, la razza della deiezione, venuti per privarci della nostra mente e portarci la rovina attraverso la monotonia. Un testo molto interessante e profondo, in questo caso il Purgatorio è paragonato a quella inutile ed insensata monotonia di quelle vite vuote in cui le persone si comportano seguendo uno schema che deriva dalla prassi comune, comportandosi come automi, vivendo una realtà distorta costruita da luoghi comuni e fantasie.

...for the Desperately Lost

"...for the Desperately Lost" (? per i persi senza speranza) porta avanti gli stessi concetti da un punto di vista differente, si parla di un audace desiderio di decadimento che scorre dalla sua orda formata dalla vasta desolazione. Poi si rivolge all'ascoltatore dicendo che se la sua anima è monca e scoraggiata potrà stare nel suo dominio oltre questo mondo, poi il protagonista si rivolge al suo futuro io e, consapevole di aver peccato, chiede perdono prima di suicidarsi con la lama ed accedere così all'altro mondo. Non ha potuto avere una vita in cui autodeterminarsi, ha portato con sé questo guscio in processione ma adesso vuole tornare ad essere pura ardesia - appunto come una lavagna nella quale non sia stato scritto ancora nulla - separare la mente dai resti, oltrepassare le barriere mortali è l'unica soluzione per coloro che sono persi senza speranza. Urla assordanti si sentono da laggiù, i canti dei morti al suo comando, quanto era ripugnante il mondo di prima, l'atroce cambio da questa realtà alla cripta di ghiaccio e decesso, la tomba ghiacciata eleva il suo stato prendendo una forma cristallina, rinnovando il male che è in lui e racchiudendo in sé un inferno solitario con la sofferenza che echeggia al suo interno. In questo testo, più poetico, viene descritta la condizione di un essere disperato che abbandona la vita, ormai priva di significato, per accedere ad una nuova esistenza che si rivelerà essere una tomba di ghiaccio che - invece di portare pace e serenità - porterà a nuove sofferenze private. Significativo il fatto che le spoglie mortale, piuttosto che deperire, vengono ibernate e così diventano la gabbia dell'anima nella quale riecheggerà tutta la sofferenza. Il pezzo parte come una mazzata con la voce solitaria, in stile Deathcore, che irrompe nella scena subito accompagnata da una chitarra distorta, e blast che diventa sempre più pesante, la voce prende presto una piega da Technical Brutal, la chitarra si sdoppia e quindi propone anche melodie complesse, poi plettrate alternate accompagnate da un blast marcato sul rullante mentre la cassa ormai è un frullatore. Il basso si riconferma vitale, resta nel sottofondo a fare da torvo pulsare di morte, ancora un altro assalto di blast con voce che si trasforma in un coro assieme allo scream, riff cadenzati che si rinforzano di un basso malefico. Altra variazione in cui la batteria resta lenta ed approfondisce il colore coi piatti e poi si arriva ad un assolo intellettuale in stile Progressive Death che ci mostra la versatilità del gruppo visto che si trasforma presto in un assolo da Technical Brutal, scandito da un basso massiccio. Altra scarica di brutalità, un doppio pedale millimetrico, raffiche di colpi ed aggressione assicurata, la voce è frenetica ed insegue i tempi tirati degli strumenti, altra serie di scariche in plettrata alternata (in questa fase si sente lo stile Deicide) poi si passa ad uno stile floridiano con le cadenze bassisti che, il blast di cassa è un riferimento costante e massiccio. Dopo delle variazioni uno stacco finale la cui nota conclusiva viene prolungata per molto tempo, così finisce un bel pezzo che sorprende più che per le singole parti per i passaggi, per le trovate compositive che hanno associato un riff all'altro, senza parlare dell'assolo molto riuscito. Un pezzo più breve del precedente ma dice tutto quello che c'era da dire alla perfezione; altro bel tassello per questo album insomma.

Miasmic Mutation

Proseguiamo con "Miasmic Mutation" (Mutazione malsana), titletrack dell'album che chiude la triade da associare al concetto del Purgatorio. Il testo inizia dicendo che attraverso i piani dell'infinità si può scorgere, dal ghiaccio, la divinità di questo personaggio, più grande della vita e più oscura della morte. Nel suo risveglio lascia un cosmo rendendolo incompleto, mancante della sua esistenza; siamo controllati fino alla nostra fine e solo adesso lui ci permette di vederlo, solo adesso ci libera. C'è una nube di morte e paura in questa mutazione malsana che dà inizio alla selezione (molto probabilmente qui il riferimento va a quella selezione che ricade nel mito dell'Apocalisse, o meglio della Rapture, nella quale verranno scelti coloro che sono degni e torturati gli altri), questo essere è rimasto fino alla fine ed il nostro dio non era là, sopra il ghiaccio della fatalità si svolge il rapture della mortalità (il termine in questione può tradursi con "rapimento" e riferirsi al fatto che nella seconda venuta il Messia sceglierà coloro che sono degni di andare con lui e lascerà gli altri alla tortura; ma anche come "estasi", vedi ad esempio la frase "era molto rapito quella sensazione"; in questo caso sembra che si voglia giocare sull'ambiguità e quindi ricordare la profezia biblica ma anche accennare all'estasi dell'omicidio), e testimonieremo il genocidio che lui compirà. A questo punto c'è una frase in latino che - come da tradizione anglosassone - è errata: "In viribusaniame, mortuorum ego (mortuus)", che forse vorrebbe essere "In viribus animis mortuorum, mortuus (ego)" (Nelle anime degli uomini morti, [io] sono morto), questo essere dunque prende la terra e viene respinto solo dal silenzio mentre la vita è persa, cresce come un'infezione e conduce l'agnello al serpente altro ovvio riferimento agli episodi dell'Apocalisse, nell'episodio in questione viene descritta "una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto", secondo l'esegesi cattolica si tratta della Madonna, mentre tutti condividono la concezione che questo figlio fosse destinato a diventare il Messia e che pertanto sarebbe stato tratto in salvo da Dio visto che era in agguato un enorme drago rosso, il Serpente Antico, che intendeva divorare quel bambino indifeso. In questo testo possiamo notare come il protagonista, sostituendosi alla donna, porta il bambino nelle fauci del serpente; probabilmente sta a significare che vuole distruggere ogni speranza di risurrezione per la vita. Questo essere si presenta come l'alfa, un riferimento a Dio che però si presentò dicendo di essere l'alfa e l'omega (l'inizio e la fine), fa aprire le tombe della propria dinastia e sembra che appunto voglia decretare un nuovo regno, un nuovo inizio in cui sarà re incontrastato, il dittatore di un mare ghiacciato. Un testo che mette molta carne al fuoco, per certi versi affascina per altri versi confonde perché i vari riferimenti biblici o mitologici non sono ben circostanziati. Questo pezzo inizia con dei tempi cadenzati, non troppo veloci, un mattone che pesta pesante e costante, il riff raddoppia e poi segue una parte che sembra essere uscita da un album dei Deicide, sia per il timbro e le alternanze vocali, anche per le parti di chitarra, il riff va avanti con tutta una serie di stoppate e ripartenze possenti, ogni ripartenza è una botta piena di sound. Batteria con blast continuo che alterna da un pezzo all'altro, si ripete la stessa struttura e la chitarra svolge un bel compito duettando con la voce per poi uscire con un riff che potrebbe tranquillamente essere Black Metal, melodico ed a veloce plettrata alternata, su questa i piatti impazziscono mentre il growl si va prolungato e massiccio. Questo brano si compone di parti che sono più semplici ma attecchiscono meglio nella mente, coinvolgono di più, anche se bisogna ammettere che sono più derivative. Variazione della strofa con qualche piccola influenza hardcore, parti prolungate a tonalità più alta, poi un assolo di chitarra con qualcosa di alieno che si pone come intermezzo cui segue un'altra variazione di strofa pesante, ecco che segue un altro assolo che si presenta con un fischio e poi si evolve con un marcato delay prendendo sempre più velocità fino a portarsi ad uno stile marcatamente Progressive Death, molto melodico fino ad approdare in uno stile vicino agli Amott, molto veloce e pulito, ecco che torna il riff pesante ed il basso si impone con tutta la sua robustezza, torna il riff iniziale in stile Deicide, la matteria è un tritatutto, altre stoppate e quindi di nuovo la parte da Melodic Black Metal, una bella parte che fa piacere ascoltare ancora, impreziosita da molti passaggi veloci alla batteria, su questa parte si inserisce un nuovo assolo melodico di chitarra che diventa protagonista durante un lungo rallentamento che sfocia nel finale.

Echoes of the Vortex

Arriviamo quindi a "Echoes of the Vortex" (Echi del vortice), con un ingresso in stile Black Metal troviamo immediatamente delle chitarre a plettrata alternata molto ampia e veloce, il basso pulsa molto scandito, colpi secchi di cassa, la voce si inserisce in growl dando quel tocco Death che poi prende l'intera scena col riff seguente che diventa definitivamente Brutal con un blast ed un pestaggio di batteria accompagnato da chitarre violente. Si ripete quindi la parte di chitarra iniziale che viene lasciata strumentale per un pezzo e dopo accompagnata ancora dal growl, stoppate e la tensione si accumula per esplodere in una sfuriata brutale con cori di scream a rinforzare l'incisività del growl. Ancora una volta la parte Black che prende dei contorni più Brutal visto il tempo di basso e batteria, c'è molta tensione che poi sfocia in delle plettrate serrate e stoppate indice di una produzione moderna (quasi industrial in certi punti), precisa e tecnica, poi ecco che si fanno sentire le influenze Technical Death Brutal nel gioco di chitarre e basso che prendono un tono Djent, poi dopo un'altra strofa salta fuori un assolo melodico velocissimo ed accompagnato da altre plettrate serrate e Progressive, l'assolo cambia volto e passa in secondo piano per poi riemergere in tutta la melodia e velocità. Coro vocale, violenza, un breakdown massiccio e la violenza può riprendere con la strofa Brutal che poi diventa una parte strumentale con una chitarra cantilenante e melodica, altre stoppate, botta di cassa e sfumatura di piatti con tempi Industrial Death/Black Metal, violenza ed impatto, un finto finale con stoppata e dopo la conclusione vera e propria. Questo pezzo non si distingue per originalità, ma ha comunque un impatto notevole, specie nei passaggi stoppati in cui la precisione diventa la chiave del riff. Il testo inizia con questo personaggio che cattura l'ultimo respiro della propria vittima con estasi sadica, supera la divinità negli echi del vortice. Quanto al vortice questo potrebbe essere quello cui fa riferimento Dante nel canto XXVI allorquando a sua volta cita l'Odissea di Virgilio "Volvitur in caput: ast illam ter fluctus ibidem torquet ageas circum, et rapidus vorat aequore vortex" (per tre volte il flutto fece girare in tondo la nave, e il rapinoso vortice la fece sprofondare in mare), Ulisse è per Dante l'esempio negativo di chi usa l'ingegno e l'abilità retorica per scopi illeciti, dal momento che superare le colonne d'Ercole equivale a oltrepassare il limite della conoscenza umana fissato dai decreti divini, quindi il viaggio è folle in quanto non voluto da Dio e per questo punito con il naufragio che travolge la nave nei pressi della montagna del Purgatorio. Ecco che questo vortice, nel presente testo assume dei significati ben diversi: non è un modo per punire coloro che hanno osato sfidare la divinità, ma è un modo per epurare coloro che, per codardia, non hanno osato farlo! Questo vortice, come fosse una tempesta delle tradizioni nordiche, assume i contorni di un'ordalia che monda le anime, attraverso la sofferenza, di tutte quelle bugie che si portano dietro e le porta sempre più in giù al cospetto del trono di ossa. La divinità e la luce si allontanano sempre di più e queste anime vengono condotte, dal vortice, in un regno in cui si svolge una nuova alba. Con questo testo si può dire di essere passati alla triade successiva ed effettivamente nel testo si avverte un sentore di "riscatto" ed "elevazione"; seppure le sofferenze rimangono presenti.

Terminal Reality

Arriviamo a "Terminal Reality" (Realtà finale), ha un inizio con qualcosa di sintetico, dei suoni che in qualche modo avvalorano l'ipotesi di un Industrial Death/Black Metal come detto nel pezzo precedente che, nonostante ciò, non aveva niente di elettronica, un fade-in porta delle chitarre con melodie ed aggressività in un Progressive Death Metal che poi assume delle caratteristiche più violente con un impatto che potrebbe essere a metà tra Deathcore e Technical Death (un po' come i primi pezzi), ritmiche cadenzate ed incisività anche grazie agli scream che rinforzano il growl. Le chitarre hanno un ritmo ripetitivo che viene impreziosito da passaggi melodici, poi una serie di stoppate e la batteria si dà da fare con blast di cassa e passaggi sui tom, il basso è massiccio e monolitico scandendo gli accenti fondamentali a metà tra batteria e chitarre. La voce è un assalto continuo che alterna parti prolungate a stoppate veloci. Una serie di stoppate con plettrate serrate all'insegna del Technical Death, in mezzo a queste stoppate si inseriscono virtuosi soli di chitarra veloci e melodici, poi si passa ad una struttura degna del miglior Djent con tempi composti e d'impatto, si torna al blast e quindi salta fuori un Brutal alla Deicide, botta e risposta tra chitarra e batteria, la voce è un assalto interminabile, rimane costante nella violenza ed a volte si accompagna con lo scream. Un pezzo particolare questo che mostra evoluzioni inaspettate, breve durata ma il pezzo non ha fumo ed è tutto arrosto: pieno di parti virtuose di chitarra e godibile fino all'ultimo. Un pezzo del genere sembra voler riportare lo stile dei primi pezzi ma, allo stesso tempo, il fatto di passare agilmente da influenze Brutal a Deathcore gli dà un valore aggiunto, non c'è traccia qui del Brutal più simile al Black Metal che abbiamo trovato in altri pezzi, le melodie sono pulite e vengono spese solo in occasione degli assoli, perché nel resto il pezzo è a prevalenza ritmica. Il personaggio del testo vede le anime bruciare, esorta a rinunciare alle scritture, gli idoli falsi e marci, per aprire la mente ad una nuova era di illuminazione. Ecco, se nel precedente pezzo abbiamo assistito ad una sorta di rito di passaggio in questo pezzo si può dire che il passaggio è avvenuto e si inizia a raccontare com'è questa nuova realtà in cui le anime, mondate, sono pervenute: qui la lingua di Cristo è stata tagliata, rappresentante di una società sacra disgustosa, gli dèi sono macilenti mentre gli viene risucchiata la vita, vengono macellati, immolati; mentre coloro che ne erano i servi - quindi il popolo - viene scatenato, liberato, riceve l'illuminazione e cancella la fede ed estirpa la speranza. Oltre questa terra non c'è alcuna salvezza di massa, dio ha perso e marcisce. In questo testo la liberazione è il tema principale e questa si consegue spezzando le catene della fede.

Odious

"Odious" (Odioso) è il brano finale, il testo rappresenta quindi l'epilogo di quanto detto fino ad ora. Questo personaggio porta un messaggio dal mondo futuro, il respiro che espelle è disperazione, sono trascorsi secoli dal giorno d'oggi ed il sapore della morte è in ogni bocca. La miseria è il destino di ognuno e l'odio è il frutto che ci porta a quel destino, verso il portale in cui la sua anima è morta? ha pagato in sangue ed ossa ma il suo debito permane e quindi rimane intrappolato, congelato, in questo dominio glaciale. C'è un vuoto, più oscuro del buco dal quale è originato, adesso sta come un sacrificio inchiodato a questa tomba: è nato odioso per essere intrappolato in modo che non veda più il sole, per non assaggiare più la carne, un sonno senza respiro fino all'alba, imprigionato nel dolore. Questo essere è intrappolato per sempre, così rimarrà all'infinito in una prigione di ghiaccio per scontare una sofferenza eterna. Il testo è breve ma carico di significato: questa specie di anti-messia infine ne condivide la sorte di sacrificio, crea una situazione per la quale deve sacrificarsi al fine di dare l'illuminazione alle genti, per salvare le anime. Molto probabilmente non vuole essere un testo blasfemo ma semplicemente cerca di proporre un modello diverso di salvatore che, invece di incatenare le manti attraverso dogmi e dottrine, le libera facendo ritrovare loro l'orgoglio e l'audacia (come quella di Ulisse). Il brano inizia con un'atmosfera da Black Metal melodico, il basso è un pulsare nefasto e la sonorità proposta dal riff si allontana da tutto ciò che abbiamo sentito nell'album; poi parte uno stacco con blast che porta lo stile ad un Black/Death tiratissimo e violento che quindi ci fa ascoltare un gruppo più simile a quanto fino ad ora ascoltato. C'è una violenza bruta e primordiale, ancora una volta lo stile si avvicina ai Deicide ma c'è la voglia di inserire la melodia, quindi lo si fa attraverso influenze Black che adesso non prendono il sopravvento, c'è un qualcosa che ricorda anche gli Hypocrisy infatti, anche e specialmente per la produzione impeccabile ed i suoni curatissimi. Si va avanti tra growl bestiali e serie di blast tritatutto, il pezzo è liberatorio anche perché scatena tutta la sonorità degli strumenti e poi, di colpo, se ne esce in parti più aperte in cui le melodie di chitarre si mescolano a passaggi elettronici. Il pezzo si basa sull'alternanza di parti velocissime in uno stile grezzo ma iperprodotto e parti rallentate in cui si esprimono delle melodie lente e paradisiache. Poi parte un assolo che suona in mezzo a delle parti vocali aggressive che alternano scream a growl, è un assolo da Death melodico; poi a sorpresa una parte che ci aspetteremmo dai Dimmu Borgir con delle orchestre altisonanti ed un growl effettato che, assieme ad un coro angelico, vuole rappresentare la liberazione finale in un'atmosfera epica e sognante. C'è molta epicità, il pezzo continua così con le note del pianoforte e questo growl che si lamenta, infine i tocchi conclusivi ai tasti più acuti del pianoforte danno al pezzo, ed all'album, il colpo di grazia.

Conclusioni

Abbiamo ascoltato un album di pregevole fattura, non ci si aspetterebbe mai qualcosa di così maturo da un esordio ma questi inglesi ci hanno sorpreso con la cura maniacale dei dettagli, la grande varietà della proposta musicale e specialmente con la professionalità con la quale è stato confezionato il tutto. Ci troviamo un concept album che, anche ispirandosi alla Divina Commedia in una versione molto personalizzata dal cantante, affronta degli argomenti che toccano la vita di ognuno di noi andando a smuovere, specialmente, quello che è il senso di ribellione e dell'orgoglio, tutto umano. Partiamo dalla musica per ricapitolare che abbiamo sentito un album che trae ispirazione da un vasto elenco di sottogeneri: principalmente si tratta di un Brutal Death Metal che subisce però innesti fortemente Progressive, a volte Deathcore, a volte Technical Death Metal; in alcuni passaggi è molto moderno in altri invece si sporca per ricordare i capisaldi del genere quali sono i Malevolent Creation e specialmente i Deicide. In una sezione dell'album compaiono addirittura delle influenze Black, che vengono usate più che altro per veicolare le melodie, ed influenze vagamente Industrial, per poi concedersi qualche sinfonia nel pezzo finale. La tecnica e la produzione curata sono i tratti distintivi del sound degli Abhorrent Decimation, questo è certo. Quanto al concept bisogna dire che si tratta di una visione molto matura: non si ripercorrono delle storie scritte da altri, ma si usano per trarne delle riflessioni personali che vengono espresse con un carattere anche piuttosto epico; si trae la mitologia classica attraverso la Divina Commedia e la si usa per ridisegnare una nuova mitologia, tutta diversa, che si ispira un pochino anche alla tradizione nordica e segue le vicende di quello che si rivelerà una sorta di anti-messia venuto a salvare il mondo dalla religione e dalle catene della fede. Merita un'ulteriore menzione la grafica che rappresenta al meglio il concetto dell'album ma si pone come controparte grafica che manifesta la stessa cura dei dettagli che possiamo ritrovare nei suoni. Questo album ha davvero molto: esecuzione impeccabile, produzione eccelsa, brani che spaccano ed anche variegati; gli unici difettucci che si possono trovare stanno nella durata complessiva non molto generosa e, specialmente, nella mancanza di innovazione, anche se non è detto che volessero innovare qualcosa: ci sono molti riferimenti al Metal tradizionale impiantati in una formula decisamente attuale e forse è proprio questo il punto di forza dell'album. In definitiva possiamo affermare che gli Abhorrent Decimation hanno fatto un esordio col botto, che presenta un gruppo che ha la voglia di lasciare la propria traccia nel Metal estremo puntando sulla tecnica e precisione sonora.

1) Glaciate the Servants
2) The Icon of Loss
3) Eternal Repulsion
4) Souls of Sedation
5) ...for the Desperately Lost
6) Miasmic Mutation
7) Echoes of the Vortex
8) Terminal Reality
9) Odious