A.S.A.P.

Silver and Gold

1989 - EMI Music

A CURA DI
YADER E LUCIA
15/09/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Se dico Adrian Smith subito tutti pensano in automatico MAIDEN (giustamente!), ma noi oggi non vogliamo far rivivere le vicende maideniane di Adrian, bensì cercheremo di rispolverare una sua parentesi solistica creata nel 1989, dove il nostro guitarman provava ad inventarsi un disco variopinto di sonorità pop-rock e diversificato rispetto al suo gruppo di appartenenza. Il full length in questione è "Silver and Gold", uscito nell'ormai lontano 1989, ed il nome della band formata da Adrian ed altri compagni di ventura risponde al nome di "A.S.A.P." ovvero "Adrian Smith And Project". L'album prendeva forma subito dopo l'uscita di "Seventh Son of a Seventh Son", ma qui non troverete mai sonorità simili a questo lavoro, al contrario troverete un Adrian Smith più dolce, melodico e a volte sfrontato nella sua veste di frontman, cosa un po' inusuale per lui, dove questo grande uomo della musica inglese, senza timori di critiche giornalistiche e malelingue, si avventurava in un viaggio tutto suo, dimostrando che la sua creatività musicale poteva varcare confini più ampi e quasi avulsi al suo genere primario, l'heavy metal. Il lavoro che stiamo per recensire è pregno di melodie retrò, ottantiane, che sicuramente i fan più giovani dei Maiden vivono in maniera diversa da chi le ha viste e vissute sulla propria pelle, come il sottoscritto. L'album in questione avrebbe potuto con le sue track tranquillamente far parte dei classici movie anni ottanta, del tipo "Top Gun", "Beverly Hills Cop", ecc., dove avrebbero potuto essere delle perfette alchimie sonore capaci di descrivere immagini suggestive, bizzarre e qualche volta un po' folli! I 46 minuti e 43 dell'album partono con la spumeggiante e repentina "The Lion", che introduce a pieno regime la bella e melodica voce di Adrian, che subito mette in chiaro la sua veste poliedrica di musicista, dimostrando la capacità artistica anche su questo versante inusuale per lui, quello del vocalist. "The Lion" è sorretta da piacevoli solage centrali che dipingono piccole melodie chitarristiche, mettendo sempre in luce la sua grande capacità tecnica. Nel brano si trovano piacevoli parti di keyboard e piano che ben si amalgamano con il riff centrale. La trama musicale calza a pennello il testo che Adrian ha abilmente tessuto, facendoci sentire la velocità di questa auto che sfreccia nella notte, correndo per chilometri verso una donna che non toccherà mai, quasi a simboleggiatre la continua corsa dell'uomo verso l'irraggiungibile. Silver and Gold", facendo entrare questa canzone come un messaggio subliminale nella nostra mente. Brano consigliatissimo per lunghe notti al volante, verso mete lontane... Al minuto 2:40 sentirete un vigoroso Adrian Smith alla chitarra, che ci ricorda la sua matrice heavy, regalando un colore più marcato al pezzo. Il brano ci parla di un uomo solo con i suoi problemi e le sue cicatrici, in cerca di fortuna come tutti d'altronde nella giungla della vita, ricordandoci che non ce la possiamo mai fare da soli a risolvere tutto in questa vita. Nel prossimo brano, "Down the Wire", Adrian ci siringa con energia positiva, sottolineando che prima o poi arriverà anche il nostro momento di rivincita, portando la buona sorte dalla nostra e incitandoci a non mollare mai perchè la vita è una continua scalata e solo non arrendendoci arriveremo alla cima della nostra vetta. Il brano parte con la chitarra in arpeggio che costruisce le giuste dinamiche al simpatico Adrian, che questa volta ci diverte con toni più smorzati, dove batteria ed arpeggi si incontrano più volte nella trama, sempre portando un giusto apporto. Il riflessivo Adrian riuscirà a fare breccia nei vostri cuori metallici, disegnando piacevoli riff sparsi qua e la per non far scendere la tensione anche se percorriamo un sentiero più calmo. Come dice il titolo del prossimo brano, "You Could Be A King" (tu potresti essere un re), Adrian ce lo dimostra palesemente di essere un re, dove nel suo regno creativo riesce a fare passare quasi inosservata la chitarra mettendo invece in risalto ritornelli divertenti, diretti e sinceri, che qualche volta servono al cuore... chi ha detto che la musica deve essere sempre violenta e dura?! Nella vita come esiste il sesso selvaggio esiste l'amore dolce, come esiste il pugno esiste la carezza, come esiste l'odio esiste l'abbraccio, ecco, come esistono gli Slayer esiste Adrian! Con questo suo viaggio intimistico, Adrian ci indica che per essere "un re" nella propria vita bisogna trovare prima di tutto sè stessi, quindi anche la strada della dolcezza va percorsa per capire chi siamo. Solo in questo caso possiamo tirare le somme e decidere se amiamo il pugno o la carezza...grande Adrian!! Nel nostro lungo viaggio arriviamo alla bella "After the Storm", che prende vita da piccoli colpi di keyboard che aprono magistralmente la porta al dolce giro armonico di chitarra che danza sotto la voce di Adrian per quasi tutto il brano. Ma ecco che nel susseguirsi del pezzo troveremo Adrian a duettare con cori freschi ed arieggianti fino all'esplosione dell'assolo vigoroso al 2:44, e qui si sente la pennellata maideniana che colora! Piccole magie come queste sono i tesori nascosti dentro questo meraviglioso album, che vanno scoperti ascolto dopo ascolto. Questo album merita una possibilità, se gliela concederete, e resterà sicuramente nei vostri lettori per parecchio tempo. Fatevi conquistare dalla bella "<span style="color:" #ffffff"="">After the Storm". Qui Adrian parla della guerra e degli effetti che ha sulla popolazione. Ormai il mezzo televisivo ci porta la guerra in casa, anche se non la desideriamo. Nel suo messaggio esiste una chiara riflessione, che viviamo in un mondo dove ci viene detto cosa dobbiamo vedere e sentire, ma soprattutto in cosa dobbiamo credere, perchè la televisione riesce a distorcere e avvelenare qualsiasi verità, manipolando gran parte dell'umanità. Ecco ora che ci viene mostrata la faccia più rockeggiante dell'album, con il brano "Misunderstood", dove sentiamo le chitarre leggermente più marcate che galoppano all'unisono con la voce di Adrian, il quale tinge di un colore forte ma dolce tutto questo brano, per rendere credibile anche il testo che ci mostra le sue continue riflessioni sulla vita, dove quasi per magia fa apparire un uomo che sembra tornare dall'inferno, ricco di consigli da suggerirci per cercare di ammonirci a non finire noi in quel brutto posto. Molto bello nel testo troviamo l'esempio che ci canta, dicendo che da due torti non si può mai ottenere una cosa giusta. Questo piccolo esempio ci fa riflettere che la vita è molto dura e complessa, ed il buon Adrian ci regala questo bel consiglio sotto forma di musica per ricordarci che un uomo, un vero uomo non dovrebbe mai agire d'istinto, ma valutare e decidere quali siano le scelte da affrontare nella vita, a costo di rimetterci qualche volta! Perchè cari fratelli miei, nella vita non si può sempre vincere! Il brano in questione è ulteriormente arricchito da un magnifico assolo al 2:35, dove la chitarra del nostro Adrian tocca le nostre corde più profonde. Per rimanere in tema con la track di prima, dove Adrian ci dice di riflettere sempre sulla vita e sul destino, in "Kid Gone Astray" il nostro guitar hero ci mostra uno stralcio di gioventù dove è facile percorrere vie sbagliate, come quella degli spacci e dei furti che inequivocabilmente portano lontano dalla retta via, facendoci camminare non sul marciapiede, ma sui binari di un treno, dove tutto ci sembra facile e dritto, ma bisogna fermarsi a riflettere che se non ci togliamo da quel binario, prima o poi ci scontreremo col treno. La track è stata improntata su un sound leggero ed allegro, di facile presa dove le chitarre sono molto pacate e leggere, mentre la batteria rimane un po' monocromatica. Nonostante ciò, ci pensa il nostro frontman a non farci annoiare, aprendo piacevoli parentesi con il ritornello che aiuta questa track ad essere subito assimilata, e anche la parte solistica rimane una piacevole carezza. La track che segue, "Fallen Heroes", si presenta con il suo intro di keyboards in maniera maledettamente anni 80. Sembra un prezioso gioiello tirato fuori dal passato che non invecchia mai. Il ritornello è molto semplice e lineare, imprimendosi nella nostra mente con estrema facilità. L'atmosfera invece si fa più seria con l'ottimo lavoro di chitarra, che parte dal 2:10. Qui sentirete rivivere la strada Maiden, alla quale Adrian ci ha abituato con i suoi solage. Il nostro re della sei corde ci mostra nelle tematiche del brano quanto sia facile oggi trovarci sulla cima della montragna a declamare la nostra vittoria, ma quando tutto ci sembra ormai realizzato ci vediamo cadere in una repentina discesa che si chiama "dimenticatoio", nel quale nessuno vedrà mai la nostra scalata che fu, e proprio come gli eroi caduti del titolo anche noi un giorno potremmo soccombere allo sguardo indifferente dei nostri simili. Il brano che segue, "Wishing Your Life Away" potrebbe benissimo essere la colonna sonora di uno dei tanti film del filone Eddie Murphy, come "48 ore", dove vediamo la coppia cinematografica Eddie Murphy e Nick Nolte cimentarsi in fughe rocambolesche ed inseguimenti mozzafiato. Il brano si sposerebbe alla perfezione con la trama del film ambientato sulle strade di San Francisco, dove i nostri due eroi scorrazzano avanti e indietro per la città, il tutto condito con una simpatica ironia. La track illustra le forti tinte di un viaggio dietro le sbarre, e il nostro frontman ci illumina su quanto sia buia e triste la vita in carcere, dove vivere giorno dopo giorno rinchiuso entro pochi metri non ti lascia altro che l'immaginazione, ma in quell'immaginazione tutto ci riporta a come ci siamo finiti in quella galera, bevendo e pestando troppo l'acceleratore. A questo punto intravediamo il traguardo con il brano più lungo dell'album, siamo a oltre sei minuti, "Blood On The Ocean", un meraviglioso connubio di luce ed ombra, che ci accarezzano in continuazione. Ogni accordo di keyboard è un colore che ci illumina. Qui ci troviamo di fronte ad una semi-ballad, e anche la chitarra di Adrian sembra danzare! A tratti il brano ricorda le tipiche atmosfere di Sting, ma solo per brevi istanti. Vi troverete coinvolti ed inebriati dai piccoli passaggi virtuosi tra piano e chitarra, che sembrano rincorrersi e giocare insieme in un turbinio d'amore. Per concludere un viaggio inusuale per il nostro artista direi che la prova sia stata superata a pieni voti! Sicuramente non sarà un disco che farà gridare al miracolo, ma chi è fan di Adrian Smith e condivide la sua passione per la musica, dovrà riconoscere la poliedricità di un'artista che è in grado di muoversi tra chitarra, cantato e spiccate doti compositive. Consigliatissimo a tutti i fans dei Maiden, per scoprire un lato più celato, ma non per questo meno bello, di un grande artista, Adrian Smith.


1) The Lion
2) Silver And Gold
3) Down The Wire
4) You Could Be A King
5) After The Storm
6) Misunderstood
7) Kid Gone Astray
8) Fallen Heroes
9) Wishing Your Life Away
10) Blood On The Ocean