Woslom

Evolustruction

2013 - Punishment 18 Records

A CURA DI
DAVE CILLO
05/03/2014
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

La label italiana Punishment 18 Records, da qualche anno a questa parte, si è sempre dimostrata tra le più attente alle nuove proposte thrash nazionali e internazionali, configurandosi come una delle più attive in tale ambito. Tutti ricorderanno, ad esempio, un'uscita come "Visual Violence" dei Pitiful Reign, che nel 2008 si rivelò come una delle novità di spicco dell'intera scena underground internazionale. Puntando sempre al progresso, la P18 è così riuscita (e sta tutt'ora riuscendo) a ricoprire un ruolo sempre più rilevante fra le label metal di questo paese. Tra le novità recentemente lanciate parlerò oggi di "Evolustruction", il secondo full length rilasciato dai brasiliani Woslom, formatisi nel 1997 a San Paolo. Dopo aver lavorato alla bellezza di cinque demo, i quattro ragazzi rilasciano nel 2010 il loro album di debutto "Time to Rise", che riscuote diversi consensi come quello del sito "MetalMilitia", che lo giudica come miglior album thrash brasiliano dell'anno. L'anno seguente pubblicano il loro primo videoclip tratto dal brano "Mortal Effect" e, dopo un 2012 all'insegna degli show dal vivo, si preparano ad entrare in studio per il loro secondo disco, che andrò oggi a recensire: per il genere è dunque questa un'altra interessante novità proveniente dal Sud America e più precisamente dalla terra brasiliana, da sempre nota per una gloriosa tradizione thrash che tutti noi conosciamo. Tra le tante valide realtà già conosciute (come Sepultura, Attomica e tante altre) e realtà più moderne (come Violator, Bywar, ecc.) ogni uscita di questo paese possiede, comprensibilmente, i fari puntati addosso. Ai fini del discorso, anticiperò alcuni aspetti di questo lavoro prima di passare all'analisi traccia per traccia come da routine: le thrash bands brasiliane che hanno saputo riscuotere un buon successo sono sempre state note per una caratteristica comune, ovvero la mancanza di compromessi all'infuori di un sound tagliente, grezzo e quasi al limite dell'estremo, sfociando non di rado in una venatura death o black (basti guardare i primi Sepultura o band come Sarcofago e Sextrash). Questi ragazzi abbandonano invece al 100% qualsiasi radice con il proprio paese, sostituendo la ricerca del suono alla ricerca dell'energia, la ricerca della canzone alla ricerca dell'aggressività (almeno in parte), la ricerca del "potente" alla ricerca del "vero", in una produzione dai caratteri piuttosto moderni che si avvicina molto più a quelle "made in California" del giorno d'oggi che a quelle alla vecchia maniera tipicamente brasiliane: non aspettatevi dunque tanto tupa tupa e pogo, ma brani studiati dal loro inizio alla loro conclusione, con una nascita ed una morte collegati come in un ciclo di vita dove tutta l'esistenza possiede un proprio senso compiuto.



 



L'album si apre con la title track "Evolustruction". Notiamo per l'appunto subito la produzione, improntata più su un sound compatto e moderno piuttosto che su dei classici tagli di chitarra old school e ottantiani. La scelta mi sembra, nonostante la premessa iniziale, comprensibile considerando che è in linea con il tipo di proposta sonora che sta attualmente portando al successo la maggioranza delle nuove thrash bands. Per non restare delusi da un lavoro moderno di questo genere è importante non aspettarsi quella coerenza e quell'inconfondibile atmosfera che, purtroppo, il superamento degli anni '80 ha quasi del tutto portato via, ma comunque valutare ciò che c'é di positivo in tutti gli altri aspetti (e sicuramente ogni lavoro di cose positive da apprezzare ne possiede). Anche dal punto di vista musicale i Woslom offrono tutt'altro che un metal classico alla vecchia maniera, in quanto melodie e linee vocali sono contraddistinti da una fortissima venatura moderna, tendenza anch'essa sempre più comune a causa della formazione di un vero e proprio ibrido del thrash con influenze stilistiche recenti. Il riffing nudo e crudo, al contrario, è quello tipico del glorioso thrash degli '80s e, con lo scorrere del brano, ci rendiamo conto di come lo stile della band sia fondato intorno a questi riff, sapientemente uniti alla creazione di una vera e propria linea musicale e vocale dalla più facile (non in senso negativo) orecchiabilità. Il brano si costruisce a ritmi non particolarmente veloci, costruendo una base strumentale ideale al canto di Silvano Aguilera (anche chitarrista ritmico), come del resto anche l'assolo del brano é molto musicale e "hard rock influenced". Insomma, nel complesso é un po' la classica title track che vuole rimanere memorabile e non far dimenticare la propria melodia. Il testo del brano tratta di valori come la coerenza, spesso messa da parte da un forte atteggiamento ipocrita, in un bivio (e qui ci si richiama all'artwork) che separa il bene dal male. Quale delle due strade intraprendere? I nostri ragazzi ci invitano a tirare fuori il lato migliore di noi stessi. Segue "Haunted by the Past" , traccia che si apre in maniera più violenta e d'impatto rispetto alla precedente: dopo meno di un minuto emerge un rapido riff che apre le porte ai serrati ritmi di batteria di Fernando Oster per poi introdurre la base ideale all'ingresso vocale, che si configura come fondamentale elemento dell'intero disco, seppure vi siano spesso veri e propri "spazi" lasciati agli strumenti come emerge proprio da brani come questo, caratteristica che apprezzo particolarmente. L'assolo, più veloce e heavy del precedente, ed alternato in maniera ottima tra le due chitarre, è infatti introdotto da quasi un minuto e mezzo di assenza vocale, in un'efficace e apprezzabile alternarsi tra ritmiche più veloci e ritmiche più lente. Le lyrics narrano del crescente senso di colpevolezza che pervade un'anima umana in cerca del perdono, il passato é come uno spettro e il rimorso non fa che nutrire un impero fantasma, che si erge nella metafora del brano come figura emblematica e rappresentativa del dolore interiore che l'umano può provare. Passiamo alla terza traccia, "Pray to Kill": la canzone, breve e compatta, fa del suo ritornello un elemento basilare, innalzando in coro il titolo del brano. Apprezzabile caratteristica è come con un paio di riff sia stato costruito un brano dall'efficacia niente male, in tutt'altra linea con quella ricerca della traccia "capolavoro" da 6-7 minuti che talvolta in album di questo genere siamo portati ad assistere (sebbene non mi dispiaccia neanche quest'ultima categoria). Il testo parla di una sorta di preghiera dal forte carattere satanico, in cui l'accesso al paradiso avviene tramite azioni malvagie,e  in particolare l'omicidio. Si è nati per spargere il sangue, e lo si continuerà a fare fino alla fine dei propri giorni. A seguire c'é "River of Souls", in cui l'ingresso di canto è preceduto da una progressiva sequenza di ritmiche che si concretizzano in una armonia estremamente melodica (direi che sarebbe da considerare quasi una sorta di melodic thrash metal) su cui la voce di Silvano si baserà per buona parte del brano. L'assolo è più tecnico e sensibilmente più studiato rispetto a quelli visti nei brani precedenti, e riaccompagna il brano alla strofa finale con cui la traccia si concluderà senza alcun tipo di particolare variazione. La canzone parla di una sorta di apocalisse che devasta il pianeta, i demoni scendono sulla terra e con le loro spade pongono fine alla vita umana in un vero e proprio genocidio, che porterà il regno degli uomini in fiamme e ci priverà di ogni libertà. Passiamo adesso a dedicarci alla quinta traccia, "No Last Chance": il brano si apre con un riff molto giocato sulla plettrata e completato dalla presenza del vocalist che dopo un minuto ci conduce al ritornello: anche in questo caso siamo in presenza di una linea di voce estremamente melodica, accomunabile in certi versi ai lavori più recenti dei Megadeth seppure il carisma sia (chiaramente non possiamo fargliene più di tanto una colpa) inferiore e l'incisività della melodia sia anche superiore, come del resto molto melodico é anche il primo assolo, mentre il secondo è più rapido (buona combinazione) e breve e riapre la strada all'ultima strofa della traccia, che si chiuderà con il ritornello in uno schema complessivamente molto efficace. Le lyrics narrano della vita di un uomo che ha vissuto all'insegna dell'altruismo e della correttezza, rispettando le regole e aiutando gli altri laddove possibile. Ora, nel suo letto d'ospedale, la sua vita sta giungendo al termine e non gli resta che chiedere al signore un ultimo desiderio: dal complicato "status mentale" di quest'uomo in fin di vita passiamo alla sicuramente più aggressiva traccia successiva, "New Faith", potente sin dalla sua apertura, che con l'ultima ("Purgatory") è  forse la mia preferita all'interno di questo album. Dopo una buona dose di cattiveria ecco l'attacco di voce, stavolta meno melodica e più "thrashy" rispetto al solito. Devo comunque complimentarmi con questi ragazzi per il possedere una visione d'album d'insieme, in quanto la sequenza dei brani è ben studiata, in una continua successione di buona riuscita tra pezzi più melodici e parti più aggressive. Il ritornello, comunque abbastanza melodico, è molto valido e personalmente mi lascia in maniera particolarmente apprezzabile. Positivo anche l'assolo, che segue in maniera più che coinvolgente le armonie del brano, e bella anche la ritmata parte che lo precede. Il ritornello finale concluderà la traccia in maniera semplice (come un po' in tutto l'album) ma comunque non fuori luogo. In questo brano il vocalist ci scrive di un mondo crudele e peccaminoso, basato sulla guerra e sulla violenza, e ci si chiede se tutto ciò è realmente necessario: c'é bisogno di un nuovo mondo per rinascere una volta per tutte, lasciando alle spalle ciò che si mostra un po' come il costante passato (e presente) con cui l'umanità si ritrova sempre ad avere a che fare, portando null'altro che dolore (e qui devo citare il ritornello "Why this pain? Why this war?"). Passiamo a "Breathless (Justice's Fall)", che si apre e mantiene basandosi su dei riff anche più "new school" rispetto al solito, ma particolarmente potenti e aggressivi. Durante il brano assistiamo a cambi di ritmo che apportano una linea di voce efficace e incalzante, fino a condurci al bel ritornello, nulla di nuovo o di non già sentito ma comunque apprezzabile, ma del resto da chi suona questo genere non bisogna avere la pretesa di ascoltare una qualche novità.  Terminato il secondo ritornello, i nostri ci donano un minuto tutto strumentale all'insegna dei riff e della potenza sonora, in una sequenza progressiva che introduce l'assolo del lead guitarist Rafael, stavolta basato puramente sulla velocità (ma  per intenderci in un modo che non guasta). Le lyrics sono molto in linea con quelle del brano precedente, sfociando però in un insieme che complessivamente mostra un qualcosa di più pessimistico e apocalittico: l'oscurità che acceca il cielo è l'immagine di una Terra dominata da morte e assenza di libertà, e con l'avvento della guerra per l'umanità é l'inizio della fine senza che ci sia, per ciò che é narrato da Silvano, alcuna apparente possibilità di salvezza. L'ultima traccia di questo lavoro si intitola "Purgatory": il titolo e l'arpeggio iniziale riportano inevitabilmente la mia mente ad una metal band che con il suo stile si è caratterizzata ed è rimasta nella storia, gli Iced Earth di Jon Schaffer. Dopo qualche secondo assistiamo all'impeccabile ingresso delle distorsioni pesanti, in una sequenza che si mostra pregevole al mio ascolto. Il riff che apre la pista all'ingresso vocale è dal forte stampo progressive, ed è particolarmente valido e ben concepito: a mia opinione questa è la traccia più valida all'interno di questo full length; da notare è anche come le due strofe, interamente caratterizzate da un riff cadenzato e da un groove molto ritmato e pesante siano separate da una sezione ritmica estremamente valida, come valida è anche la gustosa parte solista del lead guitarist Rafael. Tra la ripresa del tema dell'arpeggio e sezioni ritmiche a cavallo tra il prog e il thrash arriviamo così alla conclusione del brano, che tra le urla delle anime intrappolate "Purgatory, I'm in Purgatory" ci riporta all'arpeggio iniziale. Ottimo dunque il lavoro dei quattro nella scrittura di questo brano, che ci narra (qualora non si fosse intuito) del viaggio attraverso il purgatorio, che viene descritto  con delle connotazioni dalla terribilità estrema (mi verrebbe da dire, ironicamente, anche peggio di un ipotetico inferno), rappresentando un vero e proprio incubo e terrore per chi si ritrova ad attraversarlo per l'eternità. E' infine da citare la presenza di due bonus track: "Breakdown", cover dei Mad Dragzter, thrash band brasiliana concittadina dei nostri Woslom, che è una traccia piuttosto breve, rapida e aggressiva stilisticamente abbastanza riconducibile a tutto il lavoro della band mentre "Evolustruction (Alternative Version)" è una versione dalla durata sensibilmente maggiore della  title track del disco, sebbene sia fondamentalmente simile: ciò che la caratterizza è un rapido e piacevole riff e un assolo nel finale, che a mio parere si poteva benissimo tenere anche nella versione definitiva del brano.



 



L'ascolto di questo album potrà magari non lasciarvi la sensazione di aver scoperto un capolavoro che vi accompagnerà per i prossimi anni, ma sarà comunque tempo passato piacevolmente se avete voglia di un po' di thrash realizzato con una compatta produzione moderna: pur non essendo, per fare un eufemismo, il top a livello d'originalità considerate le centinaia di uscite degli ultimi anni stilisticamente simili (basti vedere anche nelle mura di casa nostra in lavori come l'ottimo debutto degli Injury "Unleash the Violence" o, ad esempio, lo stilisticamente simile ma ben più moderno "Privilege to Overcome" degli Ultra-Violence, ma anche tanti altri del suddetto sound), il lavoro dei brasiliani Woslom si mostra sopra la media all'interno di questa categoria sempre più in voga.  Da questo full length potrete inoltre aspettarvi assoli di buona riuscita e melodie vocali che potrebbero piacevolmente colpirvi, in una studiata sequenza che per tutto l'album si mostra come un viaggio, perché quando si organizza bene l'ordine delle tracce componendole in maniera studiata e uniforme non potrebbe essere altrimenti. Se avete apprezzato alcune ultime uscite dei Megadeth come "Thirteen" o ogni altra band dal sound heavy ma dalla presenza melodica della voce sappiate che questo disco potrebbe fare per voi, mentre al contrario lo sconsiglio agli amanti del metal old school che non hanno intenzione di scendere a compromessi: potrebbe non dispiacervi (in senso positivo perché altri lavori di questa categoria potrebbero darvi ai nervi) ma probabilmente non vi incanterà. Complessivamente, il mio giudizio finale sarà positivo, sebbene ci siano altri dettagli da curare:  questo lavoro possiede infatti un'altra caratteristica positiva di cui è importante parlare, in quanto durante l'intero ascolto ho avuto la sensazione che i quattro ragazzi si siano seriamente applicati per fare il salto di qualità con questo lavoro, mettendoci l'anima, e questo gli va sicuramente riconosciuto. Ritengo infatti che ci siano due categorie di album buono: quello che vi piacerà, magari anche moltissimo, ma non potrete fare a meno di notare che sia un lavoro al livello di molti altri realizzati da quella stessa band o addirittura un passo indietro mentre, al contrario, ho la certezza che ci saranno dischi che vi lasceranno un sapore in bocca totalmente differente: il sapore che la band per quell'uscita ci ha messo l'anima, la voglia di tirar fuori il capolavoro, la voglia di spiccare un salto di qualità sfidando le proprie potenzialità e queste caratteristiche possiedono un sapore irripetibile. Quest'album, tutto ciò, lo possiede enormemente: lo si intuisce da ogni urlo scagliato dal vocalist Silvano, lo si intuisce dal songwriting, da qualche assolo più studiato rispetto ad un altro, da tutto il sentimento trasmesso da questo ascolto: i Woslom avevano tutta la rabbia e la voglia di emergere e fare un gran disco, spetterà poi all'ascoltatore decidere se ci siano riusciti o meno. C'é, inoltre, da dare un giudizio complessivo sulle liriche, ed il mio è positivo: sebbene non manchino più "scontate" ma comunque appropriate, per questo genere, tematiche come "War, Mosh and Satan" (esempio Pray to Kill o River of Souls), c'é un impegno generale nell'affrontare anche qualcosa di più serio, cosa che ai nostri non riesce affatto male: nella title track, ad esempio, emerge come i ragazzi vogliano comunque esprimere una loro idea sull'andamento dell'umanità e si può assaporare un qualcosa di sincero che riguarda il loro pensiero come anche in "Breathless (Justice's Fall)", sebbene come testo sia un po' più "d'assalto", è possibile sentire il sapore di un bel senso di giustizia di questi ragazzi e ammetto che la cosa mi ha lasciato un che di positivo. Questo lavoro possiede, al contrario, una pecca, e anche in questo caso è impossibile non parlarne: la fascia di ascoltatori per cui si mostra adeguato é parecchio limitata, in quanto potrebbe non entusiasmare nè coloro che seguono generi dalle sonorità più moderne (abituati a qualcosa di diverso come un sound più estremo e dalle ancor più forti marcature new school o generi la cui melodia è accompagnata dalla presenza delle tastiere o questa è comunque basilare, facendo ruotare il lavoro intorno a sè a 360°, perché si parlerà di thrash metal melodico, ma questo resta pur sempre thrash metal) nè ascoltatori, un po' come me, rimasti inevitabilmente legati a quella brezza inconfondibile portata dall'old school fatto alla buona maniera ottantiana, che non sia necessariamente quel tipico taglio nei riff o qualcosa causata dalla produzione, ma quel non scendere a compromessi nè per la voce nè per gli arrangiamenti che ha reso questo genere storico e conosciuto in tutto il mondo, infatti gli elementi più moderni potrebbero essere visti un po' come un'intrusione, sebbene questo lavoro ne possieda sicuramente meno rispetto ad altre uscite parallele a cui abbiamo assistito di recente. Concludo dunque lasciando come giudizio complessivo un positivo "7", e consigliando l'acquisto a chiunque sia in cerca di un album con queste caratteristiche. Cari lettori, vi invito sempre a supportare la musica!


1) Evolustruction
2) Haunted by the Past
3) Pray to Kill
4) River of Souls
5) No Last Chance
6) New Faith
7) Breathless (Justice's Fall)
8) Purgatory

Bonus Tracks:

9) Breakdown
(Mad Dragzter Cover)
10) Evolustruction
(Alternative Version)

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