WARMBLOOD

God of Zombies

2014 - Punishment 18 Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
29/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

I lodigiani Warmblood, dediti ad un Death Metal melodico ricco di assoli e momenti tecnici, nascono nel 1997 come Lato Oscuro, moniker sotto il quale pubblicano due demo di Death di scuola svedese, "...And the Dream Begins Again" nel 1999 e "Read My Soul" nel 2001; successivamente nel 2002 assumono il nome attuale, e nel 2006 perdono il bassista Ivan Marconi, ruolo che decidono di non rimpiazzare rimanendo un terzetto composto da Giancarlo Capra (voce e prima chitarra), Davide Mazzoletti (seconda chitarra) ed Elena Carnevali (batteria). Con questa formazione nel 2008 pubblicano il debutto "Necrocosmos Destination" sotto etichetta "Valley of Death Records", a cui segue nel 2010 "Timor Mortis" con il quale passano sotto l'ala dell'attuale "Punishment 18 Records", etichetta che adesso pubblica il loro terzo lavoro, "God of Zombies - Dio degli Zombie" che siamo qui a recensire. Non proprio quindi dei musicisti di primo pelo, e questo si riflette sul lavoro, che è ben delineato nelle intenzioni dei nostri e nel songwriting, preciso e che guarda al suono americano dalle influenze Thrash negli arpeggi in tremolo e negli assoli, non disdegnando però una certa ricerca melodica e tecnica tipica del Nord Europa che va a stemperare la, comunque presente, brutalità di un suono rigorosamente Death Metal, anche se non della variante più cacofonica ed estrema, che riesce a non essere però facilone o banale, evitando scivoloni fuori luogo o aperture troppo commerciali, pur moderno nella produzione e nei suoni. Questo depone a favore dei nostri, che navigano in acque dove molto spesso, soprattutto oggi, è facile perdere il filo del discorso e ritrovarsi con un suono di plastica, cosa che evitano con cura grazie ad un' attenzione riservata al lavoro di rifting che sa essere sia melodico, sia feroce, sia al drumming competente e ben presente nella struttura dei pezzi e nel mixaggio; non mancano poi parti rilassate dove sono gli arpeggi di chitarra a dominare la scena, offrendo il giusto contrasto e respiro, dopo i momenti più serrati. I riferimenti sono vari e disparati, tra voce gutturale e brutalità alla Dying Fetus, riff articolati che richiamano i Death del secondo periodo e i Necrophagist, ma anche il Thrash elaborato dei Coroner e dei Megadeth, e aperture melodiche legate al Gothenburg sound di Arch Enemy, In FlamesBloodbathHypocrisy, etc.; il tutto però rielaborato con una discreta identità propria che permette di concentrarsi sulla band, piuttosto che su un gioco continuo ai rimandi. Tematicamente il tutto verte sul tema ricorrente degli zombie, grande passione dei nostri fan dell' horror internazionale e italiano, a volte mischiato a metafore che attaccano le istituzioni religiose e il controllo delle masse, temi non certo inediti, ma che ben si legano con la proposta dei nostri, e che risultano tutto tranne che fuori luogo nel loro Death.



"Intro (Zombie Genesi)" è, appunto, una lunga introduzione strumentale fatta di tastiere spettrali e suoni sintetici che presto vengono accompagnati da sinistri tasti di pianoforte e archi campionati, per un' atmosfera eterea che ci rimanda a gli intermezzi degli album storici di inizio anni '90 di capi saldi del Death Old school come i Morbid Angel o i Dissection, non estranei nei loro lavori a momenti strumentali di tale natura;  possiamo anche rilevare una certa influenza Dark Ambient alla Lustmord, carica di tensione grazie ai già citati campionamenti vocali da film horror e alle stringhe orchestrali dall' andamento minaccioso. Una certa influenza derivata dalle colonne sonore dei film horror anni ottanta non può essere ignorata, portando in mente i grandi lavori di Dario Argento e Lucio Fulci, maestri della variante italiana del genere. prima di lasciare spazio alla successiva "Post Mortem Transfiguration - Trasfigurazione Post Mortem" che fa da primo vero e proprio pezzo del lavoro, con i suoi riff precisi vecchia scuola e le vocals brutali e distorte di Giancarlo Capra, che seguono il growl tipico delle produzione del genere; parte con un concitata rifting tecnico in piena scuola melodica svedese, ricco anche di assoli strazianti, e appena parte il drumming preciso e serrato ci rendiamo conto che Elena dimostra di non avere nulla da invidiare ai colleghi di sesso maschile, prodigandosi in un' esecuzione potente e precisa, mentre lo strumento a corda delinea melodie varie tra rifting e assoli tecnici e distribuiti lungo tutta la struttura del brano, che si presenta come un unione di pulsioni oldschool e modernismi che lanciano uno sguardo alla tradizione, e allo stesso tempo al periodo effettivo dell' album. Presto l' andamento conosce schizofreniche variazioni e stop and go, delineandosi in una bella melodia che fa da perno alla struttura del pezzo; verso il minuto una pausa fatta di ponte dal sapore classico con  motivo ammaliante anticipa una nuova corsa tecnica dove i due chitarristi danno prova della loro abilità, in cui troviamo un' intersezione tra gli elementi nordici melodici e la ferocià di scuola americana. Prosegue poi il movimento più concitato che riprende la melodia iniziale, sviluppata tramite riff rocciosi in tremolo e continui cambiamenti di direzione Il drumming serrato costituisce l' anima ritmica, i movimenti circolari di chitarra prodigati in scale tecniche quella melodica, in un gioco d' incastri che funziona e dona identità ai nostri. Il testo ci narra le vicende di un non - morto che realizza la sua attuale condizione, con tutte le descrizioni repellenti che ne conseguono, come la presenza di vermi nel proprio petto ( "Life, After the plague, Maggots crawl in my chest - La vita, Dopo l' epidemia, Vermi strisciano nel mio petto" ), e in generale esprimendo una certa confusione mentale alquanto capibile. Originale l'idea di presentare il punto di vista di una figura dell' horror generalmente priva di qualsiasi introspezione, o anche solo mente, quella dello zombie, delineando le tematiche splatter vecchia annata care al gruppo. "Contagium Escalation - Aumento Del Contagio" parte in direttissima accogliendoci con chitarre a sega elettrica lanciate in un marasma tagliente, che creano un rifting alla Morbid Angel e vocals alla Suffocation che s' incastrano gutturali, mentre non si risparmiano bordate improvvise di chitarra tempestate dai solidi colpi di batteria dai blast serrati di; il buzzsaw e i movimenti circolari la fanno da padrona, così come le marce Thrash punteggiate da assoli tecnici che richiamano tanto i Megadeth più elaborati, quanto il Death tecnico di Atheist e Necrophagist. Si aggiungono poi arpeggi in tremolo serrati e incalzanti, sottolineati da assoli stridenti, che verso il minuto e venti si aprono in un lungo assolo elaborato che si prodiga in un lungo ponte tecnico e melodico sotto il quale continuano i riff circolari in tutta la loro ferocia; dopo un ' improvvisa pausa la velocità aumenta e esso si tramuta in una corsa ancora più elaborata e progressiva ricca di scale disorientanti più tecniche e deliranti, le quali prendono posto nel songwriting complesso dei nostri per lunga parte  del pezzo. Nella parte finale abbiamo la ripresa del movimento iniziale più brutale, in un inferno sonoro che mette a proprio agio qualunque amante del Death Metal con i suoi andamenti più lenti, ma pesanti ed oppressivi. Il testo continua a descrivere lo status del novello non - morto, in un continuo tematico: ora incomincia a sentire il bisogno di nutrirsi di carne umana ( "Smell of blood arouses my mind, Savage hunger - L' odore del sangue inebria la mia mente, Fame selvaggia" ) e presto troviamo al descrizione delle grida delle vittime, e del loro soccombere progressivamente all' orda di non - morti che cresce sempre più, segnando la vittoria dell'orrorifica epidemia. "Eucharist Dead Flesh - Eucaristica Carne Morta" è introdotta da fraseggi tecnici alla Death secondo periodo, che lasciano presto spazio ad una corsa brutale con drumming tempestato di beat potenti e growl gutturale che non ha nulla di umano. Verso i trenta secondi parte una corsa più concisa dove non mancano evoluzioni tecniche grazie al rifting in salita e dove s' inseriscono break dal sapore Thrash/Death con chitarre in tremolo che accompagnano l' andamento vocale che si fa ancora più brutale, producendo ritornelli incalzanti.  Al secondo minuto abbiamo progressivi e abili movimenti tecnici e melodici che condividono la scena con gli altri elementi che li vanno a interrompere all' improvviso riportando la brutalità in primo piano, in un songwriting mutevole, ma allo stesso tempo non dispersivo, nel quale parte verso i tre minuti l' ennesima cavalcata vorticante dominata da riff taglienti, drumming serrato e giri di chitarra elaborati in tremolo, la quale chiude il brano. Ci viene offerta quindi sia la furia diretta, sia l'abilità d' esecuzione, permettendo di non essere banale, e di non annoiare l'ascoltatore, e allo stesso tempo di non tradire le proprie intenzioni e non diluire il proprio suono. Ora il testo ci descrive una blasfema processione di zombie attirati dal suono delle campane di una chiesa, in una parodia delle cerimonie religiose dove è facile intuire il paragone tra la cieca fede ( "An endless snake of bodies, in line before the cross, as the stupid blind sheep waiting for their turn - Un serpente senza fine fatto di corpi, in fila davanti alla croce, come le stupide e cieche pecore che aspettano il loro turno" ). Il non morto si chiede se è un atavico senso di colpa ad attirarlo verso tale luogo, ma una volta li sarà l'istinto a prevalere, provocando l'ennesima orgia di sangue e morte dove è "L'Eucaristica Carne" a nutrire i non - morti, in una perversione della messa e dell' assunzione del corpo di Cristo. "Unfaithful Celebrant - Celebrante Infedele" parte con un assolo di batteria, accompagnato presto da un fraseggio tecnico di chitarra, a cui poi si aggiungono movimenti tecnici di chitarra discordanti inframmentati da giri tecnici di natura chirurgica; con l' aggiunta del growl parte un rifting più serrato, ma sempre melodico, aperto da colpi di chitarra ad accordatura bassa. Esso si divide con improvvise impennate in doppia cassa, in un andamento vorticante che trascina l' ascoltatore e sottolinea i cambiamenti continui del pezzo. Verso il minuto e quaranta s'inseriscono nella struttura anche assoli di matrice tecnica che creano scale sonore dinamiche che mantengono l'elemento progressivo del songwriting del gruppo, senza però rubare posto alle cavalcate dirette, e ai giri altrettanto elaborati che producono scale continue che ancora una volta chiamano in causa Death e Atheist, delineando strutture dalla natura quasi Jazz nella loro libertà metrica. Otteniamo così uno dei pezzi più orecchiabili di tutto il lavoro, che nel finale riprende la brutalità più sostenuta, sorretta dalle chitarre circolari taglienti, e dai trascinanti fraseggi vorticanti, come quello che in assolo chiude definitivamente il brano. Il testo continua il tema precedente dell' unione tra religione e orde di non - morti, questa volta in maniera più discorsiva e astratta, descrivendo una sorta di santone che predica il suo vangelo di sangue promettendo di liberare dai peccati ( "Dirty sins devour your flesh, repent and kneel in my presence - Sporchi peccati divorano la tua carne, pentiti e inginocchiati innanzi a me") tramite il cannibalismo dei nostri, in una folle lucidità che richiama i temi dei film horror italiani d' annata, spesso ricchi di elementi inquietanti anche a livello tematico; continua a delinearsi quindi la trama generale, che prosegue nei brani successivi. "God of Zombies - Dio degli Zombie" e il suo Melo Death ci accompagnano con rifting avvincente e assoli melodici altrettanto incalzanti nella sezione iniziale, insieme a bordate cadenzate che s' introducono verso i cinquanta secondi, delineando una spettrale e malinconica melodia progressiva dal sapore americano che viene dilaniata dalle corse improvvise con drumming serrato in doppia cassa, sottolineate per contrasto dai giri tecnici e melodici con i quali s' incastrano in un preciso gioco di strutture alternate. Compare poi il growl che porta con se giri di chitarra discordanti in cui si inserisce di nuovo la melodia iniziale, con un nuovo bellissimo effetto di contrasti; vengono richiamati tanto gli Arch Enemy, quanto i Carcass di "Heartwork" in un Death melodico che si mantiene potente e roccioso nell’ uso delle chitarre e dei colpi di batteria. La batteria anche in questa occasione si distingue per precisione e brutalità tecnica, e le chitarre sanno essere tanto feroci nel rifting concitato, quanto ammalianti nella melodia, il tutto si lega in un songwriting preciso e senza sbavature, dove al quarto minuto incontriamo una pausa fatta da un delicato assolo che assume presto connotati epici, sorretto da riff in tremolo incalzanti, per l' ennesimo brano che unisce tradizione e modernità per un Metal completo che non rinuncia a nessun elemento funzionale ad una composizione potente, e allo stesso tempo sentita e melodica. Il pezzo si chiude con un breve momento più concitato sorretto da chitarra ad accordatura bassissima prodigata in bordate ritmiche e colpi di batteria, in un finale dal sapore Thrash vecchia scuola incalzante e che ben si posiziona dopo i continui movimenti melodici precedenti. Il testo prosegue il tema messianico dell' epidemia improvvisa, chiedendosi se non sia una punizione divina, o opera del diavolo, chiedendosi dov'è ora Dio, e follemente celebrando l' orda come i figli di uno e dell' altro, piaga dell' umanità ( "We are the rotten lamb of god, we are the progeny of satan, in this unholy world, the hunger is the only faith, we are the end of humanity - Noi siamo l'agnello putrefatto di dio, siamo la progenie di satana, in questo mondo impuro, solo la fame è l' unica fede, siamo la fine dell' umanità" ) che metterà fine al mondo e al peccato, in nome del "Dio degli zombie". "Replaced by Death - Sostituita Dalla Morte" ha un inizio più moderno legato a dissonanze ripetute in un trittico incalzante, che presto però si apre in cavalcate dirette con growl brutale, blast di batteria in doppia cassa, e riff rocciosi e taglienti come rasoi in tremolo. L' andamento è minaccioso in un continuo loop discordante, in cui però mancano nemmeno in questa occasione le scale tecniche che mettono in mostra l' ecletticismo dei chitarristi. Vers o ils econdo minuto incontriamo una serie di assoli tecnici ed elaborati, che donano varietà al pezzo e fungono da ponte, altrimenti feroce nelle sue chitarre a sega elettrica tempestati da doppia cassa e voce gutturale, memori di gruppi come i Morbid Angel e gli Obituary dei primi album. Le marce Metal circolari si accompagnano con le punteggiature dissonanti, tempestate come sempre da un blast serrato fino alla conclusione improvvisa del brano, uno dei più diretti e brevi dell' album, dove comunque nel ridotto minutaggio i nostri riescono a racchiudere molti elementi del loro suono, senza sminuirli o proporli in maniera incompleta o raffazzonata. Tematicamente le parole del brano descrivono il mondo dopo la vittoria dei non - morti, privo di vita e pieno solo di creature senza anima e volontà, al di fuori della fame continua che li attanaglierà in eterno, un mondo dove la vita è sostituita dalla morte ( "We exist beyond the death, in a state of gruesome decay, all life on Earth, was replaced by Death - Noi esistiamo oltre la morte, in uno stato di orribile decadimento, tutta la vita sulla Terra, è stata sostituita dalla Morte" ) senza possibilità di far ritornare le cose come prima, in un inferno in terra senza fine e speranza alcuna. "Culmination of Final Transformation - Culmine Della Trasformazione Finale" ci accoglie con un arpeggio a cui presto si accompagna un assolo classico dal sapore Heavy Metal, che richiama ancora una volta gli Arch Enemy e la scuola Melo svedese, sviluppandosi in una lunga coda in cui s' inseriscono riff controllati, ma incalzanti e serrati nella loro geometrica precisione, presto accompagnati dal solito growl brutale e gutturale che richiama lo stile di Chris Reifert degli Autopsy, senza però che  l' elemento melodico iniziale scompaia, facendo esso da perno per la composizione e trascinandola grazie al continuo richiamo nei giri circolari dello strumento a corda. La batteria, sempre competente, si mantiene inizialmente sotto controllo, sottolineando i movimenti circolari della chitarra di Mazzoletti. Conosciamo poi vorticanti evoluzioni tecniche tipiche dei nostri che fanno da aperture, tra assoli e fraseggi elaborati che non sfigurerebbero nei classici di Coroner e Megadeth come nella sequenza del secondo minuto che funge da pausa, con vari intermezzi che mostrano l' amore per i nostri verso gli assoli classici e le scale tecniche, elementi sempre presenti nei loro pezzi, e che qui si sviluppano a lungo in elaborate scale e giochi di incastri che scolpiscono immagini sonore dinamiche e vive. Il tutto naturalmente accompagnato dai momenti più brutali e diretti, costituiti da corse potenti dove la struttura è come sempre supportata dal drumming su cui si organizzano i riff stridenti, qui comunque meno al centro dell' attenzione. Otteniamo un pezzo più "disteso", ma dove l' elemento Metal è comunque ben presente, il quale termina non a caso con un delicato arpeggio sognante; si fa notare comunque per tutta la durata il' uso del rifting potente grazie alla tecnica del tremolo, continuamente intervallato dalle pause melodiche sopra elencate che hanno risalto nella composizione grazie al gioco di contrasti caro alla band. Il testo ritorna a concentrarsi sui pensieri del protagonista non morto, disgustato dalla sua orribile condizione, il quale prega per ricevere la morte da un proiettile in testa, unico modo di metter fine alla perversione delle vita che domina lui e il mondo ("One bullet is my hope, one bullet in my head, the only purpose, the disgust will end - Un proiettile è la mia speranza, un proiettile nella mia testa, l' unico scopo, il disgusto terminerà") lo stadio finale della piaga degli zombie. "Zombinferno" è introdotta da campionamenti presi da un film horror, passione dei nostri, che presto lasciano spazio ad un Death tecnico brutale e sviluppato in bordate da tregenda, segnate dalla cadenza del growl del cantante a cui si accompagnano perfettamente, e dai colpi serrati di batteria serrati. I movimenti circolari la fanno da padrona per un andamento molto moderno che richiama Dying Fetus e Necrophagist, questa volta più diretto e meno giocato su pause melodiche ed assoli, e più su continui bombardamenti di chitarra e batteria ripetuti in loop estranianti insieme a chitarre discordanti che sottolineano l' andamento con un gusto meccanico e feroce. Non bisogna però pensare ad un songwriting primitivo, verso i due minuti parte una lunga coda tecnica ricca di riff geometrici ed entusiasmanti scale sonore; il tutto poi verso i tre minuti si apre un lungo assolo tecnico che fa da break melodico con ammalianti andamenti degni dei Guitar Heroes degli anni ottanta, prima della ripresa delle feroci scale tecniche in tremolo che riportano in primo piano la fredda e chirurgica violenza dei nostri fino al finale improvviso dominato da fraseggi tecnici e riff precisi, che sottolineano le ultime declamazioni del growl aggressivo del cantante. Le continue corse dove melodia e ferocia convivono possono richiamare in mente i momenti più concitati degli Hypocrisy del secondo periodo, dove l'energia Death/Thrash è palpabile e sicuramente si tradurrà in sede live in poghi trascinanti, per un pezzo che sceglie un approccio meno mediato, facendo da perfetto contro bilanciamento  al resto dell' opera. Il testo chiude il racconto orrorifico che domina il lavoro, con un' amara nota: la tanto agognata morte non libera il protagonista, che si ritrova alla mercé del diavolo in un inferno dove viene condannato di nuovo a far parte dell' orda cannibale, in un eterno tormento che non avrà mai conclusione alcuna ( "Out of the darkness, spew the rotting hordes, the hunger of flesh begins, all was in vain - Dall' oscurità, le orde vengono espulse, la fame della carne comincia, tutto è stato in vano" ) e che deride l' idea di salvezza e remissione dai peccati. "Ite Missa Est -  Finita è La Messaè la strumentale finale, un lungo e delicato arpeggio Progressive che pone in primo piano la melodia e i fraseggi, richiamando atmosfere anni '70 e suoni cari alla scena italiana, per un pezzo che non ha nulla di Metal, e che come conclusione funziona perfettamente, permettendo al chitarrista di dedicarsi ad una delle due tecniche che, insieme a gli assoli, sembra apprezzare di più. In questo è facile creare un ponte ideale con gli Opeth e i loro momenti più delicati e ragionati, che in periodo Death anticipavano la recente svolta del gruppo verso altri lidi; curiosa la scelta di non chiudere il tutto con le stesse atmosfere iniziali, creando una sensazione malinconica che contrasta con il finale tutt' altro che a lieto fine della storia narrata.



Tirando le somme siamo davanti ad una buona uscita, competente e ben suonata, che dimostra ancora una volta il fermento italiano nel campo del Metal estremo, e la capacità da parte delle band del Bel Paese di prendere spunto dai colleghi stranieri per rielaborare diverse influenze in un suono moderno che conserva le diverse lezioni di un genere che ha conosciuto diverse ramificazioni e manifestazioni negli anni; un plauso particolare  però va al fatto che sotto tutto, rimane un'anima Death che non si conserva solo nei suoni, ma anche nell' attitudine che richiama immagini sepolcrali e brutali, elemento che oggi spesso viene a mancare a favore del puro lato tecnico che crea virtuosismi di sicuro effetto, ma tralascia la funzione originaria del "Metal della Morte". Fortunatamente i nostri hanno abbastanza cultura musicale, e anche l'età, per ricordarsi di questi elementi, e li mantengono nel loro suono e nell' estetica della band, come nella bella copertina in perfetto stile vecchia scuola che riesce ad essere astratta ed orrorifica allo stesso tempo, come nei migliori esempi anni ottanta e novanta.


1) Intro (Zombie Genesi)
2) Post Mortem Transfiguration
3) Contagium Escalation
4) Eucharist Dead Flesh
5) Unfaithful Celebrant
6) God of Zombies
7) Replaced by Death
8) Culmination of Final Transformation
9) Zombinferno
10) Ite Missa Est