TROLLFEST

Willkommen Folk Tell Drekka Fest!

2005 - Solistitium Records

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
29/09/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Tutto era successo in un attimo, neanche il tempo di rendermi conto: bastò prendere in mano quel misterioso disco, di quel gruppo mai sentito, i Trollfest e recitare quel titolo.."Willkommen Folk Tell Drekka Fest"... Fu un lampo. La frazione di un secondo. E quello che era prima, tutto intorno a me, non fu più....Tutto era cambiato..L' accogliente stanza in cui sino a poco prima mi trovavo era scomparsa, e tutt' intorno solo alberi, funghi alti come uomini. La mia stanza, la mia casa, il luogo dove vivevo si erano eclissati per fare posto ad una buia foresta,inospitale, che sembrava scrutarmi come un estraneo. "No, la cosa è folle!Come può un ammasso di alberi guardarti, giudicarti ed odiarti?" pensai tra me e me. "E' solo suggestione, è la mia immaginazione" e mossi i primi passi in avanti rimembrando un vecchio film "L' Armata Delle Tenebre" di Sam Raimi. Era successa la stessa cosa. Il protagonista prese l' arcano libro e recitò la formula, e si trovò distante, lontano dal suo accogliente mondo, catapultato in una dimensione che di reale aveva ben poco. "No, è solo un sogno" continuai a pensare tra me e me. Non poteva essere reale. Gli alberi, le foglie...questo malsano senso di odio che permea l' aria. Solo un sogno..solo un sogno... e i miei piedi si muovevano in avanti calpestando foglie secche ed altre cose che crepitavano ad ogni minimo passo. La mia paura era palpabile, esattamente come quell' alone di malvagità di cui era impregnata l' atmosfera. Mossi altri passi in avanti, in direzione di un massiccio albero. "Se questo non è un sogno" pensai "quest' albero dovrà farmi dono di tutta la sua consistenza, e non presentarsi a me come un evanescente visione".Allungai un braccio......



Willkommen Folk Tell Drekka Fest! 



No, non spaventatevi. L' introduzione horror iniziale era solo per creare un po' di atmosfera, dato che la natura "infernale"  del platter aleggia solo in certe ritmiche di stampo black. Il protagonista dell' intro non sarà divorato da mostri ignoti ne brutalizzato da pericoli in agguato. Al massimo allungando il braccio si troverà di fronte alla bottiglia di vinello bevuta la sera prima. E non potrebbe essere altrimenti, dato che il titolo del platter in questione tradotto in italiano suona come "Benvenuto popolo alla festa alcolica".

Esordiscono nel 2004 i norvegesi Trollfest, autori di un genere da loro stessi soprannominato "True Norwegian Balkan Metal". Il mix è semplice: prendete delle partiture di chiaro retaggio black, unite uno spruzzo di thrash e mescolate tutto con ampie dosi di folk. La mescolanza finale è irresistibile.  

Con il loro prodotto ci si ritrova in brani la cui reminiscenza è sicuramente di stampo black metal, con uno screaming aggressivo che si muove assassino sopra una batteria e una chitarra a dir poco furiose, ma colmo di screziature folkeggianti, in cui ritroviamo strumenti inusuali nel genere black metal come la fisarmonica, pronti a tratteggiare scenari più ariosi e festaioli. 

La rievocazione, in pratica, di feste e goderecce orge dei sanguinari Troll (come può suggerire il nome della band) riportata in musica. Una musica che riesce bene a fondere i singoli elementi sino a riportarci mentalmente a quei baccanali senza risultare pacchiana o eccessiva. L' amalgama è perfetta e riesce senza problema a teletrasportarci in un mondo mitico quanto maledetto, in cui sono queste arcane creature le padrone assolute, pronte a festeggiare sui cadaveri dei poveri, sventurati umani e a banchettare con le loro inermi membra.

 I Trollfest si presentano sul mercato discografico nel 2005 (dopo un promo dato alle stampe nel 2004) con il loro primo parto, Willkommen Folk Tell Drekka Fest!, album di buona fattura in cui tutte le caratteristiche sopra citate sono esplicate a dovere. La parte black è tritaossa, senza compromessi, e nel contempo le screziature folk riescono a rendere il prodotto pregno di una sostanza "festaiola". La magia sprigionata da ogni singola nota del platter è un qualcosa fuori dal comune, e per quanto la stessa strada sia stata battuta dai fratelli Finntroll (attivi già dal 1999 con l' album Midnattens Widunder) i nostri riescono nell' impresa di creare un ibridoma sonoro davvero degno di nota.

 Il disco si apre con Trollfest, un brano strumentale di chiaro retaggio folk in cui i nostri ci catapultano nel loro magico mondo fatto di troll e magia: pochi semplici accordi screziati qua e la da un maranzano ci proiettano a forza nel loro ancestrale dominio in cui sono a farla da padrone sono arcane creature nascoste nei più reconditi angoli di bui boschi: creature pronte ad assalire l' ignaro umano e divorarlo senza pietà. Strumentale di pregevole fattura, può ricordare ai cultori del genere gli inframezzi strumentali presenti in giochi come Final Fantasy. 

Neanche dopo un minuto un Troll stappa una bottiglia e si scatena l' inferno con la title track: i ritmi accelerano pesantemente incanalandoci in un inferno caotico fatto di partiture black/thrash giocate sulla metallizzazione di strutture folk reinterpretate in maniera dura, devastante, senza compromessi. La struttura malsana ed aggressiva viene impreziosita a tratti da inserti folkeggianti eseguiti a colpi di fisarmonica, dando così maggiore respiro goliardico all' architettura sonora.Caratteristica del brano è la disinvoltura nel muoversi tra violente strutture blackened thrash e gli inframezzi di fisarmonica che risultano assolutamente azzeccati nel contesto, capaci di accentuare la follia festaiola del pezzo in questione.

 Con il terzo brano, Helvetes Huden GARM (Il cane infernale GARM) si stempera parzialmente il caos dell' infernale pezzo precedente a favore di ritmi più distesi, ugualmente aggressivi ma giocati su una maggiore resa delle atmosfere. Il pezzo si apre con un riff solenne che presto sfocia nei latrati rabbiosi di Trollmannen. Dopo poco, mentre il brano continua ad avanzare deciso come un panzer, marciando impavido su ritmiche quadrate, si inseriscono degli ululati che ci fanno fare conoscenza con il misterioso GARM, cane infero, abitante delle tenebre. A dispetto del nome, apparentemente truce, assassino, e delle ritmiche stile marcia di guerra, il pezzo riesce a divertire, anche grazie ai coretti da osteria presenti alla fine e all' onnipresente abbaiare di Trollmannen, quasi ad imitare il cagnone GARM.

 Il quarto brano, En Ytterst Heftig Sak ci stupisce per la poca ortodossia della struttura: il pezzo, relativamente corto (2 min e 48) è composto da tre parti: l' introduzione strumentale screziata dal suono di un banjo, di un minuto abbondante, veloce, decisa quanto "allegra" che si va a stemperare in una parte centrale decisamente più lenta e praticamente recitata dai digrignamenti malsani di Trollmannen. Finita la parte centrale, praticamente il cuore del brano (della durata di un minuto scarso) si viene catapultati nella parte finale del brano, speculare all' intro, e quindi ancora una volta giostrata a colpi di banjo. 

Con Sagaen Om Suttungs-Mjod arriviamo ad un pezzo cheto, pregno di un incredibile tranquillità. Una chitarra ricama placida un giro ipnotico quanto bucolico, da relax campestre. A poco più di un minuto i ritmi, già rilassati, estatici, rallentano ulteriormente per lasciare spazio alle clean vocals di Trollmannen, che lasciate da parte le velleità rabbiose, ora si inserisce nel tessuto sonoro con una modalità vocale decisamente più sibillina, meno incazzata, per quanto definire "sibillina" una voce comunque sporca, spenta e priva di qualsivoglia armonia sia decisamente un azzardo. A pocopiù di due minuti si inseriscono festosi ma solenni dei coretti da osteria ("la-la-la lalalà la la..") che, ripetuti sino allo spasmo ci portano alla fine del brano. 

Der Erste Krieg inizia con un intro strumentale dal flavour cinematografico (per intenderci, il sapore che si respira è molto da film fantasy, stile Il Signore Degli Anelli et similia), che può ricordare ai più un vago olezzo alla Summoning. A quasi un minuto e un quarto si inserisce la fisarmonica, che trascina la struttura musicale verso scenari meno altezzosi e più goderecci, da sagra popolare. Dopo pochi secondi, a seguito di un urlazzo di Trollmannen, il pezzo si sposta su coordinate più aggressive dal retrogusto thrasheggiante, screziate da frequenti "Hey" in sottofondo che possono ricordare la plebaglia che incita compiaciuta le declamazioni isteriche del vocalist. A quasi due e quaranta veniamo investiti da un blast beat tremendo che ci catapulta in una slavina sonora destinata a seppellirci in tutta la sua dirompente impetuosità. Mentre la valanga sonora avanza non lasciando superstiti attorno a se, un compiaciuto Trollmannen cavalca la devastante deviazione musicale, vomitando la sua alterigia con maggiore isteria. Dai tre minuti, ancora screziato dagli immancabili "Hey" di incitamento, il pezzo smorza di una tacca l' estremismo sonoro avvertito sino a poco prima per ritornare su coordinate maggiormente folkeggianti. Chiudono in bellezza alcuni coretti palesemente da osteria che sembrano fuoriuscire dalle ugole di sbronzoni ad un passo dal delirium tremens. 

Du Kom For Seint... (Sei Arrivato Troppo Tardi..) si apre con un riff che sicuramente di drammatico ha ben poco. L' atmosfera che si respira inizialmente è di allegria. L' inserimento della voce del singer coincide con un cambio di ritmiche, che passano dall' atmosfera scanzonata degli inizi a ricami più cupi e sincopati di scuola thrash . A 48 secondi il refrain (Dieses hast du hort om for/er das trakken sist in dor/trinken sollst er til er spyr/ dann far vi inn ein aen Fyr..)epico, solenne, di grande impatto. Il pezzo grossomodo si mantiene sulle stesse coordinate nell' arco di tutta la sua durata alternando parti sincopate sfregiate dai digrignamenti del vocalist al refrain. Di grande interesse l' intermezzo strumentale a un minuto e cinquantadue dal retrogusto battagliero, trainato da una batteria veloce e potente. Chiude in bellezza un outro speculare alla parte introduttiva, in cui viene riproposto il riff festaiolo ascoltato nelle prime battute. 

Trollkamp (La battaglia dei Troll), strumentale di pregevole fattura, si muove su un affresco sonoro che ci rimanda ad un immaginario da "sottobosco": il rimando illusorio ad un ambientazione silvestre screziato da note trollesche ci immerge sino al midollo in una scoppiettante ambientazione fantasy popolata da piccole creature delle foreste. Nella tessitura sonora, paranoica si inseriscono molto sporadicamente alcune risate schizzate che danno al pezzo un flavour ancor più monomaniacale. 

Die Urgammal Gebrau è inaugurato da un botta e risposta tra un Trollmannen perfettamente calato nella parte del troll fuori di testa e scoppiettanti partiture di retaggio folk ricamate da un violino elettrico destinato a ripetere ad libidum una litania festosa. A un minuto e ventisette prende il via un breve intermezzo strumentale sorretto da un cordofono capace di teletrasportarci in scenari di algida follia. Poco dopo si scivola verso una breve parte in cui si reinserisce in maniera isterica il latrato del singer: una parte ben più aggressiva, sorretta da partiture thrasheggianti, abbellite da una pletora di "Hey, Hey" di incitamento. Segue una nuova serie di botta e risposta tra le già sentite partiture folkeggianti a base di violino elettrico e frangenti duri, incompromissori a seguito del quale si inserisce ancora una volta uno spiraglio dominato dal cordofono, che dopo poco ci ritrasporta verso lidi duri, metallici. Il pezzo si chiude con stravaganti rumori "acquatici".

Offer-Visa viene varato da un riff sordo, quadrato, modernista (molto alla lontana sullo stile del Reverendo Manson....il paragone è incredibilmente azzardato ma mi solletica) rotto in breve dal digrignante Trollmannen. Dopo poco il registro vocale cambia in favore di tonalità più cupe: lo screaming di apertura diventa un abissale growl atto a rievocare qualche creatura innominabile tipo i Berserker di Cabal. Anche l' affresco musicale pregno di violenza scivola, in concomitanza del cambio di registro vocale, verso toni più ferali, mortuari. A 1 min e 2, a seguito di un ululato infernale proveniente da fauci più terrificanti di quelle di Cerbero, i ritmi si avviano verso una progressiva accelerazione. Presto si viene avvolti da una marcia meccanica screziata dalle urla sovraumane del singer che ci trascina verso un mondo ostile e spersonalizzato. Dopo poche declamazione di Trollmannen (Drep ham, drep ham na haha!/Drep ham na toten er HAHA!!) si ritorna su registri speculari a quelli iniziali, in cui ritroviamo il riff marziale introduttivo. 

Der Tag Nacht-Hinter(Il Giorno Antico), a parere di chi scrive uno dei più affascinanti ed evocativi pezzi dell' album, anomalo in quanto si distingue da molti altri presenti nel platter per un tono meno goliardico e più epico. Il pezzo si apre con uno scroscio di pioggia presto raggiunto in sordina da un lieve ricamo malinconico di chitarra acustica. Poco dopo i trenta secondi si inserisce una secca nota di chitarra elettrica, ripetuta come un tuono all' orizzonte, e la batteria che con enfasi scandisce pochi, semplici rintocchi. A breve segue il latrato di Trollmannen, mentre la chitarra elettrica inizia ad affrescare un giro solenne, magniloquente. Dopo una nuova ripetizione del pattern iniziale il pezzo torna ad essere sorretto da quel giro di chitarra glorioso mentre il vocalist alterna registri vocali in scream a quelli in growl. Ed è proprio con quel temibile giro di chitarra che, secco, si conclude il pezzo.

Na Ma Du Drikka Mest! si muove su coordinate diametralmente opposte al precedente pezzo: mentre il suo diretto predecessore era un pezzo solenne, epico, magniloquente, un pezzo singolare all' interno del platter, il pezzo in questione invece evidenzia esponenzialmente lo spirito alcolico del gruppo (non a caso la traduzione del titolo in italiano è "Ora Devi Bere Più Di Tutti"). Il brano in questione non è null' altro che una nenia da alcolizzati ripetuta sino allo sfinimento in qualche bettola di serie z, con tanto di voci di ubriaconi e gente che parlotta in sottofondo e gli strillacci fastidiosi di Trollmannen probabilmente malconcio per il troppo idromele. Tirando le somme il disco si può definire davvero azzeccato, con punte di eccellenza qua e la. Un ottimo esempio di folk metal screziato di black e thrash destinato a tutti gli amanti di queste sonorità, ma non solo. Se del metal amate la goliardia, se non amate prendervi troppo sul serio, e soprattutto se siete dei veri amanti dell' alcool, allora questo prodotto è destinato proprio a voi!



 



 


1) Trollfest
2) Willkommen Folk tell Drekka Fest
3) Helvetes Hunden GARM
4) En ytterst Heftig Sak
5) Sagaen om Suttungs-Mjöd
6) Der Erste Krieg
7) Du kom for seint...
8) TrollKamp
9) Die Urgammal GeBräu
10) Offer-Visa
11) Der Tag Nach-hinter
12) ...Nå må DU Drikka mest!!

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