THE FORESHADOWING

Second World

2012 - Cyclone Empire Records

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
27/04/2012
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

Un curriculum come quello dei The Foreshadowing è oggi più unico che raro. I due album "Days of Nothing" e "Oionos" hanno portato un'enorme ventata di freschezza e vitalità al genere Doom Metal e hanno illustrato una continua crescita ed evoluzione del loro sound. Dal lato dei Live, il combo Romano ha orgogliosamente tenuto alta la bandiera verde-bianca-rossa anche sui palchi di festival storici come il Legacy Festival, il Wave Gothik Treffen e il SummerBreeze. Con tali credenziali era lecito aspettarsi molto da "Second World", terza fatica in studio della band romana e puntualmente queste aspettative vengono esaudite dalla prima all'ultima.

L'opener "Havoc" è il perfetto specchio di un album compatto e personale come pochi. Il tema lirico rimane quello di sempre (L'apocalisse, rivisto in diverse chiavi di lettura) e la voce di Marco Benevento spicca per la sua capacità di dare forma alle emozioni più pure e di trasmetterle direttamente all'ascoltatore mentre le chitarre tornano ad un ruolo di primo piano nell'imbastire la melodia con un pregevole muro di suono e con meravigliosi momenti solistici mentre la sezione ritmica formata da Jonah Padella e Davide Pesola formano l'accompagnamento perfetto per rafforzare il sound e l'atmosfera della band. Gli effetti sonori finali di "Havoc" ci guidano direttamente all'intro Arpeggiato di "Outcast", traccia che mostra in pieno la cura riposta nell'arrangiamento chitarristico dei brani, con le chitarre di Alessandro Pace e Andrea Chiodetti che si intrecciano in un'ipnotica trama di parti ritmiche e parti solistiche eseguite sia da chitarre elettriche che da chitarre acustiche, una bella novità nel sound dei The Foreshadowing. In "The Forsaken Son" ci ritroviamo di fronte ad un Marco Benevento assolutamente sugli scudi per quanto riguarda la prestazione vocale, sofferta e baritonale ma mai banale o monotona, mostrando una capacità interpretativa fuori dal comune. Il pezzo mostra anche un andamento progressive che mostra come questa band riesca sempre ad evolvere il suo sound muovendosi agilmente nei ristretti confini del Doom Metal che, fino a qualche anno fa, era un genere che sembrava aver già detto tutto. La titletrack è invece un vero capolavoro di pesantezza sonora e riesce a creare un'atmosfera di oppressiva desolazione che entra nelle viscere degli ascoltatori. Se "Days Of Nothing" era l'attesa dell'Apocalisse e "Oionos" era l'Apocalisse stesso (inteso come un cambiamento radicale che cancella la società odierna e le sue convenzioni), "Second World" è la desolazione di un nuovo mondo devastato da una guerra moderna ed evoca vividamente immagini di decadenza e rovina. Il rilassato intro di "AfterMaths" non fa altro che amplificare questa sensazione di desolazione e solitudine fino all'esplosione delle meravigliose chitarre distorte che ci permettono di notare il magistrale mixaggio di Dan Swano, capace di sottolineare e risaltare lo splendido songwriting della band. Prepariamoci a toglierci il cappello di fronte ad un capolavoro come "Ground Zero", traccia già scelta come anteprima del disco, che ci mostra come quest'album sia capace di crescere ad ogni ascolto che ci regaleremo. Il songwriting e l'arrangiamento sono infatti talmente curati che il disco merita più di un ascolto attento per catturarne tutte le diverse sfumature tipiche di una grande opera. "Reverie is a Tyrant" pone l'attenzione sulle ottime tastiere di Francesco Sosto, fine rifinitore ed incorniciatore del funereo sound del combo romano che aggiunge ai brani uno spessore ed un'evocatività impareggiabili. La ballad semiacustica "Colonies" ci mostra perfettamente la crescita evolutiva del sound della band che continua a portare un'ottima ventata di rinnovamento nel genere Death/Doom mostrandoci come i musicisti che riescono a fondere nella loro musica le influenze più disparate siano un bene per l'intero mondo della musica. Guidati dall'evocativo outro acustico di "Colonies" ci scontriamo con l'epico riffaggio di "Noli Timere" che, supportato da un Jonah Padella in grande spolvero, ci guida con incedere marziale fino alla bella "Friends of Pain", degna conclusione di un viaggio epico ed emozionante in un futuro che, guardando alla decadenza dei nostri giorni, non sembra poi tanto lontano.


1) Havoc 
2) Outcast 
3) The Forsaken Son 
4) Second World 
5) Aftermaths 
6) Ground Zero 
7) Reverie Is A Tyrant 
8) Colonies
9) Noli Timere
10) Friends Of Pain 

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