MORBID ANGEL

Laibach Remixes

1994 - Earache Records

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
12/05/2016
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

Recensiamo oggi un EP dei Morbid Angel sepolto dalle sabbie del tempo e risalente all'anno 1994, rilasciato dalla "Earache Records"; un anno dopo, quindi, l'uscita dell'ottimo "Covenant". Ora, prima di apprestarci a parlare nel dettaglio del suddetto lavoro, va fatta un'importante e necessaria premessa: questo EP (intitolato semplicemente "Laibach Remixes") nulla ha a che vedere con i Morbid Angel come avevamo imparato a conoscerli sino ad allora, intesi come band Death Metal pura ed incorruttibile. Semplicemente, ci troviamo dinnanzi ad un lavoro in cui sono presenti due Remix in chiave elettro/industrial, rispettivamente di "God of Emptiness" e di "Sworn to the Black", capolavori già apparsi in "Covenant" e qui pesantemente modificati. La rivisitazione avviene per opera dei Laibach, una formazione industrial/elettronica slovena che nel corso della sua carriera ha remixato numerosi pezzi di genere Rock e Metal (fra i tanti, persino la famosissima "The Final Countdown" degli Europe), accanto ovviamente ad una bella serie di dischi e pezzi inediti. Qualche cenno circa questa particolarissima band, dunque, è assai dovuto: i Laibach si formano nel lontano 1980 ed il loro monicker altro non risulta essere che la denominazione in lingua tedesca della città di Lubiana, capitale del loro stato natale. Il gruppo è prevalentemente conosciuto per la sua bravura e particolarità sonora (chi masticherà un poco il genere avrà sicuramente ascoltato dischi come "Nova Akropola" ed "Opus Dei"), ma anche per discorsi extra musicali.  Da sempre, infatti, i Nostri risultano essere al centro di numerose attenzioni ed  aspre polemiche: proprio perché i Laibach sono da sempre stati caratterizzati da un'immagine controversa assai controversa, la quale affonda nell'estetica nell'apparenza (per così dire) "totalitaria". I loro continui richiami alla violenza dei regimi totalitari hanno sin dai primi anni di carriera catalizzato l'attenzione sul gruppo. Uniformi nazistoidi, estetica del "ventennio" italiano o spiccatamente nazista.. il tutto propedeutico ad un particolare tipo di studio antropologico nel quale tutti i membri del gruppo sono coinvolti. Membri del collettivo culturale sloveno denominato "NSK" nonché seguaci delle teorie dello studioso loro conterraneo Slavoj Zizek, i Nostri di professano infatti come degli studiosi della scienza del potere, come degli indagatori / scopritori di quelle dinamiche che portano inesorabilmente il popolo a fidarsi di un regime totalitario in senso generale. Secondo la loro opinione, per capire a fondo tutte queste serie di rapporti "causa / effetto", bisogna infatti calarsi apertamente all'interno di un movimento totalitario, inasprendone i toni ed esasperandone l'ideologia di base. Proprio per questo, nessun membro ha mai voluto prendere le distanze dalle dichiarazioni deliranti rilasciate durante i concerti, né dagli spettacoli inscenati, fatti di divise e parate inscenate. Tutta una serie di apologie ben diverse dalle bonarie provocazioni di altri personaggi del mondo musicale. Polemiche giunte, nei riguardi dei Laibach, non solo da parte della pubblica opinione ma addirittura da vere e proprie personalità internazionali: non furono molto ben prese, in un'occasione, alcune loro dichiarazioni rilasciate contro il dittatore Tito, duramente schernito durante un festival a Lubiana. Un giochetto che costò alla formazione l'ira da parte dei discendenti e dei simpatizzanti del "maresciallo", nonché l'allontanamento dal festival al quale avevano preso parte. Insomma, un gruppo assai sui generis, per certi versi "estremo" quanto i Morbid Angel. I quali hanno in questo caso scelto con cura i loro collaboratori, non coinvolgendo certo l'ultimo dei principianti. Gruppo particolare, conseguenze particolari: siamo quindi in presenza di un'opera atipica, che potrà chiaramente piacere oppure no, dipende sempre ed in fin dei conti da come la si vede. Sicuramente, possiamo affermare quanto il lato Death metal in quest'opera sia parzialmente dimenticato; si ha infatti una reinterpretazione radicale dei due brani scelti, nella quale chiaramente i pezzi sono ben riconoscibili ma vengono  appesantiti da diversi effetti elettronici. Superflue sono quindi le discussioni sul gruppo di Azagthtoh (perché questa scelta ecc.), il quale sicuramente si è sempre interessato alla sperimentazione a livello musicale. Sperimentazione che a volte è risultata ben ponderata e gli ha permesso di sfornare dischi come "Domination".. mentre altre volte è risultata mal incanalata dando luce ad un disco come "Illud?", sicuramente il capitolo più brutto e sconcertante dell'intera carriera del combo floridiano. Insomma, gli ingredienti perché questo piccolo episodio fosse stato destinato a far parlare di sé ci sono effettivamente tutti: non resta altro da fare che buttarci nell'ascolto di queste tracce, cercando di comprenderne appieno le dinamiche e mettendone a nudo le varie peculiarità. Negative o positive che possano rivelarsi. Nota a margine: il disco, come indicato dalla copertina, risulta prodotto (per quel che concerne i remix) da "300.000 V.K.". Pseudonimo atto ad indicare gli stessi Laibach300.000 V.K. altro non è che il nome di un side project degli stessi.

God of Emptiness

L'EP viene dunque aperto da una riproposizione di "God of Emptiness (Dio Del Nulla)", al momento presentataci senza modifiche, per rafforzare l'effetto "prima / dopo" che il gruppo vuol creare, lasciando che i remix giungano dopo l'ascolto di due tracce "canoniche". Il pezzo viene dunque aperto da quel famoso riff molto lento e doomish, esattamente come ce lo ricordiamo. Ancora una volta il drumming di Pete è essenziale, ma proprio in virtù di questa sua precisione riesce a fornire grande dinamica al tutto, rendendo l'atmosfere pesante quanto basta. La voce di Vincent diventa profonda all'inverosimile, le chitarre evocano atmosfere angoscianti e negativi sino al refrain. Un riff convulso si fa strada in maniera inarrestabile per poi essere sostituito da un altro riff nella seconda parte del ritornello. Viene ripreso il riff iniziale ed ha inizio la seconda strofa, la struttura della canzone viene quindi ripetuta. Ancora una volta ascoltiamo infatti il micidiale refrain segnato da una prestazione magistrale di Vincent.  Un altro riff che segna una lieve apertura nei toni delle chitarre ci conduce ad un catacombale rallentamento dove improvvisamente, calda e profonda, la voce di Vincent disegna letteralmente un'altra parte degna di nota del pezzo tutto. Questa parte viene ripetuta dopo un breve intermezzo e il suo riff portante ci conduce dunque fine del brano. Sicuramente fra i più noti ed apprezzati dei Nostri, il quale gode anche di un videoclip incredibilmente inquietante ed alienante.  Il manifesto anticristiano di questa canzone si concretizza già dalle prime strofe. La chiesa viene accusata di dispensare bugie e di riempire le menti dei credenti con tutte le menzogne del mondo, atte a generare unicamente oppressioni di vario tipo e paure nel cuore degli uomini. Il loro potere sta però ormai finendo, i fedeli verranno accecati dall'invidia e dunque perderanno di vista la morale cattolica. I bambini verranno attirati dal diavolo e le madri, a loro volta (abbiamo in questa sezione un riferimento alla bibbia), diventeranno vere e proprie ancelle del diavolo. Il Serpente (ecco il riferimento, si parla del noto serpente che tentò Eva) dispenserà lussuria alle donne, strapperà loro l'anima rendendole libere dalle fede.  Alla fine della canzone il diavolo proferisce l'ordine al suo seguace di inginocchiarsi pieno di fede e "splendidamente", proprio perché non c'è cosa più bella che votarsi al Demonio. Nel testo dell'ultima canzone troviamo ancora un "sunto" delle tematiche affrontate nell'album, tematiche anticristiane con le quale i Morbid Angel criticano sia Dio inteso come divinità sia Dio inteso come istituzione, la Chiesa.

Sworn To the Black

Segue senza indugi "Sworn To the Black (Votato all'Oscuro)", anch'essa presentataci (ancora) nella sua forma archetipica, per il momento ancora priva di modifiche. Una canzone che viene aperta da un riff marziale ed un drumming importante, contesto nel quale Pete decide inoltre di "giocare" molto con il suo set di piatti. La prima strofa viene sostenuta da una variazione del precedente riff, fino ad arrivare al terzo riff della composizione che è anche quello che sostiene il refrain del brano tutto. Dopo questo refrain si sussegue un mini-assolo che ci porta alla seconda strofa. Ancora una volta viene ripetuto il refrain che viene sostenuto da un eccellente gioco di Pete sul charleston, ed un assolo magistrale di chitarra ci coglie alla sprovvista permettendoci di apprezzare tutto il talento di Trey. Abbiamo un break dove la batteria scandisce il tempo e le chitarre, con un tapping, ci meravigliano ed emozionano letteralmente. Successivamente il gruppo ci riporta al riff inziale, arriviamo alla terza strofa (che non si differenzia però dalle precedenti) per poi accedere al terzo ritornello.  Un altro assolo di chitarra va a concludere il pezzo, il quale viene chiuso in maniera diretta, quasi fosse stato tagliato di netto con una spada. L'oggetto della narrazione consiste nell'insieme di memorie posseduto da un soggetto non meglio identificato, il quale narra le sue vicende in prima persona. L'esistenza del nostro protagonista è stata generata dall'abisso e la sua vita condotta nell'oscurità.  Ripudiato dalla luce, le sue emozioni si sono affievolite fino a scomparire. "Un cuore di ghiaccio" pompa sangue freddo nelle sue vene, e questa creatura vivrà nell'oscurità fino a quando verrà evocata.  Quando Lucifero risorgerà allora questo essere si schiererà in battaglia affianco degli altri demoni. Facendo pagare al mondo la volontà d'averlo escluso e di averlo relegato per sempre in una camera oscura. Ripudiato dalla luce, l'essere giace morente giurando di rimanere fedele all'oscurità, l'unica vera amica, l'unica consolatrice che lo ha accolto senza pretendere da lui alcunché. A questa rimarrà fedele e per questa combatterà.

Sworn to the Black

Ricollegandoci alla track precedente, abbiamo quindi la prima canzone remixata, esattamente la stessa "Sworn to the Black": proprio come il successivo remix di "God of Emptiness" (la quale risulterà essere pesantemente modificata rispetto all'originale), anche questa nuova versione assumerà, come presto noteremo, una linfa nuova , diventando a tutti gli effetti un nuovo pezzo. Pesantezza "industriale" fredda e preponderante, un'oscurità generale la quale crea una fitta nebbia impossibile da diradare. Già molto, durante la strofa i numerosi effetti sonori arricchiscono il brano, sino ad arrivare al refrain dove l'uso dei synth, utilizzati in fade-In, arricchisce e dà intensità ad un pezzo che diventa a suo modo imponente, sicuramente ben reso "massiccio" dalla preponderanza dell'elettronica. Reso addirittura più crudo, più freddamente possente, lontano dalla visceralità sanguinolenta dei Morbid Angel. L'assolo di chitarra e lo stacco di batteria ci portano poi alla sezione centrale, già pregevole nella versione originale, e questa volta fregiata di un altro gusto.  A farla da padrone sono infatti i beat incessanti della drum machine, i quali rafforzano la sezione ritmica eretta da Sandoval e Vincent, resa sicuramente più "artificiale" dai campionamenti. Si arriva quindi alla ripresa del riff portante, chiaramente modificato anch'esso. Durante l'ultima strofa il non ci sono grossi cambiamenti, notiamo quindi come la conclusione giunga sempre riportando in auge diversi effetti assai particolari. Se nella versione originale siamo davanti ad un pezzo ottimamente scritto e suonato, il quale basa la sua ottima resa sulla violenza sonora, questa volta è l'atmosfera artificiale venutasi a creare, a suscitare emozioni. Ovviamente la base concreta è stata gettata dal combo ma non vogliamo sminuire l'impegno  degli Sloveni  Laibach nel reinterpretare questa traccia, la quale si fregia di finale secco ma particolare che potrete gustarvi ascoltando l'Ep. 

God of Emptiness

"God of Emptiness (Dio Del Nulla)": le chitarre catacombali della prima versione ci paiono certo più distanti in questa versione, così come la voce di Vincent risulta essere pesantemente filtrata ed effettata, quasi a non riconoscerla. L'impianto ritmico risulta essere monolitico e secco, chiaramente la drum machine emerge rispetto alla traccia di batteria originale andando a doppiare per bene la cassa ma mettendo in evidenza il tempo stesso della track. Con la seconda ripresa abbiamo ancora l'evidente incursioni di sintetizzatori, in generale la sensazione di claustrofobia che caratterizzava il pezzo di Azagthoth viene amplificata e il tutto risulta essere più freddo ed inespressivo, grazie alla tecnologia. Dopo il secondo refrain si accede al bridge dove anche qui il gruppo inserisce numerosi cambiamenti, in una traccia che prende anche in questo caso una piega autonoma grazie all'uso massiccio di effetti.  L'insieme è davvero ben congeniato, i vari e "nuovi" accorgimenti sembrano sovrastare l'insieme, con delle parti elettroniche che risultano anche in questo contesto molto incisive. Il finale è lasciato alle chitarre originali sempre abbellite da sintetizzatori ed effetti sonori.

Conclusioni

Terminato questo  breve ascolto, possiamo dunque formulare le nostre conclusioni. Senza dubbio, come sostenevamo in precedenza (affermazione ampiamente argomentata nell'analisi track by track di questo EP), non siamo assolutamente di fronte ad un prodotto Death Metal nel senso strettissimo e puro del termine, in quanto le versioni originali dei brani assurgono solamente come termini di paragone, funzionali solo a mostrare ed a sottolineare la novità e le differenze apportate ai remix (effetto "prima / dopo"). Per quanto riguarda i brani modificati, poi, è tutto un altro paio di maniche: pur essendoci una base "suonata" il senso dell'opera riguarda le sperimentazioni elettroniche apportate ai due pezzi dei Morbid Angel. Un EP che non vuole mostrare il lato Death ma quello più sperimentale del gruppo, in poche parole. Un qualcosa che dunque potrebbe shockare i fan più intransigenti, una soluzione forse troppo coraggiosa. L'ascolto risulta però gradevole, nel senso che queste "sperimentazioni" hanno certamente la capacità di destare l'attenzione dell'ascoltatore o almeno di incuriosirlo. I due pezzi remixati rappresentano due piccole gemme nella discografia del combo floridiano, ed altresì dobbiamo dare il merito ai Laibach di aver dato una nuova vita a queste track cercando contemporaneamente di snaturarne l'originale significato; ma anzi, rendendo l'atmosfera più scura, più esoterica, un'atmosfera tanto cara allo stesso Trey Azgthtoth il quale, come ben sappiamo, ha sempre aggiunto nei dischi del suo gruppo dei pezzi strumentali creati con l'ausilio di sintetizzatori ed affini. Dicevamo prima che la sperimentazione è sempre stata, per il leader del gruppo, importante. E per questo siamo certi che l'attitudine dei pezzi non sia stata messa in secondo piano in quella che è a tutti gli effetti una restaurazione in chiave elettronica di due brani che comunque nessuno mai cancellerà o potrà mai sostituire (della serie: gli originali ce li teniamo comunque ben stretti).  L'opera riesce quindi  nell' intento di regalare ai fan della band un qualcosa di diverso, che potrà essere ascoltato sia con impegno, alla ricerca di innovazioni o di interessanti soluzioni, oppure senza troppe aspettative. Con il solo scopo di risentire dei capolavori remixati e reinterpretati in un modo diverso.

1) God of Emptiness
2) Sworn To the Black
3) Sworn to the Black
4) God of Emptiness
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