MESSERSCHMITT

Naked Truth, Live at Closer

2015 - Metal Zone

A CURA DI
MAREK
23/11/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

Li avevamo lasciati a riprendere la nuova marcia intrapresa della loro carriera, con piglio indomabile, dopo l'ottimo ritorno in studio con la pubblicazione di "Heavy Metal Fighters"; li ritroviamo intenti a dar continuità alla loro storia, (fortunatamente) ripresa per le redini e catapultata di prepotenza in questo presente, bisognoso più che mai di band esperte che sappiano fungere da faro e punto di riferimento per un sacco di gruppi giovani che possono imparare il Segreto dell'Acciaio (se ci è concesso rubare una citazione dal cimmero Conan) solo dall'attività di chi si è vissuto gli anni d'oro del Metal sulla sua pelle. I romani Messerschmitt continuano a volare alto, il loro bombardiere sembra proprio non volersi fermare. Meno male, aggiungeremmo, proprio per la tesi pocanzi riportata: la forza e la genuina presenza scenica / musicale di chi quei suoni li ha visti crescere ed evolversi, in tutte le loro numerose sfaccettature e camaleontiche sfumature.  La Storia dunque prosegue, ed il gruppo ci presenta una novità mista ad altre novità: un album live che sancisce il definitivo esordio (sia su disco che sul palco) del loro nuovo vocalist, Flavio Falsone, già noto alla scena romana per la sua attività con i caleidoscopici Whisperz, band dedita ad un Heavy Metal complesso, particolare e decisamente interessante. Un cantante dotato e potente, con una buona presenza scenica ed una grande propensione alle sonorità classico-"priestiane" che i Messerschmitt vogliono presentarci ancora una volta, giocandosi la coraggiosa carta dell'album live, un disco intitolato "Naked Truth, live at Closer" e registrato in occasione di una performance tenuta al "Closer Club" il ventisette Febbraio del 2015. Un luogo importante, il locale in questione, che ha ospitato nel corso della sua storia bands italiane e straniere come Raff, Fingernails e Turbocharged, emergenti come i Violentor e gli HI-GH, un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli appassionati di Metal, romani e non. Una location adatta, che pulsa di verità ed anni '80, un luogo praticamente perfetto per l'attitudine dei nostri, una location che gli ha concesso di esprimere appieno il loro potenziale, tanto da voler immortalare la loro serata fissandola su questo disco che oggi andiamo a recensire. La formazione, a parte l'innesto di Flavio, è praticamente quella già enunciata nell'articolo precedente, ovvero la recensione di "Heavy Metal Fighters": troviamo i due pilastri della sei corde Fabrizio "Ace" Appetito e Francesco "Riffmachine" Ciancaleoni nei rispettivi ruoli di ascia solista e ritmica, ed anche Mario "The Drill" Ghio e Luca "The Animal" Federici mantengono salde le redini sui loro ruoli di bassista e batterista. Per quanto riguarda la produzione, fondamentale è stato l'apporto di Fabio Lanciotti, che ha assistito il gruppo stesso in questa delicata operazione; non bisogna nemmeno dimenticarsi del produttore esecutivo Gianfranco Belisario e dell'aiuto fornito da "La Bottega del Suono" dello stesso Lanciotti, luogo ove il disco è stato missato. La registrazione è dunque avvenuta live, in presa diretta: un prodotto che ci mostra una band nuda e cruda, "alive and raw", che non frappone fra di essa ed il suo pubblico dei noiosi filtri. Quel che sentiamo sono i Messerschmitt alla loro ennesima potenza: una band che ha deciso di tornare sulla piazza, circondandosi di musicisti volenterosi ed in grado di mostrare a tutti come sia la Passione, la vera vincitrice dell'eterno gioco-partita del Metal. Niente gloria effimera, niente successo "da hit parade".. solo la voglia di far divertire il pubblico, di far scuotere la testa a ritmo di musica. Una volontà nobile, propria di chi ha capito esattamente qual è la vera essenza del nostro genere preferito. Non certo le superproduzioni a tinte "hollywoodiane", non certo i lustrini della fama facile.. tutt'altro. Riff travolgenti, sangue, sudore, tanto cuore ed un pizzico di sfrontatezza. Sfidare il mondo mettendoci la faccia, in poche parole. Un nome teutonico ma una fierezza tutta Romana, addentriamoci dunque ed ancora una volta nel mondo dei Messerschmitt ed andiamo a scoprire quante sorprese ci hanno riservato, questa volta. La Setlist-Tracklist, in oltre, ci presenta la bellezza di quattro brani nuovi, che ancora non avevamo avuto modo di udire su disco prima della registrazione di questo live: oltre a tutti i quattro pezzi del precedente EP, troviamo infatti "Blood and Tears", "King of Sky", "The Nightrunner" e "Bringer of Mourning", nuove perle che arricchiscono il repertorio dei Nostri, per la gioia di noi ascoltatori. Bisogna dire, ad onore del vero, che ben poche band hanno a cuore, al giorno d'oggi, la volontà di farsi ascoltare nella loro più totale essenza: la scelta dei Messerschmitt di registrare un live non va premiata "a prescindere" ma va sicuramente apprezzata, in quanto in un mondo bisognoso di verità, queste particolari trovate sono assimilabili ad una decisa e ristoratrice boccata d'ossigeno, una volontà di porsi che è ben lungi dall'eccessivo perfezionismo che infiacchisce e di molto la scena odierna. Finalmente, niente suoni di plastica e niente mega ritocchi dai chirurgi plastici della consolle.. solo Metal. Potente, sanissimo e devastante METAL.

Blood And Tears

Partiamo subito alla grande con la opener del disco, la sino ad ora inedita "Blood And Tears (Sangue e Lacrime)", aperta da scroscianti applausi e dal divertito rumoreggiare del pubblico presente nell'area concerti del Closer Club. E' subito un riff di Priestiana memoria ad aprire le danze: il sound è bello corposo e metallico quanto basta per cominciare a gasarsi, subito tutta la band si aggrega all'ascia solista e possiamo ufficialmente dare il via alle danze. Sezione ritmica decisamente sugli scudi, un basso roboante ed una batteria ben calibrata, con la coppia d'asce intenta a scandire il brano nel miglior modo possibile. Siamo dinnanzi ad un brano suonato live, gli errori non sono concessi: gli esperti Messerschmitt, forti di un'esperienza importante e blasonata, ne sono consapevoli e lasciano che siano i loro strumenti a parlare, donando vita ad un brano che sembra quasi tratto direttamente da una Newcastle degli anni '80. Siamo in Italia ma il tutto suona squisitamente N.W.O.B.H.M., e possiamo finalmente parlare su queste pagine della new entry del complesso romano: Flavio interviene rabbioso diretto, senza presentazioni o intermezzi. Inizia a cantare sfoggiando una tecnica invidiabile e mostrando un'ugola allenata e ben adatta al ciclone di Heavy Metal al quale stiamo assistendo. La concretezza sembra l'arma vincente dei bombardieri capitolini, il pezzo suona magnificamente diretto ed ogni riff, ogni singola nota trasuda Metal da ogni dove. Bravissimi inoltre a supportare Flavio in fase di backin vocals, dando vita a dei cori che ben si sposano alla voce corposa e possente del frontman, più che mai adatto a ricoprire il ruolo di una band così classicheggiante. L'eredità di Andrea Strappetti è stata raccolta ed onorata, il giovane cantante non fa sconti sfoggiando delle linee vocali a metà fra l'U.K. e l'America: si troverebbe a suo agio in una band sia Epic sia maggiormente British oriented come questa che stiamo udendo. Le chitarre di Ace e Riffmachine sono al solito una garanzia, profondono acciaio al 100%, riff di chiara matrice priestiana come già detto, senza comunque dimenticarsi di altri eroi mai dimenticati come i Battleaxe, le cui eco si sentono nello svolgimento del brano. Verso il minuto 2:18 il tutto sembra calmarsi "leggermente", adottando ritmiche a metà fra l'Hard Rock e l'Heavy; il tutto è più evocativo e presto un acuto squarciante di Flavio ci fa apprezzare ancor di più quello che stiamo sentendo. Davvero una gran trovata, una prova di forza niente male che spiana la strada ad un momento solista che avrebbe sicuramente fatto la felicità di personaggi come Lips e Glen Tipton. Si riprende alla grande a macinare e a dotare il suono di quel velo di maestosità che ben si amalgama alla dura ruvidità Heavy qui mostrata. I Messerschmitt divengono più rabbiosi verso il finale, ed anche la voce di Flavio per un momento si fa più ruggente, salvo poi scatenarsi in una serie di acuti ripetuti che portano alla conclusione di questo primo brano. Acuto finale e band scatenata, il tutto termina fra gli applausi di un pubblico soddisfatto. La resa sonora è ottima, il tutto è stato registrato alla perfezione e non possiamo che dirci piacevolmente colpiti da questo inizio. Chi ben comincia, come si suol dire.. e l'aereo romano vola ad altissima quota, sparando una raffica di proiettili capacissimi di smuovere ance il più scettico ed apatico degli spettatori. Musica potentissima che ben si addice al testo propostoci, il quale parla di una potenza distruttiva in grado di piegare e spezzare anche l'impero più duraturo e sempiterno: nel ritornello, questa "entità" si presenta come un diabolico terremoto (ed è forse proprio quest'ultimo ad essere il protagonista delle liriche), proprio per rendere a tutti l'idea di una forza talmente insormontabile da non lasciare scampo alcuno; non importa che tu sia Re od un semplice uomo, la volontà distruttiva si scaglia indistintamente contro chiunque. I Re vedranno i loro castelli sgretolarsi, le abitazioni crolleranno, i regni verranno devastati e tutto quel che questa vera e propria Sciagura si lascerà dietro sarà unicamente un terreno bagnato da sangue e lacrime, liquidi versati dagli innocenti e dai malvagi, tutti si ritroveranno a dover fare i conti con il Devasto incombente. Buoni o cattivi, ricchi o poveri, malvagi o gentili.. le nostre case verranno distrutte da questa viscerale potenza, che trae la sua forza dal centro esatto della terra e decide di sfogarsi quando meno ce lo aspettiamo. Non si può mai prevedere con esattezza, esistono strumenti appositi e forse qualcosa può effettivamente essere fatto per evitare grossi danni.. ma come ben sappiamo, quando la Madre Terra si ribella, non c'è modo e maniera di poter fare poi troppo. L'incubo peggiore degli esseri umani, una calamità naturale in grado di spazzare via in una manciata di secondi tutto il progresso accumulato nei secoli. Fabbriche, tecnologia ecc., alla tellurica crudeltà tutto questo non interessa. Non importa quanto le ci vorrà per raggiungerci, non sapremo mai quando accadrà.. sta di fatto che, quando il terremoto scatenerà la sua violentissima foga, sarà difficile persino provare a scappare. I ricordi di quell'assalto rimarranno per sempre impressi nelle nostre menti e la calamità stessa sembra compiacersene, ricordando che le sue diaboliche azioni troveranno sempre un posto nelle cronache avvenire, o semplicemente nel nostro inconscio, pronte a saltar fuori nei nostri peggiori incubi.

King of Sky

Il pubblico è ancora in delirio, i Messerschmitt battono il ferro finché è caldo e ci presentano dunque subito il secondo brano della scaletta: "King Of Sky (Il Re Del Cielo)" si apre nuovamente con i boati del pubblico e di seguito con un coinvolgente riff in grado di catturare e stringerci in coorte. Un riff orecchiabile ma assai massiccio, che si evolve in un brano granitico sul quale è nuovamente la sezione ritmica a dettare legge, scandendo dei tempi rocciosi e precisi, quasi chirurgici. Il  basso di Drill si lascia udire ancora di più che nella precedente track mentre la batteria di Animal risulta tonante e quasi Manowariana nel suo incedere. Difatti, il brano sembra proprio richiamare in alcuni casi l'Epic Metal made in U.S.A., forse grazie proprio alla voce di Flavio che, avendo sicuramente fatto sua quella determinata scuola, riesce a rendere il brano incredibilmente evocativo e sorprendentemente carico d'Epos. Una sacralità ieratica che adorna anche le chitarre di Ace e Riffmachine, in grado di far cantare le loro asce ma al contempo di farle urlare, proponendoci un mix di eleganza ma anche di sanissima ed acciaiosa cattiveria. Fra momenti più massicci ed altri più ariosi ed ispirati, il brano prosegue incalzante senza mai perdere di vista un secondo la volontà di risultare comunque potente, alla fine dei giochi. Precisi colpi di batteria e siamo pronti, al minuto 2:30, per gustarci un nuovo assolo su tempi più contenuti. Come la voce di Flavio, anche questo momento solista risulta essere maggiormente espressivo e non punta ad aggredirci, bensì a travolgerci con un turbine di eleganza e robustezza. Il basso è nuovamente grande protagonista e cesella alla perfezione ogni nota emessa dall'ascia solista, di seguito il ritorno del vocalist coincide con l'avvio verso la fine del brano:  nuovi momenti di U.S. Metal (quanto si capisce, da queste note, che Ace e Riffmachine hanno vissuto sulla loro pelle gli anni d'oro..) e ritorno al cantato squillante e carico d'epicità, nuovi acuti (ci stiamo piacevolmente abituando a questo particolare espediente) ed eccoci dunque al capolinea: un brano meno aggressivo del precedente, forse, ma in grado comunque di coinvolgere e gasare un'audience giunta al club per godersi una serata di Heavy Metal. E l'Heavy è anche e soprattutto questo, capacità di giocare con le melodie per dare vita a qualcosa di imperiale, che rimanga impresso e che ci spinga ad assimilare il tutto con piglio guerresco ed eroico. Eroismo e belligeranza che ritroviamo fra l'altro nelle avvincenti lyrics del pezzo stesso, lyrics che sembrano narrarci delle vicende di un mistico guerriero a tratti scandinavo, quasi paragonabile a molti degli Dei del pantheon norreno. Abbiamo da un lato la presenza di un'arma leggendaria, un martello dorato descritto come invincibile (il che potrebbe farci pensare all'arma del Dio Thor, il Mjollnir, ovvero un martello saettante capace di emettere roboanti fulmini) ed inoltre viene citato un destriero infuocato, che per presenza e potenza sembra quasi rievocare Sleipnir, il destriero ad otto zampe cavalcato dall'Eccelso in persona, Odin, re di tutti gli Dei. Il mistico guerriero viene inoltre chiamato "Sovrano di tutte le Guerre", creando una forte similarità con Tyr, dio nordico della Guerra, anche se tutti i riferimenti uniti ci fanno più pensare ad un personaggio di fantasia creato ad hoc (fondendo saggiamente molte caratteristiche degli Dei norreni) piuttosto che ad una rappresentazione oggettiva di uno di questi. Sta di fatto che la figura in questione è potente ed esaltante, un eroe semidivino invocato dagli uomini per fronteggiare le forze del male: l'esercito demoniaco è alle porte ma egli, con il suo martello, respingerà l'assalto ricacciando i balordi nelle loro luride caverne, impartendogli una dolorosissima lezione. Tanti eroi umani vorrebbero combattere al suo fianco e fanno letteralmente a gara per accaparrarsi il diritto di fiancheggiarlo durante questa battaglia. Il clima generale ci riporta dunque agli anni d'oro del Fantasy che fu, quello degli eroi alla Conan, che armati di spade e martelli e cavalcanti destrieri giganti scendevano in campo con virilità e volontà, combattendo per gli Dei contro i malvagi eserciti nemici.

Heroes of the Rising Sun (Kamikaze)

Una vecchia conoscenza giunge come traccia numero tre: si tratta della splendida "Heroes of the Rising Sun (Eroi del Sol Levante)", che già tanto aveva convinto nell'EP "Heavy Metal Fighters"  e qui è destinata nuovamente ad onori ed encomi. La dimensione maggiormente "live" dei Messerschmitt, più una band da palco che da studio (senza nulla togliere allo splendido lavoro realizzato con "Heavy..", comunque) è chiaramente visibile grazie alla versione qui proposta di "Heroes..": se sul disco aveva fatto sfaceli, qui è destinata a raddoppiare la sua carica. Presentata da Flavio, che infrange la quarta parete e dialoga brevemente con il pubblico, il pezzo ci viene dapprima enunciato il titolo "alternativo" di "Kamikaze" (denominazione con la quale la canzone è anche nota) e subito riparte sfoggiando un rifferama che, nemmeno a farlo apposta, richiama molto quello di un altro gruppo di eroi della N.W.O.B.H.M., ovvero i Tokyo Blade. Un riff Heavy ma incredibilmente carico di epos, come già accaduto in precedenza, ed è nuovamente Flavio a prendere parola, scaldando il pubblico: dapprima invita i presenti a tirare su le mani e di seguito a cantare all'unisono. Al grido di "dajeeee!!" i presenti si infiammano e cominciano a rumoreggiare scandendo un "hey! Hey" che accompagna il gruppo capitolino nell'esecuzione di un brano che, sino ad ora, vede la sua migliore versione mai incisa. Ascoltare dal vivo le chitarre di Ace e Riffmachine è sia esaltante che terribilmente affascinante allo stesso tempo, ancora di più è meraviglioso udire una sezione ritmica che non sbaglia un colpo e non perde nemmeno una nota, mantenendo sempre vivo il tempo. "Kamikaze" è forse il brano che più si addice al live forse per la forza del suo ritornello, memorizzabile sin da subito grazie alla sua struttura particolarmente anthemica. Un vero e proprio inno da cantare in coro, urlando un bel "Banzai!!" e lasciando andare la testa ad un headbanging selvaggio. Veramente una grandissima prova, ruspante e genuina, priva di filtri. Anche il momento più contenuto e calmo viene qui riprodotto fedelissimamente ed "aumentato", parlando di bellezza: il delicato arpeggio del minuto 2:27 ben si sposa con un charleston impaziente ma chirurgico,  presto subentra anche l'ascia solista a farsi udire ma con suoni più ruggenti e rugginosi, mentre Flavio adotta un cantato molto più contenuto ed "etereo", salvo ri-esplodere assieme al gruppo poco dopo. Tutto ritorna sui lidi originari ed il bombardiere può ripartire con rabbia a mietere vittime. La quota è altissima: la batteria è incontenibile, il basso sempre meravigliosamente cesellante e le chitarre si scatenano supportando il loro vocalist che decisamente sa divorarsi il palcoscenico come pochi suoi coetanei sanno fare. C'è tempo per un ultima variazione al minuto 4:14, quando su tempi molto più cadenzati l'ascia solista si esibisce in un riffing molto più accattivante, melodico e "ciclonico" nel suo incedere. Un momento che senza dubbio riesce a calamitizzare l'attenzione dei presenti su quanto la band sta eseguendo. Parlavamo di giocare con la melodia, ebbene i due chitarristi ci riescono alla perfezione, donandoci questo "divertissement" gradevolissimo e degno di una coppia d'asce navigata ed esperta. Il pubblico approva e mostra il suo gradimento, ancora una volta. Un brano che testualmente si delinea con un vero e proprio excursus storico: questa volta parliamo della seconda guerra mondiale, in particolar modo della figura dei Kamikaze, i piloti suicidi giapponesi. Questi ultimi, per lo più giovani studenti (non di rado poco più che ventenni) di aviazione, avevano un compito letale quanto importante: fermare l'avanzata degli Alleati schiantandosi letteralmente contro le flotte navali di questi ultimi, a bordo di aerei carichi di esplosivo. Un gesto che ai nostri occhi potrà risultare folle, ma che per l'impero Giapponese dell'epoca era simbolo di grande onore e coraggio. La stessa parola con la quale questi soldati venivano descritti aveva in se un che di "mistico"; "Kamikaze" infatti risulta essere una commistione di termini, "Kami" ("divinità") e "Kaze" ("vento"). La traduzione ultima sarà dunque "vento divino", difatti la prima attestazione dell'uso di questa parola risale al 1281, anno in cui un tifone più che provvidenziale salvò il Giappone da un'invasione mongola. L'ammiraglio Takijiro Onishi recuperò dunque l'uso di questa denominazione e la adoperò per descrivere questi giovani combattenti, i quali avevano il compito di sacrificare la loro vita per fermare le flotte alleate durante il secondo conflitto mondiale. Questi guerrieri ricevevano, ancora in vita, onori su onori, venivano insigniti di decorazioni al valore e persino le loro famiglie erano soddisfatte ed onorate del fatto che un loro figlio (benché condannato a morte) potesse prendere parte a quella campagna. Il brano racconta dunque questa situazione vista dagli occhi di un soldato giapponese. Egli è consapevole della forza dei suoi nemici, è consapevole che sarà difficilissimo vincere questa guerra, ma ciò non lo tratterrà dal salire sul suo aereo per tentare la contromossa finale. Il soldato vuol ripagare la sua patria come si deve, vuole salvaguardare il suo onore e per questo salirà sul mezzo che lo condurrà si alla morte, ma comunque ad una morte onorevole, che servirà a fermare anche per poco l'avanzata degli alleati. Il nostro protagonista non ha paura, benché il resto del mondo lo veda come un pazzo scatenato egli sa di essere nel giusto e perfettamente lucido, per la terra del Sol Levante egli compirà questo gesto estremo, per la sua patria e per la sua famiglia. Il suo corpo si incenerirà, ma la sua anima vivrà in eterno. Egli sarà un eroe.. l'Eroe del Sole Nascente.

The Nightrunner

Si arriva al giro di boa con il quarto brano della setlist, "The Nightrunner (Il Corridore della Notte)", che vede in apertura la sempiterna presenza del pubblico rumoreggiante ed un Flavio nuovamente nelle vesti di presentatore: "her comes the NIGHTRUNNEEEEEEEEEEEEER!", il tutto pronunciato dapprima in un sussurro e di seguito mediante un acuto scagliato come una freccia, in concomitanza con la pronuncia del titolo. Il gruppo riprende un riffing maggiormente di matrice N.W.O.B.H.M. tanto che possiamo notare altre somiglianze con i già citati Battleaxe, il brano prende a scorrere violento ed aggressivo, le chitarre sono incalzanti e decise a non fare prigionieri, mentre le ritmiche si mantengono su tempi assai sostenuti ed incedenti, decise a fornire al trio chitarre / cantante una base solida sulla quale esibirsi. Il cantato di Flavio risente dell'ambiente in generale e possiamo osservare il nostro frontman più deciso a "farci male" piuttosto che ad esaltarci, pur mantenendo comunque intatta la sua eleganza Heavy figlia di nobilissime tradizioni da egli apprezzate e sostenute. Un pezzo che funziona e riesce a catturarci per l'ennesima volta, andando ad abbracciare la parte più diretta e meno melodica della scuola inglese. Aggressività che si nota anche quando Flavio rimane in solitaria sorretto dalla batteria e di seguito, al minuto 2:28, si adotta una cadenza particolare diminuendo la velocità. Magnifico assolo, ed anche se i tempi sono più contenuti il brano continua a picchiare, c'è solo un piccolo accenno alla melodia  nel momento in cui il cantante, intonando un "ooooh.. ooooooh.." che sa molto di U.S. Epic, conduce la band verso lidi ben più mitigati. Un excursus che non ci dispiace affatto ma che presto rilascia spazio all'Heavy maggiormente sfrontato e senza quartiere. Anche se Flavio abbandona le tonalità udite in precedenza, rendendo il suo cantato più limpido, la base resta durissima e granitica. Possiamo dunque avviarci, con un progressivo rallentamento, alla fine del brano, in cui tutti gli strumenti all'unisono si fanno ascoltare e grandi protagonisti sono proprio il frontman con un nuovo acuto devastante ed una batteria scatenata, che non smette di far rimbombare tutto il suo drum kit. Un umile ringraziamento di Flavio e possiamo udire quest'ultimo dichiarare al pubblico che il concerto verrà registrato. Dunque, la parola d'ordine è una sola: far casino assieme, per rendere l'esperienza indimenticabile! Una nuova possente ed eroica figura ci viene presentata nelle lyrics di questo brano, una figura affascinante e traboccante potenza come il Guerriero leggendario di "King Of Sky". Immaginiamo di trovarci, di notte, da soli ed improvvisamente intenti a scorgere una figura oscura a bordo di una motocicletta. Un uomo vestito di pelle e borchie, che cavalca fiero una Harley Davidson: i più paurosi e carichi di preconcetti avranno sicuramente il terrore di trovarsi dinnanzi ad un delinquente, ma chi sa guardare oltre saprà scorgere in quella figura un autentico eroe della notte. Egli è Nightrunner, il motociclista che non tollera ingiustizie nei riguardi di nessuno. E' un oscuro vigilante senza patria ed al di sopra della legge, nessuno può domare la sua esistenza; ha deciso comunque di mettersi al servizio del bene, arrivando ad agire là dove molti tutori "ufficiali" dell'ordine non riescono. Tempi duri per i prepotenti ed i bulli, il nostro è qui per fare piazza pulita di chiunque osi macchiarsi di un crimine o di approfittare della debolezza del prossimo. Una presenza che finalmente ci rassicura e ci fa dormire sonni tranquilli, in quanto per strada la calma è piatta e possiamo udire il rombo della moto dell'Eroe, che mangia l'asfalto e perlustra palmo a palmo la città, in cerca di qualcuno da punire. Tutti siamo al sicuro, finché Nightrunner sarà presente e deciderà di stare dalla nostra parte: un lupo solitario, un eroe con tante macchie ma dannatamente giusto, dal cuore puro nonostante i suoi occhi siano entrati da sempre in contatto con troppe atrocità. Un anti-eroe, non una figura perfetta e monotona.. anzi, un vero e proprio duro, un uomo d'azione che non può non ricordarci, alla lontana, un certo Ghost Rider, anch'egli motociclista giustiziere nonché supereroe americano. Le due figure sembrano distaccarsi, comunque, per via della maggiore umanità di Nightrunner.

Resurrection

Si entra di gran carriera nella seconda metà del live con l'arrivo di "Resurrection (Resurrezione)", anch'essa presente su "Heavy Metal Fighters". Pezzo nuovamente presentato da Flavio, un battere preciso di charleston ed anche questo nuovo assalto Heavy può cominciare. Notiamo come il brano sia maggiormente venato di Hard Rock per quel che riguarda il riff portante, mentre gli excursus di ascia solista sembrano più fedeli alla scuola Heavy già "fatta e finita", nel suo complesso il brano rende ancora il doppio nella sua versione live; sempre grazie ad un ritornello assai accattivante da cantare tutti in coro, nonché ad una selvaggia attitudine da palcoscenico che i Messerschmitt dimostrano di avere ogni secondo che passa. Il brano nei suoi riff ha anche una sorta di flavour blueseggiante, un retrogusto appena percettibile che rende il prodotto ancor più gradevole e configura il pezzo come uno dei più "tranquilli" (eufemisticamente parlando) del combo capitolino. La sua resa dal vivo è spettacolare e non possiamo che apprezzare nuovamente il lavoro di basso che viene svolto. Un basso vero protagonista dell'insieme, un basso che ci dimostra quanto la registrazione ed i volumi siano perfetti. Minuto 2:45, il tutto si placa ulteriormente ed anche Flavio, adagiandosi ad un arpeggio assai melodico, si concede a vocalizzi delicati. La melodia continua mentre l'ascia solista si concede ad un sound ben più massiccio e corposo della sua controparte ritmica, ancora un cantato assai pacato fino all'esplosione di un nuovo ritornello che riporta il tutto su lidi maggiormente estremi. Un ritornello che si lascia cantare e risulta un altro pezzo forte del repertorio dei Messerschmitt, assieme al brano tutto. Sulla conclusione possiamo udire un altro perfetto sfoggio di riff Hard 'n' Heavy da parte della coppia d'asce e dunque arriviamo anche alla fine di questo pezzo, che magari non è l'aggressività fatta musica ma risulta, comunque, incredibilmente coinvolgente. Il pubblico rumoreggia soddisfatto, segno che anche questa prova è andata, oserei dire magnificamente. Per essere sicuro, Flavio ci chiede comunque se va "tutto bene". Per quanto riguarda la componente lirica, quest'ultima si configura come un vero e proprio botta e risposta fra un uomo passato a miglior vita ed un'entità che molto probabilmente regola il flusso e la frequenza dei trapassi. E' dapprima l'uomo a parlare, il quale inizialmente compie una vera e propria esperienza extracorporea: egli, fluttuando in aria, vede un cadavere e comincia a domandarsi di chi possa trattarsi, salvo scoprire che quello è proprio il suo corpo. Sembra impossibile, ma l'uomo è morto e la sua anima si è slegata dall'immanenza terrena, per essere proiettata verso una sorta di trascendenza extrasensoriale. Egli è disperato, non riesce a credere d'essere giunto così presto alla fine dei suoi giorni; ripensa a tutto quel che avrebbe voluto dire e fare, a tutto quel che ancora aveva voglia di vivere e sperimentare.. ormai è troppo tardi, il suo corpo lo ha abbandonato e non gli resta che pensare al suo passato. A tutti gli errori commessi, a tutte le cattive azioni, "nessuno può tornare indietro dall'Inferno!!", tuona la voce del suo interlocutore, che a sua volta invita l'uomo a pentirsi di tutte le sue noncuranze passate. Il nostro protagonista, comunque, non vuole arrendersi, e supplica l'entità superiore affinché questa sia magnanima e gli consenta di tornare in vita, per riprendere laddove egli ha interrotto. Sembra quasi, da qualche indizio che le lyrics lasciano trapelare, che l'entità in questione sia proprio Dio: frasi come "Puoi riportarmi in vita.. sai come si fa, lo hai già fatto una volta!", unite al titolo ("Resurrezione") ci fanno effettivamente pensare alla figura di Cristo, il quale poté risorgere dopo la morte, per mano di suo padre, Dio appunto. Tuttavia, questa divinità è ben lungi dall'essere benevola e comprensiva, anzi, tuona perentoriamente quanto segue: "Smettila! Tutte le tue lacrime si perderanno nel vuoto e le tue preghiere sono vane!", segno che il protagonista deve necessariamente inginocchiarsi dinnanzi al cerchio della Vita. Non ci sarà mai possibile sapere come e quando ce ne andremo, sta di fatto che, quando quel momento verrà, dovremo accettarlo senza sperare di poter mai tornare indietro. Non importa quanti rimpianti avremo, dinnanzi a quella falce il capo noi dovremo chinare, e dell'oscura morte il passo andare. Non ci resta che cercare di vivere meglio che possiamo, non sprecando neanche un solo secondo delle nostre fragili esistenze.

Bringer of Mourning

Si giunge alla traccia numero sei, "Bringer of Mourning (Portatore di Morte)", nuovamente presentataci dal cantante. Il riff di apertura è quanto meno singolare, molto oscuro e quasi "velenoso" nel suo presentarsi alle nostre orecchie. In linea con il titolo, il brano tutto risulta estremamente cupo e quasi figlio di un contesto non troppo vicino alla spensieratezza / sfrontatezza dell'Heavy Metal. Una sorpresa che non ci lascia spaesati ma anzi, ci spinge a continuare un ascolto che si fa decisamente particolare ed interessantissimo. Un riffing molto Hard-Rockeggiante, quasi tipico di periodi non lontanissimi ma comunque quasi distanti dall'epoca d'oro del Metal, quello in cui le sperimentazioni sonore stavano cominciando a venir fuori con maggiore prepotenza. E' il tempo sostenuto ed incedente a mantenere comunque ben saldo il tutto su territori Heavyeggianti (la caratteristica PRINCIPE di Messerschmitt non è stata di certo abbandonata!) ed è al minuto 1:23 che il momento più particolare del brano emerge in tutto il suo tetro splendore. La voce di Flavio diviene estremamente più placata e declamatoria, mentre una chitarra è intenta a simulare quasi i battiti di una campana in lutto. L'ascia solista è intenta a far valere la sua carica Heavy ricamando un riff 100% British e questo gioco di alternanze continua imperterrito, risultando quasi ipnotico, finché la band tutta non arriva ad un ritornello che, al contrario di quanto udito in precedenza durante tutto il pezzo, dimostra molto di più la propensione classicista del nostro bombardiere. La componente oscura però rimane, dovessimo fare un raffronto verrebbe quasi da pensare agli odierni Running Wild, quelli di brani come "Dracula", per intenderci, prendendo le dovute misure. Altro momento con campane funeree e subito si ritorna al ritornello, quest'ultimo scalzato da un meraviglioso assolo (il migliore dell'album, a mio parere). Note sparate con oscura calma e serafica malvagità, c'è spazio per un altro ritornello che ben presto arriva alle nostre orecchie e si fa cantare e ricantare, in definitiva un brano che stra-funziona e che mostra delle particolarità apprezzabilissime. Una piccola variazione sul tema che ci mostra l'anima più "nera" (quasi!) di un gruppo comunque saldamente legato alla tradizione. Proprio perché ci troviamo a che fare con un sound "oscuro", la tematica non poteva non essere assai in linea con quanto stiamo ascoltando: "Bringer.." ci descrive infatti gli orrori della guerra senza frapporre filtri o rendendoci le cose più facili da assimilare, tutt'altro. Ci troviamo dinnanzi ad un testo che descrive la vita di un soldato nel mentre di un conflitto armato, nelle sue fasi più concitate. I proiettili volano dovunque, l'aria è pregna di polvere da sparo ed il nemico è imperterrito nel proseguire verso il suo obiettivo finale, ovvero uccidere quanti più avversari possibile, fare una vera e propria carneficina, tabula rasa dello schieramento opposto. Il Nostro soldato è circondato dai corpi dei suoi compagni morti, sente la Mietitrice con il fiato sul collo e non ha modo o maniera di potersi aspettare come e quando la falce piomberà sulla sua testa. In maniera indolore? In maniera dolorosa? Rapida e veloce, lenta da farlo agonizzare? Tutto è lasciato nelle mani di un crudele destino, mentre i cieli si tingono di scintille luminose e gli spari aumentano, non lasciando possibilità di sentire altri suoni. Volumi atrocemente alte e raffiche sparate senza pietà, il soldato non può fare altro che cercare di difendersi alla bell'e meglio, sparando a sua volta e legando la sua vita alla casualità: fra migliaia di pallottole lanciate contro il suo esercito ci sarà sicuramente quella che lo colpirà e che porrà fine alla sua esistenza.. fino a quel momento, non può fare altro che appellarsi al Cielo, sperando che la sua fine arrivi il più tardi possibile, quanto meno.

Shape The Steel

L'oscurità viene spazzata letteralmente via con il sopraggiungere della settima traccia; un'altra vecchia conoscenza, ovvero "Shape The Steel (Plasma l'Acciaio)", nel precedente articolo considerata la canzone di maggior bellezza di questo gruppo romano. Se nella versione in studio parlavamo di una sorta di "summa" di tutto il sound proposto dai Nostri, non possiamo far altro che rinnovare quanto già enunciato, affermando comunque che, come già avvenuto per "Kamikaze", il vestito live riesce a moltiplicare ancora di più la normale resa di un brano che risulta irresistibile in sede studio e che da un palcoscenico suona a dir poco perfetto. I british riff di Ace e Riffmachine vengono esaltati dalla dimensione, e se avevamo apprezzato la voce di Strappetti, udendo il lavoro svolto da Flavio non possiamo che ammettere come il cambio di voce non abbia minimamente tolto nulla ai Messerschmitt, che grazie al giovane dragone risultano sempre magnificamente tosti e coinvolgenti. Al solito notiamo una piccola cadenza Hard Rock in fase di pre-ritornello, e quando quest'ultimo esplode definitivamente dobbiamo stare ben attenti a sorreggerci ai braccioli della nostra sedia o poltrona, perché c'è il rischio di saltare in piedi urlando e cantando il titolo del brano a squarciagola, come se non ci fosse un domani. Il gioco di alternanze continua ma è la componente Heavy a dominare, con il "solito" ritornello schiacciasassi perfettamente reso da una band in formissima che non lasciava prigionieri in studio, mentre live sguinzaglia direttamente i carri armati asfaltando tutto ciò che trova. I tempi rallentano a metà brano, adottano stavolta una cadenza ancor più Hard, con camaleontico assolo che gioca sempre fra i due mondi, fra il Rock ed il Metal, volando con estrema eleganza nelle due dimensioni e portando seco il meglio da tutti gli excursus compiuti. Un nuovo ritornello invade le nostre orecchie, l'Headbanging è ai massimi livelli e Flavio alza ancora il tiro, udiamo sul finale un basso presentissimo (che già durante tutto il tragitto aveva svolto ampiamente il suo dovere) e sulle taglienti note di elettrica della conclusione possiamo quanto meno cercare di riprenderci da quanto appena udito. Già detto e ripetuto, questo è forse uno dei migliori brani Heavy Metal incisi negli ultimi dieci anni.  Il tutto è poi accompagnato da liriche che già durante la recensione di "Heavy Metal Fighters" si erano messe particolarmente in mostra per positività ed ottimismo. E' vero, molto spesso la vita è dura e difficile da affrontare, ma averne paura e temerla non farà altro che farci sprecare tempo prezioso. Il timore è proprio il nostro peggior nemico, è un qualcosa di castrante che ci vieta di poter andare avanti come vogliamo, condannandoci alle retrovie, ad una vita anonima che presto o tardi arriverà a farci fare i conti con il "se avessi..". non dobbiamo cadere in questa trappola.. quindi, cosa dobbiamo fare? Chiaro, battere il ferro finché è caldo, vivere come se non ci fosse un domani, "impugnare il martello come farebbe un fabbro" e battere, battere ed ancora battere, senza fermarci mai. Perdere tempo è un crimine, ce lo dicono chiaro e tondo i Nostri, e sarebbe meglio porgere attenzione alle loro parole. Prendiamo il treno al volo, buttiamoci, senza paura e senza vergogna.. mal che vada, cosa potrebbe mai succederci? La paura di un piccolo fallimento non può condannarci a vivere sotto una campana di vetro, dobbiamo anzi essere coraggiosi come dei soldati pronti a partire per il fronte. Una tematica motivazionale che si lascia apprezzare e che sicuramente lascerà il segno, con le sue parole, nel cuore di chi saprà ascoltare. Il tempo per il glorioso finale è dunque giunto, ed i Nostri lasciano per ultima la loro traccia più significativa ed amata, quella che più di tutti riesce a rappresentarli, sia a livello di musica sia a livello di liriche.

Heavy Metal Fighters

Esatto, è proprio giunto il momento per spararsi dritta nelle orecchie la titanica "Heavy Metal Fighters (I combattenti dell'Heavy Metal)". Il pubblico la accoglie calorosissimamente, Flavio opta per una presentazione semplice e diretta e tutti i presenti accolgono il riff iniziale a ritmo di "Hey! Hey" ed ancora una volta ci troviamo dinnanzi ad un brano che live centuplica la sua già devastante forza in studio. La batteria è sempre  devastante e granitica, impostata su tempi di forgia AC/DC e lo stesso le chitarre, a metà fra i Judas Priest ed Angus e soci, un tutt'uno ancor più splendidamente eighties , per tirar fuori una definizione già adoperata. Un brano che potrebbe tranquillamente essere definito come la "You've Got Another Thing Coming" dei Messerschmitt, non sarebbe sbagliato affermarlo. Ace e Riffmachine sono come sempre capaci di scandire un riff accattivante ma denso di potenza, il pubblico se ne accorge e partecipa attivissimamente. Le chitarre mostrano il miglior lavoro combinato sino ad ora svolto, donando vita ad un'autentica perla più unica che rara, nel suo genere. La situazione è la medesima già provata riascoltando l'EP, più che a Roma sembra quasi di stare in Inghilterra a cavallo fra la fine dei '70 e l'inizio degli '80. Grande protagonista è anche una sezione ritmica ancora una volta infallibile, che permette ai chitarristi di infondere vita propria ai loro riff. La voce di Flavio, poi, riesce a rendere al meglio il concetto che i nostri vogliono esprimerci: questo E' HEAVY METAL e loro ne sono portatori sani, l'ugola del cantante riesce nell'ardua impresa di amalgamarsi con un contesto così classicheggiante e perfettamente espresso. Flavio non solo ci riesce, ma addirittura sembra quasi scordarsi della sua giovane età per calarsi anch'egli nei panni di un metallaro della vecchissima guardia, pronto per salire sull'ennesimo palcoscenico della sua carriera. all'arrivo del ritornello, dicevamo mesi fa, assistevamo alla deflagrazione totale dell'esplosivo. Ebbene, aspettative non tradite, bis, tris, doppia coppia, full e colore, in quanto QUESTO ritornello, finalmente udito in una sede adattissima alla sua natura, quella del live, riesce a mostrarci la quintessenza del gruppo che stiamo ascoltando: Metallo, Ferro, Acciaio, chiamatelo come volete.. i Messerschmitt ci mostrano quel che questo genere musicale deve essere, spazzando via la pomposa magniloquenza di tanti altri gruppi e riportando il tutto nelle sue dimensioni più consone. Lo ripetiamo anche in questa sede, più che un ritornello, una bandiera sotto la quale unirsi. L'assolo è splendidamente ri-eseguito, sempre grazie all'ottimo tempo scandito (in questa sede addirittura più concitato ed incalzante che nella versione in studio, segno di un'incontenibile sezione ritmica) ed alla volontà della chitarra solista di farci ascoltare ogni singola nota, facendocela apprezzare, vedere, toccare addirittura. Anche in questo caso il piglio è più aggressivo e rovente, il pubblico se ne accorge e torna ben presto a rumoreggiare e ad aiutare i nostri con i cori, un ultimo SPLENDIDO ritornello, acuto lacerante di Flavio ed il riff iniziale viene ripreso, chiudendo di fatto un disco da applauso. L'audience invoca il bis, chiede ai nostri di tornare a suonare, ma il perentorio saluto del vocalist ci fa capire che purtroppo, ahinoi, il tutto è giunto al capolinea. Parlavamo di un testo autobiografico, e difatti le lyrics di "Heavy Metal Fighters" celebrano appieno lo stile di vita dei Nostri Messerschmitt ed in generale quello di ogni metallaro. Un testo semplice ma per questo emozionante, che letteralmente ci mostra con quanto orgoglio, noi Metalheads, sappiamo essere ciò che siamo. Noi, che mettiamo da parte la tristezza annegandola nella schiuma dei boccali, mentre ci scateniamo al ritmo di possenti chitarre elettriche, vivendo di notte e girando per la città con le nostre motociclette; noi, che non indossiamo giacche o cravatte, noi che non andiamo in chiesa, noi che letteralmente fuggiamo dalla moda e dai vari "trends", noi che sin dall'alba dei tempi combattiamo, giorno dopo giorno, per difendere chi e soprattutto cosa siamo. I nostri capelli al vento, i nostri chiodi, le nostre t-shirt.. tutto questo ha sempre suscitato disapprovazione e scherno da parte della "gente per bene", quella gente che cerca sempre (ma invano) di ghettizzarci o farci sentire inadeguati. Eppure, noi sappiamo bene quanto questo nostro stile di vita sia servo di un unico ideale: LA LIBERTA'. Liberi dai padroni, liberi da tutto ciò che opprime e censura, il nostro motto è  far quel che vogliamo, senza fare del male a nessuno e rendendo conto unicamente a noi stessi della nostra vita. Potranno insultarci, potranno ignorarci o cercare di impedirci di vivere come meglio crediamo.. noi siamo i combattenti dell'Heavy Metal, il sacro fuoco dell'Acciaio Pesante brucia in noi e forgia il nostro carattere, permettendoci di andare avanti, sempre, a testa alta. Non vergogniamoci di quel che siamo, usciamo allo scoperto e combattiamo a viso aperto! Avremo un nutrito seguito formato da persone che, come noi, amano questo tipo di musica e per sempre lo difenderanno, con gli artigli e le zanne.

Conclusioni

Il volo è finito, possiamo ritornare nell'hangar e scendere da questo bombardiere che ci ha regalato, ancora una volta, emozioni indescrivibile. Se già "Heavy Metal Fighters" aveva messo in chiaro una questione fondamentale, ovvero il fatto che questo ritorno non doveva essere inteso come una semplice "operazione nostalgia / simpatia", "Naked Truth" ribadisce il concetto ed anzi, tira un sonoro schiaffone mollato a piena mano sul volto di ogni scettico o critico della domenica. Quel che abbiamo ascoltato ben può fregiarsi di un titolo che, reso in italiano, suona come "Nuda Verità". La nuda e cruda verità, questo è quel che abbiamo appena udito, questo è il concetto che ci ha fatto venire la pelle d'oca e ci ha esaltati sino al punto di iniziare anche noi a cantare, assieme al pubblico in visibilio che possiamo udire lungo tutte le tracce. Cos'è dunque, "la verità", nel Metal? A chiunque vi ponga questo quesito, fate ascoltare questo disco, dall'inizio alla fine. Otto tracce suonate col cuore, vestite di pelle e borchie, otto canzoni dai riff travolgenti ed incalzanti, otto momenti perfettamente disposti in un climax di emozioni e sensazioni che, al giovincello qui scrivente, hanno fatto (ancora di più) CAPIRE come questo mondo sia fatto. Perché ascoltiamo questo genere? Semplicemente perché cerchiamo qualcosa di più delle solite chitarre acustiche, dei suoni studiati a tavolino "per piacere al pubblico", dei sorrisi finti e dei testi falso-spensierati o finto-depressi. Vogliamo qualcosa che suoni rude e selvaggio, vogliamo una semplice chitarra attaccata ad un amplificatore, un bel bicchierone di birra posato vicino a tutto questo.. e poi lei, la Musica, che sgorga da quegli strumenti in maniera sincera e viscerale, senza fermarsi a nessuna stazione, senza chiederci il permesso. L'Heavy Metal dei Messerschmitt è tutto questo. E' vero perché ARRIVA, è vero perché su quel palco i presenti hanno assistito all'esibizione di un gruppo fiero e deciso a tornare on the road per mostrare che la sua corazza è tutto meno che arrugginita. Lo abbiamo compreso, ascoltando "Naked Truth". E badate bene ad un fattore fondamentale, già enunciato in apertura di articolo: la scelta di realizzare un disco live è sempre una delle più difficili. Proprio perché bisogna tener conto di tanti fattori.. scegliere la serata giusta, quella in cui il pubblico è più caldo e si è più "in palla" e concentrati, quella in cui si ha qualcosa in più rispetto alle altre sere.. quella volta in cui SENTI dentro di te, ancor di più, la musica che stai suonando. La senti nelle viscere, nell'anima e nel cuore.. trovata la congiunzione astrale, non resta altro da fare che metterci la faccia e proporre la vera essenza del tuo gruppo ad una folla esigente. Un atto di coraggio e di impegno che, in questo caso, viene ripagato con gli interessi ed anche qualche cosa in più. Il ritorno dei Messerschmitt passa anche e soprattutto per questo album, che ci mostra una formazione rinnovata a livello di voce ma che per nulla ha perso lo smalto con il quale questa nuova avventura era ricominciata. I pezzi di "Heavy.." rendono ancora di più nel live, i brani nuovi sono delle autentiche cannonate.. cosa dovremmo volere, di più? Chiedere troppo, al bombardiere capitolino, sarebbe realmente da incontentabili per partito preso. Per quanto mi riguarda, una delle migliori release Heavy italiane di quest'anno. Siamo dinnanzi alla Passione pura ed incontaminata, alla Verità, all'ossigeno che permea i nostri polmoni assai asfissiati dalla piaga della volontà, anche nel mondo del Metal, di "risultare piacenti ad ogni costo"; e giù di artifici, ritocchi, "consigli del manager" eccetera. Un Metallaro purosangue vuole ascoltare gente che SUONA, e non intenta a partecipare ad una sorta di sfilata di moda. Un gruppo pronto a mostrarsi per quello che è, non per quello che gli altri vorrebbero che fosse. Oggettivamente, la qualità delle registrazioni è molto alta, altrettanto oggettivamente, la band SA SUONARE. Aggiungiamoci tutto il carico di sensazioni e di emozioni che questi metallari sono stati in grado di donarci. Dunque, che sia veramente "Naked Truth", la risposta all'eterno "segreto dell'acciaio?". Senza dubbio, "di nessuno al mondo ti puoi fidare. Né Dei, né uomini, né donne, né bestie". Solo di dischi come questo, ti puoi fidare!

1) Blood And Tears
2) King of Sky
3) Heroes of the Rising Sun (Kamikaze)
4) The Nightrunner
5) Resurrection
6) Bringer of Mourning
7) Shape The Steel
8) Heavy Metal Fighters
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