MESSERSCHMITT

Heavy Metal Fighters

2015 - Ace Records

A CURA DI
MAREK
29/04/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Ci sono storie che iniziano e finiscono, ci sono storie che hanno il potere di ricominciare nonostante momentanee conclusioni. Ed in quest’ultimo caso, potremmo mai  parlare di “fine” vera e propria? Difficilmente, anzi.. a parer di chi scrive, ogni re-inizio ed ogni rinascita corrispondono ad una maturazione piuttosto che alla chiusura netta di un frangente. E la passione per il Metal, amici lettori, è proprio questo: un libro d’avventure, che progredisce capitolo dopo capitolo, che ci arricchisce man mano che voltiamo pagina. Ogni numero che avanza una nuova esperienza, facce e volti nuovi, gruppi differenti, esperienze di vita vissuta (e da vivere), andando avanti con la consapevolezza di non scordarsi mai ciò che si è letto in precedenza; quel libro si può anche chiudere, momentaneamente, ma quelle frasi e quelle parole rimarranno sempre vive nella nostra mente, senza andarsene mai.. se si è stati veramente scottati dalla magica fiamma dell’acciaio pesante. Il Metal è così, non conosce “dimenticanze”. Donagli il cuore e gli anni migliori della tua vita, ed in cambio non ti lascerà mai, anche se le circostanze saranno sfavorevoli, anche se dovrai aspettare prima di ritornare su quel magnifico palco, a far ruggire la tua sei corde o a far vibrare i tuoi tamburi. Le corde del basso, l’asta del microfono.. tutto è sempre lì, se lo si è apprezzato DAVVERO, e non per mera “fatalità”. Quante volte ci hanno ripetuto che sarebbe stata unicamente una “fase”, quante volte ci hanno detto che crescendo avremmo abbandonato questa musica, quante volte hanno parlato di “rabbia adolescenziale”? Sin troppe, sin troppe volte si è sparlato di Rock e Metal, additandoli come generi atti a sfogare una momentanea fase di confusione e passaggio, non sapendo invece quanto sudore, lacrime e sangue ci sono dietro ogni nota. Molti si arrendono, schiacciati dalla pressione del perbenismo e della volontà d’essere “bravi” a tutti i costi. Molti altri non ci stanno, e continuano. Continuano ad andare ai concerti, a divertirsi, a comprare dischi, continuano a suonare, in molti casi. Proprio perché si è consapevoli di voler dire qualcosa, di voler ancora sentirsi ardere da quella fiamma che comunque rimane sempre viva. E’ proprio il caso dei romani Messerschmitt, a maggior ragione una band di culto dell’Metal underground romano ed italiano, a pieno titolo un gruppo formato da persone che non hanno mai perso le speranze e non hanno mai gettato la spugna, nemmeno per un secondo. Lo dimostra la loro travagliata biografia, fatta di momentanee interruzioni ma mai di addii definitivi. Perché come un pilota guarderà per sempre con nostalgia un aereo che vola o come un calciatore sempre avrà l’istinto di sferrare un tiro ad una palla, così il Metallaro vero non potrà mai e poi mai rinunciare a quella scarica di decibel, a quelle note che lo fanno sentire vivo e pulsante. Il cuore dei Messerschmitt risiede nel duo di chitarristi Fabrizio Appetito e Francesco Ciancaleoni, entrambi attivi sin dagli inizi degli anni ’80 ed entrambi due autentiche macchine dell’Heavy Metal, di quello “puro”, genuino, nella sua più classica accezione: il sound delle prime band inglesi, dei precursori Judas Priest ed Iron Maiden, e di tutto quel magico calderone che risponde al nome di N.W.O.B.H.M. Del resto (ed a ragione) era la terra d’Albione, in quegli anni, a dettare legge in materia di Metal: in Italia soprattutto, il fascino inglese esercitava un ascendente assai forte sui metalheads tricolori, e ben presto si formò un autentico circolo di appassionati che scavalcò prepotentemente il confine fra semplice fan e musicista, decidendo di iniziare a maturare un proprio sound, mutuando le esperienze british e proponendo a propria volta un qualcosa di veloce ed “acciaioso”. Erano gli anni dei Vanadium, gli anni dei Raff, capitanati dall’inossidabile duo formato dai fratelli Chris e Fabiano “Master” Bianco; gli anni dei Vanexa, della Strana Officina (altro duo di fratelli in questo caso, gli indimenticabili Fabio e Roberto Cappanera), dei Sabotage (Dario ed Enrico Caroli, la fratellanza porta senza dubbio fortuna al Metal), senza scordarsi del “ciclone” Death SS, che sconvolse prepotentemente la scena Metal italiana. Difficile dire qualcosa, in una scena così affollata e così ricca di nomi importanti. Difficile ma non impossibile, e difatti i nostri Messerschmitt, assieme ad altri importanti nomi capitolini come i già citati Raff o i blasonati Fingernails, ci riuscirono. Nati inizialmente con il nome di Zelloffen (la spiegazione del nome teutonico, anche in seguito, va ricercata nella pronuncia “forte” della lingua tedesca), a Fabrizio e Francesco si unirono ben presto Francesco Menna (batteria) e Fabio D’Olimpio (basso), oltre al cantante Giuseppe Zappimbulso. Un nome, quest’ultimo, che rimarrà nel cuore di tutti i Metallari Romani e non, vista la carica “storica” che il compianto personaggio incarnava ed incarna tutt’ora, nonostante ci abbia lasciato da quasi tre anni.. il suo nome “all’anagrafe” magari suonerà sconosciuto ai più, ma se proviamo a chiamare questa persona con il nome di Baffo Jorg, il discorso cambia senza dubbio. Ebbene si, il ben noto Baffo, instancabile organizzatore di concerti /conduttore radiofonico / vate della scena Metal romana aveva militato nella primissima incarnazione dei proto-Messerschmitt, come cantante. Siamo nei primi degli anni ’80, come già detto, e la formazione conserva tale monicker unicamente per i primi anni di attività (riescono ad incidere anche un demo omonima) salvo poi cambiare il nome nell’attuale Messerschmitt e cominciare definitivamente la scalata nel difficile mondo dell’underground. Cambia anche la line-up, il ruolo di cantante non viene più ricoperto da Baffo ma dal possente Andrea Strappetti, mentre al basso vediamo l’avvicendarsi di Alessandro Chiadroni, in sostituzione dell’uscente Fabio D’Olimpio. Trovata dunque una stabilità, i Nostri possono avviarsi lungo la tortuosa strada del successo, giunto grazie ad un instancabile attività live che li consacra definitivamente come una delle realtà romane da tenere maggiormente sott’occhio. Arriva anche la registrazione di una nuova demo di cinque brani, risalente al 1984 (la quale vede ancora Fabio D’Olimpo come bassista ma comunque già Strappetti al microfono) ma che a detta della band non rappresentò perfettamente lo stile e la maturazione stilistica intrapresa dal gruppo proprio in quegli anni. Le “pecche” furono dovute soprattutto alla sostanziale scarsa qualità della resa sonora, alla quale andavano incontro molte autoproduzioni dell’epoca. Il decisivo passo di qualità “in studio” avviene nel 1985, grazie alla registrazione del singolo “Heavy Metal Fighters”, lavoro che mostra come il sound dei Messerschmitt si sia definitivamente evoluto verso la direzione che l’Heavy stava prendendo in quegli anni, e che riconosceva in gruppi come Judas Priest i propri numi tutelari. Nel mentre, come già detto, un’attività live senza freni che li consacra (nonostante non riescano ancora ad incidere un full-length sono comunque fra i gruppi più apprezzati e seguiti della loro scena) ed anche apparizioni radiofoniche ed addirittura televisive (vengono difatti ospitati nel programma “Tandem”, in quegli anni in onda sul secondo canale della RAI). Tutto sembrava perfetto, tutto sembrava andare per il verso giusto.. ma la sfortuna decide di mettere i bastoni fra le ruote ai Nostri, costretti a fronteggiare il dramma degli imprevisti ed andando incontro ad un brusco “stop” per via di alcuni problemi che minano la stabilità della line-up: verso la fine del 1985, Fabrizio Appetito parte per il servizio militare mentre Francesco Ciancaleoni è costretto a trasferirsi fuori Roma. Trovatisi a fare a meno dei membri fondatori del progetto, i Nostri faticano ad andare avanti nonostante subentrino in formazione dei nomi di tutto rispetto (brevi collaborazioni con personaggi come Fabio Capulli al basso, già membro di band come Hot Blood, Maskim e Phoenix Raising; senza scordarsi di Giancarlo Cornetta alla batteria, membro a sua volta di complessi come G.A.S. e Velvet); lo scioglimento è inevitabile, ed arriva proprio a compiersi definitivamente nei primi mesi del 1986. Si fermano i Messerschmitt, ma alcuni membri originali proseguono la loro attività dei musicisti, suonando in diverse band fra le quali spiccano i già citati Maskim, i Pleasure Palace, i Blizzard, i D.O.C, i Mindscape, i Machine Head (da non confondersi con gli omonimi statunitensi), i Fireball, gli Hush e gli Steel Tyrant, se vogliamo realizzare un elenco esaurtiente. Testimonianza di come la volontà di suonare non fosse certo sparita ma anzi continuasse a muovere i nostri, instancabili strumentisti, sempre on the road e per niente scoraggiati dalla conclusione del loro progetto originario. Come detto in apertura di articolo, però, alcune storie non hanno mai una fine.. il tempo ci insegna quando e da chi tornare, dopo tutto, e poco più di vent’anni dopo, nel 2007, i Messerschmitt tornano a solcare i cieli di Roma armati sino ai denti e pronti al bombardamento. Galeotta fu una session organizzata per puro divertimento, che vide i 4/5 della “mark 1985” riunirsi per suonare assieme (con la partecipazione di Claudio Mottola al basso). Nel 2011 arriva il ritorno definitivo sulle scene, ed è il trio Strappetti AppetitoCiancaleoni a riavviare il motore, arruolando nella formazione alcuni membri già presenti in una cover band dei Black Sabbath. Nello specifico parliamo di Matteo Moriconi (batteria) e Walter Scoccia (basso), trovato questo nuovo equilibrio i Nostri salgono sul palco ufficialmente, con il nome di Messerschmitt, il 28/09/2012, presso il “Porky’s Live Pub” (condividendo la scena con i Bomber), esattamente ventinove anni dopo la nascita ufficiale del gruppo. L’attività live riprende, il repertorio dei Messerschmitt subisce una notevole “rinfrescata” data l’esperienza acquisita negli ultimi anni dai vari membri e tutto funziona a dovere: la potenza di quell’Heavy Metal sembra non conoscere ostacoli, l’old school torna a graffiare in maniera definitiva, la fame di musica degli appassionati “duri e puri” viene nuovamente saziata a suon di note selvagge ed indomabili. I Nostri sono pronti anche per tornare ad incidere, la line-up cambia ancora ed alla sezione ritmica subentrano gli attuali batterista e bassista Luca Federici e Mario Ghio; composta da questi membri la formazione viene chiamata a far parte del roster di band arruolate da Andrea Ciccomartino (membro dei Graal, altra importantissima band capitolina), il quale decide di tributare i KISS mediante un libro, “Kissed by KISS”, edito nel Giugno 2014. Per l’occasione, le band sono chiamate a proporre una loro versione di un brano dei KISS, ed i Messerschmitt partecipano al progetto presentando “Deuce”, uno dei pezzi simbolo del quartetto newyorkese. Le fatiche, da lì in poi, vengono rivolte in maniera accesa alla loro personalissima uscita discografica, ma la sfortuna è ancora dietro l’angolo pronta a frenare i Nostri. Causa problemi di lavoro, Andrea Strappetti si vede costretto a lasciare la band, la quale decide comunque di non rinunciare alla propria ritrovata vena ed ingaggia subitamente un elemento di tutto rispetto, un cantante già noto nella scena romana per essere il possente vocalist degli Whisperz, già apparsi per altro sulle pagine di “Rock & Metal in My Blood”. Il nome in questione è quello di Flavio Falsone, già vocalist dei caleidoscopici Whisperz, il quale ha avuto più volte modo di mostrare la sua tecnica e la sua tenacia; abbastanza da convincere i Messerschmitt ad arruolarlo nella ciurma e a presentarlo ufficialmente in un concerto tenuto al “Pentatonic” di Roma, il tre Ottobre del 2014. Seguiranno poi altre importanti date, come quella del 26 Febbraio 2015, in cui i Nostri potranno condividere la scena nientemeno che con una delle leggende della N.W.O.B.H.M, i Tygers of Pan Tang. Tutto è pronto per l’atteso “debutto” discografico, ed i nostri arrivano al Novembre dello stesso anno più carichi che mai: iniziano finalmente i lavori di registrazione, Strappetti è ancora presente dietro il microfono, visto che la band ha deciso giustamente, prima della sua uscita, di ringraziarlo per le mille guerre combattute assieme facendolo apparire ancora come singer ufficiale del gruppo, per far si che la sua presenza e la testimonianza restino nel tempo. Questa è dunque la genesi di Heavy Metal Fighters, il disco oggi recensito, formato da quattro brani ri-arrangiati direttamente estrapolati dai magici anni ‘80, con l’aggiunta di numerose rarities, ovvero i brani originali della demo del 1984 più uno addirittura risalente al periodo “Zellofen”. Il tutto è stato possibile grazie al lavoro della “Ace Recors”, che nel Marzo 2015 è stata felicissima di presentare questa uscita, a tiratura limitata ed in vinile (per veri appassionati). Il gruppo fa comunque sapere, tramite il suo blog ufficiale, di essere comunque al lavoro su del nuovo materiale il quale confluirà in un disco in uscita verso la fine del 2015 / inizio del 2016, album che vedrà Flavio Falsone alla voce. Una storia tortuosa ma mai fermata.. or dunque, vediamo come suonano i Messerschmitt del 2015 ed addentriamoci in questo fantastico cammino all’insegna del Metal “originale”, quello primordiale, unico ed irripetibile!



Il disco si apre nel migliore dei modi: il via alle danze è scandito nientemeno che dall’autobiografica Heavy Metal Fighters, che si presenta alle nostre orecchie fiera nel suo incedere granitico e possente. Batteria devastante à la AC/DC e chitarre splendidamente eighties, capaci di scandire un riff accattivante e seducente, in grado di riportarci indietro negli anni, di immergerci in quella magica scena British che fu. Ci ritroviamo, pur non essendoci per nulla mossi da casa, a passeggiare per la Londra di fine anni ’70 inizio ’80, complici di ciò le chitarre di Fabrizio e Francesco, capaci di emozionare grazie al loro unico ed inconfondibile stile, quello di chi la cosiddetta golden age of Metal l’ha vissuta per davvero, sulla sua pelle, e non per finta. L’esperienza e la passione sono rimaste immutate, ed i Nostri ce lo dimostrano facendo ruggire le loro asce, che si stagliano sul preciso tempo scandito da Luca e Mario, i quali si dimostrano più che all’altezza del loro compito. Una sezione ritmica da manuale, che permette ai chitarristi di infondere vita ai loro riff serpeggianti ed avvolgenti, presto supportati dalla voce di Andrea Strappetti, la quale è aggressiva e prorompente, quanto basta a rendere giustizia al clima di puro Heavy Metal che in questo frangente stiamo respirando. Ci sono dei momenti in cui Andrea decide di rendere maggiormente “duro” il suo cantato, ed anche il resto della strumentazione sembra (pur non perdendo quel magico eighty groove) proseguire in climax, inasprendosi quel tanto che basta ma non accelerando a dismisura, anzi continuando sullo stesso tempo, pur reso quest’ultimo decisamente più “corposo” e denso dal ruggire delle due asce. Fulgido esempio di ciò è il frangente che ha inizio dal minuto 1:05, in cui le asce di Fabrizio e Francesco graffiano ancor più che prima, e dopo un momento di “solitudine” vengono nuovamente raggiunte da uno Strappetti sugli scudissimi, per giungere al minuto 1:37, in cui entrambe le sei corde sembrano prendersi una piccola “pausa” a favore del cantante e della sezione ritmica. Un pausa non destinata a durare troppo dato che all’arrivo del ritornello, vera e propria colonna del pezzo tutto, assistiamo alla deflagrazione totale dell’esplosivo. Tre semplici parole, il titolo, “Heavy Metal Fighters!!”, eppure capacissime di sconvolgere i nostri sensi e di farci balzare in piedi, intenti con le corna in alto a scandire ogni singola sillaba, uniti in coorte con questi gladiatori del metallo, i quali giungono in questo 2015 schiavo della musica “allineata” a farci sentire come suonano dei Metallari che mai hanno smesso di credere nei loro mezzi e che mai hanno voltato le spalle alla loro passione. Più che un ritornello, una bandiera sotto la quale unirsi, un frangente che da solo meriterebbe il prezzo dell’intero disco. Acuti e virtuosismi di Strappetti da pelle d’oca, arriviamo al momento dell’assolo che beneficia certo di un tempo così preciso e quadrato. L’andatura non troppo veloce riesce a render giustizia alle singole note, le quali giungono cristalline e dirompenti alle nostre orecchie, ricamando un momento solista degno di attenzione e soprattutto capace di mostrarci che i Messerschmitt hanno molto da dire anche tecnicamente parlando. Una produzione a dir poco curatissima riesce quindi a farci assaporare questi preziosi secondi, non c’è tempo di distrarsi però, perché il ritornello torna a farci cantare a squarciagola. Viene ripreso in seguito il riff iniziale ed il brano si conclude così come iniziò: letale ed incedente, come una pantera pronta a ghermire la sua preda. Parlavamo di un testo autobiografico, e difatti le lyrics di “Heavy Metal Fighters” celebrano appieno lo stile di vita dei Nostri Messerschmitt ed in generale quello di ogni metallaro. Un testo semplice ma per questo emozionante, che letteralmente ci mostra con quanto orgoglio, noi Metalheads, sappiamo essere ciò che siamo. Noi, che mettiamo da parte la tristezza annegandola nella schiuma dei boccali, mentre ci scateniamo al ritmo di possenti chitarre elettriche, vivendo di notte e girando per la città con le nostre motociclette; noi, che non indossiamo giacche o cravatte, noi che non andiamo in chiesa, noi che letteralmente fuggiamo dalla moda e dai vari “trends”, noi che sin dall’alba dei tempi combattiamo, giorno dopo giorno, per difendere chi e soprattutto cosa siamo. I nostri capelli al vento, i nostri chiodi, le nostre t-shirt.. tutto questo ha sempre suscitato disapprovazione e scherno da parte della “gente per bene”, quella gente che cerca sempre (ma invano) di ghettizzarci o farci sentire inadeguati. Eppure, noi sappiamo bene quanto questo nostro stile di vita sia servo di un unico ideale: LA LIBERTA’. Liberi dai padroni, liberi da tutto ciò che opprime e censura, il nostro motto è  far quel che vogliamo, senza fare del male a nessuno e rendendo conto unicamente a noi stessi della nostra vita. Potranno insultarci, potranno ignorarci o cercare di impedirci di vivere come meglio crediamo.. noi siamo i combattenti dell’Heavy Metal, il sacro fuoco dell’Acciaio Pesante brucia in noi e forgia il nostro carattere, permettendoci di andare avanti, sempre, a testa alta. Non vergogniamoci di quel che siamo, usciamo allo scoperto e combattiamo a viso aperto! Avremo un nutrito seguito formato da persone che, come noi, amano questo tipo di musica e per sempre lo difenderanno, con gli artigli e le zanne. Un riff che sa di Hard Rock vecchia scuola apre il secondo brano del lotto, Resurrectiongiunge imperterrita come la sua “collega” precedente e beneficia anch’essa di un ritmo particolare e trasudante old school da ogni nota. Una batteria precisa e lodevole, quella di Luca, in grado di fornire ai suoi compagni una base più che solida, sulla quale potersi esprimere praticamente sicuri di non scivolare mai fuori tempo. A cesellare questa macchina del ritmo interviene il basso di Mario, il quale è veramente un piacere da ascoltare. Messerschmitt got rhythm, è proprio il caso di dirlo!! Raramente si riesce ad apprezzare un duo basso – batteria a certi livelli, se possiamo è giusto sottolinearlo com’è giustissimo dire che, se le chitarre di Fabrizio e Francesco, unite alla voce di Andrea, riescono nell’intento di regalarci un brano da ricordare, è anche e soprattutto merito dei nostri bravi drummer n’ bassist. Dicevamo, Hard Rock, ed in effetti l’andatura del brano sembra per molti versi ricalcare il modus suonandi di autentiche leggende come Mountain e Van Halen, donando al sound dei Messerschmitt un che di bluesy, giusto la quantità che serve a rendere il brano perfetto per un viaggio in macchina lungo una polverosa strada del Sud degli Stati Uniti, circondati dalle rocce, dai cactus e con il sole sulla fronte. Da citare, come influenza, anche e soprattutto i Deep Purple, i quali riescono a fare capolino lungo questi riff così accattivanti e taglienti, mostrandoci per un momento i Messerschmitt nella loro forma ed apparenza più pura. I grandi padri del Rock vengono chiamati in causa da chi è cresciuto con i loro dischi e che in questo momento ci sta mostrando cos’ha imparato, da tutte quelle fantastiche serate d’ascolti emozionanti. Scordiamoci il calendario, quella che stiamo ascoltando è la musica senza tempo di un gruppo di uomini che comunque ha sempre la passione degli anni della gioventù, quegli anni ruggenti che facevano guardare la musica con occhi adamitici e non con lo sguardo da “professore” che tanto va di moda oggi. Sentiamo la passione con la quale certe note vengono suonate, la forza con la quale il ritmo viene sostenuto, la voce di Andrea (la quale ci regala anche degli acuti niente male) che si presta meravigliosamente al contesto e mostra grande versatilità.. qui non c’è solo il saper suonare, qui c’è anche e soprattutto il COME suonare. Semplicemente, sentendo proprio ed interiorizzando ciò che si decide di eseguire. E questo è un grande merito di un complesso che, passati anni ed anni, è ancora qui a crederci, a vincere e convincere. L’andatura Hard rock viene mantenuta stabile per tutta la durata del brano, un piccolo momento di “pausa” è dettato dal momento 2:46, in cui sentiamo le chitarre dei nostri Fabrizio e Francesco “calmarsi” ed adottare uno stile ancor più rockeggiante, il contesto diviene placido ma non “debole”, sereno ma non “noioso”, anche Andrea è intento ad eseguire la sua parte in maniera più posata. Il tutto si infrange con il ritorno dell’Hard che va ad impreziosire un finale di traccia da brividi, che realmente ci riporta indietro agli anni d’oro del Rock. Il tutto è ulteriormente coadiuvato da un ritornello che si piazza nelle nostre orecchie e non ne esce veramente più. Cosa desiderare, ancora? Notiamo in seguito come il testo di “Resurrection” risulti essere molto più introspettivo di quello della precedente canzone. Quest’ultimo, infatti, si configura come un vero e proprio botta e risposta fra un uomo passato a miglior vita ed un’entità che molto probabilmente regola il flusso e la frequenza dei trapassi. E’ dapprima l’uomo a parlare, che dapprima compie una vera e propria esperienza extracorporea: egli, fluttuando in aria, vede un cadavere e comincia a domandarsi di chi possa trattarsi, salvo scoprire che quello è proprio il suo corpo. Sembra impossibile, ma l’uomo è morto e la sua anima si è slegata dall’immanenza terrena, per essere proiettata verso una sorta di trascendenza extrasensoriale. Egli è disperato, non riesce a credere d’essere giunto così presto alla fine dei suoi giorni; ripensa a tutto quel che avrebbe voluto dire e fare, a tutto quel che ancora aveva voglia di vivere e sperimentare.. ormai è troppo tardi, il suo corpo lo ha abbandonato e non gli resta che pensare al suo passato. A tutti gli errori commessi, a tutte le cattive azioni, “nessuno può tornare indietro dall’Inferno!!”, tuona la voce del suo interlocutore, che a sua volta invita l’uomo a pentirsi di tutte le sue noncuranze passate. Il nostro protagonista, comunque, non vuole arrendersi, e supplica l’entità superiore affinché questa sia magnanima e gli consenta di tornare in vita, per riprendere laddove egli ha interrotto. Sembra quasi, da qualche indizio che le lyrics lasciano trapelare, che l’entità in questione sia proprio Dio: frasi come “Puoi riportarmi in vita.. sai come si fa, lo hai già fatto una volta!”, unite al titolo (“Resurrezione”) ci fanno effettivamente pensare alla figura di Cristo, il quale poté risorgere dopo la morte, per mano di suo padre, Dio appunto. Tuttavia, questa divinità è ben lungi dall’essere benevola e comprensiva, anzi, tuona perentoriamente quanto segue: “Smettila! Tutte le tue lacrime si perderanno nel vuoto e le tue preghiere sono vane!”, segno che il protagonista deve necessariamente inginocchiarsi dinnanzi al cerchio della Vita. Non ci sarà mai possibile sapere come e quando ce ne andremo, sta di fatto che, quando quel momento verrà, dovremo accettarlo senza sperare di poter mai tornare indietro. Non importa quanti rimpianti avremo, dinnanzi a quella falce il capo noi dovremo chinare, e dell’oscura morte il passo andare. Non ci resta che cercare di vivere meglio che possiamo, non sprecando neanche un solo secondo delle nostre fragili esistenze. Puro ciclone di Heavy Metal la traccia numero tre, Heroes of the Rising Sun, che acquisisce uno stile caro ai primi gruppi N.W.O.B.H.M. e parte in quarta donandoci il brano forse più classicheggiante della tracklist. I tamburi di Luca decidono di vibrare all’impazzata, procedendo all’inizio per stop and go all’unisono con le chitarre, le quale poi vengono lasciate in qualche frangente sole a scandire il riff principale del brano. In seguito, quest’ultimo può partire definitivamente coadiuvato dalla solita ritmica impeccabile, sulla quale si poggiano ben saldi Fabrizio e Francesco, intenti a dispensare una scarica di note che fungono da vera e propria macchina del tempo, donandoci la possibilità di viaggiare indietro nel tempo per vedere come realmente si suonava il Metal, in quegli anni magici. L’andatura non ammette cali di tensione o comunque momenti “in sordina”, la voce di Andrea rimane una garanzia ed il nostro sembra assumere, di quando in quando, anche dei toni “virtuosi” che giovano al suo operato, mostrandocelo come un cantante sicuro dei propri mezzi e sicuramente molto capace. Il nostro riesce bene negli acuti ed eccelle anche nei momenti in cui il tono deve essere mantenuto maggiormente più basso, riesce a graffiare e riesce al contempo ad essere molto melodico, non dimenticando mai la sua intrinseca potenza. Con un vocalist così è impossibile annoiarsi, poco da dire. Fabrizio e Francesco continuano nel loro splendido lavoro, la sezione ritmica cesella splendidamente il loro operato e quello del buon Strappetti, finché non giungiamo al minuto 2:32. Udiamo distintamente il tintinnare del charleston di Luca, le chitarre sono dedite a cimentarsi in un arpeggio melodico ed a tratti malinconico, sorretto poi dalla batteria e dal basso che tornano a farsi udire con molta più prepotenza. Il tutto cresce di tono, si amplifica, la voce di Andrea è dapprima sussurrata ma torna a stupirci, ed il brano può tornare ad esplodere, trascinandoci di prepotenza nell’occhio del ciclone. Riff a mitragliatrice, ritmica granitica e possente, il brano sembrerebbe concludersi come è iniziato ma abbiamo una sorpresa finale: una vera e propria marcia in puro stile Epic Metal, che trova il suo inizio/apogeo al minuto 4:24, un frangente che avrebbe sicuramente reso felici gruppi come Omen o gli stessi blasonati Manowar. In questo momento, che prelude la conclusione, osserviamo ancora quanto i Messerschmitt possano permettersi certe licenze poetiche in virtù della loro più che ventennale esperienza. Certe cose le suoni se SAI suonarle, poco ma sicuro, e non le componi certo per caso. Altro cambio di tematica (molto apprezzabile questa varietà nei temi trattati) nelle lyrics e questa volta parliamo della seconda guerra mondiale, in particolar modo della figura dei Kamikaze, i piloti suicidi giapponesi. Questi ultimi, per lo più giovani studenti (non di rado poco più che ventenni) di aviazione, avevano un compito letale quanto importante: fermare l’avanzata degli alleati schiantandosi letteralmente contro le flotte navali di questi ultimi, a bordo di aerei carichi di esplosivo. Un gesto che ai nostri occhi potrà risultare folle, ma che per l’impero Giapponese dell’epoca era simbolo di grande onore e coraggio. La stessa parola con la quale questi soldati venivano descritti aveva in se un che di “mistico”; “Kamikaze” infatti risulta essere una commistione di termini, “Kami” (“divinità”) e “Kaze” (“vento”). La traduzione ultima sarà dunque “vento divino”, difatti la prima attestazione dell’uso di questa parola risale al 1281, anno in cui un tifone più che provvidenziale salvò il Giappone da un’invasione mongola. L’ammiraglio Takijiro Onishi recuperò dunque l’uso di questa denominazione e la adoperò per descrivere questi giovani combattenti, i quali avevano il compito di sacrificare la loro vita per fermare le flotte alleate durante il secondo conflitto mondiale. Questi guerrieri ricevevano, ancora in vita, onori su onori, venivano insigniti di decorazioni al valore e persino le loro famiglie erano soddisfatte ed onorate del fatto che un loro figlio (benché condannato a morte) potesse prendere parte a quella campagna. Il brano racconta dunque questa situazione vista dagli occhi di un soldato giapponese. Egli è consapevole della forza dei suoi nemici, è consapevole che sarà difficilissimo vincere questa guerra, ma ciò non lo tratterrà dal salire sul suo aereo per tentare la contromossa finale. Il soldato vuol ripagare la sua patria come si deve, vuole salvaguardare il suo onore e per questo salirà sul mezzo che lo condurrà si alla morte, ma comunque ad una morte onorevole, che servirà a fermare anche per poco l’avanzata degli alleati. Il nostro protagonista non ha paura, benché il resto del mondo lo veda come un pazzo scatenato egli sa di essere nel giusto e perfettamente lucido, per la terra del Sol Levante egli compirà questo gesto estremo, per la sua patria e per la sua famiglia. Il suo corpo si incenerirà, ma la sua anima vivrà in eterno. Egli sarà un eroe.. L’Eroe del Sole Nascente. Giungiamo dunque all’ultima traccia di questo meraviglioso EP, la veloce e tirata Shape The Steel, vero e proprio fiore all’occhiello dell’intero lavoro. Impossibile compendiare in una sola track tutte le proprie influenze e tendenze? Ebbene, non per i Messerschmitt, che decidono di unire quanto svolto nelle precedenti tre track in un’unica e splendida bomba ad orologeria, pronta a detonare con un solo obbiettivo: niente prigionieri! Francesco e Fabrizio partono subito forti, scandendo un riff di Britannica memoria, presto raggiunti da quel bulldozer di sezione ritimca e dalla voce di Andrea, al solito imprevedibile e giocoliera, per nulla noiosa ed inquadrata. Se tutto si trascina sulla folle autostrada dell’Heavy Metal, per di più a velocità massime, arriviamo però al secondo 00:33, nel quale ritorna l’andatura Hard Rock di “Resurrection” e veniamo per un secondo “avvolti” da una cadenza meno affamata e più ragionata. I tempi si dilatano ed il tutto diviene maggiormente arioso, un momento che presto porge il fianco ad un nuovo assalto Heavy, il quale si alterna nuovamente a questa cadenza pocanzi descritta, per poi proseguire con furia tipicamente Metal verso un ritornello anche questa volta assolutamente assimilabile ed interiorizzabile. Davvero pregevole questa commistione di Heavy Metal ed Hard Rock, una possente miscela in grado di mostrarci al pieno delle sue forze una band che si trova oggi al suo debutto discografico ma diamine, se ha esperienza da vendere! Ed è veramente emozionante poter vedere questi musicisti all’opera, in grado di regalarci emozioni così schiette e genuine, per nulla perse nei meandri delle “super mega produzioni” odierne, salvatrici di mancanze di talento avvolte più che grossolane. I Nostri ci fanno capire quanto i soldi non servano poi troppo, perché per suonare questa musica servono doti che non si possono acquistare. Tenacia, faccia tosta, potenza, attitudine, volontà, PASSIONE.. voglia di sudare e mettersi in gioco, anche quando tutto sembra andare per certi versi storto. Dopo un possente acuto di Andrea, giungiamo al minuto 2:50, notiamo come i tempi si dilatino ulteriormente e la forte impronta Hard Rock ritorni.. ma ancora una volta il tutto è un preludio ad una nuova fase maggiormente aggressiva, in cui parte un assolone perfettamente stagliato su di un ritmo veloce e preciso. Un assolo in grado di farsi ascoltare e riascoltare, che fa venir voglia di lanciarsi in un poderoso air guitar, come fossimo posseduti o semplicemente degli irrecuperabili forsennati. Termina l’assolo ed i nostri si avviano compatti verso il finale, intonando il ritornello, trascinati da un Messer Strappetti che a diritto possiamo considerare come il mattatore di questo frangente di brano. Un acuto alla King Diamond, seguito poi da un rallentamento ed in seguito dall’esplosione all’unisono di tutti i componenti, i quali chiudono le danze senza averci lasciato, lungo tutta la durata dell’EP, neanche un minuto per riprendere fiato. Doveroso alzarsi in piedi ed applaudire, urlando magari di volere il bis. Ancora un cambio tematico a livello di lyrics, questa volta ci troviamo dinnanzi ad un testo estremamente positivo e perché no, motivazionale sotto molti punti di vista. “Shape The Steel”, “battere il ferro (finché è caldo, ndr)”, ovvero fare in modo di essere sempre padroni della propria vita, senza mai lasciar nulla al caso e senza mai sacrificarci in nome di niente e nessuno. Potremmo quasi collegare questo brano a “Resurrection”, per molti aspetti. Se difatti non vogliamo ridurci come il protagonista della traccia numero due, sarà bene seguire i consigli che i nostri Messerschmitt decidono di suggerirci in queste liriche. E’ vero, molto spesso la vita è dura e difficile da affrontare, ma averne paura e temerla non farà altro che farci sprecare tempo prezioso. Il timore è proprio il nostro peggior nemico, è un qualcosa di castrante che ci vieta di poter andare avanti come vogliamo, condannandoci alle retrovie, ad una vita anonima che presto o tardi arriverà a farci fare i conti con il “se avessi..”. non dobbiamo cadere in questa trappola.. quindi, cosa dobbiamo fare? Chiaro, battere il ferro finché è caldo, vivere come se non ci fosse un domani, “impugnare il martello come farebbe un fabbro” e battere, battere ed ancora battere, senza fermarci mai. Perdere tempo è un crimine, ce lo dicono chiaro e tondo i Nostri, e sarebbe meglio porgere attenzione alle loro parole. Prendiamo il treno al volo, buttiamoci, senza paura e senza vergogna.. mal che vada, cosa potrebbe mai succederci? La paura di un piccolo fallimento non può condannarci a vivere sotto una campana di vetro, dobbiamo anzi essere coraggiosi come dei soldati pronti a partire per il fronte. Una tematica motivazionale che si lascia apprezzare e che sicuramente lascerà il segno, con le sue parole, nel cuore di chi saprà ascoltare.



Bonus Tracks:



L’avventura non è finita qui! Esatto, abbiamo ancora dell’ottimo materiale con il quale saziare la nostra fame metallica, dato che i Messerschmitt, compiendo un graditissimo amarcord, decidono di inserire in questo EP tutta una serie di track – testimonianze del loro valoroso passato. Ci riferiamo, in special modo, alle tracks Red Baron, Angel of Death, Outlaw Power, Kamikaze(quest'ultima legata comunque ad "Heroes of the Rising Sun") ed Another Countenance, originariamente contenute nella “Demo 1984” e qui riportate nella loro versione originale, senza ritocchi o accorgimenti, più una sorpresa finale: il brano Mister Fire, risalente ai tempi degli Zellofen e nel quale è presente, in veste di cantante, l’indimenticabile ed indimenticato Baffo Jorg. Per il resto, la formazione rimane pressoché invariata: il trio Strappetti – Appetito – Ciancaleoni mantiene ben salda la sua postazione, mentre alla batteria troviamo Francesco Menna, coadiuvato ritmicamente dal collega bassista  Fabio D’Olimpio. Graditissima scelta, quella di volerci proporre questi brani così come vennero composti, proprio per farci osservare come la qualità del sound sia nel corso degli anni cambiata e le abilità dei nostri siano senza dubbio migliorate.. ma anche per mostrarci come la passione sia rimasta pressoché invariata, e lo spirito da Bad Boys of Heavy Metal non si sia per nulla attenuato, anzi! Musicalmente ci troviamo dinnanzi ad una bella carrellata di Metal che più classico non si può (ed è un bene, MAI scordarsi le proprie radici), nonostante la qualità del sound non sia eccelsa non possiamo non farci catturare dalla potenza di “Red Baron”, praticamente un vero e proprio tornado, con la sua velocità pronta a spazzare via tutto e tutti ed anche in grado di farci ascoltare, alla fine, i Nostri in maniera non troppo penalizzata da una registrazione tipicamente “Home Made”. Ottimo l’assolo che la caratterizza, notiamo come la voce di Andrea non abbia certo perso il suo smalto ed anzi sia rimasta ancor oggi potente ed istrionica come lo era nel 1984. Altra vera e propria sfuriata è “Angel Of Death” (in alcuni frangenti quasi venata di furibonda iconoclastia Punk), che sicuramente ai tempi avrà scatenato più di un selvaggio pogo ed acceso non pochi animi, tramutando i concerti in vere e proprie bolge nelle quali sgomitare e lanciarsi in devastanti headbanging. Stesso discorso per le tre seguenti, in grado di catapultare l’ascoltatore indietro nel tempo.. menzione d’onore per la conclusiva “Mister Fire”, nella quale possiamo udire la rabbiosa voce di Baffo declamare versi al vetriolo sorretti da un contesto ancor più aggressivo e ruvido di quello che ha caratterizzato in seguito i Messerschmitt (sitamo parlando dei furono Zellofen, ricordiamolo). Una voce, quella del nostro, che ricorda molto da vicino quella dei padri dello speed Metal, Algy Ward in primis, una voce punkeggiante ed aggressiva, tipica dell’energia che da sempre ha contraddistinto questo grande uomo, vero e proprio centurione della scena romana ed indimenticabile Guerriero della nostra Musica. Da non prendere sotto gamba, queste ultime sei tracks.. la qualità home made non deve certo ingannare o far storcere il naso a qualche metalhead troppo schizzinoso. Questo è il sound della strada, questo è come suonava il Metal prima dell’invasione delle multinazionali, prima della “moda”.. questo è, ed è realmente un piacere poterlo ascoltare nella sua fiera interezza, senza barriere o ritocchi. Pezzi splendidi nella loro maestosità, che fungono da preziosissimi testimoni e sono in gradi di insegnare molto ai più giovani (compreso chi scrive), proprio per la loro carica genuina e veritiera. Il denaro, la fama, il successo, la gloria.. verranno dopo, verranno unicamente se mai verranno anteposti all’amore e alla passione per questo pazzo, pazzo mondo chiamato Heavy Metal.



Finisce così questa nostra avventura all’insegna del Metal più classico e puro, è arrivato il momento di riporre questo EP nella sua custodia e come al solito abbandonarsi alle riflessioni finali. E’ veramente, ma veramente difficile trovare in questo lavoro “qualcosa che non vada”. Realmente, con tutta la buona volontà ed anche tutta l’oggettività del mondo, “difetti” o “momenti no” non possono veramente essere riscontrati, tanto si respira sincerità e bontà d’intenti, dietro la registrazione e lungo i solchi di questo lavoro. I Messerschmitt volevano tornare, ma sembra non se ne siano mai andati, tanta è l’intensità di questa prova, tanto questi quattro brani suonino possenti e convincenti, in grado di far sciogliere anche il cuore più gelido del più insopportabile dei puristi e dei pignoli. Ed è forse questo, a vincere definitivamente. Non tanto la tecnica niente male del complesso, certamente questa influisce sul giudizio positivo finale, come influisce anche il grande affiatamento che i nostri mostrano e dimostrano. Ognuno di loro è capace di spiccare ma al contempo non sovrasta nessun altro, partendo da Andrea sino ad arrivare per Fabrizio e Francesco, senza dimenticarsi di Luca e Mario. Distinguibili e distinti, ma uniti come una vera e propria squadra, una squadra che sa giocare bene e che riesce a spiazzare gli avversari attraverso veloci e continui passaggi. Un’unione scandita da un metronomo e perfettamente in grado di regalarci grandi soddisfazioni, poco da dire. Ma, come dicevamo, forse la vera forza del nostro combo sta nella forte Verità del suo porsi, del suo essere. Verità ed Intensità.. cosa intendiamo dire? Semplice: ci troviamo dinnanzi ad un vero e proprio gruppo di ARTISTI, ancor prima che musicisti. Chi è, un Artista? Colui il quale crea per se stesso, seguendo il suo cuore, dando ascolto alle sue passioni.. colui che ritiene sovrana la propria volontà e tralascia la “morale comune”. Una “morale comune” che, purtroppo, oggi come oggi penalizza l’attitudine sincera di band che decidono di recuperare e di esaltare questo sound che viene visto agli occhi dei più come “demodè” o comunque “superato”. Mai errore potrebbe essere più grande, quello di bypassare l’esperienza di gruppi come i Messeschmitt, dato che più che un EP i Nostri ci mostrano una vera e propria lezione di Storia. E fra quest’ultima ed il semplice passato, come giustamente ci dice Steve Sylvester, esiste una bella differenza. Il passato è passato, la Storia è sempre ATTUALE, e va conosciuta. E, molto spesso, suona molto meglio un gruppo come quello capitolino, che decide onestamente di proporci un qualcosa di proprio e vero, piuttosto che un combo di sperimentalisti della domenica troppo presi dalla paura di non piacere perché magari “troppo semplici”. Non che chi scrive si ponga contro lo sperimentalismo e le trovate “pazze” di molti gruppi nu metal o avant-garde.. ma forse, ad esagerare, c’è il rischio che l’uomo del 2000 sviluppi un certo tipo di predilezione per certe sonorità astruse ed indecifrabili, tramutando il tutto in un mero esercizio di “ecletticità” fine a se stessa. Quando un qualcosa perde la sua magia iniziale, allora è meglio lasciar perdere tutto. Ed in tempi come questi, ben venga un gruppo come i Messerschmitt, in grado di ricordarci da dove tutto è perentoriamente cominciato. I Nostri incarnano tutta una serie di ideali e di periodi assolutamente non bypassabili, che ogni cultore della Musica dovrebbe conoscere. La Storia insegna, è Maestra, ed il tempo è sempre un galantuomo. Un galantuomo che porge signorilmente il cappello a questi caccia bombardieri Romani, in grado di regalarci, ancora oggi, questa splendida lezione di Heavy Metal, per non farci dimenticare da dove proveniamo, chi siamo, dove andiamo e che cosa facciamo, soprattutto. Dei veri e propri eroi, dal passato burrascoso ma dalla forza d’animo più forte di quel mare perennemente in tempesta altrimenti chiamato vita. Anche Lei, ogni tanto, deve chinare il capo dinnanzi alla nostra Volontà. Forse l’unico “difetto” da trovarsi (ma proprio ad essere crudeli!) sarebbe nella brevità del tutto, ma questo conta fino ad un certo punto. Aspettiamo i nostri Messerschmitt al varco e prepariamoci a gioire delle loro future uscite, anche per poter finalmente constatare anche su disco quanto la scelta di un vocalist potente come Flavio sia stata vincente.. perché ricordiamocelo sempre: L’HEAVY METAL NON MORIRA’ MAI!


1) Heavy Metal Fighters
2) Resurrection
3) Heroes of The Rising Sun
4) Shape The Steel
5) Red Baron (Demo 1984)
6) Angel Of Death (Demo 1984)
7) Outlaw Power (Demo 1984)
8) Kamikaze (Demo 1984)
9) Another Countenance (Demo 1984)
10) Mister Fire (Demo Zellofen 1983)

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