IN.VISIBLE

Have You Ever Been?

2014 - Autoprodotto

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
21/07/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Finalmente. Era ormai da un po' di tempo che non mi capitava di sentire un prodotto come questo "Have You Ever Been?", primo disco del progetto In.Visible di Andrea Morsero. Prodotto ancorato tanto all'elettronica quanto alla new wave e al rock (quello più alternativo), venato di sottili sfumature di grigio eppur non opprimente. Disco capace di comunicare una soffusa carica emozionale strutturando con l'ascoltatore un feeling dialogico, mantenendo però da esso una nobile distanza (del resto lo sappiamo bene: tutte le opere dotate di una certa grandeur mantengono per propria natura un accentuato distacco con "il popolo": si attua matematicamente un gioco delle parti, ma il fruitore rimane sempre in secondo piano rispetto al "fruito"). Un parto di indiscusso ed indiscutibile fascino, non giostrato su ritmiche forzatamente accese ma piuttosto ricamato su lievi pennellate torbide, talvolta fredde. Precedentemente ho puntualizzato che il disco risulta essere ancorato sia al rock che alla new wave e all'elettronica: certo, considerando che le maggiori influenze riscontrabili sono quelle dei Depeche Mode, dei Joy Division (tra i padri indiscussi del genere dark wave, insieme a Siouxsie, i Cure, Sister of MercyBauhaus), David Bowie (geniale sperimentatore, forse il nome più legato al "rock" tra tutte le influenze), Massive Attack (tra i padrini del genere trip-hop). Esplicativo in tal senso il commento dell'autore: "il disco ha avuto una genesi compositiva completamente elettronica. E le influenze principali sono state il Bowie del periodo berlinese, Talk Talk, Depeche Mode ed in fase di produzione ho cercato di assorbire alcune influenze elettroniche contemporanee come The Knife e  Mount Kirbie. [...] c'è del rock e musica orientale qua è la." Ma chi è Andrea Masiero? Autore dotato di spiccata sensibilità, inizia a suonare la batteria tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90. Collabora successivamente con MartiStereo PlasticaEMILY PLAYS ed Eva Milan, estendendo quindi la sua creatività anche nel campo dell'arte contemporanea in europa (collabora con la media artist brasiliana Marcia Vaitsmann e la ballerina finlandese Kati Korosuo nella performance "Tending To Zero") . Parlando a quattr'occhi con l'autore viene fuori che quest'ultimo risulta essere anche un Dj (coinvolto stabilmente con event organizer e clubs in tutta Italia, invitato inoltre ad esibirsi in Germania, in Inghilterra, a Cipro) aspetto che, spiega Morsero, influenza anche le sue scelte musicali. Tanta roba direi. Tanta roba destinata a confluire nel 2014 in questo "Have You Ever Been" (registrato, mixato e prodotto da Lele Battista, vocalist de La Sintesi), disco come già specificato forte di una certa varietà, strutturato su una riuscita amalgama di influenze. Per usare parole del mastermind "is a mixture of electronic sensations, blues, acid pop, minimalism and psychedelia" (è una mescolanza di sensazioni elettroniche, blues, acid pop, minimalismo e psichedelia). Da aggiungere che il suddetto platter a livello lirico e testuale risulta imperniato quasi esclusivamente su affascinanti spaccati dell'altro sesso, dichiarazioni d'amore e "racconti" di rapporti sentimentali (spesso finiti male). Dopo aver - si spera - sufficientemente stimolato la vostra curiosità, direi di passare all'analisi del disco, composto da ben undici tracce.



Si inizia con "Another Place To Be" (Un Altro Posto dove Stare), aperta da un introduzione tambureggiata, magniloquente e dal vaghissimo flavour Pinkfloydiano (periodo "The Wall": ricordate? Tipo le ansiogene introduzioni di un paio di brani contenuti nel platter. Mi riferisco alle due In The Flesh naturalmente) Un introduzione che manda letteralmente fuori strada dato che quanto segue, subito prima dei dieci secondi, ci proietta verso una struttura più dinamica quanto snella, scevra da orpelli di qualsiasi genere. "Another place..." si caratterizza per un andamento spigliato quanto un pizzico sfacciato. Forse addirittura un tantinello "fredda", "algida" nei toni, il che risulta una caratteristica, non un malus. La song risulta decisamente lineare nell'andamento, e quantomeno indicativa del "proseguo", fatto di brani non forzatamente elaborati e giocati maggiormente sulla "forma-canzone". Brani godibili e sicuramente di facile presa, ma non per questo scontati, anzi, molto ben giostrati e, come già sottolineato nell'introduzione, non esenti da una certa carica emotiva. Il testo risulta molto criptico e aperto a varie interpretazioni. La più plausibile sembra essere quella di una sorta di richiesta d’aiuto: il protagonista, sconvolto da una forma abbastanza acuta di depressione, nella quale tutto è oscuro e triste, cerca in tutti i modi di trovare un’ancora di salvezza, una persona o un qualcosa che possano salvarlo da una fine – follia certa. La metafora dei colori presente nel brano sembra indicare proprio questo: il passare da tonalità scure - blu, nero - a tonalità più accese - la felicità, la luce del sole ("La valle delle urla silenziose mi attende,/ le colline tempestose mi cercano,/ Giunge il momento, ancora ed ancora…/ sulle mie ginocchia piegate sono chino e sofferente,/ preda di paure affamate./ L’oblio è l’unica mia ancora di salvezza,/ ancora ed ancora../ Annego nel buio, divento blu../ muovi le mani, colorami!/ Sto cercando un altro posto dove stare./ Silenziosamente mi trasformo in acciaio,/ dipingi su di me un bel sorriso da vedere.."). La seconda track  "Leather" (Pelle) - scelta tra l'altro come primo singolo-  è aperta da un andamento sincopato, danzereccio. A sprazzi come bagliori lampeggiano elettroniche lame sonore. L'inserimento della voce, pochi secondi dopo, coincide con l'assestamento della struttura su ritmi ancora una volta sincopati, ma più "pieni" (si utilizzano frequenze basse al synth per rendere il suono più corposo). Il brano procede così senza grandi scossoni su un tappeto elettronico mantrico e ossessivo, seviziato a più riprese da squarci sintetici e lisergici, che come rasoiate, talvolta, fuoriescono dal compatto magma ipnotico per poi annichilirsi. Non è difficile, tra queste trame, percepire echi à la Bowie. Il testo sembra essere incentrato sull'appassionato rapporto di due innamorati , con Lei che quasi assurge al ruolo di Dominatrice, visti i continui riferimenti al mondo del sadomaso (la Pelle, il “trampling” che è una forma di dominazione mediante stivali o calzature dotate di tacchi), pratica comunque resa giocosa e carica di complicità, in questa circostanza, priva di “sottomissioni” crudeli o comunque umilianti ("Se vuoi recarmi piacere,/ devi portarmi nel posto che amo di più!/ Se vuoi farmi andare fuori di testa,/ devi legarmi con la tua pelle/ Se vuoi farmi urlare,/ devi sfamarmi con il tuo corpo!/ Con la pelle, con la TUA pelle!/ Se vuoi farmi sanguinare,/ devi calpestare i miei sogni con i tuoi stivali!/ Se vuoi farmi piacere,devi legarmi con la tua pelle!"). La successiva, quasi title track "Invisible" (Invisibile) prende il via attraverso poche striature sintetiche, essenziali, che presto confuiscono in una base elettronica dal sapore retrò. La voce di Morsero si fa subito strada, delicata quanto distaccata. Una voce che potrebbe sembrare quasi del tutto priva di evidenti coinvolgimenti emotivi. La base elettronica molto flebile e in secondo piano assume un ruolo di rilievo già a partire dal cinquantaduesimo secondo, quando prende il sopravvento, martellante e ipnotica nella sua ripetizione a loop. Il brano si assesta così su ritmi perlopiù lineari e narcotici accompagnati dalla voce un pizzico trasognata del singer. Dosati "stacchi" donano un surplus di varietà al brano: stacchi ben distribuiti in cui la base elettronica sembra quasi spegnersi lasciando nuovamente al cantante il ruolo da protagonista. Ancora di un rapporto uomo/donna si parla: questa volta il tutto viene visto in maniera più dolce e meno carnale. Addirittura sembra che il protagonista, nel mentre è intento ad amare la sua donna, venga quasi trascinato in una dimensione simile ad un iperuranio di emozioni, nella quale è quasi un tutt’uno con il mondo, tanto da poter divenire un’entità “invisibile” ma percettibile, pronta a colmare ogni tipo di spazio concessogli. Quasi una sorta di divinità, tanta è la “partecipazione” che la sua Lei gli ispira ("Diventerò Invisibile,/ darò alla pioggia un nuovo nome,/ spenderò il mio tempo guardando immagini,/ desiderando sospiri./ Vieni da me, vicino a me,/ lentamente… tu muovi la mia anima./ Il cielo sopra di noi,/ non ha mai corso così veloce./ Diventerò invincibile,/ la mia pelle circonda il tuo seno, questa notte./ Catene invisibili ti legano stretta,/ respira, stanotte."). Poche stringate note di chitarra acustica ci introducono alla successiva "Fingers(Dita). In meno di dieci secondi, cullata dal tappeto chitarristico si inserisce la voce pacata, suadente del singer. Presto nel pattern acustico si intrufolano in sordina lontani effetti elettronici, che portano il brano in una trentina di secondi ad assestarsi su una struttura smorzata e ipnotica, sempre con la chitarra (campionata) come base. Il vocalist ripete quasi in stato ipnoide una mantrica nenia destinata a piccole variazioni comunque significative nel testo ("Sign me with a finger/ Cut me with a finger/ And i'tell you we'll go around/ Round, round, round...and around...") con un risultato quasi narcotizzante. Il prodotto finale, a livello lirico, è quello di un brano in continuo "movimento", con parti che si destrutturano cambiando nella sintassi momento dopo momento. Sempre a livello lirico, spingendoci più a fondo, notiamo che il testo è stavolta incentrato su un rapporto problematico. Molto probabilmente, una donna dall’indole “giocherellona” si diverte a tenere “in un limbo” un ragazzo che è pazzo di Lei, facendolo illudere salvo poi metterlo da parte appena l’occasione si presenta. Il protagonista comunque non sembra triste, anzi, trova il tutto estremamente seducente e coinvolgente, tanto da essere convinto di una cosa: il gioco prima o poi finirà e lei cadrà fra le sue braccia, innamorata più che mai. Nel frattempo, però, non gli dispiace farsi trattare “amorevolmente” male dalla sua bella ("Indicami con un dito,/ tagliami con un dito,/ non è il momento di indugiare!/ Tagliami con un dito.. laggiù, nel tuo limbo!/ Mi scivoli intorno e poi mi lasci perdere,/ mi abbatti e mi accendi!/ Tagliami con un dito, devozione e dolore,/ tagliami con un dito, salta nell’oceano!/ indicami con un dito, laggiù nel tuo limbo!/ Amami con un dito, dì il mio nome!/ Mi scivoli attorno e poi mi lasci perdere,/ spegni il fuoco attorno a me./ E te lo dico.. noi ce ne andremo!/ In giro, in giro, in giro… in giro!!"). Forti reminiscenze di Bowie (periodo "Earthling") si palesano nella successiva "The Magic" (La Magia). Una base sincopata gestita al sintetizzatore, grassa e spumeggiante da il via alle danze. Verso i quindici secondi si inserisce la voce mai così "bowieiana" di Morsero, capace di echeggiarne non solo l'intonazione, ma anche la forma espressiva, in alcuni momenti un pizzico spenta, in altri vagamente monomaniacale (quando si diletta nella "vocina"). Il brano si incanala sin da subito in coordinate ancora una volta estremamente lineari, sorrette dalla base di cui sopra, sintetizzata e scoppiettante, priva di significative variazioni ritmiche capaci di porre un sostanziale accento nel brano. Unica nota riguarda l'uso di stacchi, in cui base e voce si interrompono per un istante spegnendosi in una piccola pausa prima di ricominciare (01:10, ad esempio). Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un testo dedicato ad una donna, molto probabilmente una ragazza parecchio particolare ed intrigante, una sorta di “strega” che con la sua “magia” ha scioccato il nostro protagonista rendendolo completamente assuefatto a lei, amatrice di prim’ordine e donna dalle caratteristiche particolari ed uniche. Il rapporto non è tuttavia a senso unico, in quanto Lui riesce a recare piacere a lei tanto quanto lei riesce a recarne a lui ("Dolcezza, per favore, sii gentile con la mia anima!/ Non far finire tutto, fallo iniziare!/ Ti muovi come un gatto sul pavimento,/ sei magica, amo il tuo tocco./ E comincio ad amarti,/ a volerti, ad avere bisogno di te, a leccarti./ Desiderio, tentazione, sottomissione… / la mia amata!/ Ho trovato il modo di smuoverti,/ ho trovato il modo di farti vibrare!"). Ferale, onirica la seguente "Stagen", traccia strumentale di circa tre minuti e quaranta. Pezzo incentrato su atmosfere oscure, torbide (non so perchè ma mi sovviene qualcosa di Moroder), si trascina per tutto l'arco della sua durata nel più assoluto grigiore. Il synth ricama note disperate dandoci l'idea che qualcosa di molto cupo gravi su di noi come una nera cappa opprimente. L'inizio è affidato a tessiture gelide ansiogene e ripetute, monocordi ma capaci di creare una certa tensione. Presto si inseriscono lontane percussioni destinate ad alimentare il senso di ansia generato dalla texture sino a questo momento. Il tutto trova il suo assetto definitivo con l'inserimento di suoni limpidi e cristallini, che generano di un senso di lucida disperazione. Salvo due sporadiche pause (verso il minuto e mezzo e ben un minuto dopo) il pezzo continua così a scivolare tetro verso la sua inevitabile fine. "The Deepest Darkest Side" (Il Lato più Oscuro e più Profondo) risulta essere un altro riuscito brano caratterizzato da atmosfere mesmeriche. A particolarizzare il brano un impercettibile ma significativo crescendo impostato tutto su una suadente trance ipnotica che vede la struttura partire quasi in sordina con pochi fraseggi elettronici in continua copulazione con la voce vellutata e accondiscendente del singer. Già dal minuto e mezzo vediamo il brano "inspessirsi" nel suono, seppur in maniera soffice ed accogliente, proseguendo in fraseggi che danno l'idea di un trip estatico. Un volteggiare allegorico verso oasi mentali in cui ci si sente leggeri e privi di effettiva materialità. Un frangente più vacuo verso i due minuti e mezzo, ci porta ben presto ad una parte - destinata a perdurare sino alla conclusione del brano - più dinamica e vibrante. Il testo (molto criptico e più complesso dei precedenti), neanche a dirlo, è ancora una volta imperniato su una figura femminile. A quanto sembra, stavolta, la donna in questione viene vista quasi come una sorta di Donna Angelo, come da tradizione stilnovista, ma sicuramente tale unicamente per il suo potere di salvare l’amato. Essa è certamente angelica ma al contempo letale, come una pistola puntata fra gli occhi ma al contempo aggraziata come una farfalla che vola in cielo. Spetta a lei salvare un protagonista smarrito, impaurito dalla donna ma comunque desideroso di recarsi fra le sue braccia come un bambino cerca la sua mamma nei momenti di difficoltà. Forse il titolo rimanda al fatto che il vero paradiso, la vera felicità, sono intrinsecamente presenti in noi, ma sepolti in un anfratto talmente oscuro e profondo che è impossibile arrivarci.. a meno che non si incontri la persona giusta, che ce lo farà scoprire pian piano ("Il Diavolo faccia a faccia,/ abbraccia lo specchio,/ come pietre che colpiscono dritte fra i tuoi occhi,/ amo il tuo modo di volare, come una farfalla./ Sei come una pistola puntata fra i miei occhi./ Tentato dal Sole,/ immediatamente sono fra le tue braccia,/ quasi fossi un bambino./ Canta per salvare la mia vita,/ canta per non farmi cadere, lì, in basso./ Sii la mia farfalla./ Sii la mia sposa – ombra,/ il Paradiso è qui dentro,/ il lato più oscuro e più profondo."). Molto suadente l'ottava track "Feel" (Sentire), gestita su un intonazione sensuale e su ritmi tanto notturni quanto evocativi. Una song che non è errato definire come una mescolanza di Bowie e Depeche Mode, perfetta da ascoltare in un ipotetico ritorno in macchina dopo un tete-a-tete con la vostra donna (o la vostra amante), prima dell'alba, quando i fasci di luce dei lampioni creano indefinibili atmosfere di sospensione in una città deserta e quasi irriconoscibile. A livello strutturale ci manteniamo in territori molto soffusi, scanditi da evanescenti note di synth, accompagnate dalla voce accogliente del mastermind. Tutto sembra pennellato con estrema delicatezza, quasi per non rompere un certo incanto di fondo. Carnale ed eterea al contempo si pone indiscutibilmente come uno dei capolavori del disco. La texture risulta peraltro perfettamente in linea con la parte testuale, a tutti gli effetti una dichiarazione d'amore in cui si palesa la sublime fascinazione che l'artista ha per una donna, trascendente icona di una febbrile passione che mai si spegnerà. ("Amo il modo in cui brilli,/ Sposa Regina, Sposa oscura./ Il modo in cui mi narri,/ di tutte quelle cose che non si possono toccare./ Amo il modo in cui combatti,/ sposa sempiterna,/ la Vita che hai voluto,/ i desideri che hai espresso,/ li hai trovati nelle mie labbra./ Finché il fuoco arderà,/ finché vi sarà luce al mattino,/[...]...Vi sarà Amore"). Più dura la seguente "Love Gun" (Pistola dell'Amore), decisamente agli antipodi dell'accogliente sensualita di Feel. Per darvi un'idea non è assolutamente azzardato avanzare dei paragoni con i Killing Joke (in particolare mi sovvengono riferimenti al primo album omonimo). Una base percussionistica decisa e potente funge da apripista per arcigne note sintetizzate, ferali e loopate. In una ventina di secondi subentra il singer, con un impostazione vocale stavolta sprezzante, altera. Il brano si assesta in breve su una struttura elettronica fragorosa caratterizzata da una certa linearità, con un unico evidente "break" oltrepassata la soglia dei due minuti, quando la base diviene più ovattata, e anche la voce del singer sembra "spegnersi" in toni più bisbigliati. Break che si rincanala presto in crescendo nella struttura portante. Il testo, di difficile esegesi, sembra parlare stavolta dello sconvolgimento di sensi che avviene durante un rapporto di natura prettamente fisica, senza implicazioni sentimentali. Il protagonista in particolare sembra invitare una ragazza a cedere sotto i colpi della “Pistola dell’Amore” (un doppio senso abbastanza eloquente, come quello dell’omonimo pezzo dei KISS) mettendola davanti al piacere sconfinato che proverà, un piacere che la moralità ed il perbenismo non potranno mai darle ("La Pistola dell’Amore, che gran divertimento!/ Nessuna pietà, nessuna via d’uscita!/ Puoi fare ciò che vuoi,/ puoi tagliare la carne sino all’osso,/ ora nutri la mia anima,/ tu vieni da un altro mondo../ la pistola dell’amore./ Concedi un posto alla grazia / scivola via dal dolore,/ sii una bomba, la pistola dell’Amore./ Divertimento erotico, nato idiota, nessuna voce, solo una forte esplosione./ Droga d’Amore, pistola cattiva, distrugge le fanciulle, le brucia."). La decima traccia "The Second Way" (Il Secondo Modo) rappresenta un'altro pezzo di notevolissima fattura. Tornano a farsi strada tessiture maggiormente crepuscolari e riflessive in un brano caratterizzato da una natura intimista, introspettiva. Un senso di bruma sembra ricoprire il tutto: una nebbia capace di calare nel torpore più mesto qualsiasi scintilla di vitalità annegandola in stati di esitazione esistenzialista. Il pezzo viene inaugurato da tessiture sintetiche loopate stordite da un senso di vuoto depressogeno nel quale si inserisce la voce seriosa ma al contempo suadente di Morsero. Ci si assesta su un pattern grigio e desolante che raggiunge il suo acme nel refrain ("Bring me out again..."). Il testo sembra riferirsi stavolta alla fine di un rapporto sentimentale. Un rapporto che giunge al termine non per volere del protagonista, che sembra molto provato dalle sofferenze dovute al dover rinunciare per sempre alla persona che lo sta lasciando. A conti fatti, sembra che egli stia incassando una profonda delusione, relegato a semplice comparsa nella vita della sua amata, che lo tratta quasi fosse un cane da accontentare di quando in quando con un osso. Egli ne è cosciente e per questo si rammarica di non essersene accorto prima; forse, per lo meno avrebbe sofferto in misura minore ("Mi lascio alle spalle il sole,/ milioni di modi per bruciare../ mille momenti per amare../ attendo di cadere a pezzi,/ distribuisco rime per scusarmi, in realtà../ Sono ossessionato dal tuo respiro./ Cerco un altro modo per colpire me stesso,/ di nuovo.../ per vivere la mia vita come un cane con un osso,/ come donare il sangue ogni notte./ Mostro il secondo modo di vivere la mia vita,/ ancora,/ per trovare una ragione per te, una ragione per me,/ assieme saremo d’accordo./ Portami fuori ancora."). Davvero stupenda, capace grazie ad un non comune potere psicotropo di riportarci indietro, con la memoria, ai nostri rapporti falliti. Molto delicata la conclusione, affidata alla soave, splendente, cristallina "Under" (In Basso), song dotata di un appeal molto suadente, capace di fare breccia sin da subito nel cuore dell'ascoltatore. Il pezzo si struttura su una carezzevole ballata intelaiata su note decisamente placide reiterate a creare un atmosfera molto vellutata. Su queste si poggia con una delicatezza estrema la voce di Morsero, un pizzico à la Phil Collins. Ancora una volta, esattamente come in Feel, ci troviamo di fronte ad una dichiarazione d'amore, gestita nuovamente attraverso parole ricche di poesia e fascinazione ("Finché il giorno non andrà via,/ finché il fuoco brucerà,/ sopra la nuvola più alta e sotto una pioggia scrosciante,/ sopra un treno d’argento,/ sotto una stilla cadente,/ dovunque tu sarai lì, in giro./ Ti voglio accanto,/ anche nell’oscurità del suono,/ ti voglio vicino, vicino./ giù nel buio della città,/ ti voglio vicina./ Sarò lì quando cadrai,/ sarò lì quando sorriderai,/ ti voglio vicina.").



Il responso finale è decisamente ottimo. L'autore dimostra versatilità nel saper mescolare diversi umori ed influenze in una maniera che solo gli artisti esperti si possono permettere di fare. Alcuni brani come già visto rasentano addirittura il miracoloso, davvero personali e talvolta molto sentiti. Ho provato un piacere estremo nel lasciarmi cullare da pezzi come "Feel" e "Second Way" (due tra i capolavori incontrastati del disco) quanto nel lasciarmi possedere da indefinibili scariche elettriche attraverso brani come "Love Gun". Per chiunque cerchi un disco capace di attraversare in maniera magistrale diversi stati umorali, dalla più decisa grinta allo spleen narcotizzante, per chiunque cerchi un prodotto non canonico e soprattutto non banale capace di offrire un immaginifico trip, deve assolutamente ascoltare e possedere questo "Have You Ever Been" (di cui il suddetto recensore aspetta con ansia un altrettanto incisivo seguito). Bravissimo Andrea Morsero, siamo sicuri che saprai deliziarci ancora con prodotti di questa fattura!


1) Another Place To Be
2) Leather
3) Invisible
4) Fingers
5) The Magic
6) Stagen
7) The Deepest Dark Side
8) Feel
9) Love Gun
10) The Second Way
11) Under