EXTREMA

The Old School

2016 - Punishment 18 Records

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
16/06/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Guardando il panorama metal italiano, non possiamo certamente dire che manchino band di grande qualità e spessore. Se è vero che al giorno d'oggi esistono molte band affermate e soprattutto riconosciute a livello internazionale, è anche vero che ai tempi dell'esplosione vera e propria del metal in tutte le sue forme, ci furono dei gruppi nostrani divenuti con il tempo delle vere e proprie icone e rispettati da tutti, che hanno dovuto fare la cosiddetta "gavetta" per poter sdoganare un genere che ai tempi era per così dire considerato di nicchia. Uno di questi gruppi sono sicuramente i milanesi Extrema, che si ripresentano sul mercato con un gustoso EP dal titolo "The Old School (La Vecchia Scuola)". Un titolo emblematico, degno di un gruppo il quale, insieme a band come BulldozerStrana OfficinaDeath SS (giusto per citarne alcune) ha sicuramente aiutato in maniera concreta e considerevole lo sviluppo di questo genere in Italia. Nati per volontà del chitarrista Tommy Massara nel 1982, inizialmente adottarono il moniker Killdozer; ma solo fino al 1986, anno in cui i Nostri si ribattezzarono definitivamente Extrema. Probabilmente, il cambio di nome avvenne per motivi di copyright, dato che nel 1983 anche un'altra band (americana, dedita ad un noise/rock, poi scioltasi nel 1996) adottava lo stesso monicker. Formazione composta da quattro membri comprendente due chitarre (Massara, Boria), un basso (Varisco) ed una batteria (Bullegas), i Nostri danno alle stampe nel 1987 l'ep "We Fuckin' Care", in formato vinile da dodici pollici, contenente quattro tracce di puro thrash metal. Due anni dopo uscì un Promo tape anch'esso composto da quattro brani, che vede uno stravolgimento nella line up piuttosto considerevole. Tommy Massara sempre con la sua chitarra, è l'unico superstite della vecchia formazione, nella quale vediamo dunque l'ingresso di un vocalist vero e proprio che risponde al nome di Gianluca Perotti. Senza scordarsi del nuovo bassista Mattia Bigi, l'altro chitarrista Walter Andreatta ed infine il nuovo drummer Chris Dalla Pellegrina. La formazione si mantiene stabile per quasi un anno, giusto per l'uscita di un secondo demotape, che vede però l'abbandono di Andreatta. Una defezione che lasciò così la band orfana di una seconda chitarra. Sarà stato un segno del destino, ma da qui in avanti i Nostri decisero di continuare il loro percorso artistico basandosi unicamente su di una chitarra soltanto. Questa scelta per certi versi può risultare alquanto azzardata per un genere "scoppiettante" come il Thrash Metal, ma se pensiamo solamente al fatto che molte realtà dedite ad un qualcosa di articolato, come i texani Pantera, hanno fatto di questa particolarità la forgia definitiva del proprio sound, allora possiamo tranquillamente considerare questo espediente come una scelta vincente. Gli Extrema arrivarono quindi alla pubblicazione di un terzo demo nel 1991, ma cosa ancor più importante, arrivarono alla pubblicazione del loro primo vero full length, dal titolo "Tension at the Seams". Un disco ancora leggermente grezzo ma pieno di una carica esplosiva non indifferente, nel quale possiamo trovare la collaborazione di Julius Loglio come secondo chitarrista. L'album riscuote un buon apprezzamento soprattutto da parte della stampa internazionale ed aprì le porte alla band verso un meritato successo. Infatti, grazie a questo lavoro, gli Extrema furono chiamati ad aprire dei concerti per Vasco Rossi e soprattutto a far da spalla ai Metallica, arrivando a suonare davanti a plateee a dir poco enormi. Il secondo disco, "The Positive Pressure (Of Injustice)" arrivò due anni dopo, nel 1995, e segnò un netto passo avanti a livello di sonorità e di produzione. Le songs risultano essere molto più rocciose e penetranti, caratterizzate da un'ottima resa sonora e da un altrettanto ottimo lavoro di songwriting. Contenuta in questo lavoro, non possiamo non segnalare la ormai famosissima "Money Talks", la quale gode anche di un buon videoclip a tratti divertente. Nel 1996 e nel 1998, i Nostri rilasciarono poi due singoli: il primo fu "Mollami", realizzato in collaborazione con il gruppo Hip Hop italiano Articolo 31, ed il secondo "Vai Bello", sempre collaborando con la band di J-Ax; questi episodi suscitarono però un po' di malumore da parte della critica, determinando al contempo un altro passo avanti per la band, visto che queste sonorità penetrarono nel sub conscio dei Nostri, spingendoli a mettersi nuovamente in discussione. Con il terzo album "Better Mad Than Dead" (2001), gli Extrema danno infatti sfoggio di sapersi destreggiare molto bene anche con un sound decisamente più moderno. Il disco in questione sposta di molto le coordinate stilistiche della band, ma non per questo possiamo parlare di un disco mediocre. Anzi: per chi scrive, si tratta di un gran bel disco che riesce a mescolare molto bene il tipico trademark del gruppo con melodie ed un modus operandi molto in voga a quel tempo. Brani come "Another Nite""All Around" e l'opener "Generation" sono infatti piccole perle capaci di sopravvivere allo scorrere del tempo, facendosi ricordare con piacere. Nel 2005, esattamente quattro anni dopo il precedente disco, uscì quindi sul mercato "Set the World on Fire", il quale rimise la band entro binari più Thrash, senza però dimenticarsi di quell'apertura mentale che aveva caratterizzato l'album precedente. Da segnalare l'ingresso in formazione del batterista Paolo Crimi che prende il posto di Della Pellegrina. L'ormai ex batterista, infatti, abbandonò gli Extrema per cercare la fama entrando a far parte della band pop/rock Negrita. "Pound for Pound" del 2009 segnò in seguito un netto ritorno alle sonorità degli esordi, con song dall'impatto devastante ed un tiro in your face non indifferente. Il disco uscì per la nostrana "Scarlet Records" e contiene ben tredici tracce, tra cui la cover "Deucedei KISS, originariamente contenuta nel primo ed omonimo album della band newyorchese, targato 1974. Dopo questo breve percorso discografico, arriviamo a quello che è l'ultimo album fino ad ora pubblicato dalla band milanese, dal titolo "The Seed of Foolishness" (2013), il quale segnò il debutto del bassista Gabri Giovanna, già entrato nella band tre anni prima. Il titolo non può certo non richiamare il film culto diretto da John Carpenter del 1994, in cui il protagonista John Trent viene rinchiuso in un manicomio in seguito ad una crisi e racconta di essere un investigatore privato incaricato di ritrovare un certo Sutter Cane, autore di romanzi Horror misteriosamente scomparso. Inizia così un viaggio allucinante tra finzione e realtà, dove un misterioso ultimo libro ha la capacità di far impazzire le persone e tramutarle in orrende creature. Nemmeno a dirlo, il disco è un'altra bella mazzata sui denti, con song veloci e potenti ed altre più elaborate ma della stessa efficacia. Parlando propriamente di questa ultima e freschissima uscita, ovvero di "The Old School", abbiamo da segnalare numerose sorprese e piccole curiosità. Partiamo ancora una volta da l'ennesimo cambio dietro le pelli, con l'ingresso in formazione di Francesco La Rosa al posto di Crimi, senza scordarsi naturalmente del bassista Gabri Giovanna (saldamente al suo posto sin dal 2010) e degli storici Tommy Massara e GL Perotti. e l'inizio di una stretta collaborazione con l'etichetta "Punishment 18 Records". Le tracce presenti sono cinque e sono risalenti al primissimo periodo di attività della band, risalenti più o meno al 1987 ma poi pubblicate nel corso di successive demo e dischi; l'EP qui recensito è infatti il terzo in ordine cronologico realizzato dagli Extrema, successivo solamente a "We Fuckin' Care" ed a "Proud, Powerful 'n' Alive" del 1993, avente come scopo il recupero di un passato glorioso, da far rivivere in maniera imperiale e potente. Non scordarsi mai chi si è, non scordarsi mai le proprie radici. Questo, lo spirito gravitante attorno a "The Old School". Un EP dunque, come dicevamo, ricco di sorprese e particolarità, anche a livello di collaborazioni. Troviamo infatti degli ospiti d'eccezione, come il chitarrista Ralph Salati dei nostrani Destrage e l'ex ascia dei californiani Vicious Rumors, Bob Capka, appena fuoriuscito dalla band statunitense. Sono presenti anche due tracce bonus registrate dal vivo nel 2013 a Roma, ovvero  "Life" e la cover "Ace of Spades" degli immortali Motorhead, fonte di ispirazione per numerosissime band; un inserimento che vuole essere anche un omaggio (più che dovuto) al compianto Lemmy Kilmister, recentemente scomparso, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della musica. Le tracce, dicevamo, fanno parte del periodo in cui la band era in procinto di intraprendere la propria carriera, e di questi cinque brani solamente "Life" venne inclusa nell'album "Tension at the Seams", mentre "Child Abuse" e "M.A.S.S.A.C.R.O." vennero incluse nel demotape "Rehearsal 24.02.89"; "Tribal Scream", dal canto suo, era già stata inclusa nel precedente demo "Promo Tape" sempre del 1989. Il tutto risuonato e ri-registrato con lo spirito ed i mezzi di oggi, senza cercare comunque di snaturare la rabbia primordiale che permeava le composizioni. Ora non resta altro da fare che addentrarci nell'universo Extrema, e godere dunque appieno di questa nuova uscita.

Life

L'apertura è affidata appunto ad il brano "Life (Vita)" che rispetto alla versione originale, gode di una introduzione chitarristica piuttosto interessante, dettata da una batteria impostata su di un mid tempo caratterizzato da una buona dose di tecnicismo, quest'ultimo dettato da parte di un' ottima doppia cassa. Dopo questa prima parte "inedita", si parte alla grande con una sfuriata in tipico stile thrash, con batteria a cannone ed una chitarra che macina sin da subito un riffing imponente. Dal momento che subentra la voce di GL la velocità aumenta considerevolmente, e nei pochi momenti in cui il ritmo tende leggermente a calare, il tutto viene efficacemente accentuato da un ottimo lavoro da parte del nuovo batterista La Rosa. Si riprende con un tiro spietato e furioso ed il cantato rende il tutto molto aggressivo e concitato. La sezione ritmica svolge un lavoro molto importante nell'accompagnare Massara, che con il suo padroneggiare la sei corde inanella riff pesanti e taglienti. Il brano viaggia spedito su coordinate ben espresse e riusciamo anche a trovare qualche momento di interessante varietà, come un buon frangente in cui la velocità viene meno per permettere l'inserimento di un assolo molto ben eseguito, a tratti rovente. Passato questo momento "interlocutorio", atto a donare un attimo di respiro all'ascoltatore,  si riparte frenetici fino alla conclusione di un brano veramente molto ben riarrangiato, il quale ha il merito di mostrarci una band veramente in gran forma. Il lavoro dei musicisti è veramente professionale, ed anche se il brano viaggia su binari non troppo elaborati, i Nostri riescono a rendere il tutto molto coinvolgente; il fattore vocale svolge un ruolo determinante nell'apportare quella grinta rinnovata, che nella versione originale era un po' minata dalla produzione. In definitiva, "Life" è un ottimo brano di apertura, dalla breve durata, che vuole farci riscoprire le origini di una band e che soprattutto ci fa capire quanto l'attitudine degli Extrema non sia minimamente cambiata a distanza di più di trent'anni di carriera. Il gruppo, mediante questo brano, ci pone delle domande molto importanti, apparentemente semplici, ma che non trovano mai una vera e propria risposta: "Qual è il significato della vita? Qual è il tuo?" . Ci si interroga sul significato dell'esistenza, ponendosi il quesito dal punto di vista di chi ha dovuto combattere per poter sopravvivere, sin dalla giovane età. "Mia madre e mio padre mi hanno lasciato su quel marciapiede", un protagonista che fa di necessità virtù, se non altro libero di scegliere il proprio percorso e la strada da intraprendere. Vivere la vita a modo nostro, anche da soli, ma consapevoli di aver preso una decisione con la nostra testa; e soprattutto, decisi a portare avanti le nostre idee. Molti cercheranno di ostacolare le nostre scelte, molti cercheranno di farci cambiare idea sul da farsi, e troppi si dimostreranno falsi amici, voltandoci poi le spalle. Soprattutto da questi, dovremo guardarci con maggior attenzione. Del resto, anche quella degli amici, quelli veri, è una scelta estremamente difficile da compiersi. Solamente chi dimostrerà di credere veramente in quello che facciamo, giusto o sbagliato che sia, sarà il nostro compagno di avventura ideale, colui che sarà presente quando avremo davvero bisogno, disposto a fare di tutto per accompagnarci nel nostro cammino. Alla fine la vita è nostra, solo nostra. Ed ogni nostro successo avrà un sapore ancora più gustoso, perché lo avremo costruito solamente con le nostre forze.

Carcasses

Si prosegue con "Carcasses (Carcasse)": l'inizio viene scandito da colpi di charleston da parte del drummer, che lascia dunque spazio alla chitarra di Tommy, il quale si rende immediatamente grande protagonista del contesto tutto. Quando effettivamente il brano parte, la violenza sprigionata è di una portata tale da spazzare via ogni cosa. Il drumming è furioso e preciso, mentre il basso svolge un lavoro primario nel sorreggere alla grandissima una chitarra devastante e di grande effetto. Anche in questo caso, la voce di Perotti si dimostra incredibilmente convincentem con quella sua ruvidità di fondo che bastona l'ascoltatore. La velocità non accenna a diminuire minimamente fino al minuto 1:13, dove assistiamo ad una splendida sezione musicale caratterizzata da un grandissimo lavoro di doppio pedale e continui rintocchi di ride, e soprattutto da un guitar riffing semplicemente splendido e da un basso carico di effetto. Arriva giustamente il momento dell'assolo offertoci da Tommy, in combo con l'ospite Ralph Salati. Da un duo come questo non poteva non venir fuori una legnata sui denti iperveloce, che dimostra da ambo le parti una padronanza strumentale a dir poco spettacolare. La sezione ritmica è incalzante a tal punto da annichilire per potenza e precisione, ed anche quando tutto sembra volersi arrestare per qualche istante, il tecnicismo di La Rosa emerge prepotentemente e fa in modo di non allentare minimamente la tensione generale nonché la nostra attenzione. Prima di riprende con un'altra strofa, udiamo molto volentieri un'altra performance di doppia cassa velocissima, per poi lasciare spazio al singer che conclude un brano a dir poco spettacolare e terremotante. La band sembra essere un treno in corsa, e dopo un primo brano che sembrava già di per se spaccaossa, il livello qualitativo si alza ulteriormente con questa "Carcasses". Grandissima song che gode di una sezione ritmica pesantissima, composta dal duo La Rosa / Giovanna, da una chitarra a dir poco spettacolare e da una voce sopra le righe che rende il tutto molto omogeneo e coinvolgente. Per il brano preso qui in esame è stato anche girato un videoclip, che vede la band esibirsi all'interno di un edificio fatiscente ed abbandonato; uno scenario perfetto, per dimostrare la carica distruttiva di questa song. Se il testo ai suoi tempi era una chiara dichiarazione di ribellione proprio attraverso la musica (nella fattispecie attraverso il Thrash), rivisitato in chiave odierna il tutto sembra aggiungere nuovi significati. La convinzione di avercela fatta nonostante le mille difficoltà ed i vari pregiudizi sembra voler rafforzare questa convinzione, spingendo gli Extrema ad urlare in faccia al mondo la loro voglia di volersi ancora ribellare. Dato che questo atteggiamento li ha portati ad accumulare anni ed anni di carriera, sino a portarli in alto. La band sembra proprio voler dire: "Avete visto? Ce l'abbiamo fatta". Ci viene raccontato come, una volta scelta questa strada, ci si senta a dir poco parte di una nuova razza, di un qualcosa di troppo diverso da esser subito capito al volo. Si viene ed anche messi (quasi) ai margini. Eppure, il tharsh è sempre stato il loro credo, e continua giustamente ad esserlo adesso. La voglia di spaccare il mondo, di divertirsi suonando la musica che da sempre ha riempito il loro cuore, ha fatto si che superassero le avversità soprattutto iniziali fregandosene di tutto e di tutti. Il divertimento puro che inonda una band nel pieno dell'entusiasmo: gli eccessi di alcool, le ossa rotte causate dal moshpit infernale e tutto quello che ruota attorno a questa scena, non ha fatto altro che rafforzare in loro la voglia di andare avanti e di continuare per la propria strada. "Questa tendenza sta entrando nelle nuove band, e non finirà mai; per questo siamo ancora qui";  la frase chiave di questa canzone, visto che gli Extrema intendono assurgere ad esempio per le nuove leve, aiutando i giovani a perseguire i loro ideali, invitandoli a non fermarsi mai. Il "virus" di questa musica aveva già cominciato, in Italia, a diffondersi negli anni '80, ma è negli ultimi anni che ha conosciuto il suo definitivo apogeo, cominciando ad espandersi a macchia d'olio, "contaminando" una miriade di giovani. I quali con rinnovata determinazione, decidono di affrontare un percorso difficile, ma che porterà grandi soddisfazioni. Immettersi in questa nuova realtà, assaporarne i contenuti, lo stile di vita.. la naturale gavetta da svolgersi per ogni giovane band, la quale può vedere negli Extrema una band che di strada effettivamente ne ha fatta. Tanta strada, tanto sudore versato per rincorrere un sogno, per gridare al mondo che una musica nuova è pronta a conquistare ogni cosa. 

Tribal Scream

"Tribal Scream (Urlo Tribale)" è introdotta da un' ottima chitarra, presto raggiunta da una batteria sin da subito imponente nel dettare tempi non molto veloci, ma caratterizzati da un ottimo gioco di doppia cassa. Il riffing generale inizia a farsi violento e penetrante, ma quando sopraggiunge la prima strofa il tempo rallenta notevolmente per dare spazio ad una pesantezza sonora non certo indifferente. La voce di GL è molto incisiva ed espressiva, trasudando rabbia da tutti i pori, mediante un cantato aggressivo e decisamente coinvolgente. Al termine di questa prima parte di brano il tempo aumenta considerevolmente, e la sezione ritmica compie un lavoro encomiabile nel creare un muro sonoro di sicuro impatto. Parte la seconda strofa, e possiamo notare una rinnovata grinta sia nel cantato vero e proprio che nella base sonora, la quale (ad un certo punto) si assesta su binari decisamente più lenti e soffocanti con quei tocchi di ride da parte di La Rosa. Tocchi che incutono terrore, risultando efficacissimi e personali. Dal minuto 2:02 assistiamo ad una vera e propria sezione strumentale composta inizialmente da un ottimo riff che sfocia in un assolo tremendo, il quale ci colpisce al volto per precisione e tenacia, il tutto reso particolarmente efficace da una doppia cassa dinamicissima e da un drumming in generale molto intelligente. Quando tutto sembra rallentare vistosamente con ripetuti colpi di tom e cassa, ed un basso assolutamente protagonista, ecco che arriviamo ad ascoltare un secondo assolo offertoci dal grande Massara, che introduce una ultima strofa ancora più grintosa (seppur breve) ed una sfuriata finale dove la tecnica dei nostri viene sfoggiata in un tripudio di devastazione e ruvidezza. Il brano termina sostanzialmente qui, ed ancora una volta non possiamo rimanere indifferenti dinnanzi a tanta potenza sprigionata, la quale alza notevolmente il tasso di coinvolgimento. Ottima song che seppur non raggiunge il livello qualitativo delle due precedenti, risulta essere molto interessante e priva di qualsiasi compromesso. Qui emerge il lavoro a tratti disumano del nuovo acquisto Francesco, in grado di dare uno spessore notevole con i suoi cambi di velocità, apportando poi un qualcosa in più in termini di estro. Anche il basso di Gabri svolge un lavoro non certo indifferente, eseguendo un lavoro ruvido e pesantissimo in grado di appesantire il suono della chitarra di Tommy in maniera praticamente perfetta. Il cantato poi è molto più aggressivo che in precedenza, rappresentando il degno coronamento per un brano che necessitava proprio di questa soluzione. Trattiamo in questo caso, testualmente parlando, del prezzo che dobbiamo pagare e che le tribù indigene hanno già pagato nel nome del progresso, venendo così a mancare quei diritti umani diventati "obsoleti" per colpa del nuovo che avanza. La civiltà occidentale ha letteralmente distrutto la cultura indigena, incendiando le loro terre, soffocando le loro usanze e le loro credenze; ma tutto questo annientamento umano.. a cosa è servito, in fondo? La terra sacrificata come pegno da pagare per la costruzione di un Mc Donald's, di un Burger King, il tutto per il nome del progresso. Ma è questo il vero progresso? Non esistono quasi più terre incontaminate, tutto è diventato una giungla di cemento, una specie di inferno da cui non ci si può ormai più sottrarre. L'avidità delle multinazionali sta schiacciando questo mondo, vengono sacrificate ogni giorno vite umane e vengono violentati i diritti dell'uomo, in nome del dio denaro. Non riusciamo ancora intendere che questo amore sfrenato per i soldi ci porterà solamente alla rovina, e questa rovina è già iniziata troppi anni fa.

Child Abuse

"Child Abuse (Abuso di Minore)" ha un'impostazione piuttosto particolare, nel suo iniziare tenendo con il fiato sospeso. Dopodiché si parte con una struttura tipicamente Thrash, la quale esplode magistralmente grazie alla voce di Perotti. Una prima strofa viene espressa in maniera molto aggressiva e personale, ed il refrain, molto bello, viene arricchito da una splendida sezione chitarristica con tanto di breve solo. Il lavoro di drumming è a tratti impressionante e l'uso sapiente di doppia cassa e ride denota una personalizzazione estrema nel dare nuova linfa ad un brano passato. L'assolo vero e proprio parte con l'aumentare di velocità, e dobbiamo pur dire che si respira a pieni polmoni l'aria di quegli anni ottanta che tanto avevano regalato emozioni e passione. Un tuffo quasi inaspettato ma molto ben riprodotto, con tutta la personalità dei giorni nostri. Altra strofa e si riparte alla grande fino ad un brevissimo momento in cui la batteria picchia ride e rullante per far ripartire la strumentazione, con tutta la foga necessaria per re-introdurre un'altra ottima combo di strofa e ritornello, che mette in risalto le abilità vocali di GL e soprattutto quelle dei suoi compagni. Il brano si conclude con una chitarra quasi "dolce" nella sua distorsione, per poi farci riassaggiare brevemente l'ultima mazzata finale. Una song che punta molto sull'impatto vero e proprio e che riesce a togliere il fiato tanta è la potenza sprigionata dal nostro quartetto. Come avrete già intuito dal titolo, si va a toccare un tasto assai delicato. L'amore per i propri figli dovrebbe essere dimostrato in tutte le sue forme, ed a volte bisognerebbe usare una giusta dose di severità per insegnare loro cosa è giusto e cosa è sbagliato nella vita. Bisogna fare attenzione, però, a non confondere la rigidità di certe azioni a fin di bene con la violenza gratuita che può fare solo del male. Purtroppo però, gli abusi verbali così come quelli più dolorosi e fisici, vengono visti come situazioni normali e ritenuti anzi normali, da molte persone. Il problema è che crescendo, queste creature abusate, vedranno il mondo come una minaccia e tutto quello che li circonderà rappresenterà per loro un pericolo. Paura che sfocierà purtroppo in altra violenza. Ad avere la volontà di aprire gli occhi, potremmo constatare che le vere vittime sono loro, mentre i propri genitori sono gli artefici di questa crescita di violenza, avendoli cresciuti a pane, odio e dolore. Chi sarà poi il responsabile delle loro azioni future? Chi si prenderà cura di loro per insegnarli veramente il senso della vita? Difficile dirlo, perché come tutte le cose, una volta arrivati ad un certo punto non si può più fare granché. La colpa delle azioni di queste generazioni che crescono con l'odio in corpo sarà quindi solamente vostra.

M.A.S.S.A.C.R.O.

Passiamo ora a "M.A.S.S.A.C.R.O.", la quale parte immediatamente con una chitarra in pompa magna, la quale ci introduce al brano con un riff poderoso e spettacolare. La batteria sopraggiunge quasi nell'immediato con ripetuti colpi di tom che fanno da preludio ad una cavalcata sonora inizialmente controllata, che sfocia dunque in una ferocia musicale inaudita, colpendo l'ascoltatore in maniera decisa e ripetuta. Il momento spezzacollo sonoro continua imperterrito, e se vogliamo, ancora più veloce e pesante. Note solitarie di basso (ed alquanto azzeccate) vengono intramezzate a quelle emesse dalla chitarra di Tommy, il quale si rivela fondamentale nel preparare un assolo che premia la collaborazione di Bob Capka, il quale inanella una prestazione maiuscola per poi lasciare spazio nuovamente alla sei corde di Massara che, imperterrito, continua a correre ad una velocità pazzesca, con tanto di batteria molto ma molto precisa e devastante. Il basso di Giovanna viene caricato di effetto ed i toni si smorzano senza snaturarne l'impatto prettamente sonoro; un'esecuzione molto interessante e soprattutto che si sposa benissimo con il resto del brano. Questa song si conclude con un bel tapping che va sfumando fino alla fine, lasciando un senso di stordimento totale che prosegue anche dopo l'ascolto. Un pezzo strumentale affascinante, dove la band dà sfoggio di se sfogandosi letteralmente in sonorità distruttive e velocissime.

Bonus Tracks: Life (live version)

"Life (live version)" viene giustamente introdotta dal singer Perotti con il classico "This is Life", e si parte a cannone con una sezione ritmica imponente ed una chitarra fumante. Il cantato è particolarmente aggressivo e la velocità espressa dai Nostri è sostenutissima e pazzesca. Il chorus dal vivo è distruttivo, porgendo il fianco ad una strumentazione pesantissima. Si riprende con una foga incredibile ed il cantato rasenta il growl tanto è il coinvolgimento della band davanti ai propri fans. L'assolo viene espresso molto bene, ed anche se la mancanza di una seconda chitarra si fa sentire, dobbiamo dire che il lavoro al basso di Giovanna è essenziale per non far disperdere il tutto, fungendo da collante. Senza questo accorgimento, in effetti, si rischierebbe di rovinare un po' il brano. I suoni sono inoltre molto buoni e distinguibili e non perdono di intensità per tutta la durata del pezzo. La grinta che viene fuori da ogni singola nota è talmente tangibile al punto da non farci rimanere fermi neppure per un momento, e la sensazione di trovarsi effettivamente ad un concerto, con la band sul palco davanti ai nostri occhi, è quasi reale e palpabile. La prova degli Extrema è sopra le righe e dimostra che l'ambito live è un ambiente perfetto per i Nostri, nel quale si trovano a proprio agio. Si divertono e fanno divertire il pubblico, coinvolgendolo e dando ad esso ciò che esso realmente vuole, ovvero, una dose massiccia di Thrash Metal made in Italy. 

Ace of Spades

"Ace of Spades (Asso di Picche)" è il giusto tributo ad una band che ha influenzato inequivocabilmente la band milanese, un tributo immancabile in tutti i loro set dal vivo. Un omaggio doveroso verso chi ha contribuito alla loro crescita artistica e personale, un ringraziamento non solo nei riguardi di una band che è divenuta da tempo un simbolo, una leggenda, ma anche e soprattutto un tributo dovuto ed un ringraziamento sentito a Lemmy, che ha lasciato un vuoto incolmabile con la sua scomparsa.. ma che vivrà per sempre nei cuori di ogni persona che fa della musica la propria passione. Questa song è contenuta originariamente nell'album suo omonimo pubblicato nel 1980; un disco, "Ace of Spades", che è ancora oggi da considerarsi un autentico capolavoro del suo genere e sicuramente uno di quegli album che verranno per sempre ricordati ed incensati, in generale, parlando di Musica e non solo di Metal. Il brano inizia con quel suono di basso diventato leggenda, che rende "Ace of Spades" riconoscibilissima fin dalle prime battute. Si parte con un suono sparato a mille e la voce del singer (seppur ovviamente differente) che ci introduce una prima strofa. La sei corde di Massara è precisissima con quei suoi acuti spaziali e quel suo andamento tipicamente rock 'n roll, reso più pesante da una sezione ritmica più massiccia. Non esiste sosta, si macinano riff a ripetizione mentre il ritornello viene cantato con complicità della voce di Giovanna e Massara, rendendo il tutto estremamente "live". Anche i momenti in cui la voce viene lasciata praticamente sola riescono ad essere molto coinvolgenti, rimandando la memoria indietro nel tempo, spostandoci dal 2013 (anno al quale risalgono entrambe le registrazioni) sino al 1980. L'aggressività espressa è micidiale e l'impatto profuso è determinante nella riuscita di questa cover.. che è stata ripresa, e sarà ripresa, da innumerevoli band. I Nostri sentono particolarmente questo brano, e lo fanno loro a modo loro, ovvero con quella carica Thrash senza che però quest'ultima ne snaturi la struttura. Si conclude la song, e si conclude il concerto di Roma (location di entrambe le esibizioni qui sentite) con tanto di "Grazie raga" ed una chitarra che viene lasciata spirare di fronte agli amplificatori, fino a che non se ne ode più il suono. Una degna conclusione per un gran finale di concerto, ma soprattutto una degna conclusione di questo maestoso ep targato Extrema. Il testo del brano, scritto da Lemmy, racconta di un individuo assuefatto dal gioco d'azzardo e pronto a tutto pur di fare un ultima puntata, a costo di scendere a patti con il diavolo stesso. Vincere o perdere non fa molta differenza, l'importante è continuare a giocare e puntare sempre di più per poter recuperare quello che è stato perso fino ad ora. Dice chiaramente che lui è nato per perdere e questo lo sa molto bene; come sa anche benissimo che il gioco d'azzardo è una cosa per pazzi, ma è proprio questo che gli piace. Non potrà vivere in eterno e cerca di godersi ogni attimo della sua vita, viaggiando sempre sul filo del rasoio. Anche la vita stessa a volte si rivela un azzardo, e sta a noi saper giocare, puntando con la testa piuttosto che azzardare continuamente. L'azzardo a volte ci vuole, ma non bisogna mai sfidare troppo la sorte perché altrimenti il rischio di fallire diventa pericolosamente concreto.Un testo riguardante una delle grandi passioni di Lemmy, ovvero il Poker, e che estende la metafora dell'azzardo anche alla vita sentimentale. Il protagonista, infatti, da bravo giocatore compulsivo, è intenzionato ad "azzardare" anche con una donna, la quale lo tenta con una "faccia da Poker" indecifrabile. Puntare? Rilanciare? Sapersi buttare e fidarsi dell'intuito, del resto, è alla base di ogni gioco di carte. Particolarmente emblematica, poi, la figura del seme di Picche. Intorno al diciasettesimo secolo, infatti all'asso del suddetto seme venivano attribuiti vari significati; per alcuni rappresentava la morte, mentre per altri semplicemente la fortuna. In questo testo vengono praticamente indicate entrambe le simbologie, facendo sentire fortunato il nostro protagonista ma al tempo stesso vicino alla morte. Una curiosità molto particolare risiede nel fatto che alcuni soldati americani, durante il secondo conflitto mondiale, disegnavano sul proprio elmetto da guerra proprio un asso di picche, come simbolo di fortuna ed auspicio. Al contrario, questo simbolo era considerato sinonimo di sfortuna per il popolo vietnamita, il quale lo usava per incutere timore ai propri nemici disegnandolo intorno ai campi. Infatti, era particolarmente temuto perché simboleggiava il decesso, e dato che questo popolo era molto credente e superstizioso, veniva usato proprio come un'arma psicologica.

Conclusioni

In conclusione, ci troviamo davanti ad un EP molto succoso ed interessante, sia per il valore storico/affettivo che può avere per la band stessa, sia per capire e ritrovare le origini di un gruppo che meriterebbe molto di più in termini di popolarità. "The Old Shool" vuole dire già tantissimo partendo dal titolo stesso e probabilmente le song scelte per essere rivisitate sono sicuramente le migliori del periodo. A voler essere molto attenti, non possiamo non notare, in copertina sotto il nome della band, quel "Since 1985" che valorizza il contenuto stesso di questo lavoro, dimostrando quanto i Nostri ci diano effettivamente dentro da moltissimo tempo, tenendo alto il tricolore per quanto riguarda la nostra scena metal. Questo è un termine ("since") usato spesso da molti prodotti commerciali che vogliono sottolineare la qualità e la passione che contraddistingue quel qualcosa da loro creato, e mai termine più appropriato potrebbe addire a questo mini disco. Si, perché gli Extrema, come altre band su questo pianeta, sono un prodotto destinato alla gente, ma soprattutto sono uomini dotati di grande personalità che continuano imperterriti a sfornare lavori di grande qualità. Solitamente non è facile dare un giudizio su cinque pezzi soltanto, ma qui di carne al fuoco ce n'è veramente molta: partiamo da "Life" che gode di rinnovata potenza ed aggressività, ma soprattutto è "Carcasses" ad aver attirato la mia attenzione con una parte centrale da urlo ed un lavoro, del nuovo La Rosa dietro le pelli, a dir poco mostruoso. "Tribal Massacre" e "Child Abuse" sono due song di puro thrash trascinante e devastante, capace di tenere salda l'attenzione e soprattutto godono di assoli bellissimi e coinvolgenti. La conclusiva "M.A.S.S.A.C.R.O." è un buon episodio strumentale che chiude degnamente questo lavoro interessante sotto molti punti di vista. I brani dal vivo sono una testimonianza molto importante sull'attitudine della band e della loro rapporto con il proprio pubblico ed i propri fan; e se da una parte i Nostri sono abituati a grandi folle ed a club comunque strapieni, ricordo con piacere un episodio di qualche anno fa, in cui la band di Tommy Massara ha suonato in quel di Novedrate (piccolo paese della provincia di Como) ad una festa rock di paese, davanti a pochissime persone. Eppure, gli Extrema hanno dimostrato grande professionalità, suonando con grande grinta ed intrattenendo con grande simpatia i pochi presenti. Da dire, sui componenti del gruppo, non ci sarebbe molto in fin dei conti, anche perché è risaputa la capacità tecnica dei singoli. Però dobbiamo fare un plauso alla voce di Gianluca Perotti, il quale esprime al meglio il concetto di potenza della band; a Tommy, capace con la sua chitarra di trasmettere emozioni a non finire; ed alla sezione ritmica composta da Gabri e La Rosa, che svolge un lavoro imponente ed emozionante. Certo che sostituire un batterista come Crimi dopo ben nove anni in seno alla band non deve essere stato semplice, ma dobbiamo dire che, visti i risultati qualitativi di questo EP, la scelta è stata a dir poco perfetta. Le registrazioni per questa rivisitazione di pezzi storici è stata affidata all'ormai compagno Gabry Ravaglia ed ai suoi "Fear Studio" di Alfonsine in provincia di Ravenna. Una personalità la quale ha ormai un rapporto indissolubile con Massara e soci, ed il lavoro svolto è come sempre di alta qualità. La vecchia scuola, dunque, risplende di nuova luce consegnandoci una band in grande forma e vogliosa di farci tornare in quei meravigliosi anni in cui la musica era una vera e propria arte che penetrava nei cuori di ogni metallers. Sensazioni che, con un pizzico di nostalgia, riscopriamo molto volentieri in compagnia degli Extrema. 

1) Life
2) Carcasses
3) Tribal Scream
4) Child Abuse
5) M.A.S.S.A.C.R.O.
6) Bonus Tracks: Life (live version)
7) Ace of Spades