3TEETH

Remixed

2014 - Artoffact Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
01/05/2020
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Torniamo agli albori della carriera dei 3Teeth, la band industrial metal americana che negli ultimi anni ha rilanciato il genere in ambito "mainstream", anche grazie ad una serie di concerti di supporto a nomi come Rammstein, Fear Factory, Tool. Siamo nel 2014, anno in cui era uscito l'omonimo debutto della band per la label underground canadese Artoffact Records, specializzata in musica elettronica di stampo industriale, darkwave e post-punk. Grazie a questo disco i Nostri riescono a raggiungere un certo successo presso la scena alternativa, lontana però dal mondo metal e più legata a suoni da pista con elementi oscuri e ritmica pesante. Il suono stesso dell'album è fortemente influenzato da tali elementi, presentando ancora le chitarre in forma di loop che non fanno da ossatura ai brani, basati invece su synth e batteria elettronica, e che in alcuni casi sono quasi del tutto assenti. Un ibrido insomma che coniuga l'industrial metal all'electro-industrial e all'EBM, sancendo una sorta di alleanza iniziale con questi circoli. Non deve quindi sorprendere il fatto che qualche mese dopo l'uscita del debutto, sia giunto un album di remix chiamato appunto "Remixed" e contenente diverse reinterpretazioni di alcune tracce del disco principale. Cinque sono le tracce principali qui rielaborate diverse volte, e da nomi diversi: "Master Of Decay", "Pearls 2 Swine", "Nihil", "Consent", "Final Product". Notiamo subito che alcune tracce scelte sono tra le più "club-oriented" del debutto, cosa questa di certo non casuale, mettendo in chiaro come ora ci si focalizzi sulle caratteristiche più "cyberpunk" della band e sull'alleanza prima citata con il panorama industriale di matrice elettronica. E' molto interessante analizzare quest'opera, perché presenta una facciata dei 3Teeth legata principalmente ai loro primi passi. In seguito, anche grazie alla "scoperta" della band da parte di Adam Jones dei Tool e alle interviste da parte di magazine anche non di musica, i Nostri si avvicineranno sempre più ad un discorso alternative metal, sancito tanto dal secondo album "", influenzato stilisticamente da Marilyn Manson, White Zombie, KMFDM, Nine Inch Nails, Rammstein, quanto e soprattutto dal terzo disco "Metawar", che aggiungerà forti componenti groove e core, insieme a parti elettroniche più contenute ed in linea con il versante americano EDM. Un cambio insomma di concezione che alcuni hanno visto come evoluzione, altri come tradimento in nome di guadagni più grandi e maggior successo di pubblico. Conviene un attimo fare i punto della situazione per capire il perché di tali valutazioni, e la natura del progetto californiano. I 3Teeth nascono per volontà dell'artista visuale e promoter di serate "alternative" Alexis Mincolla e del suo amico Xavier Swafford, che si erano si erano conosciuti ad una delle serate della Lil Death organizzate da Mincolla. In seguito, si uniranno Andrew Means (bassista), Chase Brawner (chitarre), completando la formazione originale. Sin da subito l'estetica e le modalità di presentazione del gruppo sono particolari, legate a concetti di arte visiva e concettuale, mischiando politica, occulto, interesse verso la teoria dei mass media e i processi di comunicazione e controllo. Con il supporto di YouTube, Facebook, e di internet nella sua totalità, i Nostri accrescono la fama del progetto e una sorta di "gioco virtuale" che fa parte di quella che chiamano Operation Mindfuck, terrorismo filosofico e artistico per scardinare le fondamenta della società capitalistica a partire dalla mente dell'individuo. Un approccio che si discosta da quello delle normali band rock, e che vuole appunto presentare una sorta di sistema anti-establishment aggiornato al mondo di oggi e che comunica tramite il linguaggio di internet. Anche il loro suono iniziale, molto elettronico e dalle strutture meccaniche, si adattava perfettamente all'alone di mistero e ai meme spesso usati dalla band. Non deve quindi sorprendere se alcuni con gli anni abbiano guardato con sospetto alla presenza di chitarre sempre più organiche e strutture più legate a questo strumento, anche quando questo è stato accompagnato da un'evoluzione a livello di songwriting, inizialmente molto minimale e ripetitivo, e di prestazione vocale da parte di Mincolla. Un'uscita come quella qui recensita serve a far capire quella che era l'identità e il mondo del gruppo per molti dei primi ascoltatori. Troviamo infatti reinterpretazioni che si muovono tra visioni electro, ariosità orchestrali, pulsazioni nervose, ritmi spezzati , e tutta una serie di elementi che danno luce alla macchina sonora che accompagna la carne. Come spesso accade con i remix album, un'occasione per dare luce ad altri progetti ritenuti vicini, stabilire alleanze, permettere di far parte di più mondi in contemporanea.



Master Of Decay (Aesthetic Perfection Remix)

"Master Of Decay (Aesthetic Perfection Remix)" è il primo dei tre remix dedicati alla traccia "Master Of Decay", tormentone electro-goth che si presta perfettamente al lavoro di trasformazione in versione elettronica, essendo già in origine uno degli episodi più vicini a tale visione. Troviamo all'opera il musicista americano Aesthetic Perfection a.k.a Daniel Graves. Attivo da vent'anni, il Nostro può essere visto come controverso all'interno della realtà underground stessa in cui si muove. Il suo suono si è fatto negli anni sempre più contaminato da elementi pop, che hanno fatto storcere il naso a non pochi puristi e che l'hanno reso in qualche modo un artista di nicchia. La sua presenza può essere quindi vista come un intento di allacciarsi già da adesso ad un'idea libera di musica industriale lontana da categorizzazioni e rigidi purismi, che in futuro si farà sempre più evidente nella musica dei 3Teeth stessi. Cori ariosi, battiti cadenzati e malinconie sonore in levare introducono il pezzo, portandoci ad un motivetto vibrante, sul quale si distendono poi le vocals filtrate e solenni di Mincolla. Ancora una volta egli ci mostra misteriosi paesaggi apocalittici, una profezia da fine dei tempi, supportati però ora da una musica più distesa, dove i kick controllati e loop vocali creano situazioni da pista. All'improvviso una cesura dai suoni squillanti crea un crescendo che si da ad aperture angeliche che vanno ad evocare estati abbastanza lontane dalle oscurità dell'originale. Se in essa infatti trovavamo beat militanti e synth taglienti dal sapore sci-fi, qui tutto si fa più morbido e malinconico, con dei beat meno distruttivi ed atmosfere più posate. Riprende la cantilena ritmata del Nostro, che viene interrotta da sezioni spezzate, prolungate poi con synth pulsanti dal gusto dance. Le tastiere prendono il sopravvento in un crescendo che ci riporta a suoni da discoteca anni '90, collimanti in un ritornello piacevole dove tutti gli elementi finora citati si uniscono in una grande interpretazione che va a chiudere la traccia con una digressione vecchia scuola. Un remix che mette in chiaro come le cose possano cambiare, e anche di molto, rispetto ai toni delle tracce originali, che decide di giocare per contrasto e di sostituire l'aura oscura del brano accentuando invece gli aspetti più malinconici e aggiungendo suoni melodici e di facile fruizione. Una visione insomma in linea con l'artista coinvolto, che fa proprio il pezzo pur mantenendo la base generale e la voce di Mincolla.

Master Of Decay (?Aimon Rework)

"Master Of Decay (?Aimon Rework)" vede il turno del progetto ?Aimon, coppia sia musicale che sentimentale formata dai coniugi Brant Showers e Nancy Lutz. Il duo è famoso in ambito alternativo per il loro suono molto evocativo e particolare, che fonde atmosfere lisergiche witch-house con strutture electro-industrial e marziali, creando paesaggi sonori molto coinvolgenti e dal gusto cinematografico. Ed è proprio quello che accade con quello che possiamo definire una cover vera e propria, piuttosto che un classico remix. Il comparto sonoro viene infatti completamente modificato, e il brano viene cantato questa volta interamente da Showers, che dona caratteristiche nuove all'esperienza. Una serie di suoni solenni e di effetti fischianti in sottofondo introducono la traccia, mentre una ritmica lenta e pulsante prende piede. Si aggiungono arie misteriose e colpi distribuiti in sottofondo, in un crescendo strisciate che si realizza con bassline drammatiche ed elementi orchestrali. Proprio quest'ultimi la fanno da padrone, creando mondi sonori nei quali l'asco0lttaore si immerge mentre il cantante delinea le sue parole, quasi come uno spettro colmo di malinconia e pathos. Le visioni apocalittiche delle parole assumono quindi una certa aria di rammarico, quasi una descrizione a fatti avvenuti, testimonianze di un mondo spettrale. Il movimento si mantiene lento, come immerso in un sogno, e le improvvise parti d'archi accentuano questa sensazione. Ora un riff serrato creano una base sulla quale si alternano disturbi elettronici ed orchestrazioni leggere, destinate poi a prendere il sopravvento in una cesura dal gusto classico ed evocativo; in un gioco di contrasti, viene seguita suoni più grevi e da effetti elettronici, mentre entra in gioco la voce sospirata di Lutz. Ripetuto da lei, il ritornello assume connotati suadenti e in qualche modo più inquietanti, in una sorta di ninnananna sospesa su toni sommessi. Malinconie sonore si mostrano in sottofondo, mentre l'andamento meccanico prosegue fino ad un climax vocale eseguito da entrambi i partecipanti. Ecco quindi che il nome della traccia viene ripetuta varie volte, mentre riff ed archi ci portano alla conclusione improvvisa segnata da un colpo. Uno stile che ci consegna una reinterpretazione magistralmente seguita, esempio perfetto del far propria una traccia, dandole connotati nuovi, ma coerenti con l'estetica originaria del brano. Al posto di pulsioni cyberpunk, abbiamo qui una tristezza orchestrale che richiama i Nine Inch Nails di "The Fragile", o meglio le parti strumentali, in un'interpretazione posata ed emotiva.


Master Of Decay (Dismantled Remix)

"Master Of Decay (Dismantled Remix)" è il terzo ed ultimo remix della traccia, ad opera del progetto di Gary Zon chiamato Dismantled, dedito ad un suono electro-industrial con elementi rock inizialmente palesemente ispirato ai Front Line Assembly, ed inseguito fortemente dai Nine Inch Nails, anche nel cantato. Qui si cimenta in un remix pulsante e minimale, basato molto sulla ritmica e su effetti incalzanti da fabbrica. Ecco quindi che una base distorta si muove insieme a bassi pulsanti e vocals in riverbero, creando un'onda mimale che avanza ossessiva, e che aggiunge durante il suo corso una drum machine dal gusto metallico. Tastiere squillanti donano al tutto un'atmosfera aliena, mentre improvvisi loop da fabbrica danno una cadenza marziale, mitigata da suoni di piano solenni e notturni. Una trama ossessiva che vede anche cesure riflessive dove la melodia si estende sugli elementi ritmici, progettando un ritornello rinforzato dai tasti di pianoforte, in un crescendo sonoro che ricalca quello emotivo. In un certo qual modo, un remix che anticipa le evoluzioni più recenti della band, naturalmente in modo del tutto involontario data anche la distanza cronologica: l'elettronica è infatti qui, soprattutto nei synth, meno tagliente e più morbida, dandoci l'idea di elementi EDM. D'altronde, in quel periodo Dismantled aveva abbandonato gli elementi più duri ed aspri iniziali, in favore di un suono più ovattato, che quindi caratterizza questa rivisitazione. Una concezione molto americana del suono electro, molto basata su tastiere e ritmiche in quattro quarti che danno il passo della composizione in una marcia diretta e senza complicazioni. Anche in questa occasione, come già accade in latri remix, la natura della traccia si fa meno minacciosa, espandendo invece i motivi ariosi e melodici in seno ad essa. Certo, non si tratta di un capolavoro, e nemmeno del momento migliore del disco, ma riesce nella sua durata inferiore ai tre minuti ad offrire un momento piacevole. La parte finale vede tastiera e distorsioni sottolineate da snare ripetitivi, che collimano con un loop vocale che segna la chiusura.

Pearls 2 Swine (Caustic Remix)

"Pearls 2 Swine (Caustic Remix)" è il primo remix dedicato a "Pearls 2 Swine", una delle tracce più legate, anche in questo caso, alla natura più elettronica dei Nostri. In origine un connubio di drum machine pulsanti ed atmosfere meccaniche, viene ora rivisitata da Caustic, un progetto americano attivo da molto tempo. Il titolare Matt Fanale ha negli anni presentato una proposta particolare, all'insegna di un suono di base powernoise, poi mitigato negli anni con svariate influenze industrial ed elettroniche, e di un humor molto personale che si è manifestato sia nei titoli dei suoi pezzi, nei suoni, e nel comportamento sul palco e su internet. In questa occasione il produttore americano trasforma il pezzo tramite ritmi spezzati e bassi distribuiti, creando un gioco ritmico cesellato da synth distopici. Ecco quindi l'introduzione dal gusto breakbeat, che crea la marcia sulla quale si organizzano poi loop vocali e bassline ossessive. Un corso robotico che si concentra su alcuni frementi dell'originale, rendendoli ora protagonisti della scena. Si ripropongono i ritornelli, ora accompagnati da atmosfere ancora più tese e da effetti in sottofondo. Il cantato viene filtrato e reso ancora più robotico, mentre le qualità più urbane della musica hanno ora un grande rilievo. Seguono cesure ritmiche che ci preparano per la ripresa del corso principale, mentre di seguito snare concitati si aggiungono dando ancora più l'idea di un'atmosfera aliena. Il crescendo vede poi l'aggiunta di orchestrazioni squillanti, in un passo all'insegna del mistero sonoro. Di per sé la composizione è molto semplice, basata su un'unica base ritmica, sulla quale vengono usati diversi elementi. E' l'abilità nell'alternare le parti e nell'offrire alcuni cambi di direzione a tenere l'attenzione alta per tutto il corso del remix, fino al finale segnato da loop sospesi su ritmi vibranti. Una reinterpretazione che gioca quindi sulla ritmica e che segue l'ossessione e la ripetizione per creare momenti ipnotici.


Pearls 2 Swine (Kanga Remix)

"Pearls 2 Swine (Kanga Remix)" vede all'opera Kanga, una compositrice e performer americana che lavora anche nell'ambito cinematografico e si occupata delle musiche per film come Nightmare, The Devils Carnival II, Insidious III, The Conjuring II. All'epoca ancora priva di un'uscita discografica (il primo album omonimo si avrà nel 2016), si tratta di una delle presenze meno altisonanti a livello di nome, ma che offre una delle reinterpretazioni più personali e significative. Abbiamo infatti elementi dubstep e sessioni dai tratti da colonna sonora, in uno stile molto evocativo e a tratti arioso. L'introduzione vede suoni graffianti, presto però sostituiti da un motivo malinconico e da suoni vibranti, sottolineati dalla voce modificata di Mincolla; arriviamo all'esplosione di ritmi sincopati e squillanti. Caroselli sonori si organizzano in note dal gusto quasi classico, mentre in sottofondo proseguono i disturbi elettronici. Una voce paradisiaca crea una cesura ariosa che offre un registro più delicato, in un'energia trattenuta che si diletta in malinconie progressive, creando una suite suadente dove anche le vocals originali si fanno pregne di pathos. Riecco quindi il trotto futuristico, sempre con strutture giocate su lasciate e riprese, destinate a scontrarsi di nuovo con oasi evocative. La parte finale vede l'intervento di vocals femminile da parte della Nostra, che sancisce così la natura del remix, una vera e propria appropriazione secondo la propria sensibilità artistica. Si tratta come detto di uno dei remix più riusciti, perché riesce davvero ad offrire qualcosa di diverso dal suono originale della traccia, dandone un'identità nuova, ma rispettosa verso la natura distopica dell'estetica sonora e visiva dei 3Teeth. E' molto evidente l'influenza delle colonne sonore e dell'esigenza di accompagnare immagini, se pur in questo caso mentali, con la musica, così come le tendenze anni duemila della musica elettronica non necessariamente underground.


Pearls 2 Swine (Mr. Skeleton Remix)

"Pearls 2 Swine (Mr. Skeleton Remix)" è il remix eseguito da Mr. Skeleton, al secolo Maverick McNeilly, un produttore electro-house/breakbeat/d'n'b con all'attivo un album digitale chiamato "The Absence Of Good" ?e una serie di EP e singoli sempre in formato digitale. Una delle presenze più underground quindi, ma che si discosta dal mondo industrial/EBM in favore di un suono meno ostico e più popolare nelle discoteche americane e non solo. Dopo una intro dal gusto quasi dark ambient, con suoni oscuri, parte una marcia robotica fatta di kick distorti e bassline a mitraglia, in una serie di riff che si aggiungono ad un motivo pulsante. Ecco che ritmi spezzati e strutture tipicamente electro-house generano una danza squillante e sincopata, dove si alternano anche parti serrate in quattro quarti ed accenni a loop di chitarra, qui resi materia di qualche secondo e manipolati in maniera molto abile. Ci sorprendono pause dove ritorna l'elemento più dark ambient, mostrando un artista in grado di inserire per l'occasione anche sezioni che richiamano la materia originale. Dopo di esse troviamo colpi da fabbrica dal sapore sci-fi, seguiti da cavalcate spericolate dai loop che richiamano trotti roboanti, in una bassline che si getta tra corridoi ritmici sincopati, quasi in un videogioco sonoro. Non è difficile pensare ad immagini di corse tra luci al neon, anticando la stagione synthwave che sarebbe da li a poco esplosa ( e che non a caso deve molto al suono electro-house). Largo quindi ad una serie di rallentamenti e velocizzazioni in una giostra musicale vivace dove accelerazione e decelerazioni continuano fino alla conclusione improvvisa. Troviamo qui un remix ad ampio raggio che mostra come in realtà già in origine i Nostri non fossero di certo alieni o contrari ad elementi elettronici più "popolari". Per ora vengono riservati alla scelta di alcuni remix, ma molto più avanti verranno integrati nel loro stesso suono, creando una proposta che si allontana da climi sotterranei, e che viene valutata anche da quel pubblico che associa l'elettronica a suoni meno oscuri e dal fascino più diffuso.


Pearls 2 Swine (Diamondstein Remix)

"Pearls 2 Swine (Diamondstein Remix)" è l'ultimo remix dedicato alla traccia, eseguito in questa occasione da Diamondstein, produttore che si muove tra musica techno/IDM, ambient e noise. In questa occasione sarà proprio il primo elemento ad essere utilizzato, in un remix ricco di micro-ritmiche, distorsioni e snare da pista, in una traccia che non sfigurerebbe in certe discoteche commericlai , non fosse per alcune anomalie ereditate dall'originale e qui sapientemente integrate in modo da mantenere una coerenza con il motif dei 3Teeth e del disco. Un suono squillante si presenta insieme ad effetti vibranti in sottofondo, mentre ritmiche brevi e "strappate" completano un crescendo che vede anche l'aggiunta delle vocals in loop del cantante. Digressioni dal gusto acido ed esplosioni sincopate ci portano in pista, tra bassi vibranti e ritmiche eleganti che segnano il passo. La velocità media mantiene tutto contenuto e segnato da una certa natura crepuscolare, mentre cesure ambientali creano parti da fabbrica che ipnotizzano l'ascoltatore, delineate da fraseggi stridenti. Entrano in gioco pulsazioni tipiche del dancefloor, in numero decisamente lontano da qualsiasi valenza rock o metal; d'altronde, lo scopo del remix album è proprio quello di sperimentare e dare visioni nuove dei brani, cosa che anche in questo caso avviene decisamente. Si ripresentano le cesure più estranianti, qui ripetute con un suono di basso vibrante e coadiuvato da loop vocali ripetuti. La conclusione non può essere che un' ennesima celebrazione del beat, pulsante ed ammaliante nel suo trotto continuo, che si compiace del suo drone. Ecco che il finale vede tutto più sospeso, tra effetti cadenzati e linee in sottofondo che presentano spirali destinate a mutare in suoni sotterranei. Altro remix che gioca sulle componenti dance dell'elettronica presente nel suono dei nostri, togliendo quel minimo di elemento umano presente e trasportando i Nostri in un mondo molto diverso da quello loro solito.


Nihil (M??c?ll? Remix)

"Nihil (M??c?ll? Remix)" è il primo dei due remix dedicati a "Nihil", primo singolo in assoluto della band, prima dell'uscita del debutto stesso, e per questo una canzone molto significativa. E' curioso il fatto che abbia in questo album solo due reinterpretazioni, fatto forse dovuto alla natura più pesante e metal dell'originale, che deve molto al suono monolitico dei "Godflesh". Troviamo qui l'intervento di M??c?ll?, producer americano dedito ad un suono witch house che ne rispetta tutti i connotati fondamentali, tra elementi "chopped and screwed", parti eteree e oscurità alternative. Una scelta questa che può suonare fuori tempi nel 2014 (il genere aveva avuto la sua breve popolarità nata da internet tra il 2009 e il 2012 circa), ma che in realtà si ricollega ai legali che Mincolla ha avuto in passato con essa tramite le serate della Lil Death e le sue frequentazioni nel circolo. Ecco quindi una bassline vibrante che avanza strisciando fino al raggiungimento di distorsioni ritmate e kick cadenzati, sottolineati da synth misteriosi. Quando partono le vocals troviamo la vera prima sorpresa: esse sono passate al vocoder, diventando parte integrante della strumentazione elettronica e tessendo atmosfere sci-fi. E' da notare come, probabilmente in maniera involontaria, il tutto ricordi molto la traccia "Wreath Of Barbs"del progetto electro-industrial tedesco Wumpscut, il quale aveva usato lo stesso modus operandi ottenendo risultati simili. Si raggiunge quindi un ritornello esaltante trainato proprio dalle voci, in una sezione elettronica dal gusto molto retrò, segnata da beat serrati in sottofondo. Essi proseguono in sottofondo, mentre loop vari si distribuiscono insieme ad oscurità epiche in una marcia continua. Effetti vari di natura witch-house creano orchestrazioni acide, mentre una tetra melodia di pianoforte crea nuove malinconie insieme alla voce disperata del cantante. Individuiamo in queste parti una rivisitazione molto emotiva della traccia, che gioca sulle sue suggestioni per ricavarne un episodio in linea con la musica di chi effettua il remix. Una cesura ariosa va ad unirsi a synth evocativi, in una grande composizione che acquista sempre più forza in un crescendo piacevole, una coda cosmica che ci trascina con sé fino ad una chiusura vibrante sormontata da tasti delicati e meldoie spaziali.







Nihil (M¥rrH Ka Ba Remix)

"Nihil (M¥rrH Ka Ba Remix)" mette in campo un altro progetto witch-house, ovvero il californiano M¥rrH Ka Ba. Egli però ci sorprende, optando per un remix che gioca molto sulla componente electro-industrial e sulle ritmiche marziali, creando qualcosa di meccanico ed aggressivo che ci rimanda al suono delle piste dei primi anni duemila e portando in mente i primi Combichrist prima della svolta electro-rock. Ritmi pulsanti e vocals distorte pesantemente annunciano bassline a sega-elettrica, in levare, pronte ad esplodere in un insieme di colpi duri di drum machine e sirene da guerra che avanzano in una spirale sonora che implode in una cavalcata da fabbrica. Snare e batteria collaborano in un mantra da pista, sottolineato da synth aspri e stridenti. I modi sono quelli come detto del suono electro/EBM di inizio millennio, in una sorta di pastiche anacronistico che però non deve troppo sorprendere; siamo infatti in un periodo ancora di transizione per la così detta scena electro-industrial statunitense, non ancora raggiunta dal suono techno/EBM berlinese ed "orfana" della musica harsh EBM/futurepop qui evocata, che dopo il primo decennio ha perso sempre più popolarità. Un periodo di vuoto che aveva dato l'inizio a varie sperimentazioni, toccato in parte dal fenomeno witch-house, anch'esso però esaurito molto velocemente, che saranno foriere di un movimento neo-oldschool che vedrà protagonisti nomi come Youth Code, High-Functioning Flesh, e 3Teeth stessi. Tuti progetti in realtà con un suono diverso, ma con in comune la ripresa di stilemi anni 80 e 90 aggiornati ad oggi. Qui però siamo lontani da tutto questo, in un remix che senza problemi mette in campo tutti gli orpelli della scena cybergoth. Largo quindi ad un pezzo "ignorante" e dalla struttura molto schematica, ricco di beat e che aggiunge chitarre squillanti in un climax altisonante. Seguono cimbali possenti alternati con rullanti, in una parte molto rock che esplode in un insieme di riff a motosega e colpi duri. Andiamo a scontrarci contro alcune cesure distorte, seguite da nuove sirene e beat d'acciaio, mentre la voce da cyborg chiude la traccia con i suoi ruggiti futuristici. Una traccia diretta, facile, che come detto invoca un suono che aveva allora già superato la sua stagione d'oro, ma che rimane nel DNA della scena e vede sempre alcuni fruitori interessati nel riproporne i modi e motivi.


Consent (Randolph & Mortimer Remix)

"Consent (Randolph & Mortimer Remix)" è il primo dei due remix dedicati alla traccia "Consent", la terza qui presente dalla natura più elettronica e quindi molto adatta ad essere rivisitata con un remix. Si tratta inoltre di una delle manipolazioni più interessanti di tutto il disco, ad opera dell'allora misconosciuto duo Randolph & Mortimer. I nostri sono rappresentanti di un suono molto particolare, mostrato negli anni con una serie di EP e con un album-raccolta autoprodotto del 2019 chiamato "Manifesto For A Modern World". Una proposta insomma rimasta underground, anche più di altre qui presenti, ed è un vero peccato perché si tratta di uno dei progetti migliori dell'ondata sperimentale del secondo decennio. Troviamo infatti nel loro suono schegge rock, grebo (la fusione tra alternative rock e rap nata in Inghilterra nei primi anni '90, perfettamente rappresentata dal gruppo Pop Will Eat Itself), EBM, new beat, house, acid, in una concezione originale e mutante. E la cosa si manifesta già da qui, con una riproposizione della traccia in chiave machine-rock che ironicamente rende il tutto più vicino al suono industrial metal che caratterizza il mondo sonoro dei 3Teeth. L'effetto come d'allarme dell'originale viene ripreso, creando una intro allarmante che poi prosegue sotto forma di bassline isterica, sottolineata da un sample vocale che ne anticipa l'esplosione tra beat distorti e dal sapore industriale, che non tradiscono in realtà lo schema originale, dandogli invece un gusto ancora più da fabbrica e delirante. Tutto si mantiene adrenalinico e pulsante, in una danza urbana che evoca macchine impazzite che non smettono di colpirci, una pressa sonora delineata da colpi smepre più veloci. Le vocals distorte di Mincolla si uniscono al movimento, creando una cavalcata alla Ministry incalzante ed apocalittica. Ecco quindi synth tetri e notturni che ne sottolineano le doppie casse da tregenda, in un ritornello che ripropone stilemi metal in ambito elettronico, creando un "rock senza chitarre" che ci prende per la gola. I sample vocali dell'originale vengono qui ripresi per creare cesure che preparano nuovi galoppi devastanti. Probabilmente la band non è mai suonata così devastante nemmeno nelle tracce originali, qui foriera di un attacco cyberpunk grazie all'intervento del duo. La sorprese non sono però finite, verso il secondo minuto e diciotto una linea vibrante ci immerge in una pausa distorta che si dilunga insieme alle grida rantolanti del cantato, mentre in sottofondo una batteria mostra rullanti sempre più concitati. Inevitabile la nuova esplosione segnata dall'ennesimo sample, così come la corsa risultante. Notiamo come si tratti di un remix dalla natura in realtà più organizzata rispetto ad altri, una "perversione" di modalità organiche in chiave elettronica. Il finale è molto adatto, con un suono di turbina in levare che si fa sempre più alto, ma he si conclude all'improvviso con un sample seguito dal silenzio.

Consent (BLKHRTS Rework)

"Consent (BLKHRTS Rework)" presenta uno dei momenti del disco più lontani dalle sonorità tipiche del mondo electro, vedendo in azione il progetto horrorcore/hip hop underground BLKHRTS con una sorta di industrial-rap molto ritmato e dal sapore decisamente urbano. Si tratta di un momento interessante anche per la filologia dei 3Teeth, che anni dopo nel 2018 avranno una collaborazione con il progetto hip-hop/punk HO99O9, il singolo "Lights Out", che mostra interessi che probabilmente erano già presenti nel gusto di Mincolla e soci, vista la scelta qui effettuata. Dopo un'introduzione caotica fatta di distorsioni, si palesa il cantato rap che aggiunge parole originali alla composizione, generando una traccia nuova vera e propria. In sottofondo, ritmiche sincopate dal sapore dubstep si districano tra parti di synth oscure, mentre colpi insolitamente dui per il genere ci consegnano pause ossessive. Ad onor del vero, non dobbiamo pensare ad un rap alla Eminem o al gangsta da MTV. Abbiamo qui un rap alternativo più vicino alla concezione di Death Grips e Saul Williams, ovvero dai conotati artistici e dalle commistioni industriali segnate da uno spirito punk. Ecco quindi che suoni da fabbrica della morte vanno a collimare con bassline vorticanti ed orchestrazioni evocative, mentre il cantato in rima prosegue veloce e concitato. La traccia evolve con parti più rilassate, dove tastiere pulsanti si muovono tra rullanti cadenzati e vivaci. Un suono urbano che presenta una sezione più tradizionale, ma pronta ad esplodere in un caos fatto di alarmi, effetti vari, e dal ritorno della base tagliente che accompagna il ritornello deciso e mitigato da archi notturni. Il finale presenta colpi come su incudine, ripetuti tra i suoni di sirena in una conclusione dura che va a morire con una digressione improvvisa. Probabilmente uno dei momenti che più avrà fatto storcere il naso a certi puristi, ma che è perfettamente in linea con la concezione musicale di Mincolla, cresciuto con crossover, industrial metal, hardcore, e rap caustico. Come detto non si tratta comunque di un momento hip-hop da classifica, percorrendo una strada dove il suono si mantiene duro e tagliente, e anche dai tratti da fabbrica consoni al mondo industriale dei 3Teeth.



Final Product (Freakangel Remix)

"Final Product (Freakangel Remix)" è il primo remix dedicato al brano "Final Product", altra traccia che nell'originale mostrava elementi electro-industrial/EBM in prevalenza rispetto alle chitarre, rilegate a loop che comparivano in certe parti. Insomma, non a caso in linea con le altre scelte per il remix album. Essa viene modificata dai Freakangel, band estone dedita ad un electro-rock a tinte dark abbastanza commerciale. Una serie di riff pesantemente distorti creano una sequenza caotica, come un disturbo da onda radio, poi unita a colpi spezzati che anticipano una marcia combattiva segnata da pulsazioni. Le vocals di Mincolla rimangono come quelle della versione originale, ancora intente a raccontarci di messagi anti-sistema e contro lo sfruttamento in atto nei confronti delle persone, investite da menzogne e trattate come un prodotto da vendere come tanti altri nella società, che vive solo di consumismo. Largo quindi ad una parata sonora dai contorni cibernetici, che prosegue dritta fino ad un fraseggio. Esso fa ad cesura, preparandoci per un climax che però non arriva, sostituito dalla ripresa del passo precedente. Un remix che si configura sin da subito come abbastanza lineare e senza grosse sorprese, e che un po' banalizza la struttura più contratta e viva della versione originale. Si ripetono i movimenti già familiari, che conducono questa volta verso un riff di chitarra roccioso e ripetuto su colpi cadenzati di batteria. Segue il fraseggio evocativo, sempre destinato ad implodere senza effetti esplosivi. Ci ritroviamo invece in una cavalcata metal con chitarre a tutto spiano e batteria distruttiva, sulla quale i ruggiti di Mincolla si ripetono: la coda finale riutilizza il fraseggio arioso in una conclusione evocativa. Una traccia insomma decisamente lineare e semplice, probabilmente il remix meno interessante tra quelli presenti nell'album, segnale anche di una band sinceramente non spettacolare, la cui presenza non è molto chiara, se non semplicemente per amicizia con i Nostri, oppure per una valutazione positiva da parte dei 3Teeth del loro suono nonostante la fattura non eccelsa.

Final Product (Brain Influenza Remix)

"Final Product (Brain Influenza Remix)" è il remix dedicato al brano da parte del progetto tedesco ambinet/electro-industrial Brain Influenza, che tenendo fede a questo spirito organizza una versione molto basata sugli elementi strumentali della traccia, pur non eliminando del tutto le vocals, usate in punti chiave. Partiamo con una serie di loop vocali sincopati, ossessivi, sottolineati da melodie plumbee e malinconiche. Ecco che colpi secchi e metallici di drum machine ci portano insieme ad un riff graffiante in loop verso una marcia industriale poi improvvisamente interrotta. La voce di Mincolla si palesa con i suoi toni aspri, contornata da tastiere squillanti, che esplodono in una base vivace mentre riprende la ritmica cadenzata. Incontriamo una nuova pausa, fatta di riff rocciosi e martelli industriali, configurando un remix dove i vari elementi si alternano in un gioco di lasciate e riprese. Ecco che l'energia esplode in un ritornello dove synth vibranti e loop di chitarra si uniscono in un tripudio emotivo, potenziato dal ritorno delle melodie malinconiche iniziali; il risultato di un crescendo ben congegnato, che unisce gli elementi fino ad ora man mano messi in campo. Inevitabile il ritorno a cesure dai beat duri, che si ripetono in un mantra meccanico che va a scontrarsi con un fraseggio preparatorio. Riecco che troviamo il ritornello altisonante e pieno di strumenti diversi, ancora una volta coronato da suoni plumbei e delicati di tastiera. Le vocals del cantante rimangono sospese sulle chitarre pulsanti, che poi fanno da base all'ennesima marcia combattiva. Un assolo distorto di chitarra crea un nuovo corso, unito a tastiere e sample, poi scosso dal cantato distorto; ci ritroviamo in un ritornello avvincente, portato avanti fino alla conclusione fatto di voce e melodie, in un falso finale che non si consuma, arricchendosi invece di riff e suoni in crescendo. Invece però di un'esplosione incontriamo le distorsioni di poco prima, che reintroducono la danza malinconica e cadenzata. Risolta con una serie di riff prima della conclusione vera e propria. Un remix molto ben riuscito, capace di aggiungere nuove emozioni alla traccia, dandogli significati sonori toccanti, ma sostenuti.



Final Product (Restriction 9 Remix)

"Final Product (Restriction 9 Remix)" vede all'opera del progetto Restriction 9, dedicato proprio al remixare tracce altrui come servizio, piuttosto che alla creazione di tracce proprie, esistenti, ma che si contano sulle dita di una mano ancora oggi. Qui offrono una rivisitazione pulsante e dalle distorsioni sincopate, segnata da piatti in loop e suoni squillanti che compaiono in maniera ossessiva. Un kick duro completa il quadro, mentre il cantato di Mincolla si aggiunge con i suoi toni aspri e graffianti. La sequenza e struttura della versione originale rimangono intatte, ma i trovano i nuovi suoni che ne riempiono gli spazi dando sensazioni lisergiche da club. Essendo il cantato intatto, ritroviamo i temi della versione tratta dal debutto, totalmente inalterati: ritroviamo il messaggio anti-sistema della band, compenetrandosi sullo sfruttamento in atto nei confronti delle persone, investite da menzogne e trattate come un prodotto da vendere come tanti altri nella società, che vive solo di consumismo. Il ritornello forse perde un po' di potenza, non più fatto di riff carichi di effetti, ma adagiato sul movimento contratto, che prosegue senza grossi cambiamenti. Finiamo in una cesura preparatoria, dove la ritmica elettronica rimane in solitario, costellata da piatti e dai soliti suoni squillanti. Ecco che riprende la marcia, riproponendo sempre i modi consueti e le vocals aggressive del cantante. Cimbali pulsanti aggiungono onde danzanti, ma per il resto siamo difronte ad uno dei remix più lineari e di mestiere del disco. Questo non significa che sia malfatto, ma semplicemente che si limita a riproporre i suoi suoni aggiuntivi in maniera funzionale, senza apportare quella appropriazione e reinterpretazione che si ha in altri episodi. Si conferma una parte conclusiva dell'album leggermente inferiore rispetto a quella iniziale e centrale, con alcuni dei momenti meno convincenti, o meglio di valore inferiore. Una nuova cesura vibrante annuncia un'ultima marcia dai beat duri, che collima con distorsioni distribuite e cimbali cadenzati, portandoci alla conclusione dove distorsioni e vocals rimangono sospese per alcuni secondi.

Final Product (Synesthesia Remix)

"Final Product (Synesthesia Remix)" è il remix finale del disco, affidato al misconosciuto progetto Synesthesia, sul quale non esistono informazioni, ed ha praticamente prodotto solo questo remix come traccia nella sua storia. Ed è anche un peccato, perché viene qui presentato uno dei momenti migliori dell'album, ricco di melodie malinconiche e retrò dal gusto minimalwave e synth-pop. Dopo una intro fatta di sample vocali e pad decisamente ariosi ed evocativi, parte un battito incalzante, ma sommesso, raggiunto da tastiere emotive che segnano sin da subito la natura del pezzo. Suoni pulsanti anni '80 si accompagnano ad una drum machine trascinante, mentre la voce di Mincolla si presenta anch'essa più rarefatta, come immersa in fumi. Ci sorprende la corposa presenza dei synth, protagonisti di questa piacevole rielaborazione, destinati poi a cambiare anche il corso del ritornello. La sua furia aggressiva, presente nell'originale, lascia il posto ad una dolce malinconia sognante e sospesa nel tempo. Bisogna fare una premessa per inquadrare la traccia nel suo giusto momento: si tratta di suoni molto in voga in quel periodo, non scomparsi oggi, ma leggermente messi da parte con la successiva ondata techno/EBM che avrebbe investito la scena europea e non solo. Vengono in mente nomi come Boy Harsher e Void Vision, caratterizzati da una ripresa dei tratti più minimali ed oscuri della musica synth-pop in un suono basato su ritmiche ossessive e synth notturni, pregni di nostalgica malinconia. Elementi qui decisamente presenti, che si delineano in sequenze dalle luci al neon, contornate da melodie diafane e paesaggi sonori che portano l'ascoltatore in un mondo ai confini con la dimensione onirica. Una cesura ritmata, ricca di suggestioni, ci prepara per la ripresa dei movimenti familiari, ma non prima di un bel assolo di synth, prolungato in scale paradisiache. Il suo motivo viene ripreso in una coda unita al ritorno dei kick duri, in una marcia evocativa e dal climax emotivo che realizza un pathos che va frammentandosi in una finale che lascia la sensazione della conclusione di un sogno.

Conclusioni

Un remix album che fotografa sia un momento particolare della storia dei 3Teeth, sia della scena elettronica nella quale hanno mosso i loro primi passi, pur con un'identità anomala e condivisa con un'anima anche metal. Essa qui era ancora in stato embrionale rispetto a quanto verrà in seguito, e in particolare in questo disco viene accentuata la parte "cibernetica" in una maniera unica. In realtà i remix album non sono per nulla una novità nel mondo dell'industrial metal/rock, e in misura minore nemmeno in quello del metal "tradizionale" . Si pensi ad episodi storici come "Fixed" o "Further Down The Spiral" dei Nine Inch Nails, compagni di dischi principali, ma con una natura propria e capaci di offrire qualcosa di nuovo, o momenti ancora più coraggiosi per l'epoca e provenienza come l'EP "Laibach Remixes" dove i padrini del death metal americano Morbid Angel presentavano nel 1994 remix ad opera dei colossi industrial sloveni Laibach. Operazione questa che oggi può sembrare normale in un'epoca dove l'integrazione di generi è all'ordine del giorno, ma decisamente non scontata e anche rischiosa in quel contesto. Sempre gli stessi Morbid Angel offriranno poi un altro esempio, decisamente meno riuscito, con il disco "Illud Divinum Insanus, The Remixes", fratello del già molto bistrattato "Illud Divinum Insanus". Potremmo ancora continuare con "Megiddo - Mother North In The Dawn Of A New Age" dei Satyricon o "Fear Is The Mindkiller" dei Fear Factory. Insomma, una presenza che a partire dagli anni '90 si è affacciata nel mondo metal, alternativo e non, con buona pace di molti puristi. Ma qual'è lo scopo di un remix album? In realtà, ne ha di molteplici, o meglio ne può avere di molteplici. Può essere una sperimentazione, una dichiarazione d'intenti, servire una narrativa, cercare di allargare le possibilità commerciali, celebrare e stabilire alleanze, unione d'intenti con altre scene musicali. "Remixed" nasce in un territorio già di suo ambiguo, la band era soprattutto in quel periodo molto lontana dalla scena metal e più in contatto con quella industrial/EBM,costituendo un'anomalia proprio in quest'ultima a causa dell'uso di chitarre, ma in strutture ancora molto elettroniche. Siamo a metà del secondo decennio degli anni duemila, un periodo particolare per il concetto di musica industriale a tinte elettroniche. Si può dire un periodo di rielaborazione e ricerca di nuovi suoni; tramontato il dominio della così detta scena cybergoth, caratterizzata da suoni harsh EBM e futurepop dalle forti ingerenze trance e da un'immagine spesso oltre il carnevalesco, mancava ancora un fenomeno altrettanto forte che ne prendesse del tutto il posto. La stagione witch-house era stata molto breve e per lo più relegata ad internet, senza locali veri e propri dedicati, mentre la scena techno-industrial rimaneva rilegata ad Inghilterra e Germania, e la sua conclusione logica, ovvero la techno/EBM berlinese, non era ancora un fenomeno diffuso oltreoceano come oggi. Stava succedendo comunque qualcosa: da altri territori stava nascendo un nuovo interesse per la musica industriale. Giovani produttori e musicisti provenienti dal mondo indie, punk, techno, alternativo scoprivano grazie ad internet le radici del genere, rifacendosi a nomi come Throbbing Gristle, The Klinik, Cabaret Voltaire, Nitzer Ebb. L'estetica, i suoni di un mondo che era ormai lontano da quello che era definito industrial negli anni duemila, vengono riscoperti e rivalutati con occhi nuovi. In Europa come detto il fenomeno interesserà soprattutto il mondo del clubbing e dei rave con l'ascesa della techno-industrial, mentre in America si diffondono realtà minimalwave dal gusto molto post-punk e band neo-oldschool che riprenderanno non solo i suoni del passato, ma anche la grafica, l'estetica, persino la produzione dei video musicali. Nomi come High-Functioning Flesh, Youth Code, White Car, incominciano a circolare tra i nuovi fan del suono industriale, e pur essendo in realtà diverse tra loro a livello di proposta e grado di esposizione, condividono uno spirito quello riportare nel mondo odierno le radici culturali e sonore di un'epoca pre-internet. Ecco quindi il ritorno del vinile e delle cassette (fenomeno che in contemporanea interessa anche mondi come il metal ed altri tipi di elettronica), di flyer in bianco e nero, di immagini sgranate. I 3Teeth s'inseriscono in tutto questo, ma allo stesso tempo rappresentano una nicchia nella nicchia: il loro riferimento integra l'industrial metal anni '90, genere che ha dominato per alcuni anni la scena alternativa, ma che poi è stato dimenticato da molti, se non anche schernito. Mincolla e soci partono da un substrato elettronico, in linea quindi con gli altri progetti, ed aggiungono modi e soluzioni estrapolati da nomi classici del rock/metal a tinte industriali come Nine Inch Nails, Ministry, Godflesh. Il risultato conquista molti ascoltatori, sia più "attempati" e nostalgici di quei suoni, sia più giovani e galvanizzati dalla novità. Si tratta però, come detto, di primi passi fatti in un contesto poco metal. Sono ancora lontani i tour con i Rammstein o i Fear Factory, e di sicuro quelli con i Tool. La band viene discussa in forum dedicati alla scena EBM, il loro suono proposto in locali anch'essi legati a quel mondo, e viene associata a nomi caratterizzati da quel suono. Detto questo, sarebbe facile aspettarsi un remix album che celebra in toto questo fatto, con una carrellata di nomi come quelli prima citati. Ma in realtà "Remixed" si configura come qualcosa di diverso. Forse a voler stabilire sin da subito la propria particolarità, i 3Teeth optano per una scaletta che si muove tra generi molto diversi, anche non underground, e con nomi non molto conosciuti. Il risultato non è omogeneo, ma offre un'identità variegata ed un interessante visione d'insieme. Come accennato durante la recensione non tutti i brani offrono lo stesso valore ed interesse, e di sicuro il disco non può essere paragonato per consistenza e spirito d'intenti ad altri esperimenti come alcuni di quelli già citati. Ma di sicuro, troviamo qui un momento per ora unico nella loro carriera, una zona che travalica i generi e non offre soluzioni scontate, ne per il mondo metal, ma nemmeno per quello electro-industrial. Ambient, witch-house, techno, anche rap e dubstep, synth-pop trovano spazio all'interno dell'album, offrendo una vetrina di proposte che al contempo appare un po' "pasticciona", ma dall'altra non può essere accusata di banalità. In definitiva, un'opera non eccezionale o priva di momenti più deboli, ma forse la più particolare nella loro discografia. Sarà interessante vedere se in futuro torneranno ad adottare questa formula, e in che forma data la loro natura diversa e possibilità ad accedere a nomi e scene prima lontane.



1) Master Of Decay (Aesthetic Perfection Remix)
2) Master Of Decay (?Aimon Rework)
3) Master Of Decay (Dismantled Remix)
4) Pearls 2 Swine (Caustic Remix)
5) Pearls 2 Swine (Kanga Remix)
6) Pearls 2 Swine (Mr. Skeleton Remix)
7) Pearls 2 Swine (Diamondstein Remix)
8) Nihil (M??c?ll? Remix)
9) Nihil (M¥rrH Ka Ba Remix)
10) Consent (Randolph & Mortimer Remix)
11) Consent (BLKHRTS Rework)
12) Final Product (Freakangel Remix)
13) Final Product (Brain Influenza Remix)
14) Final Product (Restriction 9 Remix)
15) Final Product (Synesthesia Remix)
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