3TEETH/HO99O9

Lights Out

2018 - OMF Records, Toys Have Powers

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
28/05/2020
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Siamo nel 2018, anno di transizione e di riorganizzazione per la band industrial metal 3Teeth, capitanata dal cantante Alexis Mincolla e con in formazione Xavier Swafford, Chase Brawner, Andrew Means, Justin Hanson. Ancora freschi del loro secondo album "", lavoro che li ha consacrati nel panorama alternative metal moderno e di più ampio pubblico, i Nostri vedono la loro popolarità aumentare ulteriormente, fatto supportato da diversi concerti, interviste, recensioni anche da parte di riviste tradizionalmente rock e metal. Mentre iniziano e proseguono i lavori per quello che sarà il terzo album "Metawar", la band si conceda anche di sperimentare e collaborare con altri artisti, creando il singolo qui recensito, ovvero "Lights Out". Si tratta di uno split con la band hip hop/punk HO99O9, un trio composto da theOGM, Eaddy, e dall'ex Black Flag Brandon Pertzborn, che vede due tracce in cui i due progetti fondono il loro sound creando assalti anarchici ed urbani. Come ben sappiamo la fusione di metal ed hip hop è ormai un fenomeno consolidato ed inserito nella storia di entrambi i generi, con buona pace dei puristi su entrambi i fronti; il metal e il rock hanno visto già a fine anni 80-inizi anni 90 i primi esperimenti al riguardo, tra la famosa reinterpretazione di "Rock This Way" degli Aerosmith da parte dei Run-D.M.C, e quella di "Bring The Noise" dei Public Enemy rifatta dagli Anthrax, ufficializzando il rap metal, mix di generi che arricchirà il crossover americano e porterà al nu-metal, e che ispirerà in Inghilterra la così detta scena grebo. L'ambiente hip-hop vede invece come già detto l'uso di sample di chitarre nei padrini Public Enemy e Run-D.M.C, mentre progetti come Body Count, Cypress Hill, Rage Against The Machine fondono ulteriormente i due stili suonando parti metal insieme ad elementi rap. Insomma, non quindi un elemento di sorpresa o che possa scioccare nel 2018, bensì un fatto consolidato. Ma la particolarità dello split sta in altri fattori: ne i 3Teeth ne i HO99O9 sono normali rappresentanti dei loro generi. Band industrial metal con molti elementi elettronici la prima, band hip-hop con un'attitudine decisamente punk ed aggressiva i secondi, la loro collaborazione non può che dare vita a tracce particolari. Ed ecco infatti che la title track innesta sui suoni taglienti e distopici dei 3Teeth ritmiche urbane ed elementi hardcore punk, mentre la seconda traccia "Time's Up" è una corsa industrial metal dalla batteria pestata e dalle vocals punk/rap lanciate su attacchi al fulmicotone. Si tratta di un esperimento felice, che in parte anticipa lo spirito di alcune composizioni di "Metawar", ma con un'asprezza legata ancora al secondo album del progetto, rappresentata da chitarre segaossa e claustrofobie industriali molto oscure. Possiamo dire anzi che è un peccato che non sia stata seguita in toto questa linea nel terzo disco, che pur essendo un buon lavoro, perde in parte mordente rispetto al passato dei 3Teeth. Ma per capire esattamente di cosa parliamo conviene dare un riepilogo della situazione: i Nostri nascono nel 2013 per volontà dell'artista visuale e promoter Alexis Mincolla e del suo amico Xavier Swafford, inizialmente come progetto multimediale legato alla rete, e poi nel tempo diventato una band che si è fata conoscere nel panorama industrial/EBM grazie ai primi singoli rilasciati su YouTube sotto forma di video accattivanti. Il loro suono fondeva elementi della nuova corrente electro-industrial con la coldwave americana, ovvero la fusione di chitarre ed elettronica che aveva affascinato il pubblico alternative ad inizio anni 90, elemento che dona loro una caratterizzazione che li contraddistingue rispetto ad altre realtà contemporanee. Riescono quindi ad ottenere un contratto con la Artoffact Records, etichetta canadese specializzata in industrial e post-punk, pubblicando il loro debutto e successivamente un album di remix basati su di esso. Creata quindi una forte fanbase in quel mondo, i 3Teeth riescono grazie al supporto di Adam Jones a suonare con i Tool, guadagnando anche un crescente consenso da parte di pubblico e stampa rock/metal. L'uscita del secondo album "", prodotto dal veterano Sean Beavan, in passato collaboratore di Nine Inch Nails, Guns N' Roses e Slayer, disco dagli elementi metal più marcati e dalle forti influenze legate a KMFDM, Rammstein, Rob Zombie, Marilyn Manson, tra i tanti, suggella definitivamente questa trasformazione. Ora i compagni di tour dei Nostri sono nomi come Fear Factory, i già citati Tool, i Rammstein, e le arene sono luoghi abituali. Ecco quindi il punto fin qui raggiunto, la fotografia della band in quel periodo. "Lights Out" offre una visione alternativa sul potenziale della band, allora pronta a declinare entro breve il proprio suono verso connotati ancora più familiari e sicuri per il pubblico alternative metal americano, ma qui ancora influenzata dallo spirito più caustico della loro storia recente e da un certo gusto per il mischiare le carte che permette uno dei momenti migliori della loro discografia, per quanto breve.


Lights Out

"Lights Out" è la traccia di apertura del singolo, un episodio dai climi oscuri e serrati, dove tratti elettronici incontrano sfuriate fatte da loop di chitarra distorta. La canzone s'inserisce nel filone dei 3Teeth anche tematicamente, presentando un testo che tratta del sistema politico e delle sue menzogne, come in uno show dove i conduttori non sono interessati al dolore dei partecipanti, o agli effetti disastrosi delle loro azioni. Ecco che una serie di disturbi distorti ci portano verso ritmiche vibranti e sample vocali in loop, presto raggiunti da una bassline dal trotto sicuro, scandito da beat duri e dall'andamento vocale di un Mincolla quasi malevolo. Egli accende la sua torcia con vampate infernali, scrivendo leggi con un martello e una scatola di chiodi, in una politica con dei conti da sistemare e dove si vivono menzogne e dove si spera di non schiantarsi contro il muro. Come di consueto, parole metaforiche che dipingono allegorie dove lo stato decadente della politica mondiale, e soprattutto americana, viene messo in mostra. Il passo pachidermico prosegue fino all'esplosione improvvisa del ritornello, fatto di chitarre segaossa alte e distorte, e dall'alternanza da parte del cantante di toni sommessi e ruggiti improvvisi; ai potenti non frega nulla del dolore che ci fanno provare, ci viene detto, è l'ora di spegnere le luci dello spettacolo, e nemmeno del mondo intero, che trascinano con loro verso il baratro. Il concetto viene ripetuto ad oltranza, in un'ossessione ben rappresentata musicalmente dall'atmosfera satura ed allarmante. Di seguito, torna l'elettronica sincopata, ora terreno per una parte caratterizzata da vocals rap ritmate e dal movimento lento, quasi a pesare ogni parola. Vengono presentate fantasie violente, parlando di uccidere qualcuno (probabilmente i soggetti di poco prima, coloro che detengono il potere) e di lasciare i loro corpi nel buio, avendone abbastanza dei senza cuore e seguendo la legge del coltello a serramanico, ribelli con occhi ciechi e teste confuse. Questa sezione segue un suono electro-hip-hop dove ritmiche cadenzate ed effetti stridenti si uniscono, seguendo un corso che cede poi a distorsioni taglienti. Siamo bloccati tra le vittime e la pace del mondo, nutriti con l'odio e giurando davanti ad immagini che ci vengono imposte e che imitiamo, e desideriamo colpire con il manico della pistola il presidente, lasciando li tramortito sulla sua sedia, destinato a bruciare all'inferno. Inevitabile il ritorno al ritornello, sempre carico di chitarre che suonano come seghe elettriche e grida furiose. Esso va ad infrangersi con una cesura industriale fatta di suoni di meccanismi ed aperture dissonanti dall'oscura natura orchestrale, intermezzo che ci rimanda ai suoni del primo album dei 3Teeth, come del testo molti degli elementi qui usati, tra parti elettroniche squillanti ed un ruolo più rilegato per le chitarre, che supportano soprattutto il ritornello. Ed è quest'ultimo a ripresentarsi per la terza volta, con le sue cascate distruttive e versi imperanti, portandoci verso una digressione finale sulla quale si librano loop vocali, trascinati fino al finale improvviso. Una traccia che propone, come detto, uno stile molto vicino alle origini della band, quasi un ponte tra il primo disco e il secondo, avendo di quest'ultimo delle vocals più sviluppate e una struttura meglio amalgamata. Ma torna in gioco quel gusto meccanico ed elettronico tipico del debutto, con chitarre che esplodono all'improvviso nei ritornelli, lasciando il resto in mano a sezioni dove dominano batterie elettroniche e bassline vibranti. A tuto questo, viene innestato un certo gusto hip-hop/punk nell'intervento vocale dei HO99O9, in modo perfettamente bilanciato e senza interrompere la continuità della traccia. Insomma, un ottimo modo per introdurre il singolo e un esperimento decisamente ben riuscito e dalla forte identità, diretto e capace di conquistare l'ascoltatore. Climi politici distopici, sottintesi cibernetici, aggressività hardcore, intrusioni industriali: troviamo qui tutta una serie di elementi caratterizzanti del suono dei Nostri.

Time's Up

"Time's Up" è il secondo ed ultimo pezzo del singolo, un episodio dalle aspirazioni più punk e dove il gruppo ospite ha maggior spazio dal punto di vista vocale. Dal punto di vista testuale abbiamo scenari vagamente apocalittici con tinte di critica verso la religione, tra abomini che arrivano per portare la nostra fine ed un potere contro il quale nulla possiamo; parole che dipingono immagini adatte allo stile feroce e veloce della traccia. Essa parte con un effetto statico e distorto, presto coperto da una chitarra altrettanto greve e corrosiva. L'effetto in levare si trasforma in un loop che tramuta in un galoppo fatto di riff serrati e batteria cadenzata, creando il substrato per le vocals anarchiche dei HO99O9. Il cantante ci dice che sarebbe stato meglio se fossimo morti, perché ora arriva la nascita di Cristo e dobbiamo inginocchiarci davanti ai nostri leader, in realtà un freak servito da altri freak. Il pericolo è sempre più mischiato con la nostra rabbia, e il tempo ora è giunto alla fine: i nostri denti sono affilati e siamo pronti per mordere. Il comparto sonoro si mantiene veloce e distruttivo, richiamando lo spirito dei Ministry dei tempi più recenti, contaminati da punk e thrash. Bordate intervallate con parti di basso vibranti instaurano una cantilena ritmata, in un gioco di botta risposta che accelera ulteriormente la corsa; l'abominio sta venendo a prenderci, non lo vogliamo, ma non c'è ritorno da questo, ed è troppo tardi anche per le lacrime: è l'ora di morire con le nostre paure. Il corso della musica cambia con chitarre rocciose e grevi, che supportano i toni aspri di Mincolla, protagonista del ritornello spietato e dai toni hardcore, sottolineati da punte gridate a squarciagola. Corriamo su una vite d'uva con una spina nel nostro fianco, in un momento che non è dalla nostra parte, rifiutandoci di rassegnarci mentre continuano a spingerci verso il declino. Sono tutti imprigionati nel proprio orgoglio mentre guardano il mondo che va a collidere, e solo quando saranno morti capiremo da che parte stavano. Consumata la furia dalle tinte crossover, troviamo una cesura da tregenda con suoni stridenti e loop di chitarra serrati, lanciata verso la ripresa del galoppo metal/punk principale. Qui torna il cantato punk, pronto a reiterare la sua voglia di ribellione: ora abbiamo la nostra presa sul collo di chi scappa, mentre si sentono freak nella notte. Immagini da post-apocalisse, dove siamo armati con armi mortali, pronti a tagliare la testa a chi comanda. Incursioni oscure si fanno sempre più presenti, portandoci in una digressione di qualche secondo dai toni sintetici; essa non mette però fine al brano, bensì ci prepara per il ritorno del ritornello severo e dalle chitarre ruggenti, ora collimato con sample vocali e ritmi sospesi, dal gusto quasi progressivo. Linee elettroniche taglienti regalano atmosfere da film di fantascienza, unendosi alle chitarre ormai familiari in un'ultima reiterazione del ritornello dove tutto concorre ad una sorta di cacofonia allarmante ed orchestrale, climax e gran finale della traccia. Un episodio ben riuscito, che ci consegna un'interessante variazione sul tema che mette in mostra il lato più selvaggio e punk dei 3Teeth grazie al supporto della band ospite. In realtà siamo vicini allo spirito di alcuni demo poi mai rilasciati ufficialmente e che potevano essere sentiti su YouTube durante il periodo pre-uscita discografica del debutto dei Nostri, molto vicini (anche ai limiti del plagio) all'industriial metal a tinte punk della già citata band di Alain Jourgensen. Insomma, un'altra canzone diretta e senza fronzoli, ben adatta allo spirito dello split.



Conclusioni

Un singolo particolare, purtroppo fisicamente limitato a poche copie, e quindi destinato a rimanere per molti un episodio marginale nella discografia dei 3Teeth. In realtà troviamo qui due tracce che si configurano come tra le migliori della loro discografia, arricchite dalla partecipazione della band ospite, i HO99O9, capaci di apportare un'energia rap/punk che rafforza il suono dei Nostri e lo rende forse meno meccanico, ma in qualche modo più diretto e pronto a prenderci alla gola. Alcune lezioni qui imparate sembrano poi essere state riprese nel successivo "Metawar", ma è forte li la sensazione che siano state trasposte spesso in una chiave molto più edulcorata e limitata da una produzione levigata, soprattutto sul versante elettronico. Qui invece tutto rimane spontaneo e tagliente, supportato da chitarre segaossa e da attacchi dove grida e growl trovano spesso spazio per sfogarsi apertamente, piazzati tra corse senza sosta e cesure roboanti. Possiamo anzi, aprire una piccola parentesi, e giocando un po' d'immaginazione, pensare a come le cose sarebbero potute andare. E' parere di chi scrive che un full length collaborativo tra i due sarebbe stato addirittura superiore a quanto poi invece venuto, un lavoro non certo brutto, ma al momento il più debole della loro discografia. Non è detto che in futuro esso non avvenga, e che queste due tracce non siano solo un anticipo: per ora però nei fatti abbiamo solo questo split che lascia un po' di voglia di altro, dati i risultati. Le due band sembrano suonare perfettamente in unione, riuscendo come detto a far risaltare i lati migliori di entrambe: i 3Teeth diventano meno "legnosi" nelle transizioni ed acquisiscono una veemenza più fisica, mentre di ritorno i HO99O9 sfruttano la base industrial metal per sfogare il loro lato più aggressivo ed anarchico. Nell'introduzione abbiamo parlato del rapporto tra rap e metal, ma ora possiamo andare più nello specifico su un rapporto ancora più particolare: quello tra mondo hip-hop e musica industriale. Se sulla carta sembrano due universi distanti sia nel suono, sia nell'estetica e temi, un veloce ripasso ci fa rendere conto che non è così. Le basi e le drum machine dei primi Public Enemy non sono così lontane da certi momenti electro-industrial, e la band non era restia all'uso di elementi noise e di disturbo, senza contare l'arte del sample, spesso alla base di entrambi i generi, e di rimando gli Skinny Puppy hanno da sempre usato molti elementi presi dal mondo hip-hop, aspetto accentuato nella carriera solista di Ohgr. Musiche ritmiche e dove con il tempo è stata molto usata l'elettronica, e che si sono incrociate tra di loro con il passare degli anni: esperimenti come "Test" dei Ministry, brano datato 1989, "Victim Of A Criminal" dei Front Line Assembly del 1994, e poi progetti interi come Techno Animal, Meat Beat Mnaifesto, Dalek, Stromkern. Pensiamo sull'altro lato al rap alternativo, al mondo anche più recente di nomi come Danny Brown con le sue inflessioni weird-postpunk o The Bug con la sua fusone di musica grime, dancehall ed hip-hop industriale. Insomma, quanto qui sentito non è una rivoluzione su nessuno dei due versanti, quello metal ed industriale, ma nel microcosmo dei 3Teeth diventa una piccola scheggia che ci mostra un'ulteriore possibilità del loro suono. Siamo in un momento che fa da ponte verso un'ulteriore mutazione per la band: passati dallo stile più elettronico del debutto a quello più propriamente industrial metal di "", cosa che ha permesso ai Nostri di affermarsi presso un pubblico più ampio, ora sono pronti ad inglobare elementi alternative metal più groove e vicini al nu-metal, e tratti elettronici più levigati vicini alla EDM, allontanandosi quindi ulteriormente dalle proprie radici underground e cercando un suono più adatto ai tempi e ai gusti del pubblico americano. Il già citato "Metawar" darà forma a tutto questo, confermandosi come il loro maggiore successo commerciale, e probabilmente l'effettiva entrata nel mondo alternative metal ufficiale e di più grande portata. Un passaggio che per ora non sappiamo dove porterà. Un'ulteriore commercializzazione del loro suono, magari abbandonando qualsiasi tratto industrial? Un aggiustamento de tiro con una nuova integrazione degli elementi più robotici su questa nuova base? Uno sviluppo degli elementi punk qui sentiti? Qualcosa di totalmente diverso? Impossibile dirlo ora. Quello che è certo, è il quadro finora, fatto di tre album con una progressiva evoluzione estetica e sonora, alcuni remix, e questo particolare singolo che fa spin-off alle loro uscite e al loro suono ufficiale. Una band che è riuscita in modo sia consapevole, sia dettato dagli avvenimenti, a fare quello che non avveniva più dagli anni '90: il passaggio di un nome nato nei territori industrial al mondo mainstream. E anche questo diventa una sorta di revival retrò, non solo dei suoni, ma anche degli avvenimenti. Così come i Nine Inch Nails furono accettati da quello che allora era il panorama alternative, oggi i 3Teeth vengono accolti in quello odierno, con i suoi canoni e caratteristiche. Si ferma quindi qui per ora la nostra analisi, in attesa del successore di "Metawar" e del continuo della saga sonora e commerciale dei Nostri.



1) Lights Out
2) Time's Up
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