Welcome To The Pit Open Air

Bari, Target Club, 11 luglio 2011

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI E DONATELLO ALFANO
15/07/2011
TEMPO DI LETTURA:

recensione

Se la musica l'ho sempre considerata una componente importante nella vita di un individuo, una via di fuga dai problemi quotidiani nonchè valvola di sfogo, i concerti sono l'elemento caratteristico che contraddistingue l'unione di tantissime anime, racchiuse tutte sotto lo stesso cielo di passione. Le manifestazioni musicali punto di aggregazione determinano una realtà importante, sono quel filo invisibile ma tangibile che unisce corpi e menti e che avvicina i fans agli artisti; in Italia purtroppo i festival metal sono molto più rari al sud che al nord,io essendo pugliese non ho la possibilità di spostarmi facilmente per cui quando ho saputo che a Bari si sarebbe svolto un concerto, ho cercato subito di organizzarmi. Con il mio collega di Rock & Metal in my Blood Donatello ci siamo accordati, lui abitando a Bari ed io essendo di Taranto, ad un'oretta di macchina da lui, mi ha ospitato per la notte a casa sua e ci siamo recati insieme al Welcome To The Pit, una memorabile manifestazione di musica estrema, nella quale si sono esibiti sette gruppi tra cui udite udite... Gli headliner Deicide. Orario di apertura dei cancelli ore 18:00 in uno spazio verde, non grandissimo ma accogliente, il locale Target di Bari ha allestito una piccola fiera del metallo estremo; io e Donatello arriviamo all'incirca intorno alle 19, la gente non era ancora molta ed incominciamo a guardarci intorno, il bar già pullulava di assetati con l'immancabile compagna fidata bionda e schiumosa, gli stands di magliette, gadgets e cd  delimitavano un'area laterale del locale. Mi avvicino a dare un'occhiata e scorgo tra i vari dischi un gruppo pugliese,decido così di compiere il mio acquisto per supportare nel mio piccolo il metallo nostrano ed i Natron finiscono così nella mia borsa; l'esplorazione continua e noto con grande soddisfazione che se pur in uno spazio limitato, le cose sono state organizzate davvero bene, mi ha colpito il vedere enormi cesti destinati alla raccolta delle innumerevoli bottiglie di birra che si sono consumate, posaceneri destinati alle cicche di sigarette... Insomma piccole attenzioni al fine di mantenere ordine e civiltà, rispetto questo seguito con naturalezza da chiunque fosse presente... Aaahhh il bon ton metallico
La scaletta dei  gruppi era così composta:

Deicide
Belphegor
Hour Of Penance
The Amenta
Eloa Vaddath
Symbolic
Tales Of Deliria


Chiaramente l'ordine di apparizione è dal basso verso l'alto, appena arrivati io e Donatello troviamo i Tales of Deliria già in piena esibizione, gruppo death metal venato di thrash che gioca in casa essendo di Terlizzi, un paese in provincia di Bari. Questi giovani ragazzi non ancora del tutto "sciolti" hanno avuto comunque una buona carica live, l'acustica non eccelsa ha limitato un po' la prestazione,che è migliorata nel finale mettendo in evidenza le potenzialità del gruppo pugliese, soprattutto durante l'ultimo pezzo proposto, un'energica cover del classico dei Carcass "Heartwork". Nelle pause per l'allestimento della strumentazione tra una band e l'altra, io e Donatello gironzoliamo per l'open space alla ricerca di un alito di vento ma il sole è ancora alto, la temperatura è l'unica caratteristica "infernale" di questa manifestazione avvolta da polemiche scatenate dai religiosi che si sono opposti alla messa in atto del festival... Personalmente ho trovato un clima di puro divertimento e fratellanza metallica, non ho visto teste di capra sgozzate e sanguinolente ma solo pogo scatenato e corna rivolte al cielo, i cattolici farebbero bene a dirigere le proprie attenzioni molto più vicino alle loro realtà invece di frantumare le palle a noi metallari, il cui unico interesse è solo ed esclusivamente quello di ascoltare la musica che ci fa stare bene. Ci avviciniamo al palco sul lato sinistro dove c'è l'ingresso per gli artisti e chi vediamo li vicino appoggiato ad una panchina? Steve Asheim il biondo batterista dei Deicide, io e la mia fotocamera abbiamo avuto un sussulto... Mi avvicino e gli chiedo di poter essere immortalata con lui, gentilmente Steve accetta e con un mio amico la foto ricordo ora è entrata a far parte di una memoria fotografica che mi accompagnerà per sempre. Il secondo gruppo dopo il soundcheck è pronto per l'esibizione,sono i napoletani Symbolyc, inizialmente l'acustica è sempre un po' zoppicante ma la partenza è potente e dalle prime note il gruppo accalappia la mia attenzione, la voce di Diego Laino è una scossa di terremoto irruente e penetrante, non ha fatto una piega rimanendo sempre precisa e tirata. La prestazione musicale è stata molto buona, in sede live sono coinvolgenti e tosti, hanno invogliato la folla con energia e la musicalità che gli appartiene è ben amalgamata; un gruppo giovane che ha dimostrato pregevoli doti ritmiche e compositive, ci lasciano con la cazzuta e personale versione di "Raining  Blood" degli Slayer... Il pogo??? non poteva mancare!!! I Symbolyc ci lasciano e cedono il palco al prossimo gruppo, le varie manovre di allestimento procedono e nel frattempo io ed il fidato Donatello cerchiamo ristoro con una bella birra fresca, la bionda scende a placare la sete e ci accingiamo ad ascoltare il terzo gruppo, prendono posto sul palco i veneti Eloa Vadaath. La prima cosa che mi è balzata all'occhio vedendoli è stata la presenza di uno dei musicisti che imbracciava un violino elettrico, al che mi sono detta "ah bene una caratteristica inusuale che dona colore ed eleganza ad un genere estremo", la musica parte e l'interesse col quale ero partita cala inesorabile dopo poche battute, livello qualitativo acustico indecente, il violino era praticamente impercettibile, la voce del lead vocalist era flebile nello screaming e direi totalmente stonata nelle clean vocals, la seconda voce leggermente meno imprecisa ma sostanzialmente un assetto approssimativo e slegato, in una parola noiosi. Questo è riscontrabile non solo personalmente ma anche nell'interesse del pubblico presente che non era minimamente coinvolto e rimaneva li fermo a guardare credo con stupore, un gruppo moscio ed imbarazzante a livelli interplanetari, sicuramente il Walzer del Moscerino avrebbe creato il pogo che durante gli Eloa Vadaath era inesistente. Arriva finalmente il termine di questa esibizione, unica nota dolente all'interno di un festival ben organizzato e con bands valide e coinvolgenti;io e Donatello ci alziamo dal muretto dove eravamo seduti e ci facciamo quattro passi per poi occupare una postazione diversa spostandoci sul lato destro del palco valichiamo il muretto che delimita l'area verde con gli alberi e da una postazione leggermente rialzata possiamo gustarci meglio la visuale del palco; il quarto gruppo ad esibirsi sono gli australiani The Amenta. Si aggirano sul palcoscenico dei figuri vestiti di nero e ricoperti sul corpo da uno strato di cerone argenteo e macchie nere che scendono sulla pelle come tetri rivoli di sangue, i musicisti prendono posto tutti con sguardo minaccioso fissano la folla immobili, una nuvola di fumo si paventa e li avvolge, dando così inizio alla macabra danza. Stupefatti da tale teatralità io e Donatello siamo stati coinvolti nel turbine The Amenta e le considerazioni del mio collega su di loro sono queste: "ho sempre letto giudizi più che positivi sui loro lavori in studio ma per vari motivi non ero mai riuscito ad ascoltarli, sono bastati i primi minuti del loro concerto a farmi pensare: cosa mi sono perso!" Con Vo1d (scritto proprio così) title track dell'ep pubblicato qualche mese fa, il gruppo dà il via ad uno show a dir poco esplosivo, il death metal infarcito di influenze industrial che propongono è caratterizzato da un impatto devastante e da una precisione chirurgica; per accentuare il clima apocalittico della loro musica i cinque musicisti si esibiscono con face e body painting da sopravvissuti ad una guerra atomica, il singer Cain Cressall interpreta tutti i pezzi come un attore di grande esperienza, a dargli man forte c'è il bassista Dan Quinlan che ipnotizza col suo sguardo fisso da psicopatico, i due spesso si avvicinano a pochissimi centimetri dal pubblico creando un coinvolgimento fortissimo. Pollice verso l'alto per questi ragazzi tanto aggressivi e potenti on stage quanto simpatici ed affabili prima e dopo lo show; la speranza è quella di poterli rivedere in un gig di lunga durata e con tutto l'impianto luci a loro disposizione. L'esaltante spettacolo volge purtroppo al termine, il sole è ormai del tutto calato ed il cielo scuro ha salutato i The Amenta per accogliere sul palco il prossimo gruppo, i romani Hour Of Penance. Uno dei gruppi di punta del genere estremo in Italia, questi artisti romani hanno ampliato nel corso degli anni la schiera di fans soprattutto all'estero dove il loro nome gode di ottima fama. Per tutta la durata dell'esibizione gli HOP ci hanno martellato i timpani con una potenza inaudita, inarrestabili macchine da guerra hanno letteralmente fatto tremare la terra con potenza a dir poco devastante; nonostante un'acustica non perfetta per quanto riguarda l'intero festival, a parer mio quella degli Hour Of Penance mi è sembrata la migliore di tutte ed ha messo in risalto le qualità esplosive dei quattro musicisti estremi. Ed ora il punto di vista di Donatello: con grande sorpresa di tutti i presenti gli HOP vengono annunciati dal grande Ralph Santolla (chitarrista dei Deicide) i romani assaltano il pubblico con la loro attitudine "no fuckin' comprimises", nonostante alcuni problemi di bilanciamento dei suoni nei primi minuti (comunque dopo poco completamente risolti) il loro brutal death ha una presa immediata e corrosiva sugli spettatori, scatenando un feroce pogo. La perizia tecnica dei quattro è notevole, in particolar modo va segnalata la performance del batterista Simone Piras (ultimo arrivato nella band insieme al cantante/chitarrista Paolo Pieri) un autentico martello pneumatico umano, precisissimo ed instancabile. Il termine dello show offerto dai nostri Hour Of Penance ci conduce verso il gran finale, accompagnando il pubblico all'ascolto della penultima band in scaletta gli austriaci Belphegor; di tutti i gruppi che si sono esibiti loro sono stati gli unici ad aver allestito il palco con una scenografia un po' particolare, nel dettaglio capeggiavano ai lati dello stage due teli raffiguranti delle icone demoniache, inoltre erano presenti dei feticci composti da teste ed ossa di capra (chiaramente fasulle) tutto perfetto per rappresentare una diabolica colonna sonora da rito satanico. Tutta la furia cieca degli austriaci viene riversata sul pubblico sempre più scatenato,la carica annichilente di pezzi come Justine:Soaked In Blood, Lucifer Incestus e Rise To Fall And Fall To Rise non fa prigionieri, pura devastazione trasformata in musica! I mefistofelici artisti ci lasciano dopo circa quaranta minuti di infernale martellamento sonoro e la preparazione del palco per accogliere gli headliner prende il via. Io e Donatello li vediamo salire e dalla postazione leggermente arretrata in cui eravamo, gli urlo all'orecchio la mia intenzione di avvicinarmi il più possibile ed infatti mi affretto a prendere posto praticamente davanti al palco e letteralmente spalmata sull'altoparlante per gustarmi al meglio i Deicide; la visuale è eccelsa li ho a poco più di un paio di metri da me, le mie orecchie han gridato vendetta per i seguenti due giorni ma il mio cuore mi sarà grato in eterno, ho scattato foto e fatto un video, l'acustica del quale è scadente purtroppo a causa proprio della troppa vicinanza alla cassa ma chi se ne frega, è comunque un ricordo di questo bellissimo sud metal festival! Passo la palla a Donatello che vi descriverà le sue sensazioni nel vedere dal vivo questo eccezionale gruppo di ultra quarantenni per nulla indeboliti dal tempo. Arriva il "momento fatidico, l'attesissimo show degli headliner Deicide, tornati nel capoluogo pugliese a tre anni di distanza dalla data del Total Metal Festival (tanto per cambiare anche in quell'occasione non mancarono polemiche a dir poco stupide) i pionieri del death metal made in Florida fanno la loro comparsa sul palco già durante il soundcheck, l'atmosfera si fa rovente e le incitazioni da da parte dell'audience diventano sempre più rumorose, Glen Benton dà subito l'impressione di essere molto concentrato, qualche minuto di attesa e si parte con il loro spettacolo infuocato, l'accoppiata Homage For Satan/Dead By Dawn mette in mostra tutta la compattezza e l'esperienza della band, il leader durante l'esecuzione dei pezzi sprigiona tutta la sua rabbia volgendo lo sguardo al cielo, nelle pause invece il suo accento tipicamente yankee lo rende un intrattenitore che si diverte a dialogare con i presenti; ovviamente anche i suoi tre compagni rendono l'esibizione elettrizzante, Ralph Santolla è semplicemente mostruoso, i suoi assoli sono sempre dinamici e tecnici, Jack Owen dà il suo grande contributo alla sezione ritmica e Steve Asheim è una vera forza della natura, il batterista picchia tutto il suo drum kit senza fermarsi per un solo secondo, un musicista spaventoso! Altre bordate come la nuova Conviction, Serpents Of The Light, They Are The Children Of The Underworld e Kill The Christian vengono scagliate con tutta la loro violenza,facendo letteralmente tremare il pavimento del Target, l'epilogo prende forma sulle note di Sacrificial Suicide, tutti (noi compresi) si aspettavano almeno un altro paio di pezzi come bis ma con la traccia del debut omonimo del 1990 i Floridiani chiudono definitivamente il Welcome To The Pit. Cosa dire in definitiva se non che sia stato un devasto totale nel vero senso della parola, un piccolo festival ma ben organizzato che con poche decine di euro, 15 per la precisione ha regalato sette spettacoli per un totale di circa sei ore all'insegna di emozioni estreme! Io e Donatello torniamo a casa felici di questa esperienza e soprattutto orgogliosi del nostro sud per aver offerto una manifestazione curata nei dettagli con una scaletta varia ed interessante e poi il non plus ultra dei Deicide, cosa desiderare di più? Appuntamento al prossimo live, che mi auguro di cuore arrivi al più presto.