PAUL GILBERT CLINIC

Torino, 9 Novembre 2011

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
12/12/2011
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recensione

Paul Gilbert ha un legame sempre più forte con l'Italia, il chitarrista americano quest'anno insieme ai riformati Mr. Big (l'ultimo What If è da annoverare tra i migliori album del 2011) tra l'esibizione estiva al Gods Of Metal e i due concerti tenuti a Roma e Bologna ad ottobre, ha già calcato ampiamente i nostri palchi lasciando come sempre sbalorditi tutti quelli che hanno avuto la possibilità di ammirarlo, non contento di tutto questo a novembre è tornato nel nostro paese toccandolo in lungo ed in largo con una serie di ben 18 live/clinic dove oltre a mettere in mostra le sue strabilianti qualità tecniche ha eseguito degli eccezionali shows incentrati esclusivamente su cover scelte tra diversi generi dando ancora una volta una prova della sua sterminata versatilità. Il primo appuntamento di questo tour si è svolto il nove al Lapsus di Torino, un locale iperattivo sul fronte live situato nel centro del capoluogo piemontese; un esordio col botto quello di Paul in questa lunga avventura italiana. Presentato da Antonello, il proprietario del locale il guitar hero sale sul palco accompagnato dalla dolce moglie Emi (vc,ts) e da due ottimi musicisti della scena torinese che rispondono al nome di Antonio Moscato (bs) e Giuseppe Palasciano (bt)  il pubblico appena lo vede comincia a tributargli forti applausi, lui dimostrandosi lontano anni luce dall'antipatica figura della rockstar sorride e ringrazia e dà subito fuoco alle polveri con una spettacolare versione di Point Of Know Return classico dei Kansas del lontano 1977, i quattro nonostante il pochissimo tempo avuto per le prove mostrano un'intesa da band di consolidata esperienza, Emi oltre alla straordinaria abilità sulle tastiere sfodera insieme al marito una performance vocale degna di nota, l'acustica è di livello molto alto, raramente mi è capitato di assistere ad un concerto con una resa sonora perfetta come questa,  terminato il pezzo Gilbert spiega come ricreare particolari suoni con la chitarra come quello del violino presente nella versione originale, tra tecniche strumentali e battute l'atmosfera diventa ben presto amichevole. Si continua con i leggendari ZZ Top dell'accoppiata Waitin' for the Bus/Jesus Just Left Chicago, un'altra scarica di pura energia, la chitarra di Paul è infuocata, sembra che da un momento all'altro debba sprigionare delle vere fiamme, d'altronde non si è sempre affermato che il blues è la musica del diavolo? Si compie un salto negli anni sessanta con una ritmatissima Somebody Stole My Thunder del singer inglese Georgie Fame, la rilettura in chiave hard rock che ci propone il chitarrista è autentico spettacolo, spesso si gira verso Moscato e Palasciano sorridendo e complimentandosi per il grande feeling instaurato, Paul ci annuncia una parentesi più intima e tranquilla ed è così che partono le note dell'immortale Riders On The Storm (The Doors) fin dai primi secondi tutto il Lapsus viene avvolto da un'atmosfera magica ed ipnotica, Emi svolge un lavoro fantastico riuscendo a ricreare in maniera eccezionale il mood settantiano. Dopo altre nozioni tecniche tradotte benissimo dall'interprete Stefano (il guitar hero si complimenta per la sua traduzione e gli parla come se fosse un amico di vecchia data) si compie un altro viaggio temporale con Blue Rondò à La Turk del The Dave Brubeck Quartet pazzesco pezzo jazz del 1959, qui la parte tecnica raggiunge livelli stratosferici, il pubblico nonostante conosca da tempo  il suo immenso valore resta a bocca aperta nel vederlo suonare con una facilità disarmante delle partiture così intricate e veloci, lui e la chitarra sono davvero una cosa sola! Paul aveva parlato dei suoi esordi nell'heavy metal poco prima, come conseguenza non poteva mancare un brano che ha scritto la storia del più puro ed incontaminato H/M, appena arrivano le battute iniziali di The Hellion/Electric Eye dei Judas Priest, i presenti alzano le corna al cielo, l'esecuzione è mostruosa, Emi con la sua voce accompagna il marito tirando fuori una grinta incredibile, i due coniugi si lanciano in un duello chitarra/tastiera da infarto, uno splendido esempio di coppia affiatatissima sia nella vita che nel lavoro, subito dopo lui le chiede qual'è il prossimo brano da suonare; lei senza un attimo di esitazione risponde: Space Truckin'! Parte così il classicissimo dei Deep Purple con quel mastodontico riff che dopo quasi quarant'anni continua a far tremare i muri, il coinvolgimento è totale, la band si lascia trasportare dal chitarrista cimentadosi anche in esaltanti momenti di pura improvvisazione, tutto il pubblico viene catturato da questa eccezionale versione da far invidia perfino ai suoi autori, alle successive Boom Boom di John Lee Hooker e Takin' Care Of Business dei Bachman-Turner Overdrive tocca mantenere alta l'adrenalina, è impossibile riuscire a stare fermi, Paul invita Stefano ad accompagnarlo nei cori, lavoro svolto ottimamente e come era lecito aspettarsi arriva un'altra serie di assoli sovrumani. In questo show di rivisitazione di brani leggendari è naturale perdere ogni cognizione del tempo, senza neanche accorgercene arriva l'ultima esplosione rock con l'allegra e travolgente Magic Carpet Ride degli Steppenwolf, non poteva esserci chiusura migliore per una clinic trasformatasi dopo pochi minuti in un evento da ricordare, personalmente inseguivo Paul da tanto tempo per vari motivi non ero mai riuscito a vederlo on stage, ogni volta che ascoltavo un cd o vedevo un video con i Mr. Big o con i Racer X rimanevo puntualmente sbalordito, dopo aver assistito a questa data posso dire che tutto quello che pensavo su di lui si è ulteriormente amplificato; spesso ho pensato chi potesse rispecchiare lo status dell'artista completo, l'ho trovato in lui; musicista fenomenale, eccellente compositore ma soprattutto una persona vera, simpatica e sempre gentile con chiunque, chi non ha mai desiderato che uno dei propri idoli fosse esattamente così? La speranza adesso è quella di poterlo rivedere in azione con Eric, Billy e Pat, dopo mezzanotte nella fitta nebbia torinese è stato quello il mio sogno ad occhi aperti, adesso devo solo attendere che quel sogno si avveri al più presto...