Paul Gilbert Clinic

Terracina (LT), 19 novembre 2011

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI E LUCIA ROSSI
21/11/2011
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recensione

La prima volta. In assoluto. E' la prima volta in assoluto che faccio un live report...di una clinic. L'esperienza di ieri allo Stonehenge Pub di Terracina è stata unica e magica, una serata al contempo divertente ed istruttiva, una clinic di chitarra con un maestro d'eccezione, Mr. Paul Gilbert. La clinic è stata organizzata da "Obiettivo Musica" di Latina in collaborazione con la "Circeo Music School" di San Felice Circeo (LT). Alla clinic ero in compagnia di un altro collega della pagina, Francesco Passanisi, un grande appassionato di questo magico strumento.
Il nostro guitar hero è salito sul palco dello Stonehenge alle ore 21.30 circa, esibendosi davanti ad un pubblico a dir poco adorante. Ad accompagnare Gilbert c'era la moglie Emi Gilbert alle tastiere/backing vocals, Andrea alla batteria e Marco al basso, che faceva anche da interprete. Gilbert, a volte in veste di insegnante a volte in veste di showman (auto)ironico e burlone, sciorina nel corso della serata alcuni dei suoi "trucchi", con una simpatia e semplicità che rendono la tecnica dello strumento agibile persino ad una semi-profana della sei corde come la sottoscritta...
La serata è iniziata con le note di "Point Of No Return" dei Kansas, dove Gilbert ha approfittato per spiegare la tecnica degli arpeggi e dello "sweep picking", sebbene il modo migliore per suonare il pezzo sarebbe quello di utilizzare una tecnica che lui chiama "70's rock Freebird lick". In seguito ci parla dei suoi inizi con la chitarra, quando cercava di imitare artisti come B.B.King e in particolare la sua tecnica del bending. Ed è proprio qui che si scontra con le prime difficoltà, dato che, tende a sottolineare Gilbert, King poteva vantarsi di una particolare grandezza delle dita, mentre a
lui occorreva l'intera mano per riprodurre in modo dignitoso la tecnica del bending. E a detta di Gilbert, sono proprio bending e vibrato il cuore e l'anima della chitarra. Poi Gilbert ci regala una bellissima cover di "Riders on the Storm" dei The Doors. La grande lezione che ha imparato con questo pezzo è suonare in maniera più tranquilla. Invece per i pezzi dal tempo molto più sostenuto, ci svela un segreto, confidandoci la filastrocca che gli permette di memorizzare un tempo di 9/8 ad esempio: "I can't eat tunafish anymore" (non riesco a mangiare più il tonno!!!). Il prossimo pezzo (eseguito in maniera magistrale da tutti i musicisti sul palco devo dire, come tutti i brani della serata) è una acclamatissima "Electric Eye" dei Judas Priest. Durante l'esecuzione si sente l'amore viscerale di Gilbert per il genere con cui è cresciuto, l'heavy metal. Anche qui il fenomeno ci svela un trucco, quello delle due plettrate verso il basso seguite da un hammer on. A seguire un altro pezzo che rende i metallers presenti in sala appagati...Gilbert ci regala le stupende note dell'intro di "Technical Difficulties" dei Racer X (brividi a non finire...). Altra chicca della serata, almeno per la sottoscritta, è la cover di "Space Truckin'" dei Deep Purple. Gilbert approfitta del pezzo per parlarci della tecnica di uno dei suoi idoli di sempre, Ritchie Blackmore, regalandoci un assolo strabiliante, suonato persino con i denti!! (Hendrix docet...).
Alla fine della serata il nostro mentore ci propone un pezzo dei Bachman Turner Overdrive, "Taking Care Of Business", un rock'n'roller divertente, ma molto semplice a livello esecutivo. E l'insegnamento più importante della clinic secondo me è proprio questo, quando si inizia a suonare, e questo è valido per qualsiasi strumento, si deve partire con un pezzo semplice, e soprattutto che ci piace suonare...Thank you, Maestro...
(Lucia Rossi)

Le clinic sono la croce e delizia di ogni strumentista. Da qualcuna si esce con una stucchevole sensazione di aver partecipato ad un culto idolatro dell'ego del musicista, come se si fosse andati non ad una lezione ma a Lourdes ad idolatrare una statuina di gesso di dubbio valore artistico, ottenendone nessun beneficio reale. Da altre invece si esce migliorati come persone e come musicista, avendo avuto la possibilità di confrontarsi con un grande musicista... Se poi questo musicista è anche una grande persona, simpatica ed umile, diventa un occasione di crescita personale imperdibile. Ecco cos'è stata per me la clinic di Paul Gilbert.
Presentarlo mi sembra inutile, se non lo conoscete significa che vi siete persi 26 anni di ROCK ed HEAVY METAL con tutte le lettere maiuscole. Correte quindi ad ascoltare band come Mr. Big e Racer X e a sentire i suoi dischi solisti e poi tornate qui e parleremo nella stessa lingua.
Paul sale sul palco chiamato a gran voce dal pubblico e saluta con un "Ciao Latina" in ottimo italiano. Con lui troviamo la bella moglie Emi alle tastiere e due musicisti locali, Marco e Andrea al basso e alla batteria che non hanno sfigurato di fronte ad un mostro simile.
"One, Two, One Two Three Four" e parte il primo pezzo, il pop-rock dei Kansas con "Point of no return" suonata con maestria ma rendendo il pezzo semplice e piacevole. Mi stupisco di questa scelta, aspettandomi un pezzo proveniente dal bellissimo "Fuzz Universe" ma capisco subito che Paul sa di non essere lì per promuovere il suo disco o per farsi adorare per la sua estrema bravura, è lì per insegnare. Ed infatti eccolo a spiegare l'importanza che questo pezzo ha avuto nel suo sviluppo come musicista. Paul spiega che il miglior modo per imparare la chitarra è suonare in una band ed imparare più canzoni possibile, iniziando con cose molto semplici per poi aumentare gradualmente la difficoltà senza mai arrendersi di fronte alle difficoltà. Paul è un insegnante fantastico che mette in mostra la sua umanità e le sue debolezze spiegando come si trovava in difficoltà di fronte ai meravigliosi bending del grande B. B. King che erano diretta conseguenza delle grandi mani del geniale Bluesman, che Gilbert imitò usando tutte le sue piccole dita per "Bendare" la corda. Un altro blues è la perfetta occasione per spiegare il suo particolare Vibrato, che Gilbert definisce "L'anima della chitarra" perchè permette di aggiungere colore e personalità al proprio playing, spiegando come lui utilizzi tutto il polso per rendere il movimento più forte e veloce. Paul continua con "Riders on The Storm", storico pezzo dei Doors che gli ha insegnato come mettere da parte l'irruenza e massimizzare espressività e dinamica suonando "Piano". Ma le radici di Gilbert affondano saldamente nel terreno dell'Hard Rock e dell'Heavy Metal. Ed ecco che, dopo una fantastica cover di "Electric Eye" dei Judas Priest, parte il meraviglioso intro di "Technical Difficulties" ( unica concessione di Gilbert all'autoreferenzialismo) dei Racer X suonata solo dalla chitarra... Non ho nemmeno il tempo di domare la meraviglia e i brividi che questo capolavoro mi provoca ed eccolo partire con "Space Truckin" dei Deep Purple, ripercorrendo la strada tracciata dal padrino di tutti noi shredders, il grande Ritchie Blackmore.
Dopo tutti questi pezzi densi di tecnica e velocità Paul chiude con la divertente "Taking care of business" dei Bachman Turner Overdrive, dove Paul continua a dimostrare di avere anche una bella voce e di continuare a divertirsi anche adesso che è un acclamato professionista, affrontando col sorriso sulle labbra anche un maleducatissimo cameriere che litigava con la cucina urlando mentre Paul cercava di spiegare oppure rispondendo ad una domanda del pubblico che lo coglie impreparato sull'arpeggio di "Olympic" "You got me, I can't remember it, sorry".
Ringrazio Christian Perotti di "Obiettivo Musica Latina" per la sua disponibilità e soprattutto ringrazio Paul, un vero virtuoso della chitarra, della musica ma soprattutto della Vita!
(Francesco Passanisi)