OVERKILL

KILLFEST 2012

02 ISLINGTON ACADEMY - LONDON

A CURA DI
DIEGO PIAZZA
17/10/2012
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recensione

Il carrozzone metallico della “Killfest 2012” giunge nella capitale londinese in una tipica domenica autunnale. La 02 Islington Academy è un locale per musica rock curiosamente posto al primo piano di un centro commerciale, molto semplice da raggiungere in metro e molto vicino al cuore pulsante della city. L’attesa per gli OverKill gli indiscussi headliner della serata è notevole, l’ottimo “The Electric Age” ha scaldato gli animi dei thrasher di tutto il mondo , fermo restando che rimangono ancora vivide le immagini e le emozioni vissute lo scorso anno personalmente al Live Club di Trezzo sull’Adda, dove la band di New York aveva dannatamente convinto i fan con una prestazione dal vivo devastante. Procedendo con ordine, son ben tre le band che precedono D.D. Verni & soci , i primi ad entrare in scena sono i Degraded , giovane band svedese.   Devo dire che per i pochi minuti a disposizione i ragazzi ce l’hanno messa tutta, sia per coinvolgere il pubblico che non li conosceva assolutamente sia per lasciare un ottimo ricordo. Diciamo che visto il missaggio degli strumenti non eccezionali non mi permetto di giudicarli, sicuramente sono da rivedere in futuro.   I Purified in Blood sono caratterizzati da un cantato più sul metal core, genere di cui chi vi scrive non è certo un fa. La perfomance dei norvegesi va ricordata solo per la trovata del nuovo cantante  Hallgeir Skretting Enoksen che è praticamente sceso a cantare con il microfono con i fan delle prime file. Soltanto qualche minuti di attesa e sul palco dell’Islington salgono i 3 Inch of Blood.    Sicuramente la band canadese gode di un seguito maggiore rispetto alle altre due band appena ascoltate, del resto è sufficiente seguire la reazione del pubblico inglese all’ingresso della band.   Devo dire che i primi brani ci hanno coinvolto anche emotivamente, poiché sia la voce in stile Halford di Came Pipes sia lo stile musicale della band si avvicina di più al power metal che le band precedenti. Nel proseguo il non eccezionale missaggio dei suoni e la presenza scenica non certa devastante della band abbassa di molto il gradimento, lo stesso Pipes pur nel suo aspetto guascone e con il suo giubbotto di jeans pieno di toppe risulta piuttosto statico davanti al palco. Va detto anche che i 3 Inches of Blood possono sembrare in parte un po’ caricaturali, riprendendo la passione per metal band classiche come Saxon, Judas Priest e Iron Maiden in chiave più veloce. Sono le 21.30 quando le luci si spengono e finalmente sul palco salgono i cinque OverKill. Una breve intro, con le luci che si soffermano sulle icone del pipistrello verde ai lati ed ecco prendere il via “Come and get it”.   Saranno gli effluvi velenosi che provengono dalle acque inquinate del Tamigi oppure le vibranti scariche elettriche della Battersea Station vicino a Chelsea (che ben si addicono alla copertina dell’ultimo “The Electric Age”) ma gli Overkill partono con una velocità pazzesca, da lasciare di stucco ! Le successive “Bring me the night” e “Rotten to the core” sono un onda in piena che travolgono i malcapitati nella city londinese. Ron Lipnicki sostiene un ritmo pazzesco, seguito a ruota dal basso sempre in evidenza di D.D. Verni, su tutto a corrodere l’ugola acida e improbabile di Bobby “Blitz” Elseworth che non fa prigionieri.    Il suono è nettamente migliore rispetto alle malcapitate band precedenti , lo si nota dalla pulizia nei solo di Dave Linsk, chitarra principale.   Ottimo anche il contributo dell’altra chitarra, ritmica di Derek Tailer come si può apprezzare in “It lives”.  Nelle prime file la situazione si fa caotica per non dire travolgente, con Blitz che sembra divertirsi ad osservare il caos totale davanti a lui. “Electric Rattlesnake” dall’ultimo album e la classica “Hello from the gutter” non servono altro che gettare benzina sul fuoco tra i presenti, in cui vi è realmente solo un momento di tensione quando un energumeno a torso nudo cerca lo scontro con un membro della sicurezza. Curiosamente sarà una donna dal tono energico a costringere il cerbero a desistere dal proprio intento. “Ironbound” dalle ritmiche più variegate e complesse, soprattutto nelle parte centrale precede la velocissima “Save yourself”: fin da quanto lo ascoltata la prima volta da studio ci avrei scommesso che l’avrebbero suonata dal vivo, troppo invitante anche nei cori. Già alto di sé stesso Bobby Blitz si inerpica sugli amplificatori nel richiamare il pubblico a cantare, mentre piacevolmente scorrono “The wait” e “Thunderhead”.  Come sempre con giubbino senza maniche e puntualissimo nei cori D.D. Verni ha coadiuvato nei backing vocals Blitz, sebbene mi sia sembrato leggermente meno dinamico e pimpante rispetto alla prima volta che l’abbiamo visto in Italia. Sapientemente gli OverKill mischiano nuovo con vecchio, prendendo diversi estratti dagli ultimi tre album ma senza dimenticare tutti i classici del passato. “Old School” non è un brano significativo da studio ma dal vivo sembra la classica canzone da ciurma, old thrash school appunto. Il testo è il classico inno alla vita disincantata, allo stare in compagnia tra una bevuta e una scazzotata fregandosene delle conseguenze. “Who stand the fire” è forse l’unica canzone “ragionata” di questa serata degli OverKill. Il brano è un incedere lento e inesorabile in cui spicca il riffing massiccio della coppia Linsk / Tailer, fino al ritornello, ben interpretato da Blitz.  In “Union we stand” già dal titolo è una canzone che richiama tutti a cantare insieme prima che la feroce “Eliminator” travolga tutto e tutti , fottutissimo thrash anni ’80 che consuma probabilmente le restanti energie dei fan più scatenati. Breve pausa e il pubblico inneggia a “Fuck you”, brano classicissimo con cui gli OverKill solitamente chiudono i loro show, prima però spazio all’ottima  “Coma” . Il basso inesorabile di D.D. Verni da il via all’attesa “Fuck you” riproposta con un medley insieme a “Powersurge”.   “We don't care what you say Fuck You!” è una frase che riecheggia in qualsiasi metallaro di periferia che si rispetti , nel lato oscuro dell’anima di chi ama le due fatidiche parole heavy metal . Va detto che la canzone, che per altro ha un attitudine sia musicale sia lirica molto punk e, come ben sanno i fan degli OverKill e una cover di un band canadese chiamata Subhumans. Considerazioni finali ? Diciamo un bella serata all’insegna del thrash metal più sanguigno e ignorante, nel senso più positivo che quest’ultimo aggettivo può avere , ovviamente con la ciliegina sulla torta messa sugli americani OverKill , mattatori assoluti. Per quanto riguarda le altre band della “Killfest 2012” rimando un giudizio a quando torneranno sulla mia strada “live”.

1) Come and Get It
2) Bring Me the Night
3) Rotten to the Core
4) It Lives
5) Electric Rattlesnake
6) Hello From the Gutter
7) Ironbound
8) Save Yourself
9) The Wait
10) Thunderhead
11) Old School
12) Who Tends the Fire
13) In Union We Stand
14) Elimination 
15) Coma
16) Fuck You / Powersurge