Foo Fighters, live @ Codroipo (Villa Manin 13/08/2012)

European Tour 2012

A CURA DI
VALENTINA FIETTA
16/08/2012
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recensione

Il concerto dei Foo Fighters a Codroipo è stato un sold out annunciato che ha visto ben oltre diecimila persone affollare la stupenda location sin da metà pomeriggio. Io per prima col mio gruppo di amici sono arrivata intorno alle cinque di pomeriggio e subito ci siamo accodati per entrare. La prima impressione è stata già ottima: la location in una villa friulana (Villa Manin appunto) è stata una scelta azzardata magari ma d’impatto visivo notevole, aggiungi la buona organizzazione del service, il sole a scaldarci il cuore prima dei FF... tutto prospettava bene. Ad aprire la serata intorno alle 18 sono stati i Gaslight Anthem, quartetto statunitense, sbocciato nel 2005 dalla fertile scena punk di New Brunswick (New Jersey) e che si potrebbe definire una via di mezzo tra il punk melodico dei Social Distortion e il cuore rock di Bruce Springsteen. Ho percepito questa band come piena di potenzialità inespresse (magari si potrà dare un giudizio più completo sulla band dopo il loro tour autunnale come headliner), ma nel generale hanno contribuito a scaldare l’atmosfera nel pre-live dei Foo. A seguire poi Bob Mould, un musicista americano che ha avuto un enorme successo negli anni ’80 con la sua band post-hardcore punk/alternative-rock Hüsker Dü con i quali pubblicò 6 album di grande successo prima dello scioglimento nel 1987. Probabilmente ancora meno conosciuto dei Gaslight, ma durante il live ha riproposto per intero il successo Copper Blue inciso vent’anni fa con gli Sugar, conquistando l’intera platea che dopo 10 minuti era già scatenata e malleabile. Situazione perfetta per l’entrata in scena finalmente della band di Dave Grohl. Che i Foo Fighters dal vivo siano una macchina da guerra è cosa risaputa. Ma io per prima al mio primo live FF sono rimasta basita... basita perché non avrei mai creduto di assistere a un ensemble di musicisti talmente coinvolgenti, comunicativi, affiatati e letali. Cosi definirei l’alchimia perfetta che il nostro Grohl ha creato col pubblico, una magia fatta di condivisione del Rock duro nella sua forma più primordiale, aggressiva e incisiva ma sempre di festa e interazione con la gente in un mix davvero perfetto. Nota di merito alla scaletta scelta: 22 pezzi indimenticabili dei Foo che hanno ripercorso la loro carriera, a partire dall’album omonimo Foo Fighters de 1995 fino al recente “Wasting Light“ del 2010. In apertura subito con la doppietta micidiale di "White Limo" e "All My Life", due dei brani più feroci e graffianti  durante i quali Villa Manin ha visto il pubblico perdere la testa e saltare, pogare e gridare, come se non ci fosse un domani. Io stessa mi trovavo vicino al service a circa una ventina di metri dal palco, ma il pogo è stato talmente carico in apertura che in 10 minuti mi son trovata sparata a 8 metri dal palco! In successione con l’atmosfera rovente degli intro non potevano che seguire altri due pezzi: dall’album Echoes, Silence, Patience & Grace del 2007 Dave tira fuori “The Pretender” con una folla in delirio completo e a manovella poi “Rope” dell’ultimo disco. Non posso che dire che il potere di catalizzare l’attenzione dei Foo è enorme: non un minuto di sound di bassa lega, non un minuto senza energia, non un minuto senza che la platea cantasse a squarciagola continuando a saltare sotto l’istigazione di Dave. Dopo questa carrellata ad alta densità proteica, si inverte la rotta e la band decide di proporre pezzi comunque carichi ma dei dischi di fine anni ’90; sto parlando di “My Hero”, "Generator” e l’indimenticabile “Learn To Fly”. Poi sono seguite  “New Way Home”, “Walk”  che a dire il vero sebbene ben eseguite, sono passate un po’ in sordina. Tuttavia scelta azzeccata e simpatica quella di Grohl, che  dopo aver lanciato questi pezzi,  si è messo a scherzare sul fatto di non sapere la lingua italiana ma di volerla imparare perché il pubblico italiano è davvero caloroso e gli regala le soddisfazioni più  grandi. Girandosi verso il batterista Dave chiede” Do you know how you say ‘I love you’ in italian? ” Faccia da cazzo” , e poi  si è messo ironicamente a gesticolare da bravo italiano, con risate generali della folla ormai rapita dall’abilità del frontman di creare uno show coi fiocchi. Con grande coinvolgimento del pubblico che cantava è scivolata via un pochi minuti la successiva “Cold Day In The Sun” che col suo ritmo più lento e melodico ha permesso ai Foo (e a noi!) di riprendere fiato. Siamo quasi a metà scaletta e a un’ora abbondante di live quando parte il ritmo ancora travolgente di “Arlandria” uno dei pezzi rock  più ascoltabili e ballabili di “Wasting Light” che arriva dritto dritto  ai cuore di noi fan; ma a spezzarci il cuore è stata la dedica per il successivo pezzo “These Days”. Dave prima di cantarla fa una breve introduzione, ricordando come ogni persona abbia degli “Old Friends” che reputa fondamentali nella propria vita. Riferendolo a se stesso dice “ I’d like to dedicate this song to all my old friends, the ones that were there in every difficult moment of my life but also the ones that are not here anymore but somehow are still here for me, being source of inspiration” (Vorrei dedicare questa canzone a tutti I miei vecchi amici, quelli che c’erano in ogni momento difficile della mia vita, ma anche a tutti quelli che non sono più qui ora ma in qualche modo continuano ad esserci per me, come fonte di ispirazione). Grande la commozione del frontman che con la voce tremolante e assolutamente umana e poco rockstar ha voluto dedicare il pezzo al suo “Hero”, Kurt. Mi ha colpito perché non era una cosa programmata, ma davvero sul palco ho visto una persona come me, come voi che leggete, desiderosa di non dimenticare il passato ma di  omaggiarlo. Chapeau! Dopo gli attimi emozionanti del pezzo, di nuovo rock melodico e i nostri propongono i grandi classici con i quali i Foo Fighters si sono fatti conoscere e amare negli anni da un pubblico sempre più vasto, che con loro ha probabilmente scoperto le chitarre distorte e i ritmi sostenuti. Sto parlando dei gettonati “Aurora” “Monkey Wrench” “Hey Johnny Park” che non mancano a quasi nessun live dei FF. “This is a Call” sedicesimo pezzo della scaletta è stato forse il meno acclamato, vuoi perché è stato messo dopo questi pezzi che hanno riscosso boati, vuoi perché fa parte del disco d’esordio (meno conosciuto)... direi che poteva anche non essere incastrato in questo punto del live ma comunque non ha stonato nel complesso. La band ha deciso di inserire nel live anche due cover, e precisamente hanno omaggiato anche le leggende rock Tom Petty (durante la cover di Breakdown, con Bob Mould sul palco tra l’altro) e Pink Floyd (In The Flesh con il favoloso batterista Taylor Hawkins anche nelle vesti di cantante). Normalmente non gradisco chi presenta cover durante i live, eppure i nostri FF hanno dimostrato una straordinaria abilità di “animali da palco” nel riuscire a realizzare un’alchimia perfetta e coinvolgente anche nell’inserire questi due pezzi nella scaletta. Eseguiti in maniera impeccabile, sono risultati di assoluto gradimento per chiunque fosse li presente. Siamo a circa due ore di concerto, quando mancano ormai i pezzi evergreen della band di Grohl e vorrei snocciolarli uno ad uno. Prima parte la semiballad “Best of You” che vede una folla ondeggiante munita di accendini cantare ogni minima sillaba, mentre Dave praticamente presta il microfono restando incantantato a guardare 16.ooo persone in quella magica villa con le mani alzate. La temperatura si alza, quando segue “Time Like These” eseguita con una pulizia magistrale e una voce straordinaria che non risente delle due ore di live e rimane di una precisione chirurgica. Fenomenale. “Dear Rosemary” è il penultimo brano che  può contare sulla presenza di Bob Mould. La presenza di una doppia voce nel canto conferisce al brano un buono spessore e crea interessanti livelli sonori. La giusta preparazione al gran finale “Everlong” capolavoro dell'album “The Colour and the Shape”: strofa lenta e sussurrata, ritornello più violento e struggente, le liriche che parlano ancora una volta di un amore impossibile...tutto il mix per un finale col grande boato. Sono passate due ore e mezza, e i Foo finiscono qui l’unica data italiana del tour. Che dire: uno spettacolo che ha assolutamente convinto, buona l’esecuzione, ottimo il coinvolgimento a testimonianza che i nostri FF rendono maggiormente durante i live piuttosto che in studio. Grohl & Co. sono una bella compagine unita, e in equilibrio anche se il perno resta resta Dave. Rimangono una delle band più in voga nella scena rock contemporanea ma lo fanno evitando di prendersi troppo sul serio, con l'autoironia che da sempre li contraddistingue. Senza sentirsi costretti ad interpretare il ruolo dei disadattati problematici o delle rockstar. “Essere il frontman dei Foo Fighters è il più bel lavoro, dopo l’attore porno” dirà Grohl nelle interviste. Un live che si è rivelato un successo assoluto. Unica critica: la mancanza  maxischermi per permettere ai più lontani dal palco di assistere al concerto, ma detto questo non mi resta che dire: “speriamo in un altro live in Italia al più presto!

1) White Limo
2) All My Life
3) Rope
4) Pretender
5) My Hero
6) Generator
7) Learn To Fly
8) New Way Home
9) Walk
10) Cold Day
11) Arlandria
12) These Days
13) Aurora
14) Monkey Wrench
15) Hey Johnny Park
16) This Is A Call
17) In The Flesh
(cover dei Pink Floyd)
18) Best Of You
19) Times Like These
20) Dear Rosemary
(con Bob Mould)
21) Breakdown
(cover di Tom Petty, con Bob Mould)
22) Everlong