BON JOVI

Because We Can Tour

29 Giugno 2013 - Stadio Meazza, San Siro Milano

A CURA DI
VALENTINA FIETTA
01/07/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

recensione

Era la prima volta che decidevo di andare ad ascoltare Bon Jovi dal vivo, e non avrei potuto scegliere una location migliore dello stadio Meazza di Milano in una calda giornata di fine giugno. Il concerto si annunciava spettacolare già dall'inizio data l'imponenza del palco, costruito come una gigantesca cadillac con la targa “Bon Jovi”, e le innumerevoli luci ed impianti di effetti , tutto studiato per formare una scenografia memorabile da rock on the road. E in effetti cosi è stato. A precedere la rockstar americana i These Reigning Days, gruppo spalla che davvero non meritava di aprire un concerto del genere: fusione tra forti e sobrie linee di chitarra ed un sound indie-pop synth articolato, a me son parsi la brutta copia dei Muse che proprio nella stessa sera aprivano invece un live a Torino. In quei 20 minuti circa di pre- Bon Jovi mi son lasciata quindi intrigare dallo stadio che a poco a poco si era gremito di gente ovunque, più di 50.000 tutte accorse per BJ. Ecco la prima cosa che mi ha colpito: la varietà del pubblico di Bon Jovi. Nel prato e negli spalti si potevano vedere gruppi di amici, famiglie , fan old school, ragazze innamorate della star americana, persone accorse da altri paesi europei e non...insomma un pubblico eterogeneo che non stupisce, dato che BJ è riuscito nel tempo a coinvolgere generazioni nuove col suo sound rock radiofonico ma mai troppo commerciale. Incredibile alle 20:30 inizia puntuale in concerto, con un certo stupore di tutti, e il motivo sarà semplice: il live durerà più di 3 ore! In effetti non va dimenticato che il tour “Because We Can” è stato inaugurato negli states col duplice scopo di promuovere il nuovo (non particolarmente brillante) disco What About Now e per celebrare i 30 anni di carriera...eh si 30 anni di rock!

Acclamato e applaudito entra in scena Bon Jovi, col suo tipico sorriso stampato e un giubbotto a stelle e strisce che dice quanto lui si senta fiero del suo essere americano. A seguirlo il pluripremiato tastierista David Bryan, l'imponente Tico Torres alle pelli e la new entry alla chitarra Phil X, che si occuperà anche nel lavoro in backing vocals. Avevo in effetti dimenticato questo essenziale dettaglio: ad accompagnare il tour non cè il compagno storico Richie Sambora e la sua mancanza si farà sentire molto più che a livello tecnico, a livello di carisma e voce. Sono dell'idea che ascoltare un live senza Richie sia una mutilazione sostanziale al gruppo, alla sua identità , al suo sound. E in effetti tutto sommato credo che anche John si sia reso conto di questo: nei classici momenti che normalmente condivide con Richie non ha fatto subentrare Phil X, ma ha rispettato l’assenza e retto il palco da solo, chiara affermazione del fatto che Sambora non è stato sostituito( e io personalmente sono fiduciosa in un suo ritorno). Apparte questa defezione alla chitarra peraltro annunciata, la band entra in scena carichissima e lancia That's What The Water Made Me,anche se il pubblico sarà svegliato dal tepore solo con la seconda storica track You Give Love A Bad Name. Da qui in avanti la scaletta riproporrà i clichè  che hanno reso famosa la band Raise Your Hands, Runaway, Born to be my Baby, It's my Life, tutte cantate da uno stadio scalpitante sotto i ritmi infuocati della batteria di Tico. La vera esplosione di emozioni di ha col il pezzo “Because We Can” che fa partire la magnifica coreografia ideata dal Fan Club Ufficiale: la missione è semplice, ogni spettatore solleva un foglio di plastica colorato, e nel prato si sventolano migliaia di bandierine colorate. L'unico che può godere appieno dello spettacolo magnifico è solo Jon, che a metà strofa si ferma, si volta, ordina ai suoi di interrompere l'esecuzione e rimane solo sul palco, immobile, piccolo e commosso di fronte al colpo d'occhio imponente che San Siro gli sta regalando: una infinita bandiera americana che incorpora la scritta umana "Bon Jovi Forever" e lo striscione sotto 30 years of celebration , San Siro 2013. E' qui che appunto quasi commosso ferma la musica prende il microfono con voce sinceramente tremolante e dice :

 “Thank you San Siro, this is really awesome... this thing you've done for me tonight. Be sure that if i wouldn't born in America the second place i'd like to have born is Italy as well. Thank you for you Love. I really want to look this scene so that when i'll put my head on the pillow tonight and close my eyes i'll see this image. You're all in my  heart” (Grazie San Siro, questo è semplicemente fantastico...questa cosa che avete fatto per me stasera.Siate certi che se non fossi nato in America il secondo posto dove avrei voluto nascere è l'Italia. Grazie per il vostro amore. Voglio proprio guardare questa scena in modo che quando stasera poserò la mia testa sul cuscino e chiuderò gli occhi vedrò questa immagine. Siete tutti nel mio cuore”).

 Sono attimi di emozione che diventa presto energia per improntare i cori del pezzo, con uno stadio che risponde a ogni gesto del frontman, ora commosso ma ancora più motivato. Dopo si continua con una scaletta sempre densa e ben bilanciata che se inserisce qui e là qualche inedito del disco nuovo, non manca pero' di incendiare la folla con i classici Bad Medicine , Wanted Dead or Alive a tutto volume. Va detto che il nostro BJ in alcuni pezzi storici mostra cali di voce piuttosto evidenti: in effetti ormai da diverso tempo canta una tonalità più bassa rispetto a come eravamo abituati e inoltre l'assenza dell'ottima voce di Richie è compensata solo in parte da David Bryan. Nonostante questo si respira un carisma assoluto del frontman che riesce comunque a giocarsi bene i suoi assi nella manica.Fino all'ultimo i fan continuano a chiedere pezzi , e Bon Jovi non si risparmierà prevedendo altri 6-7 pezzi con le bonus track. Altro momento di calore e passione sarà quindi proprio la ballatona strappa lacrime “Always”, che non sarebbe potuta mancare nell'unica data italiana, date le aspettative di fan e simpatizzanti. L'ondata di applausi e lo stadio che si è stretta attorno a Jon nei cori era prevedibile, successo da mettere in chiusura. Anzi no. La chiusura è affidata ad un quartetto di love songs che di fatto aumentano il pathos emotivo di tutti noi presenti: Never say Goodbye, These Days e per finire This Ain't a Love Song. Cosi con un climax struggente e vorticoso di emozioni si chiude l'unica data italiana del tour “Because We Can”.

Ragazzi che vi devo dire, è vero che l'assenza di Sambora si fa sentire, è vero anche che Jon ormai non ha più la voce che lo ha reso famoso. Ma è altrettanto vero che il 51enne americano dopo 30 anni di gloriosa carriera ha ancora quel carisma e quella passione che trapela in ogni singola nota e al giorno d'oggi sono pochi i frontman dal lato umano cosi intenso e sincero.Giustifico cosi il voto al live, che per alcuni potrebbe sembrare eccessivo date le (ahimè effettive) carenze vocali... Insomma Bon Jovi che vi piaccia o no fa parte dell'olimpo del rock, fa parte di coloro che mai verranno dimenticati e che continueranno a contagiare generazioni e generazioni. Chapeau.

1) That's What The Water Made Me 
2) You Give Love A Bad Name 
3) Raise Your Hands 
4) Runaway 
5) Lost Highway 
6) Born To Be My Baby 
7) It's My Life 
8) Because We Can 
9) What About Now 
10) We Got It Goin' On 
11) Keep the Faith 
12) Amen 
13) In These Arms 
14) Captain Crash & The Beauty
Queen From Mars 
15) We Weren't Born to Follow 
16) Who Says You Can't Go Home 
17) Rockin' All Over the World 
18) I'll Sleep When I'm Dead 
19) Bad Medicine

20) Dry County 
21) Someday I'll Be Saturday Night 
22) Love's The Only Rule 
23) Wanted Dead Or Alive 
24) Undivided 
25) Have a Nice Day 
26) Livin' On A Prayer

27) Never Say Goodbye 
28) Always 
29) These Days

30) This Ain't A Love Song