BLACK SABBATH

22 Dicembre 2013 - Birmingham NIA - UK

A CURA DI
DIEGO PIAZZA
27/12/2013
TEMPO DI LETTURA:
9

recensione

Visto la delusione per l’annullamento della data italiana dei Black Sabbath , al fan italico non restava che il viaggio all’estero per poter vedere i propri beniamini.  Germania, Francia e le date finali in U.K. erano le date più appetibili  e così il sottoscritto e due amici abbiamo optato per l’ultima data del tour, a casa loro a Birmingham , nella seconda data , precisamente domenica 22 dicembre al N.I.A.    L’attesa è stata febbrile anche per un piccola percentuale di scetticismo sulla salute generale della band, a partire da the riffmaster Tony Iommi in lotta con un linfoma e da Ozzy Osbourne che, per ragioni credo note ai lettori di tutto il modo non gode di grandissima affidabilità. Aldilà di tutto i tre membri storici, che comprendono ovviamente anche il grandissimo bassista Terence “Geezer” Butler sono tutti classe 1948, quindi hanno compiuto nel corso del 2013 la veneranda età di 65 anni, un altro motivo per essere un po’ preoccupati, sebbene vi siano in giro per il mondo anche band dall’età più avanzata.  

Fortunatamente tutto è andato per il meglio e forse anche aldilà di ogni ottimistica previsione, come vedremo.  Dopo esserci rifocillati in un pub nelle vicinanze, ci siamo avviati a piedi verso la National Indoor Arena tramite un comodo passaggio radente ad uno dei tanti canali del cosiddetto black country, ovvero la zona industriale delle midlands inglesi dove di fatto è nato l Heavy Metal.   Notiamo anche solo dal “dialetto” la presenza anche di altri italiani e ci domandiamo anche, quanti ubriachi primo o dopo un concerto siano finiti in compagnia delle oche nel canale, visto la mancanza di parapetti !!!  Come sempre in U.K. oltre ad un personale di steward numeroso e sempre gentile, non c’è ressa per entrare e già verso le 19.30 le luci si spengono per l’esibizione dei Uncle Acid and the Deadbeats. .L’unica critica all’impianto è l’assurda mancanza di un guardaroba; essendo inverno non si può certo pretendere che uno si tenga in mano giubbino, maglione e quant’altro ma evidentemente a differenza di quello che sarebbe accaduto in Italia, non si è fiutato l’affare ,  mettendo 2 sterline per capo !

Si capisce che i ragazzi, mi riferisco agli Uncle Acid…. capelloni e in look anni  ’70 sono cresciuti a “pane e sabbath”, infatti già prima canzone sembra un mix di tre brani composti dai Black Sabbath !  Un concerto onorevole, dai suoni accettabili sempre in linea di galleggiamento tra doom stoner  con un accettabile seppure timida risposta del pubblico.  L’arena lentamente si riempe e alle 20.30 con tipica puntualità britannica sentiamo Ozzy già caricare il pubblico, prima che si alzi il sipario, in senso letterale sui Black Sabbath.   Il suono delle sirene e le luci tipo fari carcerari ci introducono a “War Pigs”, pezzo con cui i Black Sabbath iniziarono anche nella prima storica reunion del 1998, e se lo ricorderà chi era al parcheggio esterno del Forum di Assago quella magica notte.   Naturalmente dietro le pelli non c’è come è noto Bill Ward ma l’aitante e superbarbuto Tommy Clufetos, riconoscibile dalle lunghe leve che si alzano per battere su piatti e tamburi e anche da chi ha visto l’ultimo tour solista di Ozzy, quello di Scream.    Battimani ritmato e cori nel finale sottolineano il buon momento di forma del madman per antonomasia mentre fa bene al cuore vedere Tony Iommi, totalmente in nero, occhiali e baffi come sempre e con il classico crocefisso al collo passeggiare avanti e indietro in grandissima forma.  Il suono proveniente dall’impianto del NIA è possente e ben calibrato , merito dell’ingegnere del suono dei Black Sabbath ma credo anche in gran parte all’acustica dell’Arena, assolutamente perfetta. La prima canzone è da storia del hard rock ma, chi scrive si è esaltato al riff incendiario , malefico e imponente di Into the void” , davvero la quinta essenza del metal ! Da notare a sinistra il basso martellante di Geezer, vestito in maniera impeccabile, come un Alex Ferguson qualsiasi di domenica prima della partita !

 Ozzy non stona, e questo è giù un evento e inoltre da consumato frontman ringrazia il pubblico per il numero uno in classifica di 13  e ricorda che seppure “vivo negli Stati Uniti ho sempre Birmingham nel mio cuore”.   Ricordo che la città di Birmingham ha omaggiato due membri dei Black Sabbath di una stella celebrativa sul marciapiede di Bread Street vicino alla Town Hall, per la precisione gli onorati sono Tony Iommi e Ozzy Osbourne.    Con mia grande sorpresa e felicità la terza traccia è “Under the Sun”, tombale pietra doom tratta da Vol. 4 , strepitosa la resa del brano dal vivo, con il cambio di tempo gestito da Ozzy facendo saltellare il pubblico. Da qui in poi, molte canzoni vengono accompagnate da video devo dire accattivanti, intelligenti e in alcuni casi anche piuttosto inquietanti. La porzione centrale, più larga viene lasciata ai primi piani dei quattro Sabbath sul palco, tanto che si apprezzano solo e dettagli tecnici interessanti, ai lati altri due rettangoli di video mostrano i video di cui parlavo.   Peccato che non venga fatta dal vivo la seconda parte del brano, molto melodica e suggestiva ma è interessante come la band si prenda una piccola rivincita mettendo il sadico sorriso dell’ex Papa Ratzinger tra il tourbillon di immagini profane di esorcismi e malefici vari.   Ozzy presenta “Snowblind” dicendo che parla del’abuso di sostanze di cui a loro volta facevano uso, e non mancano anche qui immagini shock prese dal film Scarface di Brian De Palma con Al Pacino che immerge il naso nella cocaina platealmente.  I tempi sono cambiati, i Sabbath si sono da tempo ripuliti (almeno Iommi e Butler, questo è certo) e non c’è nessuno problema nemmeno nell’uso della parola “cocaine”  (del resto i tempi sono cambiati basterebbe citare l’esempio di una nota emittente radiofonica italiana che si spaccia per trasmettere musica rock , nella cui rotazione continua ad essere trasmessa la celebre “Cocaine” di Eric Clapton).   “Age of reason” è il primo estratto da 13 , ottimamente eseguita con immagini di poveri disgraziati chiusi in camice di forze e gabbie.  Suoni di un temporale e fulmini oltre che ad una sinistra campana fanno da preludio al primo pezzo del primo album che porta il nome della band, stiamo parlando ovviamente di  “Black Sabbath”, immancabile in qualsiasi scaletta e formazione.    La scritta del logo alla spalle è volutamente incerta e sbiadita, quasi a ricreare un senso di disagio nei momenti lenti e catartici delle strofe, mentre delle fiammate si alzano al riff del falso ritornello, con laGibson SG di Iommi a tessere oscure note malefiche.  La seconda parte o per meglio dire, il finale della canzone mette in luce il talento dell’oramai storico riff-master con un solo efficace coadiuvato dalla voce nasale e starnazzante di Ozzy che chiama più volte il pubblico ad interagire. Mentre come sempre Geezer muove velocemente e sagacemente le sue dita sul basso che porta le effige del demone alato simbolo da diversi anni della band britannica.  Non ci siamo ancora ripresi dall’emozioni del brano che ecco partire un altro estratto dal primo album,Behind the Wall of Sleep, accompagnato dalle immagini in bianco e nero di un ragazzina in stile The Ring con la bocca orribilmente cucita e con la compagnia di un inquietante cane lupo in mezzo ai boschi !   Al ritmico finale con semplici colpi di cassa di Cluvetos si aggancia il grande Geezer Butler nel classico assolo di basso che precede “N.I.B.”  , che in molti hanno pensato acronimo di Nativity in Black  ma che dalle biografie ufficiali si evince riferita al pizzetto dello stesso Geezer.   In ogni caso grandissimo pezzo, grande prova di Ozzy in una song dove poteva facilmente scivolare nelle trappole del melodico refrain.   Analizzando la prestazione sul palco del “Principe delle tenebre”  o “Madman” a dir si voglia notiamo che come riflesso nervoso prende in mano il microfono qualche secondo per poi rimetterlo al suo posto sull’asta, gesto che ripete in maniera ossessiva diverse volte. Per il resto, oltre che a rovesciarsi sulla testa l’acqua di alcune bottigliette si muove con passi piccoli e incerti, con spesso un mano sul'inguine. Movimenti piuttosto goffi e tozzi che del resto accompagnano Ozzy da diversi anni, del resto anche il classico movimento a destra e sinistra lo vedono con le classiche braccia aperte con due tipiche espressioni “vi amo tutti” oppure “Dio vi benedica”.  Tornando alla setlist, è il momento di un altro pezzo nuovo End of the Beginning”, oltre otto minuti suonati perfettamente con i riffs di Iommi che sono sempre spettacolari e ti domandi da dove questo genio trovi sempre tutti queste ispirazioni.   Le “Fate indossano gli stivali”, o meglio Fairies wears boots” mette in luce, se ancora ci fosse qualche dubbio le capacità tecniche del baffuto chitarrista, melodico e anche epico all’inizio del brano, prima delle ritmiche psichedeliche su cui si accaniscono Geezer e Clufetos.  Le immagini ci mostrano delle donne sinuose nei movimenti ma con delle maschere terrificanti, danze macabre con immagini anche di carni  umane infilzate e trafitte in rituali che rimandano alla cultura dei nativi americani.  Tony Iommi e Tommy Clufetos riprendono la strumentale Rat salad” dall’album Paranoid  per un brillante duetto, poi i riflettori si accendono sul “giovane” (ha 31 anni in meno degli altri !!!) batterista di Detroit  che da sfogo a tutta la sua abilità dietro le pelli. Un assolo lungo, piacevole perché non banale in cui mostra tutta fisicità del suo ruolo; Bill Ward era un batterista sicuramente più scuola jazz, più imprevedibile e funambolico ma lo statunitense in ogni caso ci sa fare, eccome !  Sul ritmo della gran cassa Ozzy rientra sul palco intimando il pubblico a ritmare il coro “Hey ! Hey ! Hey”   , prima dell’ingresso di Tony e il classico verso “I’m Iron Man”  il cui effetto speciale da studio, nel lontano 1970 fu fatto utilizzando un ventilatore !  "Iron Man" contiene uno dei riff più famosi dei Black Sabbath ma direi anche del hard rock / metal a dir si voglia con tutti a cantarne le melodie.   Splendido come sempre il finale, con l’accelerazione di Geezer e l’assolo di Tony prima della roboante conclusione.   Ozzy è anche involontariamente simpatico quanto annuncia il pezzo nuovo, “God is Dead ?” seguito da una sua classica affermazione sullo stage“God bless you all !” , nel giro di pochi secondi ci domanda se Dio e morto e poi lo si invoca per benedirci tutti !  Certo non siamo al cospetto dello storico brano dei Nomadi ma al solito pezzo lugubre, ben ritmato dai riff sempre illuminanti di Tony e, ancora un volta devo dire, ben cantato da Ozzy.   Facciamo un salto indietro al 1976, ai tempi di Technical Ecstasy con “Dirty women”  , con uno stupendo finale caratterizzato da un lungo assolo di Iommi da brividi ; questa volta il bardo di Birmingham si presenta con una Gibson SG oramai consumata dal tempo con la vernice rossa oramai scrostata che mette in luce solo la parte bianca.   Ozzy chiede se il pubblico vuole ancora una canzone e ovviamente la risposta non può che essere una altro cavallo da battaglia dei Black Sabbath, quella“Children of the Grave” in cui è impossibile non saltellare durante il riff portante, davvero un altro pezzo che, seppure datato 1971, rimane una sorta di precursore del metal estremo.  C’è spazio ancora, dopo alcune pantomine sul palco di Ozzy (con il classico ripetere del pubblico “one more song !”, “one more song !”)  per la conclusione del concerto lasciata a “Paranoid”; credo non esista concerto dei Black Sabbath dove non abbiano suonato questa canzone. Prima di partire con le note delle celebre canzone, Tony Iommi ci delizia con un momento strumentale dedicato a “Sabbath bloody Sabbath”, di cui vengono eseguiti alcuni minuti da tutta la band, facendo credere al miracolo dell’esecuzione per intero, cosa che purtroppo non avviene.   Paranoid” sia quindi, con una miriade di foglietti svolazzanti, seguiti dopo pochi minuti da tanti palloncini che fanno da coreografia allo storico pezzo, con la band che saluta e ringrazia Birmingham con una serie di improvvisi botti pirotecnici sul palco.  Mentre usciamo dall’Arena (con il crepitio dei vari palloni che vengono fatti scoppiare alla spicciolata)  siamo soddisfatti per aver assistito ad un concerto molto valido e professionale dei Black Sabbath che fa molto ben sperare sulla vittoria di Tony contro il linfoma e soprattutto sul tour europeo 2014 appena annunciato che toccherà anche la città di Bologna (dopo numerose date anche in Canada, per essere precisi).  Lunga vita al Sabba Nero dunque, visti così sembrano davvero aver fatto con un patto con il Diavolo per non invecchiare mai!

1) War pigs
2) Into the Void 
3) Under the Sun /
Every Day Comes and Goes 

4) Snowblind 
5) Age of Reason 
6) Black Sabbath 
7) Behind the Wall of Sleep 
8) (bass solo) N.I.B.
9) End of the Beginning 
10) Fairies Wear Boots 
11) Rat Salad (drum solo)  
12) Iron Man 
13) God Is Dead? 
14) Dirty Women 
15) Children of the Grave 
16) Sabbath bloody Sabbath /  
Paranoid 

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