Wyvern

A CURA DI R&MIMB

06/06/2011

I Wyvern, band speed metal direttamente da Parma, sono oggi (21 maggio 2011) qui a Marmirolo (MN) per partecipare come opener al festival Acciaio Italiano organizzato dalla Jolly Roger Records in collaborazione con Arci Tom di Mantova e Jolly Music Store di Curtatone (MN). La recente uscita del loro album d'esordio, "The Red Flame of Pain", e del loro più recente lavoro "Lords of Winter", entrambi editi da Jolly Roger, ci offre l'occasione e lo spunto di fare una lunga chiacchierata con il bassista Fausto Tinello, il batterista Fabrizio Bernardi, e le due giovani leve del gruppo, il chitarrista Nicola Denti ed il chitarrista/tastierista Simone Manuli. Purtroppo all'appello manca, poiché al momento dell'intervista deve ancora arrivare, il cantante Fabio Bonaccorsi, ma ugualmente riusciamo ad avere una vasta panoramica su molti aspetti dei Wyvern... (Nella foto in alto, Fabrizio Bernardi, Fausto Tinello e Fabio Bonaccorsi)

R&MIMB: Ciao Wyvern. Come prima cosa volevamo sapere cosa vi ha spinto a tornare a calcare i palchi e rimettervi in gioco dopo tanto tempo.
Wyvern: Fausto: per noi c'è stato un incontro molto importante, con Antonio Keller della Jolly Roger, che ci ha permesso di ristampare il nostro lavoro del 1989, "The Red Flame of Pain". Su un nuovo cd stiamo lavorando con Simone Manuli e Nicola Denti, i due nuovi componenti della band. L'altro nostro lavoro pubblicato, che si intitola "Lords of Winter", in realtà non è recentissimo, bensì è un cd che abbiamo registrato a cavallo tra il 2000 e 2002, ed anche quello è piaciuto molto ad Antonio. Chiaramente due dischi in un anno ci hanno conferito l'entusiasmo per fare concerti e comporre materiale nuovo, ma in realtà i Wyvern non hanno mai smesso, siamo stati un pò come dei fiumi carsici che vanno sottoterra ma senza affatto sparire, ogni tanto facevamo qualche apparizione, ed è pure uscita una compilation in Grecia. Ovviamente la Jolly Roger per noi è stato un incontro importante.
Fabrizio: la Jolly ci ha dato la spinta in più. La voglia non mancava, anche Simone e Nicola sono due ragazzi che per fortuna si sono trovati bene tra di loro e ciò ha giovato alla band. L'etichetta non ti arricchisce economicamente, ma ti dà contatti per suonare in giro che tu non avresti da solo.
Fausto II: se fai una cosa da "solo" devi sbatterti tu per farla sapere agli altri, con l'etichetta è diverso, ti supportano e fanno sapere loro agli altri cosa fai.

R&MIMB: Come si sono rivelati gli inserimenti nella line-up di Simone Manuli (chitarra e tastiera) e Nicola Denti (chitarra)? Qual è l'apporto di questi strumentisti all'interno dell'economia del suono dei Wyvern?
Wyvern: Fabrizio: al momento possiamo dire che il suono è rimasto grossomodo invariato. I pezzi di "Lords of Winter" sono stati composti con Simone Ferrari, il precedente chitarrista. Componendo i pezzi nuovi, di sicuro il sound avrà delle modifiche in base alla personalità dei due ragazzi.
Simone: il nostro sound nuovo si vedrà coi nuovi pezzi. Io personalmente mi trovo più in linea con il suono di "The Red Flame of Pain", i primi Wyvern.
Nicola: io sono l'ultimo arrivato, mi sono unito ai Wyvern da Agosto 2010. Mi ha colpito subito l'alchimia tra di loro: Simone suona già con loro da almeno 4 anni; abbiamo già messo diverse idee in cantiere in pochi mesi, soprattutto da spunti di Simone. Io avevo già suonato con Fausto in un altro gruppo, e da lì mi ha "reclutato"...
Fausto: la prima prova con Nicola, che viene dal progressive metal, è stata molto divertente... Alla fine lui ha detto "Mi avete massacrato!". Noi vecchietti ce l'abbiamo messa proprio tutta!

R&MIMB: I Wyvern esistono dal 1985. Cosa avete trovato di cambiato all'interno della scena metal al vostro ritorno?
Wyvern: Fausto: era più facile una volta organizzare concerti che si riempivano per la passione dei giovani. C'erano soldi per pagare il service, la SIAE e mangiare la pizza tutti assieme. Realtà come le feste o il teatro parrocchiale non esistono più oggi. Niente cellulari o Playstation, si correva dietro al pallone e si sudava passione per la musica, forse la gente muoveva di più il culo. Gli sbattimenti ci sono sempre stati, ma forse oggi c'è più possibilità di fare un disco in breve tempo: io faccio anche il sound producer in un nuovo studio di Parma, e vedo che con poche migliaia di Euro puoi farti un'attrezzatura per produrre un disco, una cosa impensabile vent'anni fa. Il livello di produzione italiano è diventato adeguato al resto del panorama, una volta compravi il cd degli AC/DC o dei Krokus ed erano cose anni luce superiori allo standard italiano. Oggi non c'è più questo divario. C'è da dire anche che il bacino di riferimento è molto più vasto, ci sono molti più gruppi, ed anche una certa tendenza a seguire le mode, che ne so, magari quest'anno va il viking, l'anno prossimo il thrash contaminato, e così via. Una volta c'erano meno sottogeneri, c'era più unione tra il popolo del metal, a vedere i Mötörhead ci andavano tutti gli scoppiati come noi, anche gente con la cresta.
Simone: a me colpisce che una volta la gente si muovesse per andare ai concerti, i quali oggi sono sempre più rari e meno seguiti. Ci sono meno posti dove suonare. Non so esattamente perché. Fatto salvo per i grandi festival, i concerti vengono un pò disertati.
Fabrizio: un ragazzo a Bologna, al Thunderdome dove abbiamo suonato, mi diceva che la gente non si fa tirare a serate e cose del genere, poi però si lamenta che non c'è mai nulla in giro. Pazzesco. Anche perché poi passano gli stimoli per chi suona, se ogni concerto ci sono massimo 50 persone. Stessa cosa vale per gli organizzatori: alle band qualcosa in termini monetari devi dare, devi spendere per metter su uno spettacolo, e fanno fatica ad investire su una cosa che non viene seguita.

R&MIMB: La vostra discografia non è vasta ma, visto che i supporti di molti anni fa erano diversi dal cd, quali sono oggi i vostri canali di distribuzione?
Wyvern: Fausto: i cd sono molto ben distribuiti, in Italia da Masterpiece, poi in Germania, Benelux, Austria, Giappone. Magari quest'ultimo prende 50 copie, ma è già qualcosa. Nel giro emiliano nei grossi negozi i cd ci sono, e questo perché l'etichetta ci tiene a lavorar bene e dare visibilità alle band. Per noi è già un vanto avere i dischi nei cataloghi dei negozi grossi, oppure reclamizzati sulle pagine di giornali specializzati. Quando internet non c'era si faceva tutto coi flyer, li facevi girare tra le fanzine e pubblicizzavi in tutto il mondo il tuo materiale. Abbiamo scoperto tramite questo metodo una scena metal in Iraq addirittura, per non parlare dei vari gruppi con il nome Wyvern!

R&MIMB: Si fa un gran parlare dei tempi pionieristici della scena Heavy Metal italiana. Volete consegnare a chi sta leggendo l'aneddoto più piacevole e quello meno piacevole che sono accaduti negli Anni '80 ai Wyvern?
Wyvern: Fabrizio: di negativo non saprei, da quando ho cominciato a suonare ci sono stati alti e bassi, cambiamenti di line-up, ma di cose proprio negative non ne ricordo.
Fausto: ti posso dire cose capitate non tanto a noi, ma ad amici tipo i Thundercat. Arrivava il classico tipo che si improvvisava manager e prometteva il mondo, ma poi o era tutto una bolla di sapone, oppure c'erano sotto fregature enormi. Un'altra cosa bruttissima che ricordo fu quando ci rubarono gli strumenti in sala prove.

R&MIMB: Simone e Nicola, più o meno avete una formazione musicale assai diversa da Fabrizio, Fausto e Fabio. Anche solo rimanendo nell'ambito chitarristico, i loro idoli potevano essere Van Halen, Iommi, Blackmore, Page, Rhoads, Beck, il primo Malmsteen, e così via. Voi invece siete cresciuti con un background che comprende anche Vai, Satriani, Petrucci, Morse, il Malmsteen più sbrodolone, i chitarristi della scena estrema, Dimebag per citarne solo alcuni. Arrivate da 20 anni di metal più di loro; com'è stato per voi all'ingresso nel gruppo avere una memoria storica diversa?
Wyvern: Nicola: sui brani dei vecchi cd abbiamo tentato di immedesimarci nei tempi in cui sono stati scritti. Sui pezzi nuovo ovviamente si è creata una sinergia, un valore aggiunto tra la loro esperienza più old school e la nostra più "moderna". Sono cresciuto con il prog rock degli Anni Settanta, poi mi sono accostato al metal, ma solo in un secondo momento. Il compito di ogni musicista è tirare fuori la propria personalità facendo sintesi di ogni sua influenza. Certo, poi ci sono dei canoni da rispettare, una volta essere "tecnico" voleva dire una cosa, aveva una misura, oggi quella misura è cresciuta enormemente. Negli Anni Ottanta il metal era più istintivo, oggi ci sono delle basi da cui non puoi prescindere.

R&MIMB: Che importanza dà una band che viene dal passato, ma vive nel presente, ai mezzi di comunicazione come le Webzines e i Social Networks con Facebook o Youtube? Quando avete cominciato il supporto "principe" era il vinile...
Wyvern: Nicola: forse è stato anche quello a disaffezionare la gente dal comprare musica. Una volta aspettavi il giorno d'uscita del disco con ansia, oggi molti lo scaricano e via, ma si perde lo spirito.
Fausto: nelle ristampe dei cd abbiamo tentato di dare un taglio molto personale e "caldo", anche nella veste grafica del package, che nella musica scaricata non troverai di certo. Pensa che "Lords of Winter" è suonato per la maggior parte senza metronomo, è un modo di produrre che non esiste proprio più. La grafica è stata un tentativo di supportare questo mood musicale. Gli stessi vinili una volta si chiamavano "album", perché li sfogliavi, te li godevi ancora prima del disco vero e proprio.

R&MIMB: Il vostro nome fa riferimento a un drago alato e, di riflesso, viene da pensare al mondo della fantasia e dei sogni. Pensate che esista ancora un grande spazio per i sogni e per vederli realizzati al giorno d'oggi?
Wyvern: Fausto: per parlare di questo vorrei raccontarti un aneddoto sul nome del gruppo, che fu inventato dal nostro primo chitarrista, Giovanni Cripotos, di origine greca. E ci chiedevamo un pò tutti cosa volesse dire: ci siamo entrati un pò "di traverso", al fantasy. L'esigenza primaria è stata per noi quella di narrare storie, di far diventare epiche anche avventure normali. Siamo stati uno dei primi gruppi a parlare di pedofilia, di clonazione. Epicità a modo nostro. Sul nome abbiamo dovuto lavorare anche noi, lo pronunciavamo in modo diverso! Senza contare che su molti manifesti nel corso degli anni abbiamo visto cose pazzesche: Wyrevern, Wivern, Wyrerne, Vyvern... il massimo fu al Topsy di Livorno: all'entrata del locale c'era scritto una cosa tipo "W I Verm", e sotto "gli Iron Maiden italiani"! Sui sogni, se mi avessero detto che oggi sarei stato qui con voi a fare l'intervista, questo sarebbe stato già un sogno. I migliori sono sempre quelli che riesci a realizzare. Forse nessuno di noi ha sognato di fare il musicista, la cosa che ci unisce è l'aver fatto della musica un hobby professionale che lasciava libero sfogo alle emozioni.
Nicola: la domanda è difficile. Io faccio l'insegnante di chitarra al Modern Music Institute di Parma, ed ora che vedo dei risultati lavorando con la chitarra vedo anche un sogno realizzato. Il sogno di un musicista è sempre di essere ascoltato ed apprezzato da più gente possibile, proveremo a farlo coi brani nuovi. Sicuramente arrivare alla fine del cd sarà già parte del sogno realizzato, perché ci sarà dentro parte della nostra vita.
Simone: Per ora di pezzi ne abbiamo provati tanti. Abbiamo girato più o meno tutti i sottogeneri metal esistenti: io ho avuto passioni diverse nel corso degli anni, prima il power tedesco (Blind Guardian, Gamma Ray), poi i finlandesi (Nightwish, Stratovarius, Sonata Arctica), adesso passo in una fase thrash americana (Testament, Anthrax, Megadeth). L'idea ora è quella di posizionarsi coi Wyvern su uno stile speed/thrash, a me e Nicola piace molto unire le chitarre in soli dove la melodia rimane importante. Il sogno per me è scrivere un pezzo coi Wyvern e vedere che appaga tutti e tutti esprimono il loro meglio.
Fausto II: anche Fabio, il nostro cantante, non è stato molto valorizzato da "Lords of Winter", che era fatto su un concept di Simone Ferrari. Sul primo disco Fabio rendeva meglio, ed ora ci orienteremo di nuovo su quegli elementi per far risaltare meglio la sua voce e il suo modo di cantare. Lo stesso Simone, ci tengo a metterlo in evidenza, ha suonato pazientemente per anni "cover" della vecchia guardia dei Wyvern, prima di avere l'opportunità di proporre idee proprie.
Fabrizio: per me già suonare un pezzo scritto da Simone è un sogno! (ride, nda) Molti dei primi pezzi che componeva all'inizio avevano velocità incredibili... Il sogno è continuare coi Wyvern attraverso nuova musica, in parte devo dire che è già realizzato. Anche Nicola, benché sia con noi da poco tempo, comincia a mettere un apporto fondamentale alla nostra nuova produzione...

R&MIMB: La scena metal italiana è abbastanza nutrita. C'è qualche band con cui siete in contatto e/o collaborate o che vi sentite di suggerire al nostro pubblico?
Wyvern: Fausto: mi piacerebbe suonare, non avendo mai avuto l'opportunità, con Bud Ancillotti, un ex-chitarrista dei Wyvern, che non trovò alchimia con la band ma che è un chitarrista ed una persona eccezionale.
Fabrizio: anche a me con la vecchia guardia piacerebbe fare un concerto!
Simone: a me piacevano molto i primi Rhapsody, ed anche i Labyrinth. Tanto per volare bassi, suonerei coi Blind Guardian!

Purtroppo il tempo a disposizione finisce molto rapidamente, e non abbiamo l'opportunità di porre altre domande al gruppo. La prova della band all'apertura del festival si rivela di altissimo livello, e non possiamo che ringraziare, contenti per la performance ed orgogliosi per l'intervista rilasciataci con tanta pazienza e simpatia, tutti componenti dei Wyvern, in attesa di incontrarli nuovamente...
Per chi volesse avere maggiori info su di loro, vi segnaliamo alcuni indirizzi web:

http://www.truemetal.org/wyvern (sito web)
wyvern85@libero.it (mail)
http://www.facebook.com/pages/WYVERN/150605468313 (Facebook)

Paolo Valhalla Ribaldini