ELVENKING

Intervista e Live Report 19/10/2012, New Age Club

A CURA DI R&MIMB

19/11/2012

Quella di questa sera al New Age di Roncade, provincia di Treviso, non è una serata come le altre. Gli Elvenking e i Secret Sphere, tra i principali alfieri a portare alto il vessillo dell'heavy metal Italiano nel mondo, hanno scelto questo posto in particolare per celebrare l'inizio del loro "The Italian Alliance Tour" che li porterà in giro per la penisola; lo scopo di tutto ciò è quello di presentare, rispettivamente, "Era" e "Portrait of a dying heart", le loro ultime fatiche discografiche, a dimostrazione che, evidentemente, si tratta di due album in cui i musicisti credono profondamente, due produzioni significative e di caratura internazionale. Per questa occasione importante hanno scelto quindi di unire le forze, per raddoppiare l'incisività del messaggio e la potenza del verbo, e hanno deciso di avvalersi dei giovani e promettenti Teodasia, in qualita di special guest. Proprio i Teodasia, che hanno dato alle stampe pochi mesi fa il loro debutto "Upwards", avrebbero dovuto aprire la serata; purtroppo gli improvvisi problemi di salute della cantante Priscilla Fiazza, hanno impedito al gruppo veneziano di partecipare alla festa, e così tocca ai Secret Sphere fare gli onori di casa. Il sestetto si presenta sul palco pimpante e motivatissimo, vista anche la presenza dietro al microfono del nuovo singer Michele Luppi, ormai un'istituzione in se del panorama metal nostrano; l'esperto cantante non si fa certo pregare per coinvolgere il pubblico con la sua verve di buon emiliano e un ugola che, in quanto a tecnica e potenza, ha pochi eguali. Il pubblico, non numerosissimo ma caloroso, partecipa coinvolto, cantando i classici del repertorio del gruppo e accompagnando emotivamente le tracce estrapolate dal nuovo disco, che paiono in grado di esercitare una buona presa sin dal primo ascolto. Il melodic metal dei Secret Sphere è ormai un marchio di fabbrica consolidato, e anche i nuovi brani seguono le coordinate canoniche; la differenza quindi, come spesso accade in questi casi, la fa la qualità dei brani, e ci sembra di poter dire che l'attuale formazione abbia tutte le carte in regola per ben impressionare, sia su disco che dal vivo, dove, ne siamo stati testimoni diretti, hanno raggiunto una simbiosi perfetta, sia sul piano esecutivo, che dell'equilibrio dei suoni. Giusto il tempo di un rapido cambio di fondali, ed ecco apparire sul palco i guerrieri pagani del metal: gli Elvenking. Possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che in oltre dieci anni e sette dischi pubblicati, Aydan, chitarrista e leader gentiluomo, ha dimostrato di avere un paio di palle d'acciaio, riuscendo a tenere insieme la band anche nei momenti più critici. Questa serata può essere considerata, in fondo, una celebrazione della loro storia: la forza, il talento e la determinazione che ha permesso a dei ragazzi di crescere ed arrivare in alto, ma non fino al punto di essere costretti a snaturare la propria coerenza artistica. Il set degli Elvenking, comunque sostanzioso e soddisfacente, è parso un pò troppo sbilanciato verso i brani dei dischi precedenti, mentre dal nuovo "Era" vengono estratti solo una manciata di brani, in numero forse un pò rosicato, trattandosi di un release party. Evidentemente il dispiego di strumentazione folk-tradizionale che caratterizza molte delle nuove tracce, non ha permesso al gruppo di riproporre i brani più arrangiati, privilegiando i pezzi più diretti e puramente metal del disco; tra questi la parte del leone la fa sicuramente il nuovo singolo "The loser", cantato a squarciagola da tutti i presenti, e autentico manifesto della nuova direzione stilistica del gruppo. Damnagoras è in ottima forma, e pur dimenandosi sul palco come un folletto in missione per catturare l'attenzione di ogni singolo presente, la sua intonazione ed il bel timbro pulito, ma grintoso, non ne risentono minimamente, confezionando una performance di livello. Sicuramente l'acustica particolare del locale ha reso più facile la vita ai Secret Sphere e ai loro arrangiamenti più lineari, mentre la maggiore stratificazione sonora degli Elvenking ne è uscita dalle casse un pò impastata; tuttavia abbiamo avuto la netta impressione che ne questo, ne nessun altro problema tecnico avrebbe potuto sminuire l'entusiasmo di questi sei musicisti che da stasera si lanciano nell'ennesima nuova avventura, con lo sguardo che, sotto i segni di guerra dipinti sul volto, brilla già di vittoria. A coronamento di questa bella serata, gli Elvenking hanno voluto concederci un'intervista per parlare con noi del nuovo disco "Era"; ecco il resoconto della nostra chiacchierata con il disponibilissimo chitarrista Aydan.

R&MIMB: Allora Aydan con gli Elvenking suoni metal nelle sue varie sfumature da ormai più di dieci anni. Mi vorresti dire se nel tuo percorso musicale ci sono stati degli album chiave che ti hanno segnato particolarmente a livello personale e musicale?
Aydan: Per quanto mi riguarda posso dire che, esagerando un po' i toni, esiste un album che mi ha cambiato la vita, mi riferisco a " Keeper of the Seven Keys II" degli Helloween. Dico "cambiare la vita" nel senso che mi ha portato a percorrere il cammino che sto seguendo anche al di là dell'aspetto prettamente musicale. L'ho ascoltato la prima volta quando avevo 12 anni quindi sicuramente è stato un passaggio fondamentale della mia adolescenza che mi ha portato a dire "Questa è la musica che vorrei fare, è cosi che vorrei diventare un giorno".

R&MIMB: E guardandoti oggi, dopo 10 anni di attività e con alle spalle sette album, ritrovi effettivamente in qualcuno di essi i riflessi o le influenze musicali che avevi da adolescente?
Aydan: Non credo, nel senso che quello che noi abbiamo sempre cercato di fare è musica 'nostra', personale, cercando un sound capace di distinguerci dalla massa dei gruppi. Non uso il termine originale, perché ormai al giorno d'oggi credo che a livello musicale sia stato fatto quasi tutto ed è quasi impossibile usare quel termine. Di certo comunque abbiamo molte influenze presenti nei nostri dischi, se dovessi dirtene una in particolare direi gli Skyclad, ma anche qui precisando che noi non vogliamo mai imitare ma cercare di essere diversi.



R&MIMB: Parli di "cercare di essere diversi" a livello musicale. A questo proposito mi viene per esempio in mente che l'album predecessore di "Era", appunto Red Silent Tides , aveva mostrato la versatilità del vostro gruppo. Siete stati in parte criticati di esservi troppo allontanati dalle vostre radici folk per avvinarvi al hard rock melodico, ma dall'altro lato avete mostrato la flessibilità di una band che cerca sempre nuove risposte musicali e non ha paura di "osare". Personalmente apprezzo molto questo tipo d'approccio, quindi ti chiedo: in che misura ritieni sia importante per una band sperimentare? (o al contrario mantenere un certo stile già conosciuto ed apprezzato?)
Aydan: Guarda se apprezzi il nostro stile significa che ci segui da un po' e che sai benissimo che gli Elvenking non hanno mai avuto timore a sperimentare nel corso degli anni. Non ti nascondo che questo di sicuro non porta benefici a una band, soprattutto se medio-piccola come siamo noi... Anzi ti dirò, non appena sporgi il piede fuori dal tuo abituale sentiero si esponi davvero a una marea di critiche! A livello generale quindi sperimentare molto per un gruppo non è visto in maniera positiva, nonostante questo noi abbiamo sempre cercato di fare esattamente quello che ci sentivamo di fare in un determinato momento, non dico fregandocene delle critiche, ma restando in qualche modo fedeli al nostro essere, alle nostre inclinazioni

R&MIMB: Parlando di inclinazioni musicali della band, questa nuova release "Era" è segnata dall'arrivo del nuovo bassista Jacob e del batterista Symohn. Pensi che il loro arrivo abbia di fatto modificato il sound della band riportandola verso lidi più power?
Aydan: Sicuramente con questo album abbiamo fatto quello che volevamo da tempo: tornare verso il nostro sound originario, il power-folk. Credo che i nuovi membri in questo senso siano stati fondamentali, perché hanno portato un'ondata d'entusiasmo nuova, che magari dopo 10 anni un po' si era attenuata all'interno della band. In realtà non è che a tavolino sia stato deciso prima "facciamo un album power-folk", è semplicemente venuto da sé, in modo naturale.

R&MIMB: Vorrei a questo punto chiederti di parlarmi della produzione di questo disco e delle collaborazioni presenti, in particolare quella con Jon Oliva.
Aydan: Guarda per quanto riguarda la produzione del disco, trovo che essa raggiunga una qualità senza confronto con gli album predecessori. La collaborazione con Jon Oliva invece è dovuta al fatto che abbiamo supportato i Jon Oliva's Pain nel tour europeo nel 2006 e da allora siamo sempre rimasti in contatto. Tra l'altro sono state davvero delle settimane bellissime perché eravamo allora una band piuttosto giovane ma ci trattavano comunque in maniera eccelsa, portandoci perfino in giro col loro bus tour. Ho dei ricordi fantastici di quell'esperienza, non avrei mai pensato di trovare tanta cordialità in un personaggio leggendario come è Jon, almeno per me, dato che sono praticamente cresciuto coi suoi dischi. Ecco pur conoscendolo dal 2006 solo oggi siamo riusciti ad avere una collaborazione per il disco. Ci tengo però a dire che questo lasco di tempo è dovuto al semplice fatto che abbiamo aspettato di avere i pezzi giusti per invitarlo...noi non siamo una band che chiede collaborazioni con qualche personaggio famoso solo per farci pubblicità!

R&MIMB: Mi hai parlato di "pezzi giusti". Allora vorrei Arrivare ora a vedere più da vicino il disco. In particolare, come affrontate la composizione dei pezzi? Lavorate assieme o separatamente?
Aydan: Io e Damna da sempre scriviamo tutti i testi e componiamo anche quasi tutti i pezzi. Per noi i testi continuano ad avere un valore fondamentale, purtroppo però viviamo in un'epoca in cui ormai il cd non va più venduto, l'mp3 si scarica, ed è quindi più facile ascoltare semplicemente?ti rendi conto anche tu di quanto vengano cosi sviliti i testi! C'è ancora qualcuno che va su google per cercare i testi dei pezzi che ascolta? Alle volte me lo chiedo...Mi accorgo che ormai quasi nessuno segue la relazione che ci può essere tra musica e lyrics, aspetto questo su cui invece noi continuiamo a puntare molto!

R&MIMB: Noi di R&MIMB invece abbiamo decisamente dato attenzione a questo aspetto e nel recensire il vostro disco abbiamo trovato una corrispondenza davvero immediata tra i testi, molto ricercati e introspettivi, e il sound accurato e puntuale. Vorrei quindi parlarti del Leit Motiv che ho colto nell'intero disco: il tema della diversità e del relativismo, particolarmente presente in brani come "The Loser" e "I am The Monster", e "Through Wolf's Eyes". Come mai avete scelto questo tema? Quali messaggi intendete veicolare con "Era"?
Aydan: Brava, in effetti il tema della diversità è trasversale all'intero album! Anche il titolo stesso del disco , Era , è proprio un ritorno ai testi dei primi album legati più al paganesimo nel senso in cui lo vediamo noi: essere fiero di ciò che si è, nella propria diversità. Questo è il significato più importante che intendevamo veicolare e che abbiamo ripetuto quasi in ogni pezzo: fate della diversità una forza, anche se il mondo tenterà sempre di farvi uniformare alla massa o vi reputerà deboli se non lo fate.

R&MIMB: Allora, se dovessi scegliere una canzone da "Era" per rappresentare al meglio il vostro sound e il vostro messaggio, quale sceglieresti?
Aydan: Probabilmente il singolo "The Loser" è il miglior candidato, dato che nel pezzo il sound veloce e grintoso ben si sposa col tema centrale della diversità. Nel pezzo parliamo dell'essere considerati dei perdenti dagli altri. Quello che volevamo dire è: mantenete sempre la 'religione dell'io', ascoltatevi dentro e siate fieri di come siete, anche se gli altri cercheranno di mettervi in cattiva luce, e farvi passare per dei "Perdenti" appunto.

R&MIMB: Ora una curiosità. Nel disco il pezzo di chiusura è "Ophale", pezzo puramente strumentale dove la sensazione di serenità è disarmante e messa alle volontà della chitarra acustica che appunto chiude il disco. Nell'edizione limitata però avete proposto un finale alternativo, "Grey Inside" che ribalta in effetti quelle sensazioni ponendosi come una sorta di enclavè a se stante, veloce, a tratti bizzarra negli arrangiamenti in cui violino-batteria-chitarra formano un' amalgama originale e al limite del prog. Come mai un pezzo cosi originale non fa parte del disco ufficiale? Di certo un outro del genere avrebbe lasciato di stucco i fan!
Aydan: Be come saprai, ci sono sempre delle bonus track richieste in ogni disco , cosi abbiamo fatto una scelta: "Ophale" doveva dare un senso di pace e pacatezza rilassante in chiusura, dopo un'ora di sound più pesante e complesso. "Grey inside" resta un ottimo pezzo, forse come dici tu avrebbe potuto trovare una collocazione in mezzo alla tracklist ma alla fine abbiamo deciso di metterla nelle bonus track.

R&MIMB: Ho avuto piacere di ascoltare anche un'altra bonus track: "Khanjar". E' il pezzo dal sapore più ferale e tecnico rispetto al resto del disco, azzarderei definirla quasi una jam session...devo considerarlo un nuovo biglietto di visita della nuova formazione o semplicemente una fase di sperimentazione, un ponte verso il futuro?
Aydan: Ponte verso il futuro non direi...Come avrai notato noi non siamo la band che vuole sfoggiare il proprio lato tecnico, non ci interessano i virtuosismi fatti con gli strumenti; certo però che avere dei nuovi membri come Jacob e Symohn, che sono estremamente tecnici, ci ha portato a proporre qualcosa che non è molto nelle nostre corde come questa bonus track. Stai sicura che non vorrei mai arrivare a toccare un genere come il prog, anzi è ciò che voglio evitare in assoluto! Quindi non definirei Khanjar come un ponte verso il futuro, piuttosto come una sperimentazione, l'ennesima! ( mi sorride strizzando l'occhiolino )

R&MIMB: Ora siete in tournè per promuovere "Era", vorrei però chiederti quali sono i vostri progetti per il futuro.
Aydan: Bè intanto staremo in tournè in Italia coi Secret Sphere e speriamo di trovare calore dal pubblico con la nuova release! Poi abbiamo firmato con "All Access" che è una delle booking agency internazionali più grosse, la stessa dei Kreator, Edguy, Gamma Ray. E' stata una scelta molto importante per noi perché ci porterà, soprattutto nella prossima estate, in molti festival europei. Questo è ciò su cui noi puntiamo: portare la nostra musica di fronte alle grandi masse perché crediamo che solo un contesto del genere sia possibile raggiungere molte persone. Adesso con la nuova formazione abbiamo raggiunto un livello che ci permette di uscire sul palco e avere delle prestazioni molto più professionali, quindi confidiamo nei prossimi festival europei!

R&MIMB: Dici di confidare maggiormente nei grandi eventi europei, quindi sotto intendendi che in Italia il mercato sembra essere chiuso. Secondo te può dipendere dal fatto che da 10 anni siete sotto la stessa etichetta tedesca, la AFM?
Aydan: Il fatto di essere da 10 anni sotto una label tedesca ci ha di fatto tagliato le gambe in Italia, dove in effetti non veniamo mai chiamati ai grossi festival; del resto comunque noi abbiamo sempre puntato molto di più all'estero. Non è una scelta questa, non è quello che vorremmo, è semplicemente quello che troviamo. Accettiamo la situazione e semplicemente andiamo altrove.

R&MIMB: La domanda mi vien spontanea: la Germania è dunque il Paese in cui siete più seguiti?
Aydan: Ti diro' la Germania ormai è talmente satura di gruppi che ormai è diventata un mercato in discesa. Per noi in realtà andare nell'est europa è uno spasso! In stati come Polonia o Repubblica Ceca trovi dei fan che ti aspettano fuori dai posti, che comprano ancora i cd, che indossano le tue magliette... davvero belle situazioni!

R&MIMB: Adesso una curiosità cosi in chiusura. Siete per lo più originari della zona friulana, una zona che conosciamo più per il punk e il garage-rock...insomma come avete fatto a trovare dei componenti cosi validi creare una band metal del vostro calibro?
Aydan: In effetti se penso oggi giorno a 15 anni fa quando siamo partiti...!(e si mette a ridere di gusto) Tra l'altro nel 1997 quando abbiamo iniziato a suonare, nella scena italiana il metal era quasi inesistente, quindi il ritrovarci oggi magari a suonare in grosse situazioni, anche di spalla ad importanti band e pensare da dove siamo arrivati...spaventa anche me quasi!(sorride di nuovo) Ovviamente la cosa strana è che noi siamo rimasti con la stessa formazione per tantissimo tempo quindi anche come musicisti siamo letteralmente cresciuti insieme a livello tecnico e personale ; chiaro che quando invece hai dei cambi di line-up hai la possibilità e la maturità necessaria per scegliere i membri più adatti alla tua situazione, anche se come dicevo prima, non è mai stata nostra intenzione sfoggiare tecnicismi esagerati. Sono comunque felice di dire che ad oggi siamo una delle band italiane comunque più presenti nello scenario musicale, speriamo di continuare cosi! Riesci ad andare avanti solo se ti guida la passione, e per noi la musica è pura passione!


Intervista, live report ed immagini: Valentina Fietta e Alle Royale