YES

UNION

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
23/02/2014
TEMPO DI LETTURA:
10

recensione



Vogliamo parlare di un genio? Certo che si. Parliamo dunque di Roger Dean, tra i più grandi illustratori odierni, responsabile di innumerevoli capolavori tra le copertine di band storiche (volete qualche nome? Badger, Asia, Uriah Heep, Gentle Giant, Yes... e scusate se è poco!). Abbandonerò dunque, almeno per questa volta la componente romantico-narrativa presente in molte altre recensioni sul tema per dedicarmi stavolta alla presentazione e alla celebrazione di un genio che in molti conoscono, anche per la disputa attorno alle sue opere usate secondo l'artista dal regista James Cameron per la creazione del mondo di Avatar. L'accusa sarebbe quella di aver "Deliberatamente copiato diffuso e sfruttato" determinate sue opere per la strutturazione di quell'universo immaginifico che frutterà al regista ben tre premi  Oscar (Miglior fotografia a Mauro Fiore, miglior Scenografia a Rick Carter, Robert Stromberg e Kim Sinclair, migliori effetti speciali a Joey Letteri, Stephen Rosenmaum, Richard Boneham, Andy Jones). Beh... se la tesi di Dean è vera non ci sarebbe stato nessun Avatar senza di lui, o almeno sarebbe stato molto, mooolto diverso. Dean si caratterizza artisticamente per l'utilizzo frequente di forme curve e asimmetriche nelle sue opere, per lo scarso utilizzo di figure umane, che nel momento della loro apparizione "simulano" le forme ripetute che fanno parte del dna dell'opera, l'uso di elementi paradossali e di forme scorrelate dal resto del paesaggio. Molte delle sue opere sono realizzate con l'uso unificato di più tecniche, quali carboncino, acquerello, inchiostro, collage.
Come già specificato sono stati innumerevoli gli artisti in campo musicale con cui Dean ha collaborato, ma in tal senso si può evidenziare una perfetta comunione tra l'illustratore e le celeberrima prog band Yes, che può vantarsi di avere più di una ventina dei suoi capolavori tra le cover art dei propri geniali dischi tra i quali mi piace ricordare  Key To Ascension 1 e 2, Relayer,Tales Of Topographic Ocean e Union. E' proprio quest'ultima cover che sarà oggetto stavolta della mia disamina. Una copertina-capolavoro di un album, il tredicesimo della band, realizzato in un forte periodo di scossoni, nel quale si registra la defezione dello storico cantante Jon Anderson, che "se ne va per la sua strada" fondando gli Anderson Bruford Wakeman Howe (o più semplicemente ABWH). Dopo una riappacificazione di Anderson e Squire si ha un ricongiungimento delle due "frangie". Beh, Union è frutto degli sforzi separati delle due formazioni (con una preponderanza di brani comunque degli ABWH, responsabili di due terzi dei brani presenti in scaletta). Ma aldilà di scismi, riappacificazioni e amenità varie, se in questo album si cerca un capolavoro assoluto, senza tempo, aldilà del bene e del male (e scusate se esagero, ma è impossibile non farlo, almeno da parte mia) bisogna rivolgersi innanzitutto alla copertina. Magnifica. Evocativa. Un vero colpo da maestro come solo un grande artista del calibro di Dean poteva realizzare. Tale genialata si presenta ai nostri occhi essenziale, ma non per questo banale, anzi. Abbiamo un paesaggio, virato sui toni dell'azzurro e screziato dai marroncini di forme rocciose, che come costole di esseri primordiali, ancestrali, fuoriescono dalla nuda terra per dipanarsi, svettare verso l'alto. Sono enormi. Come già detto la loro forma ricorda quella di costole. Immense costole, che sembrano appartenute a giganti, ciclopi e che ora fanno bella mostra di se in tutta la loro imponenza, mista a fragilità, considerando la esigua larghezza di alcune di queste surreali protuberanze, che rasentano non dico il filiforme ma quasi... Quelle più strette e la cui somiglianza alle ossa toraciche sono fondamentalmente presenti al centro, mentre a destra e a sinistra due costoni rocciosi sembrano accennare a un cerchio, che il taglio della cover non ci permette di vedere per intero, ma al massimo di percepire. Tutte queste parti si dipanano da modeste alture in cui notiamo a più riprese piccole roccie a punta sbucare dalla terra per svettare fiere verso l'alto. La somiglianza è palese a quella di denti. Aguzzi, assassini. Simili a quelli di una "Tigre Dai Denti A Sciabola" (animale primordiale progenitore della nostra comunissima tigre). O più comunemente a zanne di elefante. Le somiglianze con la sfera animale non finiscono qui, dato che in primissimo piano vediamo sbucare dal terreno segmenti rocciosi ben più imponenti (e sempre a punta). Stavolta, guardando soprattutto lo spunzone in primo piano, ci torna in mente il corno di un rinoceronte.
Il tutto è calato in un paesaggio idilliaco: siamo immersi in una zona magica in cui a cullare il tutto è il bellissimo azzurro di un cielo splendente, screziato in minima parte da una nuvoletta bianco/grigiastra. Una piccola scultura dirigibile che fa capolino da un lato del costone roccioso. 
Forse alcuni ancora non conoscevano questo artista, ma ora è l'occasione buona per andare a dare a dare una spulciata alle sue copertine, o in maniera più generale alle sue opere: fidatevi ragazzi, c'è di che rimanere incantati!