VOIVOD

War And Pain

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
11/01/2013
TEMPO DI LETTURA:

recensione

Che il dio del metallo benedica i Voivod, eroi cromati che del thrash mutuarono la struttura per portarlo a conseguenze inimmaginabili. Un gruppo unico nel suo genere capace di partire da lidi rumorosi, assordanti (a tal proposito basti sentire i primi due album,War And Pain e RRROOOAAARRR) per cambiare rapidamente pelle, limando spigoli ed imperfezioni, incorporando strutture pi¨ elaborate ( gia con il successivo Killing Technology) per arrivare a trasformare alchemicamente le loro architetture sonore in parti dal flavour alieno, a tratti claustrofobico.
E che il dio del metallo benedica Micheal "Away" Langevin, geniale batterista della band nonchŔ autore dei pi¨ celebri capolavori pittorici impressi a ferro e fuoco (metaforicamente, s'intenda) nelle copertine di questo gruppo per cui non Ŕ azzardato usare la parola "aldilÓ del bene e del male".
Langevin. Il grande Langevin, che pass˛ la sua adolescenza a disegnare in maniera incessante assurdi personaggi che via via iniziarono a prendere i connotati di quella che sarÓ la figura centrale nella poetica del suo futuro gruppo: il Voivod per l'appunto. Un vampiro post-nucleare per usare le sue parole. Un vampiro ma anche un guerriero, cinico, nichilista, spietato, sadico suppliziante delle guerre di Morgoth.Un essere che volta per volta, copertina dopo copertina cambierÓ i propri connotati, arrivando nel loro capolavoro Nothingface ad essere rappresentato come un essere ormai spersonalizzato, reso muto, dagli occhi chiusi, incastonato in una serie di meccanismi e tubature atte a privargli un qualsivoglia spiraglio di libertÓ.
Ma facciamo un passo indietro. Il Voivod subentra nel loro primo parto discografico War And Pain dopo aver fatto capolino in maniera timida nei loro primi demo: dapprima su Anachronism, come soldato appena abbozzato su di un carrozzone cingolato, poi su To The Death con il suo testone in primo piano. Sul loro primo full lo vediamo troneggiare iracondo abbigliato come un tetro soldato post-apocalittico. Un soldato dal viso rinsecchito come quello di una mummia, scheletrico, torbido, grigiastro: gli occhi sono vacue cavitÓ nerastre solcate da sottili rughe, il naso ormai inesistente, e la bocca una cieca fauce spalancata, devastata dalla putredine, con brandelli di pelle che penzolano qua e la di fronte a questo vuoto buco come pezzi logori di tende attaccati ad una finestra che si affaccia sull'inferno. In testa ha un elmo sul quale fanno bella mostra alcuni spuntoni, borchie. Da questo fuoriescono copiosi lunghi capelli, di notevole spessore: sembra ironicamente di trovarci di fronte ad un essere con un vassoio di spaghetti vuotato sulla sua testa. Il lungo crine incornicia un volto per certi versi spento, ma dal quale si evince una certa decisione, una volontÓ distruttrice che a stento potrÓ essere fermata: l'essere Ŕ pronto al massacro e nessuno si potrÓ interporre tra lui e la sua voglia di devastazione, che porterÓ a termine con ogni mezzo a sua disposizione. Sfruttando il suo armamentario, composto, da quel che vediamo da due armi futuribili: in bell'evidenza notiamo il mitra retto dalla mano destra, la cui impugnatura termina con un altro spuntone. Sembra quasi che ogni parte di questo futuribile guerriero assaltatore di Morgoth sia stata concepita per arrecare danno. Una perfetta macchina da guerra capace di dilaniare ogni cosa si presenti sul suo cammino. Il mitra si incontra e si scontra, tramite la diagonale imposta dalla sua canna, con il logo troneggiante, in bella evidenza della band. Sulla sinistra l' altra arma avveneristica, della quale vediamo solo una parte. Questa, dalla forma di una protesi meccanica completamente coperta di borchie, termina con una sorta di lancia dalla punta seghettata. Una lancia meccanica concepita per fare a brandelli il nemico, che viene coronata da punte, piccole baionette laterali fatte apposta per dilaniare le carni, per incastrarsi nelle membra degli avversari e strappare brandelli di tessuto vivente. Anche le baionette accessorie hanno la punta seghettata. Nulla Ŕ lasciato al caso. Il Voivod deve essere un'arma perfetta concepita per spazzare via la feccia senza lasciare superstiti.Appena a destra del capo maligno del protagonista notiamo la spalla, bardata con una calotta ricoperta ancora una volta di spunzoni: tutt'intorno notiamo tre file da tre di piccole borchie appuntite mentre sulla parte alta della spalla troneggia come un infero stalagmite un'enorme punta, aguzza come l'artiglio di un demone ed altrettanto inquietante. Sotto alla spalla, sull'avambraccio, fa bella mostra di se un cinturino di proiettili, sicuramente le pallottole usate per l'avveneristico mitra. Ne notiamo nove, esattamente come gli spuntoni sulla calotta che copre la spalla. E immediatamente sotto, percepibile solo per metÓ, il simbolo del Voivod: una testa scheletrica sormontata da "antenne" (?) e una grossa sporgenza acuminata sul capo. Appena a sinistra una maschera antigas, usata molto probabilmente per difendersi da armi chimiche.
Tutt'intorno l' atmosfera Ŕ rossa, sanguigna. Un rosso acceso che da alla scena un lugubre alone infernale. Un'atmosfera rossa incandescente forse per i gas che hanno invaso il pianeta attaccato, o per via del fatto che tale ambiente brucia nel calore pi¨ accecante. Sta di fatto che l'ambientazione, ricoperta da questa cappa rossa che impedisce di vedere qualsiasi cosa attorno al protagonista, assume in questo contesto un aria sinistra e malsana. Abbiamo la cognizione che il guerriero vampiro, il Voivod si sta muovendo in un territorio che ha perso qualsisasi connotato vitale per essere preda della furia accecante di qualche guerra che ha finito per annichilire ogni cosa. O forse quel rosso, forte, abbacinante Ŕ solo la proiezione dell'odio che pervade il guerriero, un odio cieco ed infinito tanto da espandersi tutto attorno come un'aura. Inutile azzardare ipotesi dopo ipotesi, quel che conta Ŕ la forza delle immagini, che in questo contesto si palesano in maniera decisa come la rappresentazione della guerra, della morte, della distruzione, del dolore.
Appena sopra al guerriero, una scritta che sembra tracciata con il sangue definisce la scritta War And Pain. Guerra e Dolore. Ed Ŕ questo che l'immagine nella sua forza rappresentativa vuole significare, come ho poc'anzi specificato.
E poco pi¨ sopra la scritta in bell'evidenza "Voivod" coronata da file di borchie a sinistra (in bell'evidenza) e a destra (lievemente pi¨ celate), oltre che sulla V, sulla D e in verticale, come una colonna appuntita, sulla I. Le scritte si palesano come strutture metalliche, come strane architetture cromate che possono ricordare un'ulteriore strano aggeggio offensivo. 
Capolavoro da annoverare in un ipotetico Louvre delle copertine metal, l' artwork di War And Pain Ŕ solo il primo passo verso l' evoluzione concettuale del Voivod, che subirÓ una trasformazione con il passare del tempo....ma non vi anticiper˛ nulla. Come si suol dire "To be continued...."