VEIL

Sombre

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
11/01/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

recensione

Voi che leggete siete ancora tra i vivi, ma io che scrivo sarò andato da lungo tempo nel regno delle ombre. Poiché succederanno invero strane cose, fatti segreti saranno svelati, e molti secoli saranno trascorsi, prima che queste memorie siano conosciute dall’umanità. E quando le vedranno ci sarà chi non le crederà, che ne dubiterà e solo pochi troveranno molta materia da meditare nelle parole qui scolpite con uno stilo d’acciaio. L’anno era stato un anno di terrore, e di sensazioni più intense del terrore per le quali non esiste un nome sulla terra. Poiché molti prodigi e segni premonitori si erano manifestati, e in lungo e in largo, sul mare e sulla terraferma, le ali nere della Pestilenza si erano spiegate. A coloro, tuttavia, che conoscono le stelle, non era ignoto che i cieli mostravano un aspetto funesto; ed a me, il greco Oinos, tra gli altri, risultava evidente che era arrivato l’avvicendamento di quei settecentonovantaquattro anni nei quali, all’ingresso dell’Ariete, il pianeta Giove si congiunse con l’anello rosso del terribile Saturno. Il caratteristico atteggiamento dei cieli, se non mi sbaglio grossolanamente, si manifestava non soltanto nell’orbita geometrica della terra ma anche negli stati d’animo, nelle immaginazioni e nelle meditazioni del genere umano.

(L'Ombra - Edgar Allan Poe)

 

E' bello credere nel futuro, nelle proprie aspettative. Rincorrere orizzonti nei quali confidiamo come bambini che rincorrono una palla, con il sorriso nella bocca, con un ingenuità che rende speciale la maggior parte degli esseri umani. E' bello credere nella vita. Nell'amore per la propria donna, per i propri amici, per i propri cari. Nella bellezza di un tramonto. Del sole che sorge, delle nuvole che passano solcando un cielo limpido e cristallino. Del mare che si infrange ad intervalli regolari contro gli scogli. Peccato che sia tutto fasullo. Un illusione.  Nasciamo gia morti, e la "morte" è solo l'ultima delle illusioni. Penso che non sia tanto distante questo pensiero dall'immaginario di tante band depressive e DSBM. Ma delle tante di cui mi potrei e vorrei occuparmi stavolta prendo in esame la geniale unica release degli statuntensi Veil, ossia Sombre. Pubblicata nel 2008 per la Stellar Winter Records può tranquillamente essere annoverata come una delle uscite più significative del genere. Permeata di un sound decadente che subodora in ogni frangente, in ogni passaggio di solitudine, tristezza, malnconia, si fa strada attraverso un sound autunnale, il cui ascolto accende pensieri, flash nella mente sul destino ultimo dell'uomo, sulla sua breve permanenza sul pianeta terra, sul senso di isolamento che ci accompagna inesorabilmente per tutta la vita. Esemplari sono in questo contesto pezzi come To Die Alone e Mater Maternis, ma trattandosi di cinque tracce e perlopiù tutte incredibilmente riuscite è quasi inutile citarne alcune a discapito di altre. Il disco è da ascoltare, più e più volte, anche se basterà il semplice impatto iniziale per lasciarvi qualcosa di terribile nell'animo...qualcosa di terribile e difficile da dimenticare. Per entrare in questo disperato universo abbiamo una "porta" rappresentata dalla copertina del disco in questione. Una copertina virata principalmente sui toni del marroncino/rossastro, pastellata. Unici protagonisti dell'artwork in questione sono due alberi, visti in prospettiva (dal basso), una sorta di lupo e il cielo, rossastro, inquietante. L'albero che in qualche maniera "assume più importanza" parte dall'angolo in basso a destra per avanzare come un torrente di magma marrone verso il centro della copertina e sviluppare come tentacoli i suoi rami in tutta la parte alta della raffigurazione, ben accompagnato dal suo gemello a destra. I rami si liberano nell'aria come rivoli di sangue, di fluido vitale. Come fulmini che saettano senza sosta. Come tentacoli che sembrano voler afferrare il cielo, un cielo inafferrabile ed inquietante che sembra incombere come il fato sulla testa di un ignoto spettatore. Le venature delle cortecce sono assai evidenti, variando nei toni dal biancastro di alcuni sparuti colpi di luce al nero di poche fenditure atte a solcare longitudinalmente la crosta arborea. A sinistra si concretizza la forma del "lupo" o almeno quella che sembra essere la sagoma di un lupo, ma forgiata su linee vibranti evidenziate soprattutto dal pelo che fluente si libera intorno alla sagoma come vento. Sembra più che altro di trovarci al cospetto dello spirito di un lupo, un ectoplasma, un apparizione. Il lupo custode, spirito millenario a guardia degli ancestrali alberi. Lo sguardo dell'essere, immanente o trascendente che sia è scarsamente evidente. Quel che vediamo è solo un puntino bianco, luminoso, ma che evidenzia in toto la cattiveria rapace di un cacciatore ancora non sazio, di un essere che non avrà trovato la pace sino a che non avrà ucciso e dilaniato con i suoi denti aguzzi la propria preda. L'essere in effetti è raffigurato in corsa, nel pieno di un balzo animalesco. Intorno a lui l'atmosfera è mortuaria, i toni sono autunnali. Si respira un aria di decadenza. L'aria più appropriata per un disco come Sombre. La stesura dei colori (pochi ma efficaci) può ricordare a tratti Vincent Van Gogh e a tratti Edvard Munch. Pur non arrivando al livello dei capolavori proposti dai due geni l'aria maledetta che si respira è la stessa di alcune loro opere. Del resto guardando gli alberi (che da questa prospettiva sembrano guardarci a loro volta), rimirando il cielo affrescato con pochi tratti di pastello si subodora un senso di fatalità che grava, che incombe. Come se la morte fosse vicina. E il fatto di trovarsi con un licantropico essere in primo piano, pronto ad azzannarci non fa che alimentare questi pensieri. La copertina è completata dallo stemma del gruppo che, bianchiccio ed evanescente fa capolino al centro in alto come un fantasma. Parallelo, sotto di esso il titolo dell'album, Sombre, scritto in caratteri gotici. Il disco, inutile ribadirlo, è una pietra miliare dell'angoscia umana fatta musica... Il senso di inquietudine è pulsante. La desolazione si fa strada come un fiume di acido che tutto divora al suo passaggio. Tutto è tormento qui e neanche un Dio ci potrà salvare dai nostri fantasmi interiori. Le porte si spalancano. Davanti a noi l'abisso...