MORBID ANGEL

Gateways to Annihilation

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
28/08/2012
TEMPO DI LETTURA:

recensione

Dopo 5 album sfornati, come da tradizione, seguendo una rigorosa logica alfabetica, i Morbid Angel sfornano la loro sesta fatica arrivando alla fatidica soglia della G. G come Gateways To Annihilation.Partiti da un' album duro e puro (Altar of Madness) forte di una incompromissoria velocità e potenza, infarcito degi assoli schizofrenici di Trey Azagtoth e ancora subodorante un velato gusto thrasheggiante, i nostri piazzano il secondo colpo con Blessed are the Sick, album meno parossistico del precedente, animato da un luciferino gusto per le atmosfere malate, diaboliche fino al midollo e decisamente più rallentato in diversi frangenti rispetto al suo illustre predecessore. L' album è destinato, nel giro di pochissimo a divenire uno dei grandi classici della loro discografia. Il terzo colpo da maestro, Covenant, abbandona in parte la ricercatezza atmosferica di Blessed..per concentrarsi ancora una volta sulla velocità e sull' impatto, e i nostri (rimasti un trio dopo l' abbandono di Richard Brunelle) riescono nell' impresa di confezionare un nuovo masterpiece destinato anch' esso a diventare un classico e, manco a dirlo, uno dei dischi più venduti di Vincent e soci. Con il quarto album, l' album D, alias Domination, un platter frutto in gran parte degli sforzi di Dave Vincent, si punta alla sperimentazione. Tempi quadrati, marziali definiscono un album in alcuni frangenti "militaresco" nella forma più che nell'essenza (Vincent, da collezionista di cimeli bellici sembr aver voluto riportare un vago flavour militaresco nella struttura di alcuni pezzi, che comunque lasciano inalterato il loro retrogusto demoniaco).
Dopo l' abbandono di Vincent (forse per problemi con Azaghtoth, il quale sentiva in qualche maniera minacciato il suo ruolo di capo carismatico dell' angelo morboso) i nostri assoldano Steve Tucker, con il quale registrano prima il muscolare Formulas Fatal To The Flesh, che sembra voler riecheggiare le strutture veloci ed incompromissorie del primo e del terzo album, e in seguito Gateways To Annihilation, che invece sembra voler riprendere in parte il mood di Blessed.., con le sue atmosfere malate e i suoi tempi più ragionati.
L' album in questione, pieno di pezzi in cui a farla da padrone, come già detto è una velocità decisamente più moderata (soprattutto se paragonato al neanche troppo illustre FFTTF), è introdotto da una copertina piena di fascino e gusto in cui vediamo in qualche maniera suggerita un' infera visione di quei terrificanti cancelli dell' annichilimento citati nel titolo.
L' artwork presenta nella metà destra un' architettura ancestrale, ricca di figure incastonate in essa che sembrano fuoriuscite dal pennello sapiente di un Giger tanto sono visionarie. Figure perlopiù simili a teschi antropomorfi nella parte centrale di questa strana, astrusa costruzione, mentre la parte alta è costellata da altri teschi, stavolta di natura indefinibile, vagamente zoomorfi, ma non si tratta di resti animali quanto di figure oltremodo aliene, estranee alla fauna terrestre. Teschi di demoni, incastonati nell' alto di questa strana costruzione quasi come una sorta di cartello di benvenuto per l' inferno.
La parte bassa è dominata da due figure dotate di lunghe fauci ricche di denti aguzzi come baionette, dal capo serpentiforme,che ancora una volta ci rimandano al mondo disumanizzato di Hans Ruedi Giger e delle sue creature aliene, esseri completamente spogliati dall' essenza terrena e dotati di un appeal mutante e disturbato.
Le due figure spuntano da due imboccature scavate nell' astrusa architettura: sembrano due infere tartarughe spuntate fuori dal loro orribile e malsano guscio enorme, multiforme, nel quale sono incastonati demoni di diversa entità, imprigionati nella roccia come lo schiavo tormentato della Pietà Rondanini del sommo Michelangelo.
In basso, davanti a loro, due aculei, spuntoni o denti fuoriusciti dal terreno come ricurvi stalagmiti. Il primo a sinistra è bene in evidenza, posizionato quasi nella metà esatta dell' artwork, a creare un' invisibile coordinata con la punta della mefitica L del loro logo. L' altra è più nascosta: si intravede solo la parte più estrema dell' apice.
Alla sinistra un' altra strana architettura. Un' epifania di protuberanze serpentiformi amalgamate in un corpus unico a formare una sorta di strano castello dell' orrore, una manfestazione rocciosa di parti vermiformi aggregate tra di loro.
Sembra di trovarci al cospetto di uno strano animale marino, più orrido del Kraken, che sembra essere ingurgitato da un vortice che impietoso si sviluppa dietro ad esso e dietro alla prima architettura frutto di quella strana aggregazione di teschi.
Il vortice si manifesta in tutta la sua solennità nello sfondo. Un vortice? O forse una caverna...
E nella parte più remota di questo strano, innaturale paesaggio, nelle zone più recondite di quest' ultimo, un incavatura perfettamente circolare, di una rotondità innaturale, neanche fosse stata disegnata da Giotto in persona. Un antro, da quel che possiamo intuire. Ma difficile è capire se si tratta di un varco tra il nostro mondo e quello del dolore, dell' espiazione, o se si tratta del passaggio dall' anticamera dell' inferno all' inferno vero e proprio.
Chi scrive propende per la seconda ipotesi. E' suggestivo pensare che nessuna delle due infere costruzioni (ne le altre rivelate aprendo per intero il gatefold piegato in 4) siano le strutture portanti dei "Cancelli dell' Annichilimento", i quali probabilmente si celano dietro a quel varco circolare, che, guardato bene da tanto l' idea di un' occhio demoniaco nell' atto di spiare incessantemente e morbosamente lo spettatore (e che la costruzione sovrastante vada a formare, con un po' di fantasia la sua arcata sopraccigliare), e che quindi, secondo chi scrive, il male si rifugi li dietro e che il vero dolore abbia inizio proprio oltrepassata quella soglia....