MORBID ANGEL

Formulas Fatal to The Flesh

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
02/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

recensione

Siamo nel 1996 e Dave Vincent esce dai Morbid Angel, formazione tra le più osannate nel campo death metal, gruppo storico che il genere ha contribuito a plasmarlo (addirittura, spulciando su Wikipedia, la bibbia dell'informazione a buon mercato, si può leggere "tra i pionieri del genere estremo". Come darle torto, in effetti?). Il gruppo, grazie al supporto del singer, importantissimo nell'integrità del gruppo, sforna sino a quel momento ben quattro album destinati tutti egualmente ad entrare nella storia: "Altars Of Madness" (1989), "Blessed are the Sick" (1991), "Covenant" (1993) e "Domination" (1995). Già un demo/promo poi ristampato come Lp ("Abominations Of Desolation", con il vocalist Mike Browning, poi passato ai Nocturnus) aveva evidenziato tutta la classe e la luciferina dirompenza dei nostri, ma è solo con questi quattro riusciti full che i nostri si ritagliano un posto nella leggenda, insieme ad altri indiscutibili maestri del genere quali i Death, gli Obituary, i Deicide ed altri. Meno proprensi comunque alle tematiche mortifere e da horror stile B-Movie affrontate dai primi due gruppi sopracitati (per quanto riguarda i Death si fa rifermiento principalmente ai primissimi album), si caratterizzano più per riflessioni "antagoniste", un po' come i coevi Deicide: mentre però in questi ultimi tale tema è ancorato a modalità espressive fortemente blasfeme ed anticristiane, nei nostri trova più una dimensione filosofica e concettuale. Nessun satanismo becero da operetta, per intenderci. La formula funziona, e i quattro album citati in precedenza rendono i Morbid Angel una creatura veramente grande. Un Morboso Angelo capace di svettare su tutto e tutti, superbo ed altero al contempo. Ma arriva il 1996, e "Jack Frusciante esce dal gruppo", forse per dissidi interni con Trey Azagtoth con cui sembrano esserci stati contenziosi sul fattore "leadership". Entrambe le personalità sono troppo forti, ambedue lo sanno e uno dei due sembra dover lasciare. Lascia Vincent. E da qui possibilmente finisce l'incanto. Il "giocattolo" si rompe, il che risulta anche normale considerando che la perfezione dei Morbid Angel era da ricercarsi fondamentalmente in un equilibrio di forze tra i componenti del gruppo, specie tra i due pilastri carismatici (Azagtoth e Vincent per chi non l'avesse capito). Equilibrio di forze che con la dipartita dello storico vocalist crolla totalmente lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei fans. Si pensa dunque di rimpiazzarlo con il misconosciuto Steve Tucker, e per sugellare questo sodalizio i nostri danno alle stampe un nuovo disco. Siamo nel 1998, due anni dopo la dipartita di Vincent, e viene dato alle stampe per la Earache "Formulas Fatal To The Flesh", quinto Lp ufficiale della band. Il disco purtroppo finisce per deludere abbastanza: il nuovo parto è possente, feroce, in qualche maniera una sorta di fratellino minore di dischi ben più blasonati come Altars Of Madness e Covenant, di cui sembra voler riprendere la carica dilaniante, ma a suo sfavore gioca la totale assenza delle atmosfere sulfuree e luciferine che hanno reso grande quei dischi. Una prova di forza, fondamentalmente, un disco più muscolare che altro, aggravato dal malus di non essere neanche troppo fantasioso. Certo la colpa non è del nuovo vocalist (che offre una prova assolutamente credibile) ma è da imputare, come ripeto, alla rottura di una magia che solo l'equilibrio di cui parlavo prima era capace di offrire. Il disco per carità non è brutto (anzi, dopo la realizzazione di Illud Divinum Insanus - del 2011 - con il ritorno di Vincent, lo potremmo addirittura classificare come egregio. In fondo si tratta comunque di buon death metal) e ha tra i suoi punti a favore una copertina di notevole caratura, ferina, bestiale e pacchiana, che rimanda un po' al sound percepibile tra questi solchi. Questa è descritta da Azagtoth in un intervista come la rappresentazione del "Dio Sumero (Il Leone) che sostanzialmente purifica l'umanità. Pieno di potenza è capace di proiettare il vero spirito degli Antichi". Formalmente si tratta di una scena infera dominata dai toni del giallo/arancio, del blu e del nero. In primo piano il terreno, bluastro e brullo si fende in una serie di crepe. Una delle crepe apre il terreno in una serie di zolle, e rivela, anzi, evoca, nello strato sotterraneo un contenuto magmatico, da cui fuoriesce, in una vampata, un demone enorme ed infuocato. La quasi totalità di questa creatura è a onor del vero una lingua di fuoco. Giusto la parte finale assume connotati diremmo "zoomorfi", quasi da drago, o da bestia ancestrale, con la bocca aperta a rivelare un contenuto di micidiali zanne. Zanne che funestano il volto dell'orrido demone fuoriuscendo un po' da tutte le parti,dalle labbra, dalla fronte, dalle orbite vuote e un pizzico leonine. Alla sua destra una serie di esseri galleggianti che in più occasioni assumono vaghe fattezze di pipistrelli o demoni: uno nero e contorto che si divincola in aria come una tetra medusa di pece, due esseri sovrastanti, gialli, molto più simili ad infere lame e dietro un'altro demone, un cubo luminescente dalle ali di pipistrello con sotto una folta schiera di "radici" (?) simili a neri fulmini cristallizzati, che il mostro sembra voler prendere con una delle sue ali. Il mostro si sorregge su una lunga appendice dalla forma anch'essa di ala, che vediamo piantata sul terreno a fianco di una tomba quadrata sovrastante un cumulo di corpi plumbei e dalla quale vediamo fuoriuscire una testa lamentosa e bluastra, martoriata da una di quelle lame gialle viste in precedenza. Il cumulo di resti umani è anch'esso straziato da altre lame e ridotto ad una poltiglia disgregata, in cui fanno bella mostra di se solo resti dissezionati qali tronchi umani e arti (curiosamente uno di questi arti, un braccio, sembra tenere, o usare una delle lame, quella conficcata nella tomba). Quel che rimane è un ambientazione brulla, tetra, infera, funestata da un cielo incandescente, magmatico. Il disco non sarà ottimo, non è da annoverarsi tra i capolavori assoluti della band - pur essndo come ripetiamo, più che buono - ma viene adornato magnificamente da una copertina che sembra sottratta a un Salvator Dalì in stato di ebrezza infernale. Una cover assolutamente unica e imperdibile!

 

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