MARDUK

Opus Nocturne

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
31/01/2013
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recensione

Nella scorsa recensione, in cui mi dilettavo ad analizzare il terzo album dei Lightning Swords Of Death, non ho potuto esimermi dal fare uno spaccato si breve ma quanto più possibile esaustivo dell'inferno nell'arte: ho così accennato all' inferno proposto in cinema (da Totò all'Inferno a Jacob's Ladder), in pittura (Bosch, Delville...) e nelle illustrazioni di celebri dischi metal.
Stavolta, prendendo in esame un disco dei Marduk, Opus Nocturne, anch'esso il terzo (come il meno illustre predecessore) la mia attenzione sarà focalizzata sul Sabba. Il Sabba, l'incontro delle streghe con Satana (inizialmente, secondo il Canon Episcopi con Diana) è stato oggetto di interessanti rappresentazioni in arte: nelle arti figurative spiccano le opere del sommo maestro Francisco Goya, che immortalò più volte l'incontro tra le streghe e il sommo signore del male nelle sue fattezze caprine in dipinti come Il Sabba Delle Streghe (dipinto tra il 1819 e il 1823) e Il Grande Caprone. O ancora celebri raffigurazioni come A Witches' Sabbath di Cornelis Saftleven, Departure Of The Witches di Luis Ricardo Falero, Il Sabba Delle Streghe di Hans Baldung. In musica, tale comunione è stata celebrata in opere quali il Faust di Goethe (musicato da Goudnot) e il Mefistofele di Arrigo Boito. La cover di Opus Nocturne, effigiata da Chris Verwimp (autore anche delle cover di Nightwing e Live In Germania, oltre che delle copertine di gruppi quali Dark Fortress, Enthroned, Bewitched, Absu...) riesce a mettere in scena un autentico teatro della perdizione, una rappresentazione infera dei baccanali compiuti tra sua maestà il Demonio e i suoi viscidi servi...
Nel celebre album dei Marduk, la scena che si presenta ai nostri occhi si sviluppa in connotati totalmente orgiastici, dionisiaci che definiscono sostanziali differenze rispetto alle opere, per esempio, del grande Goya. Il baccanale è affrescato in tutta la sua carica animalesca, caotica, un'ammucchiata demoniaca sviluppata in una teatrale rappresentazione infera fatta di sesso, piaceri carnali, rituali ancestrali...
Alla nostra destra vediamo la personificazione del maligno, dipinta nei toni del giallo e della terra d'ombra, immortalata come un essere dal busto umano e dalla testa di capra. Il capo, alzato, lascia intravedere (oltre che una lunga ciocca di capelli) solo parte del muso e delle corna, le cui acuminate punte quasi si scontrano con le natiche. La muscolatura del petto e dell'addome è decisamente sviluppata, così come quella delle possenti braccia, sollevate per canalizzare nelle mani l'energia con cui si prepara a compiere qualche oscuro maleficio. Addosso ha una collana di denti con un pendente centrale: la croce rovesciata, simbolo delle forze demoniache. La parte inferiore non è ben definita: sembra quasi che il demonio stia appena prendendo forma, fuoriuscendo dalla sua dimensione infernale grazie ad un artefatto contornato da effigi caprine (posto nell'angolo in basso a destra dell'illustrazione). Guardando quella massa informe l'occhio cade su un serpente: molto probabilmente il Serpente Tentatore di reminiscenza biblica, altra forma con cui il demonio si incarna per funestare l'uomo.
Sulla destra vediamo tre figure umane: una donna adornata di monili arcani intenta a sollevare una croce capovolta verso il Signore dell'Oscurità, e due personaggi colti mentre consumano un atto carnale illuminati da una tetra torcia coronata di punte lanceolate. La figura femminile, reclinata, si accinge a suonare nel bel mezzo del coito uno strano strumento a fiato, mentre sopra di lei, la figura maschile cingendola tra le sue braccia, le vomita sul ventre. Fa capolino, poco più sopra, un teschio, forse un ornamento alla base della torcia ardente, o forse un demone intento a spiare quel blasfemo accoppiamento.
Appena sopra di essi, in lontananza, cumuli di dannati si mescolano in una demoniaca ammucchiata, compiendo atti osceni e suonando anch'essi singolari strumenti a fiato che talvolta sembrano prendere le fattezze di bizzarre armi da taglio. Sono quasi tutti nudi, ad eccezione di un cavaliere raffigurato con ancora le sue vesti addosso. Notiamo ergersi su di una roccia un caprone con lo sguardo rivolto verso il suo corrispettivo antropomorfo. Dietro di esso un prete che, scortato da una schiera di anime dannate, si diletta nell'osculum infame, saluto rituale che consiste nel baciare le natiche del Demonio, compiuto dai partecipanti (in genere streghe) al Sabba.
Molto distanti notiamo un monte oscuro (rappresentato alle spalle del caprone antropomorfo nei toni della terra d'ombra) e ammassi di demoni fotografati nell'atto di volteggiare tra quei cieli verdastri, asfissianti. Nell'angolo in alto a sinistra fanno capolino dei cavalli demoniaci, anch'essi immortalati a mezz'aria...
Le nubi si stratificano sopra di loro. Il cielo si copre gradatamente quasi per nascondere a Dio quei rituali blasfemi inscenati dagli adoratori del demonio... In questo scenario non c' è più spazio per il concetto di bene: ogni spiraglio di umanità è annullato......
A trionfare supremo è solo il male!