HEAD OF THE DEMON

Head Of The Demon

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
08/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
10

recensione

Ci sono dischi capaci veramente di farci viaggiare. Piccole opere d'arte la cui natura non è tanto quella di farci passare beatamente i soliti quaranta/cinquanta minuti all'insegna della buona musica (quando il contenuto è buono, naturalmente) ma immergerci in trip estatici in dimensioni ardite e non euclidee. Opere come il primo full omonimo degli svedesi (di Stoccolma) Head Of The Demon, uscito nel 2012 per la label "The Anja Offensive", imbevuto sino al midollo di un totale flavour lovecraftiano e capace di calarci immediatamente degli oscuri e reconditi mondi strutturati dal "solitario di Providence". Certo non sono i soli (ne i primi) a mescolare il verbo del metal - perchè di metal si parla, e più nello specifico del genere "black/doom" - al pantheon lovecraftiano dato che tale commistione è già stata (ed è) portata avanti da molti gruppi di sottogeneri molto differenti tra loro: vengono in mente i The Great Old Ones (francesi, autori di un ottimo post black, più "black" che "post"), gli Ancient Niggurath ( avant-garde black metal dal Canada), i Back To R'Lyeh (ancora avant-garde, stavolta spagnolo), i doomster Space God Ritual, i Catacombs (funeral doom), i messicani R'Lyeh (ex Devourment - non quelli più celebri, attenzione - autori di un ottimo death metal)... insomma, chi più ne ha più ne metta. E tra questi meritano un posto d'onore per l'appunto gli Head Of The Demon, catalogati come già detto nel black doom, ma al contempo forti di un sound che sembra pescare anche dal cosiddetto post black . "Musica da viaggio", ecco come la si potrebbe definire. Per viaggio è inteso il viaggio mentale, della coscienza, della memoria, una considerevole fluttuazione dell'animo umano capace di perdere i contatti con il mondo circostante per immergersi in universi ancestrali e perduti, o forse mai esistiti (vengono in mente, in più di un frangente i celebri Altar Of Plagues, anche loro post black: differenti nella proposta sono tra i pochi a suscitare sensazioni simili, anche se, al contrario dei seducenti Head Of The Demon, i secondi mettono a punto una sorta di viaggio di sola andata verso una materializzazione ambientale del pessimismo cosmico di Giacomo Leopardi). Dunque, come dicevamo la loro è una musica che prende spunto a piene mani dal pantheon di Lovecraft. Ma dato che forse (mi auguro di no) non tutti avranno ben presente questo nome, conviene aprire una piccola parentesi anche su questo immortale genio. Howard Phillips Lovecraft (Providence 20 agosto 1890 - 15 marzo 1937) detto anche il "solitario di Providence" è stato uno dei massimi scrittori nell'ambito della letteratura horror, insieme ad Edgar Allan Poe, di cui può essere considerato un credibile epigono: ma mentre il Poe l'orrore è il più delle volte "mentale" ( come si evince da novelle tipo "Il Gatto Nero", "Il Cuore Rivelatore" "La Caduta Della Casa Usher", "Hop Frog", "Il Barile di Amontillado" etc...)in Lovecraft risulta "cosmico". Questi è infatti autore di una avvincente mitologia sviluppata attorno ad un libro maledetto (il Necronomicon) ed esseri arcani divisi ipoteticamente in due categorie: i Grandi Antichi (Cthulhu o Ktulu in primis ma anche Yig, Hastur ed altri,) che, evocati, avrebbero in qualche maniera un contatto diretto con gli esseri umani, e gli Dei Esterni ("Shub Niggurath",il nero capro dai mille cuccioli, "Yog Sototh", il Tutto-In-Uno, il grande "Azatoth" il dio cieco che gorgoglia blasfemie al centro dell'universo, "Nyarlathotep", forse l'unico tra gli Dei Esterni ad avere un qualche contatto con il genere umano. Questi i più noti.). Fondamentale punto di contatto tra i due scrittori resta il sottile fil rouge che lega il "Gordon Pym" alle "Montagne della Follia". Chiusa questa breve parentesi "Lovecraft" dire di passare all'analisi della copertina del suddetto gioiellino. La cover, in un rigoroso bianco e nero, (trattasi di una stampa, possibilmente una litografia) ci presenta l'immagine di una chimera, incorniciata da un arco su una muratura forse in "opus isodomum". La figura, inquietante si staglia in primo piano su tutta la parte centrale della cover. Ha tre teste: due di demoni (non troppo dissimili dalle raffigurazioni degli Oni giapponesi) e una di un essere mitologico che può sembrare un drago o un inquietante uccello. Tutte e tre sono effigiate nell'atto di divorare un cadavere. Il suo corpo è scheletrico, macilento, di bestia, le ali da pipistrello (o da drago), la coda (?) richiama una grottesca spina dorsale. A terra mucchi di ossa immersi nella rada vegetazione. In alto e in basso a sinistra fanno capolino due inquietanti tentacoli, che spuntano furtivi dal fogliame. Riguardo a questa incisione (che può richiamare le modalità espressive di un Durer) il chitarrista e bassista Konstantin chiarisce che l'autore un artista francese chiamato Desprez, vissuto nel 18° secolo, morto in Svezia e sepolto a Stoccolma. Un autore ammantato di mistero di cui non abbiamo grandi notizie, che, attraverso la sua opera riesce a donare un retrogusto ancora più oscuro, arcano al primo parto di questo ensemble svedese. Bene, dopo uno spaccato peraltro relativamente sintetico dell'opera d'arte usata per abbellire questo disco  concludo consigliando vivamente il suo ascolto a chiunque vada alla ricerca di un prodotto black elaborato, mai scontato o banale e dagli espliciti richiami letterari.
Per chiunque voglia invece approfondire l'opera di Howard Phillips Lovecraft può trovare qui di seguito una lista dei maggiori capolavori di questo genio letterario:


"La Tomba" 1917
"Dagon" 1917
"Oltre Il Muro Del Sonno" 1919
"La Dichiarazione Di Randolph Carter" 1919
"I Gatti Di Ulthar" 1920
"Il Tempio" 1920
"Celephais" 1920
"Nyarlathotep" 1920
"L'Estraneo" 1921
"La Musica di Erich Zann" 1921
"Herbert West Rianimatore 1921/22
"Il Richiamo di Cthulhu" 1926
"La Ricerca Onirica Dello Sconosciuto Kadath" 1926/27
"Il Caso Di Charles Dexter Ward" 1927"
"Colui Che Sussurrava Nelle Tenebre" 1930
"Le Montagne Della Follia" 1931
"La Maschera Di Innsmouth" 1931
"L'Ombra Venuta Dal Tempo" 1934