EMPEROR

ANTHEMS TO THE WELKIN AT DUSK

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
09/02/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

recensione

Inno a Satana

L'inferno. L'inferno dominante, trionfante si spalanca dinnanzi a noi, spalanca le sue fauci. Il cielo da azzurro diviene plumbeo, poi bituminoso. Il buio è in arrivo.
Il buio. Maledetto, detestabile buio che cancella le speranze dalle menti umane. Che elimina i sorrisi. Gli stupidi sorrisi degli altrettanto stupidi uomini che ignari vivono passivamente la loro inutile vita.
Le nubi, nere, nefaste nubi avvolgono ogni cosa. 
L' inferno si è spalancato. Dal buio si librano figure alate, in lontananza. Sagome di esseri che conservano in parte un'identità riconoscibile.
Demoni.
Le trombe dell'apocalisse stanno suonando. L'abisso rigurgita il male nella sua più alta accezione. I neri angeli della perdizione stanno fuoriuscendo dal Maelstrom per invadere ogni cosa. Per dare nuovamente battaglia a Dio e riconquistare il paradiso perduto.

Il disco

Con Anthems To The Welkin At Dusk ci troviamo di fronte alla seconda release dei grandi Emperor, tra i padrini incontrastati della seconda ondata black metal. Merito incontrastabile dei nostri è stato quello di aver portato una componente "sinfonica" ad un genere spietato e privo di compromessi come il metallo nero.
Il disco esce nel 1997, in seguito a una riorganizzazione in seno alla band (l'arresto di Bard Faust e l'allontanamento di Tchort, a cui subentra Alver) e la pubblicazione di un Ep apripista, Reverence. L'evoluzione sul campo strettamente musicale si nota grazie ad un accentuazione della componente sinfonica (già presente nel primo full) e all'inserimento delle voci più pulite. A seguito di un capolavoro come In The Nightside Eclipse, i nostri, essendo dei geni musicali (perchè parlare di artisti del campo di Samoth e Ihsahn significa parlare di Musicisti con la M maiuscola) riescono a forgiare un nuovo capolavoro, che, a onor del vero, non sarà neanche l'ultimo.
Ad un disco considerato unanimemente una pietra miliare del black non poteva non corrispondere una copertina degna del loro nome (e del loro genio), una cover che sembra pescata a piene mani dalle fantasie di Milton, Blake o del sommo Gustave Dorè (appunto l'autore delle incisioni per il Paradiso Perduto del già citato Milton.)
La copertina in questione si presenta agli occhi del fruitore scurissima, tetra, virata sui toni di un verdastro fogna tendente al nero. Un verde che fa emergere in maniera un pizzico rembrandtiana le figure protagoniste della copertina da quello che si erige a uno dei protagonisti assoluti della suddetta cover, quel nero per l'appunto capace di fagocitare dalle sue vischiose spire miriadi di personaggi, ammassi brulicanti di esseri che si nutrono della quintessenza del Buio più assoluto. Ma di quali esseri stiamo parlando? Angeli, fondamentalmente. Angeli caduti come possiamo intuire guardando il contesto in cui si muovono, volteggiano. Uno scenario che sembra riecheggiare per malignità la celebre Mordor creata da J.R.R. Tolkien. Ma sicuramente impregnata in maggior misura di malvagità. Uno scenario in cui a fare bella mostra di se troviamo un ancestrale castello, quasi totalmente avvolto dalle ombre. Giusto un lato di questo è vagamente illuminato, ma sicuramente non da luci benefiche, salvifiche, bensì da quei fiochi bagliori verdastri di cui l'intera copertina (come già specificato) è impregnata.
Ombre abbiamo detto. Ombre e una mefitica luce, in cui esseri delle tenebre sono liberi di muoversi, in una scia terribile, in una nidiata che a primo impatto sembra quasi non avere inizio. Le orde infernali si muovono partendo e disperdendosi in tre direzioni diverse (in basso a destra, nella metà della copertina, sia a destra che a sinistra) e sembrano raccogliersi e cumulificarsi nella parte quasi centrale, sotto al logo della band. In basso notiamo una preponderanza di demoni a cavallo, oscuri portatori di eterna dannazione in sella ai loro maledetti destrieri. Alcuni di loro, stranamente proprio quelli con le ali da pipistrello (un classico iconografico che distingue il demone dalla figura dell'angelo, che invece ha ali di uccello) alzano le braccia in un segno quasi di incitamento. Nella metà, a destra e a sinistra notiamo invece angeli caduti volteggiare nel cielo mortuario confondendosi tra di loro e lasciando intravedere principalmente miriadi di ali. Al centro spicca un gruppo totalmente immerso nell'ombra: i vari angeli sono fermi, hanno trombe che sollevano, portano alla bocca e suonano per annunciare l'apocalisse, l'arrivo delle truppe il cui compito è spodestare Dio dal suo trono nell'ultima magniloquente battaglia finale.
In alto a destra, come già accennato, troneggia il logo della band, "Emperor", decisamente noto tra le schiere di appassionati: un logo la cui E centrale (nella quale la stanga in mezzo sembra tramutarsi in una specie di occhio) divide in due una scritta "speculare".
In basso a sinistra invece il titolo dell'album "Anthems To The Welkin At Dusk", griffata in una sorta di gotico (il carattere più utilizzato nelle copertine black).
La copertina (sarebbe quasi superfluo ribadirlo) è un capolavoro di evocatività, una tetra rappresentazione dell'apocalisse, decisamente adeguata per un disco che è assolutamente un reato non possedere, uno dei più grandi capolavori black mai partoriti.