ELP

BRAIN SALAD SURGERY

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
24/02/2014
TEMPO DI LETTURA:
10

recensione

Continua la rassegna di grandi geni artistici il cui innegabile merito è quello di aver incrementato il fattore immaginifico dei dischi presi sotto la loro ala. E' il turno stavolta del maestro svizzero Hans Ruedi Giger (pseudonimo di Hans Rudolf Giger), pittore, scultore grafico e designer. Nato a Coira, il giovane Hans passa parte della sua infanzia nello studio del padre, titolare di una farmacia, tra sanguisughe, fiale e liquidi vari. Da quel che evinciamo, tramite racconti, un teschio, inviato al padre, affascina non poco il futuro pittore e in qualche maniera contribuisce alla sua passione per il tetro e il bizzarro (incrementata nel tempo grazie all'amore per artisti quali Jean Cocteau e Salvator Dalì). Questa trova piena espressione negli anni, attraverso una pittura che pesca in pieno dal simbolismo e dal surrealismo. Sua è ad esempio l'invenzione dei "Biomeccanoidi", creature nate da una fusione di carne e macchine in una perfetta quanto perversa alchimia. Le sue visioni trovano sbocchi cinematografici grazie alla collaborazione con Ridley Scott per la realizzazione di Alien. Curioso è l'aneddoto, secondo il quale, il regista, al suo primo incontro con il pittore, lo vede arrivare in una giornata estiva e soleggiata pallido, emaciato, con indosso un impermeabile nero. Tra gli altri progetti in campo cinematografico si ricordano i disegni per Dune (1984) di David Lynch (anche se inizialmente il film era stato preso sotto l'ala di Jodorowsky) e la creatura Sil per Specie Mortale (1995).
Altrettanto affascinante la sua collaborazione con artisti nel campo musicale. A parte la famosa asta di microfono messo a punto per Jonathan Davis dei Korn, il maestro riversa la sua oscura arte delle copertine di differenti artisti quali Carcass (Heartwork), Celtic Frost (To Mega Therion) e Emerson Lake e Palmer (Brain Salad Surgery). E sono proprio questi ultimi, con il capolavoro appena citato, ad essere presi in esame per la mia nuova analisi.
L'album, uscito nel novembre del 1973, è il quinto partorito dalla celebre band, composta dal tastierista Keith Emerson (mirabile la sua successiva carriera da solista), il chitarrista Greg Lake e il batterista Carl Palmer, un supergruppo composto da tre geni dell'universo prog, il cui nome (sarebbe quasi inutile specificarlo) è un unione dei tre cognomi (spesso e volentieri semplificato in ELP). L'album risulta importante per due fattori: per essere il primo della Manticore, etichetta messa in piedi dal supergruppo dopo il distacco con l'Atlantics, e per la celebre copertina ad opera proprio del maestro svizzero. Le tavole originali di quest'opera sono scomparse nel viaggio di ritorno da una mostra a Praga (Smarrite? Rubate? Chi scrive propende per questa seconda ipotesi, invero la più credibile).
L'artwork in questione (un gatefold in originale, con un poster interno contenente i volti dei tre musicisti da un lato e i testi dall'altro) è giostrato su colori plumbei, su un grigio tendente al bluastro: vediamo un indecifrabile architettura/artefatto occupare la quasi totalità della copertina. Una struttura ferrosa, metallica, simmetrica nella sua perfezione deumanizzata. Nella parte alta, al centro la metà superiore di un teschio, trafitta, pugnalata da due travi allo sfenoide e al parietale.
Nella parte centrale si apre un oblò perfettamente circolare, nel quale fa bella mostra di se il dettaglio di un viso femminile virato in un bianco latte che stacca  nettamente con il colore metallico del resto della cover. Un viso dunque, e dei capelli che a dirla tutta sembrano tubi sagomati. E,  nella parte inferiore, la rappresentazione di una forma fallica quasi completamete censurata da un forte bagliore. Sembra invece che nell'illustrazione originale quel "dettaglio" non fosse confuso, ma anzi, ben visibile.
Non è un caso che sia stato inserito un genitale maschile non troppo distante dalla bocca di quella strana figura femminile, dato che il titolo dell'album rappresenta una maniera educata e non troppo esplicita per riferirsi alla fellatio. Dunque non è un gioco gratuito, ma un sapiente gioco di rimandi.
In basso, abbastanza evidente, spicca tra le varie strutture (alcune che rimandano addirittura a colonne vertebrali) il logo della band, la scritta ELP stampata come un bassorilievo su una grossa tubatura/struttura di metallo.
Anche questa è strutturata in maniera simmetrica, così come tutta la copertina. Simmetrica e totalmente deumanizzata.
Nella parte posteriore dell'edizione in cd possiamo cogliere per intero le fattezze dell'essere femminile lasciato appena intravedere in copertina. Come anticipato, gli strani capelli rendono la "donna" un essere che ha ben più affinità con un alieno che con un abitante di questo mondo. 
Dunque l'opera di un genio, uno dei più grandi artisti contemporanei, capace di evocare con le sue visioni scenari da incubo, spesso conditi di riferimenti futuribili e sessuali. Non l'unica (come già specificato in precedenza) ne la più importante: personalmente pongo quest'opera sullo stesso livello delle altre presenti nelle copertine dei gruppi citati in precedenza, un livello altissimo, una vetta irraggiungibile. E non poteva essere altrimenti considerando che stiamo parlando di uno dei più grandi maestri visionari del nostro secolo. 
L'unico, inossidabile, maestoso Hans Ruedi Giger.