ELM STREET

Barbed Wire Metal

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
23/03/2012
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recensione

Attiva sin dal 2003, questa strepitosa band Australiana (di Melbourne) esordisce nel 2011 con l' album Barbed Wire Metal (per la Stormspell record) una bomba di potente heavy metal classico ispirato in primis ai Judas Priest, Savatage e Iron Maiden miscelati in una formula più moderna e decisamente accattivante. La roca voce di Ben Batres ben si sposa con una sezione ritmica schiacciasassi in cui a farla da padrone non è un eccessiva ricercatezza tecnica, ma un attitudine "in your face" ben esplicata dalla copertina realizzata dal grandissimo Ed "MegaDeath" Repka (perchè questo nomignolo? Beh, per il semplice fatto che il genio sopracitato ha avuto modo di effigiare alla grande diverse copertine sia della band di Megadave Mustaine che dei Death) un maestro che quasi non avrebbe bisogno di presentazioni, un Caravaggio nell'ambito degli artwork metal, che oltre ai grandissimi Death e Megadeth ha avuto modo nella sua brillante carriera di collaborare con artisti quali Atheist, Nuclear Assault, Possessed. Alla pari di Derek Riggs (celebre per le sue copertine dei Maiden) Repka ha saputo creare un suo preciso trademark riconoscibilissimo sin dal primo fulmineo sguardo.Lo stile evocativo e fantasioso e il flavour un po' ottantiano sono peculiarità uniche di questo artista con la A maiuscola che nell' arco della sua onorata carriera ha avuto modo di rendere ancora più accattivanti molti album considerati unanimemente capolavori del genere (basti pensare a Rust in Peace o a Piece of Time degli Atheist), ma anche platter sicuramente meno conosciuti dal metalhead medio (come Compelled By Fear di Killjoy, bellissimo album in cui Repka si esprime, a parere di chi scrive, ai massimi livelli). Il lavoro svolto per gli Elm Street è a dir poco sensazionale: l' artwork è lancinante e diretto esattamente come la musica del combo australiano. Protagonista assoluto di questa piccola opera d' arte è un folle motociclista scheletrico, un pazzoide dai connotati decisamente mortuari che in sella al suo bolide si appresta a fare scempio dei borghesotti impomatati e tirati a lucido che sventurati si trovano sul suo cammino. Non c' è pietà per questi inutili colletti bianchi...la dittatura della mediocrità è sobillata da un impeto quasi rivoluzionario che come un devastante ciclone spazza via tutto ciò che c' è nella traiettoria. Il folle scheletro biker, con la sua testa dalle dimensioni a dir poco spropositate sghignazza mentre afferra per il collo uno di quei superflui ometti e lo solleva come se fosse un leggerissimo peluche...la sua fine ormai è vicina, ma allo zombie easy rider gliene frega poco, anzi, si diverte di gusto mentre investe con la sua moto un secondo inutile pupazzo incravattato. La sua ruota fa scempio delle sue budella mentre l' uomo disperato urla tutto il suo dolore rivolgendo il suo sguardo alienato nel vuoto. I suoi occhi, rattrapiti dalla morte incombente comunicano più di mille parole: sono gli occhi di un uomo che si sta spegnendo, anestetizzati dal martirio, accecati dal terrore di chi impotente sa di andare incontro al destino finale. Il centauro non è disposto a fermarsi qua..Ben quattro uomini assistono alla scena impotenti : due urlano disperati per il terrore.Uno di essi alza una mano come a dire "fermati...cosa diavolo stai facendo maledetto pazzo". Un secondo uomo alla destra dello scheletro guarda impotente paralizzato dal terrore. Vorrebbe fuggire, ma ha la consapevolezza che sarebbe un gesto inutile..il folle centauro in sella al suo bestione cromato lo carpirebbe in due secondi, il tempo di ripartire con la propria moto e saltargli addosso per strappargli la testa dal collo. Sa che il suo destino è in mano alla cieca fortuna, che esattamente come un lancio di dadi può decidere il destino. E guarda impietrito mentre la sua mente si annebbia. Un terzo ometto, visibile tra l' uomo sollevato per il collo e il folle zombie biker guarda la scena con sguardo inebetito...non ha ancora capito cosa sta succedendo e la sua espressione rasenta il comico. Presto si accorgerà che si sta scatenando l' inferno e una delle vittime potrebbe essere lui. Il suo sguardo è rivolto allo scheletro che strangola lo sfortunato borgesotto. Ma il biker ancora non si è accorto della sua presenza. La sua attenzione è concentrata  sulle prime due vittime, che brutalizza senza pietà mentre guarda con aria di sfida lo spettatore esterno, come se la sua furia distruttrice volesse portarlo a saltare fuori dalla copertina del disco e dilaniare anche le carni dell' ascoltatore che incauto ha avuto la malaugurata idea di prendere in mano quel disco.
Un quarto uomo, alla sinistra estrema dell' artwork fissa quello scempio mentre una smorfia di disgusto gli si disegna sulla faccia. Sta vedendo due uomini macellati e non può fare nulla per fermare la mattanza. I suoi occhi sono socchiusi. Lo spettacolo gli sta facendo venire il voltastomaco. Vorrebbe vomitare li, dare la possibilità al suo stomaco di strizzarsi a dovere, ma ogni singola parte del suo corpo è pietrificata e tutto quello che può fare è abbozzare timidamente un tentativo di girarsi...un tentativo di gridare un "aiuto..." che non uscirà mai dalla bocca perchè la sua lingua è ridotta ad un monolite di sale incastonato in una bocca immobile come quella di una statua. Il terrore, lo schifo per tutto quel sangue, quella morte e quel dolore lo hanno reso un pupazzo immobile simile alla versione triste della statua di Ronald Mc Donald, e la paura lo terrà ancorato li finchè il fato a due ruote non sopraggiungerà, come un tetro angelo della morte uscito da un inferno borchiato e cromato, un cavaliere dell' apocalisse che invece del suo fido destriero si lancia sulle sue incaute vittime con la sua custom.
 Fiero delle sue scellerate azioni il cadavere capellone è pronto a fiondarsi su altre misere vittime. I suoi occhi, fiammeggianti come quelli di Caronte hanno un solo significato: nessuna pietà.
Le sue catene saranno presto sgomitolate ed usate per lacerare le membra di moltissime altre vittime. La città del resto brulica di vita. Tante persone vagano per quell' anonima strada infettata da un aria malsana e soffocante. Immerse in una luce giallastra quelle povere anime disperate non sanno ancora del destino che sta per compiersi per mano di un nero sicario proveniente direttamente dagli abissi più reconditi dell' oltretomba, e proseguono la loro inutile esistenza sino a quando il sardonico angelo della morte non verrà a tagliare il cordone ombelicale che li tiene attaccati alla vita.
Repka centra in pieno questo lavoro confezionando un piccolo masterpiece di ineguagliabile bellezza devastante come un pugno di Tyson, un opera d' arte degna di stare in un Louvre delle copertine metal, perfetto biglietto da visita per avere un primo approccio (visivo) con la musica potente ed aggressiva dei thrasher australiani