VOIVOD

Thrashing Rage

1986 - Noise Records

A CURA DI
MAREK
08/06/2017
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Dopo l'incredibile successo di "War And Pain", primo devastante album dei Voivod, la carriera del quartetto canadese sembrava poter procedere a vele proverbialmente spiegate. Un disco che, seppur ancora grezzo e per molti versi "immaturo", aveva raccolto attorno a sé l'attenzione di molti appassionati, vendendo oltre ogni aspettativa. Quarantamila copie smerciate nell'arco di due anni, dal 1984 al 1986. Cifre incredibili, per un gruppo praticamente agli inizi del proprio cammino. Formatisi nell'81, i Nostri avevano trovato subito una casa nella "Metal Blade Records", grazie alla quale licenziarono il più che fortunato debut. Un'etichetta importante, notorietà conquistata a suon di ruvidezza Speed Punk, circoli di fan fedelissimi che proprio in quel momento cominciavano a formarsi; eppure, qualcosa si incrinò. Problemi gravi, che di fatto conclusero (in maniera non proprio idilliaca...) il rapporto fra i Voivod e la loro label. Stando al numero di copie vendute, i canadesi avrebbero dovuto intascare una cifra assai importante: invece, si ritrovarono con soli mille dollari, da spartire in quattro. Snake, Piggy, Blacky ed Away (comprensibilmente) non ci stettero, ed alla loro richiesta di spiegazioni, la "Metal Blade" non fece altro che mostrar loro il contratto firmato, ove una clausola "in piccolo" giustificava il latrocinio legalmente avvenuto. Un atteggiamento che provocò l'ira dei giovanissimi, praticamente raggirati senza poter neanche intentare una causa o far valere i propri diritti. Si giunse così nel 1986, con tanto materiale già rilasciato tramite demo indipendenti e la disperata ricerca di una label onesta, presso la quale accasarsi per rilasciare il successore di "War and Pain". Un peregrinare che non durò, fortunatamente per il combo, più del dovuto. Il portone della nuova casa si spalancò trionfante, ed il roster della "Combat Records" accolse con entusiasmo l'arrivo dei Voivod, sotto l'attenta "segnalazione" di un'altra etichetta. Galvanizzati da questa nuova opportunità, i Nostri raggrupparono il meglio del materiale sparso nelle due demo pubblicate proprio nell'86, per dar vita - rilasciandolo nello stesso anno - al devastante "Rrröööaaarrr". Un album crocevia importantissimo per la carriera dei Voivod, i quali compirono sensibili passi avanti in occasione di questo secondo platter. Un disco, "Rrröööaaarrr", che mostrò infatti una maturità compositiva sensibilmente maggiore di quella mostrata in "War and Pain". Laddove infatti il debut si mostrava troppo "debole", incerto e grossolano, il Juggernaut dell'86 svelava invece un lato ancor più complesso e particolare, della personalità del combo canadese. Brani certamente Thrash ma ricchi di quelle "proto" - sfumature che avrebbero portato i Voivod a pubblicare il mostruoso "Killing Technology", vero e proprio gioiello di Thrash tecnico ed ai limiti del progressive. Troppi considerano "Rrröööaaarrr" un album di transizione e nulla più. Al contrario, è forse il disco che meglio rappresenta la pazzia e l'estro creativo di questi folli canadesi; un lavoro in bilico fra la ricercatezza e la violenza senza mezzi termini, dal sound quasi "industriale", rugginoso. Insomma, un album Speed Thrash che voleva contemporaneamente esser qualcosa di più e non solo quel che un ascoltatore occasionale avrebbe potuto captare. Il mondo dei Voivod, dopo tutto, è sempre stato assurdamente imprevedibile. Ed anche nel platter più elementare, più semplice, può nascondersi dell'oro. Il caso di "Rrröööaaarrr", inutile negarlo: timido iniziatore d'un discorso che sarebbe poi sfociato a piena potenza nel già citato "Killing Technology", dando il via ad una delle derive più marcatamente coinvolgenti della storia del Metal. Un "via" che fu merito, in fin dei conti, della "Combat Records": la quale seguì questo complicatissimo percorso nella sua fase più embrionale e delicata, supportando i Voivod, aiutandoli nel trovare ancor più risonanza in America ed anche nel mondo. Proprio perché, nella prima metà dell'86, la "Combat..." iniziò a siglare accordi con diverse etichette del vecchio continente, distribuendone e promuovendone i lavori all'interno dei confini americani. Il primo patto venne stretto con la celeberrima "Neat Records", successivamente fu il turno della "Noise Records" di Berlino, la quale aveva portato i Voivod ad accasarsi presso la "Combat..." per quel che riguardò il rilascio di "Rrröööaaarrr". Fu proprio la "Noise...", l'etichetta "segnalatrice" citata qualche riga più in su, presso la quale i Nostri "sostarono" in attesa di poter sfociare nel roster del colosso underground americano. Il cui management ben decise di rilasciare un mini EP "assaggio" dell'imminente platter, pubblicato proprio qualche mese prima e dal titolo "Thrashing Rage". Versione picture disc, limitata a 2000 copie numerate. Quattro tracce anticipatrici di quel che sarebbe stato il sound "nuovo" dei Voivod, quattro brani rilasciati a mo' di antipasto. La storia di "Rrröööaaarrr", inutile dirlo, passa anche per questo "sample", presentato al mercato ed alla "Combat..." contemporaneamente; la quale, inutile dirlo, non si fece scappare l'occasione di mettere i Voivod sotto contratto, licenziando i loro lavori bollandoli con il proprio marchio. Andiamo quindi alla scoperta di questo EP, osservando quali tracce furono ritenute degne d'esser subito ascoltate, analizzandole come di consueto nel più microscopico dei dettagli. Let's Play!

Thrashing Rage

Apertura del mini album affidata alla travolgente "Thrashing Rage (Rabbia martellante)"; titletrack per l'occasione, successivamente apertura del Thrashing Side, lato B di "Rrröööaaarrr". E' la scalmanata quanto galoppante batteria di Away a dettare i tempi: colpi furiosi entro i quali, nelle prime battute, ben si inserisce un riff vorticoso di Piggy, di seguito destinato a tramutarsi in ariose successioni di lunghe note, sicuramente più melodiche delle precedenti. Tutto questo prima che si ritorni a scalpitare ed a strusciare lo zoccolo sul terreno, instaurando un clima ansiogeno, degno preludio d'un'imminente esplosione. La rabbia ribolle, scalcia come un frisone imbizzarrito. La voglia di distruggere, di disintegrare, di far male. Il livore, i ruggiti, gli sbuffi. Il cuore batte all'impazzata, il sangue si tramuta in magma. Occhi sbarrati, bava dalla bocca... la furia cieca sta per dominarci. Momento in cui non capiamo nulla, persi come in un incubo, in un labirinto senza via d'uscita. La testa pesa e martella, pulsa, fa male. La mente obnubilata, sconvolta dalla voglia di uccidere qualcuno a mani nude. Il nostro nemico, lì davanti a noi. Non sa cosa lo aspetta, farebbe meglio a scappare, prima della nostra definitiva eruzione. La quale di lì a poco prorompe in tutta la sua terribile magnificenza, complice la definitiva accelerata dei Voivod. Partiamo all'attacco assieme ai Nostri, seguendo dunque il sentiero tracciato da un brano 100% Thrash Metal, reso ancor più crudele dalla voce di Snake, proclamato all'unanimità il Cronos della situazione. Blacky e Away, dal canto loro, sono i veri motori di un pezzo incredibile, sfoggiando una ritmica rocciosa e tellurica. Pilastro sul quale Piggy ben si adagia, sfoggiando un riffing work pesante e dal sound "industriale". Graffiante e ferroso, come se questo provenisse davvero da un'acciaieria od un'officina metalmeccanica, parodiandone l'atmosfera calda ed arcigna. Attorno al secondo minuto, poi, il Nostro si esibisce in un pregevolissimo mini-assolo, squillante e tagliente al punto giusto, raffinato sfoggio d'una tecnica invidiabile. Si prosegue quindi nel vibrar colpi di clava, assecondando il pulsante desiderio di menare le mani. Spacchiamo letteralmente ogni cosa dinnanzi a noi, poco importa se questi siano oggetti o persone. Un'orgia di rabbia e di colpi mollati a caso. Strepitiamo, urliamo, calciamo, nervosi come un toro durante un rodeo. Nel mentre, il combo canadese continua a muoversi più o meno sulle stesse coordinate dei Venom, adottando comunque sparute soluzioni Hardcore Punk. Miscela letale che ci conduce, al minuto 2:42, all'instaurarsi nel background di una stranissima ed ansiogena atmosfera creata dall'ascia di Piggy. La chitarra rimane in sottofondo, la batteria sormonta ogni altro strumento. Eppure, la sei corde non smette di mostrarsi oscura, aleggiante. Preludio adatto ad un assolo il quale sfoggia le medesime caratteristiche pocanzi descritte: cupo, freddo, straniante. Coincidente con il momento di totale perdita della ragione, da parte nostra. Quando, durante l'esplosione di cieca rabbia, ci ritroviamo come guidati da una maledetta entità. Burattini posseduti, nelle mani di chissà chi. Di seguito, dopo una breve sezione cantata, i Voivod si donano ad uno sferragliante riff "a mitraglia", salvo poi riacquisire una marcata linearità, picchiando durissimo fino alla fine. Dopo aver dato fondo alle nostre energie, cadiamo a terra svenuti e privi di sensi. Tutto duole, testa compresa. Davvero un grande biglietto da visita, non c'è che dire.

Slaughter in a Grave

Arriva ben presto il turno di "Slaughter in a Grave (Massacro in una tomba)", terza traccia di "Rrröööaaarrr", situata nel suo lato A, il cosiddetto "Ripping Side". Si comincia a picchiare subito durissimo, sfoggiando un sound certamente crudele ed oltranzista ma decisamente "raffinato" da una chiara impronta N.W.O.B.H.M., più che mai marcata. L'andatura generale potrebbe ricordare ad ampli tratti un modus operandi à la Raven, più qualche lieve sfumatura Hard n'Heavy debitrice ai più scalmanati AC/DC. Un riffing work serratissimo e diretto, unito ad una ritmica travolgente, che si fa forte dunque di una crudeltà di stampo Venom (degnamente "rappresentati" dall'acidissima voce di Snake) e ben amalgama in esso soluzioni / ispirazioni fra le più disparate. Soluzioni (ancora) prive di troppi accorgimenti, in linea con la narrazione d'una storia dell'orrore. Si parla di fantasmi, senza ch'essi siano tuttavia anime in pena o tristi abitatori d'un antico maniero. L'anima tormentata di cui parliamo in questo brano è quella d'un killer spietato, senza scrupoli, privo di pietà o morale. Egli fu uno spietato assassino in vita... e se possibile, da morto sembra addirittura peggiorato. Ogni notte si risveglia, assetato di sangue: abbandona la sua tomba per cercare vittime innocenti, atte a saziare i suoi terribili appetiti. Gira per le strade avvolto dalla nebbia, come un predatore. Nessuno lo nota, se non quando è troppo tardi. Il ritmo spedito e sostenuto della canzone non fa altro che sottolineare il nostro stato d'ansia, aumentando i battiti del nostro cuore. Come i furiosi riff di Piggy, il muscolo cardiaco batte all'impazzata, peggio dei tamburi di Away. Ci sentiamo osservati, sappiamo che qualcuno è in agguato. Non riusciamo a scorgerlo eppure la presenza è da noi tragicamente percepita. Lo vediamo, per un secondo: non possiamo urlare, un coltello è già piantato nella nostra gola. Si arriva così al mini refrain, nel quale l'ovvio epilogo trova il suo compimento: "slaughter in a grave!!!". Senza che neanche ce ne rendessimo conto, il nostro corpo viene molestato e mutilato, di seguito abbandonato all'interno di una tomba vuota. Successivamente al refrain, un bello sfoggio d'assoli fa la sua grande figura, mostrandoci il lato più tecnico di Piggy. Velocità mista ad indubbia abilità tecnica, per dei guizzi di gusto Heavy in grado di farsi apprezzare. Viene presto presentata una nuova strofa, la quale non cambia nessuno dei discorsi fino ad ora affrontati: velocità, grezzaggine, sound travolgente a dire poco (riusciamo a sentire ancor più distintamente il basso di Blacky) ma anche voglia di suonare senza dubbio più maturi e ricercati di quanto avveniva in "War and Pain". Degna colonna sonora degli orribili delitti consumati dal fantasma: coltello ricurvo nella mano, nebbia, strade deserte, ignari passanti. L'essere considera il mondo il suo parco giochi, ove il cimitero rappresenta l'attrazione principale. Altro mini refrain e nuovi assoli da parte di Piggy, il quale si dimostra davvero come il valore aggiunto dei Voivod. Una chitarra che romba, urla, salta in continuazione da lidi Heavy a soluzioni più gravi e grezze. Versatilità ai massimi livelli, assoli straordinari, i quali lasciano spazio ad un proseguo dettato dalla combo strofa - ritornello... e dopo, ancora assoli. Ancora un momento di goduria massima, nel quale il nostro scatenato porcello dà il meglio di sé, per lasciare poi posto ad una conclusione picchiatissima e sconclusionata, nella quale tutto il gruppo si diverte ad esagerare, malmenando i propri strumenti. Ancora una volta, smembrati in una tomba. Il sole sta sorgendo, il fantasma ritorna nel suo giaciglio, sghignazzando. Chissà chi altro, domani notte, dovrà subire la nostra stessa sorte.

Helldriver

Penultimo brano del mini lotto, "Helldriver (Pilota infernale)" verrà destinato a seguire "Thrashing Rage" nella tracklist di "Rrröööaaarrr", occupando il secondo posto del "Thrashing Side". E' subito la chitarra di Piggy a darci il benvenuto, rombando (letteralmente!) come fosse una Harley Davidson. Accesi i motori, si può dunque partire sparati, sfoggiando nuovamente un riffing work derivante dalla grande scuola inglese. Andatura Speed Heavy, dunque, accostabile per velleità a nomi del calibro di Tank e Warfare. Persino la voce di Snake si pone in maniera meno "cronosiana" e cerca in qualche modo di assomigliare a quella di Algy Ward, consegnandoci dunque un brano - se vogliamo - elementare ma dannatamente coinvolgente. La sua spigliatezza, il suo suonare grezzo ma comunque spedito, rende dunque giustizia al protagonista delle liriche: un novello Ghost Rider, accerchiato dalle fiamme dell'inferno, dedito al culto della velocità. Più forte dell'inferno, più caldo d'un incendio. A bordo della sua motocicletta, il Nostro non teme niente e nessuno. Ama spingere il metaforico pedale sino alla placca, un pedal to the metal perpetuamente intrapreso. Vivere al limite fra la vita e la morte, consapevole del fatto che potrebbe schiantarsi da un momento all'altro. Questa è la sua droga, questa è la sua esistenza. Sempre più veloce, sino a consumare le ruote. Sino a che il suo casco non sublimi per colpa dell'attrito con l'aria, spaccando il secondo, distruggendo i limiti imposti dallo spazio - tempo. Impossibile fermarlo, impossibile raggiungerlo. Il brano continua dunque in tal guisa, come il nostro guidatore. Un pezzo che si indirizza, verso la sua metà, lungo uno splendido assolo  - come al solito -  marchiato a fuoco dalla classe di Piggy. Momento solista da incorniciare, in cui il nostro si cala nei panni di "Fast" Eddie Clarke ed inizia a tributare i sempiterni  Motörhead, prim'ancora che il brano decida di riprendere a correre lungo i binari pocanzi fissati. Il nostro emulo di Ghost Rider non conosce sosta: nato per correre, nato per sfidare ogni legge fisica e naturale. E' il pilota infernale, è il supremo ierofante dell'acciaio su ruote. Il suo bolide, pesante e scintillante, romba furioso; possiamo percepire la sua presenza stando a kilometri di distanza, udendone gli sbuffi e gli scalpitii. Ruote che stridono sull'asfalto, scintille, incendi divampati... il folle corridore in gara contro se stesso, per polverizzare i suoi stessi record. Il brano prosegue dunque senza mostrare variazioni, finendo in un ulteriore "rombo". Pezzo fra i più "prevedibili"; ma quanto, effettivamente, riesce a coinvolgere? Domanda retorica, of course. Un brano che diverte, e sa far divertire. Degno tributo allo Speed Metal che fu.

To The Death!

La definitiva conclusione giunge a ritmo di "To The Death! (Fino alla morte!)", ultima traccia di questo EP nonché futuro epilogo di "Rrröööaaarrr". E' Piggy, con la sua effettatissima / distortissima ascia (ed aiutato da un gong in sottofondo) a dare inizio alle ostilità. Note lunghe, pesanti, buie. Cariche di pathos e negatività, richiamanti per sommi capi quel sound sporco e maleducato, triste e snervante (in futuro) assai caro a bands quali Mutiilation ed Absurd. Lievissimo accenno di "Black" ante litteram, insomma. éarlando ovviamente a posteriori: nel 1986, questa trovata era appannaggio totale di un Piggy ispiratissimo. Si prosegue dunque con una breve cavalcata, assai cadenzata... prima che il brano prorompa in un tripudio di furia Thrash. Quel particolare tipo di Thrash che avrebbe ispirato, di lì a poco, la nascente scena Death Metal; citare nomi quali Destruction e Possessed, in questo caso, è quanto meno d'obbligo. Batteria serratissima, riff a motosega, voce sgraziata quant'altre mai... i Voivod danno fondo alla loro riserva di crudeltà, picchiando durissimo senza porsi freni o limiti. La storia narrata, nemmeno a dirlo, è perfettamente in tinta con il massacro sonoro a cui stiamo prendendo parte. Una guerra, una terribile guerra, un conflitto così aspro da mettere il mondo letteralmente a soqquadro, a ferro e fuoco. Città devastate, sangue, montagne di cadaveri... i vincitori stanno scrivendo la loro storia, facendo valere il proprio concetto di giustizia, saccheggiando e devastando ormai per il puro gusto di farlo. Ci viene chiesto di scegliere: possiamo schierarci dalla loro parte, o subire. E dunque, morire. Un'armata inarrestabile, quella che si estende dinnanzi ai nostri occhi. Soldati privi di rimorsi o sensi di colpa marciano compatti come tanti robot, assetati di sofferenza. Mutilare, distruggere, uccidere, sgozzare. Questa, la loro unica ragione d'esistenza. Cervelli resettati e riprogrammati, volti al totale annichilimento della razza umana. In linea con ciò che leggiamo, la musica continua a radere al suolo ogni ostacolo, molestando le nostre orecchie in maniera brutale. Si mena forte, si mollano pugni e calci, ginocchiate, testate: il tutto ad una velocità assai sostenuta, sfoggiando sempre quel sound ferruginoso e fracassone tipico della band. Soprattutto al 3:26 udiamo dei chiari accenni di proto Death Metal, momento in cui il refrain esplode ancora più violento che in altri frangenti e ci mostra i Voivod intenzionati ad esagerare, a schiacciare il pedale sino alla placca. Un pedal to the metal che ci presenta quindi un particolarissimo assolo di Piggy, il quale comincia già a mostrare alcuni di quei suoni "da spazio profondo" che faranno la fortuna di "Killing Technology". Sottinteso il fatto che il chitarrista non si scorda certo della velocità: sempre presente, anche quando il brano si avvia alla sua conclusione, razziando e straziando. Batteria sempre scalpitante e ferocissima, chitarra sugli scudi, voce demoniaca, basso frastornante... cinque minuti di pura malvagità, di genocidio sonoro. Un genocidio applicato dalle truppe intenzionate a portare ancora avanti la loro marcia di distruzione, di totale sterminio. Marciano compatti, battendo l'asfalto. Sul sangue ed i cadaveri di nemici ed innocenti, su ossa fracassate dai tacchi degli stivali, su macerie ormai sparse in ogni dove. Se mai ci fossimo chiesti come si potrebbe presentare l'inferno, ora ne abbiamo un'eloquente istantanea. Questa è la terra, agonizzante e ridotta ad un cumulo di cenere. Fino alla morte, non vedremo altro. E pregheremo, pregheremo perché la nostra dipartita arrivi in fretta.

Conclusioni

Arrivati alla fine di questo breve viaggio, non possiamo fare altro che sederci un paio di minuti. Giusto il tempo di riprendersi da così tanta furia, magnificamente espressa, sfacciatamente manifestata senza alcuna vergogna o reticenza. Una disamina non semplice, quella che il vostro affezionatissimo è chiamato a compiere. Proprio perché  "Rrröööaaarrr", e di conseguenza "Thrashing Rage", hanno il merito di presentarci non solo un gruppo, bensì due. Addirittura, avete capito benissimo. Due Voivod in un solo album, in un solo EP. Proviamo, se volete, anche a dimenticarci di "Rrröööaaarrr", facendo finta che esso non sia ancora stato rilasciato... e che questo picture disc / EP sia appena comparso sugli scaffali del nostro negozio di fiducia, quello più fornito e dedito al culto dell'Underground. Forti dell'esperienza già provata con "War And Pain", dunque, l'ascolto di queste quattro tracce risulta destabilizzante. Nel senso positivo, in quanto, come già detto, mostra ben due Voivod. I primi, quelli più fedeli "alla linea" della brutale velocità, della rozzezza tipica del Metal venato di Punk. Un po' Warfare, un po' Hardcore, i primi Voivod non rinunciano dunque all'impertinente ruvidezza tipica d'un genere di per sé oltranzista, ben poco aperto (almeno nelle sue prime fasi) a soluzioni complesse / cervellotiche. L'attitudine mostrata nel debut, quindi, non viene certo a mancare; manna dal cielo per tutti gli amanti del Thrash Speed, i quali troveranno in queste quattro track una vera e propria valvola di sfogo. Diciassette minuti fomentanti pogo e stage diving, adattissimi a scaldare gli animi e ad indurre ad un moshpit pressoché perpetuo. Il discorso, però, non termina qui, e si estende sino a sconfinare nei secondi Voivod. Quelli che, pur non rinunciando al "tradizionale", tirano fuori dal cilindro un qualcosa di abbastanza coraggioso e per molti versi innovativo. Del fatto che "Thrashing Rage" non sia un "semplice" EP Thrash Metal, ce ne accorgiamo da diversi fattori. Primo fra tutti, la tecnica chitarristica espressa da Piggy, vero e proprio motore, colonna portante della band. Un chitarrista eclettico, particolare, difficile da definire con un solo aggettivo. Un Piggy che, in questa occasione, dà una bella raffinata al sound dei suoi compagni e dunque ci presenta brani non certo prevedibili o comunque scontati. Insomma, i Voivod crescono e si evolvono, dimenticando le incertezze passate e mostrando un nuovo volto del loro essere. Musicisti preparati, ansiosi di sperimentare, di battere nuovi sentieri per poter finalmente arrivare ad una meta mai raggiunta da altri. Assoli da dieci e lode, riffing work vivo e pulsante, mai noioso o ripetitivo, pezzi diretti ma non certo "semplici". Aggiungiamo poi tutte le piccole particolarità sonore espresse già lungo l'analisi track by track, ed ecco che otteniamo la naturale evoluzione di un gruppo che, di lì a poco, avrebbe stupito il mondo pubblicando album come "Killing Technology" e "Dimension Hatröss". Archetipi definitivi di un genere il quale avrebbe trovato ampi proseliti in tutto il mondo, negli anni avvenire e nella loro diretta contemporaneità. Inutile dirlo, tutti gli elementi che avrebbero reso grandi i Voivod erano già presenti (in forma seppur timida ed embrionale) in questo EP, successivamente in "Rrröööaaarrr". Dunque, due Voivod. Gli uni, ragazzi scapestrati e punk scalcinati; gli altri, musicisti volenterosi di andare oltre, di provare ad esplorare le profondità del loro io. Il definitivo passo avanti che tutti si aspettavano, da un gruppo del genere, il quale non si adagia sugli allori di un bel debut ma anzi rompe le barricate, stupendo l'uditorio. Non dimenticando le sue radici, ma nemmeno considerandole un sancta sanctorum tale da renderle intoccabili. Dopo tutto, il segreto di una corretta e precisa evoluzione è proprio questo: non scordarsi mai di chi si è, quando si diverrà un qualcosa di enormemente più grande. Di lì a poco, un certo Chuck Schuldiner ce lo avrebbe dimostrato. Così come Piggy e company stavano facendo, in quel magico 1986. Lode dunque ai Voivod ed alla loro pazzia. Una follia la quale tutt'oggi ci insegna quanto l'Arte pretenda sfacciataggine e menefreghismo degli altrui pareri. Fare ciò che si vuole, sempre e comunque. Migliorarsi, essere noi stessi. Insomma... essere come questi quattro, irriducibili canadesi.

1) Thrashing Rage
2) Slaughter in a Grave
3) Helldriver
4) To The Death!
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