VOIVOD

Target Earth

2013 - Century Media Records

A CURA DI
DAVIDE CILLO
21/09/2017
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

Sono trent'anni dal primo lavoro dei Voivod, la demo dell'83 intitolata "Anachronism". La band canadese ci ha regalato un'infinità di emozioni in questo periodo di tempo, in cui abbiamo avuto la fortuna di ascoltare un'infinità di album unici e particolari con un sound differente l'uno dall'altro, ognuno per ogni occasione. I più grezzi e taglienti Voivod delle origini si sono evoluti, divenendo da band inserita "in un preciso contesto e filone artistico" a band "irripetibile al mondo" per sound e proposta musicale. Una band, quella dei Voivod, che si è saputa cimentare in autentiche imprese musicali non solo in fase di composizione, ma anche nell'esecuzione di brani cover, come ascoltato nello straordinario successo con l'onerosa cover di "Astronomy Domine" dei Pink Floyd delle origini. Una cover, questa, che ha lasciato del tutto impressionati anche i più conservatori fan della band inglese: fu una sfida coraggiosa, sfida superata. Con il passare degli anni i Voivod hanno ammorbidito il loro sound divenendo sempre più unici e ricercati, per poi tornare alle distorsioni violente nella seconda fase della carriera con la momentanea partenza del cantante Snake. Ci riferiamo, in questo caso, agli album della seconda metà degli anni '90. Successivamente, per tre album, i Voivod hanno trovato nell'ex Metallica Jason Newsted una sicurezza nel ruolo di bassista: è nato così il trinomio di full-length composto da "Voivod" del 2003, "Katorz" del 2006 e "Infini" del 2009, con quello di mezzo che ci ha convinto di più. In questa recente fase i canadesi si sono avvicinati ad un sound maggiormente rock, a tratti più a tratti meno originale, in una certa diversità interna fra i brani. E' da sottolineare che, successivamente alla morte dello storico chitarrista Piggy avvenuta nel 2005, la band ha comunque continuato a valorizzare ed utilizzare le composizioni realizzate e registrate nelle fasi finali della sua vita dal chitarrista. Dunque, fino ad "Infini", sarebbe stato quanto di più sbagliato parlare di album senza la presenza di Piggy. Il primo vero album senza Piggy è quello protagonista della recensione odierna, "Target Earth" del 2013. I Voivod hanno infatti un nuovo chitarrista, Chewy, ovvero Daniel Mongrain. Chitarrista nato nel '76, Daniel l'avevamo visto protagonista con la sua band Martyr, dove si cimentava in un più estremo Technical Death Metal. I Martyr, nati nel '94, hanno realizzato tre album, tutti e tre con la presenza del chitarrista fondatore: "Hopeless Hopes", il debutto del '97, "Warp Zone" del 2000 e "Feeding the Abscess" del 2006. Tutti i lavori hanno ricevuto un ottimo riconoscimento dalla critica metallara. La band si è sciolta nel 2008, proprio simultaneamente alle prime apparizioni di Chewy nei Voivod. Ci tocca ricordare che, tuttavia, anche nell'album "Infini" del 2009 il defunto Piggy era ancora accreditato come chitarrista. La nostra curiosità nell'ascoltare il primo vero album con Chewy non potrebbe dunque essere maggiore, un album che trova la solida e robusta collaborazione dell'etichetta discografica Century Media, utile finalmente per i Voivod nel ricevere la tanta meritata promozione non sempre trovata negli anni. Già nel caso di "Infini" il lavoro veniva fortunatamente rilasciato tramite Nuclear Blast, e dunque possiamo dire che la presenza di una label rilevante e conosciuta ai più è in questo caso una piacevole conferma. Tornando a "Target Earth", siamo in presenza di un album composto da 10 tracce per 56 minuti di ascolto, dove solo nel caso dell'episodio finale intitolato "Defiance" scendiamo al di sotto dei 4 minuti. Sotto questo punto di vista, è lecito aspettarsi un ritorno alle origini da parte della band. Rimanendo però sul tema della line-up, abbiamo la partenza di Jason Newsted a favore del ritorno del bassista Jean-Yves Theriault, più conosciuto come Blacky, che era sempre stato con la band nei primi anni seppur mai ritenuto un componente fondamentale della band. Certamente, anche in questo caso non avrà un ruolo particolarmente di primo piano, ma è giusto sottolineare quanto con l'eccezione del solo Piggy, i Voivod abbiano ricostituito la line-up originale con cui, nell'84, ci hanno regalato l'album di debutto "War and Pain". Tornando a "Target Earth", prima di immergerci nell'ascolto, ricordiamo che sono state realizzate due videoclip: quella relativa alla prima traccia, cioè la title track "Target Earth", e quella per la seconda, intitolata "Kluskap O' Kom". Una scelta un po' vecchia scuola, quella di partire subito con il botto. Bando alle ciance, è il tempo di immergerci nell'ascolto track by track di questo full rilasciato il 22 gennaio 2013 tramite Century Media Records: buon divertimento con "Target Earth"!

Target Earth

Ed ecco che un macabro ronzio robotico ci introduce questa "Target Earth", title track dell'album. Il ronzio si affievolisce, parte allora una robusta ritmica di basso che si contorce fino alla tortuosa strofa vocale. Il groove è di quelli eccezionali, la voce di Snake è leggermente saturata e con quel tanto di low-fi che non guasta, la batteria almeno in questa fase non si mostra particolarmente esplosiva ma si limita ad un ruolo più di secondo piano da un punto di vista sonoro. Ci vorrà un po' prima del ritornello, che si mostrerà diretto e coinvolgente come pochi con una melodia futuristica e mortuaria al tempo stesso. Nelle liriche la band ci racconta di come le cyber protezioni della Terra abbiano fallito, e di come un virus si stia diffondendo infettando progressivamente il nostro pianeta. Siamo in presenza di un'autentica guerra informatica, una guerra che, una volta abbattuti i muri, porterà alla distruzione del nostro pianeta. Con il passare dei minuti del brano, la situazione diviene sempre più critica: i file riguardanti gli abitanti del nostro pianeta vengono cancellati, e apprendiamo che la fine della nostra specie è ormai prossima. Uno dopo l'altro, i leader dei paesi muoiono, gli stati collassano in rapida successione. Nella parte conclusiva della canzone ci viene rivelata l'identità del proprietario di questo spietato virus: si tratta di una sorta di vendicatore spaziale, una sorta di "controllore" malvagio che porta morte nell'universo abbattendo i pianeti l'uno dopo l'altro e risucchiando la vita in essi. Tornando alla parte strettamente musicale del brano, al criptico ritornello segue uno straordinario riff di matrice Progressive, con il nostro Snake che sputa le sue sentenze di morte sul nostro sfortunato pianeta. Il brano, tuttavia, è anche protagonista con delle rocciose sezioni di alternate picking in cui i Voivod mostrano il loro lato più robusto. Abbiamo anche un assolo, cosa abbastanza rara con Piggy, sebbene restiamo in presenza di una solista piuttosto marginale ma ad ogni modo gustosa e godibile. Nella bellissima parte finale il basso introduce una serie di accordi oscuri e sostenuti, che chiudono la traccia illustrando la fine del nostro pianeta e dei giorni della specie umana. Un brano straordinario a dir poco, che davvero può essere paragonato ad uno dei Voivod dei giorni migliori, specie nello stile e nell'attitudine che davvero mi impressionano come in pochi brani potrebbero fare.

Kluskap O'Kom

E' tempo di procedere nell'ascolto di questo full-length. La seconda traccia si intitola "Kluskap O' Kom", e si apre con dei malvagi versi animali che ci possono ricordare, per certi versi, qualche oscuro e misterioso rituale sciamanico andato a buon fine. Questi mugugni di natura animale spariscono improvvisamente, venendo sostituiti dalla violenta e serrata batteria di Away. La parte è a dir poco calzante e carismatica, sebbene come detto prima la produzione non sia particolarmente impressionante dal punto di vista batteristico. Andremo ad analizzare ciò in fase di chiusura della recensione. I Voivod qui ci regalano un brano decisamente più "metallaro", veloce e aggressivo. Gli spediti ritmi della canzone ci faranno sbattere violentemente la testa, e il magnetico riff ci catturerà con il suo groove eccezionale. Sarebbe ad ogni modo sbagliato pensare che non ci siano quei frangenti Progressive che della band tanto conosciamo, dal momento che a questi momenti maggiormente metallari se ne alternano altri più lenti, musicali ed evocativi, con tanto di stravaganti accordi fatti come il buon Piggy ci aveva insegnato. Ad ogni modo, è a dir poco eccezionale questo feeling di Chewy con la sua nuova band, dal momento che le composizioni riescono ad essere uniche come poche. Sembrerà una frase fatta, o scontata, ma sembra davvero che questo ragazzo abbia da sempre suonato con la band. Al punto che, se qualcuno mi avesse detto che queste fossero composizioni di Piggy, ci avrei probabilmente anche creduto. Ad ogni modo, il brano in maniera magnifica ed ineccepibile riunisce a questi momenti maggiormente veloci il terrore portato dai macabri versi animali, in cui la produzione ci pone in primo piano i versi delle creature della foresta. Nel testo della canzone, infatti, i Voivod ci raccontano di come delle misteriose creature di origine animale vadano a caccia fra gli alberi e si nascondano nell'oscurità della vegetazione. Questi colossali carnivori sono infermabili, e apparentemente non vi è modo di sopravvivere al loro attacco. Nella seconda parte della canzone apprendiamo che queste creature incarnano in loro la foresta: queste sono infatti immortali e durevoli come la flora stessa, e nessuno potrà farle scomparire, neanche ricorrendo alla loro morte. Tornando al brano, il più breve del full-length ad eccezione del corto epilogo conclusivo, questo nella parte finale avvia una serie di criptici e avanguardistici accordi secondo la tradizione della band, con la voce di Snake che si fa più raschiata che mai chiudendo in maniera secca e stoppata la bellissima traccia.

Empathy for the Enemy

Giungiamo al terzo episodio, intitolato "Empathy for the Enemy": la band ci porta a conoscere il brano tramite un'introduzione acustica dalla melodia "arabeggiante" dal valore compositivo importante. Parte, questa, valorizzata anche dalla buona produzione. Questo frangente introduttivo, tuttavia, verrà ben presto sostituito da ritmiche criptiche e serrate, prettamente Progressive, con la strofa vocale di Snake che sarà calma ed esclusivamente in pulito, almeno in un primo momento. Come avrete potuto intuire, infatti, ben presto subentrerà un timbro raschiato e ritmiche maggiormente distorte, ma ciò che contraddistinguerà il brano per l'intera durata sarà la continua presenza di una fortissima componente melodica. Elemento in assoluto protagonista della canzone resterà, tuttavia, questo continuo alternarsi fra pulito e distorto, sia strumentale che chiaramente vocale.  Questo manterrà la traccia continuamente dinamica ed apprezzabile, oltre che a tratti sorprendente. Un'altra caratteristica di primo piano è la particolarità della musicalità della canzone, contraddistinta da un ascolto tanto straordinario quanto non semplice e orecchiabile. La band infatti a più riprese sceglie note difficili e tutt'altro che scontate, andando a toccare l'ascolto nella maniera più particolare possibile. Personalmente ho amato molto questo terzo episodio, che mi ha davvero lasciato la sensazione di aver ascoltato qualcosa di estremamente piacevole. Venendo alle liriche del brano, questo ci parla di una guerra che, dalla descrizione dell'ambientazione, sembrerebbe proprio combattersi in quella fredda e post-apocalittica Morgoth di cui abbiamo a più riprese sentito narrare dalla band, specie negli anni del debutto. Ad ogni modo, questo terzo episodio del full-length ci descrive una tremenda guerra che sembra non finire mai, combattuta fra il freddo e l'oscurità, dove i soldati si sentono come dei fantasmi notturni in attesa di un destino migliore. "Empatia per il nemico", questo è ciò quello che tutti gli uomini partiti per la guerra avranno pensato almeno una volta, combattendo una guerra dove i propri avversari spesso sono pedine proprio come se stessi.

Mechanical Mind

Eccoci ora alla quarta traccia, "Mechanical Mind": ancora una volta assistiamo ad una introduzione tetra e misteriosa, in cui sono presenti strani rumori naturali e di strumenti che ricordano corna e poi voci, insieme a futuristici e robotici macchinari. La band irrompe improvvisamente, la musica è violentissima e il riffing è dei più meravigliosi: la parte di chitarra di Chewy è infatti in questo momento di apertura a dir poco straordinaria, mantenendosi su tempi medi ma innovandosi con melodie sempre più particolari e imprevedibili. Con l'avanzare della traccia ci sembrerà di finire in una sorta di "laboratorio della morte", con la differenza che le liriche non parlano di nulla di tutto ciò. Nella parte testuale della canzone si parla infatti di un protagonista che sta perdendo la sua sanità mentale, al punto di sostenere che la sua testa si trova come in un campo di battaglia. La parte più centrale del brano dal punto di vista lirico è quella in cui, ripetutamente, l'uomo non riesce a capire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato nel suo cervello, che cosa stia funzionando e cosa invece si stia perdendo: ciò ci lascia in realtà intuire che le speranze siano oramai poche. Ed, effettivamente, lo scorrere della canzone non aiuterà lo sfortunato personaggio, sempre più in preda ai suoi deliri e che realizzerà ben presto di trovarsi a vivere un autentico incubo. Nella parte conclusiva del brano l'uomo sostiene di star vivendo l'arrivo della notte, laddove con notte si intende oscurità, morte. La fine è, ahimé, per lui giunta. Tornando al bellissimo brano, questo è molto strutturato e mette in sequenza una lunga serie di stop and go, stop and go che portano non di rado a profonde variazioni nella musicalità della traccia. Resta in tutte quante, tuttavia, la vena fortemente Progressive. Abbiamo qui anche un bellissimo assolo di Chewy, che dimostra di possedere in questo frangente anche un'ottima padronanza dello strumento: il suono infatti è molto profondo e corposo, a testimonianza non solo della tecnica del musicista ma anche del buon lavoro svolto in fase di produzione. C'è da sottolineare che, con l'avanzare della canzone minuto dopo minuto, la componente Progressive diviene sempre più evidente. Non manca ovviamente quella Thrash Metal, tant'è che nella seconda parte del brano percepiamo sempre più un'influenza proveniente dai Megadeth di Dave Mustaine.

Warchaic

Il quinto brano del full-length si intitola "Warchaic", e siamo subito curiosi di capire se sarà bello e convincente quanto il suo predecessore. Indovinate un po', anche stavolta il brano si apre con una introduzione oscura e criptica, possiamo adesso dire a tutti gli effetti che si tratta, per quanto riguarda questo aspetto, di una costante dell'album. Il primo strumento musicale a partire è il basso di Blacky, che ci illustra e presenta la calma e malvagia melodia che proseguirà durante l'intera strofa di canto. Ben presto questa canzone si mostra sempre più "tranquilla e oscura", oltre che evocativa, piuttosto che "metallara" ed aggressiva in senso stretto. Se vogliamo, qui quella Progressive è in assoluto la componente fondamentale, anche a scapito della sempre presente anima Thrash Metal della band. Anche la voce di Snake risulta trasformata, divenendo meno raschiata e più pulita, assecondando le esigenze musicali del brano nella sua quasi completezza. "Quasi", appunto: la traccia diviene infatti in alcuni brevi frangenti violenta e magnetica, e la stessa vocalità di Snake torna su uno stile raschiato e particolarmente "rauco" rispetto agli standard del cantante. L'ultima parte della canzone è un capitolo a parte: la voce di Snake diviene assimilabile a quella dei Pink Floyd dell'era Syd Barrett, al punto che ricorda molto la stessa cover della band realizzata per "Astronomy Domine". Anche la musica si trasforma in questo finale, facendoci decollare in un evocativo viaggio progressivo verso mete sconosciute. Un album, questo "Target Earth", che per il momento ci ha lasciati incantati per la sua voglia di incidere e di sorprendere. Il brano si chiude con una brevissima outro di basso di pochi istanti tetra e ardua da interpretare come poche. Le liriche della traccia ci narrano di un uomo che ha vissuto talmente tanto da vedere con i suoi occhi numerose e sanguinose guerre. Questo protagonista, che porta sulle sue spalle qualche migliaio di anni, sembra volerci illustrare quanto irrecuperabile e immutabile sia la tendenza guerrafondaia dell'umanità, sebbene l'uomo e la specie umana non vengano mai realmente nominate nel corso della canzone. La guerra viene nel corso del brano descritta come "una scommessa sulle proprie vite", un qualcosa di beffardo e ciclico destinato sempre a ritornare. La parola più ripetuta durante la canzone infatti è "brand new war", ovvero letteralmente "guerra nuova di zecca". 

Resistance

Ci catapultiamo su "Resistance", il sesto episodio di questo "Target Earth" del 2013, convincente tredicesimo album realizzato dai Voivod. Beh, a questo punto sarebbe facile scommettere che anche questo brano possiede una introduzione nelle sue fasi iniziali. E invece non è così. La partenza è brusca e secca, decisamente "metallara" come mi piace dire, e il riff ci porta in men che non si dica nel pieno della guerra e del conflitto, sebbene ancora una volta la componente Progressive nella parte di chitarra sia evidentissima. Come accennavo, tuttavia, si ritorna a tutta forza all'insegna del Thrash Metal, con tanto di down picking e slide nel riffing. Si tratta di un brano sin dal primo istante incisivo e scaltro e che ci porterà a sbattere la nostra testa, sebbene la batteria del magnifico Away si mantenga su ritmi perlopiù semplici, specie durante la strofa. Il riff di chitarra ben presto alternerà alternate e down picking, e Chewy mostrerà a noi ma anche a se stesso di sapersi benissimo adattare a tutti gli aspetti e le tipologie di sound intraprese dai canadesi nel corso della loro carriera. Nonostante tutto, ad ogni modo, la voce di Snake non diviene mai particolarmente raschiata e rauca, mantenendosi pulita nonostante la maggiore violenza nelle sonorità. Questa è un po' una sorpresa, possiamo dirlo. Una cosa a cui ci dobbiamo abituare è la presenza di questi virtuosi e strutturati assoli nei Voivod: Chewy infatti crea una tetra e magnetica melodia in cui mostra tutta la sua tecnica sullo strumento, qualcosa che con Piggy era davvero raro in questi termini, cosa diversa e comunque tutt'altro che spiacevole. Nella sua seconda parte il brano vive un profondo rallentamento e una discesa nel più totale nero dell'oscurità, con Snake che alla voce si presenta più artefatto e artificiale. Il palm muting passa qui in primo piano, su lenti down picking che tanto ci ricordano la vecchia scuola Death Metal, seppur il genere sia tutt'altro. Da citare gli effetti misteriosi del finale, che vogliono donare ulteriormente al brano un tocco tetro e tenebroso. Venendo alle liriche, qui si ritorna su argomenti a più tratti narrati dai Voivod durante la loro carriera: la protesta sociale. La band sembra incitare l'ascoltatore a ribellarsi verso l'ingiustizia e la cattiveria dei governanti, narrando di una lotta portata avanti da un gruppo di rivoltosi che culmina con l'ottenimento della tanta agognata libertà. "Noi siamo la maggioranza, ed è questa la reale democrazia", è questo il mantra del brano, che sostiene che i governanti verranno schiacciati come piccole mosche dalla popolazione, popolazione che rappresenta al suo interno il concetto autentico di giustizia ed equità sociale.

Kaleidos

Siamo al settimo brano, intitolato "Kaleidos": sin dal primo momento comprendiamo che questa traccia differisce profondamente dalle precedenti. Dal punto di vista del sound, sembra di rivivere almeno in un primo momento qualcosa proveniente dal trittico "Voivod-Katorz-Infini", i canadesi infatti attuano una profonda svolta che francamente non mi sarei aspettato. Beh, come avrete probabilmente intuito, in questo episodio emerge l'anima maggiormente Rock della band, sebbene si tratti di un Rock estremamente personale e personalizzato. Sì, personalizzato, perché davvero questa "Kaleidos" non è proprio semplice da collocare in un genere nella sua interezza. Certamente la componente Progressive resta la principale, insieme a quella Rock, ma abbiamo anche in taluni frangenti un groove potente e ritmiche cadenzate che neanche troppo vagamente ci ricordano i generi Groove e Death Metal moderni. Non manca l'effettistica "Pink Floydiana", come non mancano, specie nella seconda parte, ritmiche stravaganti come da scuola Technical Thrash Metal. Un brano dunque più disordinato e pirotecnico piuttosto che quadrato e organizzato, un brano che fa del suo sorprendere e della sua continua imprevedibilità le sue caratteristiche principali. Non sarà "Kaleidos" la canzone che canteremo e ricanteremo, ma piuttosto quella che vorremo ascoltare e riascoltare per comprenderla meglio, analizzarla in profondità e in tutti i suoi aspetti. Dal punto di vista vocale qui Snake si mantiene spesso su un timbro medio-acuto e su un approccio pulito, sebbene non manchino anche dietro al microfono quei momenti più aggressivi e taglienti. Dovendo dare un aggettivo a questa "Kaleidos", direi "illeggibile", in quanto sarà impossibile anticipare i riff e gli schemi con la nostra mente, in quanto esterna nel suo intero svolgimento ad ogni tipo di matematica musicale. Dal punto di vista lirico, il brano è sulla stessa linea di quello musicale: i canadesi si soffermano qui su una storia di complotti e omicidi misteriosi, progetti dalla massima segretezza e malvagie e tecnologiche sperimentazioni futuristiche. La band, tuttavia, si sofferma maggiormente su un qualcosa di concettuale durante la canzone: filosoficamente parlando, infatti, i nostri sostengono a più riprese che dietro ogni verità si nasconde una menzogna, una menzogna impacchettata a scapito dei più deboli ed impreparati, ignari del destino che li attende e di ciò che il vento della storia sta portando.

Corps étranger

"Corps étranger" è il nome della successiva canzone, l'ottava di questo fino a questo momento ottimo album "Target Earth" del 2013. La traccia si apre con una serie di lenti ed aperti power chord, piuttosto classici nel loro svolgere un compito introduttivo. Ben presto la batteria di Away irromperà con un ritmo alla "Am I Evil" dei Diamond Head, con la voce pulita di Snake che cullerà delicatamente questo primo momento del brano, qui non ancora aggressivo. Successivamente viviamo un'interruzione totale degli strumenti, con la canzone che ben presto sfocia in un riff rapido e in una voce graffiata e tagliente. Il brano impenna, divenendo entusiasmante e coinvolgente, evolvendosi su se stesso in maniera da catturarci pienamente nell'ascolto. La strofa è affilata, rapida e aggressiva, "catchy" se così si può dire, il riff del ritornello è come il resto del brano tinto dalla sua fortissima matrice Progressive Speed/Thrash Metal ed è in questo straordinario a dir poco, ma anche la parte vocale del chorus è una meraviglia autentica. Away qui dietro le pelli svolge un grande lavoro, picchiando duramente e non lasciandoci un solo nanosecondo di calma, ma è Chewy il vero protagonista con una serie di riff deliranti e carismatici come pochi ne esistono nella storia. Di certo uno degli episodi migliori del full-length, questa "Corps étranger" rallenta nella parte di metà brano con una serie di distopici e irriverenti accordi ed una voce parlata e infermabile di Snake. La cosa più bella è che il ripetersi della strofa e del ritornello, che di solito in linea di massima non amo particolarmente, è qui al contrario apprezzabilissimo, vista l'incredibile bellezza dei riff e delle relative parti vocali. Nella parte finale abbiamo infatti, come da consuetudine, questa ripetizione, con la traccia che, concluso il ritornello, termina in maniera secca e brusca, ma apprezzabilissima. Una traccia che per come concepita potrebbe contemplare un assolo, ma qui la band sceglie di limitarsi alle sue eccezionali ritmiche. Proprio come il titolo, anche le liriche della canzone sono interamente in lingua francese, cosa parecchio rara. Il testo è astratto e di matrice progressive, narrando di un viaggio delle anime e parlandoci di una momentanea resurrezione, possibile esclusivamente tramite un misterioso procedimento ritualistico ai più conosciuto. La band ci parla anche di una irrazionale "fusione fra due anime", e di un'oramai imminente invasione aliena a cui è impossibile resistere senza possedere un'immunità a molti rimasta sconosciuta. Ad ogni modo, sembra che una persona stia invitando un'altra ad abbandonare una vita fatta di insoddisfazioni per fondersi con la sua anima, in un processo che porterà alla resurrezione e, possibilmente, alla vita eterna.

Artefact

Eccoci ad "Artefact", il nono brano, e qui torniamo ai famosi intro ascoltati a più riprese nella prima metà del full-length. Protagonisti di questa introduzione sono dei rumori radiofonici, che sembrano decisamente provenire da una conversazione via trasmittente fra soldati. Ad ogni modo, questo momento introduttivo sarà molto breve, e ben presto la band irromperà con una strofa stravagante e pregna di accordi avanguardistici come il buon Piggy avrebbe fatto. In primo piano qui è anche il robusto lavoro di Away al doppio pedale, che davvero dona un importante tocco robusto ad una strofa che altrimenti avrebbe mancato di incisività. La voce di Snake è raschiata ma non troppo, perlopiù acuta, e il genere si evolve su una salsa ancora una volta decisamente Progressive. Da sottolineare e da portare in primo piano è, tuttavia, il lavoro al basso di Blacky, componente spesso ritenuto "secondario" ma che in questa nona traccia svolge a più riprese un ruolo da protagonista. Dal punto di vista della velocità, il brano non è né particolarmente veloce né lento, mettendo in primo piano la sua stravaganza e il suo dinamismo. Ancora una volta nessuna "quadratezza" dunque, cosa invece che caratterizzava in buona parte i precedenti album. La struttura è ancora una volta variabile, movimentata, e l'unica parte davvero memorabile, seppur l'intero brano sia ottimo, è uno straordinario riff in palm muting eseguito da Chewy, che crea una melodia progressiva e carismatica come poche potrebbero essercene. La band qui ci parla del ritrovamento sul nostro pianeta dei resti di una misteriosa razza sconosciuta, una razza tecnologicamente molto più avanzata della nostra e probabilmente aliena. La scoperta, come ben potrete intuire, è delle più incredibili, dal momento che dimostra definitivamente l'esistenza di altre specie nell'universo e del loro arrivo sul nostro pianeta. Ad ogni modo è impossibile per i protagonisti conoscere l'intera verità, e su questo ritrovamento rimane un profondo alone di mistero, un misto fra curiosità e paura. L'ipotesi più probabile è che queste specie più avanzate di noi ci abbiano ignorato a causa della nostra tendenza all'aggressività e alla violenza, una tendenza che ci terrà isolati al resto dell'universo come degli stolti. 

Defiance

Il nostro album si chiude con una brevissima traccia conclusiva di un minuto circa intitolata "Defiance". In questo minuto la band mette in successione una serie di power chord dal sound tendenzialmente oscuro, quasi simboleggiando l'arrivo dell'apocalisse sulla nostra Terra. Conclusosi questo primo e breve momento, la band accelera in una ritmica spaziale e progressiva, dove non manca però quell'aggressività tipica delle origini. Un ottimo riff, devo dire, che ben presto si conclude misteriosamente in fade-out. C'è da sottolineare che dal punto di vista vocale non abbiamo sempre il silenzio, vi è anche Snake che infatti in un certo momento urla due frasi dal significato come accennavo apocalittico, parlandoci dell'arrivo di nere nuvole e della distruzione nel fuoco del nostro pianeta.

Conclusioni

Questo "Target Earth" mi ha dato la sensazione di essere un album sensazionale sin dal primo istante e, fortunatamente, non sono stato deluso dalle mie alte aspettative. E' chiaro che, cambiando il chitarrista, ci siano inevitabilmente anche delle differenze, del resto Piggy come ben sappiamo non era un "componente qualunque" ma una mattonella fondamentale dei Voivod nonché principale compositore. Ad ogni modo, è incredibile quanto Chewy si sia integrato rapidamente nella band, del resto stiamo parlando di un fan di vecchia data dei canadesi che ha saputo onorare come meglio non avrebbe potuto il suo ingresso nel quartetto. Chewy non mi ha colpito solo a livello tecnico, ma innanzitutto a livello compositivo: sembra infatti una vita che suona nei Voivod, e la personalità delle linee chitarristiche lascia profondamente il segno. Qualche assolo in più dalla sua parte rispetto a quanto ascoltato negli anni con Piggy, ci sta e lo apprezziamo. Per quanto riguarda il lavoro svolto in fase di produzione questo è stato positivo, gli strumenti sono ben integrati fra loro e anche la voce di Snake è inserita ottimamente nel mix. A trovare il dettaglio, però, si poteva donare un impatto maggiore alla batteria di Away, che in certi tratti sembra mancare di quell'esplosività in più di cui l'album avrebbe certamente giovato. Probabilmente, il "limitare" la batteria può essere stata una scelta per rendere più quadrato ed equilibrato il mix. Ad ogni modo, ritengo che le bellissime canzoni siano state valorizzate. "Target Earth" è stato un ascolto corposo, un full-length a tutti gli effetti della durata di quasi un'ora, per la precisione di 56 minuti. Nonostante ciò, non ci sono stati frangenti "pesanti" all'ascolto e soprattutto non ci sono stati momenti superflui, come avevamo criticato nel precedente album. Non vi è infatti una traccia non al livello delle altre, non vi è un singolo istante di questo disco che non avrei voluto ascoltare. Le canzoni si mantengono tutte quante su un valore artistico importante, e la band è brava a scegliere la scaletta e ad esprimere momenti e frangenti del lavoro. L'inizio del full-length con la title track "Target Earth" e la successiva "Kluskap O'Kom" è una scelta un po' vecchio stile, in cui si posizionavano da subito i pezzi forti dell'album per motivi commerciali e di vendita. Detto questo, la fortuna di questo album è che le successive canzoni si mantengono su un livello altrettanto alto, arrivandoci a colpire e stupire nel corso del loro svolgimento. In particolare, ho personalmente apprezzato tantissimo anche la parte conclusiva di questo lavoro, ritengo che tracce come "Corps étranger" siano un'autentica chicca. Misterioso il finale in fade-out dell'album con il validissimo riff di "Defiance", che ascoltandola così sembrerebbe un'idea della band per una canzone mai realmente sfruttata, e allora utilizzata per chiudere il full. Diciamo, questa qui del finale, un'idea riuscita soltanto per metà perché concettualmente non si capisce molto l'intenzione del gruppo. Ma stiamo parlando di dettagli, appunto. Quattro anni dopo "Infini" i Voivod fanno nel 2013 un ritorno eccezionale, regalandoci con "Target Earth" il miglior album da "The Outer Limits", sebbene anche "Katorz" del 2006 l'abbiamo più che apprezzato. Per chiudere la nostra avventura odierna con questo lavoro, lavoro che merita il 9 pieno, è il momento di descrivere come sempre la copertina del full. Il disegno stavolta non è curato nei dettagli ma al contrario "stilizzato", e vi è uno stile dei colori che ricorda estremamente il genere "fumettoso". La copertina mostra un futuristico e minaccioso soldato grigio, non umano, in piedi su un terreno altrettanto grigio ed arido. Questa mostruosa creatura aliena impugna un enorme fucile di un colore blu vivo, sembrerebbe questa essere un'arma a laser o qualcosa del genere. Alle spalle del soldato vi sono una serie di malinconiche costruzioni, palazzi violacei di architettura aliena abbattuti e distrutti, abbandonati dai defunti abitanti. Intorno al soldato volano anche delle sfere volanti blu, sfere che per essere precisi ricordano molto quelle utilizzate per lo spionaggio nei film della saga di Star Wars. Ai colori tristi e monocromatici della metà inferiore della cover, si contrappone il cielo arancione e rosso fuoco, un cielo che simbolicamente porta guerra, morte e distruzione su tutto ciò su cui si trova. In uno stile da cartone animato anche il logo della band, con la scritta "Voivod" che nel font ricorda nei tratti l'armatura del soldato in primo piano. Mi auguro che il full-length sia piaciuto anche a voi, alla prossima!

1) Target Earth
2) Kluskap O'Kom
3) Empathy for the Enemy
4) Mechanical Mind
5) Warchaic
6) Resistance
7) Kaleidos
8) Corps étranger
9) Artefact
10) Defiance
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