VOIVOD

Live @ Musiqueplus

2000 - Musiqueplus

A CURA DI
MAREK
24/08/2017
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Gli anfratti più reconditi dell'immensa carriera dei Voivod continuano a regalarci sorprese a profusione. Un fondale, quello canadese, da scandagliare con cura e perizia, alla ricerca di episodi certamente meno noti, ma dotati di un fascino incredibilmente raro. La bellezza tipica della perla nascosta, del tesoro sepolto; il gioiello perduto, forse dimenticato... eppure, ancora in grado di brillare. Di non sfigurare, se posto accanto a monili ben più concreti e conosciuti. Il nostro viaggio lungo questa (straordinaria) saga, composta da dischi memorabili, ci porta dunque alla (ri)scoperta di un piccolissimo EP (neanche un quarto d'ora di musica) registrato dallo storico quartetto, in occasione di uno show televisivo tenutosi nel 1990. Ogni fan dei Voivod sa bene cosa significhi, quella data in particolare: l'anno "di mezzo", la barriera innalzatasi fra due dischi decisamente differenti fra di loro. Il 1989 fu l'anno del capolavoro "Nothingface"; il 1991 rappresentò quella tanto discussa svolta Hard Rock, grazie alla pubblicazione del chiacchieratissimo (ma parimenti eccezionale) "Angel Rat". Prima di arrivare a toccare determinati lidi, comunque, i Nostri decisero di mostrarsi sul tubo catodico nella loro incarnazione più nota ed amata: quella squisitamente Progressive, mista naturalmente alla furia iconoclasta del loro Thrash Metal a forti tinte "industriali" e punkeggianti, aggiungendo un'acuta ricercatezza tecnica certamente da non sottovalutare. Snake, Piggy, Blacky ed Away scelsero dunque di "vestirsi bene", approdando in prima serata; il momento in cui le stelle della TV brillano al massimo del loro splendore, senza risparmiare neppure un raggio. Particolare, quindi, il fatto che fra cotanti bagliori ci fosse stato posto per quattro impertinenti capelloni, decisi più che mai a far sentire la loro voce a suon di riff sferraglianti ed acuti tellurici. La cornice scelta fu quella di "MusiquePlus", canale tematico canadese fondato e lanciato sul finire degli anni '80: nato come controparte in lingua francese del ben più blasonato "MuchMusic", altra realtà canadese trasmettente in lingua inglese, il canale decise di dare spazio ad una formazione autoctona andando leggerissimamente controcorrente. Era difatti preferibile, in nome degli indici d'ascolto di "SolidRok" (il programma lanciato dall'emittente), trasmettere videoclip musicali delle band più famose (Guns n' Roses, Metallica, Aerosmith, tanto per citare un paio di nomi); in questo senso "MusiquePlus" ruppe ogni tipo di indugio, permettendo ad un gruppo certamente famoso ma non stratosfericamente noto di esibirsi dal vivo sui propri palchi, concedendo spazio ad una realtà che in terra madre stava letteralmente compiendo autentici sfaceli (in senso positivo). La popolarità dei Voivod non poteva essere ignorata, non si poteva per forza di cose ripiegare sui "soliti" nomi di grido. Concedere uno spazio al quartetto fu dunque una mossa quanto meno legittima, anche se sensibilmente "rischiosa". Rischi che, a posteriori, possiamo dirlo: non vennero nemmeno corsi. L'esibizione fu infatti un gran successo, una comparsata che fece la gioia di tutti i metallari canadesi e non; peccato che questa non fu "trasmissibile" su ampia scala, costretta a vedersi pubblicata appunto in un EP smerciato poi in un circuito assai a corto raggio. La perla rara di cui parlavamo in apertura: la prima, storica apparizione del quartetto su di un canale musicale, nel contesto di un'esibizione dal vivo. Piggy e company presero la proverbiale palla al balzo: a ridosso della pubblicazione di "Nothingface", quale modo migliore di presentare il nuovo album se non sfruttando la televisione? Sebbene - come dicevo pocanzi - l'EP "Live at Musiqueplus" non fosse certamente densissimo di musica , tutti e tre gli slot disponibili furono colmati da tracce presenti in "Nothingface". Per la precisione parliamo dell'opener "The Unknow Knows", della seconda traccia nonché titletrack e di "Inner Combustion". L'ordine viene, in questa piccola testimonianza, sovvertito: troviamo solo "The Unknow..." a difesa del suo ruolo di opentrack, mentre "Nothing..." scivola alla terza posizione (in origine era la traccia numero due), lasciando ad "Inner..." (da sesta nell'originale a seconda, in questo caso) il compito di seguire il primo brano. Piccola curiosità: nonostante l'esibizione risalga al 1990, come specificato, l'EP vide la luce solo dieci anni più tardi, esattamente nel 2000. Notiamo come nessuna label abbia scelto di diffonderlo, e di come sia stata esclusivamente "MusiquePlus"  ad occuparsi dell'operazione. Un vero peccato che il tutto si sia dovuto limitare ad una "comparsata"; un lavoro più importante ed impegnato avrebbe senza dubbio recato giovamento ad un piccolo gioiello che, vi assicuro, non vi lascerà certo a bocca asciutta. Let's Play!

The Unknow knows

Ci appropinquiamo ad ascoltare il primo brano di questo breve lotto, "The Unknow knows (L'ignoto conosce)". Prendendo visione dei filmati d'epoca, assistiamo alla presentazione della band: tappeto di effetti "cibernetici", uno scenario metropolitano / da bassifondi, il cancello di un capannone - fabbrica nell'intento di aprirsi. Ecco dunque i Voivod fare il loro ingresso. Vengono messi in risalto diversi dettagli del loro modo di essere od abbigliamento: gli anfibi, le lunghe chiome ricciolute e scapigliate, gli abiti neri. Tutto è dominato da una luce celestina, avvolta da una nebbia. Si sfuma verso lo studio e subito la band inizia col presentarci il primo pezzo. Partono in maniera aggressiva, subito sfoggiando la loro attitudine imprevedibile e scapestrata. "The Unknow..." è un brano particolare, scoppiettante e dinamico, tecnico e ricercato. Sembra quasi che l'Hard Rock di Ted Nugent si stia in questo momento sposando con il Prog. Metal più pazzo e rifinito. La leonina furia di Uncle Ted presa dunque per le redini dai Nostri, abilissimi musicisti in grado di unire tecnica ed aggressività in maniera a dir poco superba. Il pezzo funziona e scorre alla perfezione, incalzando i nostri animi, fomentandoli. Il tutto messo al servizio di domande a dir poco esistenziali: chi siamo? Da dove veniamo? Come funziona il mondo? Tutta una serie di interrogativi, balenanti nei pensieri di Piggy & co. Le risposte non le avremo mai; paradossalmente, solo ciò che è sconosciuto può conoscere! E finché non avremo rivelato quello sconosciuto, quell'ignoto, finché non avremo compiuto una scalata verso l'Olimpo, verso il Kadath... le risposte, purtroppo, non le avremo mai. Annullare il nostro "Essere" per raggiungere una meta negata a tutti gli altri esseri umani. Entrare in contatto con l'Infinito in quanto tale, con l'indecifrabile, con tutto ciò che è sconosciuto. Preparare la nostra anima all'entrata in contatto con un qualcosa di decisamente più grande di lei. Riflessioni le quali sorreggono la dinamicità e la vivacità di un brano praticamente perfetto, profondo ma allo stesso tempo spigliato e disinvolto. Profondo a livello di dinamiche ed a livello di perizia tecnico - compositiva, spigliato per via di quella forte componente Hard n'Heavy capace di donare una scossa al tutto, rendendolo caustico e coinvolgente. Il primo tassello di questo piccolo mosaico ci lascia quindi piacevolmente sorpresi, nonostante l'audio risenta particolarmente dell'usura temporale. Cosa che, comunque, al vostro affezionatissimo proprio non dispiace. Fa sempre piacere poter udire e visionare una vecchia VHS, ritornando in dietro nel tempo, ricordandoci di quando in sala di registrazione o durante le esibizioni live non si poteva poi ricorrere a molti "trucchi" tutt'oggi usati dagli artisti, imposti dalle case discografiche in modo tale da poter sempre compiere la proverbiale "bella figura".

Inner Combustion

Si prosegue di gran carriera con "Inner Combustion (Combustione Interna)", brano (parimenti al primo) movimentato e molto coinvolgente. Dando uno sguardo a diversi filmati di repertorio, notiamo come il gruppo venga, prima della traccia, intervistato dalla presentatrice del programma ospitante. C'è spazio per una breve digressione riguardante le idee dei Nostri circa la tecnologia, il progresso, la scienza, ed il proprio modo di rapportarsi a determinati fenomeni durante il processo di composizione musicale nonché testuale. Gli indugi vengono presto rotti e si passa quindi all'esibizione dal vivo. Il pubblico presente acclama i suoi beniamini, ed i Voivod non si fanno attendere: riff accattivante e ritmica sugli scudi, potenza ben espressa e mai "maleducata". Il pezzo , come dicevamo, è sicuramente veloce e carico di un brio non da sottovalutare, eppure non diviene mai abrasivo o comunque sfacciato. Una cavalcata metallica incredibilmente dinamica e coinvolgente, nella quale prevale naturalmente lo stile ultra-tecnico di Piggy. Il chitarrista non abbonda comunque in virtuosismi, lasciando il suo genio fluire all'interno della canzone cosicché esso possa arricchirla, anziché farla apparire come una sorta di saggio da conservatorio. La voce di Snake si staglia su stilemi più Hard Rock che Metal in senso stretto, mentre Away e Blacky recitano la parte dei leoni, sorreggendo e sottolineando incredibilmente bene ogni battuta e nota emessa dai loro colleghi. Niente da dire, i Voivod funzionano in maniera a dir poco scientifica, come se loro stessi si trovassero, in questo momento, a "bruciare" per attuare tutta una serie di processi ben più complessi di una semplice combustione. Il senso di "Inner Combustion", dopo tutto, è proprio questo; il fenomeno chimico e scientifico innescato da una scintilla, da un atto semplice in grado di mettersi (di seguito) al servizio di un qualcosa di più grande ed elaborato. Un piccolo supporto al servizio di una svolta importante. Il processo inizia ad attuarsi, permeando l'animo dei Nostri, i quali (in un'estasi quasi sciamanica) riescono quindi a percepire i misteri del mondo, a toccarli, a guardarli con occhi totalmente diversi. Percepiscono il potere del fuoco, del pneuma, di quel soffio caldo in grado di animare un corpo altrimenti privo di vita. Status magnificamente descritto dagli assoli di Piggy, ispirati e dotati di quel tocco Prog. / Hard n'Heavy in grado di far davvero la differenza. Subito dopo il brano cambia faccia e comincia a riportare in auge lo stile ordinato e cadenzato della titletrack "Nothingface", salvo verso il finale acquisire una scorrevolezza maggiore, decisamente più incalzante. La trasformazione ha dunque inizio: i Voivod bruciano, si trasformano, squarciano il velo di sonno ed ignoranza tipico dell'umano per accettare nella loro vita la presenza di una Scienza quasi divina, trascendentale. 

Nothingface

A concludere questo breve viaggio è dunque "Nothingface (Senza volto)", brano che certamente non indugia nella violenza tipica di dischi come "War And Pain" o "Killing Technology". Un pezzo che parte presentandoci cadenze quasi "dannate", a mo' di marcia lisergica, effetto ottenuto grazie ad una sezione ritmica chiurirgica ed alla voce di Snake, qui un po' più "seventies" che in altre occasione. Disturbante quanto melodica, l'ugola del frontman ben si amalgama ad un tutto estremamente preciso e calibrato al millimetro, quasi i Voivod stessero seguendo il battere di un enorme metronomo posto sopra le loro teste. Dicevamo, una sorta di "no alla violenza" celato ma al contempo urlato, quasi i nostri canadesi stessero rimescolando prepotentemente le carte, decidendo di mostrarci un qualcosa di totalmente diverso da ciò che precedette "Nothingface". Proprio questo, all'incirca, sembra essere il tema portante del brano: il NON essere, ovvero la volontà di annullare convenzioni e tradizioni, di trasformarsi mostrando (in maniera a dir poco camaleontica e confusionaria) le centomila sfumature delle quali l'animo umano è portatore sano. Centomila o più, non importa; lo status di "senza volto" può essere raggiunto solamente rinnegando l'ontologia, smettendola di "essere". Non essere, ecco ciò che vogliono i Voivod. Stanchi e stufi di essere etichettati, bollati, inseriti in schemi, classificati, i Nostri ci presentano quindi un brano particolarissimo, ordinato ma non privo di accelerazioni interessanti; comunque, queste ultime, ben differenti da quelle già sfoggiate in "Rrröööaaarrr" tanto per fare un esempio. La qualità audio non è certo eccelsa (stiamo pur sempre parlando di un nastro datatissimo in seguito "spacciato" a mo' di bootleg), ma è proprio questo tocco vintage a donare un tocco in più, a questa versione di "Nothingface". Ai puristi non piacerà certamente la penalizzazione che Piggy di fatto subisce verso la metà del brano, quando i Nostri si lanciano in una bella e sostenuta sezione strumentale, nella quale il Nostro è chiamato a far udire il suo tocco sciamanico e quasi lisergico, melodico e disturbante; tocco "affossato" da una resa sonora non certo all'altezza di sostenere cotanto genio, cotanti e meravigliosi assoli. Meglio resa invece la sezione ritmica, grande protagonista subito dopo l'esibizione del Porcello. Basso sugli scudi e batteria praticamente perfetta, stacchi continui e precisi, prima di tornare a riprendere gli stilemi iniziali. Ritorna quindi Snake con la sua voce quasi à la Ozzy, prima che la fine del pezzo divenga totale appannaggio di una stramba cantilena cibernetico fantascientifica, ben sorretta da massicci background ritmici. I Nostri ce l'hanno fatta, attuando in pieno il motto di Juan de la Cruz: "per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove ora non sei". Questo il senso totale di "Nothingface", essere non essendo, cancellare il volto inteso come insieme di tratti eccessivamente qualificanti e determinanti. Che l'imperfezione vinca, allora. Che lo sfuggente prevalga. Il buio: spegniamo le luci.

Conclusioni

Siamo quindi giunti alla fine di questo breve viaggio. C'è da dirvelo (e lo farò senza problemi): nonostante l'effettiva bontà del materiale appena udito, l'amaro in bocca sorge prepotente una volta cessato l'ascolto. Non starò troppo a lodare le immense qualità stilistico / tecniche di un gruppo come i Voivod, sarebbe fin troppo scontato. Anche perché non abbiamo, io ed i miei colleghi, peccato di avarizia nel sottolineare quanto questa band sia stata a dir poco fondamentale nella storia del Metal tutto. Un'intera discografia, curata in ogni dettaglio ed ormai quasi giunta al compimento, è qui per dimostrarvi quanto ho appena asserito ed affermato. La grandezza di Piggy, Snake, Away e Blacky, alcuni dei brani migliori estrapolati da "Nothingface", una cornice vintage e stuzzicante. Cosa volere di più? E' presto detto, amici lettori. Quel che sostenevo nelle fasi finali dell'introduzione corrisponde ad amara realtà: e quindi, perché limitare tutto questo a soli tre pezzi, rilasciando sul mercato un qualcosa che avrebbe sicuramente potuto avere tutti i requisiti per essere più grande ed importante? Poche testimonianze, di questo "Live at Musiqueplus", possono essere effettivamente rintracciabili. Poche se non inesistenti, sia nel formato digitale che nel formato più prettamente fisico. Mi auguro che chiunque sia in possesso di questo reperto possa tutt'oggi goderselo nel migliore dei modi. Spero lo abbia incorniciato e spolverato ogni giorno... me lo auguro, davvero. In caso contrario, sarà meglio che quelle pochissime copie relegate alla polvere delle soffitte possano un giorno trovare possessori certamente più degni. Ma sto divagando; tornando a noi, opportuno sarebbe stato che i Voivod (in combutta col network musicale) avessero optato per un'operazione differente, rilasciando magari una VHS contenente tutti i brani dell'esibizione più altri estrapolati da differenti cornici. Realizzare una sorta di "Cliff 'em All" versione canadese, mostrando al mondo in tutta la sua magnificenza quella che all'epoca era - e mi assumo la piena responsabilità di quanto sto ammettendo - la band più in forma e creativa del momento. Bisognava ragionare diversamente; bisognava agire diversamente. Tutto quel che abbiamo è dunque un EP quasi introvabile, qualche filmato su youtube e nient'altro. Avremmo dovuto aspettare il 2005, per goderci una testimonianza vera dei Voivod che furono, in concomitanza con la pubblicazione del DVD "D-V-O-D-1", racchiudente svariate perle del passato. La storia, tuttavia, è andata nel modo in cui la conosciamo, e lamentarsi serve poco a nulla. Quel che bisogna fare è sforzarsi di apprezzare un prodotto che, nonostante tutto, si schiera dalla parte del "vintage" e ci mostra (seppur limitatamente) gli anni d'oro del Metal. Quelli in cui i Voivod e colleghi riuscivano ad esibirsi in televisione, in prima serata. Quelli dei programmi appositi, delle trasmissioni radiofoniche, dei negozi di dischi, del passaparola, dei nastri "pirata". Situazioni ormai perdute, soppiantate dall'avvento di quella tecnologia che sì, certamente ci ha aiutato molto... ma ci ha di contro resa troppo comoda la vita. "Comodo ma come dire... poca soddisfazione", direbbe Lindo Ferretti. E mi sento di concordare al 100% con questa massima. Non vi nego che guardare certi filmati, udire certi brani, mi ha stretto un piccolo nodo in gola. Dall'alto (si fa per dire!) dei miei ventotto anni, non posso certo dire di aver vissuto in pieno gli anni d'oro del Metal. Eppure, EP come questo riescono a farmi capire effettivamente com'è stato. Seppur per soli dodici minuti, "Live at Musiqueplus" è riuscito ad instaurare nel mio salotto un clima magico, metallico. E di certo, questo non è poco.

1) The Unknow knows
2) Inner Combustion
3) Nothingface
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