VOIVOD

Dimension Hatröss

1988 - Noise Records

A CURA DI
DAVIDE CILLO
22/09/2015
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione Recensione

Dopo avervi introdotto la carriera dei Voivod e i loro primi lavori, arriva finalmente per voi (ma anche per noi) il momento di godere del massimo periodo del percorso artistico di questa band che tanto amiamo.  Dopo il capolavoro di "Killing Technology", i ragazzi sentono propria la nuova e coraggiosa identità musicale da loro creata e in cui si identificano e si cimentano in un full-length da strapparsi i capelli, regalandoci 40 minuti di ascolto in 8 tracce che fanno di "Dimension Hatröss" un'opera musicale innovativa e coinvolgente, dinamica e sperimentale (con quell'impostazione e quelle influenze di cui tanto vi abbiamo già parlato), violenta e pirotecnica. Gli amici Snake, Piggy (R.I.P.), Blacky ed il grande Away, tirano quindi fuori il meglio di loro dopo aver sufficientemente assimilato lo stile da loro elaborato con l'uscita, l'anno prima, del precedente full. Dal punto di vista strettamente musicale, la band decide di proseguire sul percorso intrapreso con "Killing Technology", scegliendo però un sound più pulito e più "musicalmente colto". Infatti, se prima avevamo conosciuto i Voivod per un sound costantemente caotico (primi album) e per un copioso utilizzo delle violente sfuriate chitarriste, la band sceglie di evolversi proponendo un orientamento più psichedelico e "musicalmente colto", dove il lato più musicale della loro musica prende con assoluta sapienza il sopravvento. Inoltre, i cambiamenti stilistici si riflettono moltissimo anche su quelli vocali, impossibili da non citare, considerando quanto fondamentale sia il ruolo di Snake nel sound dei canadesi: il vocalist abbandona praticamente del tutto i feroci screams che l'avevano contraddistinto, adottando uno stile di voce pulito ma ugualmente imprevedibile e fuori dagli schemi, mostrando a sé e ai fan che se si è geniali, lo si può essere anche senza avere un impatto violento dietro al microfono. Denis D'Amour (o come piace a noi chiamarlo Piggy), ha quindi l'opportunità di liberare tutta la sua passione per il progressive e la psichedelia, mostrando di avere con la sua sei corde un rapporto magico con tutta la sfera più intima, criptica e particolare della propria arte musicale. Molti dei grandi fan della band si riconoscono inoltre nel termine "Chaosmöngers", tratto dal terzo brano, che sta a significare "i portatori del caos": questi piccoli ma interessanti particolari, insieme a molti altri certamente più rilevanti, ci portano già ad intuire quanto un lavoro discografico possa effettivamente essere rappresentativo per una band.  Mentre "Killing Technology" era stato rilasciato con la collaborazione fra i ragazzi e la "Noise Records", il disco di cui vi parliamo oggi trova nella storica underground label canadese "Maze Records" un alleato importante: i fan dello speed e thrash underground ricorderanno infatti il nome di quest'etichetta per lavori come lo spettacolare "Punishment for Decadence" dei Coroner, l'album "Exciter" (probabilmente non il più grande capolavoro) della band omonima, "Necronomicon" e "Apocalyptic Nightmare" dei tedeschi Necronomicon, "Chemical Invasion" e "The Morning After" dei Tankard, "Brain Damage" dei Vendetta e tante altre importanti uscite fra Rage, Virgin Steele e l'EP "Out of the Dark... Into the Light" dei Kreator. Lanciamoci dunque a capofitto nell'ascolto e approfondimento di questa spettacolare pietra miliare del Thrash Metal sperimentale, suddivisa come da gran classico in Side A (dalla traccia "Experiment" a "Technocratic Manipulators") e Side B (che parte da "Macrosolutions to Megaproblems" per chiudere il full con "Cosmic Drama"). Avremo inoltre il piacere di parlarvi di Psychic Vacuum, lo storico pezzo della band divenuto conosciuto anche grazie al bellissimo ed enigmatico videoclip che tutti i thrashers, grandi e giovani, conosceranno a memoria. Buon ascolto e buona recensione a voi!

Experiment

L'album si apre con il macabro e misterioso intro della bellissima prima traccia Experiment: dopo qualche secondo criptico ed incredibilmente intenso, il pezzo parte nella maniera più potente e spettacolare possibile con un bellissimo riff della sei corde,  dotato di un groove potente e di una musicalità godibile in tutti i lati più rock n' roll della sua anima. La voce del nostro vocalist si conferma dal punto di vista compositivo un'opera di assoluta genialità, rivelando un'interpretazione unica e che, con il proseguo della carriera della band, mostra di star assumendo sempre più coraggio e personalità. L'utilizzo degli accordi "free" e l'anima avanguardistica di cui vi parlammo nella prima recensione dei canadesi raggiungono qui il loro apice con il proseguimento della traccia, come del resto nell'apice della carriera della band siamo senz'altro con questo album. La canzone si mostra compatta e quadrata dalla sua prima alla sua ultima nota, mettendo in mostra una maturazione artistica anche divenuta anche maggiore rispetto  agli ultimi lavori della band stessa. Le potenti ritmiche persistono costanti per l'intera durata del brano, che si mostra nel suo proseguimento costantemente piacevole e ricco di spirito, trascinando l'entusiasmo dell'ascoltatore come pochi brani riuscirebbero a fare. La canzone ci darà l'impressione di trovarci rinchiusi in una pericolosa gabbia da manicomio, e nel mio caso l'ascolto colpito mi cala in uno scenario immaginario pazzescamente macabro e dai connotati psichedelici, manco fosse questa la prima volta che mi ritrovo a godere di questo brano. Le liriche sono incentrate su un malvagio scienziato che, riuscito a scoprire i più grandi segreti sulle teorie della creazione e sulla nascita della Galassia, programma di mettere una volta per tutte in atto il suo piano di conquista interplanetaria. Il malvagio figuro è avido di potere, e sogna di ricevere rispetto e onore da qualunque essere esistente, da qualunque pianeta esso provenga. Per poter portare a termine il suo malvagio progetto non verrà dato alcun valore alla vita dei viventi, ritenuti sacrificabili e "inferiori", quindi immeritevoli di rapportarsi umanamente con il leader, per il raggiungimento  di una nuova sadica realtà dai caratteri Kafkiani.

Tribal Convictions

 L'album prosegue con Tribal Convictions, traccia perfettamente opportuna dove la band riscopre più che mai le sue influenze provenienti dai lati più classici e old school della musica Heavy Metal, miscelandoli però con il nuovo stampo progressive/futuristico/avanguardistico tutto targato Voivod. Il brano è infatti precisamente basato sul sapiente utilizzo della miscela di questi elementi, che si alterano con efficacia e opportunismo assoluti. Il pezzo, specialmente nella sua seconda metà, mostra un considerevole aumento di ferocia rispetto al capitolo che aveva introdotto il full. La voce di Snake si fa qui anche parlata, mentre la musica crea una base cupa e malvagia ma pungente e genuinamente rock al tempo stesso. Il brano, dopo una prima metà più riflessiva, prende una brusca accelerazione che culmina con il gustoso assolo dell'axeman Piggy, che cerca all'interno del suo cuore per produrre un assolo meno metallaro ma più calzante allo svolgimento della canzone. C'è spazio anche per diversi sprazzi di influenze HC punk nell'ultima parte della canzone, mentre la rinuncia al Thrash Metal non solo non avviene mai, ma il genere viene posto al centro delle idee ritmiche e costruttive dell'opera creativa dei quattro ragazzi. Il testo del brano sembra incentrarsi su un racconto critico nei confronti delle antiche credenze Voodoo, che vedono il compiersi di gesta orribili nel nome della religione. La band contesta dunque gli spietati rituali tipici di alcune religioni appartenenti a tribù sperdute e antiche civiltà, mettendone in mostra tutti i lati più sadici e disumani. Il rito viene descritto abbastanza nel dettaglio, e queste figure girano attorno ad un grande fuoco intonando canzoni di preghiera. In un secondo momento comincerà a piovere, e così una forza oscura e malvagia verrà risvegliata, imponendo le sue regole che nessuno si permetterà di infrangere, portando a combattere guerre sacre per il suo nome. I ragazzi tendono comunque molto a sminuire il valore del potente Dio di queste civiltà, un onnipotente assassino a cui si sente il bisogno di obbedire per un mero e pavido senso di sopravvivenza.

Chaosmongers

La terza traccia è nientemeno che la celebre Chaosmongers: la canzone si apre con la nota ed effettata introduzione di chitarra, che ci porta bruscamente al criptico riff di sei corde, input ideale per il prorompente attacco di pura velocità  e adrenalina del meglio di scuola Voivod. La canzone mette quindi in mostra tutti i lati più pazzi e fuori di senno dei ragazzi, con Piggy che si diverte come un matto nell'eseguire una traccia totalmente priva di qualsiasi schema musicale prevedibile e in qualsiasi modo atteso, cosa che rende anche la canzone come una di quelle più amate dai fans. Rispetto ai brani precedenti, qui probabilmente i ragazzi si lasciano ancor più andare nell'esprimere il lato più malato e coraggioso della loro arte. La sclerotica voce di Snake si fa a tratti cantata e a tratti quasi parlata, con un'enfasi retorica da manicomio di massima sicurezza. Follia e genialità allo stato puro infine nella malata parte chitarristica in tapping, dove anche Away tira fuori dietro le pelli il meglio delle sue abilità. Con tracce come questa ma anche le precedenti, difficilmente qualcuno potrà contestare il valore artistico di questo quartetto. La traccia si incentra sull'instaurazione di un movimento anarchico e drasticamente anti-politico, che giunge al compimento dei suoi obiettivi tramite una lunga serie di attentati terroristici e folli azioni finalizzate al fine però positivo di far ritirare una classe dirigente che pensa solo ai propri introiti, fregandosene letteralmente dei bisogni del popolo. In un migliaio di crimini e di menzogne, questo movimento civile terroristico si prepara a compiere dei sacrifici pur di donare un mondo migliore a quelle che saranno le generazioni future che abiteranno il nostro pianeta. Nel paese del racconto regna una paradossale atmosfera di terrore e paura, dovuta ai metodi bruschi ed illegali con cui viene adottato e mantenuto il regime politico a comando. Proprio per questo motivo, la figura dei terroristi è descritta con eroismo, ed essi sono assimilabili in molte cose a quelli che sono stati i nostri partigiani. Essi restituiscono infatti la dignità ad un popolo distrutto e devastato, e si preparano a compiere anche il massimo sacrificio per restituire la libertà ad una popolazione civile che è stata privata di ogni diritto umano. Con i terroristi, i cosiddetti "Chaosmongers", si sono poi identificati (come accennatovi nell'introduzione ) gli stessi fan della band.

Technocratic Manipulators

 Il nostro cammino procede con Technocratic Manipulators, grezza e direttissima traccia caratterizzata da un'essenza focalizzata principalmente sulle influenze musicali di tipo punk-rock e avanguardistiche, ma a livelli che difficilmente avevamo mai ascoltato prima. La voce di Snake qui si veste da anni '70, variando su differenti stili con eguale efficacia e crescente divertimento e curiosità per l'ascoltatore. Tramite una serie di effetti "low-fi" e di "ovattamento", questa canzone si mostrerà come un capolavoro non solo dal punto di vista compositivo, ma anche per il lavoro svolto a livello concettuale e di produzione. Immenso manco a dirlo il fantastico Away, che colora di fantasia e di senso artistico un muro sonoro variegato e caratterizzato da duemila e più sfaccettature differenti. Le innumerevoli influenze percepibili dalla band sono talmente tante da essere ritenute qui soggettive, ma sento con sicurezza l'oggettività del diretto e volgare punk anni '70 che si va ad unire alla maggiore cultura e musicalità del progressive, studiato ma integralmente spontaneo, con l'intenso scenario avanguardistico-futuristico che persiste in tutto questo spettacolare lavoro discografico. La canzone si basa su una visione estremamente Orwelliana della società e più precisamente dello Stato d'oggi, dove una "big head" (grande testa) progetta in ogni singola previsione le sue convenienze manipolando la popolazione a suo puro piacimento. Gli inni nazionali e l'identificazione divengono quindi strumenti per avere le masse in pugno, e una alienazione mentale e di informazione porterà le ignare vittime a vedere la realtà con occhi totalmente opposti. Vivendo sotto uno stato di ipnosi, difficilmente ci si può svegliare consapevolmente, ed è ciò che la band constata con profondo rammarico nelle righe di questo racconto, che porta la conclusione dello stupendo "Side A" del full-length.

Macrosolutions to Megaproblems

La quinta traccia, Macrosolutions to Megaproblems, apre invece la seconda parte di questo album capolavoro. Dopo essere scagliati in un blocco sonoro caotico e misterioso tramite un godibilissimo intro del nostro Blacky al basso, la band si cimenta in una serie di cambi e variazioni di tempo che ci porteranno a sbattere la testa al punto di romperci il collo. Fermo restando che la voce di Snake  è tanto fantasiosa quando penetrante come sempre, i ragazzi si cimentano nella seconda parte della canzone in una serie di ritmiche più tipiche del thrash metal ma mostrando costantemente una maturazione artistica paurosa, mentre nella prima parte della canzone ascoltiamo ancora una volta i grandi progressi della band compiuti nell'espressione dello stile musicale che tanto li contraddistingue: davvero tanto di cappello! Bello anche l'assolo di Piggy, e la martellante batteria di Away che calpesta duro quanto farebbe un cavallo inferocito. Le liriche del brano sono una sorta di "Chaosmongers" parte 2, tanto è vero che gli stessi protagonisti attuano la medesima rivoluzione di cui vi accennavo poco fa. Questa similitudine sottolinea ulteriorermente come questo full voglia anche avere una sua rilevanza politica e di protesta, cosa tra l'altro non nuova ai nostri ragazzi canadesi. I protagonisti di questa canzone sono per l'appunto gli stessi rivoluzionari, che cercano con il cuore e la volontà di opporre una strenua resistenza alla classe politica malvagia che ha preso con la forza il controllo del paese. Colui che governa le menti è definito il "grande bugiardo", e non è dunque possibile in alcun modo tollerare colui che mette i propri interessi dinanzi a quelli di una collettività di persone che necessitano di aiuti. Pertanto, la soluzione più naturale e logica è la violenza, che porterà finalmente al crollo del sistema giustificando ampiamente ogni qualsiasi perdita di uno dei propri fratelli. La canzone si focalizza infatti sul violento conflitto civile fra le forze a difesa della classe dirigente e coloro che invece oppongono resistenza con i pochi mezzi a propria disposizione, ma maggiori motivazioni. Il conflitto si rivelerà spietato, e i Chaosmongers cercano di risvegliare i cittadini che possiedono una visione troppo offuscata per poter guardare con i propri occhi. Il ritornello "You better shake up your mind, coz if you're just staying blind, integrity you won't find" è emblematico a tal proposito, e rappresenta tutta l'assistenza che i rivoluzionari cercano di dare a coloro che ne necessitano. La parte conclusiva del brano si incentra intorno alla parte "ciclica" degli avvenimenti della storia e soprattutto alla lentezza e alle difficoltà con cui i progressi avvengono. Inconsapevoli di quale sarà il futuro di una situazione in bilico e sotto costante rischio, i nostri sanno di aver fatto il meglio che potevano, fornendo una "macrosoluzione ad un macroproblema", unica e sola possibilità per poter far forse valere le proprie ragioni, mai ascoltate adottando più pacifici metodi di protesta.

Brain Scan

Possiamo passare ora alla bellissima Brain Scan, che narra di una macabra storia di morte e mutazioni cerebrali. Il testo è un viaggio attraverso quello che potrebbe essere il più classico degli horror, ma con quel tanto di innovazione e dinamismo da rendere questa storia degna del marchio Voivod. Vi sono infatti gli immancabili elementi futuristici, che ruotano intorno ad una temibile "scansione del cervello" che porterà le proprie vittime a perdere il controllo della propria stessa testa. Con il cranio schiacciato come se questo si trovasse fra una mente doppia, il corpo stremato si accascerà al suolo offrendo la vittima ai malvagi e misteriosi assassini invisibili dal DNA geneticamente modificato. Il bellissimo pezzo, introdotto dal suono di un vento che ricorda tanto quello della fredda Morgoth, si discosta dai precedenti per l'effettistica saturata e low-fi applicata sulla voce di  Snake, davvero ingegnosa e difficilmente descrivibile senza il piacere dell'ascolto, al punto che il nostro Snake assume molto spesso una vocalità assolutamente robotica ed inumana.  Gli accordi liberi ed avanguardistici vengono sfornati durante questo full in rapida successione, spesso in un alternarsi di stop and go con lo stesso bravissimo cantante che gioca insieme a Piggy. La canzone possiede ovviamente anche una robusta componente thrash metal, tant'è che il graffiante alternate picking dell'axeman riuscirà senza il minimo dubbio a soddisfare anche i più scettici e puristi dei metallari. Il pezzo stavolta non è quadrato e compatto nel suo svolgimento, ma è volutamente variabile e dagli accenti psicopatici, con tanto di assoli di chitarra che si affidano al più puro e feroce istinto della genuina ispirazione musicale. Tirando le somme, Brain Scan è un capolavoro difficilmente ripetibile all'interno del genere (e non solo) per la spontaneità assoluto con cui si forma e con cui incide cinque minuti di follia assoluta. Il penultimo brano è nientemeno che la leggendaria Psychic Vacuum: il testo della canzone ruota stavolta al 100% intorno alla mente e alle infinite percezioni della sfera cerebrale umana. In uno stato di psicosi consapevole, il protagonista cerca di capire il punto debole che si cela all'interno della sua materia grigia per sopraffarlo e sconfiggerlo una volta per tutte. Il breve testo è avvincente e sensazionale, in quanto si incentra colpo dopo colpo sul conflitto interiore di un uomo che cerca di fare tutto il possibile per poter ottenere la sua sacrosanta sanità mentale. Al termine del racconto, scopriremo che il protagonista è riuscito nel suo intento, che era quello di ottenere il cosiddetto stato di Psychic Vacuum, il vuoto mentale, ciò che rende estranei da ogni dolore e da ogni sofferenza. La canzone si apre con le acutissime e stordenti note di Piggy, che ci conduce in men che non si dica ad una serie di riff totalmente fuori di testa, in uno studio accurato ma sincero che porta una composizione rara e indimenticabile. Il feeling tra il chitarrista e il vocalist è talmente assoluto da risultare difficilmente descrivibile, e la frustante traccia mostra di non voler lasciare scampo ad ogni potenziale ascoltare scettico su questo modo nuovo e coraggiosissimo di proporre musica. Impossibile a dirsi chi è il vero protagonista di questo brano, perché ogni singolo componente della band è protagonista e parte di un tassello fondamentale per il completo capolavoro. L'assolo di Piggy è da strapparsi i capelli, e le confusionarie ritmiche saranno perfette con chiunque si voglia ad affacciare ad uno stato misterioso e catartico ai confini dei conflitti interiori con la nostra mente, spesso lasciandoci immaginare trip più negativi che positivi. Snake assume ancora una volta una voce a tratti robotica, e gli stacchi di Piggy fungono da elemento fondamentale tanto da rappresentare anche una validissima chiusura del brano. Il meglio dei Voivod in meno di quattro minuti insomma, ma sappiamo tutti quanti che non si può sminuire la carriera di questa band non definendo questo come uno dei tantissimi capolavori che i quattro ragazzi hanno sfornato e continuano a sfornare. 

Cosmic Drama

 L'ultimo pezzo, intitolato Cosmic Drama, mischia le tematiche mentali con quelle interplanetarie, anch'esse un grandissimo classico del quartetto. Nel racconto viene descritta la fine di un pianeta felice, con l'innegabile constatazione che "ogni cosa bella porta alla sua fine". Il termine di questa stella non possiede una sola causa, ma a detta stessa della band "ci sono troppi motivi", come se tale avvenimento fosse più affidato al destino e al senso ciclico dell'esistenza e della vita che ad una ragione scientifica e specifica reale e sensata. Nella triste storia il cielo diviene di colore rosso, il pianeta cade in disgrazia e lo spazio vive il più reale terrore che avesse mai conosciuto. Nella parte conclusiva del brano, scopriamo che il nostro protagonista è in realtà antagonista, e tramite degli illimitati e potentissimi poteri psichici ordina la sparizione della stessa stella e di tante altre, più per un gesto di mera follia piuttosto che per un piano di conquista intergalattica ben pensato. La traccia si apre con una misteriosa e malvagia introduzione, coadiuvata presto dai tom del nostro Away e dalla spontanea voce di Snake dietro al microfono. La canzone trascina con sé emozioni bellissime ma negative (ebbene sì), perché il senso di fastidio e diffidenza che i ragazzi ci vogliono trasmettere tramite la loro musica si accompagna alla consapevolezza che ciò che si ascolta è tanto grandioso quanto geniale; così, nota dopo nota, si gode di tutto ciò che questo brano ha da offrire: accenti strazianti e deliranti, colori vocali sempre improvvisi e inattesi, sincopati ritmi batteristici che offrono sincerità e grande senso di ispirazione. Merita grande nomea anche la parte più malata della voce di Snake, che a tratti si mostra qui letteralmente con fare da maniaco (come del resto, maniaco è il protagonista del brano). Di fronte a una musica di questo genere, non ci si può non abbassare il cappello e riconoscere che questi livelli sono accessibili a pochi artisti della scena metal numerabili sulle dita di due mani.

Conclusioni

L'album offre tutto il meglio che da esso ci si potrebbe aspettare: ascolti a ripetizione e che non possono stancare mai, accenti fuori di testa, spunti da capogiro e tanta tanta imprevedibilità secondo quello che io definisco l'"anti-commerciale", ovvero la contrapposizione naturale alle rime e ai ritornelli prevedibili e già sentiti tipici del più della musica Pop. Qui si parla dei Voivod, una band senza arrangiatori e industrie alle spalle, una band che non vuole piacere a nessuno se non a se stessa. Il full si mostra fenomenale anche dal punto di vista lirico, offrendoci una parte testuale che si adegua in maniera impeccabile a quella musicale, valorizzandola al meglio. Il freddo caotico di Morgoth si incontra qui con un'anima più matura e futuristica, un po' meno caotica, ma ancora superiore per livello delle composizioni e dell'opera artistica in generale (con tanto di spunti e improvvisazioni). Apprezzo tantissimo come la band abbia saputo evolversi su nuovi binari, avendo avuto la saggezza di saper catalizzare ciò che aveva imparato per tirar fuori un capolavoro di questo tipo. Se un "capolavoro metallaro" è apprezzatissimo, un "capolavoro metallaro ma un po' meno" può esserlo in questo caso ancora di più, perché si dimostra di avere alle spalle conoscenze, saggezza musicale e tanta capacità di saper sorprendere anche senza affidarsi alle costanti bordate sonore e alla incessante cattiveria dei riffs. A maggior ragione, è un peccato come la band sia rimasta sconosciuta ai più, che avrebbero potuto apprezzarne ogni meccanismo e sfaccettatura. Come ho affermato nella prima recensione, molto spesso gli ascoltatori di musica metal vengono definiti chiusi di mente, ma questo se non per qualche elemento è uno dei più grandi sbagli che si possano dire, e il fatto che una band come i Voivod sia stata esclusa dell'ascolto dei più solo per la superficiale parola "metal" nella loro definizione ne è assoluta prova. Buon per noi che li conosciamo, vorrà dire che avremo il piacere di avere una immensa band di nicchia in più nel nostro panorama musicale attivo e privo di ogni tipo di pregiudizio. Certo, mi rendo conto che l'idea di un album meno estremo ad alcuni potrebbe non piacere, ma sono sicuro che chiunque possa apprezzare la consapevolezza e la genuinità con cui ogni nota viene fuori dal proprio strumento, con cui ogni sfumatura viene espressa dalla band. Questo è un lavoro talmente bello da non poter essere rinnegato neanche dagli amanti dei lati più estremi della musica, tant'è che si parla ancora oggi di questo lavoro come una pietra miliare assoluta della scena metal. Molte band si sono bruciate passando da un sound più violento ad uno più abbordabile, ma coloro che sono riuscite in tale intento ci hanno donato lavori indimenticabili e soprattutto incontestabili, e Dimension Hatross ne è certamente un perfetto esempio. Dopo l'uscita di questo album e del successivo, così la fama della band esce fuori dai confini nazionali, a differenze di molte valide band canadesi che rimangono relegate ai conoscitori del proprio paese, se non per qualche eccezione. Tuttavia, mi sono già espresso sul disappunto nel mio constatare come questi ragazzi avrebbero meritato almeno 10 volte di più nella loro carriera, venendo accantonati senza motivi davvero comprensibili e validi da una fascia di ascoltatori che avrebbero tranquillamente potuto apprezzarli , specie poi se ci si riferisce ad un lavoro di questo tipo o anche come il precedente o alcuni dei più nuovi, su cui noi di Rock & Metal In My Blood torneremo presto. Accenno speciale merita inoltre l'artwork dell'album, spettacolare come sempre: qui l'individuo (che ben conosciamo) in primo piano subisce quella che pare nientemeno che una tortura, con tanto di cranio aperto e iniezione al cervello. In un disegno che porterà i ricordi di molti di noi ad una situazione simile a quella di "Ravenous Medicine", i nostri ragazzi scelgono di dipingersi utilizzando uno sfondo di colore rosso/violaceo, che ricorda a sprazzi quello dell'alba e del tramonto, ma che in realtà raffigura ed enfatizza le sadiche pratiche descritte nel disegno e nel corso dell'album. I colori utilizzati rappresentano le onde della mente, enigmatiche e difficilmente traducibili, e per questo semplicemente perfette allo scenario creato dallo stesso batterista anni addietro. Il disegno realizzato dal solito geniale Away qui si dimostra ancora una volta accattivante ed intrigante, e i lunghi capelli della figura ci rendono ancora una volta almeno un po' protagonisti. Sconosciuta la natura del macchinario utilizzato, che ricorda a tratti un futuristico sarcofago o una bara, ma che certamente dispone di una strumentazione poco gradevole e raccomandabile. Se dovessimo definire questo full con poche parole, io direi che la musica ci mette di fronte ad una sperimentazione aggressiva e perfettamente riuscita, dove le "vecchie" cose imparate dalla band si fanno ad unire sapientemente a quelle più nuove. E' proprio per questo motivo e i tanti altri descritti che, da grande fan della band, mi sento probabilmente di dire che questo è a mia opinione il loro album migliore (e di certo anche oggettivamente uno dei migliori), perché i nostri riescono a dimostrare di poter allargare i propri confini compiendo ancora progressi dal punto di vista della loro crescita ed identità, ricoprendo sfumature che prima a loro stessi erano sconosciute e affacciandosi con successo assoluto ad un confine musicale fino a quel momento desolato ed inesplorato. Noi vi aspettiamo alla prossima recensione, consapevoli del fatto che i Voivod sono una band che, una volta compresa e assimilata, non potrà stancare mai coloro che hanno davvero voglia di comprendere e amare la musica come molti non la conoscono.

1) Experiment
2) Tribal Convictions
3) Chaosmongers
4) Technocratic Manipulators
5) Macrosolutions to Megaproblems
6) Brain Scan
7) Cosmic Drama
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