VOIVOD

Build Your Weapons: The Very Best of Noise Years 1986-1988

2017 - Noise Records

A CURA DI
FABIO FORGIONE, DAVIDE CILLO
26/08/2017
TEMPO DI LETTURA:
6

Introduzione Recensione

Dopo ben tre raccolte, "The Best Of Voivod"(1992), "Kronik"(1998) e "To The Death"(2011), è da poco stata data alle stampe in casa Voivod la quarta compilation ufficiale della loro discografia dal titolo "Build Your Weapons: The very best of Noise Years 1986-1988". Lanciata sul mercato nordamericano nel marzo 2017 e a luglio su quello europeo, la raccolta prende il nome proprio da un brano della band presente su Rrröööaaarrr e rappresenta, come spiegato dallo stesso titolo, un'ampia ed esaustiva panoramica degli album licenziati dalla band sotto l'etichetta berlinese Noise. Tre anni sostanzialmente, che vedono i Voivod partorire tre full: il già citato "Rrröööaaarrr" nell'86, "Killing Technology" nell'87 e "Dimension Hatröss" nell'88. Tre album che mostrano un percorso evolutivo pressoché inarrestabile, sia per quel che concerne la componente musicale che quello della maturità raggiunta nelle lyrics, un iter che vede il suo apice compositivo proprio in "Dimension Hatröss", a detta di chi vi scrive, il capolavoro ineguagliato dei Voivod. Va detto innanzitutto che, paradossalmente, il riscontro commerciale e critico dei Voivod è inversamente proporzionale al valore tecnico e artistico della band, un fenomeno tutt'altro che raro e che, anzi, purtroppo ha mietuto diverse vittime in ambito metal, ma che, proprio se messo in relazione all' opera e all' apporto innovativo dato al Thrash dal combo canadese, assume i connotati dell'ingiustizia universale. Partendo dal Thrash grezzo, arrembante e violento di "Rrröööaaarrr", che pure lascia intravedere qua e là sprazzi di sperimentalità e lampi di spontanea genialità, la band passa per il sempre basilare Thrash in cui comincia a fare capolino un velato gusto per sonorità più pulite e ricercate di "Killing Technology", per finire con quel vero e proprio capolavoro di classe mista a talento innato di "Dimension Hatröss", il disco che più di tutti incarna la vera essenza dei Voivod, quella dei temerari esploratori del suono. È questo infatti l'album in cui, al consueto piglio selvaggio, tenuto però piuttosto "a bada", si affianca in maniera definitiva la predilezione per le sonorità progressive e psichedeliche che di fatto consacreranno la band canadese come tra le maggiori esponenti dello sperimentalismo nel panorama metallico. Se però credete che la rivoluzione investa esclusivamente l'aspetto sonoro, sarete pronti a ricredervi dando un semplice sguardo alle lyrics, un meraviglioso ensemble fatto di paesaggi fantascientifici e scenari al limite dell'onirico, popolati di creature bizzarre e animati da tecnologie ultra-futuristiche. È, in sostanza, il certificato di nascita del cosiddetto cyber-metal, avente proprio nei Voivod i suoi più illustri capostipiti e magistrali battistrada. Lo scopo dunque di questa release, è quello di offrire ai neofiti della band un fedele spaccato del periodo più florido e significativo della carriera della stessa, ma, parallelamente, un ottimo modo di rinfrescare la memoria a chi ha già avuto modo di apprezzarne le doti attraverso i full originali, in un compendio di brani ben bilanciato, frutto di una scelta accurata da parte della Noise. Tre album, tre classici, per un iter culminante in un'opera omnia dagli eccellenti risvolti, perlomeno per quel che concerne i fans di vecchia data, gli aficionados imperterriti del combo canadese. Un modo davvero interessante di andare alla riscoperta delle loro origini, passando attraverso la maturazione artistica e compositiva. I Voivod non sono, e non sono mai stati, una band dalla semplice assimilazione, oltre che dalla unanime e pacifica catalogazione in generi, basti pensare al fatto che un musicista come Denis D'Amour (Piggy), chitarrista eclettico e tecnicamente preparatissimo, riesca ad incarnare alla perfezione nel proprio modo di suonare e concepire il chitarrismo, le diverse anime della band in un continuo fluire di approcci e attitudini che lo avevano portato, prendendo il via dalle ritmiche grezze, rudi e caotiche dei primissimi lavori, ivi compresi momenti solisti selvaggi ed estremamente efficaci, ad un modo originalissimo e del tutto personale di intendere ed identificare il ruolo del chitarrista metal. Un modus operandi fatto di "contaminazioni" ed evoluzioni che lo avrebbero di fatto trasformato in un musicista totalmente differente da quello degli esordi. Memorabili restano i suoi power chord e l'uso pressoché massiccio di accordi liberi che, al pari con le dissonanze create dai tempi dispari di Langevin (Away), hanno reso nel tempo il sound dei Voivod peculiare e riconoscibile dal primissimo ascolto. Ma, ed è questo il rovescio della medaglia, la non proprio semplice fruizione della loro arte è stata forse il fattore che più di ogni altro, ha di fatto precluso al combo canadese il facile successo e la fama planetaria, relegandola a lussuosa band di nicchia. Sembra essere una sorta di destino al quale i gruppi canadesi proprio non riescono a sottrarsi, penso ai Rush, tanto per fare un nome altisonante, o agli Exciter e ai Razor e Annihilator, per rimanere in ambito Speed/Thrash. Tutte band che non hanno mai raccolto quanto effettivamente seminato. Le Thrash band a metà anni ottanta si identificavano in buona parte nelle sonorità di Metallica e Slayer, i Voivod aprivano invece nuovi orizzonti tutti da scoprire, e che andremo a ripercorrere insieme analizzando una ad una le tracce che compongono questo platter, in un viaggio emozionante e affascinante.

Korgüll the Exterminator

Il primo brano di questa raccolta è lo stesso che apriva Rrröööaaarrr, secondo capitolo della discografia dei canadesi. La band che avrebbe presto mostrato le proprie immense potenzialità, sfornando capolavori in cui avrebbe messo in luce il suo stile particolarissimo che l'avrebbe distinta da tutte le altre band operanti nel medesimo genere, marchiò il suo debutto con due album all' insegna del Thrash più grezzo e acerbo (War And Pain (1984) e, appunto, Rrröööaaarrr del 1986). Si tratta di un album ruvido, truce e per certi versi ostico, prodotto in maniera piuttosto scarna ma che mette in mostra una certa aggressività condita da ottime doti tecniche, caratteristica, questa, che i Voivod si trascinano dietro da sempre, e che sempre li accompagnerà. Ad onor del vero va detto, ed è qui che sta il grande paradosso, che, nonostante la sua classe sconfinata, il combo di Joniquére, non riuscì a reggere il confronto con i colossi con cui dovette misurarsi (i vari "Master Of Puppets", "Peace Sells?", "Reign In Blood", "Pleasure To Kill"), sopratutto per ciò che concerne l'accoglimento ricevuto dalla critica specializzata, pronta a scagliarsi a capofitto sulla band, stroncandola categoricamente. Il solo responso positivo arrivò dai fans, non tanti per la verità, attratti e incuriositi dal vigore e dai contenuti onirici e fantastici delle lyrics della band del Québec. Di fatto, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sui Voivod all'indomani di "War And Pain". Erano la cosiddetta band di nicchia, con la sola variante di essere snobbata e ignorata dai più. Siamo nel pieno della magmatica fantasia di Away, in quella visionaria terra di Morgoth, teatro della maggior parte delle loro lyrics. Un mondo ultradimensionale quasi perennemente infestato da guerre e pestilenza, in cui facciamo la conoscenza di "Körgull The Exterminator" (Körgull lo sterminatore). Il soldato dalle fattezze scheletriche raffigurato sulla cover di War And Pain, ha qui subito una sorta di mutazione genetica che lo ha portato a fondersi col cingolato che avanza inesorabilmente distruggendo tutto quanto incontri sulla sua strada, producendo come rumore proprio il Rrroooaaarrr del titolo. E proprio il rumore è la "colpa" di cui si macchiarono i Voivod negli anni ottanta, accusati da più parti di essere artefici di un sound caotico ed estremamente incline alle sferragliate, eccessivamente roboante e privo di costrutto. Ovviamente, come quasi sempre accade, la verità sta nel mezzo, e a ben vedere, l'eccessiva ostilità nei confronti dei canadesi, è motivata più che altro da una produzione davvero essenziale, il cui confronto con i succitati mostri sacri del Thrash risulta a dir poco impietoso. A mio avviso quella dei Voivod è una scelta consapevole, dettata dalla volontà di distinguersi dalla massa, anche a costo di precludersi parecchi consensi. Il pezzo si apre con il basso di Blacky in grande evidenza, a cui si aggiungono subito la chitarra acre di Piggy ed un gran lavoro di batteria da parte di Away. Snake entra in gioco con voce sguaiata, in un ensemble ritmico arrembante e selvaggio, totalmente privo di melodia. Del resto è di guerra, morte e distruzione che si parla nel testo, e la veste sonora non poteva risultare più consona alla natura dei testi. Si procede su ritmi molto alti, la ritmica è incalzante: c'è un nuovo assassino tra le linee nemiche, urla Snake, che prende le sue vittime e le lascia cadere in rovina. È la legge spietata della giungla, uno o l'altro dovrà morire. In quello che potremmo definire una sorta di refrain, ma che in realtà è più un urlo feroce, Snake ci invita a vedere Körgull in azione, se vogliamo farci un'idea degli orrori della guerra. È un cacciatore nebuloso che viene a prenderci, sterminando le nostre vite. Il cielo si addensa di nubi, vorremmo essere fuori dal turbine, ma il gran maestro della purificazione veloce non ce lo consentirà. La chitarra di Piggy martella furibonda, mentre Away picchia talmente forte sulla sua batteria, da riprodurre quasi i colpi dei mitra e dei cannoni dei carrarmati. Eccolo, riprende a urlare Snake, "lo vedo, Körgull è qui, si sentono gli echi della battaglia, e lui cammina lungo la terra, uccidendo e seminando terrore." A questo punto il brano conosce una perentoria accelerazione: Away innalza ulteriormente i ritmi, il suo drumming diventa furibondo, marziale, devastante, Blacky lo segue a ruota con vertiginose frustate di basso, mentre Piggy dà libero sfogo alla sua rabbia distruttiva, inanellando due micidiali solos, due schegge pronte a infilzarsi come lance acuminate nel cuore del nemico. Il pezzo ricalca, in questo punto, alcuni stilemi tipici del Death, tanto è violento. Occorrono rinforzi per contrastare il potere distruttivo di Körgull, ma non è semplice riorganizzarsi in forze per annientarlo. Chi lo ha visto in azione coi propri occhi sà di cosa è capace. La sua forza è immensa e inoppugnabile, poiché egli non è di questo mondo. I suoi occhi vitrei ti fissano spaventosamente, è tardi? troppo tardi per tutti ormai. Körgull governa la Terra. Le sferragliate di Puggy e le percussioni belliche di Away chiudono platealmente il pezzo, lasciandoci addosso una permanente, inquietante sensazione di dispersione e di sconfitta.

Fuck Off And Die

La rabbia cieca di quattro giovani incazzatissimi thrashers si traduce esemplarmente nel secondo brano di questa raccolta, anche in questo caso il secondo estratto da Rrröööaaarrr. Con "Fuck Off And Die" (Vaffanculo e muori) i Voivod non le mandano certo a dire. Dal punto di vista sonoro, non è una novità, è il Thrash nella sua forma più grezza, brutale, violenta a farla da padrone, un sound fin troppo diretto e senza fronzoli, pronto a colpire in faccia come una cazzottiera borchiata, mentre, a livello testuale, il pezzo si presenta come una belligerante dichiarazione d'intenti fatta da una band arrabbiata e vogliosa di farsi conoscere. Certo, si fa ampio uso (fin troppo) degli stereotipi tipici del rocker già abbondantemente sviscerati da Priest o Motörhead (vera musa ispiratrice dei Nostri), qui riproposti con una sguaiatezza senza eguali. L'attacco è deciso, con Blacky, Away e Piggy intenti ad erigere un solido muro sonoro, in una struttura compositiva che viaggia sulla falsariga della traccia precedente. Snake è la voce di cotanta furia, rabbioso, diretto, implacabile, spudorato. L'abbondanza di stilemi espressivi ridondanti e reiterati, e che rimandano alla più genuina tradizione R'n R("Io e i miei ragazzi stiamo per colpire"... "non avete idea di quello che siamo capaci di fare"..."sarete i primi a essere bruciati dal fuoco della passione"... "pestiamo duro e ci piace andare veloce") viene, per così dire, esacerbata da una terminologia piuttosto colorita, come si evince dallo stesso titolo, ("se non ti muovi vai fuori dai coglioni"..."sei un figlio di puttana), e da un glossario che si nutre di espressioni guerresche e bellicose ("è il giorno della guerra"..."esecuzioni giornaliere "..."io ho il comando e attacco"..."nessun piacere, solo dolore"..."non vi è ritorno"). Una minaccia costante e perpetua, sottolineata da partiture vorticose, che fanno da cornice, anche qui, a due assoli al fulmicotone di Piggy, che non risparmia il distorsore. Non vi è il minimo calo di tensione, non vi è melodia che enfatizzi o addolcisca l'impeto e la voluta rozzezza della composizione. Solo rabbia, tanta rabbia, tale da far ipotizzare una qualche reazione della band a talune critiche, forse troppo aspre, ricevute dopo la pubblicazione di "War And Pain". Messi nel mirino i più accaniti tra i loro detrattori, i Voivod fanno fuoco e centrano il bersaglio. "Vaffanculo e muori", recita il refrain "Ho un cuore di pietra e non sono ammessi ripensamenti. Le ossa vibrano e i rumori della battaglia mantengono alta la tensione. Ma non vi è Dio in cui credere, religione nella quale rifugiarsi o cercare conforto. Il nostro compito qui è quello di colpire e di scatenare l'inferno. Se sei un fottuto buono a nulla, non servi alla causa. Per cui,togliti dai coglioni e...vaffanculo e muori!")

Ripping Headaches

Terzo brano estratto ancora una volta da Rrröööaaarrr, "Ripping Headaches" (Mal di testa che seppelliscono) è un pezzo molto breve, tre minuti e quindici secondi appena, ma più che sufficienti per catapultarci senza ritegno nella morbosa follia del songwriting di Away e Snake, per quello che è un resoconto freddo, lucido e spietato della progressiva perdita di senno di un uomo. I suoi fulminanti deliri attraversano longitudinalmente tutto il brano, che si apre con i gemiti della chitarra di Piggy subito seguiti dal drumming potente e preciso di Away, al quale fa da eco il basso pulsante di Blacky. Ritmi non altissimi ma maledettamente incalzanti, in un vortice di Thrash old school grezzo ma dalla spiccata componente tecnica, palese soprattutto nelle partiture di chitarra e basso e nella ritmica che non sembra seguire uno schema ben delineato. Del resto lo sappiamo e lo abbiamo ribadito più volte: i Voivod non sono la classica Thrash band ma colpiscono sin dai primi lavori per una genialità compositiva fuori dal comune che li differenzia dagli altri, proiettandoli in una dimensione parallela che sfocerá nelle più loro alte manifestazioni artistiche a nome "Dimension Hatröss" e "Nothingface". Ciò che qui più risulta "classico" è la voce di Snake, roca, gutturale e cavernosa, che non può non farmi pensare al primo, devastante Tom Araya. Ed in effetti la sensazione di stare ad ascoltare un brano degli Slayer ci accompagna costantemente durante tutto il brano, se non fosse che qui la potenza e la rabbia nude e crude, pur non sprecandosi, non ti colpiscono in pieno sfigurandoti il volto come nel caso degli Assassini californiani. Un continuum ritmico/narrativo interrotto soltanto da un brevissimo assolo, da un repentino cambio di tempo centrale in cui i Nostri danno sfoggio di grande padronanza tecnica, e di un altro rapido, sgusciante e tagliente assolo di Piggy. I deliri di un uomo in procinto di impazzire completamente danno vita ad esternazioni di violenza e ad immagini pregne di malsano realismo. Mentre Away e Piggy continuano a pestare con forza inaudita sui loro strumenti, la furia cieca del folle ci assale del tutto. Egli non ha più ritegno, in lui non vi è più spazio per logica, pietà e pudore. Dalle lyrics non ci è dato sapere cosa abbia condotto lo psicopatico alla follia, la sola cosa certa è che egli voglia rifugiarsi nella pazzia per sottrarsi ai mali prodotti in lui dal mondo esterno, evidentemente divenuto ostile e pericoloso. Ma, nei suoi deliri e in preda alla follia che gli ottenebra le facoltá intellettive, egli non sa discernere chi gli ha realmente nuociuto da chi invece è incolpevole. Ma cosa lo rende totalmente incapace di ragionare ormai? Il mal di testa forte, acuto, persistente, martellante che ha, il continuo e incessante pulsare che gli devasta le pareti del cranio. Occhi vitrei, bava alla bocca, elettrizzato dalle sue pulsazioni di energia, incatenato in una disumana detenzione, si dimena e profferisce frasi violente e malvagie. Se riuscisse a liberarsi dei legacci che lo attanagliano, non ci sarebbe scampo per nessuno intorno a lui. Ucciderebbe tutti in men che non si dica. Ma chi sta per morire è lui, vittima della sua stessa follia, incapace di produrre il benché minimo cenno di coscienza e di ragione. Il mal di testa che lo affligge lo condurrà alla fine totale, lo seppellirà. Il nichilismo visionario di questa traccia colpisce ancor più della sua veste sonora, e, pur essendone complementare, è tuttavia l'aspetto che più balza all' attenzione dell'ascoltatore. Brano efficace e pungente che di certo non poteva mancare all' interno di una compilation di questo tipo.

Thrashing Rage

Il tema della rabbia, che pare essere alla base della filosofia di ogni Thrash band emergente, composta perlopiù da giovani poco più che ventenni incazzati col mondo intero, fa anche da filo conduttore a "Thrashing Rage" (Rabbia che percuote), quarto brano del lotto, ancora una volta estratto da "Rrröööaaarrr", in cui occupa la sesta posizione in scaletta. Che dire, oltre alla furia cieca, alla voglia di spaccare e distruggere tutto, che possiede e pervade letteralmente di sé i Nostri, è possibile notare, in questo brano, qualche avvisaglia di quelle spiccate attitudini tecniche e sperimentali di cui si parlava in precedenza, e che i quattro di Joniquère faranno proprie ed eleveranno alla massima potenza negli album a venire. L'attacco è di quelli che non si dimenticano facilmente: una batteria effetto mitraglietta dall' incedere micidiale, accompagnata da riff fatti di scale semplici ma molto efficaci. Un ritmo incalzante che, dopo alcuni secondi, conosce una brusca impennata, con un Away letteralmente straripante dietro le pelli e Piggy che adatta il riffing alla mutata velocità di percorrenza del pentagramma, per poi riassestarsi nuovamente su tonalità meno forsennate. La voce truce e sguaiata di Snake entra in gioco con un po' di ritardo rispetto ai precedenti brani, quasi a voler preparare l'ascoltatore alle abbondanti profusioni di ferocia che fuoriescono dalle lyrics, oltre che per una certa, malcelata ostentazione di tecnicismo nel cambiare ripetutamente velocità. Cosa alimenta cotanta rabbia, tanto desiderio di uccidere e aneliti di vendetta? Semplice, lo squallore e il degrado generati ai nostri occhi dalla visione del mondo. Sensazioni di caos e di smarrimento che ci annichiliscono ma che nel contempo alimentano in noi le più recondite istanze di ancestrale violenza, quella primordiale, legata agli istinti di sopravvivenza. I tre picchiano selvaggiamente sui loro strumenti, Snake randella le strofe da par suo, quando un primo fulmineo assolo di Piggy innesca un altro cambio di ritmo nel pezzo. Il sentimento rabbioso e distruttivo dei Nostri non è però fine a sé stesso, bensì viene alimentato dall' aver preso visione di un mondo governato dalla violenza e dalla crudeltà dei più forti, i quali impongono spietatamente le loro regole. Allora l'unica soluzione sembra essere quella di fare uso delle stesse armi, di rispondere alla violenza con la violenza. Non bisogna avere alcuna pietà per chi vessa e sottomette il prossimo, ma riservargli lo stesso crudele trattamento. Quando le bellicose dichiarazioni d'intenti dei quattro giovani canadesi sembrano essere giunte al loro apice, ecco un altro assolo, sporco e caotico, di Piggy. E, quando meno te l'aspetti, a dieci secondi circa dalla fine del brano, una improvvisa e repentina accelerazione lo conduce all' epilogo.

The Helldriver

Ancora Rrröööaaarrr a farla da padrone, con "Helldriver" (Il guidatore infernale) per il quinto brano di questa raccolta, settimo invece per quel che concerne il full di provenienza. Stavolta la furia distruttiva dei Nostri e la potenza delle partiture, si materializzano all' interno di un'automobile lanciata in una folle corsa senza traguardi e senza limiti di alcuna natura. Il pezzo si apre con la chitarra di Piggy che riproduce fedelmente il rombo dato dall'accensione del motore, a cui si uniscono repentinamente batteria e basso. Il riff è esplosivo e feroce, e mi ha riportato alla mente, in maniera piuttosto velata, quello con cui si apriva la celebre Stone Cold Crazy dei mitici Queen. Allo Speed/Thrash genuino del quale il brano si nutre, si affianca una soffusa venatura Prog, percepibile, ancora una volta, nei cambi di ritmo, ma anche nell'abbondante uso di tempi dispari e nel mutato approccio di Piggy nel tessere le sue trame chitarristiche e nello strutturare assoli via via più elaborati e lunghi. Snake invece è abilissimo a modulare la sua voce, che di base resta rude e vetrosa, alle variazioni ritmiche di cui il brano è intriso. Rabbia dunque, ma filtrata e mediata dalla tecnica, se così si può dire, per un ensemble quasi unico nel panorama di quegli anni, con i Voivod sempre in prima linea quando si tratta di sperimentare. Tempi e ritmi costantemente alti e frenetici per tutti i tre minuti e quarantaquattro secondi di durata, inframmezzati da due bei solos e impreziositi da fulminei cambi di marcia. Cambi di marcia, per un pezzo che fa della similitudine automobilistica il suo trademark. Sin dal momento dell'accensione del motore infatti, veniamo letteralmente lanciati a folli velocità su una immensa autostrada, incandescenti come tizzoni che ardono, distruttivi come pallottole roventi sparate da una pistola, a bordo di un'auto da corsa. Non siamo però noi a condurre il mezzo bensì il guidatore infernale, una sorta di creatura demoniaca dai contorni fiammeggianti. Il suo sguardo freddo e spietato ci fa capire che egli sa benissimo ciò che desideriamo nel più profondo del nostro animo. E cosa desideriamo, se non percorrere la strada del male e del peccato, la più comoda, la più veloce, la più facile, quella che, almeno inizialmente, regala più soddisfazioni e appaga incondizionatamente? Tutto ciò ci incute paura, ma, nonostante tutto, andiamo avanti. E nel proseguire la nostra folle corsa sentiamo che stiamo fondendoci con l'auto, in un intimo, perverso, fetido abbraccio. Il nostro sangue si trasforma in olio e nella benzina che alimenta la vettura. Auto che non fa che chiederci di abbandonare i nostri timori e di spingere sempre più sull'acceleratore. Sensazioni queste, sottolineate dalla poderosa chitarra di Piggy e dal drumming forsennato e apparentemente caotico di Away. mentre proseguiamo nella nostra folle corsa, ci accorgiamo pian piano che il guidatore infernale ha le nostre fattezze, le nostre sembianze. Quel conduttore eravamo sempre stati noi, ma la paura ce ne aveva schermato le reali fattezze. Ora sappiamo chi siamo, sappiamo di trovarci a percorrere la via del male. Ma non ci importa, la scoperta fatta non cambia le nostre intenzioni: continuiamo a dare gas e a spingere come dannati. Il guidatore infernale non si arresta davanti a niente e nessuno!

Build Your Weapons

La sesta traccia, ottavo estratto ancora da "Rrröööaaarrr", è quella che dà il nome alla compilation in esame. "Build Your Weapons" (Costruisci le tue armi) viene annunciata da Snake che urla nel microfono proprio il titolo del pezzo, seguito a ruota da Piggy e da Away. I due imprimono da subito un ritmo infernale alla composizione, sfornando un up tempo marziale e serrato, dalle chiarissime influenze Punk (date soprattutto dal cantato di Bèlanger). Piggy si diverte a inanellare tempi dispari e dissonanze come se piovesse, togliendo reali punti di riferimento all' ascoltatore. Ben presto alla truppa si unisce anche il basso di Blacky, intento a rincorrere ora la chitarra ora la batteria, in un pezzo che viaggia a mille all'ora. Tema scottante e molto caro alla band quello affrontato in queste lyrics, ossia quello della guerra. Nel tripudio sonoro impetuoso e violento della ritmica, Snake ci invita a scendere in prima persona in battaglia. Le guerre, si sa, non si esauriscono da sole, per cui tanto vale affilare le proprie armi e gettarsi nella mischia. Le interiora degli dei, strappate e lacerate, verranno scagliate sulla terra calda e irrorata del sangue, il sangue dei nostri nemici. Non c'è un attimo di tregua, basso, chitarra e batteria proseguono incessantemente nel martellare i nostri padiglioni auricolari. L'incedere convulso e frenetico richiama alla perfezione i movimenti bellici trattati nel testo. Una guerra senza esclusione di colpi, in cui ciascuno recita la sua parte, pronto ad uccidere ma anche a morire. L'arma affilata che abbiamo tra le mani semina morte e distruzione, tra gas mefitici e fiotti di sangue. Così come il rullante di Away, come in preda ad un raptus, detta impietoso i tempi di questo massacro, lasciandosi andare a variazioni e inversioni continue. Il tutto mentre Piggy, la cui chitarra assume quasi il sembiante di una clava infuocata, partorisce uno straripante assolo, una assordante pentatonica che ci scarica addosso tutta la sua rabbia e la sua forza. In fondo, a questi ragazzi piace da matti suonare e sorprendere. E, soprattutto, questi ragazzi sanno di saper suonare. È evidente da come si divertono ad interpretare il pentagramma a loro piacimento, non riconducendosi ad uno stile ben preciso, ma esplorando svariati sentieri, rimanendo comunque ancorati ad una solida base Thrash. Come non pensare allora che l'arma di cui parla il testo sia proprio la musica? Come non ipotizzare una guerra combattuta e vinta a suon di doppia cassa e di power-chord? È così che i Nostri intendono vincere la loro guerra, e gli dei del Thrash, dall' alto del loro trono, non potranno che approvare. Il brano si conclude con il rumore sordo degli strumenti collegati al Marshall e con il progressivo scemare della voce di Snake.

Killing Technology

"Killing Technology" (Tecnologia assassina) è la title track del terzo lavoro in studio dei canadesi, ed è anche la settima traccia di questa raccolta. Accantonato "Rrröööaaarrr", i Nostri ci offrono un saggio della loro progressiva maturazione artistica, essendo l'album in questione quello dell'inizio di quella fase sperimentale che in realtà non sarebbe mai stata abbandonata nel proseguo della carriera dei Voivod. Soffia un vento cupo e sinistro nelle nostre cuffie, ma ben presto ci accorgiamo, a causa di un continuo "beep" meccanico, che si tratta in realtà di un respiro umano. La cavia sottoposta a chissà quali esperimenti, sta venendo sostituita da un robot. O sta proprio per diventare un robot? Che significa quel "we are connected" pronunciato da una voce artificiale? Il tema portante di Killing Technology, come si evince chiaramente dal titolo dell'album, è la paura, il terrore che il progresso possa tramutarsi nel peggiore dei nemici dell'umanità, finendo con il sovrastarla e con il definitivo sostituirla. Era, ad onor del vero, un timore piuttosto diffuso negli anni ottanta, causato perlopiù dal progressivo aumento e dall' ingerenza del fattore tecnologico nella vita di tutti i giorni. Timori magistralmente espressi in musica dai Voivod. Subito dopo il sinistro incipit, assistiamo ad un convulso tripudio sonoro, fatto di un riff tetro e agghiacciante, seguito dal drumming frenetico di Away, su cui Snake sciolina strofe claustrofobiche. La sua voce roca e cavernosa non segue schemi ben precisi, così come, allo stesso modo, Away picchia sui tom senza dare punti di riferimento all' ascoltatore. È il manifestarsi concreto e micidiale di quella attitudine Prog dei Nostri, che si espleta sempre e comunque sul consueto tappeto sonoro Thrash metal. Cos 'è dunque accaduto all'umanità? Vi è una guerra in atto. Una guerra combattuta dagli umani contro gli automi, sempre più voraci e famelici, sempre più desiderosi di sostituirsi a noi, soggiogandoci. Le visioni catastrofiche alle quali la band ci ha abituati, muovendosi negli immaginari scenari della terra di Morgoth, perdono qui molta della loro carica "fantastica", divenendo più reali e concrete. Troppo presenti nella mente di questi ragazzi le immagini e il ricordo del disastro nucleare di Chernobyl (avvenuto appena un anno prima) per non conferire alle loro composizioni quell'aura tragica e decadente di cui, di fatto, sono intrise. Chernobyl, forse la più drammatica delle manifestazioni della degenerazione del progresso scientifico, dalla fine del secondo conflitto mondiale. I Voivod si divertono a colorare il loro Thrash aggressivo e feroce con quel tanto di sana follia compositiva. Interessante infatti notare come, a due minuti circa dalla fine del brano, trovi posto una session che sa tanto di chiusura classica, ma che viene drasticamente seguita da una improvvisa accelerazione. Trovata geniale oltre che spiazzante. Quello che invece non stupisce è l'assolo centrale di Piggy, la solita cascata di note e accordi senza controllo metrico. La guerra in atto è subdola, paradossale, proprio perché a generarla siamo stati noi stessi. I robot non si stancano, non provano emozioni, non falliscono. Come non preferirli? Ma hanno anche loro i loro limiti: vanno nutriti con pillole energetiche e non hanno una reale visione dei fenomeni e degli obbiettivi dinanzi ai quali vengono posti, essendo programmati a priori. Proprio partendo da questa considerazione, l'uomo non deve arrendersi e deve invece continuare a lottare per riaffermare la propria supremazia sulle macchine, invertendo e rovesciando la tendenza da lui stesso generata. Non sarà affatto una lotta facile, ma sarà possibile. Un giorno riusciremo a sostituirci nuovamente a chi ha usurpato il nostro trono, e l'equilibrio sarà ristabilito. È, in ultima analisi, il messaggio positivo che sottende a queste lyrics, e che i Voivod vogliono lasciarci.

Overreaction

Stavolta è il basso ad aprire il brano successivo, "Overreaction" (Reazione eccessiva), secondo estratto da "Killing Technology". Poco più di un guizzo che subito Piggy ed Away imprimono il loro consueto ritmo folle e senza schemi predefiniti alla composizione. Si viaggia a velocità molto elevate, e Snake urla rabbioso tutte le sue paure nel microfono. Già, perché è di paura che si nutre questo pezzo, il terrore delle conseguenze irreparabili di un disastro atomico. Incubo ricorrente nelle liriche dei Voivod, parto della mente di Away, stavolta non è ambientato nei "rassicuranti" scenari della terra di Morgoth, è bensì un timore reale e concreto, derivante da fatti oggettivi e tangibili e che ha come teatro il nostro pianeta. La Terra, vittima della tanto vituperata sindrome cinese, è vittima del suo stesso progresso tecnologico e scientifico. La sindrome cinese, lo sviluppo incontrollato e incontrastato basato sullo sfruttamento intensivo delle risorse umane e naturali, era un fenomeno che già trent'anni fa atterriva e inorridiva. Il "Mostro Asiatico", come qualcuno un secolo prima lo aveva definito, in barba ai patti e ai trattati internazionali sullo sfruttamento dell'ecosistema ambientale, ottenebrato dall' ossessione della produzione e dei guadagni, innesca un processo quasi irreversibile. Chitarra e batteria proseguono la loro folle corsa, quand'ecco sopraggiungere, a metà brano circa, un rallentamento ritmico che, complice anche il cantato acre e sofferto di Snake, serve a farci vivere l'evento in tutta la sua distruttiva carica drammatica. Viene descritto il terreno circostante ad una centrale nucleare, deturpato e avvelenato dall' attività forsennata della centrale stessa. I sistemi di prevenzione, ormai saturi, si sovraccaricano e producono la cosiddetta reazione sproporzionata di cui parla il titolo. Il personale impiegato nello smaltimento e nel risanamento ambientale è frustrato e sente che la situazione sta per sfuggirgli di mano, pur essendo consapevole di essere del tutto incolpevole della situazione creatasi. Operai e ingegneri si affannano e lavorano incessantemente, ma sanno, in cuor loro, che tutto è inutile. I danni derivanti dal disastro atomico impiegano anni, secoli a dissolversi del tutto. A volte sono completamente irreversibili. Ed è in concomitanza con questa angosciante presa di coscienza che trova posto l'assolo del compianto Piggy, il consueto e concitato saliscendi sul manico della chitarra, senza alcuna regola, senza alcun punto di riferimento, il referente sonoro perfetto del terrore causato dalla follia umana, la materializzazione della totale perdita di speranza da parte del genere umano. L'incedere, dopo una fase più ragionata, torna a farsi caotico e furioso. L'aria intorno alla centrale è completamente contaminata, un tanfo mefitico si innalza nell'atmosfera, i gas malsani e insalubri producono nubi iridescenti che avvelenano ogni cosa: piante,alberi, acque, animali, esseri umani. È l'epifania della catastrofe, la fine di tutto. Il pezzo langue, tra le sfuriate ossessive di Piggy e di Away, con Snake che non cessa un attimo di urlare tutto il suo dolore e la sua paura. Pezzo da brividi, nel vero senso della parola.

Tornado

La penultima traccia di questa prima parte, "Tornado", coincide con il terzo brano estratto da "Killing Technology", ed è un pezzo che sorprende, ancora una volta, per la varietà delle soluzioni stilistiche adottate, oltre che per la maturità nell'affrontare certo tipo di tematiche. Manco fossimo al cospetto di provetti geologi o biologi in erba, i Voivod, evidentemente ossessionati dalle ripercussioni che lo scellerato operato umano può avere sull' ecosistema, ci descrivono, con dovizia di particolari, non senza tradire un coinvolgimento emotivo tutto umano, lo sviluppo di un tornado che si abbatte sulle coste di una imprecisata regione, con gli effetti devastanti e, in alcuni casi, apocalittici, da esso prodotti. Come spesso accade, nei Voivod, all'incedere strumentale fa da specchio riflesso il filo narrativo seguito nelle lyrics. Per cui, alla consueta sezione ritmica data dagli anarchici schemi di Away e Piggy e dal cantato graffiante e sofferto di Bèlanger, vediamo "contrapposto" tutto un crescendo di pathos e di terrore, dato dal progressivo gonfiarsi della tromba d'aria in mare aperto, gradualmente spinta dalle correnti verso la costa. Il ritmo incessante imposto da Away, conosce un lieve rallentamento nella parte centrale del brano, in cui, alla concitazione iniziale, pare sostituirsi la meraviglia e anche l'ammirazione nell' assistere allo strepitoso spettacolo offerto dalla natura: all'improvviso cessa il benché minimo alitare di vento, l'aria si carica di una inquietante fissità, il cielo, dapprima plumbeo, si tinge di sfumature grigio/azzurre. È il preludio all' imminente disastro. Quasi a voler rievocare la drammaticità del momento vissuto, Snake urla ripetutamente "Tornado", come a volerlo invocare di placare la sua ira, mentre Piggy, Blacky ed Away riproducono fedelmente, con i loro strumenti, il trambusto e lo spietato sterminio provocato dalla tromba. Anche l'assolo di Piggy,caotico e truculento, sembra voler far giungere intatto a noi il potere distruttivo del tifone. Per un brano della durata di più di sei minuti, era lecito attendersi forse più soluzioni, ma, parliamo dei Voivod, per cui la tripartizione della struttura del brano in partenza a razzo/stop and go centrale /ripresa del ritmo iniziale, il tutto, come sempre scandito da una marea di accordi liberi e tempi dispari, era uno schema più che auspicabile. Impressionante risulta essere la precisione minuziosa con cui questi ragazzi riescono a descrivere il tornado. Le coste del loro amato Canada, ma anche quelle degli Stati Uniti, sono notoriamente solite offrire simili spettacoli, ma nel brano è percepibile e tangibile qualcosa che va ben aldilà del mero fenomeno atmosferico, la consapevolezza di dover fronteggiare un nemico troppo forte e imprevedibile, che si riesce ad arginare soltanto con l'astuzia, un sentimento a metà tra smarrimento, terrore e rabbia, tanta rabbia, come testimonia il convulso finale di brano, con i tre strumenti che corrono all'impazzata senza più alcun filo conduttore che li tenga uniti, e Snake che urla più volte con ferocia inaudita "Tornado!".

Forgotten In Space

Le atmosfere cupe e cadenzate di "Forgotten In Space" (Dimenticati nello spazio), quinta traccia del full di provenienza, ossia "Killing Technology", sono quelle che meno ci saremmo aspettati per un commiato della band. Alquanto sinistro e inquietante è infatti il contenuto di queste lyrics, che ancora una volta fa appello a tutto il gusto decadente della fantasia di Away, espresso in maniera magistrale in un costrutto musicale di estrema genialità. Piggy e lo stesso batterista danno vita ad una sezione introduttiva rivoluzionaria ed estrosa, con i riff creati dagli accordi sempre più liberi da costrizioni metriche da parte del talentuoso chitarrista, e il drumming altrettanto folle e senza punti di riferimento di quella che a mio avviso è la vera arma vincente dei Voivod, ossia Michel Langèvin, in arte Away. Tutto il brano è un continuo susseguirsi di tempi dispari e controtempi, con chitarra e batteria che fanno letteralmente a gara per non incastrarsi alla perfezione tra di loro, e il basso di Blacky che sembra impazzito nel dettare ora un tempo ora l'altro. In questo caotico e sviante ensemble, l'unica costante pare essere il cantato di Snake, il consueto, muscolare graffio, talvolta persino cacofonico e sguaiato, ma maledettamente efficace e contestuale alla struttura del pezzo. Le asimmetrie regnano sovrane soprattutto nella seconda parte del brano, in cui è possibile ascoltare un fluttuante assolo di Piggy, un episodio alquanto diverso da quelli sinora incontrati, sia per costruzioni che per esecuzione. "All systems go!", tutti i sistemi vanno, è la frase che udiamo spesso all' interno del testo di questa traccia, ed è una formula assai significativa, poiché è quella che dà il là al raccapricciante svolgimento della trama narrata. Tutti i sistemi sono a posto, programmati per partire. Ma per cosa? Quali perversi orrori celano queste lyrics? Sappiamo di alcuni individui che si sono macchiati di reati gravissimi nei confronti della collettività. Vengono quindi arrestati, processati e condannati ad una condanna tanto orribile quanto esemplare: verranno rinchiusi all' interno di una navicella spaziale e lanciati in orbita nello spazio, abbandonati a sé stessi, senza che nessuno possa giungere in loro soccorso. "Una condanna esemplare e definitiva", che, per quanto disumana, servirà da monito a chi, in futuro, venisse animato dai medesimi propositi delittuosi dei nostri protagonisti. Una punizione che,volendo contrastare e stigmatizzare atti di violenza, finisce con il servirsi, a sua volta, di altrettanto efferata violenza. Il senso di terrore e di estrema confusione è reso alla perfezione dalle ritmiche convulse e frammentate imposte dai battistrada Away e Piggy, mentre Snake diviene l'incredulo e atterrito cantore di cotanta efferatezza. Ma non è tutto: in preda ad un estremo, raffinato atto di crudeltà, i ragazzi subiscono una orribile metamorfosi. Vengono infatti trasformati, da diaboliche apparecchiature, in una sorta di uomini-ratto, frutto evidentemente di non meglio precisati esperimenti genetici messi in atto dal Potere, ai quali, la sola alternativa di ribellione è rappresentata dal lanciarsi nelle profondità della galassia, condannandosi di fatto all' oblio e a morte certa.

Ravenous Medicine

Il secondo CD si apre con nientemeno che la bellissima "Ravenous Medicine" (Medicina famelica), storica e indimenticabile traccia tratta dall'album "Killing Technology" e di cui è presente anche un bellissimo videoclip. La canzone viene introdotta da una serie di bellissimi power chord di Piggy, con il nostro Away che funge da intermezzo con i suoi pirotecnici stacchi batteristici. L'utilizzo degli accordi simil-avanguardistici seguono il trademark Voivod, e catalizzano al meglio la nostra attenzione fino al carismatico riff portante. Il vocalist Snake, tuttavia, svolge il ruolo di un vero e proprio personaggio, con una prestazione vocale tanto peculiare quanto perfetta nel suo trasmettere il macabro significato presente nelle liriche. Liriche di cui, ovviamente, vi sto per raccontare: nella traccia si parla di un uomo malato che viene soccorso da un'ambulanza, nulla di particolare o nuovo. Purtroppo, l'uomo in questione diverrà una misera cavia da laboratorio, dopo essere stato trascinato nel macabro ospedale di Morgoth in cui, coloro che entrano, vengono sottoposti ad un destino terribile. Il brano, nella sua linea musicale, riflette perfettamente questo stato di angoscia e paura, ma non manca la giusta cattiveria valorizzata dalle accelerazioni. Un brano stupendo, che allo stesso tempo non nasconde quell'anima nascosta un po "punkish" della band, che qui riesce meravigliosamente nell'intento di congiungere sotto un'unica anima cattiveria e melodia, una melodia tanto carismatica e originale quanto per certi versi "malata" e angosciosamente criptica. Nel racconto la vittima è totalmente inconscia del proprio destino, e viene rassicurata dal dottore che gli sussurra amorevolmente che guarirà presto e riceverà buone cure. "You did very well, you'll feel better soon", ovvero "sei stato bravo, ti rimetterai presto", queste le falsità sostenute dal medico. La più grande delle sfortune è che ciò a cui la vittima viene sottoposta non è nulla di mortale, almeno in un primo momento: si tratta più che altro di una tortura, che culmina nel decesso solo successivamente. L'uomo viene infatti privato dei suoi organi, reso schiavo da diverse droghe e solo successivamente assassinato. Ad ogni modo, tirando un bilancio su questa traccia, abbiamo ogni singolo musicista della band al top, abbiamo inoltre la fortuna di poterci gustare fiumi di attitudine evidenti in ogni istante.

Order of the Blackguards

E' "Order of the Blackguards" (Ordine dei mascalzoni) la traccia che ci viene successivamente proposta, proprio come nell'ordine ascoltato e amato in "Killing Technology". Il brano mette più che mai in evidenza le influenze Punk subite dalla band, che in particolar modo si avvicina alla scena Hardcore a cavallo fra gli anni '70 ed '80. Il brano possiede un impatto enorme, e dimostra la capacità di poter scaricare una violenta valanga musicale ad ogni riff. La cosa che più mi colpisce è come la band riesca a riunire gli aspetti di critica sociale tipici della scena Punk ad un sound studiato e artistico in senso stretto, e questo in "Killing Technology" l'abbiamo ascoltato molto. Tornando a questa traccia, questa è sicuramente più consigliata agli amanti di brani secchi, rapidi e diretti piuttosto che agli amanti di un sound maggiormente artistico e se vogliamo elegante. Insomma, il brano non è proprio uno di quelli più Prog della band, al contrario questo è il momento in cui i nostri Voivod sfogano tutta la loro rabbia. La traccia, e qui dico qualcosa di azzardato, forse in questa compilation ci rientra anche meglio di come era rientrata in "Killing Technology" dal punto di vista della scaletta, dato che nell'album dal mio punto di vista il sound si era evoluto negli altri brani sotto aspetti differenti che potevano continuare ad essere valorizzati con costanza. Difficile interpretare le liriche di questa devastante canzone, ma sicuramente ci ritroviamo in presenza di una critica alla religione, questa forse un po' troppo classica e stereotipata considerando l'elevato livello culturale dei Voivod e l'incredibile tasso di interesse delle liriche in media. Ad ogni modo, tornando a noi, qui Piggy, Snake, Away e Blacky potrebbero probabilmente starsi scagliando più contro il modo in cui viene trasmessa e predicata la religione e contro determinati comportamenti di alcuni uomini di chiesa, piuttosto che contro il "credere" in sé. Questo, certamente, possiede già più senso conoscendo i componenti della band. Tirando un bilancio, se dovessi descrivere questa "Order of the Blackguards" in due parole, direi "violenta" e "adrenalinica". E' tempo per noi di raccontarvi della successiva traccia, la terza di questo secondo CD.

Cockroaches

Giungiamo adesso a "Cockroaches" (Scarafaggi), traccia presente ancora una volta nel bellissimo e indimenticabile album "Killing Technology": lo sospettavamo, adesso ne abbiamo una conferma, si continua sullo stile della scaletta "cronologico" e "ordinato" del primo CD. "Cockroaches", che qualche decennio fa chiudeva l'album "Killing Technology", stavolta funge bene da terza traccia e questo è un particolare interessante. Il brano viene introdotto da un bellissimo stacco di batteria di Away, coadiuvato sin da subito dalla sei corde di Piggy. Grandissima e raschiata la prestazione vocale di Snake, che qui colora al meglio l'irregolare e sincopata linea chitarristica. Un vocalist in forma come non mai, questo è ciò che abbiamo la fortuna di ascoltare. Il brano, proprio come il precedente "Order of the Blackguards", è violento e diretto, sebbene forse più melodico e articolato. Qui si ruota costantemente intorno a ritmi rapidi e irregolari, ossessivi ma continuamente vari al tempo stesso. A dir poco meravigliosi i frangenti in cui Snake utilizza un timbro vocale quasi parlato, alternando con la sua voce gli incredibili stacchi batteristici di Away. Una chicca gli avanguardistici accordi di Piggy, qui ispirato come non mai in una composizione continuamente in evoluzione e in movimento. Il brano racconta in maniera surreale e divertente di come avvenga l'invasione di milioni di scarafaggi, e ciò avviene tramite bordate musicali potenti e piacevolmente disturbanti. I Voivod dimostrano qui la loro anima: quella del caos, del riffing caotico, del taglio sporco di chitarra, della voglia di sorprendere in ogni istante andando a prendere proprio quella nota che non ci si aspettava. Torniamo però, adesso, all'invasione degli scarafaggi: queste creature nel racconto conquistano l'intero mondo quartiere dopo quartiere, soddisfacendo la loro dieta che si basa su piccoli vegetali, piccoli insetti, sostanze zuccherine, grandi vegetali, grandi insetti, vestiti, stivali ma anche cervelli umani. A quanto pare esiste un modo per fermare queste creature, che è l'utilizzo del fuoco, loro grande paura. Siamo giusto in presenza di un piccolo inconveniente: avendo questi scarafaggi conquistato intere città, sarà necessario bruciare intere città. Letteralmente. Un brano sorprendente e coinvolgente, che trasmette davvero una sensazione unica di gusto e divertimento. In una parola, "immenso" questo "Cockroaches", che davvero fa proseguire questa compilation in maniera soddisfacente.

Experiment

"Experiment" (Esperimento) si apre con una introduzione che progressivamente ronza in maniera sempre più rapida nella nostra testa. E' un rumore difficilmente descrivibile, o che perlomeno mi riesce difficile descrivere in questo momento, ma si tratta di un vero e proprio ronzio elettronico che ci attraversa il cervello sempre più rapidamento. E' una introduzione, questa, certamente misteriosa e macabra per la maniera in cui ci viene posta. A noi, però, le introduzioni misteriose e macabre piacciono. E infatti ci piace ed anche molto questa "Experiment", che vede ben presto un immenso riff di Piggy eseguito magnificamente con la sua sei corde. Groove potente, melodia carismatica come poche, ispirazione sincera, genialità, queste le parole che mi vengono da associare a questo riff portante di "Experiment". Chapeau, amico Piggy. Ben presto subentra l'utilizzo di accordi "free" e avanza l'anima avanguardistica di cui abbiamo già diverse volte accennato parlato della band. Qui ascoltiamo i Voivod all'apice della propria carriera, mica scherzi, ed il brano è bello come pochi. La canzone, pur non nascondendo la sua vera natura Progressive, è quadrata e compatta, ordinata nonostante le imprevedibili variazioni e la elettrizzante anima. Una costante di questa traccia sono le bellissime ritmiche, ma anche la voce di Snake, qui più pulita, è meravigliosa sia nell'esecuzione sia nel lato compositivo della traccia vocale. La canzone porterà l'entusiasmo dell'ascoltatore, di questo ne sono convinto, entusiasmo che raggiungerà il suo culmine nella stupenda seconda parte della canzone, un'autentica parte capolavoro. Giù il cappello, sono arrivati i Voivod, e qui ci immergono in una gabbia da manicomio tramite il loro folle riffing e la loro ineguagliabile ispirazione compositiva. Da non dimenticare, i connotati psichedelici di questa traccia: Piggy in "Dimension Hatross" si avvale spesso della psichedelia per affermare la natura dei suoi brani e dunque, ovviamente, la sua arte. Il testo di questo brano racconta di un malvagio scienziato che ambisce alla conquista interplanetaria. Questo protagonista è tanto cattivo quanto geniale, dal momento che scopre la più importante verità sulla creazione e sulla nascita della Galassia. L'individuo sogna di ricevere venerazione da qualunque essere esistente, da qualunque pianeta la vita provenga. Il finale sembrerebbe aperto, ma è prevedibile che lo scienziato riesca nel suo intento di avida conquista e schiavizzazione.

Tribal Convictions

Quinta canzone di questo secondo CD è "Tribal Convictions" (Convinzioni Tribali), tratta anch'essa da "Dimension Hatross", il quarto amatissimo album della band. In occasione dello storico full-length del 1988 il brano l'avevamo ritrovato al secondo posto, proprio dietro ad "Experiment". Stavolta lo ritroviamo al quinto, ma è sempre "Experiment" la traccia che antecede "Tribal Convictions". Le tracce, come sapete, le amiamo, ma per quanto riguarda la compilation in sé avremo qualcosa da dire nel finale. Veniamo al brano: in questo la band riscopre le sue radici, possibilmente tornando ancora più indietro: quelle che ascoltiamo sono le vere influenze della vecchia scuola Heavy Metal, ma le caratteristiche più futuristiche e Progressive della band non sono affatto assenti. Una volta in più, dunque, a Piggy e compagni va riconosciuto il grande merito di aver fuso, riunito, differenti tipologie di sound magnificamente. Spettacolari a dir poco i frangenti in cui la voce di Snake si fa più parlata, con la musica di sottofondo che tinge la canzone di un colore macabro, tetro e malvagio. Una caratteristica ulteriore di questa "Tribal Convictions" è di essere più riflessiva nella sua prima parte, più rapida e aggressiva nella sua seconda. Una volta in più c'è spazio per diversi sprazzi di scuola HC Punk sebbene, questa, non sia la caratteristica preminente. Per quanto riguarda l'aspetto lirico, qui la band tratta di antiche credenze Voodoo, credenze a cui i quattro ragazzi sembrano opporsi, connotandole con negatività. "Gesta orribili in nome della religione", questo è ciò che pare il verdetto emesso dai Voivod. I lati più sadici e disumani di antichi rituali e antiche civiltà vengono messi in primo piano, con i rituali che, svolgendosi intorno ad un grande fuoco, vengono descritti anche più dettagliatamente di quanto ci si potrebbe aspettare. Nel finale del brano apprendiamo come questa pratica non sia null'altro che un'evocazione, un'evocazione di qualcosa di estremamente potente e malvagio, ma che i Voivod sminuiscono attribuendogli questo sostantivo: "assassino". I seguaci di queste pratiche vengono invece definiti dei pavidi, le cui azioni sono mosse unicamente dal terrore. E' tempo per noi di raccontarvi il sesto brano di questa bellissima compilation.

Chaosmongers

Eccoci qui alla celebre "Chaosmongers" (Mercanti del caos), una delle tracce in assoluto più amate nella carriera della band.  In "Dimension Hatross" questo brano era il terzo, viene dunque ancora una volta rispettato l'ordine delle tracce, in questo caso: "Experiment", "Tribal Convictions", Chaosmongers". E' evidente come la Noise si sia fossilizzata sul mantenimento di questo ordine di album e brani, e la cosa non ha molto senso dal momento che in una compilation si vorrebbe ascoltare, almeno per quanto riguarda la scaletta, qualcosa di diverso dal full-lenght. La canzone si apre con uno psichedelico intro che penetra nel nostro cervello in maniera crescente, segue poi una ritmica di chitarra pacata ma criptica ed evocativa. Brusco l'ingresso della strofa, che Snake ben presto colora con capacità e aggressiva. I ritmi sono sincopati, le evoluzioni si susseguono con rapidità ed imprevedibilità. Grande, ancora una volta, il lavoro di Away dietro le pelli, ma con questo non scopriamo nulla di nuovo: il batterista si cimenta in robuste sezioni di doppia cassa, ed è un piacere per le orecchie. Adrenalina e attitudine, questo ciò che traspare da questo brano. Piggy, come non mai, si diverte ad eseguire una canzone priva di schemi musicali quadrati e definiti. Le melodie sono varie ed una più spettacolare dell'altra, nonostante la componente progressiva della band sia in questo brano evidente più che mai. Un mix di tutto, potremmo dire, ma ogni singolo aspetto viene proposto al meglio: "Chaosmongers" possiede un valore artistico irripetibile. La traccia ci racconta della nascita e crescita di un movimento anarchico e drasticamente anti-politico, che utilizza la violenza e la trasmissione della paura per raggiungere i suoi fini: si tratta in questo caso di attentati terroristici, azioni folli volte a far ritirare la fallimentare classe dirigente e politica che ha ignorato per decenni i bisogni della popolazione. "Donare un mondo migliore alle future generazioni", questi i fini di questa ambigua organizzazione. Immaginatevi dunque un paese che vive nel pieno di terrore a causa della propria classe politica, e che questa organizzazione terroristica sia per certi versi "partigiana", liberatoria delle sofferenze in cui ci si trova: avrete compreso, a questo punto, le caratteristiche dell'organizzazione di cui si parla nel brano. Si arriva al massimo sacrificio, la morte, per la propria idea, ovvero la felicità dei propri discendenti. Con il termine utilizzato per i terroristi, i cosiddetti "Chaosmongers", si sono non di rado identificati i fan della band. 

Technocratic Manipulators

Tanto per cambiare, la nostra marcia prosegue nello stesso medesimo ordine dell'album "Dimension Hatross". I più grandi amanti della band fra voi avranno già capito, visto che l'ordine della compilation è prevedibile: siamo arrivati al momento della traccia "Technocratic Manipulators" (Tecnocrati manipolatori), quarta dell'album ma settima all'interno della della nostra compilation. Qui viviamo una profonda inversione di tendenza rispetto ai brani precedenti, dal momento che si tratta di una traccia più grezza e musicale, perlomeno nella prima parte. A farne le spese è la componente maggiormente imprevedibile della band, per un brano che è almeno in un primo momento meno "Progressive" ma più orecchiabile. Anche la voce di Snake si fa più parlata e musicata, e il coinvolgente riff di chitarra è una base ideale per essere canticchiata. Capiamoci, la componente Progressive è ridotta, non annullata, e questo lo si capisce con il passare dei secondi: rimane la presenza di diversi frangenti tinti di assoluta follia, con la voce di Snake e la chitarra di Piggy che non mancano di sorprendere. E' tuttavia la straordinaria bellezza della composizione della traccia vocale a portare maggiormente avanti il brano, che è davvero magnetico in diversi suoi frangenti. Una sinergia, quella fra Piggy e Snake, che qui è evidente come non mai: chitarra e voce riunite, insieme, per sorprendere l'ascoltatore in modo inverosimile. Le influenzi della band sono innumerevoli, come immense sono le conoscenze musicali di questi quattro ragazzi, che attingono sapientemente da diverse correnti. Interessante anche la parte testuali di questo carismatico episodio: i nostri ci immergono in una visione estremamente Orwelliana della società e dello stato odierno, con la classe politica che viene definita manipolatrice e calcolatrice. Gli inni nazionali e l'identificazione nel proprio paese, qui, vengono descritti come un mezzo per tenere in pugno le masse, in un abbaglio collettivo costante che non attinge in modo alcuno a spegnersi. "Mass Hypnosis", dicevano i thrashers brasiliani Sepultura, e potremmo dire che proprio questo è il caso. Qui ho la sensazione di trovarmi dinanzi una band demoralizzata, rammaricata, quasi abbattuta dalle ingiustizie sociali. E' ora di passare al successivo episodio, spero che questa compilation vi stia appassionando come merita. 

Macrosolutions to Megaproblems

Si prosegue sulla scia "Dimension Hatross" con "Macrosolutions to Megaproblems" (Macrosoluzioni a megaproblemi), altra bellissima canzone appartenente allo storico album. La band torna qui a liberarsi al suo istinto, e Piggy come non mai ci vuole abbandonare al divertimento e intende far viaggiare la nostra mente attraverso la fantasia o, per meglio dire, la "sua" fantasia. Il brano è assolutamente illeggibile, vi è l'abbandoni di qualsiasi matematica musicale e ogni passaggio è quello che non ci aspetteremmo. Insomma, vi sono tutti gli ingredienti per un brano magnifico e stavolta contraddistinto da uno stampo maggiormente Progressive. Salgono in cattedra, oltre come detto a Piggy, anche Snake e Away che, e questo non sorprenderà, svolge un lavoro meraviglioso alla batteria: irregolarità e resistenza, ma soprattutto a colpirci è la bellezza delle sue composizioni batteristiche. Da citare il bellissimo assolo di chitarra Piggy, un musicista che, come ben sappiamo, non ha nei soli la sua preferenza stilistica. Tornando a Snake e dunque alla voce, questa diventa delirante e penetrante soprattutto nella seconda parte del brano, che davvero avrà piacevoli (o spiacevoli) effetti sul nostro collo per causa headbanging. Veniamo però ora, come di consueto, alla parte lirica di questa canzone: ci sembra di vivere un sequel di "Chaosmongers", a testimonianza della dedizione sociale e politica avuta durante quello che "Dimension Hatross" fu. Nel racconto viviamo ad una rivoluzione a dirla tutta molto simile a quella descritta in quello che era stato l'amatissimo brano, e i protagonisti sembrano i medesimi. Colui che governa le menti viene definito un "grande bugiardo", e non è prevista tolleranza alcuna verso coloro che perseguono i propri personali interessi e ambizioni calpestando i bisogni di una collettività sempre più in difficoltà. Il brano si focalizza sul violento scontro civile che si scatena, e vi è il tentativo di risvegliare i cittadini assopiti dalle frottole trasmesse dai mass media: "You better shake up your mind", ovvero "faresti meglio a scuotere la tua testa", è la frase che potremmo definire più emblematica di questo episodio. La frase più ripetuta è quella del sensazionale ritornello, ovvero quella che intitola il brano: ancora una standing ovation dunque a Snake per una composizione così magnetica e brillante. 

Brain Scan

Ebbene sì, è il turno di "Brain Scan" (Scansione cerebrale), altra traccia tratta da Hatross e ancora una volta nell'ordine di scaletta del vecchio album e adesso, dobbiamo dirlo, è davvero un po' troppo. Almeno a questo punto della compilation avrei sinceramente visto bene un po' di imprevedibilità, ci è invece stata riproposta la seconda parte di Hatross punto per punto. Ad ogni modo, la canzone è di quelle meravigliose. Il brano narra, nella sua parte lirica, di una macabra storia di morte e di mutazioni cerebrali. Potremmo definire questo testo come appartenente al genere horror a tutti gli effetti, ma non mancano quegli elementi futuristici e di salsa post-apocalittica. E' una Brain Scan, una scansione cerebrale, la vera protagonista della parte testuale di questa canzone: non si tratta, tuttavia, di un esame medico o qualcosa del genere, ma di una simil tortura che porterà le vittime alla follia. Il cranio viene infatti schiacciato, il corpo perde il controllo e ci si espone alle peggiori delle torture. La band si sofferma, durante lo svolgimento del brano, sulle infinite percezioni della sfera cerebrale umana, con il protagonista che, vittima di questa scansione, fa il possibile per opporre resistenza. Tornando alla parte musicale, qui siamo in presenza di un brano ricco di innovazione e dinamismo, ed è interessante l'effettistica saturata che sembrerebbe essere stata applicata alla voce di Snake. Lo stesso Snake, spesso, assume durante le bellissime melodie una vocalità quasi robotica e disumana. Eccezionale feeling fra il cantante e Piggy, ma nel brano è presente anche una robusta componente Thrash Metal, con tanto di graffiante alternate picking. Cinque minuti di variazioni e di assoluta follia, per un brano che senz'altro è difficilmente imitabile. Consiglio le confusionarie e criptiche ritmiche a chiunque voglia affacciarsi ad un viaggio tetro e di forte salsa macabra, perché ciò è proprio che questa "Brain Scan" farà, grazie soprattutto agli innarrivabili stacchi di Piggy alla sua sei corde e ai continui e tortuosi stop and go dove Away è magistrale.

Psychic Vacuum

Giungiamo all'ultimo episodio di questa compilation, è tempo della leggendaria "Psychic Vacuum" (Vuoto mentale) e, come già potrete ben immaginare, facciamo un passo ancora oltre rispetto alla precedente "Brain Scan": la band ci immerge infatti in un trip fra la mente e le infinite percezioni del cervello umano, in un autentico stato che potremmo definire di "psicosi consapevole". Qui il protagonista cerca per l'intera durata della traccia di scoprire e sconfiggere il punto debole nella sua testa per sconfiggerlo e superarlo una volta per tutte. Siamo qui in presenza di un testo breve ma sensazionale e carismatico, incentrandosi colpo dopo colpo sul conflitto interiore di un uomo in cerca del recupero della sua sanità mentale. Rispetto a quanto la band ci ha saputo abituare, tuttavia, qui abbiamo un finale che potremmo definire "positivo": il protagonista riesce infatti a raggiungere lo Psychic Vacuum, uno stato di vuoto mentale che rende completamente estranei da ogni dolore e sofferenza. Il brano si apre sin da subito con dei magnetici accordi di Piggy nel trademark Voivod e di influenza avanguardistica, ma a colpirci è anche il brusco e immediato quanto carismatico ingresso vocale di Snake. Il cantante, in questo episodio, intende mettere subito di fronte all'ascoltatore la bellezza e l'elettricità della sua strofa vocale. Abbiamo la fortuna di vivere i Voivod al massimo della loro ispirazione e nel periodo d'oro della carriera, periodo in cui i quattro ragazzi riescono a regalarci brani davvero unici nella storia della musica, "Psychic Vacuum" ne è l'esempio. Ancora una volta, e parlando delle tracce di "Dimension Hatross" non lo diremo mai abbastanza, emerge in primo piano la sintonia fra la chitarra di Piggy e la vocalità di Snake. Per quanto la batteria di Away, beh, sarebbe ridondante tornare ancora una volta. Ciò che conta è che, qui, ogni componente della band è essenziale per il capolavoro, in più ci godiamo l'assolo di Piggy che qui è da strapparsi i capelli nonostante una certa essenzialità di fondo. "Psychic Vacuum" è, mi azzardo a dirlo, il meglio delle qualità dei Voivod in quattro minuti. Il nostro percorso si è concluso, è tempo ora di tirare un bilancio su questa compilation, le cui canzoni ci auguriamo vi siano piaciute come sono piaciute a noi.

Conclusioni

Quando ci si ritrova a parlare di una compilation, è giusto soffermarsi sulla bellezza delle canzoni, ma a mia opinione non è questa una componente importante quanto in un full-length. I brani sono straordinari, l'abbiamo detto e ripetuto, ma già li conosciamo. Ciò che più conta, nel momento in cui si racconta di una compilation, è secondo me la scaletta e il modo in cui i brani sono stati riuniti, con relative sensazioni all'ascolto. La struttura di questa "Build Your Weapons" è, diciamolo, piuttosto banale: si parte con brani di "Rrröööaaarrr", si prosegue con "Killing Technology", si conclude con "Dimension Hatross". Le canzoni spesso sono inserite nel medesimo ordine dell'album, sebbene ci sia qualche eccezione. Dunque, premettendo che le canzoni scelte per questa compilation sono bellissime, è il momento di mettere in luce qualche perplessità. Personalmente non so quanto senso abbia creare una compilation per riportare così fedelmente le scalette dei full-length, sarebbe stato più accattivante probabilmente inserire brani misti da diversi album della band, piuttosto che mantenere un ordine cronologico di album. Ci ritroviamo dinanzi ad una durata media considerando la tipologia di lavoro, abbiamo ascoltato dieci tracce nel primo CD e dieci nel secondo. La band, questo è il mio primo pensiero, avrà voluto simulare con questo lavoro la sua crescita di sound vissuta durante gli anni '80, con un lavoro che parte grezzo e tagliente per divenire, progressivamente, più raffinato. Una sorta di concept probabilmente, con la cosiddetta "calma" dopo la tempesta, se "calma" la si può definire, considerando comunque la presenza di tracce estremamente dirette anche nel secondo CD. Per l'appunto, se questa era l'intenzione, non la ritengo davvero riuscita. Lo ammetto, spesso dare un senso ad una compilation non è facilissimo, non di rado sono prodotti commerciali volti semplicemente a far conoscere la band a qualche nuovo potenziale fan, o ad offrire un "insieme" dei brani migliori a chi la band già la conosce. E' importante però creare un clima in una compilation, un'emotività creata dalla scaletta che valorizza i brani in maniera talvolta anche differente rispetto a quanto fatto nei full-length, ci viene in questo momento in mente "The Best, The Rest, The Rare" dei tedeschi Helloween. La sufficienza, parliamoci chiaro, questa "Build Your Weapons" la raggiunge, perché è comunque positiva l'idea di riunire canzoni dal medio periodo anni '80 della band ma, per il resto, non andiamo troppo oltre. Penso ad esempio all'ultima parte della compilation, ascoltiamo una buona parte dell'album "Dimension Hatross" praticamente in ordine: beh, per questo i fan della band certo non hanno bisogno di una compilation. Perché avere un prodotto in più per qualcosa che già si ha e già si conosce, questa è la domanda. La risposta già la conosciamo e la conoscete, questa "Build Your Weapons" è un prodotto commerciale di una band immensa come i Voivod, un prodotto che ha un nome e un cognome: Noise Records. Un'etichetta un tempo leggendario, ma che con uscite come questa compilation sta perdendo qualche colpo di troppo. La nostalgia è positiva ma, tuttavia, la nostalgia in taluni casi può anche rivelarsi come una malattia. Altra cosa: essendo il lavoro così "elementare", perché non inserire qualche sorpresa? Una registrazione demo, qualcosa di live, un solo dettaglio che ci dia un reale motivo di ascoltare questa release. La verità è che non c'è stata neanche la volontà di fare questo, probabilmente. Altra cosa: sapete quante canzoni hanno registrato e rilasciato i Voivod fra l'86 e l'88? Ventisei. La Noise, in questa compilation, ne ha incluse venti. Che senso ha, vi chiederete? E' ciò che ci chiediamo anche noi. In sostanza, "non spendete i vostri soldi", ascoltate, questo sì, questo sempre. Ad ogni modo sono belle canzoni, magari se vi sentite pigri e conoscete già gli album a memoria, potrete evitarvi lo sforzo di saltare fra un album e l'altro. Non vedo altre ragioni, davvero, per consigliare questa "Build Your Weapons". Non credo neanche che questa release dia veramente giustizia alla carriera della band, dinanzi agli occhi di un nuovo conoscitore. Avidi collezionatori? Questa compilation può interessare solo a voi, forse. Per il resto buon ascolto a tutti e, come si direbbe nella lingua più diffusa al mondo, "Save Your Money".

1) Korgüll the Exterminator
2) Fuck Off And Die
3) Ripping Headaches
4) Thrashing Rage
5) The Helldriver
6) Build Your Weapons
7) Killing Technology
8) Overreaction
9) Tornado
10) Forgotten In Space
11) Ravenous Medicine
12) Order of the Blackguards
13) Cockroaches
14) Experiment
15) Tribal Convictions
16) Chaosmongers
17) Technocratic Manipulators
18) Macrosolutions to Megaproblems
19) Brain Scan
20) Psychic Vacuum
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