VITAL REMAINS

Dechristianize

2003 - Olympic Recordings

A CURA DI
ALBERTO BIFFI
28/09/2018
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

La musica del Diavolo. La musica dell'Antagonista per eccellenza, colui che è stato isolato, cacciato, rinnegato, incompreso. Colui che è uscito dalle regole, dal gregge, dalle imposizioni di una società costruita intorno all'accettazione di autolimitarsi. Il castrarsi per non rappresentare un pericolo, l'annullare le proprie potenzialità per non minacciare il potere. E l'arte? La massima espressione della libertà umana, anche qui... non accettata o addirittura condannata se fuori dagli schemi o semplicemente non compresa. La musica del Diavolo era il blues, le cui radici risalgono ai canti delle comunità di schiavi afroamericani (ma un tempo considerati solo "neri") nelle piantagioni delle regioni meridionali degli Stati Uniti. Quell'uso della "blue note", ovvero l'intervallo di quinta diminuita che nell'armonia classica veniva considerata "stonata"... "sbagliata" (appunto). E dai campi di cotone arriviamo alla trasgressione di Elvis, ai suoi movimenti pelvici che tanto scandalizzavano la pruriginosa ma bigotta provincia americana. Ricordiamo gruppi musicali che avevano "compassione per il Diavolo" ("Sympathy For The Devil", The Rolling Stones, 6 dicembre 1968), i "messaggi subliminali" dei Black Sabbath, The Beatles e Led Zeppelin, per non parlare dei ben più diretti Iron Maiden con la loro "The Number Of The Beast" (EMI, 22 marzo 1982), quasi banditi negli USA dove vennero additati come satanisti. L'heavy metal accolse il Diavolo a braccia aperte, e il Diavolo ama l'heavy metal. Il Diavolo ama l'uomo e ogni forma di libertà. Libertà che può essere espressa in forme anche estremamente più crude, dirette e viscerali, sempre musicalmente parlando. Inutile che vi ricordi quanto il Metal si sia evoluto nel corso delle decadi ed abbia alla fine partorito un numero infinito figli, proprio come i cuccioli di Shub Niggurath. Ad un certo punto, complici influenze musicali esterne, si cominciò ad andare molto più veloci, ad urlare in maniera sguaiata, come se il Diavolo avesse portato a termine il suo processo di possessione, rendendoci tante Linda Blair. In principio furono i Venom, trasgressori supremi e primissimi sacerdoti del nero culto. Di seguito giovani adepti come Hellhammer, Possessed, Slayer, Bathory, Sodom: un quintetto malefico che spinse sull'acceleratore ed introdusse l'estremo vero e proprio nelle orecchie degli ascoltatori, portandoli a contatto con modi di suonare e di esprimersi ancor più maligni ed espliciti di quanto accadeva nel mondo più prettamente Hard n' Heavy. Basta allusioni, basta col "vedo non vedo". La lode al Maligno diviene religione assoluta: iconografie e testi espliciti come mai prima di allora, trasgressione punk mista a tempi furiosi e cantati demoniaci. Il mondo Metal si preparava ad accogliere, dalla fine degli anni '80 ed inizio '90, ai suoi figli maggiormente chiassosi... Death e Black Metal. Ciò ci riconduce quindi alla storia che oggi tratteremo, legata proprio al Death e ad uno degli album simbolo di un gruppo fra i più blasfemi e provocatori dell'intera scena americana. Tra il 29 aprile e l'11 maggio 2003 i Vital Remains si chiusero nei Morrisound Studios di Tampa, Florida, per registrare il primo album che vedeva alla voce il blasfemo Glen Benton, leader dei seminali e satanici Deicide. Ridotti praticamente ad un duo composto da Tony Lazaro (chitarra ritmica) e il mostruoso Dave Suzuki (chitarra solista, seconda voce, basso, batteria, il gruppo di Providence, Rhode Island, chiamò a sé il cantante maggiormente iconico e rappresentativo del death metal di stampo anticristiano. Fa sorridere pensare che Dave Suzuki da solo avrebbe potuto registrare il masterpiece che andremo a sezionare, eviscerare e gustare, ma dobbiamo ricordarci che tutta la musica è composta da Tony Lazaro, non tra i membri fondatori ma comunque nella band sin dal 1988, l'anno della sua nera nascita. Un gruppo dall'anima maledetta e dalla vita inquieta, che ha visto l'avvicendamento (nel corso degli anni) di ben 34 componenti, tra i quali i noti Kelly Conlon (Death, Monstrosity), Ralph Santolla (08/12/1969 - 06/06/2018, grande virtuoso al servizio di Obituary, Deicide, Iced Earth e Millenium), Tim Yeung (Morbid Angel, Hate Eternal, Divine Heresy, Decrepith Birth e mille altri) e Marco Pitruzzella (Six Feet Under, Vile, The Faceless) e che ora, con questa formazione a tre sembra trovare il giusto equilibrio alchemico. 'Dechristianize' è assolutamente il picco qualitativo della band americana, laddove si incontrano epicità, blasfemia, melodia, tecnicismi raffinati e violenza infernale. Il disco che stiamo per ascoltare insieme non è sicuramente per stomaci deboli e sublima tutta l'essenza del metal satanico e anticristiano. Non è solo musica, è propaganda. Non è solo un insieme di stilemi (pur elevati alla massima potenza) heavy metal, è pura politica antireligiosa. Ogni canzone di questo capolavoro nero è una bestemmia, è un offesa, è un attacco al Regno Dei Cieli. Questo disco è la perfetta colonna sonora dell'Apocalisse biblica e quando il drago rosso dalle 7 teste, 7 diademi e dieci corna apparirà come predetto da Giovanni, state pur certi che la musica che udiremo provenire dagli inferi sarà questo 'Dechristianize'. Non ce ne vogliano i Venom, grandi caposcuola e precursori, nonché padri di tutto il black metal (insieme ai Bathory), così come non ce ne vogliano band che da sempre hanno spinto sul pedale del satanismo per colpire gli stomaci e le orecchie dei benpensanti, ma i Vital Remains restano su un altro gradino del podio. Il gruppo di Lazaro ci strappa dalle mani il crocefisso e ce lo getta addosso, sputa su ogni cosa (anche sul rispetto per le idee e le credenze altrui) e in modo brutale cancella tutte le speranze dirette verso il Paradiso con la potenza dei propri decibel. In fondo, basta alzare un po' il volume... e forse Dio non riuscirà a sentire le nostre preghiere.


Let The Killin Begin

Breve intro, dalla potenza evocativa assolutamente devastante. Un arrangiamento di Tony Lazaro di 'O Fortuna', tratto da è Carmina Burana di Carl Orff. Cantata scenica composta tra il 1935 e il 1936, l'opera è basata su 24 poemi tra quelli trovati nei testi poetici medievali. Il titolo completo è "Carmina burana: Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis". 'O Fortuna' è forse il canto più famoso dell'opera e insieme a 'Fortunae Plango Vulnerea' compone il prologo, che consiste in una serie di improperi contro la sorte che governa il destino dell'uomo. Ci accoglie un temporale che apre oscura il cielo che piange per l'imminente morte del proprio figlio. Arriva in fade-in il coro di 'O Fortuna', con il suo incedere maestoso, epico, inquietante. Sono invece le parole tratte dal film 'The Greatest Story Ever Told' (1965, diretto da George Stevens), in cui un Telly Savalas nella parte di Ponzio Pilato interroga e accusa un Gesù interpretato da Max Von Sydow a portare la tensione al suo apice. Accusato di stregonerie e blasfemia, viene chiesto a Gesù di Nazaret se si professa davvero come il figlio del Signore... alla sua risposta affermativa: "I am!" è la voce demoniaca di Benton ad intervenire: "Let The Killing Begin!(Che il massacro abbia inizio!). Tony Laureano ha fatto con questa intro qualcosa di semplice ma geniale: unire la potenza atavica del tuono, la paura ancestrale dell'uomo verso la tempesta, con la forze evocativa di un film storico e l'oscura epicità di una grande opera classica. Il risultato? Il prepararci quasi spiritualmente a quello che sarà un grande disco death metal.

Dechristianize

Immaginate, secondo la classica iconografia cristiana, un'esercito di angeli disposti a difesa del Paradiso. Biondi, vesti bianche, ali candide e spade fiammeggianti. Difendono il loro Signore, seduto sul trono celeste. Ora immaginate gli angeli caduti: vesti nere, ali dalle piume corvine, capelli scuri, lance e scudi. Ancora: immaginate l'angelo più bello, il portatore di luce e verità, immaginate Lucifero, che vola alla testa del suo stormo infernale assediando i cancelli divini. Questo brano, "Dechristianize" (Decristianizzare) ne è la colonna sonora. Non esistono dubbi. Un attacco frontale, tipicamente brutal death metal di stampo americano, che non si discosta molto da quanto fatto dallo stesso grande singer con il suo gruppo principale finchè... arriva il break strumentale. 02:20 è il tempo che gli angeli resisteranno all'impatto frontale dei demoni, perché oltre questo limite la forza maligna sprigionata da questa composizione musicale sarà assolutamente incontrastabile. Dave Suzuki sciorina tutto il suo talento e la sua tecnica, e non solo con i continui virtuosismi che esibirà alla sei corda, ma anche attraverso il suo terremotante e fantasioso drumming. Non dimenticate mai, che in questo disco il poli-strumentista baciato dal demonio è il fautore di impossibili parti chitarristiche e distruttivi pattern di batteria. Sweep picking di stampo neoclassico in una sequenza diventata negli anni una vera palestra per chitarristi (innumerevoli su Youtube i video dove axeman di tutto il mondo si cimentano con gli assoli presenti in questa traccia) e linee melodiche di un epicità sconvolgente. Un brano musicalmente diviso in sezioni come un pezzo di musica classica, ma che si incastrano e confluiscono l'una nell'altra con una fluidità e naturalezza sconvolgente. Inimmaginabile il lavoro di arrangiamento dietro un pezzo come questa title-track, oltre 8 minuti di velocità e violenza dall'elevatissimo tasso tecnico-compositivo. Torniamo alla battaglia che si sta consumando nei cieli: ascoltate il lavoro sui tom e sui timpani di Dave Suzuki, e non ditemi se non sembrano tamburi da guerra, atti a caricare di testosterone le vene e i muscoli dei guerrieri. Le stesse chitarre di Lazaro e dell'assurdo Suzuki suonano terzinati che sono vere e proprie cavalcate marziali. Al secondo break strumentale abbiamo forse l'apice emotivo del brano: Benton che ripete in modo ossessivo il titolo del pezzo, Lazaro che suona potentissimi bicordi a supporto di un Suzuki mai così ispirato nel dipingere quadri di una bellezza inquietante e blasfema. La cosa incredibile di questa canzone è che l'epicità sprigionata sembra non aver mai fine, e una volta raggiunta una vetta, viene oltrepassata per andare oltre. I cancelli sembrano cedere e Benton canta: "Di colpo, con la forza, con la potenza, senza rimorso, siamo qui per mettere conquistare questo mondo". Gli angeli caduti urlano rabbiosi difendendo l'uomo e la sua libertà, indicando il Signore... parlano agli angeli un tempo loro fratelli: "Ha violentato la cultura dell'umanità, ha violentato l'orgoglio delle antiche tradizioni, ha stuprato tutto il pensiero del libero arbitrio" poi, volgendo lo sguardo a lui: "Io che ti guarderò, cadrai nell'oscurità". Il preferito da Dio, il suo pupillo, l'angelo più bello e potente, mette in discussione la stessa forza del Signore: "supposto creatore di tutte le cose, idolo di irriverenza che vieni venerato, mostra la tua vera faccia... l'immagine della prevaricazione". Diverse volte nel testo viene sottolineato come Dio abbia oscurato la vera luce, come abbia cacciato colui che rappresentava la liberà e per questo l'umanità. Dio ha cacciato il Diavolo in mezzo ai suoi simili... lui... Lucifero, così vero, libero di fallire come di vincere... da sembrare umano. Paradossalmente nell'iconografia cristiana è invece Dio ad avere fattezze simili a noi, mentre Lucifero, il portatore di luce (lux-luce, ferre-portare), la Stella Del Mattino, viene visto come il mostro, colui che dev'essere temuto perché diverso. Il testo dice: "... forza inarrestabile di supremazia demoniaca. Tutto distrugge, tutto divora. Il Paradiso ora è devastato, sfregiato e vuoto". I cancelli sono crollati.

Infidel

Giunge il momento di "Infidel" (Infedele). Inizio abbastanza classico per un pezzo death metal: riff tritaossa con stop su grancassa e piatti, prima di una ripartenza fulminante in cui il profondissimo growl di Benton distrugge tutto ciò che trova davanti al suo microfono. Anche qui Suzuki riesce a caratterizzare il brano grazie alla sua grande maestria sia dietro il drumkit che con la chitarra. Se però nella title-track era stato il suo lavoro alla sei corde ad averci stupito, qui non possiamo non citare il devastante lavoro che il talentato musicista attua dietro le pelli. Raramente nel mondo del metal possiamo citare un musicista così appassionato ed appassionante. Raramente ci troviamo nella difficile posizione di non riuscire a capire su quale strumento un artista eccelle. Dave Suzuki sembra non aver fatto altro nella propria vita che dividersi tra batteria e chitarra, da una parte integrando lo stile neoclassico nei melodici assoli che spezzano il trascinante e brutale riffing e dall'altra il riuscire a "suonare" la batteria, e non percuoterla. Suzuki suona esattamente come un chitarrista vorrebbe che il batterista suonasse: esagerato, tecnico, preciso, mai invadente ma al contempo in grado di valorizzare  e sottolineare i passaggi più belli della sei corde. Suzuki suona la batteria pensando da chitarrista, e suona la chitarra pensando da batterista, ovvero incastonando progressioni ritmiche che una volta enfatizzate dalle percussioni arriveranno a toccare picchi di epicità davvero mostruosi. Bellissime le armonizzazioni chitarristiche, in assoli ancora una volta ricchi di tecniche come lo sweep picking e la velocissima plettrata alternata. Suzuki ha imparato le lezioni dei più grandi virtuosi metal, le ha fatte proprie e traghettate lungo lo Stige, uno dei 5 fiumi infernali, per mostrare la sua bravura al demonio stesso. Liricamente ovviamente non si discosta dall'attacco spietato verso la cristianità che ha sempre contraddistinto la band americana. A volte Benton sembra rivolgersi direttamente a Dio: "L'infedele dentro di me, per sempre incredulo, purga la macchia delle tue benedizioni, oscurando la luce dell'Eden". Altre ancora sembra invece parlare con un fedele, deridendolo, compatendolo: "Modellato sin dalla nascita dalle parole di un libro hai seguito ciò che ha comandato. I tuoi occhi saranno per sempre ciechi alla vista della tua salvezza". Seguendo il mood del brano precedente anche qui c'è un crescendo rossiniano che vede Suzuki lanciarsi in lick reiterati e dall'alto tasso tecnico, con l'accorgimento di renderli dinamici grazie ad un grande lavoro di Laureano e dello stesso Suzuki dietro la batteria. L'impressione di ascoltare una colonna sonora di un film horror-apocalittico non ci abbandonerà mai, e questo grande pezzo ne è la conferma. L'immagine del Paradiso assediato è qui calzante come non mai: "... i conquistati sentiranno il nostro acciaio. Imploderà la struttura della religione. Tutta la fede in Dio crolla... " e poi rivolgendosi direttamente al Creatore: "Il tuo santuario d'oro si è arruginito". Così come Lucifero fu cacciato dal Paradiso ora lui vuol far lo stesso con il suo avversario, ma non solo spodestandolo dal regno dei cieli, ma dal cuore di ogni cristiano: "... Dio è bandito, perché lui non è più in te".

Devoured Elysium

Quarto brano del demonico terzetto, "Devoured Elysium" (Campi Elisi Divorati) ed ennesimo centro. Un testo molto breve che punta nuovamente e ovviamente sul ridicolizzare il Signore e i suoi fedeli: "Il tuo essere interiore appassisce da una vita di devozione. Non ascoltare mai le grida infinite dei fedeli. Il velo di menzogne viene sollevato dai loro occhi accecati". Si parla ancora di occhi che non vedono quello che non vogliono vedere, di persone indottrinate che non usano la loro testa ma che ragionano per dogmi imposti da altri. Menzogne tramandate di generazione in generazione, senza che nessuno mai si ponga domande spezzando la catena. Ancora un break strumentale mozzafiato che vede Suzuki salire nuovamente in cattedra. Armonizzazioni, passaggi tecnici raffinati e un apertura dove il classic metal si sposa con il death più ferale e oltranzista. Molto bella anche la doppia voce di Benton, il quale unisce il suo profondo e gutturale growl con un acidissimo screaming black metal (sarà Dave Suzuki a ricoprire il ruolo di screamer quando sarà ora di proporre i brani dal vivo). Anche qui si passano abbondantemente i 5 minuti ma il tutto è graziato da un arrangiamento furbo, ragionato, ruffiano, che in un sali scendi emozionale riesce a coinvolgere, a non annoiare. Un brano fluido in cui anche i passaggi tecnicamente più impegnativi sembrano quanto di più facile e naturale possa esistere in musica. "La parola di Dio muore lentamente", si augura Suzuki, autore di tutte le liriche che parla tramite la voce del sacerdote Benton, colui che porta sulla fronte una cicatrice causata da un crocefisso rovente e rovesciato. La posizione della band è quella di superiorità verso tutta l'inconsapevole razza umana, considerata come una mandria di bestiame che viene condotta al macello. La band chiede a tutti di svegliarsi, di ragionare con la propria testa e cercare di vedere la luce laddove la Bibbia insegna che risiede il buio. Spesso si scade nel puro insulto (come vedremo tra poco, nel brano successivo) nella blasfemia chiaramente gettata in faccia per shockare, ma ciò non toglie che il gruppo è davvero convinto di tutto quello che dice... e si percepisce.

Saviour To None... Failure For All...

Un testo durissimo quello di "Saviour To None... Failure For All..." (Salvezza per nessuno, fallimento per tutti) come vi avevamo anticipato. Qui non si parla di critiche ad una religione... qui si attacca con parole davvero forti: "La sua carne sulla quercia. Inchiodato e sporco di m***a". Si torna all'attacco "fisico" del Paradiso... e ricordate che i cancelli furono distrutti nel primo devastante brano. Si vuole radere a zero il castello di menzogne creato da Dio e ripartire dalle fondamenta: "In fiamme... il nostro mondo nasce della ceneri del cielo". Sembra quasi di trovare un parallelismo con il terrorismo attuale e non possiamo non pensare a quello che disse Euronymous (se pur in un altro ambito musicale): "al black metal non servono più musicisti, servono terroristi". Sembra che i Vital Remains reclutino con i loro testi dei demoni coperti con passamontagna e armati di AK47 per distruggere colui e coloro che li opprimono: "distruggi le parole dell'onnipotente. Brucia le pagine del Vangelo. Ora ho visto la verità nella mia. Le sue parole non sono le mie". "Il bagno di sangue non deve mai cessare". Ditemi se non sembra un video girate in una grotta dell' Hindu Kush, Afghanistan. In entrambe i casi si combatte Dio e il cristianesimo ma qui, con i Vital Remains è l'antagonista per antonomasia che sferra l'attacco. Satana vuole smascherare il Signore e portare la luce. Lucifero... portatore di luce (verità). Musicalmente il brano è un classico pezzo di brutal death metal americano dove la voce di Benton domina un riffing senza sosta e un tentacolare Suzuki che alla batteria sembra avere 10 braccia. Si prosegue con un arrangiamento collaudato, una struttura vincente: assolo melodico nel break centrare e ancora assoli sul finale in crescendo in cui Suzuki domina la scena, tra rullate e assoli malmsteeniani che spezzano letteralmente il fiato.  Breve stop e quando pensiamo che il brano sia terminato si riprende con il main riff e il vocione di Benton a far tremare le fondamenta della Chiesa.

Unleash Hell

Sesto brano per questa raccolta di violenza, melodia e blasfemia. "Unlesash Hell" (Inferno Scatenato) parte con una bestemmia incomprensibile a metà strada tra italiano e spagnolo. Il pezzo è una mazzata diretta al nostro cranio, con un cantato potentissimo che invero si mantiene sempre sulle stesse bentoniane tonalità. Questo ci lascia spazio per disquisire su quanto la mossa di ingaggiare Benton sia nata da una reale esigenza musicale o solo per una mossa commerciale. L'ex singer Thorn infatti, possedeva una varietà stilistica nettamente superiore al leader dei Deicide, evidentemente e oggettivamente più adatta al dinamismo musicale della satanica band. Intorno al minuto 3:33 (ovvero l'ora in cui di notte il Diavolo si prende beffa del signore) abbiamo l'apice delle armonizzazioni chitarristiche che - come da manuale - si fanno vive circa a metà brano. Si riprende ancora con la tipica violenza dei riff di Lazaro e i blast beat massacranti di un Dave Suzuki che sembra clonare il miglior Tony Laureano. Continui gli stop and go sui piatti e le ripartenze al fulmicotone che rendono l'esperienza di ascolto un sali-scendi emozionale tanto intenso quanto violento e shockante. Liricamente c'è tutto l'immaginario satanico dei Vital Remains: la violenza, la strage operata tanto in terra quanto in Paradiso e il ridicolizzare la fede. "Mi chiedo perché le vostre preghiere siano state ignorate". Si parla sempre di una sorta di guerra santa operata contro le volte celesti e la fine profetizzata non può che essere una sola. Si parla di angeli sconfitti e delle loro carni... come fossero essere umani in grado di morire e sanguinare. Si altresì di essere umani ingenui che per secoli hanno creduto a falsi miti: "Le parole di Dio sono state scritte dall'uomo". "Scatenare l'Inferno, così improvvisamente la luce di Dio si è spenta". La luce... la luce portata da Satana, detentore della verità... scacciato. Rinnegato. Ora Satana torna per riportare la fiamma della conoscenza all'uomo, aprendogli gli occhi e mostrandogli la verità per troppo tempo rifiutata. Ci vuole un atto di violenza per ripristinare la vera libertà e molti cadranno sotto i colpi delle spade degli angeli neri: "questa arma di acciaio e avorio violenta con orgoglio la vostra carne e le vostre ossa, vittoria e conquista mostrata dal sangue dei miei nemici".

Rush Of Deliverance

"Rush of Deliverance" è semplicemente una maledizione. Una maledizione verso il Signore e tutto quello che rappresenta. Falso amore, dominazione, violenze, ignoranza. Il gruppo maledice tutto questo e si scaglia con estrema violenza contro il nazareno e suo padre: "possa tu vivere nel tormento. Soffri nell'Inferno che abbiamo creato" "... gli sciocchi con le spine scompaiono", "Pregando mentre cadi, nel vuoto della dannazione". Si gioca moltissimo sulle doppie voci, con una controparte acida e in screaming quasi black metal a doppiare il growl gutturalmente terremotante di Benton. Bellissimo il reiterato fraseggio solista che cita il metal più classico e melodico. Anche qui la guerra è portata avanti in modo parallelo. Si combatte nei cieli e si distrugge ogni seme che Dio ha lasciato su questa terra, nel cuore e nelle menti dei fedeli: "poniamo fine alla vita nel santo regno" e ancora: "sbattuto sulla schiena, stringendoti il petto il cianuro esplode nelle tue vene". Altro parallelismo con lo stato islamico è curiosamente il considerare una sorta di nascita della Nazione Di Satana (la nostra nazione ti causerà un dolore inesorabile), dove l'uomo per scelta e non per costrizione sceglierà il suo vero Dio, la sua vera guida: "scegliendo quello con le corna infernali. Quello con le ali nere. (lui) Sale orgogliosamente attraverso il sentiero che hai vagato". Curioso e interessante questo passaggio. Il Diavolo "sale". Lucifero vuole tornare a "casa", nel posto che gli spettava di diritto e dal quale è stato scacciato solo perché non ha rispettato le regole e non ha abbassato la testa. Ecco perché si dice "pecorelle di Dio", "gregge di Dio". Lucifero non voleva essere un numero, ed è stato punito. Ora torna in Paradiso... "sale". Torna al posto che è suo ed eletto dagli uomini: "in Satana abbiamo fiducia. Satana, Satana, Satana, Satana".

At War With God

Arriviamo agli ultimi brani di questo fantastico "death metal masterpiece". Musicalmente, con "At War With God" (In Guerra con Dio) si torna a livelli altissimi e con un tasso di epicità seriamente pericoloso per il grado di coinvolgimento che riesce a creare. Parole usate come armi, nuovamente e senza pietà. "Termina il loro tempo di pace, finisci il loro fottuto momento di pace, ora". Guerra, nuovamente e inesorabilmente guerra. Ancora ed ancora. La consapevolezza dona ai ribelli un energia mai doma, l'arma finale che schiaccerà ogni menzogna: "sotto la mia carne scorre il sangue della saggezza. Nel mio cuore la fame di conquista. Questa legione silenziosa, nascita di una nuova rivelazione. Il giorno è arrivato, quando la terra di Dio brucerà. (tu) Dovrai bruciare". Se è vero che i riff non sono tra i migliori di questo disco possiamo tranquillamente ammettere che la sezione ritmica (ovvero Dave Suzuki) opera veri e propri (blasfemi) miracoli, donando dinamitardo dinamismo diabolicamente devastante. Sempre Suzuki poi, intorno al famoso terzo minuto si lancia in un break che gli permette di sciorinare i suoi letali sweep picking che si intersecano con linee melodiche di chitarra atte ad innalzare l'epicità del pezzo. Ci sono diverse analogie tra 'At War With God' e la mostruosa title-track, grazie a degli arrangiamenti molto simili e a "trucchi del mestiere" volti a rendere scorrevole l'ascolto di un brano death metal di oltre 6 minuti. Scala armonica minore per la chitarra di Suzuki che nelle sue fughe bachiane unisce la potenza della musica classica con la violenza delle distorsioni. Finale musicalmente collaudato con la melodia portante della chitarra di Suzuki che si auto-sospinge con la sua doppia cassa devastante e un Benton che fa uso della sua doppia voce per spronare gli angeli della resistenza contro la roccaforte cristiana. Tutto ciò che è stato professato da Dio... o meglio, raccontato dall'uomo viene annullato: "cancellare il pensiero della salvezza". La salvezza non esiste quindi? "Nessuna luce splenderà per te". I Vital Remains cantano la vittoria assoluta su Dio. E la vittoria assoluta non si ha solo quando vengono distrutte le carni (umane e divine) ma quando vengono cancellate le idee. "Liberare la pelle dalla bugie", "L'orribile verità svelata". Il gregge del Signore non solo dev'essere sterminato, ma deve morire consapevole di aver gettato la propria vita per delle menzogne.

Entwined By Vengeance

Ed eccoci dunque ad "Entwined By Vengeance(Corroso dalla vendetta). Che Lazaro abbia ascoltato fino alla nausea 'Convergence' (20 agosto 1996, Roadrunner Records) del Maestro James Murphy credo sia evidente. Riff intricati e tipicamente U.S. brutal death si alternano ad uno letteralmente rubato dalla traccia chiamata 'Shadow's Fall', contenuta appunto nel primo disco solista del grandissimo chitarrista/produttore americano. Suonata addirittura nella stessa tonalità. I blastbeat suonati dall'alieno Suzuki sfidano le leggi del tempo e non abbiamo letteralmente un attimo di tregua in questo finale al fulmicotone. Leggendo la durata della canzone però (oltre 10 minuti) non possiamo far altro che aspettarci delle sorprese, delle sovrastrutture e degli stacchi che ci permettano in modo indolore di superare lo scoglio di una durata forse eccessiva. Ecco che allora poco prima che il counter indichi 3:33 (allora non è un caso) sentiamo una piacevolissima sezione acustica che anticipa l'ennesima epica linea melodica di chitarra che enfatizza la carica epica di questa traccia. "Solito" schema? Si. E ci piace. Scale velocissime, batteria che si assesta su ritmi marziali e doppia voce di Benton che si scontra con la melodia disegnata da Suzuki, nell'ennesima linea melodica meticolosamente studiata per pompare il nostro testosterone e al contempo imprimesi nella nostra memoria. Si ripete musicalmente la stessa struttura, con riff tritaossa, voce gutturale e blastbeast, prima del ritorno della chitarra acustica che apre la strada all'esibizioni malmsteeniane di Suzuki, il quale sul finale ruba nuovamente la scena. Doppia cassa, piatto "china" e linea melodica dipinta dalla sua sei corde. Mentalmente seguiamo la melodia mentre sentiamo in modo quasi subliminale, assorbendola in modo "fisico", la carica della sezione ritmica. I Vital Remains riescono nel miracolo (satanico) di farci sentire musica dannatamente brutale, uncinandoci al loro sound con accortezze melodiche senza mai snaturare il loro approccio blasfemo e convinto (e convincente). Ennesimo attacco alla fede cristiana e ai cristiani fedeli: "guarda negli occhi dei devoti e dei mansueti. Accecati dalla paura, comunque il loro dio cercheranno". Guerra e ancora guerra: "nel nome di Satana il nostro odio consuma i cieli. Decima la terra santa perché il dolore è ora il tuo salvatore". "Soffrirai nel nome del tuo Dio. Affogheremo le urla di coloro che negano". Si parla nuovamente di verità, della fine del regno dei cieli per mezzo della spada ma anche della luce che coprirà ogni menzogna: "benedetto sei tu a testimoniare la rivelazione finale".

Conclusioni

Un disco che si candida ad essere uno dei capisaldi del death metal. Un disco furbo... è bene ricordarlo. I Vital Remains, forti di un ottima formazione e di grandi trascorsi discografici come 'Let Us Pray' (21 agosto 1992, Deaf Records) decidono di diventare un duo, con Tony Lazaro e Dave Suzuki a reggere le fondamenta della cattedrale del male musicale. Un Dave Suzuki stellare, che suona praticamente tutto questo disco, esibendosi in dimostrazioni di tecnica e gusto tutt'ora difficilmente eguagliate. Un Tony Lazaro forse strumentalmente superfluo se non fosse che è l'autore di tutte le musiche qui presenti. Un disco furbo dicevamo... sì perché oltre a snellire il gruppo (e poter controllare meglio sia i proventi sia le decisioni) il diabolico duo si gioca la carta "guest", invitando l'iconico leader dei Deicide dietro il microfono del loro progetto. Glen Benton arriva, canta i testi scritti da Suzuki sulla musica di Lazaro. Non suona nemmeno il basso. Insomma "Re" Benton si porta il suo marchio sulla fronte (una croce rovesciata) e le sue corde vocali. Null'altro. Tanto basta per rendere ancor più unico e singolare un disco che al momento della sua uscita sconvolse i fan del metal estremo, esaltò i seguaci dei Deicide e catalizzò l'attenzione di chitarristi e amanti del metallo più classico. Che tutto sia stato studiato a tavolino o sia nato in modo spontaneo non ci è dato saperlo ma... in fondo... importa? Abbiamo tutta l'iconografia satanica che una proposta musicale del genere necessita. Abbiamo una copertina blasfema sino all'ultima goccia d'inchiostro e abbiamo una serie di bestemmie e imprecazioni che se da un lato possono risultare kitch, adolescenziali e superflue, dall'altro non possono che caricarci di rabbia iconoclasta. Quell'iconoclastia di cui discutevamo ad inizio articolo: un immaginario diretto, violentissimo, esplicito senza pari. Non vi sono allusioni, non vi è posto per il "detto / non detto"; con i Vital Remains si fa sul serio, approcciarsi ad un loro disco significa accettare ogni singola parola, ogni singola immagine, ogni singola bestemmia presente. Del resto, lidi di maggior esplicità si raggiungeranno con il successivo "Icons of Evil", la cui copertina raffigura un Cristo sanguinante e dolorante ripetutamente schiacciato da un grosso maglio, con su inciso il numero della bestia, il 666. Niente male, vero? Del resto stiamo parlandodi un gruppo estremo nel vero senso della parola. non avrebbe poi molto senso "censurarsi" o limitarsi, molto meglio svelarsi totalmente, presentandosi per quelli che si è, abbandonando ogni tipo di filtro od addolcimento della pillola. Espedienti che non avrebbero permesso a 'Dechristianize' di essere quel che si dimostra, ovvero una bordata di potenza inaudita. Qualità ed attributi sorti grazie alla voglia di esagerare e di esprimere un forte pathos posto alla base del progetto. Una visceralità viva e pulsante, in grado di aggredire i nostri ventri, scuotendo ogni nostro organo, spingendoci a partecipare ad un orgiastico baccanale che vede i nostri come maestri cerimonieri. L'ebbrezza sorta dalla musica, questa la forza di un disco praticamente iconografico, per stile e contenuti. Tornando al presente,sentirei quasi il bisogno di esprimere un'opinione assai coraggiosa. Non so quanti favori potrei incontrare, ma voglio provarci comunque: 'Dechristianize' è un disco di musica classica votato al demonio. Al pari di opere come 'Una Notte Sul Monte Calvo', di Modest Petrovic Musorgskij (Karevo, 21 marzo 1839 - San Pietroburgo, 28 marzo 1881) -  più conosciuto però nell'arrangiamento di Korsakov -  il disco dei Vital Remains ha una forza epico/sinfonica (pur utilizzando solo ed esclusivamente basso, chitarra e batteria) assolutamente rara e unica, in grado di farci visualizzare veri e propri film dark-horror-fantasy di cui siamo i registi unici e unici spettatori. Un disco che fa della blasfemia il proprio vessillo, della denuncia contro la violenza del cristianesimo la propria bandiera e della voglia di verità la propria spada. Una guerra santa messa in musica, iniziata all'alba della creazione, protratta nei secoli e che mai vedrà vincitori ne vinti, visto che luce e tenebre hanno bisogno l'una dell'altra... così come menzogna e verità. Decidiamo da che parte schierarci mentre ascoltiamo questo 'Dechristianize'.

1) Let The Killin Begin
2) Dechristianize
3) Infidel
4) Devoured Elysium
5) Saviour To None... Failure For All...
6) Unleash Hell
7) Rush Of Deliverance
8) At War With God
9) Entwined By Vengeance