VIRGIN STEELE

Visions Of Eden

2006 / 2017 - T&T / SPV

A CURA DI
ANDREA CERASI
14/12/2017
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Secondo la mitologia babilonese, Lilith è un demone della notte portatore di sventura e di disgrazia, ma è anche una figura associata all'amore puro, alla fertilità e all'erotismo. Nell'antica lingua sumera, il nome Lilith significa "signora dell'aria" e in quella ebraica ha valenza di "notturna", a indicare la sua natura oscura e misteriosa, associata da secoli al culto del femminismo. La leggenda sumera della donna divina, poi integrata nella religione ebraica, narra che sia stata proprio lei ad incarnare la prima moglie di Adamo, cacciata dalla valle dell'Eden per essersi ribellata ai comandi del marito. Lilith quindi è una ribelle, non soggetta alla sottomissione, tanto che rappresenta la primaria energia umana, la forza della vita e della creatività. La figura della dea notturna non è altro che proiezione di tutte le divinità femminili risalenti a periodi più antichi, come Iside o Inanna per gli egiziani, Ecate e Astarte per i greci, fino ad arrivare alla nostra Maria. Essa Rappresenta la fonte primaria di tutte le madri e, a differenza di Eva, nata da una costola di Adamo e quindi subalterna all'uomo, Lilith è stata creata da Dio nel cuore della notte attraverso il miracolo del buio, e la sua personalità è uguale a quella di Adamo. Insomma, un culto tanto affascinante e antico quanto pericoloso all'interno delle società patriarcali, basate sulla superiorità dell'uomo nei confronti della donna. Le religioni monoteiste temevano talmente tanto la figura di Lilith e l'emancipazione delle donne che, a un certo punto della storia, ne hanno ridimensionato il culto, dandogli connotati negativi e demonizzando la dea, scacciata dal regno dei Cieli e scaraventata all'inferno con l'accusa di tradimento. Un Mito che David Defeis non poteva non prendere in considerazione, e così, sedotto dal fascino sacro di questa figura demoniaca, decide di affilare la penna e di scrivere il copione di una rappresentazione teatrale incentrata proprio su questo tema. L'opera, intitolata semplicemente "Lilith", nasce qualche mese più tardi e grazie alla compagnia Landestheater Schwaben, la stessa che aveva trasposto le saghe "The Marriage Of Heaven And Hell" e "The House Of Atreus", tra il 2004 e il 2005 viene portata nei vari teatri tedeschi riscuotendo enorme successo. Nello stesso periodo i Virgin Steele entrano in studio di registrazione con l'idea di trasformare l'opera nell'ennesimo concept, concentrandolo non in un singolo album ma in una trilogia con la quale raccontare un'intera epoca e il passaggio culturale-religioso di molte antiche società. Progetto mastodontico, difficile non solo da realizzare ma anche da concepire, eppure il genio della band non si ferma di fronte a niente e nessuno e si getta in nuovi ambiziosi obiettivi, con l'ossessiva idea di un'evoluzione costante, scandita da un cammino artistico sempre più colto e ricercato. "Visions Of Eden" è figlio del teatro e al teatro appartiene. In questo lavoro si denota un'attenzione particolare ai richiami orchestrali e agli interventi recitativi dei personaggi del cast, che fanno trasparire lo spirito più romantico e meno barbarico della band. L'epic metal diventa pomposo e si tinge di nero, assume connotati più cupi e il tutto viene costruito attraverso tinte grigio-scure illuminate da una luce pallida che incute timore, proprio come illustrato dalla copertina, dai colori slavati sulla quale si affaccia un tramonto crepuscolare che avvolge il cavaliere DeFeis e il suo oscuro destriero, entrambi posti dietro a un'enorme spada antica, concessa gentilmente da un museo tedesco, che indica il ribollente spirito epico che anima il dodicesimo capitolo discografico dei Virgin Steele. Una copertina fiera e altezzosa, epica ed elegante, concepita per presentare al pubblico un disco molto particolare, nel quale DeFeis si occupa sia delle orchestrazioni che del basso, mentre Pursino e Block si dividono la scena impugnando rispettivamente la chitarra a sei-corde e quella a sette-corde. "Visions Of Eden" non è un lavoro sulla felicità e sulla pace, tutt'altro, è un'opera incentrata sul dolore e sul tormento, dove il tema principale è quello dell'eliminazione del paganesimo e della dissacrazione di ogni tipo di divinità femminile. È un album riguardante la nascita del culto di un solo Dio, quindi di tutte quelle religioni monoteiste sorte ai danni di quelle pagane, che hanno eretto un nuovo mondo, consacrato a ideali e a valori per lo più negativi, creando le società moderne. Il concept si impone come un'accusa al mondo contemporaneo, divorato dal materialismo, dai falsi miti, dall'annientamento e dai disordini; di conseguenza, la storia che ascolteremo e leggeremo è una storia amara, disperata e altamente poetica, dove religione e mitologia si fondono originando una dimensione lirica e sonora unica, delicata e di ampio respiro, principio di una trilogia pagana di cui "Visions Of Eden" rappresenta soltanto il capitolo introduttivo.

Immortal I Stand (The Birth Of Adam)

Le tastiere si innalzano in un canto di ribellione, le chitarre le raggiungono in una corsa epica che fa subito palpitare i cuori degli affezionati, un urlo e infine un acuto gelido: Immortal I Stand - The Birth Of Adam (Sono Immortale - La Nascita Di Adamo) è servita in tutta la sua lucentezza. L'andamento è furioso, l'epic metal della band risulta, sin dalle prime battute, ricco di orpelli sonori che lo rendono sofisticato e teatrale, dunque Dio irrompe con voce tonante su un tappeto di tastiere celestiali e sulla scarica terremotante del possente Gilchriest alle pelli. "Prima c'erano fuoco, aria e acqua, ribollenti in una massa di disperazione. Atomi vaganti nella notte, tempesta cosmica, io li ho prelevati e ho creato la luce. Ho creato il salvatore con terra e polvere". Dio rivela il miracolo della creazione: il primo uomo a popolare la Terra, chiamato Adamo, l'eletto, il salvatore dell'umanità, beato nella ricca valle dell'Eden. Le chitarre si gonfiano, le strepitose multiple vocals accrescono le emozioni, e allora la band si lancia immediatamente nell'ardente refrain con il quale illuminare la scena: "Sono immortale, prima uomo che Dio. Immortale e impavido, non temo la fossa. Rivelerò la carne nella tua parola" risponde Adamo in uno slancio edonistico e subito si palesa come un personaggio positivo, incarnazione di luce. Dio è attratto dal potere della carne, modellata a sua immagine grazie alle sue laboriose dita, perciò, in un mondo di tenebre e oscurità, dona la vita. Gilchriest si scatena col doppio pedale, seguito a ruota dall'ascia di Joshua Block, ma a svettare su tutto sono le tastiere che si prefigurano come una chitarra ritmica, tanto che si denota una sorta di morbidezza di fondo nonostante la velocità e la furia sonora. Si sente la mancanza di Pursino, qui in scena solo per l'assolo e in alcuni frangenti, ma l'atmosfera è comunque barbarica, le linee melodiche stupefacenti. È ancora Dio a proferire parola: "Guarda come modifico la polvere, la modello a mia somiglianza. Adamo, sublime perfezione, nato dal fuoco e dall'argilla, nato nel sole per governare il giorno". Un ruggito spaccatimpani, dunque un acuto sibilante, Pursino si mette in evidenza con un brillante solo, fuoriuscendo dalle tenebre, anticipando il delizioso e ipnotico bridge, nel quale DeFeis è profetico: "Non ho paura della fossa, nemmeno del buio. La vita da una scintilla. La carne è nata come un sogno, evocando forme potenti", recita attraverso la voce di Dio, contornata da cori angelici. Basso e chitarre questa volta si fanno sentire, rendendo il pezzo corposo e forzuto, Pursino esegue un secondo assolo, poi ritornano prepotenti le tastiere per mettere in scena le fasi finali di questo capolavoro epico. A questo punto, dopo la parentesi orchestrale di sublime splendore, Dio, soddisfatto del miracolo della creazione, afferma: "Il figlio è occhi e anima del mondo, la mia voce risiede in lui", riferendosi ovviamente al nascituro Adamo, mentre questi risponde nell'ultimo altisonante ritornello, da brividi sulla pelle, intonando il suo canto di vita e concludendo con: "Sarò la spada stretta nella tua mano", perché egli incarnerà il volere divino.

Adorned With The Rising Cobra

Poiché il cosmo è suddiviso in due spazi: l'uno notturno e l'altro solare, per bilanciare la vita con l'altra metà dell'esistenza, Dio decide di creare lo specchio di Adamo, un personaggio che ne rappresenti l'opposto, attraverso il quale i due possono completarsi. In Adorned With The Rising Cobra (Adornato Con Il Cobra Nascente) assistiamo alla creazione di Lilith, figura antagonista e speculare dell'uomo. Il ritmo sinuoso, scandito dai ruggiti del vocalist che esplode attraverso la voce tonante di Dio: "Dalla genesi notturna ho forgiato la tua figura, un serpente illuminato dalla luna. Negli occhi spesse incisioni, segni strani e pallidi sul volto, desideri di molestie e di torture. Sei la visione dei miei desideri oscuri. Alzati". Dio ha creato Lilith, la figura femminile di questo racconto, ma dalle sue parole si percepisce l'errore compiuto, egli infatti teme la sua creazione, la considera malvagia, violenta, sensuale e ricca di passione, che incarna tutti i voleri cupi della sua mente, perché è stata creata durante un momento delicato. Dio capisce subito che Lilith è una figura pericolosa, selvaggia e incontrollabile. L'alto tasso di erotismo della donna, accostata al serpente biblico, è sottolineato da una sezione ritmica sinuosa, dalle movenze che richiamano il corpo di una serpe, dai ritmi che oscillano di continuo, che rallentano e poi accelerano. Questo brano è costruito con estrema intelligenza, secondo una struttura particolare che vede un continuo duello verbale tra Dio e Lilith, e anche un duello che vede contrapposti tutti gli strumenti musicali, batteria e tastiere in primo luogo. È il momento di Lilith: "Dal Tigri all'Eufrate, per le vite che abbiamo conosciuto, riecheggia il detto -uccidi ciò che ami-. Spiriti di guerra nella mia anima, la mia mente è una prigione feroce, lussuria e paura mi dominano". Lilith è consapevole della sua natura notturna e sa bene che Dio, il suo creatore, la teme. Il Tigri e l'Eufrate sono i due fiumi che tagliano l'antica terra di Babilonia, dove è nato il culto di Lilith e di tutta la religione ebraica. Dio nota in lei uno spirito selvaggio e potentissimo, forse più potente di quello di Adamo: "Il fuoco della fortuna, desiderio di violenza". La donna è paragonata a un fuoco sacro che arde e che incarna violenza. Il lunghissimo ritornello è croce e delizia dell'intero brano, poiché, se da un lato possiede una linea melodica geniale, dall'altro è fin troppo scarno, sostenuto soltanto dalla batteria, senza altri strumenti in soccorso, garantendo pathos altissimo ma stemperando in potenza, tanto che sembra viaggiare col freno a mano tirato. Una soluzione sicuramente interessante, molto originale, ma l'assenza della chitarra di Pursino si fa sentire. "Non scappare dalle mie braccia. Dormi e dimentica di essere nata" dice Dio perentorio, e Lilith replica, attraverso il falsetto dei DeFeis: "Non temere la mia grazia selvaggia, non cercare di nasconderti dal mio cuore selvaggio. Non posso disimparare le cose che ho imparato". Insomma, ritornello bipartito, molto lungo e che accusa un leggero calo, soprattutto nella seconda metà dove viene ripetuto più volte. Block si fa sentire nella fase centrale con un ottimo assolo alternato alle tastiere di DeFeis, mentre Pursino è del tutto assente sulla composizione, dunque troviamo una sezione centrale che spezza in due il brano, ed è una sezione poetica e quieta, costruita sulle delicate tastiere del vocalist e sulla batteria di Gilchriest (o forse addirittura una drum-machine), che creano un momento intimo e raffinato, bello e prezioso ma forse troppo lungo e prolisso nella sua pacatezza. "Indossare la corona di prostituta o fissare l'eternità, l'amore è gelido e sa di inferno. Supplicami, sto aspettando tutti coloro che hanno perso la strada, aspetto le loro lacrime, i loro amori sfregiati", ma non finisce qui, perché inizia uno scambio dialettico tra Dio e Lilith che sembra infinito e che rischia di appesantire l'ascolto, nel quale Lilith afferma di insegnare al mondo i segreti della saggezza e di tutti i misteri che sono al di là della vita e della morte, ma Dio la teme, capisce l'errore che ha combinato donandole così tanta potenza, quindi cerca di farla ragionare. I toni si stemperano in questa lunghissima fase centrale, che gira a vuoto mangiandosi parecchi minuti, poi viene recuperato il primo blocco, dove l'energia sonora torna a gran voce, concludendo una canzone bellissima ma farcita da un esteso momento centrale un po' piatto.

The Ineffable Name

The Ineffable Name (Il Nome Ineffabile) è epicità e raffinatezza uniti in un brano esteso davvero splendido, dove il testo racconta un momento importantissimo della narrazione: Adamo e Lilith si incontrano e si conoscono e cercano di consumare il primo rapporto sessuale. Adamo cerca di sopraffarla, verbalmente e sessualmente, ma non vi riesce perché Lilith è donna autonoma e potente, anche più di lui, ed è l'unica a conoscere il vero nome di Dio, il nome ineffabile, essendo stata creata dalla sua mente. DeFeis ruggisce scatenando l'inferno, questa volta Pursino è presente e la sezione ritmica macina che è un piacere, generando una cavalcata metallica potente e dinamica, scandita da varie sezioni che ricalcano il furioso duello tra i due personaggi. È Lilith a parlare e ad insultare il compagno: "Debole tiranno, pezzo di argilla, io ti disprezzo e non ti obbedirò mai. Io sono come te, legge divina", qui Lilith chiarisce subito come stanno le cose, lei non è al di sotto di nessuno, anzi. Il povero Adamo è visto come tiranno che cerca di imporsi sugli altri. Ovviamente non ci riesce e ne paga le conseguenze, illustrate nel pre-chorus, dove l'andamento aumenta di intensità: "Mi alzo di fronte all'oceano e lancio un incantesimo, armata col potere della vita, della morte e dell'inferno, la mia pelle è divina", Lilith si erige davanti all'uomo, imponendo il suo volere, facendolo inorridire e irritare, lei è l'incarnazione della serpe: letale, sensuale e pericolosa. Il ritornello conferma tutto questo: "Il morso di un serpente, forza sovrana che scuote le mie azioni, un fuoco infinito, i dolori che concernono il nome segreto di Dio". Il vero nome di Dio non può essere pronunciato, pena l'esplosione di tutto il cosmo e di ogni forma di vita; "Ineffable Name" grida a più non posso DeFeis, ruggendo sovrastando le chitarre e fomentando gli animi, ma non finisce qui, perché il pezzo è dotato di un secondo refrain che mostra il genio assoluto della band, capace di sorprendere minuto dopo minuto in un'evoluzione costante: "Vivo nel ricordo della purissima luce, sto per lasciare il Paradiso, consapevole del mio segreto e del mio sacrifico". Lilith sa che la rivolta le costerà cara, sa già che verrà cacciata dalla valle dell'Eden. Adamo è furioso e le sputa contro brutte parole perché non accetta la parità dei sessi, ma la donna ribatte che conosce il nome segreto di Dio ed è meglio che non lo pronunci. La canzone sembra irrefrenabile, i musicisti sono scatenati e non accennano a prendersi alcuna pausa, dunque si passa immediatamente al solenne bridge: "Volo via, le tue bugie rappresentano la mia libertà. Invoco la luce delle stelle, niente ostacolerà la mia ascesa. Ti prenderò gli occhi", sbotta Lilith contro il suo amante, mentre dei sottili cori emergono in sottofondo, garantendo epicità ai massimi livelli. Una stacchetto che vede protagonisti tastiere e batteria, una furia cieca che si interrompe soltanto dopo la prima metà del pezzo, quando restano le tastiere e gli acuti di DeFeis a cullarci nelle tenebre. L'assolo di pianoforte è un capolavoro incredibile, capace di regalarci un momento davvero intenso che dà inizio a una lunga parentesi strumentale, dominata da cori, versetti partoriti dal vocalist e fendenti di Gilchriest. Il tutto si chiude con una preghiera sussurrata dal cantante in antica lingua sumera: "Ritorna al tuo stato di sognatore. Il tuo Dio non ostacolerà il mio volo". Lilith viene maledetta da Adamo e da Dio e così è lei stessa a decidere di lasciare il Paradiso e di schiantarsi negli Inferi, dove regnerà e genererà i demoni. Adamo è in collera non solo con lei ma soprattutto con Dio, e allora si rivolge a lui chiedendogli di creare una nuova compagna, più docile e sottomessa. Dio dà vita ad Eva.

Black Light On Black

"Da nord imperversa un vento nero e malefico", è questa la frase recitata da DeFeis, sostenuta dalle tastiere e poi dalle chitarre, che origina Black Light On Black (Luce Nera Su Nero), altra cavalcata metallica di ampio respiro e dalla narrazione complessa e molto lunga. "Avrei dovuto ucciderti quando ne ho avuto la possibilità, io vi maledico entrambi, vi schiaccerò col mio poema oscuro, con questo canto di ribellione", Lilith maledice Adamo e Dio dopo aver scoperto della nascita di Eva, data in sposa ad Adamo, creata per rendere felice l'uomo e per alimentare il suo egocentrismo. La donna è infuriata, tanto che il cambio di tempo è spaventoso, gli strumenti sparati a raffica, dove orchestrazioni, batteria e chitarre si uniscono per generare foga sonora che richiama l'ira della protagonista. Dunque passiamo al ritornello, uno dei migliori dell'album, potentissimo e adrenalinico: "Che siate maledetti, Adamo, Eva, il vostro Dio. Maledetti i vostri figli, semi velenosi, che si estendono come cancro. Gli incantesimi dell'inferno seguono lanciano questa maledizione, la tragedia vi colpirà". Lilith maledice tutto il genere umano, ossia i figli futuri di Adamo ed Eva, e lancia sulla Terra un incantesimo malvagio, condannando l'umanità all'infelicità. È interessante notare come la leggenda sumera sia un poco differente da quella raccontata dalla religione ebraica, dove i mali terreni erano la conseguenza del morso alla mela del peccato da parte di Eva, mentre in questo caso Eva è una figura secondaria, quasi passiva, e i mali dell'uomo derivano dall'ira di Lilith, che all'inferno si accoppierà con il primo angelo caduto, Lucifero, generando i demoni. Il falsetto di DeFeis si fa stridulo, incarnando alla perfezione la voce rotta dal pianto della donna, intonando il bridge che vede le tastiere predominare sulla scena: "Che scelta è questa? Distruggerò il Paradiso. Luce nera su nero. Questa è la mia maledizione". Gilchriest scuote a dovere la batteria, la tempesta di colpi, dunque Pursino è libero di sfogare la sua tecnica, allettandoci con un assolo meraviglioso, mentre la sezione ritmica è indomita e velocissima. Una vera goduria, fino a quando non si palesa un altro cambio di tempo improvviso che ci lascia col fiato sospeso. Il pianoforte riemerge e ci culla trasformando la cavalcata in una docile ballata: "Nel nucleo oscuro del tuo essere, io sono te", sussurra David contornato da cori angelici, poi prosegue con delicatezza in un lunghissimo corpo centrale, suggellando un momento di grande fascino "Luce nera su nero, sei la rovina della tua razza. Tutto si trasforma in nulla, la tua scelta è errata, codardo, bugiardo, illuso. Le tua li saranno spezzate". Lilith, mentre cade dal paradiso all'Inferno, riflette sul futuro del mondo, insulta ancora una volta Adamo, rivelando che a causa del suo comportamento ha condannato il genere umano, la sua stessa razza. Le tastiere si gonfiano, Gilchriest torna a picchiare le pelli, allora si ricomincia col pre-chorus e con l'incantevole ritornello, ridonando potenza e velocità a un brano tempestoso, incredibilmente bello e affascinante costruito con intelligenza dal genio incommensurabile della band americana.

Bonedust

Il grido di DeFeis annuncia che non è ancora giunto il tempo di rilassarsi, la fase è concitata e la natura terremotante del brano precedente è destinata a proseguire attraverso Bonedust (Polvere D'Ossa), una delle tracce più potenti del disco. Dio invia tre angeli neri, Senoy, Sansenoy e Semangelof, a recuperare Lilith, al fine di riportarla nell'Eden dopo mille anni. Nella prima strofa sono proprio i tre personaggi a parlare alternandosi: "Sono la ruggine della tua tomba. Io cospiro quando stai dormendo. Io invece sono un lupo famelico". I tre angeli si presentano tirando subito fuori gli artigli, dicendo alla donna che sono lì non in qualità di ospiti e che non hanno intenzione di prenderla con le buone maniere. In coro, mentre la sezione ritmica costruisce un muro di suono spesso, si slanciano verso il prezioso refrain, dove DeFeis evidenzia la sua innata potenza: "Polvere d'ossa, la nostra schiava, come un vigoroso fiume nero che scorre trasportando bugie. Per il cerchio del sole, per la rossa luna di sangue, con questo giuramento sigilliamo il tuo destino". Gli angeli portano con loro una polverina donata loro da Dio, in grado di rendere schiavo chiunque ne venga a contatto, e quindi hanno intenzione di gettarla addosso a Lilith per renderla docile e ubbidiente. Ma Lilith non è facile da corrompere, il suo animo è colmo di odio e di rancore, perciò grida loro contro: "Voi non siete angeli, voi non siete santi", subito dopo il secondo spettacolare ritornello. A questo punto il ritmo si spezza, da un momento all'altro, DeFeis, nelle veci degli angeli, sussurra nei nomi sumeri e poi recita una sorta di preghiera, accompagnato dal fedele pianoforte, creando un momento magico e toccante, seppur scandito da pesanti parole di disprezzo: "Sangue maledetto dei serpenti, cadavere erotico della miseria, piaghe della nostra perversione, violeremo il tuo corpo finché non sarà rimasto nulla della tua carne". Pursino accenna un breve assolo, dunque Gilchriest carica lentamente prima di far ripartire il brano, proprio quando Lilith afferma che non possono ricondurla nell'Eden, nemmeno sotto incantesimo, perché lei conosce il sacro nome di Dio e se dovessero toccarla lei lo urlerebbe al cielo, scatenando l'apocalisse. Block e Pursino scandiscono fraseggi violenti e grassi che sembrano spremere sangue dalle corde, DeFeis riprende a cantare intonando le ultime battute. I tre angeli neri sono spaesati, timorosi nei confronti della donna, velenosa come una serpe, e non sanno che fare, anche se la intimoriscono dicendole che presto uccideranno tutti i suoi figli mentre lei afferma che massacrerà tutti gli umani, inviando i suoi demoni sulla terra. I ruggiti del vocalist suggellano il tutto, accompagnandoci alla conclusione di questo grandissimo pezzo epico.

Angel Of Death

Gli Angeli inviati da Dio però non demordono, nonostante le minacce di Lilith, e cercano di farla ragionare, promettendole armonia, benessere e bellezza, qualora dovesse seguirli in Paradiso, lasciando stare la sua folle missione: quella di portare il male sulla terra. Angel Of Death (Angelo Della Morte) è una delle ballate migliori della band, otto minuti di epicità e di delicatezza, filtrati dalla magica penna di DeFeis, in un capolavoro da incorniciare. Le orchestrazioni sono protagoniste assolute, così come le immancabili tastiere, e allora udiamo il drammatico canto, dalle atmosfere paradisiache e magnetiche, scandito dalla morbida voce di David: "Mentre il mare diventa rosso, io sono qui in questo tempo amaro. Per ora dormo all'inferno, lontano dalla luce, Dio non potrà impedirmelo ed io troverò la mia strada". Lilith è in piena crisi esistenziale, decisa però a erigere il suo regno infernale e tenebroso. Gli angeli replicano: "Cattureremo la tua razza e la stermineremo. Uccideremo i tuoi figli e faremo diventare rossi i mari". Gilchriest entra in scena con docili colpi, come per non spezzare l'incanto, le orchestrazioni crescono di intensità, così ci ritroviamo nel pre-chorus dove Lilith urla: "No! I peccati del loro padre li assaliranno, nessuno resisterà. Conosco il vero nome di Dio", perciò la donna minaccia gli angeli rivelando che lei conosce il nome ineffabile, essendo nata dalla mente stessa di Dio, dai suoi pensieri e dai suoi misteri. Il ritornello è sublime, sensuale e dannatamente epico, un capolavoro di melodia, nel quale trionfa la voce di DeFeis: "Al di sopra della luce che illumina il mare, io sono libera. Ucciderò i santi del Paradiso. Io sono sapiente". Emergono i cori, intonati da Doreen DeFeis, sorella di David, e da Jim Hooper, creando uno scenario paradisiaco, nel quale le tastiere svettano alte scontrandosi con i ruggiti del vocalist e con i tamburi di Gilchrist. L'assolo di chitarra è eseguito dallo stesso DeFeis, accompagnato dai leggiadri fraseggi di Block, poi il bridge: "Ricorda la tua passione, ricorda la tua purezza" gridano in coro gli angeli, ma Lilith replica che ormai è troppo tardi per tornare indietro: "L'inferno chiama il mio nome. Adesso sono libera. Tutti moriranno, sono io l'angelo della morte", dunque si procede ripetendo il soave chorus, per poi scemare con i cori degli ospiti in studio.

God Above God

Da una ballata geniale a un'altra, questa volta meno epica e dai toni più classici, che prende il nome di God Above God (Dio Sopra Dio), frutto del genio immenso di un DeFeis in grande spolvero, che ci regala ancora una volta una ballad da capogiro, dall'indole pop, da molti considerata addirittura la migliore in carriera. Il pezzo è una gemma meravigliosa e splendente, ricca di pathos e di struggimento, che mette in evidenza la crisi che sta attraversando Lilith, la quale implora di essere lasciata in pace, evocando un Dio al di sopra dello stesso Dio. Il suo destino nefasto è già scritto. DeFeis si alterna con Block e Pursino, suonando le chitarre acustiche, trasmettendo delicatezza e armonia in un soliloquio da brividi sulla pelle. Il testo intimista e profondo mette in luce tutto il genio lirico del vocalist, declamato nel lunghissimo verso iniziale: "Sono diventata la regina oscura, il mio sangue è pieno di amarezza, i nostri sacri sogni hanno fatto sorgere la terra. Gli alberi intessuti nel cielo, io sono l'amore eterno, accarezzato dal vento e dalle nuvole". Lilith è in preda alla disperazione e, una volta sola, dopo che gli angeli sono andati via, si interroga sul perché questa tragica sorte sia toccata a lei. Perché dalla felicità e dall'armonia, è stata condannata alla sofferenza e al dolore? I suoi lamenti sono scanditi dalle tastiere mistiche di Defeis, ma anche dai fraseggi di Block e di Pursino: "Sono benedetta dal sole nero e dalla luna. Sono regina della notte. Sono stata violata e umiliata. È questa la tua volontà?", domanda a Dio, intanto si attacca col pungente e delirante ritornello, un capolavoro di dolcezza: "Dio sopra Dio, liberami da questo destino. Liberami dalla rabbia. La mia spada si macchierà di sangue, nel regno dei cieli, i tuoi angeli conosceranno la mia ira. Come potrò tornare pulita?". Nonostante l'ira e la sete di vendetta, Lilith patisce questa situazione, non capisce perché Dio abbia scelto di condannarla al posto di punire il tiranno Adamo. È qui che sorge spontanea la critica alla nostra società, basata su poteri patriarcali, maschilisti, dove la donna è vista come una subalterna, priva di diritti. Un mito pericoloso che la religione ebraica ha modifica furbescamente nel corso del tempo. DeFeis si lancia nel bridge, sostenuto da batteria e da originali sezioni orchestrali, prima di riprendere col sofisticato refrain, con i cori ancora più accentuati, e un secondo assolo di Edward Pursino, sentito, passionale, che inquadra bene tutti i sentimenti contrastanti della donna. Lilith invoca il Dio sopra Dio, un compagno col quale dominare il mondo e accoppiarsi. Dio glielo invia, sotto mentite spoglie.

The Hidden God

Adamo diventa Samael, il Dio sotto mentite spoglie. The Hidden God (Il Dio Occulto) descrive l'ascesa di Adamo negli inferi e il tranello che ha escogitato per recuperare e schiavizzare Lilith. Il suo intento è quello di riportare la donna in Paradiso come schiava. Sembra assurdo ma questo è il volere di Dio, un Dio che sa essere cattivo, irascibile e anche scriteriato, privo di ragionevolezza. Samael si presenta subito, attraverso un tappeto di nobili tastiere e solenni tamburi: "Sono qui. Le acque nere sono scosse dalla tua chiamata, appaio attraverso nubi oscure, ti chiamo". Il brano è un mid-tempo ipnotico e sensuale, che va dritto al punto, e infatti, in breve, ci troviamo davanti al sottile ritornello, non proprio memorabile perché manca un poco di potenza, ma eseguito con grazia e con una poesia nera come la pece che comunque affascina. "Sangue al sangue, ossa alle ossa, pelle alla pelle, peccato al peccato. Notte di demoni, di fuoco e di ghiaccio. Spilla sangue dai parenti, crogiolati nella follia. Sono il Dio Occulto". Adamo è furbo, cerca di traviare Lilith con parole potenti, dicendole che egli è Samael, il Dio che tanto ha invocato, pronto ad unirsi a lei per dominare la terra, per spargere sangue e diffondere pazzia. Lilith, a questo punto, sembra essere sedotta dal misterioso dio e non si rende conto delle tragiche conseguenze. Adamo/Samael continua ad ingannarla: "Mi unisco alla tua anima nera, al tuo cuore e alla tua follia. Vedo la via che porta dritti a casa ed è già in rovina. Dimenticati del Paradiso, dimenticati da dove sei caduta", e allora Lilith si unisce all'uomo, convincendosi della sua buona fede e intonando vendetta: "Il Paradiso è un mondo di paura. Tutto sarà avvolto dalle fiamme". Questo discorso viene scandito nel bridge, Defeis, come al solito, si sdoppia, interpretando entrambi i personaggi. Il ritmo rallenta creando una sensazione di confusione e di spaesamento. Sono le emozioni della protagonista, finalmente convinta ad unirsi a Samael. Gli acuti del vocalist si insinuano nel cervello, Gilchriest resta nascosto, così le chitarre, fino a quando arriva un cambio di tempo da capogiro, nel quale la delicatezza di fondo viene spezzata ed irrompe una sezione violentissima. "Io sono le tenebre che vivono nel mare. Ho strappato l'oscurità sanguinante per scaldarti. Riprenditi le tue vesti strappate. Adesso siamo uniti" grida DeFeis nelle vesti di Samael, quando finalmente abbraccia Lilith dopo averla sedotta e convinta ad unirsi a lui. L'inganno è perfettamente riuscito. Block e Pursino di scatenano, ma ancora più è Gilchriest a gridare vendetta, colpendo ferocemente la sua batteria. È solo un breve momento, pochi secondi di furia sonora, poi tornano i cori a cullarci in questa dimensione soporifera e catartica, le tastiere riprendono le redini del gioco e ci conducono nell'ultima parte, dove si ripete il ritornello che palesa un po' di monotonia di fondo. Parliamoci chiaro, il brano è splendido, come tutti quelli contenuti nell'album, ma forse l'allungamento spropositato delle liriche e, di conseguenza, della musica, ogni tanto appesantisce l'ascolto.

Childslayer

Childslayer (Infanticida) è epic metal purissimo e diretto. Una bomba a orologeria dove ogni singolo musicista ha la possibilità di scatenarsi in questo incedere pomposo e magniloquente. Gli urletti femminei di DeFeis accompagnano l'andamento ossianico di questa cannonata power metal, nella quale Joshua Block e Edward Pursino tessono un tappeto sonoro semplicemente devastante che accelera suddividendo le strofe, trasformandole in un magma epico che avanza impietoso fuoriuscendo dalle casse dello stereo. Adamo è riuscito a sedurre e a violare Lilith con l'inganno e allora si palesa ai suoi occhi rivelando il suo vero aspetto. Lilith è infuriata e umiliata e fugge via. Adamo, in un lungo monologo, esprime il suo vile trionfo: "Dio dell'odio, brucia vivo il suo destino. Posso sentire il loro pianto trasportato dal vento e l'odio che sale nella nebbia. La fine del mondo ci aspetta", ma sa che la donna adesso è indomabile, pericolosissima e sicuramente giurerà vendetta, uccidendo tutti i figli avuti con Eva. La doppia cassa è sparata a duecento all'ora, le chitarre graffiano e grondano sangue, le multiple vocals sono estasianti. È l'apocalisse in terra. DeFeis urla al mondo intero il velenoso e breve ritornello: "Infanticida! In ginocchio alla vista della dea. Feroce è il mio amore, feroce il mio cuore"; non si respira, Gilchriest è spietato e avanza come un carrarmato, dunque si procede come da copione: "Sei furiosa, spaventi gli Dei, posso vedere mentre solchi i cieli e corri verso il sole con ira funesta. I tuoi occhi stanno bruciando". Le tastiere svettano imponenti, al di sopra della scarica liberatoria del batterista, poi l'orchestrazione origina il magnetico bridge, dove DeFeis si fa morbido e il ritmo rallenta attraverso un cambio di tempo improvviso. "Sopportiamo le cicatrici dell'amore e della guerra, nella notte oscura sorge la tua negazione. Viviamo e mentiamo, combattiamo e moriamo, è il nostro destino. Tu sei l'assassina", Lilith, secondo la tradizione ebraica e quella cristiana, è portatrice di morte infantile. Quando un neonato moriva entro il primo mese si diceva che fosse opera di Lilith, in eterna collera con i figli di Adamo ed Eva. Lilith giura di uccidere ogni essere umano e dagli inferi risale verso la terra, Adamo è spaventato dal suo comportamento, si pente di essersi travestito da Samael e di averla ingannata, disubbidendo persino agli ordini di Dio, perché avrebbe dovuto ricondurre la donna in Paradiso con le buone e non con la violenza. Questo sentimento di confusione e di caos è rispecchiato dalla sezione ritmica in fermento, assolutamente marziale, battagliera, le chitarre a sei e a sette corde sono irrefrenabili e costruiscono un muro di suono prepotente. Si riparte col chorus, adesso la donna è incontrollabile e potentissima. Non si riuscirà a fermare in alcun modo. L'uomo le grida contro: "Grazia i miei figli o la piaga di Dio cadrà dal cielo sui tuoi seni", nel senso che secondo questa minaccia, Dio potrebbe punirla non facendole produrre latte per nutrire i figli/demoni che partorirà.

When Dusk Fell

Ci trasferiamo nella valle dell'Eden, dove la povera Eva ha un bruttissimo presentimento, esternato in When Dusk Fell (Quando È Sceso Il Crepuscolo), deliziosa ballata cupissima e dai sentimenti amari, presagio di disperazione e tormento. L'arpeggio acustico è suonato da DeFeis che, dopo un sospiro, attacca con la prima strofa: "I peccati sono svelati e rintocca la campana della guerra. Il sangue scorre come oro. I giorni crescono e così anche la morte. Questo posto brucerà". Eva sa già che Lilith arriverà in Paradiso e lo metterà a ferro e fuoco, seguita dai suoi demoni, nella battaglia più grande di tutti i tempi che vedrà schierate le forze del bene e quelle del male. "Quando è sceso il crepuscolo ti ho visto morto al suolo. Ho visto una luce nera avvolgere tutto come un'ombra", recita il tenebroso e ipnotico refrain, scandito dalla delicata voce di DeFeis, che su questo album predilige tonalità pulite e soffici. L'ascia a sette-crode di Block e il basso tessono una base strumentale immaginifica e mistica, trasmettendo forti emozioni nell'ascoltatore, poi la chitarra acustica ci accompagna in una dimensione ancora più sognante: "Mille anni sono già passati, tu hai perso le tue ali d'oro e hai pianto lacrime luminose nella notte. Il sangue scorre e allora brucerò la tua anima nera". Sono trascorsi mille anni da quando Lilith ha abbandonato il Paradiso. Eva parla di Lei, ci riferisce che ha preferito lasciare di proposito le sue ali dorate per recarsi nel lato oscuro del mondo, dove affogare nel pianto le sue frustrazioni. Sembra compatirla ma forse non ne accetta le azioni, per questo è decisa a combatterla. In realtà, la figura di Lilith non ha commesso nessun errore, se non quello di imporre la propria natura, senza farsi sottomettere dall'uomo. Ma Eva non può capire perché lei è nata per essere ubbidiente e subalterna ad Adamo, ha un animo docile e fragile. Troviamo un secondo ritornello, dalle parole stravolte: "Appena cadranno le tenebre ricorderò tutto questo, ricorderò i tuoi baci, bianchi come la neve. Ora una luce nera sta divorando tutto". Ancora una volta troviamo il conflitto luce/ombra, sinonimo di vita/morte. I baci di Adamo sono bianchi e candidi come la neve, ma le tenebre stanno avanzando e inghiottiranno ogni cosa. l'ira di Lilith sta per investire il Paradiso. DeFeis esegue un delicato assolo di chitarra, abbastanza elementare, mentre Pursino è assente, a questo punto la composizione potrebbe terminare qui, dato che il testo si è esaurito, così come le idee melodiche, invece si allunga protraendo all'infinito il refrain. Un brano molto bello e affascinante, ma che una volta giunti al quarto minuto comincia a ripetersi, estendendosi a dismisura, concludendosi come un secondo assolo, questa volta più articolato, e le terrificanti parole: "I lupi neri hanno divorato la città. I lupi hanno bruciato la notte. Ricorda!". Lilith ha fatto irruzione nell'Eden, in compagnia dei suoi demoni.

Visions Of Eden

Visions Of Eden (Visioni Dell'Eden) è l'atto conclusivo del disco, ma non della vicenda, qui solo agli inizi. Le note del pianoforte ci portano nell'Eden, un Eden avvolto da nubi oscure e lampi minacciosi. È la resa dei conti. In questo lungo pezzo troviamo tutto il cast dei personaggi, per un momento corale altamente pomposo, epico e di grande fascino. Una vera opera d'arte che ancora una volta ribadisce la genialità della band americana. È Lilith a prendere parola, su di una base ritmica che si gonfia secondo dopo secondo trasformandosi in un trionfale mid-tempo: "Un desiderio notturno, i figli della follia bruciano. Capovolgiamo il cielo e poi rinasciamo. Il Paradiso sarà gettato in disgrazia, strisce di luce saranno rubate e tutto sarà avvolto dal dolore. Il regno cadrà". Lilith minaccia Dio, minaccia Adamo e tutti gli Angeli celesti, gridando vendetta per l'umiliazione subita. Eva le va incontro: "Queste sono le lacrime del mondo, le leggi che abbiamo fatto sono state abortite" e ancora Dio: "Nel buio sto sanguinando. Invoco la peste per divorarti l'anima", offeso e adirato dalla rivolta della donna che ha creato mille anni prima. Tutto ciò accade nei primi versi e DeFeis è un poeta incredibile che riesce a interpretare i vari personaggi grazie alle sfumature della sua voce e a farli interagire tra loro. Le chitarre si gonfiano, Gilchriest si erige sulla massa ed ecco che parte il fantastico ritornello, anche se le tastiere prendono la parte della chitarra solista, in un'armonizzazione particolare, meno potente ma più coinvolgente: "Fuco bianco, pioggia nera, muoiono gli angeli per una sola bugia". Le parole sono scandite all'unisono da Lilith e da Eva, due donne legate dal destino, entrambe stravolte per ciò che sta accadendo. Ed è stato scaturito tutto per colpa di una bugia, quella di Adamo che si è finto Samel, umiliando Lilith. È interessante notare che gli errori sono stati commessi da maschi, mentre le donne sono pure, costrette alla sottomissione e all'indifferenza. È anche un canto di protesta contro le società patriarcali. Il cambio di tempo è incredibile, le orchestrazioni entrano in scena regalando un momento celestiale, poi tutto si infrange in una piccola pausa, quindi si ricomincia con la seconda parte. "Muori nel mare dell'odio" afferma Dio, sempre rivolto alla ribelle, "Questa guerra è tutti contro tutti" lo riprende Adamo/Samael, dunque subentrano i tre angeli neri: "Ti condanniamo a morte per la tua ribellione, hai trasgredito alle leggi divine. Siamo in attesa di strapparti l'anima". Succede qualcosa di sbalorditivo, perché al posto del secondo refrain, appare l'ennesimo cambio di tempo sul quale viene innestato un prezioso ed etereo periodo centrale, costruito sui colpi cadenzati di Gilchriest e sulle docili tastiere in sottofondo: "Nel fuoco e nella pioggia sono tornata al chiaro di luna, tra le ombre e nella foschia di una notte sumera" sussurra Lilith, e poi, in coro con Eva: "Morte di una vita, morte dell'anima, la morte di tutti noi. Visioni dell'Eden. Piangeremo per tutti loro". È come un sogno profetico, le due donne sono simili, hanno la sensazione che tutto stia per finire e che ogni essere vivente stia per morire. Inizia da qui un nuovo mondo, nuove leggi terrene, dove il male sovrasta il bene e si diffonde in ogni angolo del cosmo. Un semplice e gelido assolo si espande nell'aria, DeFeis e Block si alternano alle chitarre e, mentre queste si affievoliscono, le tastiere riprendono possesso della scena. "Maledetta dagli Dei" ripetono in coro gli angeli, "Hieros Gamos, Hieros Logos" risponde Lilith, scandendo bene le parole che indicano, in lingua antica, due rituali sessuali tra divinità maschili e quelle femminili. "La saggezza diventa comprensione" se ne esce Eva, comprendendo i tormenti di Lilith, mentre Samel/Adamo è di altra idea: "Guarda il pericolo nei loro occhi neri, adesso si sono palesati" spaventato dall'attacco dei demoni che infestano il regno dei cieli. DeFeis si divide in tanti personaggi, la sua voce si moltiplica e si intreccia, creando uno strano effetto, fino a quando non emerge la voce principale, quella di Lilith, sofferta e amareggiata: "Tornerò nella nebbia, sotto la pallida luna, rinascerò in un nuovo mondo. Perché viviamo? Perché moriamo? Quando sapremo la verità?". Intanto un lungo assolo di chitarra ci delizia i timpani, la batteria si irrobustisce, le orchestrazioni intervengono e, infine, emergono i cori degli ospiti Jim Hooper e Doreen DeFeis che creano un finale epico e teatrale. Le ultime battute sono scandite dal pianoforte e dalla batteria, mentre il vocalist urla i nomi di Astare, Kali, Cristo, Shiva, Ecate e Ishtar, ossia tutte quelle divinità sorte nell'antica Mesopotamia, vastissima regione asiatica che ha dato i natali a numerose religioni e leggende. La storia si chiude così, in sospeso, con le fazioni del male e quelle del bene che si scontrano per il duello decisivo, lasciandoci in eredità una sola domanda: quando sapremo la verità?

Conclusioni

Per concepire "Visions Of Eden", riadattando in musica la sceneggiatura di "Lilith", DeFeis si chiude nel suo studio privato, l'Hammer of Zeus, per molti mesi, ritardando di continuo la consegna del mastering finale, anche a causa di alcuni gravi problemi di salute che costringono i Virgin Steele ad annullare diversi concerti, fino a quando, nell'ottobre 2006, è l'etichetta stessa, spazientita, a prelevarlo per la diffusione mondiale. L'album viene accolto con molte proteste da parte dei fans, non a causa delle composizioni, egregie come al solito, ma a causa di una produzione davvero scadente, che pone le tastiere in primissimo piano soffocando batteria, basso e chitarre, queste ultime addirittura evirate in diverse parti. Inoltre si ha come l'impressione che, in molti punti, il possente Gilchriest venga sostituito da una drum-machine, talmente il suono della batteria è glaciale e tremendamente innaturale. Tutto ciò contribuisce a condannare l'album e a procurargli una cattiva nomea tra gli ascoltatori, tanto che sin dall'uscita si parla di un lavoro contenente canzoni con un potenziale enorme ma massacrato da una produzione piatta, quasi da demo. Il pasticcio è compiuto, inutile negarlo, ma DeFeis, per difendersi dalle accuse, addossa la colpa alla pressione esercitata dalla T&T Sanctuary, che non gli ha permesso di apportare gli ultimi ritocchi, ma la sensazione è quella di un musicista che volutamente sacrifica la propria band optando per una produzione particolare che rende l'album simile a una rappresentazione teatrale, con i pregi e i difetti del caso, in modo tale da permettere all'ascoltatore di immedesimarsi completamente nell'atmosfera e di visualizzare concretamente gli accadimenti. Secondo quanto rivelato dalla band, "Visions Of Eden" non va inteso come puro e semplice disco, ma come colonna sonora di un film immaginario, non a caso sul retro-copertina viene suggerito il sottotitolo di "The Lilith Project - A Barbaric-Romantic Movie Of The Mind", ma il disastro in fase di post-produzione non viene ignorato e molti ascoltatori restano comunque delusi, nonostante le definizioni di "film", "colonna sonora" o "pièce teatrale". Dieci anni più tardi, in seguito alla ristampa di tutto il catalogo Virgin Steele da parte della SPV, "Visions Of Eden" ritorna in vita attraverso il tanto agognato remix, uscito nel 2017. Grazie a questa nuova versione viene finalmente resa giustizia a un capolavoro epico che per troppi anni è stato condannato e così, nella recente veste sonora, le composizioni acquistano una grinta e una potenza totalmente assenti in origine: le chitarre e la batteria sono potenziate, le vocals più nitide e le tastiere meno invadenti; è il suono che tutti i fans desideravano ardentemente, praticamente un altro album. L'atmosfera generale ritrova naturalezza, mantenendo comunque lo spirito e la passione del lavoro del 2006, ma accentuandone maggiormente i toni epici. DeFeis corregge gli errori della sua prima auto-produzione facendo un ottimo lavoro in studio, anche se resto dell'idea che abbia bisogno di un vero fonico con cui consultarsi, date le produzioni fin troppo casalinghe alle quali ci ha abituati negli ultimi tempi. Seguendo la scia di molte altre band, mi vengono in mente i Rush con "Vapor Trails", i Nevermore con "Enemies Of Reality" o i Novembers Doom con "The Knowing", che hanno ricorso ai remix per modificare album originariamente prodotti male, i Virgin Steele ridanno brillantezza a un disco stupendo, dalle melodie eteree e magiche, dalle costruzioni sofisticate e dalle liriche incredibilmente vincenti, forse le migliori mai partorite da DeFeis, intrise di una poesia struggente che mette i brividi. Restano tuttavia dei piccoli difetti, come un Pursino assente in alcuni passaggi, dove la chitarra viene sostituita dalle tastiere in modo tale da creare maggiore pathos a discapito della ferocia, oppure dei punti in cui è molto probabile l'utilizzo della drum-machine. Ma il difetto principale è sicuramente l'esorbitante lunghezza di alcuni pezzi, come la sinuosa "Adorned With The Rising Cobra" che, nonostante la bellezza, superata la metà comincia a girare a vuoto appiattendosi proprio a causa della mancanza delle chitarre, oppure la tenebrosa ballata "When Dusk Fell", molto bella ma ripetitiva sul finale. In scaletta troviamo undici brani, pochi rispetto a quanto ci hanno abituati i Virgin Steele, ma tutti dal minutaggio corposo che, di sicuro, con una sforbiciata qua e là sarebbero risultati più scorrevoli. Al di là dei dettagli, i Virgin Steele non sbagliano nemmeno questa volta, soprattutto alla luce del nuovo remix, che agevola di moltissimo l'ascolto. "Visions Of Eden" è sicuramente un capolavoro, filtrato da una natura biblica, intriso di nostalgia e di teatralità, sostenuto da toni crepuscolari ma solenni, dove la morbidezza di fondo fuoriesce in ogni singolo brano, anche se non mancano le sfuriate metalliche che incendiano gli animi. Da qui inizia un nuovo percorso per la band americana, più poetico e oscuro liricamente, più romantico e meno barbarico musicalmente, ma pur sempre incredibile, sofisticato e colto; un lungo percorso che, una volta assimilato, sa trasmettere emozioni infinite, facendoci immedesimare nel prodigioso dramma teatrale come se anche noi fossimo attori e recitassimo accanto ai personaggi. Le atmosfere che si percepiscono sono fredde, l'aria che si respira è pungente, questa è una storia di caos, malinconica e poco rassicurante, sognante, sospesa nel tempo, che stravolge i sensi e che avvolge con la sua gelida lucentezza.

1) Immortal I Stand (The Birth Of Adam)
2) Adorned With The Rising Cobra
3) The Ineffable Name
4) Black Light On Black
5) Bonedust
6) Angel Of Death
7) God Above God
8) The Hidden God
9) Childslayer
10) When Dusk Fell
11) Visions Of Eden
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