VIRGIN STEELE

Through Blood And Fire

1998 - T&T

A CURA DI
ANDREA CERASI
03/11/2017
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Rientrati dal tour mondiale del 1996-1997, che ha fatto tappa anche al popolare Wacken Open Air Festival, i Virgin Steele si mettono lavoro per la realizzazione di nuovo materiale. Le idee sono tantissime e anche gli esperimenti in studio elaborati da DeFeis, Pursino e Gilchriest sono molteplici, tanto che nel giro pochi mesi, sulle spalle figurano una miriade di pezzi da ritoccare, sistemare e perfezionare. Come suggerito in alcune interviste dell'epoca, il pensiero del vocalist è quello di creare qualcosa di inedito, che si discosti da quanto fatto in precedenza e che indichi una nuova dimensione sonora, atta a tracciare sentieri musicali fino ad allora inesplorati. Con la mente, il musicista è proiettato al teatro, e allora ecco che la musica metal dei Virgin Steele si colora di altre sfumature, giù intuibili nei due precedenti lavori ma ancora non troppo evidenti. DeFeis e soci decidono di arricchire la saga dei due "The Marriage Of Heaven And Hell" con un terzo capitolo conclusivo, ben più articolato e coraggioso rispetto ai primi due, e che rispecchi le idee avanguardiste e sceniche di un epic metal moderno, contribuendo a far evolvere tutta la tradizione epica e non solo. La band si getta con tutti i piedi nella narrazione mitologica, riprendendo le azioni della coppia semidivina Endyamon ed Emalaith, perseguitata dagli Dei, e sviluppandone le ambientazioni e la storia che li circonda, utilizzando come prologo il loro brano più famoso, il capolavoro "The Burning Of Rome (Cry For Pompei)" pubblicato dieci anni prima, citato nello stesso concept e indicato come inizio della vicenda, quindi verso la fine del primo secolo dopo Cristo. Il titolo scelto per l'imminente album sarà "Invictus", ma per promuoverlo a dovere l'etichetta T&T sprona i nostri a rilasciare un'anteprima, un singolo, in modo tale da far luce sulla direzione intrapresa e sul nuovo stile adottato. "Through Blood And Fire" fa la sua comparsa all'interno del circuito musicale nel febbraio 1998, esattamente un mese prima della pubblicazione del full-length, e sorprende davvero tutti, fans e non del combo americano. I Virgin Steele avevano promesso un ulteriore sviluppo sonoro e così è stato: il suono si fa più cupo e duro, la base ritmica è violentissima come mai prima d'ora, la voce di DeFeis si fa arcigna, malvagia, evidenziando una tecnica incredibile che gli permette di utilizzare decine di sfumature vocali e di utilizzare la voce, secondo le sue parole, come fosse uno strumento. L'ascoltatore viene dunque letteralmente investito da una raffica di metallo incandescente, dall'indole barbarica, dalle liriche spettacolari e in linea con la poetica classica e con una spiccata vena progressiva poco accennati in precedenza. Frank Gilchriest non fa rimpiangere affatto Joey Ayvazian, anzi, mette in mostra una tecnica spaventosa e una foga inaspettata, pur suonando con una batteria elettronica, scelta che fa storcere il naso ai puristi ma che comunque si adatta alla perfezione al suono evoluto della band. Inoltre, un aspetto davvero geniale è l'impostazione vocale di David, che per raccontare le azioni descritte nelle liriche e per interpretare meglio i dialoghi tra i vari personaggi, utilizza il falsetto per i personaggi femminili, il ruggito per quelli maschili, e voci multiple per rappresentare la folla, e questa cosa sarà ancora più marcata nei lavori futuri. Una cosa mai fatta prima in campo heavy, testimoniando che i Virgin Steele arrivano sempre prima di tutti e vivono una continua sperimentazione. Roba che mette i brividi, se ci pensate, e un DeFeis vero genio musicale, artista a tutto tondo, capace di mettere in mostra tutto quello che ha appreso da ragazzino, seguendo la famiglia (dove sono tutti artisti, musicisti classici e attori teatrali e lirici) in giro per il mondo e assorbendo stili differenti e le più disparate influenze drammaturgiche da riversare sui suoi progetti musicali.

Through Blood And Fire

Le orchestrazioni risaltano sin dall'apertura di Through Blood And Fire (Attraverso Sangue E Fuoco), accompagnate dai colpi ruvidi e barbarici di Gilchriest e dalla chitarra assetata di sangue di Pursino. Pochi secondi, poi ci ritroviamo schiacciati da un riffing prepotente e dal doppio pedale della batteria, tanto che il pezzo si scatena subito con un DeFeis dai toni caldi ma adirati, che intona la prima strofa interpretando le parole di Giove, che minaccia Endyamon: "Sono il signore del mondo, tu sei una spina nel fianco. Sono la roccia sulla quale tu ti frantumerai. Libertà o morte, decidi!". Giove è minaccioso ma ha anche timore dell'eroe, perché sa che ha la situazione in pugno e controlla gli umani, tanto che interviene subito il clamoroso ritornello, condito da cori epici e da una sezione strumentale elegante e nobile, nel quale è proprio l'umanità a gridare: "Attraverso il fuoco e il sangue, promesse e menzogne. Attraverso il sangue e il fuoco risorgiamo. Da oggi non staremo più dalla tua parte". L'umanità dunque si ribella sotto la guida del semidio Endyamon, cacciando via lo spirito pagano che la accompagna da migliaia di anni e prendendo atto della propria forza individuale, consacrando così lo spirito dell'uomo. Una nuova era. Lo stacchetto è fenomenale, lo strepitio della sei-corde e un brevissimo passaggio di tastiere, e allora si riprende con la stessa foga sonora per la seconda parte: "Infrangi la volta celeste con tuoni e fulmini per onorare le nostre richieste, la grandezza è concessa solo a coloro che tradiscono, io sono l'ultimo della mia razza. Inferno e paradiso esistono dento di noi che li abbiamo trovati. Annega nella tua ira, sarò in quel mare di odio quando morirai". Questa volta è Endyamon a prendere parola e a minacciare Giove Tonante, adirato per la ribellione e intento a tempestare il cielo di saette che si schiantano a terra. Sta perdendo il controllo, l'umanità è compromessa. Il testo si esaurisce prima di metà pezzo, perciò abbiamo una stupenda fase strumentale. Sopra il doppio pedale utilizzato dal drummer e che ci investe i timpani, Pursino crea un'intensa parentesi chitarristica, intavolando un paio di assoli e irrobustendo il suono grazie agli interventi di DeMartino. Le tastiere di DeFeis restano sempre sommesse, donando quel sentore di epicità sempre presente nella musica della band, ma senza prendere il sopravvento sui restanti strumenti. La guerra divina sta per cominciare e non c'è attimo di respiro, la traccia è un polverone sporco e terremotante che aleggia nell'aria, il clamore della ribellione, la foga della gente è riscontrabile nei vari break sparsi nella seconda metà del minutaggio, roba che spezza il ritmo, dividendo le fasi concitate e gli scambi dialettici. L'intelligenza del combo americano è quelli di rendere la musica al servizio del testo, come fosse una rappresentazione teatrale. Prima di chiudere, il ritmo rallenta improvvisamente, le tastiere emergono dal letargo, duellando con i tamburi, conducendoci a un epilo orchestrale di grandissimo effetto. Cinque minuti serrati, dall'animo epico e dall'indole poetica che rendono Through Blood And Fire un vero gioiello.

Sword Of The Gods

Sword Of The Gods (La Spada Degli Dei) è una canzone cruda e infuocata, incentrata tutta sul dialogo tra il semidio Endyamon con la Spada, incarnazione del volere divino e scagliata sul mondo da Giove in persona per tagliare la testa al nostro protagonista. Nelle sei incarnazione precedenti, Emalaith e Endyamon sono morti decapitati dalla lama affilata e sacra della Spada, perciò non sono mai riusciti a portare a termine la loro missione. Ma questa volta il vento è cambiato, lo strumento divino trema di fronte alle parole dell'eroe, tema una sua mossa. È la Spada ad esordire, poggiandosi su un tagliente riff di chitarra ripetuto per svariati secondi, scandendo le parole attraverso una voce quasi sospirata e incredula: "Io solco i cieli, conquisto l'aria e punisco il diniego. Infrango l'aria ma non emetto suono alcuno, sono silenziosa e letale, incarno la morte. Sono la Spada degli Dei, ubbidisco al loro volere". Senza accorgercene siamo travolti da un refrain appena accennato, che giunge silenziosamente senza grossi clamori, ma che entra sottopelle al primo ascolto, data la melodia oscura con il quale viene costruito. È ancora la Spada a parlare, questa volta contornata da cori e con l'ausilio di tutti gli strumenti: "Concedi ogni desiderio di sangue che richiama sangue, io svetto sul mare, volo nell'aria, spezzo le catene del diniego". Il ritornello è velenoso, praticamente è costruito sulla minaccia della Spada nei confronti del protagonista. C'è una nota interessante, perché dalle parole della Spada emerge un'informazione preziosa: "L'incendio avvenuto a Roma è solo una scintilla del mio potere. La mia armatura è una fiamma d'oro", e da qui capiamo che siamo verso la fine del primo secolo dopo Cristo, appena dopo l'incendio di Roma ad opera di Nerone e appena dopo l'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano. Difatti DeFeis, spiega come l'album "Invictus" sia concettualmente legato al brano "The Burning Of Rome (Cry For Pompei)", concepito come prologo, dieci anni prima, al concept che stiamo analizzando. È proprio dal pezzo estratto dall'album "Age Of Consent" (1988) che prende vita la vicenda di Endyamon ed Emalaith, raccontata nella trilogia del Matrimonio, partendo dalla prima era cristiana, con gli scontri religiosi narrati nel primo capitolo di "The Marriage Of Heaven And Hell", per poi arrivare alla negazione del paganesimo alla fine del secolo. Le tastiere e il basso prendono energia e giungono in soccorso della batteria di Gilchriest, intonando un canto di vendetta, scandendo con vigore le parole del bellissimo bridge: "Guarda i tuoi figli morire, ed è inutile che ti lamenti dicendo che hai sempre servito gli Dei recandoti in santuari e pregando sugli altari. Sei un peccatore, sarai abbandonato e brucerai". Si prosegue con la parentesi strumentale, Pursino si scatena con un assolo brillante, le tastiere si quietano per lasciargli spazio, Gilchriest picchia duro utilizzando il doppio pedale nella classica cavalcata power metal, e allora ci addentriamo in un secondo bridge, questa volta scandito dalle parole di Endyamon che risponde all'avversario: "Ciò non accadrà mai, gli Dei del cielo sono spacciati. Aspetta la notte e saprai". A questo punto la parte strumentale continua imperterrita e abbiamo una stacchetto diventato leggendario, giostrato sulle note delle chitarre alternate alle tastiere e che ritroveremo poi in uno dei migliori brani epic metal mai concepiti, "Agony And Shame", forse il miglior pezzo estratto da "The House OF Atreus - Act I", che sarà interamente costruito su questi riff qui appena accennati, a indicare che i Virgin Steele non buttano nulla ma anzi, sviluppano sempre le idee proposte. Questa fase dà origine alla coda finale, dominata dalla ripetizione del bellissimo refrain.

Conclusioni

"Through Blood And Fire" è un singolo bellissimo, un brano che, unito alla seconda perla presente dal titolo di "Sword Of The Gods", anticipa il nuovo cammino intrapreso dai Virgin Steele, inaugurando la seconda parte di carriera, orientata più sul power e sul progressive sinfonico rispetto alla prima, molto più classica e dal suono tradizionale. Come si può evincere ascoltando questi due estratti, il suono è potentissimo, scatenato, un vortice metallico dove ogni strumento, batteria, chitarra, basso e voce, sono spinti al massimo, capaci di evidenziare atmosfere epico-barbariche che colpiscono al cuore al primo istante. Si nota anche un retrogusto oscuro, un suono pervaso da sentimenti intimisti e tetri, sicuramente più accentuati rispetto al passato in modo tale da dare vita ai personaggi, intesi proprio come attori di un dramma teatrale. Questo è power metal nel vero senso del termine, potentissimo, carico di energia brutale, ma che non dimentica mai, nemmeno per un singolo istante, l'importanza della melodia; e che melodia! Di rara bellezza, che cattura subito, sin dal primo secondo, condita poi da numerosi cambi di tempi, stacchi, riprese strumentali, assoli furiosi espressi al meglio da un Edward Pursino indomabile e un Gilchriest che merita il soprannome di "The Kraken" per via della sua irruenza, sempre e comunque al servizio della tecnica, senza contare il ritorno in pompa magna del prode Rob DeMartino, assente dal 1993, riconvocato per eseguire le parti di basso, cosa di cui i Virgin Steele hanno sempre avuto estremamente bisogno. Insomma, all'alba del 1998 il popolo si ritrova un singolo spaventosamente riuscito, una bomba sonora pronta ad esplodere e a indicare la strada per la nuova ascesa dell'epic metal. Mentre la maggior parte delle epic metal band resta ferma a cantare di battaglie per l'onore, di guerrieri morti per conquistare fanciulle, di templari che cavalcano draghi di fuoco, i Virgin Steele aprono una nuova strada, e lo fanno riportando in vita la mitologia e la vera scrittura epica, quella decantata dai poeti classici dell'antica Grecia e dell'antica Roma attraverso i loro scritti. L'evoluzione del genere epic è evidente a tutti, e infatti il pubblico resta estasiato, prefigurandosi già il capolavoro imminente, e "Invictus" di certo non deluderà le aspettative. Questi due estratti qui presenti, che a dire la verità avrebbero meritato almeno una copertina decente piuttosto che il "nulla", ci raccontano una piccola parte delle vicende che coinvolgeranno i due protagonisti, la coppia che scappa e sfida gli Dei per sostenere la ribellione umana e i pargoli che daranno alla luce. Nel primo brano assistiamo a uno degli ultimi combattimenti tra Endymond e gli Dei, adirati perché il popolo mortale, guidato dal semidio, si sta ribellando ai loro voleri. Gli araldi proclamano la furia divina, che presto si abbatterà sulla terra, ma l'eroe incita la folla a restare, a non piegarsi. Gli Dei non tengono conto della condizione dell'umanità, ma basta pazientare, l'età dell'uomo sta per giungere, trionfando sulla tirannia. Nel secondo brano, tra l'altro esposto di seguito anche nella track-list dell'album, troviamo la Spada, incarnazione di forza e arma divina, antagonista di Endyamon, che si protende, scagliata da Giove, squarciando il cielo e conficcandosi a terra. L'arma è dotata di poteri magici ed è avvolta da un'aura funerea e temuta; già sette volte è riuscita a uccidere lui e la sua compagna Emalaith, ma in questa occasione accade qualcosa, perché sembra aver timore del protagonista, percependo in lui una forza che prima non aveva. Insomma, un assaggio della storia che sarà raccontata nel disco del 1998, una breve parentesi, oggi raro oggetto di collezione, che testimonia la grandezza di questa band.

1) Through Blood And Fire
2) Sword Of The Gods
correlati