VIRGIN STEELE

The Marriage Of Heaven And Hell - Part One

1994 - T&T

A CURA DI
ANDREA CERASI
28/10/2017
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione Recensione

Il Matrimonio Dell'Inferno E Del Paradiso. Chissà per quale recondito motivo il titolo del poema del poeta William Blake, scritto alla fine del 1700, venne in mente a David DeFeis mentre era a testa in giù all'interno dell'automobile, accartocciata sul ciglio della strada. Eh sì che spesso la mente fa dei collegamenti improvvisi, forse è quello che si chiama processo logico, e il processo logico ha una conseguenza che non è poi così difficile da intuire: il tragico incidente stradale nel quale la fidanzata del cantante perse la vita e la voglia di raccontare, una volta uscito dalle lamiere in fumo, il dramma di quegli istanti. Vita e morte che si rincorrono, bene e male in costante rapporto. L'intuizione avuta nell'abitacolo della vettura, dopo aver visto la morte in faccia e con accanto il corpo privo di vita della donna amata, si trasforma, tempo dopo, in una storia infinita, prendendo in prestito il titolo stesso del poemetto inglese e prelevandone alcuni contenuti, per poi modellarli e riadattarli in forma musicale. La scintilla avuta nel momento peggiore della vita è il desiderio di parlare di amore e di morte, di inferno e di paradiso, legati assieme in un cerchio eterno e immutabile che va di pari passo con l'esistenza dell'essere umano. In pochissimi minuti il genio inesauribile di DeFeis partorisce una complessa e romanticissima leggenda epica e nella sua mente nasce "The Marriage Of Heaven And Hell", appunto, che tra il 1994 e il 1995 si tramuta in un doppio, emozionante, brillante, immenso concept. Questa volta la tristezza per la morte dell'amata e il senso di rivincita, già espressi nell'album "Life Among The Ruins", stupendo lavoro hard rock contaminato dal blues, vengono posti al servizio di una narrazione epica, più consona alla natura dei Virgin Steele e per la gioia di tutti i fans sparsi per il mondo. È giunto il tempo di rimettersi in sesto e di riprendersi il titolo di epic metal band per eccellenza e di tornare a sedersi, corona in testa e scettro stretto in mano, sul trono d'ebano in una delle sale dell'Olimpo. La vicenda raccontata nella saga è questa: Endyamon ed Emalaith sono due semidei che vivono sulla terra il cui amore è fortemente ostacolato dagli Dei, infuriati e spaventati, perché consapevoli che dalla loro unione nasceranno due gemelli destinati a cambiare il corso della storia e le sorti degli abitanti dell'Olimpo, sovvertendo l'ordine della natura e liberando il genere umano dalla soggezione divina. Una storia di protesta, incentrata sulla libertà espressiva dell'animo umano, sull'ingegno dei mortali, una favola di ribellione e di autodeterminazione, che onora il sacro spirito dell'uomo. Un epic metal che spezza le regole, che non venera Dei o eroi o guerrieri come da tradizione, ma che, al contrario, si pone come un canto in cui risplende il mito dell'uomo e della sua consacrazione, seguendo i frammenti di una parabola biblica, come del resto era raccontato nel poema di Blake. Verrebbe da pensare che "The Marriage Of Heaven And Hell" sia ambientato in un'epoca più vicina di quanto sembri, quando il "selvaggio" è divenuto "nobile", dunque nella prima era di civiltà e che, come scopriremo con la terza parte del concept, intitolata "Invictus", combacerà con l'ascesa dell'impero romano. In una Roma antica (intesa come impero romano) e dai confini sterminati, il conflitto è in atto: i due semidei si amano, si perdono e si ritrovano, cercando di coronare il loro sogno d'amore. In realtà, nei primi due capitoli della saga non viene raccontata questa storia, ma il tutto si figura come un prologo religioso e frammentato che darà poi il via alla terza parte, quella contenuta in "Invictus", ancora più elaborata e teatrale. I personaggi di Endyamon ed Emalaith prendono forma lentamente e a cominciare dal secondo capitolo della saga, mentre in questo "The Marriage Of Heaven And Hell - Part One" la storia è ambientata nella prima era cristiana, quando le religioni monoteiste cominciano a sostituire i riti pagani. L'album è un lunghissimo prologo religioso che ripercorre i passaggi più popolari estratti dalla bibbia e, così come Il Matrimonio Dell'Inferno E Del Paradiso di William Blake, il tutto è articolato come una serie di profezie bibliche che determinano la formazione e la diffusione del cristianesimo durante il primo secolo. Nella sua opera più famosa, Blake esprimeva i suoi ideali romantici e rivoluzionari, e allora DeFeis, discendente di questa tradizione romantico-barbarica, partendo da lì riesce a creare, con risultatati stupefacenti, un riadattamento originale e intimo.

I Will Come For You

I Will Come For You (Arriverò Per Te) mostra uno spirito epico ritrovato, e la forma è delle migliori. Pursino svetta oltre le cime delle montagne tessendo una trama ruggente e sostenendo la voce di un DeFeis cantore del Mito. "Sotto cieli martoriati da una terra senza sole, dai sette punti delle tenebre, al di là delle montagne e delle rovine e attraverso campi di rabbia e di desiderio, io tornerò per te" e così si apre una delle più belle composizioni mai scritte, non solo in ambito metal. Esplode la sezione ritmica, Ayvazian è un portento e Pursino si sdoppia suonando chitarra e basso. Su riff incendiari si staglia la possente voce di David che ci trasporta al tempo del mito, facendoci riassaporare quelle antiche atmosfere. Poesia e brutalità vanno di pari passo, così come inferno e paradiso, e allora ascoltiamo una struggente storia d'amore, una delle più belle mai raccontate. È la nascita di Endyamon, la settima reincarnazione, e non appena vede la luce corre a cercare la sua eterna amata Emalaith, al fine di ricominciare a combattere per la libertà del genere umano. "Un tempo avevamo la bellezza e il sole scintillava di passione, lontani dalla falsa predica abbiamo vissuto e siamo morti. Ora, tra le tenebre, attendiamo la fine, cacciati dagli uomini corrotti che uccidono e torturano rivendicando la strada della croce", sin dalle prime battute apprendiamo di essere nell'antica Roma, quando i criminali venivano crocifissi lungo le strade per fare da monito a tutti i passanti. La coppia è cacciata e combattuta dagli Dei ma anche da coloro che venerano gli Dei. La melodia è favolosa, incantata, il clima rovente, e allora veniamo introdotti alla seconda strofa: "Cacciati dall'Eden e battezzati come traditori, siamo additati con occhi ciechi, false speranze dietro le perdute nuvole del raziocinio. Chi ha agito per conto di Dio, chi lo ha fatto per mano propria, il sangue primitivo macchia la sabbia e le vostre figlie sono massacrate, divorate col sangue dell'agnello". È chiaro che siamo in epoca cristiana e la gente lotta una guerra fratricida; pagani contro monoteisti, innocenti contro peccatori. È il caos. Endyamon ed Emalaith sono l'incarnazione di Adamo ed Eva. Emergono le tastiere, a suggellare un intermezzo magnifico e, a questo punto, basso, chitarra e batteria si lanciano in duello facendo da contorno alle note delle onnipresenti tastiere di DeFeis. Giunge il prezioso assolo di Pursino, non un assolo qualunque, ma la colonna portante della trilogia dei Virgin Steele, perché il tema elaborato lo troveremo in molti altri brani, a fare da filo conduttore nella storia. L'energia è al massimo, ma la melodia è sempre in primo piano. L'irruenza si stempera e allora c'è spazio per la poesia: "Siamo nati sotto le stelle della morte, sotto cieli di dolore. Siamo nati e per sempre saremo, sfiderò la morte e ci incontreremo ancora nella terra promessa". Si ricomincia a pestare, viene ripresa la prima strofa introduttiva e poi si termina con una chiusura da brividi sulla pelle, nella quale la melodia cambia inaspettatamente, mettendo in luce la grandezza sconfinata della band: "Farò ritorno, come il sole, il vento e la pioggia, come tempesta nascerò ancora, come la giusta mano di Dio colpirò dall'alto, attraversando gli oceani del tempo, guidato dalla tua voce".

Weeping Of The Spirits

L'arpeggio della chitarra invade l'ambiente, il clima è sinistro e maligno, Weeping Of The Spirits (Il Pianto Degli Spiriti) descrive un mondo di tenebre nel quale i nostri protagonisti sono sprofondati. DeFeis è impetuoso, alza la voce mettendo in mostra tutta la sua potenza e versatilità: "Nella valle delle stelle morenti aleggiano i sogni rabbiosi degli Dei. Come spiriti irrequieti i pensieri filtrano dalle persiane di porcellana della mia stanza, attraversando gli spiragli assieme alla luce dell'aurora, e il pianto degli spiriti si cristallizza". La musica esplode in un trionfo di epicità incredibile, tutti gli strumenti si scatenano adirati e un DeFeis mefistofelico comincia a narrare: "Benvenuto amico mio, conosco bene il tuo volto, conosco il marchio che indossi, hai gli stessi occhi di tuo padre e so del dono che porti. Noi siamo uno soltanto" a questo punto gli spiriti dei defunti, alla luce dell'alba, ritrovano il loro caro amico eroe Endyamon. Sono di nuovo uniti, generati dal tempo. Il refrain giunge improvviso, ed è meraviglioso: "Tuono e sangue infuriano trasportati dal vento, spiriti di vendetta collidono. Spirito celeste, vedo il dono che porti. Noi siamo uniti, siamo uno soltanto". Ma la cosa che sorprende è il doppio ritornello, questa volta costruito solo sulla batteria e sulle tastiere, più veloce ma anche più melodico rispetto al precedente, nel quale sono gli spiriti a parlare al nostro guerriero rigenerato: "Cavalca il vento con catene di sfida. Vedo dolori e cicatrici infranti al suolo, combatti, uccidi o perisci". Endyamon è incitato a lottare contro gli Dei, il ritmo si riassesta, Pursino svetta con la sua chitarra ruggente, che stride attraverso un riffing serrato e velenoso, e si ricomincia con un altro verso: "Diecimila figli gridano al vento bruciando vivi gli angeli che lo solcano, brillando in catene e spargendo sangue nell'aria". La rivolta è iniziata, l'esercito degli spiriti è irritato e si ribella al volere delle divinità. Tutti cercano vendetta. Riappare il doppio ritornello, lucente come non mai, in grado di riempirci il cuore di orgoglio e di scapocciare alla grande. Edward Pursino molesta la sua ascia e si ritaglia uno spazio importante nel quale dimostra le sue doti tecniche, il suo solo è brillante, quasi miracoloso, dunque si riprende col secondo refrain dove tastiere e batteria dominano la scena. L'arpeggio che abbiamo trovato all'inizio torna a farsi udire, chiudendo questo meraviglioso pezzo, tra i migliori composti dalla band, dotato di una luce nera non indifferente.

Blood And Gasoline

L'attacco di Blood And Gasoline (Sangue E Benzina) è irrefrenabile. L'epic metal si trasforma in heavy metal classico, puro e diretto. Il fraseggio di Pursino è devastante, colpisce dritti al cuore, e DeFeis utilizza una tonalità più pulita per decantare, sotto forma di metafora, la notte del tragico incidente che investì lui e la sua ragazza. "Un'altra notte in strada, l'odore dell'odio nell'aria. Tu corri veloce lasciando le speranze sui binari, con uno spuntone conficcato nella memoria e il segno dei chiodi". Il ritornello sfreccia nell'aria come un proiettile, ed è veloce e letale, capace di scolpirsi in mente sin dal primo ascolto: "Oro e argento versano una luce accecante che è calda e gelida allo stesso tempo. Tu stai sanguinando, il sangue rosso e fluente come vino che fa piangere giovani e vecchi. Come sangue e benzina". DeFeis ruggisce tutta la sua sofferenza, la notte dell'incidente si incide nella memoria ed escono le lacrime, ma il ritmo non rallenta un istante, Ayvazian picchia duro, così come Pursino fa svettare chitarra e basso, ma la scena è tutta del vocalist, il quale grida e sbraita come un forsennato, accompagnandoci nello stupendo bridge: "Più veloci cavalchiamo un incubo, chi tiene le redini quando il miracolo muore? Più veloci finché ogni cosa muore, uccidere è il nostro modo di mantenerci vivi". Il bridge dà inizio alla fase strumentale, determinata da un assolo chitarristico spaventoso, di sublime splendore, che ci dà la sensazione di essere in auto a 200 all'ora e di schiantarci contro un muro. "Un'altra notte in strada, sangue e polvere nell'aria, una nuova dipendenza che porta dritti alla morte. Nella follia sei proclamato re, incoronato e venerato, poi sei costretto a danzare su una corda", nell'ultima strofa David maledice la velocità che li ha portati fuoristrada e spiega che la follia di un momento prima o poi si paga. Pursino conclude con un secondo assolo, dunque fanno capolino le tastiere per terminare il tutto con un retrogusto epico che si accentua proprio sul finale.

Self Crucifixion

Self Crucifixion (Auto Crocifissione) è un mid-tempo oscuro e a tratti romantico, che strizza l'occhio a una semiballata. L'indole epica trasuda in ogni nota profusa, la parte romantica è diretta dalle tastiere, mentre la sezione ruggente è affidata alla sei-corde, due anime unite in un sacro vincolo di indiscutibile fascino. Il primo delicato verso è sostenuto dalle tastiere, pronto ad esplodere nel fragoroso refrain: "Non riesco a dormire, le tue mani sono ghiacciate, nell'acqua riecheggia il suono della paura che porta con sé una risposta fredda, la nebbia avvolge la forca come rabbia dopo una pioggia violenta". Ayvazian si accomoda dietro le pelli e costruisce, assieme a Pursino, la base per il bellissimo ritornello, nel quale DeFeis ruggisce a gran voce: "Se vuoi muori, la fine è pulita e non c'è errore, il fuoco è freddo nelle ceneri della memoria, non c'è via di fuga". I toni si smorzano ancora e si ricomincia con note morbide e con un'atmosfera nostalgica: "Come un bambino che mente, l'acqua santa non può salvarti, sei affamato da troppo tempo e le parole che hai profuso ora suonano vuote. La tua carne viene squarciata con i chiodi", DeFeis sta raccontando l'atto della crocifissione, seguendo appunto la parabola religiosa e ripercorrendo i paragrafi del poema di William Blake. L'uomo è stato crocifisso, forse Endyamon nella vita precedente, incarnazione di umanità e quindi di Cristo, e questa figura, nell'ora della sua morte, guarda in cielo e intona il melodico e sensuale bridge: "Non dormo, sono vivo per te, tu proverai a salvarti. L'alba porta via la notte, la notte porta il sole, il sole ti porta i peccati e i tuoi peccati non possono essere purificati". L'assolo di Pursino è sensuale, suonato con passione ancestrale, DeFeis strepita ed emette urla femminee che spaccano i timpani, dunque arriviamo alle ultime battute, dove gorgheggi, urletti, le note delle tastiere e quelle della chitarra si fondono insieme portando a termine un brano clamoroso, dalla struttura piuttosto semplice ma dotato di un'intensità sbalorditiva. Quando l'epic metal sa mettere in musica un racconto religioso, conservando pathos e profondità spirituale.

Last Supper

Last Supper (L'Ultima Cena) attacca con la preghiera di Cristo, appena prima di morire sulla croce: "Padre, perdonali perché non sanno ciò che stanno facendo", dunque emerge un riffing sinistro che, assieme al fragore della batteria, descrive una delle scene più importanti e famose della vita di Cristo. L'andamento doom è consono al resoconto, perché incute timore e fa venire i brividi sulla pelle: "Spezza il pane e bevi il vino, ricorda con chi stai cenando. Pietro tu mi negherai, Giuda tu mi tradirai. Questa è l'ultima cena" grida David in questa prima strofa, in realtà unita all'anomalo ritornello, proseguimento della stessa. Il vocalist si fa più duro, quasi amareggiato, nei panni di Cristo morente: "Apri i cancelli per ricevermi, sopra le nuvole c'è pace, tra tre giorni rinascerò per insegnare a tutti. Maria, tu sarai la prima a vedermi, voi altri resterete sbalorditi". Cambia il ritmo, l'andamento accelera, preparando il terreno per un lungo bridge dove emerge tutta la genialità della band, capace di inserire sequenze diverse dal contesto, trasformando la composizione e dotandola di un'altra melodia e di un altro apparato strumentale. Ayvazian colpisce duro, il basso in primo piano, poi DeFeis si lancia nella fase più concitata e più bella della canzone, tornando dietro le sue amate tastiere: "Le tenebre incombono. Uccideranno il pastore e divideranno le pecore, ma ricordate: Io regno e regnerò per sempre. Il buio invade la luce, stanotte piangerete, il vostro amore si rivelerà una bugia e promesse infrante, ma questo è il vostro ultimo errore, così è scritto sulla sabbia, e la legge divina tornerà a splendere come il sole". Terminato il corpo centrale del brano, incredibilmente bello e profetico, Edward Pursino intavola un grandissimo assolo, protraendolo anche quando il bridge viene ripetuto una seconda volta. Improvvisamente il tempo ritorna cauto e inquietante come all'inizio, la foga sembra stemperata, vengono riprese le parole della prima strofa e allora ci si avvia alla chiusura.

Warrior's Lament

Warrior's Lament (Il Lamento Del Guerriero), ovvero due minuti di pianoforte, quasi un esercizio per le dita, nel quale DeFeis mette in mostra la sua tecnica, eseguendo scale sempre più veloci, riportando in vita la tradizione romantica dell'800, con Chopin sempre nel cuore. Sembra di udire uno dei famosi Notturni per pianoforte del maestro polacco/francese, grande ispiratore di DeFeis e che all'epoca era definito "poeta del pianoforte" data la sua leggiadria sui tasti e la sua immensa sensibilità melodica. DeFeis segue le orme dei grandi del passato e ne è degno erede, ma l'attitudine romantica, qui, si trasforma in spirito epico, grazie all'innesto delle tastiere pompose che fanno da cornice e che diventano, via via, sempre più presenti. Un interludio eroico, ricco di struggimento e disperazione, ma anche di onore e goliardia.

Trail Of Tears

Trail Of Tears (Sentiero Di Lacrime) possiede un'anima oscura ma dotata di grandissima energia, risultando davvero imprevedibile nella sua costruzione. Le due strofe volano via sotto le grida del vocalist e slittando sopra i velenosi riff partoriti da Pursino. "Chiedete e non sarete perdonati, questa benedizione è una farsa, avete ucciso il bambino e le vostre scelte saranno punite. Il futuro è buio e il mio spirito sarà presente in ogni canto. Vi vedrò bruciare all'inferno", queste sembrano essere le parole di Dio, pronunciate dopo la morte del figlio, attraverso le quali maledice il genere umano. Il ritmo sincopato e quadrato è pronto a correre a briglie sciolte. Ayvazian si riscalda e comincia a pestare, ma senza mai eccedere in potenza, rimanendo nell'ombra, come per non distogliere l'attenzione dal racconto. Inizia così una parentesi melodica di grande effetto: "Con le prime luci tocco la tua pelle, sta iniziando il giorno e la luce sta vincendo sul buio, le tenebre stanno svanendo ed io con esse. Viviamo su questa montagna, vento e fuoco prodotti dall'ira di Dio" sono i canti del popolo che piangono il corpo di Cristo e sanno che si sta per scatenare il caos. La profezia si è compita, adesso non resta che attendere l'apocalisse dove tutti saranno puniti per i loro peccati. La parentesi strumentale è davvero emozionante, basso e chitarra duellano e svettano in quest'aria incandescente e colma di sensazioni nefaste. DeFeis emette dei falsetti, sospira e grida, per poi ripetere il favoloso bridge. Il ritmo viene fermato di nuovo, la sezione ritmica costruisce una coda monolitica che riprende le battute del primo verso, fino a svanire lentamente attraverso un delicato e sofferente arpeggio acustico, scandito dalle grida inesauribili del mastermind. Un ottimo brano, dotato di arrangiamenti sopraffini e di deliziose melodie, ma che viene un po' offuscato dall'immensa qualità degli altri.

The Raven Song

The Raven Song (Il Canto Del Corvo) attacca alla grande, Ayvazian scalcia con delle rullate e col doppio pedale, introducendoci a una speed-song dannatamente riuscita e che ci riporta ai tempi di "Noble Savage". Qui non si concede un attimo di respiro. "Librandosi sul deserto, al di là delle pianure, chiamo il tuo nome con un amore che va oltre l'amore. Siamo io e te nelle prigioni del tempo" e ancora "Dall'alba della creazione fino al mio dolore, adesso puoi sentirmi nel sonno mentre percorro la riva notturna"; in questo contesto Gesù parla a suo padre, dicendo che sta per tornare nel regno dei cieli. DeFeis è animalesco e divora parole, la sezione ritmica incandescente. Il refrain è gelido, d'impatto, conciso: "Liberate il corvo, fatelo volare verso di me" a indicare il corvo che sorvola il Golgota, ovvero il promontorio dove Cristo fu crocifisso. Nella tradizione religiosa il rapace è sinonimo di libertà ma anche di veglia sui mortali, e quando aleggia nei pressi di una qualche zona significa che sta vegliando un defunto per poi condurlo nel regno dei morti. Non abbiamo una pausa, tanto che DeFeis torna subito a narrare: "Nel palazzo degli spiriti, dove il tuo corpo si è prosciugato del sangue, nel cielo noi non possiamo morire. Il nostro amore è benedetto". È una dedica d'amore dal figlio al padre, non solo dal fascino religioso ma anche dotata di spirito gotico, come da tradizione ottocentesca, tanto che nel breve bridge prima della sezione strumentale il vocalist incoraggia a liberare il corvo, associandolo a un fantasma notturno che incute timore, come una figura divina e immortale, e qui si cita addirittura Lenore, un personaggio femminile creato dallo scrittore Edgar Allan Poe e inserito in una sua poesia; una poesia che parla di un funerale, perciò in tema con la narrazione della band, ma "The Raven" è anche uno dei racconti più famosi dello scrittore americano, che riprende la simbologia della tradizione cristiana e la riadatta per un racconto macabro. Subentrano le tastiere, rendendo il tutto molto più epico, David condensa tutta l'energia della sua voce nell'ultimo ritornello, chiudendo con grinta un brano brutale, senza accenni melodici, che punta dritto al sodo e pesta duro, tranne che nell'inatteso assolo di chitarra, a dire la verità quasi solare e liberatorio.

Forever Will I Roam

Forever Will I Roam (Vagabonderò Per Sempre) è una delle ballate più belle e famose della band, riproposta sempre in chiave acustica; ed è proprio la chitarra acustica a introdurre la sensuale e poetica voce di DeFeis. "Fa più freddo ora, fa freddo come la fossa di questa città. Le tenebre calano ed ecco la morte di un'altra anima. Vuote esistenze, i peccati del disperato, sogni frantumati, tradimenti di un momento" la strofa è densa di significato, intima e profonda, tanto che arriva a toccare le corde del cuore e a stimolare le percezioni sensoriali. La melodiosa voce dell'artista rievoca scenari mitologico e sacri, poi entra in gioco il magnetico e incantevole ritornello, tanto semplice quanto bello da togliere il fiato: "Vagabonderò per sempre, il tocco di un momento una cicatrice per tutta la vita. Incostante silenzio sul ciglio della strada, il cuore di un angelo e gli occhi di un assassino". La parentesi romantica creata dalla chitarra acustica si interrompe, la sezione ritmica si gonfia e si riattacca con un'altra strofa. Basso, batteria, chitarra e tastiere al servizio della strepitosa melodia, talmente soffice che va scendere persino qualche lacrima: "Un sacrificio, il massacro dell'amore che abbiamo costruito. Sangue e sabbia, vittima dell'innocenza, un crimine d'orgoglio, l'omicidio delle emozioni. Ho versato lacrime ereditate dal vento" qui DeFeis sembra ricordare la sua ragazza morta nell'incidente stradale, rendendo il pezzo ancor più commovente. I suoi acuti sono lamenti di disperazione che fanno coppia con le sferzate della sei-corde che ulula al vento il dolore accumulato dopo la perdita dell'amata. "Parlami, dimmi chi sei, visione di un dolore dipinto, chiamami e supplicami. Le tenebre scendono e sei uno straniero senza nome" sono le parole che fanno da ponte per la coda finale, a indicare che la sagoma della fanciulla ormai non è altro che un fantasma nella notte, dal volto astratto a dal nome dimenticato. Dunque restano solo voce e tastiere a cullarci in questo dolore, la chitarra e la batteria riemergono lentamente portando a termine questa opera d'arte.

I Wake Up Screaming

Pursino stride la chitarra ed emette un riff torrenziale, I Wake Up Screaming (Mi Sveglio Gridando) parte col grido battagliero di DeFeis. Heavy metal purissimo per una struttura tradizionale, sezione ritmica agguerrita e liriche che aprono a un mondo di terrore. "Come un quadro dipinto di odio, un lucchetto senza chiave, sono intrappolato in questa prigione. Come un mondo dentro la mia testa, una spina sul fianco, sto soffocando nella tua virtù. Che modo di morire!". La base ritmica si potenzia, accelera impercettibilmente e tutti gli strumenti si irrobustiscono, mentre le tastiere, sommesse, danno quel tocco esoterico in più che rende la composizione ancora più affascinante e malsana. Il ritornello è fulminante, ci travolge con vigore barbarico: "Il vento continua a gemere, luci provenienti dal cielo, le tue promesse sono infrante. Penso che tu voglia seppellirmi e allora mi sveglio gridando ogni notte". L'incubo ha preso forma, le ossessioni di un uomo nei confronti di qualche entità invisibile. David urla di dolore, emette falsetti spaccatimpani, proiettandoci nel delirio generale del brano, nel vortice di suono. L'uomo ha paura di morire e si sente prossimo alla fine: "Come guardiano di menzogne, una brillante luce travestita, sto affogando in queste bugie. Come la mente di una vergine di cristallo, quando ciecamente guidi il cieco, io sto aspettando il mio requiem, in attesa che tutto abbia termine". Non c'è speranza di salvezza, l'energia scaturita dalla batteria è impressionante, Ayvazian svolge un lavoro egregio e così Pursino, sia alla chitarra che al basso, in questo contesto pompato a dovere. Il ritmo decelera di botto, le chitarre si fanno più affilate e introducono bridge e sezione strumentale. "Cosa devo fare adesso?" si chiede il protagonista, perduto in questo labirinto di disperazione. Batteria, chitarra e voce esplodono all'unisono, con una serie di stop & go aleatori nei quali vengono riprese le parole iniziali, per poi ridiscendere attraverso lo strepitoso chorus che colpisce l'ascoltatore come un pugno sullo stomaco. Uno dei pezzi più possenti dell'album, un classico targato Virgin Steele, dalle liriche difficilmente inquadrabili, perché non trattano di religione né di mitologia, ma sembrano essere totalmente fuori contesto, anche se, volendo ragionarci sopra e con qualche forzatura, questa situazione di delirio potrebbe essere ricondotta al protagonista Endyamon, ossessionato dall'ira divina.

House Of Dust

House Of Dust (Casa Di Polvere) è l'altra ballata presente sul disco, costruita su un morbido e sognante arpeggio che affonda nell'anima sin dalle prime battute. Puro romanticismo per un capolavoro senza tempo, dall'indole straziante e dal retrogusto amaro. Pursino è maestoso e lo è ancora di più DeFeis, il quale intona questa ballata struggente con spirito poetico: "La fredda luce si insinua tra le polverose tende, illuminando le memorie di ciò che eravamo e di ciò che siamo diventati. Sentimento andato e perduto come una fotografia o frammenti di un sogno". Già qui veniamo catapultati in una dimensione oscura, dove tutto è perduto per sempre, i rintocchi della chitarra acustica suggellano questi istanti, trasmettendoci emozioni infinite. Giunge il leggiadro ritornello, si apre lentamente con passo soffice verso i nostri timpani, quasi a svelare ciò che si cela dentro quella casa, come la luce dell'alba illumina ogni angolo delle stanze. "Lascia che io ti trovi, dammi la possibilità, mi sento perduto in questa casa di polvere. Il paradiso non mi riceverà, nessuno mi crederà", in questo magnifico ed eclatante refrain l'uomo si ritrova solo, con i suoi pensieri e i suoi dolori, perché ha perso l'amata. "Chi si nasconde dietro le tende? Chi illumina le candele nelle ore più buie e spaventose? Ricordo quando eri sdraiata accanto a me e dormivi", la fase si fa concitata, la ballata prosegue crescendo d'intensità, David alza i toni e Pursino sfodera uno dei suoi migliori assoli. Un pezzo romantico, una ballata intimista e decadente in linea col sentimento di abbandono espresso nelle liriche, probabilmente un'altra dedica all'amata defunta. Quattro minuti di poesia, un vero capolavoro drammatico, dalla struttura abbastanza lineare capace di cullarci delicatamente nei reconditi pensieri del vocalist, percependo i sentimenti del suo animo e i battiti del suo cuore. È la ballad che va a introdurre la parte finale dell'album.

Blood Of The Saints

Con Blood Of The Saints (Il Sangue Dei Santi) riprendiamo vigore, Ayvazian pesta di brutto e Pursino inventa l'ennesimo riffing assassino che ci scuote l'anima. Si punta subito al sodo e DeFeis inizia a declamare i versi, intrisi di energia ma anche di amarezza per ciò che racconta. È l'apocalisse, ricreata dai vortici emessi dalla sei-corde e da un basso quadrato, e i versi si odono nell'aria: "Londra è mia, New York e Parigi cadranno, un anello per dominare nelle tenebre e per legarli tutti. Vieni con me ora, una falena tra le fiamme che bruciano gli occhi col sangue dei santi". La strofa si trasforma in ritornello senza che ce ne accorgiamo e già iniziamo a cantarlo, talmente è subdolo e velenoso che si staglia in mente sin dal primo istante. "Resta sulla riva a guardare le navi in fiamme, il mare sarà la loro urna funebre, divorerò potere e sarò re almeno per un giorno", si continua con questo racconto biblico, nel quale Dio scaglia sulla terra Lucifero e questi mette a soqquadro il mondo, generando terrore e oscurità. Siamo in era cristiana, quando i monoteisti combattono una dura battaglia contro i pagani. La sezione ritmica sembra fermarsi, rallentando improvvisamente, ma tempo pochi secondi che ci troviamo lanciati verso un pre-chorus da brividi dove David alza il tiro e raggiunge vette assolute con la sua potenza vocale: "Nella passione negata tu chiami gli Dei, nel ghiotto peccato il tuo viso è sublime, macchiato dal sangue dei santi", è forse il trionfo del male, suggellato dai ruggiti di una chitarra elettrica che sbraita e strepita a lungo prima di lasciare spazio alle tastiere e infine alla batteria che pervade l'ambiente con rullate terremotanti, sinonimo stesso di questa apocalisse. Ayvazian sugli scudi e liriche finissime per una traccia carica di magia e dallo spirito irrequieto, che descrive il giorno più buio dell'epoca moderna.

Life Among The Ruins

Life Among The Ruins (Vita Presso Le Rovine) si intitola come il precedente lavoro firmato Virgin Steele, anche se non c'entra nulla. È un pezzo a sé, dove l'hard rock e il blues non sono contemplati, ma il tutto si snoda su riff tipicamente heavy metal. La melodia fa capolino sin dall'attacco, trasmettendo un minimo di speranza in questo mare di oscurità. Continua l'onda del cataclisma, le leggi della terra sovvertite per incoscienza umana, i fuochi rimbombano in paradiso. "Nessuna religione qui" afferma convinto DeFeis, nelle vesti di Lucifero, e prosegue "Stuprando la vostra salvezza, l'ultimo suono che sentirete è lo schiocco del cappio attorno al collo, il colpo di frusta e l'impiccato che cade privo di vita in una nazione selvaggia dopo quella vergognosa crocifissione". Cristo è morto appeso a una trave e il mondo è condannato alle tenebre. Se dal punto di vista melodico e musicale il brano ha degli accenni solari e orecchiabili, le liriche parlano chiaro. "Dalle piaghe nasce il nuovo messia, la libertà è consumata e gettata come uno straccio" sono le parole che apprendiamo nel delizioso pre-chorus, dunque viriamo verso il bellissimo refrain, dotato di grande appeal: "Tu sei una rosa, tu sei una lama, sono in ginocchio nel regno di fuoco e la vita è cumulo di macerie". Le parole sono piene di amarezza e di disperazione: "Ho vissuto tra le rovine e camminato tra i morti, come un relitto avvolto da un drappo rosso. Comunione di sangue, è così amara la coppa dalla quale ho bevuto nel tradimento. Creazione e perdizione in un mondo di lacrime", Cristo è risorto e spiega l'accaduto, il suo tradimento e la sua condanna dopo l'ultima cena. Il ritmo è forsennato, una fiera famelica pronta all'assalto, la sezione ritmica spinge che è una bellezza, emergono le tastiere a fare da contorno, dunque il tempo si infrange come contro un muro, il ritmo rallenta, restano le dolci note del piano a cullarci. David, in modo quasi sospirato, riprende a cantare: "Col sole morente dell'autunno siamo bagnati nell'oro, camminiamo nella desolazione, mano nella mano per combattere il freddo, mentre la vegetazione diventa sterile. Con la falce stretta in pugno Egli cerca il raccolto rimasto. Una maledizione tra le labbra e muori", poi si riprende il refrain e finalmente ecco l'assolo di chitarra. Le tastiere dominano la scena per circa un minuto, rendendo il tutto molto più soffice, ma la foga ricomincia subito dopo, sfumando nel silenzio.

The Marriage Of Heaven And Hell

The Marriage Of Heaven And Hell (Il Matrimonio Dell'Inferno E Paradiso) è l'outro che comprende il tema principale del concept, lo stesso che abbiamo trovato nel brano d'apertura del disco, nella fase centrale di "I Will Come For You", ma qui più evoluto e dipanato su tre minuti. David esegue una grande prestazione dietro le tastiere, trasmettendoci emozioni a non finire, dolori e passioni. Pursino lo aiuta con la sua ascia, lavorando all'unisono con le tastiere. La dimensione è romantica e malinconica, dotata di un grande sentore epico che va a chiudere questo splendido album. Ayvazian entra in scena a metà durata, rafforzando il concetto e mettendo in mostra tutta l'attitudine neoclassica della band. La sinfonia sempre in primo piano, che trasuda amore incondizionato per i grandi maestri del pianoforte e dell'arte sinfonica. L'emozione non scema mai, resta sempre altissima, suggellando un lavoro perfetto. Questa strumentale chiude l'album facendo da raccordo con il proseguimento, l'altrettanto magnifico secondo capitolo.

Conclusioni

"The Marriage Of Heaven And Hell - Part One" è un pezzo di storia da ascoltare e riascoltare, da custodire gelosamente e venerare in eterno. Questo album rappresenta una delle vette artistiche dell'heavy metal mondiale, profondo e ammaliante si erge come binomio tra bene e male, luce e ombra, Inferno (il Demone) e Paradiso (la Fanciulla) che si amano e si tengono saldi in un lungo abbraccio nella valle dell'Eden, proprio come raffigurato nella meravigliosa copertina ripresa da un dipinto di Darren "Demon" Boerckel. Sebbene il filo conduttore del concept non sia strutturato come un romanzo, inteso come azioni consequenziali e dialoghi tra personaggi come invece saranno "Invictus" e tutti gli album futuri dei Virgin Steele, "The Marriage Of Heaven And Hell" si pone proprio come il poema dello scrittore Blake, ossia un concept frammentato, dalla natura biblica, che racconta diverse storie e profezie vissute da personaggi ripresi dalla tradizione cristiana, su cui spiccano i due principali inventati da DeFeis e che si riveleranno lungo il percorso: Endyamon ed Emalaith, entità che si cercano, si trovano, si perdono, si dichiarano amore eterno e lottano insieme contro gli Dei per tutta la durata dei due album gemelli; la parte I, affrontata in questa recensione, e la parte II, che affronteremo in seguito. "The Marriage Of Heaven And Hell - Part One" è un capolavoro incredibile, forse più intimo e crepuscolare rispetto alla seconda parte, sicuramente più fiera e battagliera, e da molti considerata addirittura un pelino superiore; un lavoro mastodontico, ispiratissimo, con testi sublimi e arrangiamenti da fuoriclasse. Purtroppo il bassista Rob DeMartino non presenzia alle sessioni di registrazione e allora l'ascia a quattro-corde viene affidata direttamente al chitarrista Edward Pursino, evidenziando, come al solito, i problemi di questa band nella scelta di inserire un bassista stabile in formazione. Tutto sommato, Pursino, oltre ad essere un virtuoso della chitarra, riesce a non far pesare questa mancanza e ci mette una pezza su tutti gli arrangiamenti. I Virgin Steele ritornano in scena trionfanti, in tutto il loro splendore epico, cosa non semplice, vista l'enorme quantità di tracce a disposizione, ben quattordici, di cui non vi è nemmeno una briciola di riempitivo, essendo tutte quante miracoli musicali belli e buoni che testimoniano la superiorità dei Virgin Steele in campo epico. E la cosa sconcertante è che, mentre tutti gli eroi degli anni 80 cadono sotto il peso degli anni e sotto i colpi di un'epoca difficile per i generi tradizionali, la formazione newyorkese spinge al massimo proseguendo con una serie di capolavori che entreranno nella storia del power metal, portandosi da soli, sulle spalle, l'eredità di questo sottogenere e rilanciando alla grande tutta l'epopea power/epic classica che riesploderà solo a partire dal 1997. Impossibile restare indifferenti a perle geniali del calibro di "I Will Come For You" (per chi scrive la canzone metal più bella mai composta), "Weeping Of The Spirits", "Blood Of The Saints" o "Blood And Gasoline", che ricorda la maledetta notte dell'incidente stradale in cui perse la vita la fidanzata di DeFeis, oppure le due ballate da lacrime quali "Forever Will I Roam" e "House Of Dust", vera summa poetica dell'animo del musicista. Insomma, dopo la bella parentesi hard & heavy di "Life Among The Ruins" che aveva riportato i nostri di nuovo in corsa dopo un periodo alquanto difficile e incerto, i Virgin Steele tornano all'amata mitologia, alle preziose digressioni epiche, farcite da un leggero sentore prog che si espanderà nel proseguo di carriera, e tornano a cantare di amore e di morte, ma non solo, anche di ribellione e di esaltazione dello spirito umano, tematiche che rendono l'epic metal firmato da questa band del tutto originale e unico al mondo. Il successo dell'album è talmente vasto, soprattutto in Europa, che i Virgin Steele si imbarcano in un tour europeo in compagnia di Uriah Heep e, per l'ennesima volta, Manowar, in un tripudio di acciaio epico senza precedenti. Ma il successo è talmente travolgente che comprende anche Asia e sud America, continenti che saranno toccati solo dopo il rilascio della seconda parte del concept. Purtroppo, proprio a casa loro, negli U.S.A., la band di DeFeis non riuscirà più a raccogliere consistenti successi, così come la quasi totalità delle rock band classiche, e tutte quante dovranno confrontarsi con una società che sta già abbandonando grunge e rock alternativo per gettarsi sull'indie o sul nu-metal, generi che domineranno le classifiche mondiali a partire dalla seconda metà degli anni 90.

1) I Will Come For You
2) Weeping Of The Spirits
3) Blood And Gasoline
4) Self Crucifixion
5) Last Supper
6) Warrior's Lament
7) Trail Of Tears
8) The Raven Song
9) Forever Will I Roam
10) I Wake Up Screaming
11) House Of Dust
12) Blood Of The Saints
13) Life Among The Ruins
14) The Marriage Of Heaven And Hell
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