VIRGIN STEELE

The House Of Atreus - Act I

1999 - T&T

A CURA DI
ANDREA CERASI
17/11/2017
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

C'è un limite all'evoluzione di un genere musicale? È davvero pensabile il raggiungimento della forma musicale definitiva? David DeFeis deve averlo pensato più volte lungo il corso della sua carriera. Massimo esponente della tradizione romantico-barbarica, il vocalist è uno di quei musicisti che anticipano sempre i tempi, esasperando il concetto stesso di epicità e ricongiungendo heavy metal, musica classica e tragedia antica, in una tripartizione che va a chiudere un cerchio tenuto d'occhio sin dalla fondazione dei Virgin Steele nel lontano 1981 e che è stato ricercato, anno dopo anno, con dedizione instancabile. Nel 1999 la band americana raggiunge la summa poetica di quasi due decadi di epic metal, concretizzando qualcosa che fino a poco prima sembrava impensabile. Se i due profetici "The Marriage Of Heaven And Hell" e il selvaggio "Invictus" formavano un'incredibile saga mitologica che si sposava bene con l'attitudine teatrale e metteva in evidenza le peculiarità classiciste dei Virgin Steele, da sempre amanti dell'opera e della poesia classica, "The House Of Atreus" nasce proprio dal teatro, riuscendo ad unire le due dimensioni artistiche più amate da DeFeis: musica e opera, legate tra loro come lo sono cielo e terra. Va da sé che per uno come me, da sempre appassionato di mitologia, di poemi epici provenienti dal tempo del mito e assiduo ascoltatore di musica classica, questo disco è emblema spirituale, tatuaggio indelebile sulla pelle, gemma incastonata nel cuore. Ancora più che per "Invictus", l'argomentazione orchestrale assume maggior peso all'interno dei brani, i dialoghi tra i personaggi si fanno più consistenti e nobili, le parti strumentali sono fondamentali per la narrazione. DeFeis è ormai proiettato nel mito greco e allora si getta in un progetto ambizioso che forse nessuno, almeno in ambito hard rock, è mai riuscito a realizzare. D'altronde non è cosa semplice trasporre in musica una delle tragedie più importanti e popolari della tradizione antica: "L'Orestea" del drammaturgo Eschilo, leggendaria trilogia scritta in metri giambici e rappresentata alle feste Dionisie nel 458 a.C.. I Virgin Steele mettono anima e corpo nel programma, riportando in vita la tradizione dell'antico teatro ateniese, e lo fanno con una nuova saga, suddivisa in due atti e in ben tre cd, destinata, ancora una volta, a rivoluzione la concezione stessa di power metal. La trama è lunga e articolata, incentrata sulla stirpe degli Atridi, in particolare Agamennone e il fratello minore Menelao, figli del re Atreo, di ritorno in patria nella loro Argo, dopo la faticosa conquista della città di Troia. Nel primo libro, intitolato "Agamennone", si racconta del sovrano Agamennone che, dopo dieci anni di guerra, fa ritorno a casa dalla moglie Clitennestra; la convivenza, però, viene messa a dura prova perché il re ospita l'amante Cassandra, principessa di Troia resa schiava. Clitennestra, che ormai ha perso fiducia nel marito, lo vede come un tiranno e non riesce a perdonarlo per la morte della loro figlia Ifigenia, perciò lo uccide nel sonno assieme alla donna troiana. Il secondo libro, "Le Coefore", racconta di come Oreste, dieci anni dopo l'omicidio del padre Agamennone, lo vendica massacrando sua madre Clitennestra e il compagno Egisto. Nel terzo capitolo, "Le Eumenidi", che altro non è che un inno alla vendetta, le Erinni, dee sovrane dei defunti, accusano Oreste di atti crudeli e lo convocano nel tribunale dell'Aeropago, davanti ad Apollo e Atena, dove, dopo innumerevoli accuse e varie sotto-trame, Oreste viene assolto per volere della stessa Atena. Un dramma di ampio respiro che inaugura un nuovo percorso per tutto l'heavy metal; la metal-opera è ormai una realtà e, come nel caso di "Invictus", DeFeis lavora minuziosamente sui particolari, dividendosi nell'interpretazione del cast presente nella trama, utilizzando la sua voce come uno strumento: falsetto per i personaggi femminili, multiple vocals per la folla e ruggiti e voce piena per gli attori maschili, ma non è tutto, poiché è in questa magistrale opera che l'artista può riversare tutte le idee che lo assillano da tempo e dare prova della sua preparazione classica attraverso elementi orchestrali e intermezzi pianistici ad alto tasso tecnico. L'epic metal si fa sempre più colto, intellettuale, complesso, magari non adatto a tutti e in forte contrasto con l'istinto basico e irruento di questo sottogenere, di norma concentrato su cavalcate metalliche, inni all'acciaio, alle birre, alle donne, farcito da narrazioni fantasy con protagonisti draghi infuocati ed eroi in pelliccia al limite della parodia. Ma i Virgin Steele semplici non lo sono mai stati, hanno sempre lavorato per forgiare uno stile altamente personale e unico nella sua essenza, elevando spiritualmente il concetto stesso di metal, e "The House Of Atreus" rappresenta il termine di questo lungo percorso artistico e di questa evoluzione sonora. "The House Of Atreus - Act I" (ovviamente lo stesso discorso vale anche per il secondo atto) è genialità messa in musica, è pura magnificenza, è uno dei picchi artistici lasciatici in eredità da una band fenomenale che forse non ha mai ricevuto le meritate lodi da parte del pubblico ma che è sempre stata in prima linea in quanto a idee e a realizzazione.

Kingdom Of The Fearless (The Destruction Of Troy)

Il sipario si scosta e all'orizzonte sorge Kingdom Of The Fearless - The Destruction Of Troy (Il Regno Degli Impavidi - La Distruzione Di Troia), dove le tastiere, che ricordano vagamente l'apertura di un altro pezzo dei Virgin Steele, "A Symphony Of Steele", ci introducono nella vicenda: Agamennone e Menelao fuggono da Troia per fare ritorno ad Argo. Il testo è un lungo monologo di Agamennone: "Nessun Paese, nessuna legge, nessuna religione, nient'altro. Re Priamo, la tua fortezza è ridotta in cenere. Orizzonti neri brillano sulla tua fossa". Il protagonista saluta la città che ha conquistato e brinda sulla tomba di Priamo, re di Troia. La sezione ritmica è ormai esplosa in un polverone che trasmette l'illusione di trovarci sulla spiaggia dove un tempo sorgeva la mitica città dalle mura impenetrabili. Il ritmo è forsennato, il sentore epico al massimo livello. È il trionfo dopo dieci anni di guerra. Il refrain giunge di soprassalto: "Il regno degli impavidi, il regno degli Dei. Illuminiamo il cielo bruciando questo mondo e fuggiamo". Questo è l'ordine impartito da Agamennone ai suoi soldati, cioè polverizzare Troia, raderla al suolo per testimoniare la grandezza del popolo greco. La melodia è accentuata, si insinua nella mente e non va più via, sorretta da leggiadri cori in sottofondo che aiutano DeFeis a erigersi sulla narrazione. Il power metal è feroce, velocissimo, Gilchriest pesta come un dannato, riproducendo il passo dei soldati in guerra, mentre distruggono tutto. Non si ha un attimo di respiro ed è ancora il re a parlare: "La violenza scaturisce dalle mie sanguinose parole. Angeli della morte dalle ali nere, il vostro regno di menzogne sta per morire, la giovinezza immortale sta morendo sotto un cumulo di macerie". Il re è eccitato dalla distruzione di Troia, la leggendaria città che mai nessuno, prima d'ora, aveva sottomesso. Il bridge è delizioso, le tastiere emergono prepotentemente sui violenti fraseggi di Pursino e allora DeFeis si fa delicato, come a provare pietà per il popolo troiano, massacrato e ridotto in schiavitù: "Attraverso i secoli malediciamo le tenebre, malediciamo la luce. Siamo figli della guerra, forgiati tra le fiamme della paura. Io non mi inginocchierò mai al fato, ma piangerò comunque. Tutti noi piangeremo". Pursino si scatena eseguendo un incredibile assolo, dietro di lui, Gilchriest riprende il ritmo macinando colpi alle pelli. Delle lame vengono sfregate, producendo suoni metallici, Pursino è maestoso con la sua ascia e il batterista non abbandona mai il doppio pedale. L'intensa fase strumentale non termina qui ma ci porta a una parentesi pianistica di grande effetto, che dona poesia a un brano ferocissimo. Infine, le tastiere si fanno definitivamente da parte e la foga ricomincia. "Ora sei carne per i vermi, tua figlia è mia. Sarà ridotta in schiavitù. Ormai io non sono più un uomo ma un Dio.  Morirete tutti per il sangue degli Dei, morirete tutti per mano mia". Agamennone maledice la stirpe troiana e rapisce la figlia di Priamo, Cassandra, rendendola schiava e amante e portandola con sé ad Argo.

Blaze Of Victory (The Watchman's Song)

Blaze Of Victory - The Watchman's Song (Vampata Di Vittoria - Il Canto Del Guardiano) è un interessante interludio, per metà recitato ma dal ritornello cantato. Qui la musica si fonde effettivamente col teatro. DeFeis recita le strofe e canta nel refrain, costruendo tutta la traccia sulle note del pianoforte e su orchestrazioni varie, mentre Pursino si limita a eseguire un semplice riff in prossimità del refrain. È il guardiano a raccontare la caduta di Troia alla regina Clitennestra, moglie di Agamennone: "Col dono di Prometeo, il fuoco, Troia è finalmente caduta, arsa in un vasto incendio. Ansia, stanchezza e sofferenza sono terminati. Siano benedetti gli Dei". DeFeis sospira mentre narra gli eventi, le note del piano sembrano una litania, un canto oscuro e inquietante, poi il vocalist si fa leggiadro e delicato e interpreta le inquietudini della regina nel bellissimo ritornello: "Non dormo, non sogno, solo paura e vendetta riempiono il mio cuore. Sì, paura e dolori hanno invaso questa casa, un tempo luminosa e grande e adesso fredda e deserta. Ma io manterrò la mia promessa". Clitennestra è nervosa per il ritorno in patria del suo uomo, non lo vede da dieci lunghi anni e in così tanto tempo, assieme al suo amante Egisto, ha progettato di ucciderlo a colpi di pugnale. Lo vuole morto perché Agamennone, prima di partire verso Troia, aveva sacrificato agli Dei la loro figlia Ifigenia, in modo tale da ingraziarsi i favori dell'Olimpo. Un sacrificio che la donna non ha mai perdonato. Il guardiano torna ad Argo prima della flotta greca e avvisa ancora la regina, la mette sull'attenti, la sveglia dal sonno nel cuore della notte, poi ecco ancora il bel ritornello, dal testo diverso dal precedente: "Oh, lascerò che sia un ritorno di gloria e di onori, accompagnato dalle onde di Poseidone, un viaggio lontano da tempeste. Attendo il mio re in tutta la sua gloria". Clitennestra non si scompone più di tanto, decide di dare il benvenuto al suo marito, per poi colpirlo a morte quando meno se lo aspetta. Ancora una volta recitato con voce sospirata, il guardiano inviato sul campo mette in guardia la regina, le dice che le mura della sua casa parlano, raccontano una storia brutale, una storia di omicidio e di rammarico. È tempo di darsi una mossa e di agire.

Through The Ring Of Fire

La chitarra svetta alta e la batteria ricomincia a pestare forte in Through The Ring Of Fire (Attraverso L'Anello Di Fuoco), adrenalinico brano epic che mette subito in chiaro le cose: il metal non viene nascosto dalla natura teatrale dell'opera, tutt'altro. All'alba, Clitennestra si ricongiungerà col marito Agamennone, DeFeis è pacato nell'interpretare le emozioni che sconvolgono la donna: "Guardiani del fato, di questa storia di odio. Guardo la morte negli occhi, sepolta in questo pezzo di carne". Le sue parole sono forti, sprezzanti nei confronti del marito. La donna sa già che Agamennone ha le ore contate, ma per il momento fa finta di nulla. L'uomo, dalla nave, replica nel pre-chorus, dove la melodia prende quota e il vocalist alza il tiro: "Il destino ha guidato la mia mano e mi ha fatto fuggire dall'inferno. Sento un buco nel cielo dove gli spiriti oscuri esprimono ira". Il re ha probabilmente capito che qualcosa non va, ha il presentimento che sua moglie sia cambiata, più distaccata e fredda. Il ritornello è melodicissimo e trascinante, nel quale si ripete per molte volte la stessa frase, recitata dalla bocca di ogni personaggio: Agamennone, Clitennestra, la loro figlia Elektra e i cittadini di Argo, tutti insieme nell'intonare: "Attraverso l'anello di fuoco, attraverso l'anello del dolore, noi rinasciamo di nuovo". Il ritmo si irrobustisce, subentrano basso e tastiere a dare man forte alla batteria e alla chitarra, assetate di vendetta; è ancora Clitennestra a parlare sopra i riff selvaggi costruiti da Pursino: "Ora vivi e ora muori. Sangue cremisi alla ricerca di un eroe sconfitto. L'odio guida la mia mano ed io sorrido. La morte si paga con la morte", dunque riparte il delizioso ritornello e poi ancora un bridge rallentato nel quale sono i cittadini di Argo a farsi largo e a intonare la cantilena di morte, accompagnando la regina nei pensieri impuri. DeFeis sfoggia un solo al pianoforte, spezzando il ritmo serrato e dando un po' di respiro alla narrazione, il vocalist emette degli acuti in falsetto che testimoniano le grida di disperazione dei cittadini per l'imminente morte del loro re. "Onora il tuo re e le nobili azioni che ha compiuto in guerra. Lacrime infinite e tuoni che si scagliano a terra", i cittadini e la figlia Elektra non sono d'accordo col piano organizzato da Clitennestra, ma la regina replica che questo è il suo destino. La sua lama è già affilata e pronta a incidere la carne. Il refrain ritorna prepotente con una serie di controtempi da infarto per proiettarci al gran finale, accompagnato da tamburi, effetti sonori metallici e coretti epici.

Prelude In A Minor (The Voyage Home)

Prelude In A Minor - The Voyage Home (Preludio In A Minore - Il Viaggio A Casa) è un intermezzo nostalgico, presagio di tenebre e di morte. Agamennone sta per fare ritorno a casa, nella sua amata Argo, suo fratello Menelao intanto è scomparso, con un'altra nave ha preso una direzione differente e si è allontanato, tanto che nella narrazione originale di Eschilo, il personaggio non farà più comparsa. La cantilena malinconica è portata avanti dalle onnipresenti tastiere che fungono, in un certo senso, da marcia funebre. Clitennestra sta attendendo il tramonto per poter ritrovare il marito e per portare a termine la missione. Un minuto che fugge via velocemente, facendoci entrare nel vivo della vicenda, quasi ad accompagnarci verso il crepuscolo del giorno, dove si terrà la vendetta escogitata per quasi dieci anni dalla donna.

Death Darkly Closed Their Eyes (The Messanger's Song)

La chitarra ruggente di Pursino introduce la brevissima e recitata Death Darkly Closed Their Eyes - The Messenger's Song (La Morte Chiuse Cupamente I Loro Occhi - Il Canto Del Messaggero), traccia di un minuto dall'anima bipartita, dove la prima terzina viene scandita con voce sospirata e aspra dal vocalist: "Niente rimane delle mura di Troia, gli Dei hanno scelto il loro campione. Trecento notti di massacri ed ora l'oblio". Sono le parole profuse dal messaggero inviato da Clitennestra, che le riferisce che ormai Troia è un cumulo di macerie e che il suo re sta per mettere piede in città. Il messaggero viene interrogato dalla donna e da tutti i cittadini ed egli racconta le nefandezze della guerra, ma per questa terzina DeFeis opta per il cantato, restando comunque molto delicato e venendo accompagnato da Gilchriest: "Abbracciate il valoroso guerriero, il ribollente dio del fuoco, conquistatore dei cancelli di Troia" dice al popolo, entusiasta del ritorno del re Agamennone. È un canto in onore dei morti troiani, ma è anche esaltazione delle gesta di Agamennone e dell'esercito greco.

In Triumph Or Tragedy

In Triumph Or Tragedy (In Trionfo O In Tragedia) è una strumentale, fiera e altezzosa, che accompagna il ritorno in patria di Agamennone. Anche questa composizione di brevissima durata, questa volta suonata da tutti gli strumenti, per un canto orgoglioso che ritroveremo anche alla fine, nella parte centrale della stupenda "Agony And Shame". Il piano culla il viaggio del re attraverso i mari, la batteria sottintende lo scoppio dei tuoni sull'acqua, la chitarra le onde del mare, il basso la sabbia della spiaggia che si estende non appena la nave greca tocca terra. Dopo un'esplosione iniziale, la musica si fa via via sempre più cupa e disperata, dai toni spenti, guidata solo dal piano. Dal trionfo alla disfatta, sembra suggerire, dalla fierezza alle cupe note di piano che annunciano l'imminente tragedia che sta per colpire Agamennone, ma non solo, tutta la casata degli Atridi.

Return Of The King

Return Of The King (Il Ritorno Del Re) è un brano agguerrito e cattivo al punto giusto, giostrato sul riffing glaciale sprigionato dalle corde di chitarra, le quali accompagnano la voce ruvida del vocalist nella narrazione. I cittadini di Argo si riuniscono sulle sponde della città e vedono la nave del loro re fare ritorno e attraccare. "Ecco il ritorno dell'eroe, del re conquistatore, se la fortuna gli ha permesso di sottomettere Troia, non sarà altrettanto fortunato a casa sua. Lì si annida il male", il popolo sa che aleggia una strana maledizione sulla casa degli Atridi e pensano al peggio, DeFeis è acido, così come lo sono i velenosi riff di Pursino. Elektra e il popolo di Argo si lanciano nel pre-chorus: "Attento al tuo nome, le stelle nere cadono sulla terra, le forze oscure si animano e presto sarà tutto finito". Elektra è triste per la sorte del padre ma non può opporsi alla volontà della madre. Riprendono a raccontare la vicenda i cittadini, questa volta Defeis è più cattivo, anche se in un paio di occasioni si lancia in acuti femminei per dare la sensazione che tra la popolazione ci siano uomini e donne ad attendere il loro re. Il mid-tempo procede solenne e subdolo: "Il conquistatore maneggia il potere che gli Dei gli hanno affidato, scambiando il sangue di sua figlia per una sposa lasciva. Un dono di morte, Artemide dalla sua parte". La gente mormora ancora del successo di Agamennone, ottenuto sacrificando la figlia Ifigenia, immolata agli Dei e al culto di Artemide, dea della caccia. Insomma, nonostante la vittoria, Agamennone non è visto di buon occhio dal popolo, forse considerato troppo megalomane e superbo. Arriva il sottile ritornello, nel quale è Clitennestra a parlare, sempre accompagnata dai suoi sudditi: "Signore del deserto, diamogli il bentornato a casa. Distruggiamo la sua vendemmia finché non sorge l'alba". La vendetta sta per compiersi, intanto la fase strumentale è davvero intensa, DeFeis boccheggia, forse a indicare la disperazione e il vociferare dei cittadini. Non vi è un assolo, ma una sezione strumentale protratta dalla batteria e dal basso. Dunque, ancora una volta il refrain, infine il cambio di tempo, scandito dall'utilizzo del pianoforte, che ci deletta con un grande e inquietante assolo che si inserisce tra un riff e l'altro per poi infrangersi e proseguire nel brano seguente.

Flames Of The Black Star (The Arrows Of Herakles)

Il piano si smorza improvvisamente e viene sostituito dalle chitarre. Flames Of The Black Star - The Arrows Of Herakles (Fiamme Di Stella Nera - Le Frecce Di Eracle) è possente, dai tratti doom, che si snoda velenosamente per le prime due strofe in un riffing vorticoso e letale e dai tamburi di Gilchriest, per intonare un ringraziamento agli Dei. È Agamennone che parla e li ringrazia della vittoria e del trionfale ritorno a casa: "Ritorno nella terra che mi ha partorito e ringrazio gli Dei con canti e voti sacri. Ho rimesso a posto le leggi che padre Zeus mi ha impartito e la vittoria è stata mia. Per le fiamme della stella nera, per le forti braccia di Eracle", accanto ha l'amante Cassandra e insieme stanno per entrare in casa. Clitennestra intona lo stupendo e scintillante ritornello, cattivo presagio per l'uomo: "Fiamme di stella nera bruciano nell'Ade e brillano stanotte al confine del mondo", questa frase, dalla melodia accentuata e dannatamente epica, viene ripetuta più volte, strepitando e ruggendo a più non posso, indicando l'ira funesta della donna. Il ritmo cambia nuovamente, questa volta è più accelerato, e allora entra in scena la dea Atena che rimprovera la regina: "Il martello di Zeus divide il cielo e rompe il buio in due. C'è una persona tra di voi che può vedere il futuro e capire la verità. Sul letto del fiume nero scorreranno cadaveri e allora il tempo non avrà più significato di fronte ai massacri". La Dea predice a Clitennestra che uno di loro, Cassandra, ha avuto una visione, ha visto l'imminente massacro. La regina di Argo, però, è intenta a portare avanti la sua missione, nonostante tutto, perciò si comporta normalmente non appena vede scendere dal carro suo marito, rivelando che ha sofferto la solitudine in questi dieci anni. Ma, come dichiarato da Atena, il tempo non ha alcun significato davanti alla violenza, così dieci anni non sono serviti per spegnere l'ira della donna per la morte della figlia Ifigenia. Cambio di tempo e ci inoltriamo nel lungo e magnificente bridge, più delicato del solito, intonato con delicatezza da DeFeis e sorretto interamente dalle tastiere. Clitenestra risponde ad Atena: "L'ira è ancora con me, dono dell'antica pazzia, un oceano di dolore sta per abbattersi sulla casa. Nulla può essere perdonato agli occhi degli Dei. Stanotte la stella nera che mi divora il petto brucerà tra le fiamme dell'Ade". È il momento di Pursino, il chitarrista può scatenarsi con un prezioso assolo, per poi lanciare la parte finale di questo pezzo incredibile. In questa ultima fase, quella più concitata e veloce, dove ogni musicista può sfogarsi, c'è uno scambio dialettico molto serrato da Clitennestra e Atena. "Vivi per la violenza, non ci sarà alcun domani, la fine è iniziata. I crimini di domani sono nati qui nel dolore" afferma la Dea, senza pretesa di essere ascoltata, mentre l'altra risponde che la sua libertà sta bruciando e il suo destino si sta per compiere. Dunque Atena conclude con: "Il confine del mondo sta aspettando la profezia, semina i semi della violenza", intendendo che ormai non può più cambiare il fato e che il crimine deve compiersi. Il pezzo si interrompe bruscamente, la foga si stempera da un momento all'altro.

Narcissus

Attaccano le note della strumentale Narcissus (Narciso), brevissima traccia funerea che altro non è che un assolo al pianoforte, intriso di tristezza e di nostalgia per il dolore accumulato in questi dieci anni. Il brano è una lode a Narciso, personaggio mitologico figlio di una ninfa e di un dio, incarnazione della caccia e dotato di una bellezza magnetica. Dal carattere scontroso e gelido, Narciso è incapace di amare, perciò rifiuta i corteggiamenti di tutte le donne del mondo, le tratte male e, il più delle volte, appare crudele. Condannato da Zeus a innamorarsi della sua stessa immagine, muore annegato dopo essersi specchiato lungo il corso di un fiume. Le similitudini con Clitennestra sono evidenti, la donna ormai è incapace di amare il suo uomo, lo odio a tal punto che diventa crudele. Ma Narciso è anche il nome di un fiore dal profumo intenso e dai colori lucenti che, secondo la mitologia greca, rappresenta il prolungamento di una sensazione, poiché il fiore, una volta reciso, continua a profumare per giorni. Stessa cosa il sentimento di ira che riempie il cuore della regina, nonostante siano trascorsi molti anni dalla morte di Ifigenia. Le tastiere sono solenni, David accarezza i tasti eseguendo questa sorta di marcia funebre, per poi scatenarsi nella parte centrale, dove si avverte questo senso di smarrimento e di perdizione.

And Hecate Smiled

And Hecate Smiled (Ed Ecate Sorrise) è una cantilena di morte dalla melodia che tocca il cuore. Di bellezza sublime, questa traccia è suddivisa in due momenti, il primo scandito dalla dolce voce di DeFeis, prima angelico e poi demoniaco, la seconda dominata da un solo di pianoforte. Il tutto per una durata concentratissima, soltanto tre minuti. Si sente la pioggia e allora incomincia la prima strofa, quella delicata, costituita da voce e piano: "Sposa senza legge, le cui bugie hanno mandato a morire migliaia di uomini, le profezie nefaste stanno per avverarsi. Sangue e paura sono ancora con noi sulla terra, cerchiamo le cicatrici che abbiamo nascosto per anni". I cittadini di Argo provano un sentore di morte e condannano la regina Clitennestra. Intonano questo canto in onore della dea Ecate, colei che può viaggiare, torcia in mano, tra i tre mondi: quello degli Dei, la terra e l'inferno, accompagnando i defunti nel regno dei morti. Sarà lei ad accompagnare Agamennone e tutta la sua casata nell'oltretomba. Gilchriest prende le redini e si scatena dietro le pelli, il brano ha una progressione spaventosa, repentina, da una fase lenta veniamo investiti da una velocità assurda, così parte la seconda strofa, dove DeFeis diventa un demone: "Vediamo il fuoco spandersi, le mura bruciare. Vediamo il re di ritorno a casa. Moriranno tutti per volere delgi Dei e della gloria, intrappolati nella nebbia e accerchiati dal fuoco. Questo è il giorno stabilito!". Ormai tutti hanno capito che la morte sta per colpire la città di Argo e tutta la dinastia degli Atridi. La seconda metà del pezzo è emblematica, il pianoforte domina la scena e ci accompagna in questa nottata buia e decisiva.

A Song Of Prophecy

A Song Of Prophecy (Un Canto Profetico) è ancora un assolo di pianoforte, questa volta molto veloce, dove si mette in mostra la grande tecnica del cantore Defeis, che qui si riallaccia alla gloriosa tradizione ottocentesca onorando i suoi miti classici. Note delicate alternate ad altre tempestose, le dita scorrono leggiadramente sui tasti, evocando un paesaggio spettrale, dominato da spiriti e da visioni allucinanti, amori sofferti, sogni spezzati, uomini deceduti e divinità in collera. Tutto questo preambolo serve non solo a indicare la tristezza che si abbatte su Argo e su tutti i cittadini, che tra poco vedranno la testa del loro re Agamennone rotolare, ma anche a introdurre uno dei pezzi forti dell'album, una delle ballate più coinvolgenti firmate dai Virgin Steele. La coda sfuma, facendo da intro, alla seguente gemma.

Child Of Desolation

Child Of Desolation (Figli Della Desolazione) è una ballata incredibile, dalla natura sopita, intima e oscura, che trasuda malinconia e disperazione. Un gioiello al pianoforte partorito come al solito dal genio DeFeis. È la visione di Cassandra, come aveva predetto Atena a Clitennestra. La principessa troiana, al seguito di Agamennone, scende dal carro e si palesa davanti la casata: "Figli abbandonati, vittime del demone interiore, schiavi della violenza. Non c'è luce su questa dolorosa strada, aspetto in silenzio, aspetto la morte come ultimo giorno di sole". La principessa troiana ricorda la sua gente, sterminata o resa schiava, tutti i figli sacrificati dalla guerra, vittime di violenza e disperazione. Sa che tra poco morirà e forse lo spera, visto che ormai è resa schiava e non ha più diritti. Solo con la morte si ricongiungerà ai suoi cari. DeFeis è estremamente delicato, la musica drammatica e da brividi sulla pelle. Una delle ballate più belle mai partorite. Si procede sulla stessa scia, ed è sempre la donna a esprimere i suoi pensieri a seguito della visione guidata da Apollo: "Ali spezzate, sangue sparso nell'aria. Un letto matrimoniale sfatto. Gli Dei gridano, la carne viene recisa, il giudizio compiuto". La visione è chiara, Cassandra a letto con Agamennone, uccisi entrambi nel sonno dalla scure di Clitennestra. Esplode il ritornello, toccante, vertiginoso, dalle linee melodiche sinuose e fatali: "Dei dei defunti, ridatemi la mia vita, vi sto implorando, non lasciatemi morire così, senza alcuna vendetta, fate che la notte cali al più presto". DeFeis intona questo canto di morte e di vendetta con voce delicata, in falsetto, interpretando alla perfezione il personaggio femminile. Cassandra invoca vendetta, sa che sta per morire ma maledice la casa degli Atridi, la maledice di fronte al dio Apollo. Pursino svetta con un solo da brividi, ma mentre molesta la sua chitarra, il vocalist non lascia il microfono e sussurra l'ipnotico bridge: "Questa è la profezia, il sangue degli Dei è stato versato senza pietà", per poi proseguire con l'ultimo chorus. DeFeis emette urletti femminee, a testimoniare la disperazione della principessa, per poi chiudere con una frase emblematica: "Seppelliscimi nel profondo mare, spargi le mie ceneri al vento. Ricorda le cose che conquistato in vita, brinda col vino sulla mia pira funebre", ripescata direttamente dal testo di "Crown Of Glory", strepitosa cavalcata epica presente nell'album "The Marriage Of Heaven And Hell - Part Two", a evidenziare che i lavori dei Virgin Steele sono tutti collegati tra loro. Questa frase potrebbe essere pronunciata anche da re Agamennone.

G Minor Invention (Descent Into Death's Twilight Kingdom)

G Minor Invention - Descent Into Death's Twilight Kingdom (Invenzione In G Minore - Discesa Nel Regno Del Crepuscolo Della Morte) è l'introduzione pianistica alle ultime fasi del giorno. La luce sta facendo spazio alle tenebre, il sole si eclissa dietro i monti, lasciando il dominio del mondo alla luna. Le tastiere sono frenetiche, creano un sali e scendi vertiginoso, come montagne russe, producendo forse i battiti dei cuori dei nostri protagonisti. Sarà la notte decisiva, Clitennestra appare tranquilla, saluta suo marito e la sua amante e va a coricarsi. Cassandra sa già tutto, in seguito all'estasi che l'ha colpita qualche minuto prima, ma non dice nulla. Il destino deve compiersi.

Day Of Wrath

Day Of Wrath (Giorno Di Ira) prosegue la parentesi strumentale. La fase è concitata, pianoforte e tamburi per rappresentare in scena l'omicidio, il massacro della regina nei confronti del marito e della sua amante. I tamburi suonati da Gilchriest incarnano i lamenti delle vittime, le loro grida che attirano la curiosità di tutti i cittadini di Argo, mentre il pianoforte sottintende la ferocia della lama della scure di Clitennestra, assetata di sangue e in preda alla vendetta. La lama fende l'aria e si conficca nelle carni dei due amanti, richiamando all'attenzione anche il nuovo compagno della regina, Egisto, colui che ha progettato il piano di morte. Un minuto e mezzo di musica orchestrale, un minuto e mezzo per rappresentare la scena. Heavy metal fuso perfettamente col teatro. Il sipario cala un momento, lasciando sgomenti il pubblico in platea, ma presto si riapre con un cambio di location.

Great Sword Of Flame

Si riprende a pestare duramente con Great Sword Of Flame (La Grande Spada Di Fuoco), epico brano dall'incedere maestoso e sinistro. Gli acuti iniziali di DeFeis indicano un brano violento, e infatti il cantante non perde troppo tempo e comincia a ruggire con cattiveria, nelle veci di Clitennestra, cosparsa di sangue dopo il massacro nella stanza da letto. "Il ferro rintocca nella notte, le grida aleggiano nell'aria. Sangue affine, carne per la festa, giustizia caduta sulla figlia e giustizia caduta sul re. Odora il sangue sulle mie mani". La regina esce di casa col corpo insanguinato ed è in preda all'euforia, ricorda sua figlia Ifigenia, sacrificata dal padre in cambio della vittoria in guerra. Accorre l'amante Egisto, che intona a gran voce il delizioso ritornello: "La grande spade di fuoco che squarta la notte". Le multiple vocals intendono che a cantare sono Egisto e Clitennestra, all'unisono, perciò David si sdoppia grazie ai cori, irrobustendo un refrain torrenziale. La donna riprende a narrare di come li ha uccisi, sovrastando riff pericolosi e doppia cassa sparata, le sue parole sono tremende: "Ho aperto loro le vene, ho squartato i loro cuori, ho strappato loro gli occhi. Ho avuto la mia vendetta, scelta dagli Dei, forgiata dal peccato, forgiata da me, veggente e meretrice. Perché adesso dovrei piangere?". La donna è chiaramente confusa, la sua ira si è abbattuta sulla sua famiglia ma ha la mente annebbiata, ancora accecata dal dolore. Le tastiere rientrano in gioco, accompagnando la batteria, poi basso e chitarra intavolano una grandiosa parentesi strumentale nella quale il ritmo accelera macinando note su note. DeFeis torna al piano per eseguire la coda finale, di grande effetto: "Adesso vi abbraccerete nell'Ade. Una nube nera sinonimo di schiavitù e di morte", grida tra la foschia, con voce apparentemente modificata, forse a testimoniare lo stato confusionale nel quale si trova Clitennestra. Ovviamente le parole piene di acredine sono rivolte alle due vittime, stese sul letto come carne da macello. Il tutto si chiude con la ripetizione del fragoroso ritornello. Egisto e Clitennestra esultano per la vendetta. Si sono vendicati, finalmente. La coda finale è dominata dai colpi di Gilchriest e dagli acuti femminei di DeFeis, che concludono questa cavalcata metallica dalla natura violenta e dallo spirito epico.

The Gift Of Tantalos

The Gift Of Tantalos (Il Dono Di Tantalo) prosegue con gli acuti del vocalist, che recita una parte altamente teatrale, incarnando la figura di Egisto che alza lo sguardo al cielo e invoca suo padre Tieste, oltraggiato dallo stesso Agamennone diverse volte in vita. "Padre, ho vendicato te e i miei fratelli, lo vedi, il sangue del re scorre sul pavimento. Sangue, divina retribuzione per la mia tribù. Le sabbie nere del tempo hanno reso giustizia e adesso diventerò re". Egisto ricorda il suo popolo e la sua famiglia, conquistata dall'esercito guidato da Agamennone. Suo padre Tieste era il fratello gemello di Atreo, padre di Agamennone e Menelao; insomma, una guerra fratricida e inganni familiari nella tradizione dell'epica classica. DeFeis è solenne, la sua voce si staglia oltre le note del piano, mentre Pursino esegue un graffiante e sinistro riff per tutto il tempo e che mette una certa ansia. Egisto intende sposare Clitennestra e diventare re di Argo, vendicando così tutta la sua casata. Poco più di un minuto, in gran parte recitativo e con pochi accenni melodici, che fanno da introduzione al seguente interludio. Tantalo figlio di Zeus e di Pluto, che dopo una serie di azioni spregiudicate che infrangevano le leggi divine, fu punito dal padre e costretto all'umiliazione. Come questo dio, anche Egisto sa che sarà punito per la sua azione nefasta, e infatti viene maledetto dal popolo, che ha paura e teme che adesso si instauri la tirannia su tutta la regione.

Iphigenia In Hades

Iphigenia In Hades (Ifigenia In Ade) è ancora un interludio brevissimo che somiglia molto a una ballata. Clitennestra ricorda sua figlia Ifigenia e piange per il dolore. "Una figlia piange dalle profondità dell'Ade, mostrando il seno a suo padre per fargli vedere un cuore privo di vita, perché costretto a un sacrificio. Adesso tua figlia ti saluta col sangue alle labbra", avvertendo Agamennone che, ora che si è compiuta la vendetta, ritroverà la stessa figlia che ha immolato per favorirsi la vittoria a Troia. Il momento è delicato, scandito da un testo intenso, intriso di malessere, conciso. DeFeis è altamente delicato, morbido dietro al microfono e morbido dietro le tastiere. Il cantante utilizza il falsetto per interpretare la donna in lacrime e, in meno di due minuti, la ballata giunge al termine. La bellissima Ifigenia, era stata sacrificata dal padre per poter riuscire a salpare da Argo verso le coste troiane, dato che da settimane su tutta la Grecia imperversava una tempesta che impediva alla flotta di imbarcarsi. L'indovino Calcante, fidato personaggio di Agamennone, consiglia al re di sacrificare la fanciulla nella regione dell'Aulide, in modo tale da placare l'ira degli Dei. Agamennone costringe la figlia a seguirlo in quella regione, lontano da casa, con la scusa che l'avrebbe mandata in sposa al prode Achille. In realtà, ancora prima di giungere sul posto, Ifigenia capisce tutto, prima si dispera, invoca pietà, poi accetta il suo destino per il bene della Grecia. Proprio mentre il boia sta per colpirla a morte sull'altare, la dea Artemide giunge in suo soccorso e la scambia con un cervo, portando via con sé il corpo della ragazza. Così si chiude il primo capitolo de "L'Orestea" di Eschilo.

The Fire God

Il secondo volume della saga di Eschilo, "Le Coefore", è introdotto con The Fire God (Il Dio Fuoco), pezzo minaccioso che attacca con le chitarre impennate e gli acuti spaccatimpani, il tutto per creare una marcia bellica letale. Un po' di cattiveria ci vuole dopo la parentesi intima, e allora la parte orchestrale/teatrale si fa da parte e si ricomincia con l'epic metal diretto. Questa volta è Elektra a prendere parola e a rimproverare la madre: "Maledetti dai sacerdoti, siamo condannati a morire dalla strega-veggente. Dio della fornace, ti prego di liberarmi dal dolore. Il serpente del dolore. Dio del fuoco, brucia tutti i peccatori sul mio cammino". La donna sa che la sua casata è ormai destinata all'estinzione, maledetta dal popolo e dagli Dei dell'Olimpo. La principessa è circondata dalle coefore, ancelle che hanno il compito di venerare i defunti con libagioni e piante, e così queste si recano alla casa degli Atridi, seguendo Elektra, alla volta della tomba di famiglia. Il serpente è simbolo di peccato, come nella tradizione religiosa, sognato da Clitennestra subito dopo l'uccisione del marito. Per questo la regina chiama a corte la figlia e le coefore, per benedire la morte di Agamennone e liberarsi degli Dei della morte che la attanagliano ormai da giorni. La musica prosegue imperterrita, le chitarre ruggiscono, così come il vocalist, la sezione ritmica è veloce e potente e non sembra prendere respiro. Elektra torna a casa e osserva lo scempio compiuto dalla madre, per questo la maledice: "L'inferno divorerà il tuo potere. Gli Dei della distruzione erutteranno la loro ira. Bruciate tutti, maledetti", grida con voce adirata nei confronti della sua famiglia. Il timbro utilizzato da David è emblematico, strepita ed emette ruggiti a indicare rabbia e delusione. I cori bellici aumentano di intensità, proiettandoci nella vicenda come fossero colonna sonora di un film immaginario. Pursino emette latrati con la sua ascia, un assolo virile dal retrogusto arabesco, dunque si riprende con l'impetuoso refrain. "Uccidili tutti, sradicali con la spada e col fuoco. Fiamme di vendetta. Sarete tutti impalati in onore della fiamma sacra". Elektra è sconvolta dalla vicenda, lo sono anche le coefore, perciò decide di far chiamare a corte il fratello Oreste, lontano da casa da anni, per riportare l'odine ad Argo. Quattro minuti serrati di brutale heavy metal. Un'introduzione al secondo canto del poema greco davvero impetuosa, ed è interessante sapere che questa composizione risale al 1986, scritta da DeFeis e Pursino per l'album dalla thrash metal band canadese Piledriver, di cui i due musicisti furono produttori e compositori di tutti i brani presenti dell'album "Stay Ugly". DeFeis perciò decide di riprenderla e di riadattarla, modificandone il testo e ri-arrangiandola, al fine di poterla inserire in questo contesto.

Garden Of Lamentation

Garden Of Lamentation (Il Giardino Del Lamento) è una ballata di un minuto e mezzo, costruita su un arpeggio malinconico e minimale, dove DeFeis è profetico e incarna ancora una volta Elektra, in lacrime davanti la tomba di suo padre: "Cieli di guerra, cieli di pace. Ricordo quando eri un ragazzino e cadevi tra le mie braccia mentre ci giuravamo amore eterno". Davanti alla principessa appare il fratello Oreste, considerato da tutto il popolo un eroe saggio e giusto. I due fratelli si abbracciano e la donna scoppia in lacrime, gli rivela la sua delusione e la maledizione che incombe sulla loro casa. Oreste sa tutto, era già stato avvertito da Apollo, protettore degli Atredi, e decide di vendicare il padre uccidendo la loro madre Clitennestra. I cori aiutano DeFeis nel canto, e rappresentano il rituale delle coefore, le ancelle che ruotano attorno ai due fratelli, in lacrime sulla tomba di Agamennone.

Agony And Shame

Agony And Shame (Agonia E Vergogna) è uno dei pezzi più belli mai scritti e composti dalla band, un vero capolavoro epico. L'attacco è trionfale, tastiere in primo piano che si prendono la prima parte, ma ecco che vengono spazzate via da una batteria muscolosa e da granitici riff di chitarra, che intavolano un nobile e orgoglioso mid-tempo. "Sono il re del fuoco, sono l'ira suprema, sono il dolore. Ho il mondo ai miei piedi. Sono l'incubo di questa regione", queste sono le dure parole proferite da Egisto, ormai quasi re di Argo, che spera di sposare presto Clitennestra e prendersi il potere. Ma i cittadini sono in rivolta, lo vedono come un tiranno che li farà sprofondare in un mondo di tenebre. Egisto non ha la fierezza o l'intelligenza di Agamennone, lui non può governare la regione, infatti, nel sottile chorus, si ribellano e gli urlano contro: "Arpie senza morale, mani sporche di disgrazie, siete la testimonianza di una vita di agonia e vergogna", cori e tastiere si affrontano in questi refrain breve ma intenso, ma che non si profila come il punto più alto del brano, dato che la composizione è mutevole e cambia pelle minuto dopo minuto. Riprende a parlare Egisto: "Io sono potere e dominio, nulla mi sarà negato, adesso il vostro re è circondato da avvoltoi", poi la folla, accalcata davanti casa, urla in rovolta: "Tiranno che porta dolore, sei un codardo, non conosci il significato del coraggio", e mentre le due fazioni litigano e si minacciano, ecco che il genio della band fuoriesce prepotentemente, cambiando la struttura del pezzo, aggiungendo una nuova melodia e sostituendola con il precedente refrain. Adesso le tastiere prendono il sopravvento, DeFeis interpreta Clitennestra, che sovrasta l'amante Egisto e si scontra col popolo: "Dei della guerra, Dei dell'antica forza, datemi il potere di dominare il sangue selvaggio", cercando di riportare l'ordine e di stemperare gli animi, ma a quanto pare non ci riesce, perché i cittadini sono furiosi: "Padre Zeus, signore delle stelle, mostraci un segno, dicci come riportare ordine, equilibrio e ricchezza", dicono in coro, DeFeis è mefistofelico, adirato, i cori angelici in sottofondo aumentano d'intensità puntando all'acme del brano, travolgendoci con un foga inaspettata, creando un'atmosfera epica e mistica da brividi. La band si scatena, la sezione ritmica pesta ferocemente, i musicisti duellano tra loro, poi ecco che giungiamo alla coda finale, melodicissima nella quale Clitennestra sa che lei e l'amante saranno comunque destinati a morire: "Saremo in paradiso, giaceremo all'inferno. Che importa. La tristezza lascerà i nostri occhi, saremo soli o tutti uniti. Ho voglia id te, ti desidero, abbiamo già vinto". La regina si stringe al suo amante, lo ama davvero, la morte di Agamennone l'ha resa felice lo stesso, per lei è stata una vittoria, perciò adesso può anche abbandonarsi all'oblio, l'importante è giacere con Egisto. "Agony And Shame" è un vero capolavoro, costruito su un arrangiamento che già abbiamo sentito, perché era lo stesso della fase centrale del brano "Sword Of The Gods", presente nel disco "Invictus", a ribadire che i Virgin Steele riprendo e rimodellano costantemente, facendo intuire una sottile linea concettuale che lega ogni loro album.

Gate Of Kings

Gate Of Kings (Il Cancello Dei Re) è l'epilogo drammatico, quando Oreste torna a casa e incontra la madre e il suo amante. Le tastiere ci cullano in questa cantilena epica meravigliosa, dapprima DeFeis e le sue amate tastiere intonano un canto di tristezza, attraverso le parole di Elektra: "C'è un arcobaleno coperto di sangue, non c'è luce nella nostra casa. Venti gelidi si alzano dal mare, portando morte e null'altro. Ma c'è magia nella tua anima", la principessa benedice il fratello Oreste, accecato dall'ira e che sta seguendo gli ordini degli Dei. Il ritornello è magico, fenomenale, ormai divenuto famosissimo: "Muri di ferro e catene intorno a noi, siamo orgogliosi e liberi. Nulla uccide i legami che ci legano. Ti rincontreremo al cancello dei re". Elektra e i cittadini di Argo cantano per Oreste e invocano una preghiera per Agamennone, l'unico re accettato. Adesso è la volta di Oreste, Gilchriest si palesa aiutando Defeis in questa fiera ballata: "C'è silenzio sulla terra, cuore e ossa congelate, ti vedo mentre perisci per mano loro, ma c'è ancora magia nella nostra dinastia". Oreste pensa a suo padre, nel momento della sua morte, quando viene massacrato a colpi di pugnale dalla moglie. Sa che la sua stirpe è ancora magica, è ben voluta dal popolo e protetta dagli Dei. Pursino è intenso, il suo assolo delicato, come per non destarci dal torpore immaginifico che avvolge la ballad. Il ritornello viene ripetuto e ci entra in testa come fosse un sogno. Un vero capolavoro di melodia. Tre minuti che sfumano proprio mentre l'eroe Oreste si reca dalla madre. Il giovane uccide subito Egisto con una coltellata all'addome, poi rivolge la lama verso Clitennestra, ridotta in lacrime e che chiede perdono. Oreste però devo obbedire al suo fato, così la giustizia accanto al cadavere dell'amante.

Via Sacra

Via Sacra (Via Sacra) è l'atto conclusivo, una semplice outro basata ancora una volta sulle tastiere, che vanno a chiudere un'opera magnifica, altamente orchestrale, dove DeFeis dimostra tutto il suo genio e la sua tecnica pianistica. L'atmosfera è nostalgica, come a ribadire che la storia non finisce qui ma prosegue sul secondo atto. Ma l'aria è cupa e deprimente anche perché Oreste non è orgoglioso di ciò che ha appena fatto: ha sterminato sua madre, la donna che lo ha messo al mondo, è stato persino tentato di risparmiarla, ma una voce dentro di sé lo ha richiamato all'attenzione. Esce di casa e trova Elektra in lacrime, la abbraccia. Entrambi si sentono liberi. In un minuto riviviamo tutta la vicenda e soffriamo assieme ai personaggi che abbiamo conosciuto, preparandoci per la seconda parte, ancora più lunga, ancora più orchestrale, ancora più epica.

Conclusioni

Mentre molte band scelgono di involversi e di semplificare la propria proposta, i Virgin Steele vanno nel senso opposto, dimostrando coraggio e profondità, evolvendo la propria musica disco dopo disco. D'altronde non siamo più nel 1982 e la gente richiede opere più complesse e intelligenti. "The House Of Atreus - Act I", dapprima concepito come rappresentazione teatrale e poi trasposto in concept-album, viene pubblicato nell'autunno 1999, appena dopo la fine del primo ciclo di rappresentazioni sostenuto della compagnia tedesca Landestheater Schwaben in giro per la Germania e partito dalla città di Memmingen l'estate precedente. Il titolo scelto per la pièce teatrale è "Klytaimnestra" ed è la prima opera nella storia ad essere incentrata sull'heavy metal, dando il via alla moda delle cosiddette metal-opere. La stessa compagnia, poco dopo, trasporterà sul palco, col titolo di "The Rebels", la trilogia dedicata alla coppia Emalaith ed Endyamon, protagonisti dei due "The Marriage Of Heaven And Hell" e di "Invictus". I Virgin Steele anticipano tutto e tutti e si confermano tra i giganti del metal, riuscendo ad unire nature artistiche tra loro lontane nel tempo ma concettualmente molto vicine. DeFeis riesce a portare definitivamente l'opera e la musica classica all'interno dell'ambiente hard & heavy, impresa ricercata sin dall'esordio della band, quando per primo inserì le tastiere nel metal, anticipando una lunga e fortunata tradizione, forgiando quello che oggi si chiama generalmente metal sinfonico, con tutte le derive stilistiche del caso. Tuttavia, "The House Of Atreus - Act I" non è solo importante per la sua costruzione e la sua eterogeneità, ma si tratta di un monumentale capolavoro di metal moderno dove ogni cosa è al suo posto e dove ogni minuzia gode del giusto spazio. La narrazione greca, la prosa aulica e drammatica di Eschilo, l'indomita forza degli Dei dell'Olimpo e il fascino di un'epoca lontanissima, rivivono tra le note del disco, nella voce divina del cantore DeFeis, nelle corde del prode Pursino e nelle raffiche tonanti del nerboruto Gilchriest. A mancare, come al solito, è un vero bassista, tanto che lo stesso chitarrista si occupa del ruolo, sostituendo il dimissionario Rob DeMartino. In tre, i Virgin Steele, suonano come fossero in dieci, complice il grande affiatamento tra i musicisti, l'alchimia instaurata tra loro e la classe immensa che li contraddistingue. Tre guerrieri dalla tecnica spaventosa capaci di creare un nucleo magico che sprigiona genialità ed emozioni a non finire, testi che molto probabilmente sono tra i più impegnativi mai concepiti nel rock duro, arrangiamenti degni della tradizione classica, scanditi da una lunga serie di interventi al pianoforte e sezioni orchestrali da ascoltare e ammirare per bellezza e per complessità esecutiva, e un'interpretazione vocale che rischia seriamente di far scendere qualche lacrima. È qui che il genio tecnico di DeFeis raggiunge la sua massima espressione, frutto di decenni di studio e di retaggio culturale derivato da una famiglia di artisti del teatro che hanno trasmesso al proprio pargolo l'amore atavico per questo mondo. È ovvio che per chi cerca musica mordi e fuggi questa non sia la band o la saga indicata, qui siamo prossimi alla poesia greco-romana e allora un lavoro del genere ha bisogno di essere metabolizzato, di essere ascoltato con attenzione, capito e assorbito per essere interamente vissuto. La musica dei Virgin Steele è musica che deve essere vissuta in profondità, perché tendente alla perfezione, perché ha saputo travalicare tempi e sottogeneri al fine di raggiungere vette che nessuno ha mai lontanamente sognato. Heavy metal e mitologia fusi in un tripudio di epicità che dapprima sorprende il pubblico e poi lo conquista, nota dopo nota, acuto dopo acuto, assolo dopo assolo, illustrando la prima parte della trilogia di Eschilo, quella relativa al capitolo "Agamennone", e la seconda, "Le Coefore", conservando le stesse proprietà miracolose che aveva "L'Orestea", forse il più grande componimento dell'epoca, opera del più grande tragediografo greco. Con questa saga, DeFeis si guadagna definitivamente un posto tra i grandi poeti della storia, accanto ai suoi miti, a coloro che sin dall'infanzia lo hanno ispirato e spronato a fare musica. Dalla barbarica introduzione di "Kingdom Of Fearless", passando per le viscerali "Through The Ring Of Fire" e "Flames Of The Black Star", e ancora per la deliziosa e intima "Child Of Desolation", per poi giungere alla magnificenza di "Agony And Shame" e alla poesia di "Gate Of Kings", l'album è il manifesto di un intero genere, un maestoso concentrato di sofisticata narrazione musicale. Se si vuole arricchire il panorama artistico di oggi, la musica deve evolversi diventando colta, rischiando magari di risultare difficile; i Virgin Steele lo hanno sempre fatto, non sono mai stati semplici, e sono sempre riusciti a tirare fuori quel mistico e sottile sentore che costringe l'ascoltatore a premere il tasto play per mille e più volte al fine di entrare nella vicenda, senza accantonare l'album dopo appena una decina di ascolti come spesso accade. Dalla band americana esigo questa complessità di fondo, questo magnetismo che ogni volta mi afferra con forza la gola e mi fa ingoiare le canzoni, nutrendo le viscere e dissetando le arterie con nuovo nettare. Lo ammetto, sono schifosamente di parte, e nella mia mente "The House Of Atreus" è la più grande manifestazione metal mai rilasciata.

1) Kingdom Of The Fearless (The Destruction Of Troy)
2) Blaze Of Victory (The Watchman's Song)
3) Through The Ring Of Fire
4) Prelude In A Minor (The Voyage Home)
5) Death Darkly Closed Their Eyes (The Messanger's Song)
6) In Triumph Or Tragedy
7) Return Of The King
8) Flames Of The Black Star (The Arrows Of Herakles)
9) Narcissus
10) And Hecate Smiled
11) A Song Of Prophecy
12) Child Of Desolation
13) G Minor Invention (Descent Into Death's Twilight Kingdom)
14) Day Of Wrath
15) Great Sword Of Flame
16) The Gift Of Tantalos
17) Iphigenia In Hades
18) The Fire God
19) Garden Of Lamentation
20) Agony And Shame
21) Gate Of Kings
22) Via Sacra
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