VIRGIN STEELE

Life Among The Ruins

1993 - Shark

A CURA DI
ANDREA CERASI
15/10/2017
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

DeFeis è imprigionato tra le lamiere dell'auto, una vettura gli ha tagliato la strada pochi minuti prima e, in una frazione di secondo, il mondo si è capovolto intorno a lui. All'esterno qualcuno grida per chiamare aiuto, intanto una piccola folla si raduna preoccupata per l'incidente, il cantante sente il vociare concitato ma non riesce a distinguere le parole, è stordito e confuso per il colpo ricevuto alla testa. La sua auto è adagiata sul fianco e giace accartocciata sul ciglio di una strada non molto lontano dalla sua casa di Long Island, quando una striscia di luce si insinua nel caldo acciaio, testimoniando il sorgere del sole. La notte fugge ed egli è vivo, respira e combatte. In quel momento l'aurora si accende come l'idea nella sua mente. Gli Dei della musica sono al suo fianco, come sempre, lo proteggono e lo osservano compiaciuti. Il suo genio creativo, nonostante tutto, è in fibrillazione e il suo inconscio partorisce in breve una storia. Ed è una storia infinita, quella della lotta eterna tra il Bene e il Male, quella dell'Epos decantato da millenni dai più grandi cantori. David DeFeis è il cantore divino e narrare le gesta di un Mito lontano secoli è il suo mestiere. La mitologia si tinge di un sentimento terreno. Umano. In quella frazione di secondo nasce nella sua mente il matrimonio tra l'Inferno e il Paradiso (titolo ripreso dai versi del poeta W. Blake), che svilupperà qualche tempo dopo in un concept diviso in due (per poi arrivare a tre) parti che narra le vicende di Endyamon e Emalaith e del loro amore ostacolato dagli Dei, infuriati e spaventati, perché dalla loro unione nasceranno due gemelli che cambieranno il corso della storia e le sorti degli abitanti dei cieli. L'Amore, scintilla di Vita, antitesi e spirito gemello della Morte. DeFeis si volta, ancora stordito dall'incidente, e accanto, nell'abitacolo, c'è la sua ragazza. Non respira più e ha gli occhi chiusi. Amore e Morte, una storia vecchia di miliardi di anni. Buio. Tempo dopo, il musicista richiama a corte i suoi compagni con un'idea fissa in mente: la genesi di un nuovo lavoro. Immettere sul mercato un disco di puro hard rock nel 1993 è follia, un suicidio commerciale bello e buono, specie dopo un lungo periodo di silenzio nel quale i Virgin Steele hanno rischiato lo split definitivo per via del fallimento della loro etichetta discografica e per il flop di vendite (e rispettivo oblio per quasi dieci anni) del capolavoro "Age Of Consent". No, la motivazione in più secondo la quale David DeFeis decide di accantonare per un momento i poemi epici e le lunghe digressioni mitologiche per gettarsi tra le braccia del Dio del blues è una semplice emozione: l'amore. "Life Among The Ruins" è un viaggio tra le rovine di un sogno infranto; un album struggente, drammatico, romantico, frutto della frustrazione accumulata per la perdita della donna amata, all'interno del quale ogni singola traccia si presenta come il ritratto di quella donna, incarnazione divina, ricca di passione, avvolta da un'aura magica. Anticipato dal singolo "Snakeskin Voodoo Man", che racconta la torbida leggenda del bluesman Muddy Waters e corredato da un video-documentario distribuito in VHS intitolato "Tales Of The Snakeskin Voodoo Man", che raccoglie interviste e videoclip delle canzoni presenti sul disco, tra cui quelli di "Love Is Pain", "I Dress In Black" e "Never Believe In Goodbye", "Life Among The Ruins" viene ben pubblicizzato dalla Shark Records e addirittura, contro ogni pronostico, vende benissimo, pur scioccando gran parte dei fans dei Virgin Steele, data la virata stilistica. Ma DeFeis e Pursino godono di un'energia ritrovata e, assieme al batterista Ayvazian e al nuovo bassista Rob DeMartino, hanno intenzione di omaggiare i giganti del blues e i miti dell'hard rock anni 70; passioni e ringraziamenti questi, confluiti in un'opera che suona comunque potente e moderna, i cui frammenti sono collegati tra loro dalla disperazione di un amore perduto, dalla sofferenza, dal dolore accumulato nell'ultimo periodo, costruito su testi emblematici, spontanei, disperati, tutti incentrati sulla figura della donna. I Virgin Steele sono ancora vivi, presenti in forma diversa ma comunque sublime, fregandosene del mercato e dando retta soltanto al proprio cuore, riuscendo, nonostante tutto, a riavvicinarsi al pubblico e a rialzarsi in piedi dopo la batosta subita cinque anni prima che li aveva trascinati in un incubo dal quale sembrava impossibile uscirne. Amore e Morte, temi sempre presenti nella musica di DeFeis, questa volta sono ancora più sentiti, più vissuti, più esasperati, per un album che è un vero prodotto dell'anima e che lo stesso autore definisce come un disco di "romantico e barbarico blues metal".

Sex Religion Machine

Sex Religion Machine (Macchina Religiosa Del Sesso) è la traccia più energica dell'album, una bomba di sensualità condizionata dalla batteria di Ayvazian e dalla possente voce di DeFeis. Le liriche sono forse quelle meno intimiste di tutte, meno profonde e più legate alla tradizione blues, come del resto è l'andamento del brano, costruito sui sinuosi e graffianti riff di Pursino. "Se possedessi i segreti della tua anima glorificherei e soddisferei la tua mente e il tuo corpo" esordisce il vocalist, eccitato e dal cuore acceso da una scintilla animalesca. L'uomo corteggia e venera come una divinità la donna fatale, paragonata a una pistola carica, e ancora "Sei uno spirito di ghiaccio alla luce della sera, che ipnotizza e stuzzica e rimette in riga". Le prime due strofe volano via che è una bellezza, DeFeis ruggisce così come l'ascia di Pursino, intanto Rob DeMartino si distingue con pulsazioni grasse e orgogliose. "Il tuo corpo ha il sapore del ghiaccio e del fuoco" sono queste le parole del bellissimo e melodico pre-chorus, infine esplode il ritornello, senza alcuno spiraglio melodico, glaciale e letale, in cui il singer grida e sbraita al fine di incendiare il corpo della donna. La batteria è potentissima, la produzione brillante, le chitarre in primo piano. Insomma, tutto è perfetto per un pezzo diretto ed energico. Un power blues imponente, ottimo per introdurre il disco. L'atto carnale si sta compiendo, il corpo di lei sta ardendo, sta brillando più della luce del sole: "È il giorno del giudizio, ragazza mia. Lascia che ti ami" ulula David come un lupo selvatico affamato di carne, dunque DeMartino si impone col suo basso ed esegue dei giri molto gustosi, lasciando poi spazio al grande solo di Pursino, che dimentica per un istante le epiche cavalcate metalliche risultando più ragionato ed elegante. La coda finale vede ancora i nostri in preda all'eccitazione, Ayvazian spara una raffica di colpi dietro le pelli conducendoci al gran finale nel quale DeFeis, con fare ipnotico, invita la donna a prendere parte al banchetto: "Andiamo, fa del tuo meglio, concediti alla tua macchina del sesso". Indubbiamente le liriche sono giovanili, solari e genuine, qui non v'è traccia di disperazione ma il tutto si colloca come un canto liberatorio dopo il periodo nero; una voglia di rinascita, di rivincita su tutto e tutti e sul destino avverso. In questo brano la fiamma ardente, ricca di energia solare di una band che è più viva che mai. E ciò non era affatto scontato.

Love Is Pain

Love Is Pain (L'Amore È Dolore) è il brano più famoso della track-list, dotato anche di un bel videoclip interamente girato nelle sale di una villa-castello, forse l'emblema stesso di tutta la filosofia alla base dell'opera, dove amore e more, gioie e dolori, sono strettamente collegati. Questa semi ballata è un vero capolavoro melodico, capace di fomentare e allo stesso tempo far riflettere, data la sua doppia anima, l'una solare e l'altra oscura, causa di un testo che ci riporta alle vicende personali del cantante. Un grido liberatorio e attaccano basso e chitarra, seguiti a ruota dal pianoforte. David è delicato e soave e, come sommo poeta, ci culla attraverso una squisita cantilena disperata, "Ho visto l'inverno nei suoi occhi, il dolore sul suo viso, come una rosa ghiacciata" fino a giungere allo struggente, stupendo e magico ritornello. Roba che spappola cervelli per bellezza e che tocca il cuore per romanticismo. "L'amore è cieco e crudele, l'amore è dolore. Versa una lacrima per me" sentenziano i nostri, dagli strumenti intrisi di un sentimento disperato. Riprendono le tastiere, accompagnate dai potenti colpi di batteria, per intavolare la seconda parte della canzone. "Il nostro amore è fuori portata, ucciso dalle menzogne, e nella notte tempestosa ancora viene a darmi la caccia. Tu sei perduta come una nave in mezzo alla tormenta. I tuoi occhi sono l'ombra di quelli che conoscevo" e qui è chiaro il significato del testo: la dipartita della ragazza, i cui occhi sono divenuti ombre scure e il cui spirito si spinge sempre più lontano come una nave nell'oceano, trasportata dalla corrente. L'assolo di Pursino è dirompente ma velato da un sentore di malinconia che lascia l'amaro in bocca per la fine della storia d'amore, e poi, nelle battute finali, DeFeis urla di amare questa donna, chiudendo con un falsetto che sembra un amaro lamento.

Jet Black

In Jet Black (Nero Lucente) i Virgin Steele colpiscono duramente. Ayvazian è fenomenale, terremotante, Pursino costruisce un riffing portante davvero clamoroso, David spinge al massimo dietro al microfono. Su questi riff violenti, il vocalist si arrampica ruggendo a più non posso e intonando una poesia nera, che richiama la morte stessa: "Nudo come un angelo, sepolcro di un amore nato per morire, la polvere si alza, il treno funebre sta arrivando per portarsi il via il condannato". Una strofa macabra, tenebrosa, che rispecchia perfettamente l'andamento torbido e velenoso di questo mid-tempo. Il basso arriva in aiuto della sezione ritmica, il refrain è monolitico e glaciale: "Nero lucente, nero come il fiume che scorre, nero come il cuore in una notte d'amore. Nero lucente come cielo ardente, nero come l'amore che abbiamo condiviso". Parole pesanti da digerire, che trasmettono rammarico e tormento per un rapporto concluso nel peggiore dei modi, avvolto dalle nere ali della morte. Gli strumenti si smorzano, resta solo la batteria, dunque si passa alla seconda strofa, ancora più cattiva, nella quale DeFeis ruggisce come solo lui sa fare: "Nascondersi da questo vecchio relitto. Scappare da questo paradiso bruciato, il nostro amore è diventato un'arma pericolosa, i miei occhi riflettono la notte". Tutto è perduto, tutto è avvolto dal grande nero, dall'oscurità che divora il cosmo e le stelle. Di seguito al secondo ritornello, la band attacca immediatamente col bridge attraverso un cambio di tempo repentino, e così risalta una frase simbolo dello stato d'animo del cantante "Sangue e benzina, crocifiggi il mio spirito, non lasciarmi le tue preghiere" dalla quale si intuisce l'incidente stradale nel quale la ragazza ha perso la vita. A tal proposito, la band scriverà il pezzo "Blood And Gasoline", nel quale racconterà quei tragici momenti. La fase strumentale è piuttosto pacata, il muro di suono costruito fin qui si smorza e si indebolisce: "Nel silenzio vedo il veleno gocciolare dalle sue gambe, come vino, come diamanti, e so che sta per andarsene" ancora un frammento di immagine di quella dannata sera, poi il buio totale. Il pezzo ricomincia col refrain, suggellando la tragedia. Liriche incredibilmente toccanti e suoni letali, questo brano dall'anima nera è una perla oscura.

Invitation

Invitation (Invito) è un interludio di appena un minuto, ricco di malinconia, di amarezza, ma anche di delicatezza e di poesia. DeFeis si diletta col suo immancabile pianoforte, regalandoci un'esecuzione da brividi, nella quale si evidenza, tra l'altro, i suoi formidabili virtuosismi. Le dita scorrono leggiadre sulla tastiera del piano, accarezzano dolcemente i tasti, prendono velocità e poi rallentano per rendere vivo, ancora una volta, un frammento di sogno intrappolato nel cuore della notte; un piccolo, breve e intenso ricordo della tragedia avvenuta qualche tempo prima. L'invito è rivolto alla donna perduta: "Piccola mia, amami teneramente, chiudi gli occhi ed io ci sarò. Sento ancora il suo ultimo addio" e poi il tutto svanisce presto come un sogno al risveglio. Una perla di melodia e di tecnica concentrata in un minutaggio ridotto al minimo.

I Dress In Black (Woman With No Shadow)

I Dress In Black - Woman With No Shadow (Vesto In Nero - Donna Senza Ombra) riprende le sonorità hard & heavy grazie a un incedere minaccioso e funesto. Le tastiere in sottofondo sono tenebrose e amare, incutono timore. Sezione ritmica in grande spolvero, e poi liriche come al solito emblematiche: "Mi vesto di nero, nessuno mi vede, mi muovo di notte. Con una menzogna sulle labbra io assaporo la tua vergogna", la base strumentale accelera e rallenta senza sosta, costruendo un mid-tempo dal gusto retrò, ma la virata arriva improvvisa grazie al favoloso pre-chorus, melodico fino all'osso. Ma non è ancora il momento di mostrare il refrain, bisogna attendere ancora la seconda strofa: "Conosco i tuoi segreti, sotto una luna deserta mi gusto il mio tempo. Un bacio di fuoco e il mio cuore esplode tra i segni più bui dell'amore" per proiettarci nel bellissimo a aulico ritornello, sostenuto da un delizioso tappeto tastieristico e dal basso imperioso di DeMartino: "Donna senz'ombra, dagli occhi dorati dell'amore, riscalda la mia anima" declama il vocalist. La fase finale è più concitata, scandita da un grandissimo assolo di chitarra in stile power ballad, disperato ed evanescente, condotto dal prode Pursino, che non fa altro che accresce il pathos di una canzone micidiale, bella da morire. DeFeis recita la sua preghiera, si rivolge a Dio per la salvezza dell'anima dell'amata: "Signore, abbi pietà di me. Lei ha bruciato i fiori nel giardino della mia anima, ma è tenera e pura, è l'incarnazione della natura. Anche gli angeli bruciano e so che lei è in grado di curare un cuore di tenebra" la giustifica così, nonostante gli abbia strappato via le viscere e se ne sia andata nel regno delle ombre, tradendo il suo amore di luce. Luci e ombre, questo binomio è spesso presente nei testi del combo americano, tanto che in molte interviste i musicisti parlano, riferiti alla loro musica, di un oscuro romanticismo epico. "I Dress In Black" è una delle hit del disco, sensuale ma che non si risparmia, risultando persino feroce in molti punti, inoltre l'ottima produzione mette in risalto ogni singolo suono espresso dagli strumenti, per un calderone di tecnica mai fine a se stessa ma sempre al servizio dell'emozione.

Crown Of Thorns

Crown Of Thorns (Corona Di Spine) è un brano che tratta di un amore morto e di una vita andata in frantumi, questa volta, però, descritta dal punto di vista di una donna tormentata, peccaminosa e folle. Il basso di Rob DeMartino ha un suono stupefacente, la batteria di Ayvazian pesante, ricordando a tutti che anche in versione hard rock velata di blues la band pesta alla grande. Il riffing è feroce, riscalda gli animi e ogni tanto Pursino dà una bella strigliata alla sua ascia creando un effetto lamentoso e straniante, capace di aumentare la sensazione di vuoto e di oscurità nella quale veniamo avvolti. "L'odore del velluto, umido e macchiato, un corpo sudato che si masturba in camera. Lascia che il fuoco ti consoli stanotte, adesso tocca a te piangere, mia cara" è così che DeFeis introduce il testo, facendoci immaginare questa ragazza, sola e disperata nella sera, che si tocca in preda alla follia. Il raccordo che collega strofa e ritornello è lungo e spaziale, dotato di una grandissima melodia e sostenuto dalla chitarra di Pursino, appunto, che si inventa dei giri stridenti, a indicare, forse, i lamenti di lei. "Ti abbandoni ai ricordi, sprofondi in un migliaio di anni di tenebre, in una lunga stagione di dolore, con il bacio di Giuda, e tu gridi il mio nome", gli strumenti caricano, batteria ancora in primo piano e basso che svolge un lavoro prezioso, e così ci inoltriamo nel refrain: "Indossi una corona di spine e sprechi la tua vita". Si ricomincia da un andamento rock blues che poi, via via si potenzia lungo il percorso fino ad esplodere in un ritornello potentissimo e tipicamente heavy metal. La definizione di blues-metal, in questo caso, calza alla perfezione. "Tracce sul tappeto, crepe sul vetro, sangue sulle labbra. Sette anni di tormenti adesso ti attendono. Sparati nelle vene le tue droghe, i veleni e le bugie" e ancora "Il volto della bellezza diventa il volto della disperazione. Il tradimento è nelle tue viscere", abbiamo capito che la donna si sta rovinando la vita, ha peccato e ora sta tentando di farla finita. Le droghe, il bicchiere di alcool scheggiato e che le ha procurato un taglio alle labbra, e poi la confusione mentale, il cuore spezzato e gettato nelle tenebre, tutti sono elementi di questo amore tragico e defunto scandito da un assolo fenomenale elaborato da Pursino, un bridge favoloso e un DeFeis incantatore, pronto a lanciarsi verso la fine, vomitando le parole magiche di questo dramma: "L'amore è una sanguinosa bugia, l'amore muore. Io stavo morendo congelato sul ciglio della strada, sanguinando sotto la pioggia, e tu eri tra le braccia di un altro. Indossa quella maledetta corona di spine e vattene, lascia la nostra casa vuota in balia del vento" dice perentorio il vocalist, mentre il ritmo rallenta sotto i riff insanguinati della chitarra elettrica.

Cage Of Angels

Cage Of Angels (Gabbia Degli Angeli) è una strumentale, come al solito al pianoforte, di pochi secondi. Tristezza e nostalgia sono i sentimenti che fuoriescono dalle note del piano, e la melodia è talmente bella e raffinata da toccare le corde del cuore. DeFeis gorgheggia e poi spara falsetti pazzeschi, ricchi di sofferenza, evidenziando una tecnica unica. Cinquanta secondi ed ecco che la strumentale fa da introduzione al brano seguente, preparando il campo per la ballata più struggente dell'album, condita da lacrime amare e fazzoletti per asciugarle.

Never Believe In Goodbye

Never Believe In Goodbye (Non Credo Agli Addii) attacca immediatamente in modo soave. Davanti a noi si staglia una poesia intrisa di amarezza dove DeFeis canta a cuore aperto in onore del suo amore. "La rosa che mi hai donato è morta oggi. Il fuoco nei tuoi occhi si è raffreddato. Penso a tutto l'amore che abbiamo condiviso e adesso i nostri cuori sono diventati pietra" sono le prime note che ci irradiano di una luce calda e malinconica, dunque gli strumenti elettrici prendono il sopravvento sul pianoforte e si scatena il sanguinoso ritornello, da pelle d'oca e brividi lungo la schiena: "Non ho mai creduto agli addii, lascia che ti baci un'ultima volta. Va tutto bene, adesso smetti di piangere" grida DeFeis con voce spezzata dal pianto. Gli strumenti si quietano di nuovo, Ayvazian segue le note delle tastiere e Pursino si diletta sfornando timidi riff in sottofondo. "La notte è lunga, vedo le ombre sul muro, ora posso dire che l'inverno sta arrivando. Penso al tempo che abbiamo passato insieme e adesso questo silenzio mi lacera. Il nostro amore può ancora restare in vita?" ci si chiede adesso che tutto è finito per sempre, mentre ogni cosa è pronta per la stupenda parentesi strumentale, carica di emozioni che invadono gli spazi e conquistano l'ascoltatore, nella quale i singoli musicisti offrono una prova maiuscola. Una band affiatata, una melodia pazzesca, una tecnica al servizio di un'idea brillante, resa ancora più efficace da una produzione di livello capace di potenziare la sezione ritmica. È la classica ballata vecchio stile, non troppo articolata ma gestita alla perfezione da una band che è semplicemente geniale, e allora il cerchio viene chiuso in una sorta di climax ciclico, riprendendo la frase iniziale, sospirata dal vocalist con l'ausilio delle tastiere, senza il contorno degli altri musicisti, che lasciano spazio alla sua calda voce e alle dolci note di piano. "Never Believe In Goodbye" è una della più grandi ballate sfornate dai Virgin Steele, nonché una delle più famose e osannate dai fans. Impossibile restare indifferenti davanti a cotanta maestria e profondità. Qui dentro c'è tutta l'esperienza, tutta la confusione sentimentale, tutta la perdizione di un amore infranto. Un cuore fatto a pezzi, sbriciolato, come si evince dall'intervista presente sul documentario "Tales Of Snakeskin Voodoo Man" e dal relativo videoclip, mostrato insieme alla intro "Cage Of Angels".

Too Hot To Handle

Too Hot To Handle (Troppo Caldo Da Maneggiare) è hard rock spumeggiante e dopo tanta amarezza e tragedia si sentiva il bisogno di un po' di leggerezza. Hard rock in perfetto stile anni 80, con un DeFeis che sbraita e si lancia in urletti femminei, per un brano che richiama a gran voce il sound dei Whitesnake, e perfino le sensuali liriche della band di Coverdale. Il risultato è buono, ma forse si presenta come il tassello minore del disco. "Apri gli occhi e lascia trasparire il tuo amore, apri il cuore ed io ti verrò incontro", le liriche sono sinuose, così come la tonalità utilizzata dal vocalist, mentre la sezione ritmica non eccede in durezza e nemmeno in velocità. La sensazione di solarità e di spirito selvatico si palesa nel discreto refrain, un po' sottotono ma comunque piacevole: "Troppo caldo da maneggiare, sono pronto per la notte. Lei è un angelo della misericordia ma anche una bambina ribelle" annuncia David in tono gioioso ed eccitato. La disperazione generale qui sembra svanita, per lasciare ampio spazio alla foga sessuale, alla voglia carnale, al corteggiamento. Siamo in territori sleaze metal e il contorno severo e intimista viene lasciato da parte, così come la durezza degli strumenti. "Come un fiore selvaggio dallo stile proibito tu hai l'aspetto di una natura libera e impervia" continua a proclamare David, in palese atteggiamento di corteggiamento ai danni di questa fanciulla apparentemente innocente. Ancora il buon pre-chorus e infine il bridge che ci conduce alle ultime battute: "Cammini nella notte tra violenti sospiri, ravvedendoti sotto una luna ubriaca. Passione e restrizione sono in guerra dentro il mio animo e se non posso averti diventerò pazzo. Bellezza distesa su di un letto incontaminato". Di certo, si tratta della traccia minore del lotto, piacevole, dotata di gustosi momenti, ma l'aria festaiola e selvaggia poco si addice al contesto.

Love's Gone

Love's Gone (L'Amore È Andato) è l'ennesimo pezzo hard rock serioso, dalla struttura possente e dal suono corposo. Restano basso e batteria a sostenere l'impetuosa voce di Defeis, mentre Pursino esegue delicati arpeggi acustici, mai invadenti, che si gonfiano solo in prossimità del breve ma intenso ritornello. Questo pezzo ha un andamento particolare perché risulta potente anche senza l'ausilio della chitarra elettrica, dove la potenza è tutta incentrata sui colpi alle pelli da parte di Ayvazian e dai ruggiti del vocalist. Insomma, forza indomita ma senza velocità o riffing omicida. "Non dire che desideri l'amore e poi te ne vai. In questa affollata città di paura, appendi la testa alla trave. La tua testa rotolerà da sola perché io non posso più amarti" recita quieto il cantante, risparmiando il fiato per poi incantare col refrain nel quale urla che oramai l'amore che provava è andato per sempre. "Sei salita alle stelle, il sangue rattrappito al sole, il tuo amore trasformato in amarezza. Dio, quanto ti ho amata, ma è troppo tardi per il perdono, il mio cuore si è tramutato in pietra", in questa strofa Pursino emerge lentamente rafforzando il concetto di base e conducendoci, grazie a uno sfarzoso istinto blues, verso il rabbioso bridge: "Sento il tuo corpo contorcersi come un serpente tra le mie braccia. Avvolgiti attorno a me, tesoro" e anche in questo caso la donna è metafora biblica della serpe che tradisce, stritola l'uomo e lo inganna. Bisogna dire che il brano conquista, pur senza dinamicità e senza una grande melodia di fondo. C'è solo oscurità, andamento letale, stasi strutturale che ricorda il vuoto nichilista che annebbia la mente del disperato, dell'uomo amareggiato dall'esistenza e deluso dall'amore della sua vita. Qui non c'è speranza, il retrogusto amaro è palese, nessuno spiraglio di luce divina. La donna ha peccato ed ora è rimasta sola, non merita perdono ma soltanto odio infinito. L'amore è andato via, fuggito come un serpente dopo aver morso e infettato la vittima con un veleno letale. E non c'è antidoto alcuno per sopravvivere.

Snakeskin Voodoo Man

Snakeskin Voodoo Man (Sciamano Dalla Pelle Di Serpente) è il singolo dell'album, presente soltanto nelle edizioni americane e asiatiche, mentre in quella europea viene letteralmente cancellato e sostituito dalla ballad "Cry Forever", già presente in "Age Of Consent" del 1988. Concepita come canzone acustica, presto vengono inseriti tutti gli strumenti, creando così un bellissimo pezzo rock blues. Il periodo trascorso nella band Smokestack Lightining, insieme all'amico Jack Starr, dopo il temporaneo riappacificamento, riavvicina DeFeis al sacro fuoco del blues, e allora, aiutato dal fido Pursino, compone questo brano, uno dei tanti dall'animo blues scritti nei primi anni 90. È il momento di ritrovare le proprie origini e di pubblicare, solo per sfizio e andando contro le imposizioni del mercato musicale, un disco diverso dal solito, molto legato alla tradizione hard rock degli anni 70, venata di blues. Ed ecco che "Snakeskin Voodoo Man" rappresenta perfettamente lo spirito di "Life Among The Ruins". L'andamento è quello che tutti noi conosciamo, blues fino all'osso, scandito dai gemiti continui del singer che ci narra la storia di un farabutto, un uomo che vive alla giornata: "Una zingara ha raccontato a mia madre che sono nato una notte per volere di un Dio scontroso, e che sono nato per essere selvaggio, un farabutto che gioca con le donne e infrange le regole del mondo". Entriamo subito in questa dimensione lontana, ripercorrendo le strade del vecchio blues americano e riviviamo le marce leggende raccontate dai più grandi bluesman. Il refrain è classicissimo e colpisce subito la mente: "Io sono qui, lo sai, sono lo sciamano dalla pelle di serpente". Dunque si procede, costruendo la storia di questo individuo attorno ai riff di Edward Pursino, anche lui ispirato dal fuoco del blues e che rende omaggio ai giganti di questo genere. "Possiedo occhi di serpente e denti da cobra, ho diciassette vite. Stringiti a me, affonda le unghie sulla mia schiena e preparati a fare l'amore", insomma, questo sciamano è uno che seduce ogni donna grazie ai suoi poteri magici, le ipnotizza come un serpente e si erige di fronte ai loro occhi come una divinità. Pursino si lascia andare a un assolo famelico, DeMartino lo asseconda rafforzando il suono, e poi veniamo scaraventati verso il finale declamato con grida e urletti felini da DeFeis. "Diciassette ore per diciassette donne, dalle quali sono venuti al mondo nove bambini. Donna, senti il mio seme dentro le tue vene e ricordati il mio nome", con queste parole la band si congeda. Ancora una simbologia chiara, risalente alla tradizione, dove il numero 17 richiama la sfortuna e il destino nefasto, mentre il 9 è il numero religioso per indicare il vuoto emotivo, la mancanza e il desiderio inappagabile. Un ottimo brano blues rock con un testo tradizionale sulla necromanzia, la seduzione e il potere, tutto volto alla conquista dell'amore e del desiderio sessuale, che onora, così, la grande epopea del delta-blues.

Wild Fire Woman

Wild Fire Woman (Donna Dal Fuoco Selvaggio) è ancora una ballata intimista, una dedica a una donna dall'animo di fuoco. Pursino intona una cantilena agrodolce attraverso un arpeggio morbido e cupo. DeFeis è il pittore che dipinge immagini poetiche: "Incontriamoci nelle tenebre, al confine della città, aspetterò in silenzio. Gli errori che abbiamo fatto ora non hanno più importanza", poi il pezzo si carica, cresce d'intensità e con esso anche la sezione ritmica, pronta a cullarci in questo canto d'amore. "Ho atteso una vita intera aspettando una risposta" e allora procediamo verso il brillante ritornello che stritola il cuore, lo frulla e la fa uscire a pezzi "Donna selvaggia, con la testa tra le nuvole e un cuore perfetto. Donna selvaggia, la mia, con una passione che arde come un fiume pieno d'amore". Ayvazian attacca a picchiare dietro le pelli, Pursino percuote la sua ascia emettendo un sibilo struggente. "Sopra il reame del dolore sorgerà una nuova alba, ti voglio accanto a me per un nuovo inizio. Stringimi e non aver paura" è la strofa che introduce la fase strumentale, in perfetto stile ballad anni 80, dove si ripone un'attenzione speciale agli effetti della chitarra, in un certo senso liquida nel suo assolo, pacata e leggiadra. DeFeis ulula, si lancia in un grande falsetto durante l'assolo. Il climax sta per concludersi in un cerchio perfetto, dove la strofa iniziale viene ripresa al termine del brano. Una ballata struggente, meravigliosamente melodica, semplice ma profonda da morire. La chitarra acustica riemerge dall'oltretomba e ci accompagna all'epilogo, ci adagia sul letto e ci induce a sognare. Tra le righe leggiamo la profonda crisi esistenziale che ha colpito il cantante nei primi anni 90, la morte della ragazza, il suo cuore tormentato, dove le tenebre in questo caso fungono da rifugio dai mali dell'esistenza, come una casa accogliente e calda dove ritirarsi per abbandonarsi ai dolci ricordi. Un pezzo romantico che qualche altra band venderebbe l'anima per poterla scrivere.

Haunting Last Hours

Haunting The Last Hours (Scacciando Le Ultime Ore) è l'ennesima introduzione al pianoforte, forse quella più intima e magnetica di tutte, accompagnata da un arpeggio toccante che fa subito presa. Le tastiere sono regali, sofferenti, in grado di rievocare il rosso tramonto che si intravede alla finestra dello studio di DeFeis. Sta per giungere il crepuscolo, colmo di ricordi e di rimpianti, di dolori atroci ma anche di gioie e spensieratezze, ma l'animo si fa più cupo, rimembrando il bel viso dell'amata. I pochi secondi a disposizione scemano brevemente, si sentirebbe il bisogno di ascoltare ancora e ancora questo interludio sognante, cullandosi tra le note degli strumenti, ma la notte è ormai scesa sui nostri pensieri, ed è il momento della chiusura. Una chiusura drammatica, penetrante, che arriva dritta nelle zone più remote dell'essere, perché ricca di sfumature, di lacrime, di memorie.


Last Rose Of Summer

Last Rose Of Summer (L'Ultima Rosa Dell'Estate) parte subito dopo lo scroscio dell'acqua, sintomo di lacrime. Ancora pianoforte e chitarra acustica per quella che molto probabilmente resta la ballata più amara della storia dei Virgin Steele. Un canto dalla delicatezza inaudita, recitato tutto in un meraviglioso falsetto, per penetrare maggiormente sotto pelle. Tra le preziose liriche si intravede tutto il genio tormentato e disperato del vocalist, per una dedica d'amore ispirata dagli Dei, scesi accanto al poeta per illuminarlo con la loro magnificenza. "Mi appare un angelo come visione di luce, l'ultima rosa dell'estate sbocciata davanti ai miei occhi. Sola, con il vento e il sole tra i capelli si avvicina, ed io non ho mai visto nulla di così puro. Sei tutto ciò che desidero" canta DeFeis onorando il suo amore perduto durante l'incidente, le lacrime scendono presto per questa veglia funebre e arriva il refrain, una delle cose più dolci che si siano mai sentite: "Il nostro amore non morirà mai, io ancora cammino con te, mia ultima rosa estiva, sinonimo di amore". Senza riprendere fiato parte il secondo corpo del brano, ancora scandito dalla magia del piano. "Svegliami all'alba, con i sogni che ancora aleggiano nell'aria, quando dicevi -Ti amo- e poi sorridevi, piangevi e cantavi. Un canto di emozioni nato sulle ali degli angeli, libero come le stagioni dove l'amore eterno sorge", il falsetto di David ci imprigiona, ci ipnotizza, ci stritola il cuore, e poi Pursino ci mette il carico da dieci eseguendo un assolo in acustico di sublime splendore. Le grida in sottofondo sono canti di dolore che fanno venire in mente quella maledetta sera d'estate, come un incubo che non vuole lasciarci. Arrivano i colpi funesti di batteria, le pulsazioni di basso ad accompagnare gli acuti struggenti di un uomo che si sta mettendo a nudo davanti agli ascoltatori, rivelando tutta la tristezza che ha in corpo. Si raggiunge l'estasi divina, l'anima si irradia di caldi e malinconici fasci di luce che vanno a chiudere un album cupo, drammatico, romantico, ma dopotutto dotato di una sottile speranza che emerge tra i suoi solchi, suggerendoci che la vita va avanti nonostante i momenti bui, i problemi, le delusioni e le esperienze negative. Un'opera d'arte, un'esperienza uditiva unica.

Conclusioni

Nel suo periodo di pausa a cavallo tra gli anni 80 e i 90, DeFeis riallaccia temporaneamente i rapporti con Jack Starr, ex membro della band, e con lui mette in piedi un progetto blues rock con il quale si esibisce nei locali di New York per più di un anno, prima della tragedia sentimentale che lo colpirà durante le sessioni di "Life Among The Ruins". Il legame con Starr determina un riavvicinamento ai giganti del blues, la riscoperta di un certo tipo di musica, nuova linfa vitale e la voglia di sperimentare ancora. Uno sfizio, si potrebbe dire, fortemente voluto dal vocalist per omaggiare i suoi maestri e riavvicinarsi così ai grandi dell'hard rock anni 70. Riscoprire se stessi, le passioni primordiali che hanno condizionato la sua musica, gli eroi dell'infanzia, come Robert Plant dei Led Zeppelin o lo storico bluesman Howlin' Wolf, per fare due esempi. Ma il motivo principale è quello di gridare al mondo tutta la disperazione del suo cuore, sfogandosi, svuotando l'anima dall'odio e dalla frustrazione, per poi ricominciare a raccontare il Mito attraverso una narrazione mitologica sempre più complessa che nessun'altra band riuscirà a replicare. Il dolore e il resoconto della tragica sera dell'incidente saranno poi raccontati nel brano "Blood And Gasoline", contenuto nella prima parte dell'album "The Marriage Of Heaven And Hell" e collegata perfettamente col concept generale della trilogia. "Life Among The Ruins" riceve ottime critiche da parte della stampa e la timida accoglienza riservata inizialmente dal pubblico, mese dopo mese, si trasforma in autentico entusiasmo. Molti capiscono l'importanza sentimentale di tale opera e la bellezza dei singoli brani. Il successo è molto buono, tanto che il videoclip di "Love Is Pain" gira spesso sui canali tv diventando abbastanza popolare, almeno negli U.S.A., tanto che, assieme al singolo "Snakeskin Voodoo Man" farà parte della colonna sonora del film tv "Casualties Of Love: The Long Island Lolita Story", incentrato sulla relazione dell'imprenditore Joey Buttafuoco, manager dei Virgin Steele, con la sedicenne Amy Fisher, balzato alle cronache americane perché nell'estate del 1992 la minorenne tenta di uccidere la moglie dell'uomo sparandole al volto. Buttafuoco viene arrestato per pedofilia e la Fisher, diventata poi pornoattrice, per tentato omicidio. La direzione intrapresa in questo album, uscito nel giugno 1993, non è premeditata, ma viene fuori dopo una lunga serie di prove tra i componenti, molto affiatati e ispirati, consci che il periodo peggiore è ormai archiviato, e perciò carichi di una nuova energia. Contro ogni previsione, in un momento in cui l'hard rock tradizionale è snobbato dagli ascoltatori e non vende più, i Virgin Steele riescono in un'impresa miracolosa, imponendosi ancora una volta all'attenzione dei metallari del mondo e intraprendendo un trionfale tour mondiale da headliner, uscendo definitivamente dalla crisi esistenziale post "Age Of Consent". Da notare il fatto che il singolo "Snakeskin Voodoo Man", curiosamente, non figuri nella versione europea dell'opera, venendo sostituito dal doppione "Cry Forever", bellissima ballata già presente nel disco precedente e più in linea col mood del lavoro, salvo poi essere reintegrato nell'ultima e piuttosto recente edizione della SPV. Nei primi anni 90, la band suona parecchio, soprattutto in una veste spoglia, prediligendo versioni acustiche e struggenti ballate al pianoforte. Il risultato di queste jam in studio e nei locali sarà inserito nelle ristampe. Probabilmente, in quel periodo David ha bisogno di recuperare una dimensione più intima, parlare col cuore, mostrarsi nudo agli occhi della gente, raccontare i propri turbamenti. Il suono scarno, intimista e genuino si sposa perfettamente con la tragedia appena subita, lasciando spazio soltanto alle parole, alla poesia, allo smarrimento di un'anima evirata della dolce metà. "Life Among The Ruins" è un gioiello, una meravigliosa parentesi hard & heavy nella carriera dei Virgin Steele, un suggestivo viaggio attraverso lidi fino ad allora mai esplorati. Secondo le parole del vocalist, il lavoro qui presente combina forza e potenza con la vulnerabilità dell'uomo, ritraendo così l'immagine di un momento di incertezza ma in cui risiede la luce flebile della speranza per un futuro migliore. "Life Among The Ruins" è un album romantico, un grandissimo lavoro sulla vita, sulla morte, sulle relazioni. Emozionante e spiritualmente stimolante, capace di toccare in profondità il cuore dell'ascoltatore.

1) Sex Religion Machine
2) Love Is Pain
3) Jet Black
4) Invitation
5) I Dress In Black (Woman With No Shadow)
6) Crown Of Thorns
7) Cage Of Angels
8) Never Believe In Goodbye
9) Too Hot To Handle
10) Love's Gone
11) Snakeskin Voodoo Man
12) Wild Fire Woman
13) Haunting Last Hours
14) Last Rose Of Summer
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