VIRGIN STEELE

A Cry In The Night

1983 - Music For Nations

A CURA DI
ANDREA CERASI
14/07/2017
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Il primo passo verso la leggenda è stato compiuto, un primo passo abbastanza timido e acerbo, frutto delle idee ingenue di un gruppo di ragazzini appena diplomati e ancora inesperti, ma decisi a entrare di diritto nella storia della musica dura americana. I Virgin Steele si sono affacciati sul mercato con un disco piuttosto canonico ma non privo di spunti altamente interessanti. La classe cristallina dei musicisti si intravede appena, celata dalla giovane età e da un momento culturalmente transitorio della New York dei primi anni 80. Il 1982 vede esordire le due band più importanti e venerate in ambito epic metal, e proprio alla fine dell'anno, si può assistere al clamoroso mini-tour locale di Manowar e Virgin Steele, entrambi sullo stesso palco. Nel frattempo, per salutare l'arrivo del 1983 e dato i riscontri positivi dell'Lp di esordio che hanno suscitato speranze e sogni di gloria, la band di DeFeis è la prima ad essere messa sotto contratto dalla mitologica etichetta Music For Nations, fondata lo stesso anno e che ben presto riesce ad accaparrarsi formazioni che faranno la storia del rock. Ma i Virgin Steele sono i primi in assoluto a firmare per Martin Hooker, fondatore della casa di produzione, rilasciando un singolo intitolato "A Cry In The Night" prima di passare in studio per le registrazioni del materiale che andrà a comporre il secondo album, facendo esplodere definitivamente l'ondata epic metal, assieme ad altri importanti lavori tutti lanciati nello stesso arco di tempo, creando un ulteriore step nel processo evolutivo dell'heavy metal. Nel gennaio 1983, con una copertina evocativa dalle sfumature accese che mostrano un guerriero alato, dal fisico scolpito e dalle braccia protese e avvolte da una calda luce paradisiaca, il singolo testimonia non solo il passaggio dalla prima alla seconda fase della scrittura del band, ossia da un lavoro modesto e a tratti immaturo a uno più ragionato e calibrato, ma evidenzia anche il momento preciso in cui i Virgin Steele abbandonano il metal canonico e primitivo per dare allo stesso una nuova concezione. L'heavy metal viene proiettato nel futuro, mantenendo comunque solide radici ancorate nel passato, facendo da ponte tra la prima generazione di metallo americano e la seconda, più potente e anche più intelligente. DeFeis spartisce gran parte del lavoro col fido Jack Starr, anche se è da questo momento in poi che il suo estro creativo esplode definitivamente sommergendo il compagno-rivale proponendo due perle sonore scritte e composte proprio dal vocalist, due gioielli clamorosi che racchiudono la musica stessa della band, scandita da toni trionfali e altisonanti e dotata di un tocco poetico che è virtù di pochi. Non a caso, a deliziarci le orecchie è la ballad "A Cry In The Night", non una ballata qualunque ma una delle più belle composizioni melodiche sfornate dal genio di DeFeis e dal suo onnipresente pianoforte. Voce e piano per una canzone da lacrime, talmente magica e toccante da creare assuefazione, mentre la seconda perla sonora è "I Am The One", una bomba heavy che attacca sognante e morbida e che poi esplode in tutta la sua grinta animalesca. Ma prima di trarre conclusioni procediamo con ordine, andando ad analizzare la genesi e l'anima stessa di questi due brani diventati due classici dei Virgin Steele e che, venti anni dopo, ritroveremo ri-arrangiati nell'album/compilation "The Book Of Burning", lavoro pubblicato per festeggiare i due decenni di attività ma anche per ribadire la paternità di David DeFeis di alcune composizione che fanno parte dei primi due dischi, bloccati e spariti nel nulla per problemi legali in seguito alla contesa con Jack Starr per l'utilizzo del monicker Virgin Steele.

A Cry In The Night

A Cry In The Night (Un Pianto Nella Notte) è poesia di sublime splendore, uno dei tanti capolavori concepiti da David DeFeis e le sue onnipresenti tastiere. Voce e piano per una ballata da togliere il fiato, intensa e intrisa di una malinconia che lacera l'anima, perfettamente rappresentata nello splendore dell'art-work. Quando DeFeis si siede davanti al suo strumento non ce n'è per nessuno, il suo genio è in grado di regalarci regalità pura e trascendentale. Un pianto nella notte emerge dal silenzio, l'amore è bello che perduto e allora non resta che sognare, sognare che lei sia ancora lì, accanto al suo uomo, ancora in vita. Perduto in una foschia di strane passioni attraverso cui aleggiano amore, dolore, gioia e sorrisi, il mondo sprofonda e tutto diventa gelido e buio: è il regno della morte. Non resta che gridare il suo nome e restare in ascolto. Attacca il ritornello, geniale, da capogiro, dove la batteria di Ayvazian rintocca leggiadramente senza mai invadere lo spazio delle tastiere, la voce sublime di DaFeis ritorna più corposa e magnetica e incita la sua donna a piangere nell'oscurità, in modo tale da poterla raggiungere, abbracciarla per donarle calore, per restarle accanto illuminandola con la luce della vita. Ombre e luci, vita e morte messi in scena dalla mente di un artista sensibile e dal raro talento. Lui la incita a resistere, non deve arrendersi all'oblio, deve credere nella forza dell'amore, utilizzare l'amore come scudo col quale proteggersi dagli influssi della notte. Saranno ancora insieme, questa è la promessa che lui le fa. Volti astratti compaiono tra le fiamme, se tutto fosse una sporca bugia? Se la realtà non esistesse più? No, bisogna combattere e lasciarsi andare tra le braccia della speranza, gli occhi di quei volti sono ciechi, la loro è un'espressione di disprezzo, disprezzano tutto ciò che abbia a che fare con la vita, con la gioia, per questo bisogna ignorarli, non ascoltare le loro minacce, quindi non c'è altro modo che urlare il proprio nome. "Chiama il mio nome, gridalo nella notte" incita il nostro protagonista, proprio quando la chitarra di Starr esegue uno splendido e passionale assolo, dal classico sapore anni 80, per una ballad tipica dell'epoca ma sempre toccante. La ragazza apre il suo cuore che trasuda amore, e allora, con un filo di voce in corpo, urla e urla il nome del suo compagno, cercando la luce. I demoni dell'oblio continuano a distogliere l'attenzione dei due amanti, ma nulla può contro l'amore eterno, nulla, nemmeno l'oblio. La musica sfuma lentamente, proprio in prossimità di quell'oblio ricreato nelle liriche, laddove incantesimo e mitologia si vanno fondendo in un unico abbraccio immortale. Amore e morte, in tutte le sue forme, è questo il tema principale della musica di David DeFeis.

I Am the One

I Am The One (Sono Il Prescelto) è sognante, DeFeis femmineo e dalla voce acuta ci trasporta in un'altra dimensione, apparentemente dolce e delicata, rischiarata da una luce paradisiaca che si è estesa con la caduta sulla terra di una stella. Un bagliore improvviso ha immerso l'ambiente, e le voci degli angeli hanno chiamato il nome del giovane affacciato alla finestra. Il suo corpo ha perso peso e ha assunto una consistenza gassosa, tanto che ha potuto spiccare il volo e raggiungere quelle voci soavi. L'uomo è stato trasformato in angelo, è lui il prescelto, colui che dovrà badare per sempre alla sua donna. L'arpeggio mistico eseguito da Starr presto si trasforma in un riffing ipnotico e magmatico, così il pezzo si evolve in una cavalcata heavy che spezza il fiato. Defeis lancia acuti sanguinolenti descrivendo la sensazione del ragazzo-angelo che solca i cieli e delinea arcobaleni come ruggito di tuoni. Ormai ha raggiunto l'immortalità, l'inconsistenza dell'essere, poiché è diventato una creatura divina capace di illuminare il cammino del terrestre. Il fuoco dell'odio, il calore del sole, il coro degli angeli, lo accolgono con canti e lodi: egli è il prescelto. Il racconto mistico-religioso prosegue tra fraseggi incandescenti, rullate animalesche e melodie eccelse, dove trasuda tutta l'alchimia della band, la tecnica dei quattro musicisti e il loro talento nella creazione di una vera e propria mitologia che si evolverà nel corso degli anni in modo sempre più complesso. Il ritornello è pazzesco, si memorizza all'istante e non va più via, un vero capolavoro di epic metal. Il suono dell'ira è come una cannonata nel vento, l'angelo è il vendicatore mandato dagli Dei, per proteggere la sua amata ma anche per fare giustizia in un mondo intriso di odio e di peccato. Nessuno potrà sfuggire ai suoi poteri, tutti dovranno pagare il prezzo degli errori commessi. Probabilmente, coloro che dovranno dare la vita sono gli stessi che hanno ucciso la donna, l'amore dell'uomo divenuto angelo, creatura divina, incorporea e maledetta. Non è un caso se, quando DeFeis minaccia i peccatori, i miserabili, con voce arcigna e mefistofelica, dalle casse dello stereo scalpitano riff abrasivi e accordi di basso sofferenti. Dunque la batteria pone la parola fine scatenando il terremoto nel quale tutti i mortali peccatori periscono per mano del protagonista. Una parabola biblica, una donna uccisa, un uomo condannato al calvario di quella perdita, infine la vendetta per volere degli Dei. Gusto melodico e tema delicato per un pezzo impressionante.

Conclusioni

Davvero due opere d'arte che mettono in mostra tutto il talento compositivo di un artista come David Defeis, ma anche la sinergia creata con gli altri musicisti prima del tracollo che sancirà l'uscita di Jack Starr dalla band, tra litigi e denunce. Il singolo "A Cry In The Night" non solo è importante per la carriera dei Virgin Steele e di tutto l'epic metal (anche se siamo ancora in anticipo di sei mesi per parlare di epic metal, infatti il genere esploderà definitivamente nella seconda metà del 1983), ma è importante anche dal punto di vista collezionistico, essendo la prima uscita ufficiale della neonata etichetta Music For Nations, destinata a produrre i lavori di tantissimi giganti del metallo americano e non solo: dai Metallica ai Megadeth, dagli Agent Steel agli Anthrax, dagli Annihilator ai Candlemass, dai Manowar agli Anathema, passando per gli Hellion, i Loudness o i Cradle Of Filth, prima di chiudere i battenti nel 2014. I Virgin Steele portano bene all'etichetta, tanto che grazie al loro grande successo e al successo di vendite del singolo, Martin Hooker e il suo staff guadagnano fiducia nell'ambiente musicale, ingrandendosi nel giro di pochi mesi e facendo il salto di qualità definitivo entro la fine dell'anno. "A Cry In The Night" è un vero trionfo per la band newyorkese, la quale si assicura una buona fanbase da cui partire alla conquista dell'Olimpo musicale, anche se la vetta assoluta, in termini economici e non certo artistici, apparirà e scomparirà numerose volte nel proseguimento di carriera, sancendo la relativa sfortuna di una delle band più geniali della storia del rock, la quale dovrà affrontare lunghi periodi bui dovuti a diversi fattori: economici, diverbi legali, sofferenze fisiche, litigi, cattivi investimenti e molto altro. Ma la grandezza di una band si misura anche nei momenti difficili, e di certo i Virgin Steele hanno collezionato numerosi successi e si sono tolti tantissime soddisfazioni. Questo stupendo singolo, come suggerisce il magnifico art-work, è il miraggio di un clamoroso successo che non tarderà ad arrivare, dato che già dall'estate successiva, nei negozi di musica, farà bella mostra l'imponente "Guardians Of The Flame", album fondamentale per la nascita dell'epic metal, capace di illuminare la scena metal americana e di andare a sfidare, in campo aperto, colossi quali "Into Glory Ride" dei Manowar, "Crystal Logic" dei Manilla Road e "Deliver Us" dei Warlord,  tutti album usciti nella seconda metà del 1983. "A Cry In The Night" invece, combatterà a spada tratta con il singolo "Defender", dei Manowar, anticipando alla grande la stagione dell'epic metal. Diciamo che il singolo analizzato funge da eccellente antipasto per ciò che diventerà la band durante l'anno, facendo da primo step per la maturità musicale, quella vera, dalla tecnica voluta e ricercata alla cura in fase di scrittura, dove ottime liriche vengono a sposarsi con un metal orchestrale mai sentito prima di allora. Purtroppo, come già accennato, questi due pezzi avranno vita breve, in quanto soltanto due anni dopo spariranno dal mercato a causa di alcune beghe legali per la contesa tra DeFeis e Starr del nome Virgin Steele, vinta, come tutti sappiamo, dal vocalist.

1) A Cry In The Night
2) I Am the One
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