U2

Zooropa

1993 - Island

A CURA DI
ANDREA CERASI
04/05/2018
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Le macerie del muro della città di Berlino sono state rimosse e fatte sparire. Adesso l'aria che si respira è totalmente diversa, non ci sono più costrizioni ideologiche, almeno apparentemente, e si ha una sensazione di libertà forse mai avuta in precedenza. Con la riunificazione delle due Germanie viene a crearsi un mondo nuovo, una nuova Europa: l'est e l'ovest speranzosi in un sogno di pace e di globalizzazione che purtroppo contrasta con l'esplosione della guerra in Jugoslavia ma che, nonostante tutto, procede a ritmi veloci. Inizia a tutti gli effetti l'era moderna, quella nata negli anni 70, cresciuta negli anni 80 e maturata definitivamente nei 90. L'ultimo decennio del millennio è un crocevia di culture, di mescolanze stilistiche, di sperimentazioni fuori dall'ordinario, di drastici cambiamenti. L'Europa, e più in grande il mondo intero, sono finalmente proiettati in una nuova epoca, i popoli vengono bombardati dalla comunicazione, sorvegliati dalle compagnie telefoniche, osservati dai satelliti spaziali. La vita, da intima diventa pubblica, sotto gli occhi di tutti per essere scandagliata e discussa. La pubblicità acquisisce un valore fondamentale all'interno dell'economia contemporanea e gode di un'influenza spaventosa tra le nuove generazioni. Un popolo plagiato dalla comunicazione, indotto a pensare in modo uniforme, dove il materialismo sostituisce i vecchi valori e diventa fede inossidabile, idolo pagano al quale convertirsi e nel quale ritrovare l'armonia perduta. Gli U2, sempre attenti ai particolari e perennemente critici nei confronti della società, sondano territori inediti attraverso i quali trarre ispirazione. "Achtung Baby" inaugura un nuovo modo di suonare e di interpretare la musica, e così il relativo tour mondiale, lo ZooTv, concepito come esperimento multimediale che vede come protagonista assoluta la pubblicità, il mondo dei mass-media, la televisione, vista come mostro in grado di ipnotizzare e di traviare i giovani creando un esercito dedito agli stessi piaceri. Il successo dell'album è semplicemente enorme, il tour ha un'importanza storica senza precedenti: nel biennio 92-93 vengono toccate centinaia di città sparse per il globo, montati palchi e megaschermi mai visti prima d'ora in un concerto, e la tecnologia la fa da padrone in ogni singolo passo per un'esperienza sconvolgente e magica, volutamente eccessiva. Eventi mai visti prima prendono forma grazie alla musica proposta dal vivo dalla band irlandese, la quale non si risparmia, girando per più di due anni e suonando praticamente ovunque. Nel 1993 gli U2 sono la band più famosa e incontrastata al mondo, ma il tempo, anche per i giganti dello showbiz, è tiranno: mentre i nostri sono costretti a viaggi continui ed estenuanti, il nuovo materiale scarseggia e fa fatica ad uscire. I singoli dell'album del 1991 cominciano ad abbandonare le radio e le tv, e allora il produttore Brian Eno e il manager Paul McGuinness pensano che sia meglio dare vita subito a brani freschi da dare in pasto al proprio pubblico. Si parla di un ep, poi durante l'estate '93 ecco che fa la comparsa sugli scaffali dei negozi un album completo: "Zooropa", dall'eccentrica e significativa copertina viola decorata con le stelle dell'unione europea che contornano il viso caricaturale di un ragazzino trasformato in tv, con tanto di antenne. L'intento di rappresentare i tempi moderni attraverso il tour trasfigura in un disco vero e proprio, partendo da forme astratte e modellandosi sui suoni che vanno in voga al periodo, e il primo singolo estratto, "Numb", ne è l'emblema, poiché si tratta di un gelido rap, cantato da The Edge su una base ipnotica, e costruito su un testo paranoico nel quale Bono interviene in falsetto soltanto nel refrain. Alienante e scioccante, il singolo testimonia la volontà della band di evolversi costantemente. Figlio della svolta stilistica di "Achtung Baby", "Zooropa" esaspera ancor di più i toni sperimentali e modernisti del precedente lavoro, riuscendo a incastrare la filosofia artistica degli U2, ossia quella radicata nel rock, nel punk e nel blues, con il pensiero minimalista di Eno riscontrabile nei suoi album ambient, concentrati interamente sull'elettronica e sulle atmosfere ovattate. L'ottavo capitolo di una discografia incredibile per qualità e successo nasce nei ritagli di tempo, durante le pause dal tour, ma fondamentalmente viene ideato e concepito tra un live e l'altro, pensato come estensione del progetto ZooTv, e pertanto risulta sfocatamente affrettato e incompleto, ma non di certo fallimentare. Nato dalla nevrosi psichica che coinvolge Bono e soci e catturato nei pochi frangenti a disposizione, l'opera è vincente: gli U2 ed Eno non hanno molto tempo per i dettagli, è vero, alcuni pezzi vengono registrati al volo e inseriti in scaletta, altri sono solo abbozzati, molti altri invece non trovano nemmeno posto perché fin troppo astratti, ma l'ispirazione e il coraggio sono talmente elevati che tale incompletezza viene elegantemente mascherata da una classe infinita che solo i grandi possiedono. Ed è proprio dall'incompletezza di una Berlino divisa in due che incomincia il nostro viaggio, per poi estendersi per migliaia di chilometri in giro per il continente. Gli U2 sono tornati in Europa dopo la breve parentesi americana, "Zooropa" ha il sapore di casa.

Zooropa

È con una frase tedesca che viene introdotto il viaggio che stiamo per affrontare e allora Zooropa, parola che accorpa due nomi: Europa e Zoo, ci ricollega inevitabilmente il vecchio continente con uno zoo nel quale noi stessi siamo gli animali da osservare, così come era stato rappresentato nella "Zoo Station" di "Achtung Baby". Dalla stazione zoo di Berlino, che capta messaggi proveniente dalle comunicazioni spaziali, una serie di voci si accavallano confusamente adagiate su strani effetti elettronici amalgamati ai cupi rintocchi delle tastiere. L'Europa si trasforma in zoo. "Il progresso è tecnologia" dice in tedesco Bono, dando inizio a un suadente oscuro elettro-rock tecnologico. Le distorsioni della chitarra effettata di The Edge sono alienanti, Larry Mullen subentra quasi timidamente, l'atmosfera è notturna, misteriosa ma pacata. I messaggi che vengono cantanti da Bono sono presi direttamente dalle pubblicità che la stazione televisiva, la ZooTv, riesce a captare, e infatti la prima strofa non è altro che uno sciorinamento di frasi ad effetto realmente passate sullo schermo. "Zooropa, il progresso è tecnologia. Sii tutto ciò che riesci ad essere. Si un vincente, mangia per dimagrire", sussurra il vocalist citando gli spot di Audi, del reclutamento dell'esercito USA, delle lotterie britanniche e di una barretta per dimagrire. E ancora "Zooropa, un bianco tendente al blu, potrebbe essere tuo stanotte. Siamo verdi e delicati e perfettamente puliti. Zooropa, migliore su carta, sorvola cieli amichevoli. Per mezzo della scienza, abbiamo una certa confidenza", nella quale si citano il marchio di un elettrodomestico, una compagnia aerea, un dentifricio e un detersivo. Bono canta con voce modificata, il basso di Adam Clayton è leggiadro e robotico, in sottofondo emergono delle voci e dei coretti angelici che ci cullano tra le note incantate del pezzo. Tre quarti di brano se ne vanno così, ipnoticamente, poi uno squarcio: la chitarra affilata inventa un fraseggio energetico che stride nell'etere, dunque le linee melodiche si trasformano addolcendosi un pochino e rivelando inaspettati effetti elettronici sempre più consistenti. "Non ho la bussola, non ho mappe, non ho ragioni, nessuna ragione per tornare. Non ho religione, non so cosa sia, non conosco limiti, il limite di ciò che abbiamo". Ci troviamo spaesati in giro per l'Europa, caduta nel caos, senza più certezze. Soltanto dubbi e false speranze. Eppure il protagonista delle liriche ci rassicura, prende per mano la sua amata e non cede al dramma. In qualche modo riuscirà a sopravvivere. Il refrain è bello e potente, costruito su una montagna di suoni stranianti studiati da The Edge, nel quale i cori si intensificano, così come il tono declamatorio di Bono. "Non preoccuparti, tesoro, andrò tutto bene. Hai le scarpe giuste per passare la notte. Fa freddo fuori ma almeno è illuminato. Evita i sotterranei, restiamo in superficie. Metti la testa fuori dal fango e piantaci fiori". Il continente è un posto pericoloso, gelido e notturno, ma anche dal fango nascono fiori e il colore e la luce possono tornare. "Nessun nome particolare per una città, nessuna particolare canzone, mi stavo nascondendo, ma da cosa?" ci si interroga prima di ripetere il ritornello: "Non preoccuparti, andrà tutto bene. L'incertezza può essere un faro, sento le voci, ridicole voci, esternamente. Andiamo in superficie. Escogita il mondo in cui vuoi vivere, sognalo". Il brano si interrompe improvvisamente, lasciandoci sprofondare in questo nuovo e ignoto mondo perduto nell'ombra.

Babyface

La tv è ancora al centro dell'attenzione con Babyface (Viso Da Bambina), robotica semiballad dal sapore blues nel quale un ragazzo, ossessionato dalla bellezza di un'attrice, continua a guardare all'infinito il film al registratore. Il basso di Clayton rimbomba accompagnando la malinconica batteria di Mullen, mentre Bono scandisce delicati versi melodici: "Guardando i tuoi lucenti occhi blu nel fermo immagine. Li ho visti così tante volte che sento di potermi considerare il tuo miglior amico. Sei così bella, vestita in un giorno di festa". Il ritornello risalta nell'immediato, puro e semplice come l'innamoramento: "Viso da bambina, rallenta, lasciami sciogliere il reggiseno. Viso da bambina, ragazza copertina dalla grazia genuina. Sai essere gentile con un tipo normale?", Bono si interroga sul carattere dell'attrice, tanto raffinata ed elegante da sembrare una dea lontana dalla normalità. Chissà se un uomo semplice potrà mai attirare la sua attenzione. The Edge si intravede facendo stridere la chitarra, sottolineando il bel ritornello e rafforzando il concetto dell'idolatria. Poi i toni si stemperano per dare spazio al secondo verso: "Tornando tardi a casa, ho voglia di accendere la tv per cercare ogni fermo immagine. Controllo a rallentatore, notando ogni colore e ogni suono, ammirandoti". L'ossessione del ragazzo è evidente, la bellezza della tipa lo ha stregato, lo ha ipnotizzato a tal punto che lui non desidera che tornare a casa per rivederla in tv, ogni giorno, sera dopo sera. Bono si sdoppia, una vocalità piena e una in falsetto che sembra riprodurre il suono acuto della chitarra. Il chitarrista emette una serie di accordi metallici, conducendoci alla fase finale, dove Larry Mullen potenzia i colpi inferti alla batteria. Gli effetti elettronici riprendono possesso della base strumentale, creando un vortice caotico che va di pari passo col balbettio intonato dal vocalist. "Viso da bambina, apri la porta, lascia disfare la valigia, tu sei ovunque, in tutta la casa. Viene dallo spazio esterno". La tv e le immagini proposte sono ormai entrate nelle nostre case, tanto da essere presenti in ogni dove, da essere sempre presenti al nostro fianco. Siamo schiavi della comunicazione tecnologica e ci innamoriamo persino di personaggi che non esistono realmente.

Numb

Schiavi del messaggio proclamato dalle televisioni del mondo intero, idoli entrati nelle nostre case, come suggerisce Numb (Stordito), nevrotico e nichilista rap che contamina mente e corpo e li liquefa sotto una montagna di immagini e messaggi criptici. Il protagonista, questa volta, è The Edge, che intona con freddezza glaciale e una certa monotonia una serie di divieti. I messaggi subliminali inferti dalla tv sono palesi nel relativo videoclip, dove il musicista resta seduto su una sedia, di fronte allo schermo, cibandosi impassibilmente e ossessivamente di pubblicità, telegiornali e programmi, mentre, attorno a sé, il mondo continua a girare inesorabile cercando di disturbarlo. L'effetto elettronico si snoda assieme al giro di chitarra, proiettando in una dimensione buia e statica. "Non muoverti, non parlare del tempo, non pensare, non preoccuparti. Non prendere, non stringere, non sperare, non respirare, non rattristarti". L'elenco è lungo e snocciolato con freddezza senza accenno di vita, poi giunge Bono in falsetto, per il sottile ritornello: "Mi sento stordito, il troppo non è mai abbastanza. Dammene ancora di quella roba, dammi ancora quella roba". Si sta parlando ovviamente delle immagini subliminali scandite dai mass-media, che attraverso queste tendono a sottomettere il popolo, a dominarlo per i comodi di pochi. Il rap si spegne, come a cambiare canale, per qualche istante, la batteria prende il controllo cercando i tasti del telecomando, dunque delle note elettroniche si avventano sullo spettatore, rappresentano i neuroni che si stanno fondendo. La tv si riaccende e con essa anche la serie di divieti e di ordini: "Non ascoltare musica, non ballare, non teorizzare, non cambiare, non mentire, non scusarti", ma il falsetto in sottofondo prosegue ipnotico fino alla fine. La sperimentazione degli U2 qui raggiunge il suo apice, così come la critica sociale, davvero spietata in questo caso. Le voci si amalgamano, si dividono, diventano astratte, mano a mano che si procede l'elettronica sovrasta tutto, distorcendo ogni suono come se ci fosse un'interferenza. La ZooTv è attiva e veglia su di noi, sul nostro pensiero. Una chicca ipnotica e irrequieta non troppo apprezzata appena uscita, capace di spiazzare fans e critici, ma che col tempo è riuscita a rivelare la sua anima, a supporto della quale, la band sceglie di non rilasciare un vero e proprio singolo in versione cd o vinile, ma preferendo smerciarlo solo in vhs, tenendo legati musica e video. Certamente una politica commerciale bizzarra, ma piuttosto significativa.

Lemon

Gli echi elettronici indotti dalla batteria e dalla chitarra riscontrati in "Zooropa" li ritroviamo in Lemon (Limone), per un pezzo geniale che fa della modernità la sua arma vincente, nel quale Bono sfodera una prestazione incredibile, cantando quasi perennemente in un ironico falsetto. Un brano dance rock il cui titolo è ispirato a un vecchio filmino di casa Hewson, dove la mamma di Bono, Iris, indossa un cappotto giallo limone, mentre il testo non è altro che un elogio all'ingegno umano. Il brano, così come le liriche, si evolvono lentamente a ritmo dance, partendo appunto dalla descrizione del vestito indossato dalla madre del vocalist. "Limone, si intravede alla luce del sole, lei indossava una giacca limone, ma mai durante il giorno. Lei ti farà piangere, sussurrare e gemere, ma quando sarai asciutto lei estrarrà acqua dalla pietra". Iris è una figura lontana ma ancora presente nella mente dell'artista, lei è la figura che attraverso la sua morte, avvenuta quando Bono era adolescente, fa ancora piangere e gemere dal dolore. Ma tutto questo dolore è servito a qualcosa, perché una volta asciugate le lacrime, ha donato l'acqua, sorgente di vita, per sopravvivere, per rendere più forte l'uomo che è diventato. Ma il ricordo di quel periodo è ancora tremendo: "Mi sento scivolare lentamente di sotto, mi sento come se mi aggrappassi al nulla", recita Bono, passando dal falsetto alla voce piena, gridando la sua confusione. Iris è anche incarnazione di arte, il suo cappotto color limone è rappresentazione di creazione artistica e scientifica: "Lei vestiva di giallo, per colorare le fredde notti grigie. Lei aveva il paradiso e se lo teneva stretto". Ecco l'elogio, suggerito in un ritornello strepitoso e solenne, cantato da tutta la band sempre sulla stessa base danzereccia: "Un uomo crea un'immagine, un'immagine in movimento, attraverso una luce proiettata. Egli può vedere se stesso in primo piano. Un uomo cattura i colori, un altro fissa il cielo, un altro trasforma i suoi soldi in luce per afferrare lei". Bono sta descrivendo le immagini del filmino della sua famiglia, dove tre uomini indaffarati ruotano attorno alla figura centrale, sua madre. Adesso il cantante si sente trascinare via dalla corrente psichica e si avvicina alla donna, il ritmo cambia inaspettatamente diventando un notturno malinconico e romantico nel quale si erige il bridge, che sussurra: "La mezzanotte è dove il giorno incomincia", nel senso che anche nel buio più profondo si deve trovare la speranza di ricominciare. La seconda parte cambia registro, se da una parte ritmo e melodia restano le stesse della prima, qui cambia totalmente il concetto principale espresso nel testo, da una visione intima si passa dunque a una generale. "Un uomo costruisce una città, con cattedrali e banche. Un uomo scioglie la sabbia per vedere il mondo esterno, creando il vetro. Un uomo fa una macchina e costruisce una strada per farla andare veloce. Un uomo sogna di partire ma resta indietro". L'ingegno umano è sotto gli occhi di tutti, la creazione è il motivo che spinge l'uomo a proseguire il suo cammino, la tecnologia, tema portante dell'album, ritorna in questo brano. La donna col cappotto giallo limone diventa ispirazione, immaginazione. Anche dal un ricordo doloroso può nascere qualcosa di buono. Emergono gli archi, sovrastando l'elettro rock, accompagnandoci al termine di questo capolavoro assoluto, dal sapore nostalgico, struggente, ma positivo.

Stay (Faraway, So Close!)

Stay - Faraway, So Close! (Resta - Lontano, Così Vicino) fa parte della colonna sonora del film "Così Lontano, Così Vicino" di Wim Wenders, amico della band, il quale proprio nel 1993 gira il seguito del capolavoro "Il Cielo Sopra Berlino". La poesia delle immagini estratte dalla pellicola è qui immortalata dalla musica degli irlandesi, attraverso un susseguirsi melodico di grande raffinatezza. La batteria di Mullen batte colpi metallici mentre The Edge esegue delicati arpeggi che vanno dritti al cuore dell'ascoltatore. "Luce verde, Seven-Eleven. Ti fermi per comprare le sigarette, non fumi e non ne hai nemmeno voglia. Controlli il resto, le ruote girano ma tu sei sottosopra. Dici che quado lui ti colpisce a te non importa, ma quando ti ferisce ti senti viva". Il Seven-Eleven è una catena di negozi che vendono un po' di tutto, qui la protagonista delle liriche si ferma non appena scatta il semaforo verde per comprare le sigarette. Proprio mentre afferra il resto si ricorda del suo uomo, deceduto non molto tempo prima e trasformatosi in angelo custode, come suggerisce poi il film. Questo angelo si aggira in città, siamo sempre a Berlino, una città cupa, lacerata da un muro che ora non c'è più ma che ancora presenta tracce, anche se ci si sta riprendendo. La malinconia di un tempo è però ancora presente, le linee vocali sono trascinanti, tanto evocative, tanto poetiche, capaci di creare immagini potenti, quasi filmiche. "Luci rosse, mattinata grigia. Inciampi in una buca sul suolo, un vampiro o una vittima, dipende da chi c'è in giro. Eri solita restare ferma a guardare lo schermo, tanto che avresti potuti doppiare i talk-show". I colori sono importanti, sono le sfumature della città, un posto dai colori smorti, slavati, nei quali si aggirano anime in pena, afflitte dal dolore. In giro si intravedono queste anime, sono vampiri succhia energie, oppure vittime in balia del destino. Umani e angeli, tutti nello stesso mondo terreno. Il pre-chorus è nobile, dove l'angelo si palesa davanti alla ragazza e riesce a percepire i suoi pensieri, prova persino a toccarla, attraversando il suo corpo di carne: "Se tu guardi, guardi attraverso me. Quando parli, tu parli a me, quando ti tocco, tu non senti nulla". I cori si rafforzano, così la chitarra e il basso, intanto la batteria resta glaciale, espressione sonora della città. Bono ci delizia con il ritornello, da cantare a cuore aperto e con tutta la voce in gola: "Se potessi rimanere, allora la notte ti lascerebbe in pace. Resta e il giorno manterrebbe le sue promesse, resta e la notte sarebbe abbastanza". I toni si smorzano, le strofe riprendono da dove avevano lasciato, anche se adesso The Edge è più presente con la sua ascia, creando una serie di toccanti fraseggi. "Lontano, così vicino. Su con l'elettrostaticità della radio, con la tv satellitare puoi andare ovunque: Miami, Londra, Berlino, New Orleans, Belfast. E se tu ascolti io non posso chiamare, se salti potresti cadere, se gridi io sento appena". Lo spirito degli angeli è come energia elettrostatica indotta dagli strumenti elettronici, radio e televisori satellitari che creano queste onde magnetiche che riverberano nell'aria e di città in città. L'angelo fa la guardia alla sua amata, ma è stremato perché non la può toccare e lei non può sentirlo. Sono tanto vicini quanto lontani. "Resta con i demoni che hai affogato. Resta con lo spirito che ho trovato. Resta e la notte sarà abbastanza" l'implora la celeste figura, ma sa già che si tratta di un amore diviso e impossibile. Tra i cori in sottofondo, Bono declama l'ultima struggente nota: "Tre in punto del mattino, è calmo e non c'è nessuno. Solo il colpo di un angelo che precipita a terra". Il tonfo amaro di un cuore spezzato.

Daddy's Gonna Pay For Your Crashed Car

Daddy's Gonna Pay For Your Crashed Car (Papà Pagherà Per La Tua Auto Distrutta) è un brano dai connotati paternalistici che sembra più che altro una perentoria e diabolica cantilena ai danni del consumatore, incarnato da una giovane ragazza combina guai. Ancora un'interferenza radiotelevisiva, poi il canale si sintonizza su un inno bellico che ha un sapore amaro, ma presto viene spazzato via dalla sinistra batteria di Mullen e dall'introduzione, sommersa da un mare di suoni distorti, della chitarra e del basso. Il risultato è un pezzo strano, dall'andamento particolare, tanto eccentrico quanto affascinante, che flirta sapientemente con l'industrial. Bono è gelido e monocorde: "Sei una pietra preziosa, sei uscita da sola. Conosci tutti nel mondo, eppure ti senti sola. Papà non vuole che tu pianga, papà non vuole che tu ti ferisca. Papà ti dona molto di più di quanto puoi avere". È entrato in scena il personaggio di Mr. McPhisto, un diavolo tentatore che plagia le menti, costringe a peccare, infetta tutti con la sua superficialità contemporanea. "Papà pagherà la tua auto incidentata", dice nel refrain, rassicurando la figlioccia dopo il danno fatto. Bastano i soldi e tutto si aggiusta, non ci vuole molto, ma egli vuole in cambio qualcos'altro: l'anima. Intanto The Edge sperimenta suoni, una montagna di suoni elettronici, da accompagnare alla sua chitarra. La melodia è totalmente assente, sia nelle strofe che nel ritornello, e solo nichilismo, solo cinismo sono trasmessi. "Sei un po' tesa, sei un pugno di un bimbo. Baci di farfalla attorno al tuo polso. Quando vedi arrivare papà, ti lecchi il labbro e ti mangi le unghie fino alla carne". La ragazza sa che ha sbagliato, è tesa per l'arrivo di suo padre, arrabbiato per aver distrutto la sua auto, ma non deve preoccuparsi, tutto si risolverà. Ma lei è nervosa, si mangia le unghie e si morde il labbro, sembra una bambina col broncio, ma il papà/demonio sa essere comprensivo. Mullen prende il sopravvento, colpisce duramente i piatti attraverso un drumming calibrato e sintetico, talmente artificioso che rievoca il martellante rumore di un'officina meccanica, il ferro battuto, lo stesso utilizzato per costruire automobili. I toni si incendiano, la chitarra emette grida distorte, il basso gira corposo e rimbomba nelle casse, la linea melodia resta la stessa, nella sua immobile perfezione. "Hai una testa piena di traffico, sei il canto di una sirena. Piangi per mamma, e papà è lì davanti. Lui ti dà le chiavi per un'auto fiammante. Papà è ovunque tu sia. Papà è conforto, papà è il miglior amico, papà ti prenderà la mano fino alla fine". Il diavolo tentatore è per sempre, una volta stipulato il contratto con lui, non si può sfuggire. L'anima è corrotta, dannata per l'eternità. Bisogna fare attenzione a ciò che si desidera. L'andamento accelera sul finale, la band, all'unisono, intona i giorni della settimana, come a voler ribadire il concetto che la dannazione materialistica dura sempre, ogni giorno. Un brano industrial, dai suoni ricercati e particolari, che non ha praticamente evoluzione, tanto che si chiude in se stesso come una pietra.

Some Days Are Better Than Others

Some Days Are Better Than Others (Alcuni Giorni Sono Meglio Di Altri) è il brano minore in scaletta, sia dal punto di vista musicale che lirico, che avanza ripetendosi un po' troppo, pur conservano una discreta melodia di fondo. Le linee strumentali sono guidate dal basso di Clayton, qui in gran spolvero, che introducono un brano funky piuttosto solare, suddiviso in blocchi uguali tra loro. "Alcuni giorni sono secchi, altri sono umidi. Alcuni giorni sono puliti, altri sono vigliacchi. Alcuni giorni prendono meno, ma la maggior parte prende di più. Alcuni ti scivolano tra le dita e cadono al suolo". La vita e la quotidianità sono racchiuse in questa manciata di frasi, un po' banalotte, fin troppo retoriche, ma sicuramente vere. "In certi giorni sei meno rapido, in altri sei veloce. Alcuni giorni utilizzi più forza di quanta sia necessaria, altri giorni si susseguono così. Alcuni giorni sono migliori di altri". Il brano prende quota nel ritornello, semplice ma tutto sommato efficace, dove la chitarra si impenna, anche se per breve tempo, e il basso torna a ruggire. L'urgenza pop e l'orecchiabilità sono fin troppo palesi persino nella struttura, e infatti si procede così per tutta la durata della canzone. Forse la band avrebbe dovuto lavorarci ancora un po' su, cercando differenti soluzioni per i vari blocchi, tanto per non risultare ripetitiva. Gli unici cambiamenti li troviamo nella parte centrale, nelle due strofe di mezzo, dove The Edge aumenta la dose di elettronica e alza il volume della sua chitarra con delle distorsioni che sembrano più interferenze che accordi. "Alcuni giorni sono onesti, altri non lo sono. Alcuni giorni sei grato di ciò che hai, altri ti risvegli nell'esercito, e altri ancora sei il nemico da affrontare. Alcuni giorni sei a lavoro, altri sei pigro. Alcuni giorni ti senti un bambino che cerca Gesù e sua madre". "Alcuni giorni senti una voce che ti porta in un altro luogo" suggerisce il gustoso ritornello, per poi lanciare la sezione ritmica in un epilogo strumentale celere e infestato dai suoni elettrici. Il senso di incompletezza domina l'intero brano, che di certo brutto non è, ma è mancante di personalità e di una svolta narrativa. Le idee qui sviluppate sono poche e messe su in fretta, e non è un caso se Bono lo ha scritto e composto in aereo, tra una tappa e l'altra del tour mondiale, giusto per riempire il disco.

The First Time

Il lato romantico dell'album arriva con la morbida The First Time (La Prima Volta), canto d'amore autobiografico dedicato alla moglie di Bono, Allison. The Edge esegue un arpeggio malinconico e subito entra in scena il vocalist: "Ho un amante, un amante come nessun altro. Lei ha anima dolce e mi insegna come cantare". Allison è ancora una volta protagonista di uno dei testi degli U2, donna forte dal grande fascino, dallo spirito nobile e dal carattere dolce. Il ritornello ci raggiunge etereo, timidamente ci sfiora come una carezza: "Lei mi mostra i colori quando non se ne vede nessuno. Mi dona speranze quando non riesco a credere. Per la prima volta io provo amore". Il tripudio amoroso scocca come una freccia e colpisce sia Bono che l'ascoltatore, ipnotizzati dalla morbidezza del testo e della musica. Le tastiere emergono placidamente, la chitarra crea un giro che rimanda al brano "All I Want Is You". "Io ho un fratello, quando sono in cerca di fratelli. Spendo tutto il tempo a correre e lui lo passa a correre dietro a me", questo passaggio crea dei dubbi sul destinatario del messaggio, molti pensano si tratti di una duplice dedica, da una parte all'amata moglie e dall'altra a un caro amico, considerato un vero fratello. Il secondo ritornello parla, infatti, di un uomo: "Quando mi sento giù mi basta chiamare e lui arriva subito. Per la prima volta io provo amore". L'armonia conquista lentamente, si fa largo nel cuore degli ascoltatori, ma la durata del pezzo è concentrata in soli tre minuti, e allora si passa all'ultimo verso. "Mio padre è un uomo ricco, indossa un mantello da uomini ricchi. Lui mi ha donato le chiavi del suo regno e una coppa d'oro e mi ha detto -Ho molte dimore e ci sono molte stanze da vedere-, ma io me ne sono andato dal retro e ho gettato la chiave". Bono termina tra i rintocchi sempre più invadenti del pianoforte, con un dilemma che lo ha divorato per anni: quello dell'appartenenza religiosa dalla quale lui, così come i suoi compagni, è riuscito a fuggire per dedicarsi alla musica. Non ha rinunciato alla fede, ovviamente, ma è scappato da quel mondo limitante tipico delle sette. In pochi passi il cantante ha concentrato la sua vita, il suo amore, la sua amicizia, la sua vocazione spirituale. "The First Time" è una ballata preziosa.

Dirty Day

Dedicata allo scrittore Charles Bukowski, Dirty Day (Sporco Giorno) è una perla di sporco rock 'n' roll dal testo cinico, in linea con gli scabrosi scritti dell'autore americano. Il basso è energico, screziato di ruggine, rimbomba su un tappeto tastieristico che introduce quasi un mondo apocalittico. Bono è pungente, dalla lingua affilata: "Non ti conosco e tu non conosci la metà di ciò. Io avevo un ruoto importante, ero il ragazzaccio che si allontanava. Loro hanno detto di stare attenti a dove miri, perché tu potresti colpire. Puoi anche aggrapparti a qualcosa di così forte, ma l'hai già perso". Bono ce l'ha con qualcuno che lo ha fatto soffrire, dice che di lui non ci si può fidare e allora lo etichetta come nemico, inaffidabile e malvagio, pronto a sparare su tutti. La seconda strofa possiede una struttura e una melodia diverse dalla prima, sintomo di un brano in costante evoluzione. Persino l'intonazione cambia, infatti Bono declama in falsetto: "Trascinami giù, questo non è il modo in cui eravamo abituati. Tu non riesci nemmeno a dimenticare quello che sto cercando di dimenticare". Il ritornello esplode in tutto il suo splendore, sospeso nel tempo, privo di melodia, ma d'impatto, energico, supportato da una chitarra dal gusto rock e una batteria urlante che si trascina a ricordare il giorno del litigio tra i due ex amici: "Era uno sporco giorno". "Cerchi spiegazioni che io non comprendo. Se cerchi qualcuno da biasimare lancia un sasso in aria e colpirai qualche colpevole" recita la strofa, ma ecco che la band cambia registro, suonando un angelico intermezzo che sorprende per melodia, laddove le tastiere emettono note delicatissimi, quasi paradisiache, sulle quali Bono si concentra con estrema calma prima del delirio rock. "Da padre a figlio, in una vita è cominciato un lavoro mai compiuto. E l'amore non durerà che il tempo di un ultimo bacio". Il brano procede placido nonostante l'aria sinistra e il testo crudo, ma si intuisce un colpo di coda graffiante che arriva nell'ultima fase. Il basso è minaccioso, la chitarra ruggente, ed è qui che si svela il protagonista, Hank Chinaski, il personaggio creato dalla mente di Bukowski e suo alter-ego, perché viene direttamente chiamato in causa. "Non c'è sangue più denso dell'inchiostro. Ascolta ciò che dico, niente è semplice come pensi. Svegliati, alcune cose non si superano, io sono in te, sono Hank e dico: -I giorni fuggono come cavalli su una collina-". L'inchiostro è quello utilizzato da Bukowsi per creare i suoi libri, qui ne viene citato uno in particolare: "The days runs like horses over the hills", libro molto amato dal vocalist. Un grande pezzo, molto classico, non contaminato dalla svolta sperimentale osservata fin qui.

The Wanderer

Classica sarebbe anche una traccia come The Wanderer (Il Vagabondo), visto lo spirito country, se non fosse per una base danzereccia che strizza l'occhio alla dance anni 90. Un folk elettronico che cattura subito l'attenzione, interamente cantato dalla star ospite, il leggendario Johnny Cash. La scelta pare avventata e, a mio avviso, sarebbe stato meglio un vero duetto, piuttosto che lasciare totalmente il microfono al cantautore americano, creando una specie di sorpresa finale che contrasta con i toni cupi fin qui narrati, ma devo ammettere che il pezzo piace a molti e viene ben visto dalla critica. Praticamente troviamo un classico brano alla Cash filtrato dalla base realizzata dagli U2, per un mix di grande effetto. La melodia folk si appiccica sulla pelle, le tastiere riecheggiano che è una bellezza, i cori trasmetto pace e armonia, chiudendo serenamente (solo a livello musicale) un lavoro piuttosto cupo. "Sono uscito camminando lungo le strade d'oro. Sotto le pietre ho visto pelle e ossa di una città senza anima. Sono uscito sotto un cielo atomico, dove il terreno non si rivolta e la pioggia brucia come lacrime". Il testo invece è in linea con la cupezza dell'album, facendo immaginare questo cowboy sperduto in un mondo devastato, colpito dall'apocalisse. La voce di Cash è ipnotica e grave, è sempre bello ascoltarla, e assomiglia a quella di un profeta in cerca di un Dio che non esiste più. "Vado alla deriva dove gli uomini non possono camminare o parlare liberamente. I figli sottomettono i padri, fuori dalla chiesa la gente dice che vuole il regno ma senza Dio dentro". Nel nuovo mondo eretto non c'è spazio per la fede, tutto è sintetico, artificioso, i giovani ribelli e i vecchi sottomessi. "Sono uscito cercando un uomo buono, uno spirito che non si sarebbe piegato, che avrebbe creduto al Padre. Sono uscito con una bibbia e una pistola, la parola di Dio pesa sul mio cuore. Ero sicuro di essere quello giusto. Adesso, Gesù, non aspettarmi alzato, arriverò presto. Devo prima vagabondare". L'intrepido cowboy è in viaggio per le terre sperdute, deve fare esperienza, deve osservare la gente, vivere e morire, prima di raggiungere casa, nell'oltretomba. La melodia vincente si sposa perfettamente con gli effetti elettronici, cullandoci in questo mondo desertico e freddo, privo di certezze e di speranze. Quel mondo ci riporta all'Europa degli anni 90, anzi, alla Zooropa della prima traccia. Ognuno di noi è un cowboy disperso nella disastrata società, e il richiamo alla title-track, e anche a tutto al motivo portante dell'album, che è poi l'elemento industriale, si evidenzia non appena termina il brano, quando si palesa, anche se solo per pochi secondi, un suono metallico che sembra uscito da una fabbrica, una sorta di allarme che avverte la popolazione di un pericolo imminente. Un leitmotiv ricorrente che, tramite un climax circolare, ritorna a chiudere il tutto.

Conclusioni

Degno erede, anche se non ne raggiunge le vette, del mastodontico e acclamato "Achtung Baby", "Zooropa" è un album particolare e coraggioso, nel quale si respira la vera eredità di un'era ormai giunta a noi, che ha preso piede nel giro di pochi anni, a cavallo tra gli anni 80 e i 90, e che si è imposta con coraggio per tutto il decennio, portando drastici cambiamenti culturali e artistici. "Zooropa" è l'incarnazione del caos industriale e tecnologico, è un album volutamente incompleto perché messo su in fretta, ed è questo il tratto che emerge durante il suo ascolto, quando sarebbe bastato veramente poco per renderlo un capolavoro: qualche aggiustamento qua e là, un paio di brani meglio rifiniti, un altro paio aggiunti e la ricetta sarebbe stata miracolosa. Ma forse proprio per la sua natura selvaggia, indecifrabile, eterogenea e caotica, pur mantenendo un filo logico omogeneo, questo album fa emergere la sua vena sperimentale, imprevedibile e magnetica, capace di consegnarci una band ancora in stato di grazia anche se immersa in un mare di impegni. Gli U2 rilasciano il nuovo album durante il tour, e forse proprio per questo motivo non gli dedicano tanto spazio, inserendo saltuariamente i nuovi pezzi nelle scalette, promuovendo soltanto a tratti un'opera che raggiunge subito un enorme successo, vendendo ben sette milioni di copie, ma che dopo qualche mese si sgonfia a causa di una promozione quasi del tutto assente. "Numb", ad esempio, non esce né in cd né in vinile, ma solo in vhs, dove viene inserito il relativo videoclip, con un The Edge ipnotizzato dalle immagini di una tv, gli occhi fissi al monitor e legato in una stanza buia, tormentato dalle notizie che apprende. "Lemon" invece è ispirata a un vecchio filmino amatoriale di casa Hawson, dove la mamma di Bono indossa un cappotto giallo limone, e viene lanciata ben tre mesi dopo l'uscita dell'album, un po' troppo tardi per trascinare le vendite (comunque già corpose), mentre il terzo singolo estratto è la dolce e meravigliosa ballata "Stay", inserita come colonna sonora nel nuovo film di Wim Wenders "Così Lontano, Così Vicino", seguito del celebre "Il Cielo Sopra Berlino", il cui videoclip presenta appunto le poetiche immagini dei due film del regista tedesco e che è un po' l'emblema musicale di una Berlino rinata. Oltre ai tre singoli, l'album presenta altre curiosi brani, a partire dalla title-track, un vero capolavoro di elettro-rock, una delle più belle canzoni firmate dal combo irlandese, che ha l'intento di rappresentare un'Europa osservata dallo spazio nella quale si confondono voci ed effetti sonori che rimbalzano continuamente. Il blues robotico di "Babyface", suadente e armonioso che si fa largo nella sua semplicità, l'industriale "Daddy's Gonna Pay For Your Crashed Car", la romantica "The First Time", la solare e ripetitiva "Some Days Are Better Than Others" e la cruda "Dirty Day", dedicata allo scrittore Charles Bukowski, per terminare con il folk danzereccio di "The Wanderer", cantato in compagnia di Johnny Cash. In "Zooropa" gli U2 eccedono, suonano di tutto, rock, elettronica, folk, blues, arrivando fino al rap di "Numb", proseguendo un cammino evolutivo che ha dell'incredibile e portando avanti un discorso inaugurato con "Achtung Baby" e che si completerà con l'altrettanto fenomenale "Pop". Nel frattempo, è proprio durante il tour che i membri della band si trasformano non solo ideologicamente ma persino nel look; Bono, ad esempio, si traveste da Mr. McPhisto, riprendendo il personaggio della rockstar decadente immortalato nel brano "The Fly" e rendendolo ancora più diabolico, cinico e folle. È con le fattezze di questo personaggio, cerone bianco, corna da diavolo, giacca eccentrica e ghigno beffardo che il cantante, direttamente dal palco, telefona ai potenti della Terra per chiedere delucidazioni sulla situazione politica, tra le risate della platea e l'ilarità delle sue frecciatine che lasciano senza parole i malcapitati. Tutto è concepito come eccesso e degrado, il bombardamento televisivo ha sciolto le menti e distrutto i valori morali, la band irlandese gioca su questo concetto e prova a suggerire una riflessione, sia dal vivo che su disco, concentrandosi su un'intensa e spietata critica sociale. A questo punto, la stanchezza di un tour interminabile e delle fugaci registrazioni dublinesi del un nuovo album si fa sentire, tanto che i quattro musicisti decidono di prendersi un periodo di pausa, lontani dalle scene: Bono duetta con Frank Sinatra, uno dei suoi idoli, Larry e Adam producono gli album di diversi artisti, The Edge si chiude nel suo studio privato per creare nuovi suoni. È talmente elevato il loro istinto creativo, a metà anni 90 all'apice della sperimentazione, che nel 1995 danno alla luce un album ambient col nome di Passengers, ideato per fare da colonna sonora a una serie di film immaginari, interamente composto e suonato insieme a Brian Eno e influenzato prepotentemente da quest'ultimo, dal quale viene estratto l'unico singolo smaccatamente pop, e perciò da classifica, intitolato "Miss Sarajevo", che vede la partecipazione di Luciano Pavarotti. Il singolo viene preso come leitmotiv nel documentario del giornalista Bill Carter, uscito nel 1995, girato nella ex Jugoslavia durante il conflitto armato e incentrato su un concorso di bellezza, al fine di mostrare al mondo gli aspetti umani della guerra e la sopravvivenza di milioni di persone in questi paesi devastati dalle bombe. Dalle macerie del muro di Berlino a quelle di Sarajevo, gli U2 cantano di un'era di cambiamento, e se, da ragazzini appena ventenni, contavano del dramma nord irlandese, da adulti proseguono a dare voce al male che corrode l'animo umano. Per questo motivo, "Zooropa" è un disco importante, una babele di suoni, un sogno di unione nato dal caos della modernità.

1) Zooropa
2) Babyface
3) Numb
4) Lemon
5) Stay (Faraway, So Close!)
6) Daddy's Gonna Pay For Your Crashed Car
7) Some Days Are Better Than Others
8) The First Time
9) Dirty Day
10) The Wanderer
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