TROLLFEST

En Kvest For Den Hellige Gral

2011 - NoiseArt Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
11/10/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Con "En Kvest For Den Hellige Gral" i Trollfest raggiungono il ragguardevole traguardo di quattro album in appena sei anni, dimostrando una prolificità fuori dal comune, un po' come i più famosi e Britannici Skyclad negli anni novanta od i Finlandesi Korpiklaani, che del nuovo filone del folk metal possono essere considerati come dei veri e propri alfieri.Ma tornando al simpatico gruppo norvegese, uno dei meriti che gli va indubbiamente riconosciuto è quello di produrre sin dagli albori una musica tutt'altro che banale, pur presentando sonorità già ampiamente sviluppate, in un contesto che fa delle sperimentazioni il suo marchio di fabbrica, abbinando strumenti tipici della propria zona di provenienza, per una miscela che abbina energia ed allegria alla quale è davvero difficile resistere. Dinanzi ad un mix del genere è veramente un'impresa restare fermi, senza scatenarsi in un energico balletto (magari, per completare il quadro, una bella pinta di birra in mano non guasterebbe affatto), ed è un dato di fatto che ascoltare questo album targato NoiseArt Records significa dover prepararsi a quarantacinque minuti di pura follia. Ciò non vuol dire che musicalmente l'opera sia composta da brani concepiti senza nessun filo logico, anzi, si susseguono l'uno dopo l'altro senza mai apparire stucchevoli (nonostante un minutaggio considerevole, visto che i brani sono solamente nove). Al contrario, ogni pezzo rapisce l'ascoltatore in maniera eguale al precedente finendo per fluire in un vortice di suoni che alla fine dell'ascolto sembrerà essere durato molto meno, e che trascinerà tutto e tutti nel suo frenetico avanzamento. Un altro pregio di En Kvest For Den Hellige Gral (letteralmente "Una Ferita per il Santo Graal") consiste nell'occhio di riguardo che i sei troll norvegesi hanno rivolto verso l'aspetto della produzione, la quale risulta oltre la sufficienza, riuscendo a conferire ad ogni componente il suo spazio, senza che uno strumento finisca per sovrastare gli altri, e soprattutto facendo in modo che la voce non sia solo un elemento sullo sfondo, anche se non si tratta di un lavoro eccelso forse anche a causa della "reputazione" di ubriaconi-casinisti della band, che dimostra comunque di saper svolgere il proprio lavoro, magari peccando di minuziosità ma non di energia.

Si parte immediatamente a cannone con la fulminea "Die Verdammt Hungersnot", la quale inizialmente mostra tratti cromatici vicino all'hardcore thrash per poi mutare in una trascinante cavalcata folk metal dinanzi alla quale (almeno per quel che mi riguarda) è davvero difficile restare impassibili, data l'enorme grinta che accompagna il brano nel suo incedere, portando immediatamente l'adrenalina a livelli molto alti. Pur non presentando evidenti mutazioni ritmiche rimane un brano accattivante, nettamente superiore alla sufficienza. A ciò si unisce un'orecchiabilità non indifferente, dovuta soprattutto alle sonorità particolari e vagamente orientaleggianti. 

Un'introduzione dalle tonalità tribali apre il secondo brano "Karve", che si rivela sin dagli istanti iniziali ugualmente coinvolgente rispetto alla opening track, con un ritmo meno indiavolato, ma azzeccato e piacevole da ascoltare e riascoltare. Ciò vale soprattutto per la parentesi "latineggiante" posta a circa metà traccia, la quale spezza un po' le sonorità tipiche ascoltate sino a questo punto. Rispetto a Die Verdammt Hungersnot va quindi riconosciuta una migliore composizione a livello di contenuti, più vari e meno ripetitivi. 

"Die Berüchtiges Bande" parte in maniera ruspante e decisa, spigliata e senza particolari fronzoli. Ciò che non manca è la consueta dose di energia con cui la band esegue questo terzo capitolo di En Kvest For Den Hellige Gral, che si potrebbe definire un vero e proprio inno da cantare in un'osteria caotica tra fiumi di birra e risse a volontà. Resta, per quanto concerne il mio gusto personale, la traccia più gustosa dell'intero platter, per la facilità con cui trasporta nel contesto dentro al quale i Trollfest vogliono porre l'ascoltatore. 

Man mano che si avanza il ritmo si va acutizzando, sino alla chiusura del brano che precede il bell'arpeggio folkeggiante di "Gjetord", pezzo anch'esso privo di particolari fronzoli in quanto a composizione ma che colpisce per il suo andamento irresistibile e trascinante, in questo caso più vicini a sonorità mediorientali. Ad un tratto però assistiamo ad un break che sposta le coordinate del brano sviandolo verso una parentesi che va ad incrociare lidi progressive, la quale allaccia la parte iniziale a quella conclusiva, nella quale viene ripreso il motivo di apertura. 

"Der Sündenbock Gegalte" si apre con una pacata chitarra clean che ci accompagna per un lungo intro, sul quale si erge dopo un po' la batteria, seguita a ruota dagli altri strumenti, i quali danno il via ad una cavalcata meno infervorante e scatenata del solito che fa da sfondo per una sorta di poesia che il cantante Trollmannen esegue interamente con clean vocals. Questa sorta di canzonetta da sagra di paese resta comunque piacevole ed apprezzabile, e spezza un po' la costanza del ritmo e del sound ascoltato nei primi quattro brani. 

Il sesto capitolo è l'incalzante "Korstog", dove i Trollfest riprendono sonorità e andamento consoni al loro nome ed alla loro fama dando vita ad una composizione colma di grinta e orecchiabilità, con persino una spolverata di epicità grazie ai backing chorus che fanno puntualmente comparsa nel refrain, per un mix irresistibile di adrenalina ed entusiasmo che coinvolgerà sicuramente chiunque si accingerà ad ascoltare il brano. 

"‎Undermålere" è uno dei capitoli che reputo maggiormente interessanti ed ispirati dell'intera opera, sarà per le diverse influenze che confluiscono all'interno della traccia (che contiene una matrice folk con diramazioni verso melodie multietniche), sarà perchè è uno dei brani più sperimentali fra tutti, ma mi è rimasto impresso nella mente sin dal primo ascolto. 

L'intro "quasi black metal" di "‎Jevnes med Jorden" è talmente fulmineo che giunge come una scheggia impazzita e continua ad infierire con la sua energia prima che l'ormai consueta strumentazione folkloristica faccia irruzione e trasporti tutto in un contesto allegro e coinvolgente. Pur non brillando dal punto di vista strutturale (soprattutto i riff appaiono abbastanza ripetitivi) l'esecuzione è praticamente ineccepibile e la performance non perde un minimo di smalto per tutta la sua durata. 

Il nono ed ultimo capitolo "En Gammerl Trollsti" si apre con un intro ispirato da musica tribale che spiana la strada per una cavalcata folk che non aggiunge nulla a ciò che abbiamo ascoltato negli otto brani precedenti ma che non sfigura affatto come closing track, anche se resta a mio avviso una delle track meno interessanti e coinvolgenti di En Kvest For Den Hellige Gral.

Non siamo dinanzi ad un disco eccellente, non vincerà particolari premi e non verrà ricordato per rappresentare una proposta particolare, né tantomeno contiene innovazioni strabilianti, ma i Trollfest ci mettono del loro per la buona riuscita dell'opera, che risulta divertente e trascinante, quasi mai stucchevole o poco ispirata. Insomma, a mio giudizio è uno dei dischi folk più riusciti degli ultimi anni.


1) Die Verdammt Hungersnot 
2) Karve
3) Die Berüchtiges Bande
4) Gjetord 
5) Der Sündenbock Gegalte 
6) Korstog 
7) Undermålere 
8) Jevnes med Jorden 
9) En Gammerl Trollsti 

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