TROLLFEST

Brakebein

2006 - Omvina

A CURA DI
PAOLO GLENNTIPTON ERITTU
29/09/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Brakebein è un lavoro del 2006 di norvegesi TrollfesT. Se dovessi dare un impressione generale direi che questo album è follia, frutto di menti distorte in un delirio ubriaco che mescola demenza e genialità incollandole con una musica allucinante in maniera esilarante... insomma le cose stanno così: non si può ascoltare seriamente questo disco, perché non è fatto per questo. La musica è davvero ricca, caratterizzata dall'uso di strumenti come violini, banjo o “scacciapensieri”, cori e ritmi folk, che rimandano a volte all'Humppa Metal stile Finntroll, altre volte alla musica zingara, altre ancora a quello che potrebbe essere un raduno di musicisti vikinghi ubriachi fradici. E in effetti, se ci si fa caso, ci si rende conto che quella sfumatura che aggiunge quel malatissimo “più” è proprio l'alcol (nella fattispecie la birra), che permea ogni singola nota degli strumenti, ogni sillaba dei testi e, mi sa, gran parte dei neuroni del gruppo. Le tracce del disco sono le varie tappe del viaggio del troll Brakebein, che parte con tutta la sua barcollante combriccola alla ricerca della Birra Leggendaria, in uno svarione alcolico di livello epico. Procediamo: Legendarisk Øl ci fa capire chiaramente cosa ci aspetta, o meglio lo fa intuire, visto che come al solito la lingua usata è il “trollspråk” il “linguaggio troll” (un miscuglio sgrammaticato di Tedesco e Norvegese), in questo senso la musica aiuta molto, e ci trascina turbinosamente in mezzo a un banchetto di troll, nel profondo di una foresta. La musica inizia con una risata folle del cantante Jostein “Trollmannen” Austvik, che esplode dal precisissimo caos dato dalle chitarra di John “Mr. Siedel” Espen, con una distorsione alta e un'accordatura bassa, la batteria rapidissima di Eirik “Trollbank”, un potente basso suonato da “Psychotroll”, un banjo e un violino, che creano un'atmosfera perfetta per i temi trattati (detto così sembra qualcosa di serio!), un brusco stop introduce gli arpeggi una chitarra acustica, che ci porterà a un demenziale valzer scandito dalla chitarra e dalla batteria, con un sottofondo dato dalla precedente chitarra acustica, dalla fisarmonica e dal banjo. Con il ritornello avviene un ulteriore cambio di tempo, con la chitarra che pesta pesante sul blast-beat della batteria, mentre Trollmannen continua a gracchiare a squarciagola l'improbabile prologo, dove, tra i troll si diffonde la storia della “Birra Leggendaria”. Nella sua totalità la traccia rievoca una specie di folle danza dai ritmi zingari. Brakebein, il protagonista, sente questa storia e decide di dover provare a tutti i costi questa meravigliosa bevanda; la canzone inizia con una ricca musichetta martellante, creata da banjo, “scacciapensieri”, fisarmonica e sonaglietto, dopo un giro di basso si introducono con violenza la chitarra e il violino elettrico, che, sostenuti dalla batteria, si lanciano in una musica nella quale ritornano melodie zingare, poi arriva il potente e aggressivo riffing che precede il ritornello dove si riacquista il sound “gitano”, si ha in seguito un break che porta alla mente una specie di folk folle, con tanto di cori di troll ubriachi come sottofondo, prima della ripresa finale del ritornello. Così, in Utmarschen, troviamo i troll che escono dalle loro tane e si uniscono in una grande marcia per uscire dalla foresta, alla ricerca della “Birra Leggendaria”. Improvvisamente si profila davanti a loro la città dominata dal pirata Busken, con un grande porto colmo di navi, i troll decidono allegramente di attaccarla. La musica si fa più cadenzata, con una parte chitarristica potente che si erge sopra una batteria semplice ma d'impatto, in sottofondo si sente una fisarmonica, che accompagna la chitarra. La musica “piratesca” si sviluppa in crescendo nel ritornello, all'improvviso, cambio, parte una musica più soft, che prosegue dopo un ritorno delle chitarre alla potente distorsione precedente, cambio, con una risata demente di Trollmannen, si passa di nuovo a un ritmo diverso, più aggressivo, che di colpo si ritrasforma nel riff principale, che chiude allegramente la canzone. In Piratekriegen la battaglia infuria, e alla fine i troll ne escono vittoriosi, dopo aver catturato la più grande nave della flotta di Busken. La canzone inizia col rumore dell'acqua sulle fiancate delle navi, insieme a grugniti e sputacchi dei pirati, batteria e basso attaccano insieme, seguiti poi dalle chitarre, con una melodia dalle sonorità arabe davvero bella, per poi lanciarsi in un riffing articolato e cadenzato, scandito dalla doppia cassa della batteria, mentre il cantante descrive lo scontro in un ringhio gutturale. Si ha una breve interruzione dove la musica si calma e diviene più melodica, mentre il growl si abbassa e si fa più profondo. Dopo una ripresa del riff principale, improvvisamente la batteria attacca con un blast-beat molto rapido e le chitarre si uniscono in un coro di rasoiate veloci e feroci, accompagnate dal banjo, cambio, breve intermezzo di cori dove si notano voci femminili, per poi tornare con un grugnito di Trollmannen alla cadenzata melodia iniziale, inframezzata da un break di chitarra e flauto, fino a giungere agli ultimi ringhi del cantante, in coro con la batteria. In Den Apne Sjø abbiamo i troll, sempre più esaltati e soddisfatti, che navigando festeggiano la loro vittoria (bevendo come spugne, naturalmente). In seguito incontrano in mare Thor Heyerdahl (antropologo, esploratore e regista norvegese); Brakebein chiede qualche informazione sulla “Birra Leggendaria” e ci rimane male, perché l'altro non ne sa nulla. La musica parte subito con potenza, con una batteria rapidissima e un coro di chitarre, accompagnate dalla fisarmonica. Per quanto pestino con ferocia i norvegesi tirano fuori allegria demenziale, specie nel ritornello, dove si ha un coro di ubriachi sostenuto dalla fisarmonica. Dopo il secondo ritornello la musica cambia, e troviamo una parte strumentale, che, dopo essersi caricata in un intreccio di chitarre e banjo, esplode con l'aggiunta dello “scacciapensieri”, del violino e della fisarmonica, questa parte viene bloccata bruscamente dall'avvento di un riff più aggressivo e serrato, condito di sonaglietti. Segue il ritornello con la sua velocissima musica “alcolizzata”. L'ultima strofa è il dialogo tra Thor e Brakenbein, che ne esce infuriato per non aver saputo nulla che lo aiutasse nella sua ricerca. Ma dal mare emerge “Das Meerungeheuer”, “Il Mostro Marino”, che attacca la flotta dei troll. Il protagonista non se ne accorge, perché dorme nella sua cabina; ma uscendo da essa vede il mostro mangiare uno dei suoi, e lo attacca con i gli amici, riuscendo ad ucciderlo. La musica inizialmente è molto evocativa, e da subito si staglia davanti a noi la titanica figura della bestia, che esce dal mare in una nuvola di schiuma e infuria sulla flotta. Poi si rimane di sasso, con un cambio assurdo: da un potente Groove Metal che ricorda “Walk” dei Pantera, a una musica leggera tipo base musicale da karaoke, con una clean guitar che, accompagnata dalla fisarmonica, regge una parte in parlato. Questa parte si trasforma a sua volta in un riff allegro e leggermente più distorto, accompagnato dal banjo, ma dopo un velocissimo ritorno al Groove, lento e pesante, si ritorna ancora al “karaoke”, e di nuovo al riffing allegro, in un continuo mutare, che non fa che aumentare la demenzialità del pezzo, fino a una rapida chiusura in Metal, pestone e veloce. E, dopo aver ucciso il mostro, cosa potrà mai fare questa ciucca combriccola di eroi improponibili? Un “Essenfest”, ovviamente, un banchetto per mangiarselo (e bere ma non smettono di farlo fin dall'inizio, per cui è da dare per scontato)! L'intro è una sorta di potente marcia dal suono grezzo e pesante, che apre poi un break melodico con un motivetto folk accompagnato dal banjo, che a sua volta muta dopo un poco in una specie di Ska-Punk esagerato, con Trollmannen che ringhia dietro il microfono. La musica riflette perfettamente i temi trattati nel testo: è la perfetta trasposizione sonora di un banchetto sfrenato di gente “cotta” e allegra, specie nel ritornello, dove il ritmo rallenta e alla voce del cantante fa da sfondo un coro da osteria, gonfio di quella solennità che solo un ubriaco circondato da amici ubriachi può avere. Con Inni Den Grotte si rimane sempre più spiazzati, perché ci ritroviamo ad ascoltare una musica riconducibile a quelle dell'Europa dell'est, molto “yiddish”. Una chitarra acustica sorregge la voce (strano ma vero, pulita), con un sottofondo di cori che arricchiscono il tutto. Il testo parla dell'arenamento dei troll su un isola, e del problema di trovare da mangiare e, sopratutto, da bere; così gli eroi si dividono in gruppi, con Brakenbein che cerca birra nella foresta (?). Si arriva così all'impronunciabile Illantergesteignungh: in questo pezzo, che parla in sostanza del gironzolare dei troll, mi ha colpito molto positivamente la chitarra, il cui sound mi ha ricordato vagamente i Testament, con un riffing poderoso, accompagnato dal banjo. La potenza dell'intro viene smorzata da un lungo break strumentale molto folk, tra chitarra acustica, banjo, “scacciapensieri”, sonaglietto, handclap e cori, che viene poi annicchilito dal ritorno al riff principale, che varia solo per brevi break, dove la musica si fa più veloce e risalta un preciso e potente blast-beat, e nel ritornello, accompagnato dal suono del banjo, che nel complesso rende più “comica” la traccia, spezzando la ferocia della voce e della chitarra. In PresteFeste, Brakebein ritorna privo di birra ma con due prigionieri, due preti, che vengono subito cucinati e mangiati, prima di salpare dall'isola per proseguire la ricerca della “Birra Leggendaria”. La canzone ricorda a tratti la musica dei Finntroll, molto folk, veloce e brutale, ma comica, arricchita dalla fisarmonica, dall'immancabile banjo e del sonaglietto, in un alternarsi continuo di riff (Mr. Siedel merita davvero un applauso, come anche Trollbank). L'allegra compagnia arriva così in un'isola pazzesca: Yameeka (da "Jamaica" ovviamente), dove gli abitanti usano fumare buffe pipe. Cominciano a divertirsi, ma l'imperioso Brakebein si stanca e vuole continuare la sua ricerca, e tenta di trascinarli via. La musica è rapidissima e aggressiva, una ginocchiata nelle gengive, ma i TrollfesT non possono e non vogliono essere troppo seri, così, a rendere l'idea della popolazione indigena, entrano in scena prima delle trombe in stile Ska-P, poi dei break Reggae, sottolineati con potenza da chitarre e doppia cassa. Una sorta di sinfonia di peti apre poi Skogsgjensyn dove i troll convincono Brakebein a tornare nella foresta. La canzone è pura follia, e vola da serratissimi ritmi Metal, a parti più epiche, a momenti più lenti e calmi, con tanto di flauto; il tutto è sottolineato da continue flatulenze, di colpo, silenzio, dal quale riemerge la sinfonia di peti iniziale, con un sottofondo di tuoni. Tornati a casa, i nostri eroi festeggiano con il loro “Egen Mjød, Heidunder Mjød!” (“Il nostro idromele, meraviglioso idromele!”), Brakebein, nella sua grotta, rimugina su tutta la sua avventura. I troll si scatenano in una danza folle tra bruschi cambi di tempo che fungono da base per i cori, supportati dagli strumenti folk, mentre la canzone si spegne poco dopo la metà con un allegro motivetto, ma proprio mentre sembra che sia finita attacca una musichetta folk, tra chitarra acustica, fisarmonica, “scacciapensieri”, banjo, sonaglietto, violino, e i rumori del banchetto, dei brindisi, dei cori e delle risate dei troll. Insomma, finito il disco si rimane un poco stralunati, con un sorriso ebete stampato in viso. É incredibile, quest'opera riesce a far passare quasi in secondo piano l'incredibile bravura tecnica del gruppo, dietro una cortina di irresistibile demenzialità, che permea le tematiche e che viene esaltata in maniera magistrale dalla musica, follemente ricca, policromatica, che riesce a mescolare in una sola canzone una marea di generi differenti, ricreando delle atmosfere tematiche davvero perfette. É proprio questa incurante facilità nel passare da un genere all'altro a spiazzare: ti impietrisci un attimo e sgrani gli occhi e aumenti l'attenzione, per vedere che altro ti aspetta da parte questo branco di pazzi.


1) Legendarisk Øl
2) Brakebein
3) Utmarschen
4) Piratkriegen
5) Den Apne Sjø
6) Das Meerungeheuer
7) Essenfest
8) Inni Den Grotte
9) Illantergesteignungh
10) Prestefeste
11) Yameeka
12) Skogsgjensyn
13) Egen Mjød, Heidunder Mjød!

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