THE VOICES

A Glimpse Into The Absurd

2017 - Masked Dead Records

A CURA DI
JONATHAN BONETTI
29/06/2017
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Prima di poter cominciare a parlare per bene del disco che mi approccio a recensire, è doverosa qualche piccola premessa. Prima di tutto, posso affermare con certezza il fatto che quest'album è stato il primo in assoluto che mi abbia realmente messo in difficoltà, per quanto io sia amante della musica sperimentale, avanguardistica e fuori dal comune. Inoltre, mi sento di affermare quanto segue; quasi come fosse un'avvertenza: l'ascolto di quest'opera non è per tutti, anzi è per pochissimi. Un platter alla cui base si stabilizza e solidifica una scelta molto coraggiosa. Infatti, "A Glimpse Into The Absurd", secondo lavoro del progetto The Voices di Paolo Ferrante, sarà in grado di mettere in difficoltà anche chi, fra noi amanti dell'avant-garde più bizzarro ed eclettico, si ritiene in grado di riuscire a comprendere qualunque tipo di musica (per quanto anormale essa sia). Del resto, era successo già in occasione del rilascio del suo esordio. Quel "Oneiric Anthem" rilasciato nemmeno sei mesi fa, che tanto aveva spiazzato e "diviso". Genio o folle? Furbo o visionario? Tutta una serie di interrogativi accompagnarono il primo capitolo di questa strana storia, la quale sembra ancora in grado di far parlare di sé. Di spiazzare, più che altro, di renderci totalmente inermi e disarmati. Un viaggio particolare, a tratti incomprensibile, come un sogno inquietante e dai tratti totalmente indefiniti. Quei tratti che non ricordiamo, appena svegli, quei vaghi ricordi e déjà vu i quali tornano però a tormentarci a suon di immagini astratte ed inafferrabili. Con quanto detto non voglio assolutamente preannunciare un disco che sia ascoltabile solo da quella fantomatica élite di eletti e dall'apertura mentale sconfinata in grado di comprendere ogni cosa; come già detto, molti amanti di musica sperimentale si troveranno spiazzati di fronte a questo lavoro. Più che essere il prodotto per un'élite unica e privilegiata, dall'orecchio raffinato, questo "A Glimpse Into The Absurd" sembra quasi una presa in giro (cosa che si concretizza effettivamente nell'ultima traccia, mostrandoci quella che è la poca "serietà" dietro questo lavoro: poca serietà concettuale, ma tanto impegno); una presa in giro che arriva addosso prepotente in maniera inaspettata. Già al primo ascolto possiamo avere, generalmente, soltanto due reazioni differenti: odieremo a morte ciò che abbiamo ascoltato, senza un reale motivo preciso che ci giustifichi tale odio, oppure rimarremo spiazzati ed incerti, ma al tempo stesso molto affascinati ed incuriositi da questo disco che sicuramente ha molta personalità. Ed ancora una volta, non riusciremo a comprendere le motivazioni di questa curiosità che ci spinge a riascoltare ogni brano più e più volte. Se rientrate in questa seconda categoria, allora potete star certi del fatto che questo EP, col potere dell'assurdo che vi viene rovesciato addosso in ogni secondo d'ascolto, vi conquisterà e vi ossessionerà. Cos'avrà mai di così assurdo e strambo, questo lavoro? Il concept alla base dell'intero progetto: The Voices, le voci. Non udremo mai alcuno strumento, che siano percussioni, chitarre, archi, pianoforte e neanche il sintetizzatore che vada a supporto delle atmosfere; tutto è affidato alle sole voci ed alle idee, che troppo spesso raggiungono un livello di malsano meraviglioso, della mente di Ferrante. Decine e decine di voci, d'ogni sorta, d'ogni tonalità, andranno a riempire tutto il silenzio con un turbinio costante di lamenti, grida, melodie, motivetti, strutture musicali anche complesse. Parrà d'esser invasi da spettri che ci circondano e ci minacciano oppure vogliono accompagnarci con dolcezza chissà in quali angoli remoti di una mente malata e tormentata dove quell'assurdo, al quale si vuol volgere lo sguardo, regna sovrano. Tutte queste voci, che combattono in un'armonia perfettamente calcolata, puntano dritte alla musica che vogliono creare: qualcosa di fuori dal comune, d'impatto, tetro ed a tratti angosciante tanto da togliere il fiato, ma anche carico di mistero e di un qualcosa di magico e pieno di una moltitudine di colori. Questa è l'idea alla base di questo "A Glimpse Into The Absurd". Si vuol creare qualcosa di assurdo e di mai ascoltato prima per riuscire a formare atmosfere tanto colorate quanto cupe e ricche di un'oscurità perpetua. Questo è in ogni caso un disco che va ascoltato, spenderci troppe parole sarebbe inutile: quindi, tutta la recensione è, come sempre ma ora ancor di più, in funzione dell'ascolto, praticamente obbligatorio in misura maggiore se si è amanti di musica fuori dal comune.

The Beast Inside

"The Beast Inside (La Bestia Dentro)" è il brano che va ad aprire questo "A Glimpse Into The Absurd", e da subito ci mostra qual è l'intenzione celata dietro la musica di questo progetto, The Voices. Così, senza che nessuno ci abbia avvertiti, ci ritroviamo in quello che è un vero e proprio delirio di una mente tormentata e malata impegnata a combattere contro sé stessa. Una voce oscura e cupa partirà con quella che sembra essere una melodia diabolica ed affascinante andando a creare un'atmosfera sempre più incalzante e sempre più inusuale e stramba, frutto di quella mente distorta che il brano vuole farci conoscere. Le voci cominceranno ad accavallarsi, cantando l'una sull'altra, il senso d'inquietudine cresce e nonostante ciò sembra che a nessuna voce sia data più importanza delle altre, neanche a quella che dovrebbe essere quella principale, quella che canta le parole del brano. Tutto sembra infatti un'enorme massa diabolica che si muove compatta verso la propria follia in un testo a malapena comprensibile immerso nel caos dove si trova. Eppure, quel po' che riusciamo a comprendere delle liriche, ci disegna alla perfezione la persona nella cui mente folle siamo immersi: un uomo tormentato dal suo desiderio d'uccidere, la cui follia ha preso totalmente il controllo. Il desiderio di veder morte e crudeltà è sempre più forte, spinto com'è dalla voce di quella bestia interiore la quale sembra sussurrargli quale strada seguire, quale sia il sentiero del male da percorrere per forza, ad ogni costo. L'orchestra di voci diviene improvvisamente ancor più cupa, ne udiamo una capace di sovrastare tutte le altre, un growl oscuro che si perde in tutte le tinte di quelle voci che continuano il loro incedere. "Insegui la preda | Annusa la sua paura | Assaporane il sangue". Quella voce interiore è spietata e si scatena con violenza, poiché è violenza che brama e richiede in maniera così veemente. La danza di voci continua, sempre più grottesca, in un vortice ipnotico in grado di inibirci ogni percezione e trascinarci via con sé, sempre più su, per poi svanir via nel silenzio per un solo istante, istante dopo il quale tutto tornerà a vorticare con quella violenza tipica del brano. Una voce, stavolta pulita, ci mostra che il male al quale il mostro interiore vuol farci tendere non è male affatto. Tutti i mali possono esser giustificati se il loro fine ultimo è qualcosa di superiore e trascendentale, se la ragione di quel male oltrepassa ogni coscienza umana. Ed è così che siam giusti, la nostra sete di sangue non è che in visione d'una vita paradisiaca, celeste, premio per il nostro sforzo di belva feroce e sanguinaria. Il nostro odio e la spietatezza verso ogni uomo altro non è che quella grande virtù la quale per tutta la vita abbiamo inseguito e ci siamo sforzati di perpetrare, poiché solo noi conoscevamo quel bene superiore, quel vero bene. Lì regneremo. La follia sembra essere totale, le voci somigliano sempre più a delle urla, sembrano sempre meno armoniose e qualcuna sembrerà voler slegarsi da tutte le altre. "Senti la bestia che cresce dentro", ci comunica un'ugola oscura circondata da un'atmosfera degna del più inquietante disco Black Metal. Un growl continua a mostrarci la nostra ferocia e il testo si conclude con una frase, "...assapora il sangue", che con uno scream disperato ci porta alla parte conclusiva del brano. Se finora tutto era un delirio che ci voleva condurre al caos più totale, adesso pare che tutto si ricomponga e si voglia creare una melodia dai toni anche aulici e misteriosi. Tutti i segreti di questa mente folle, tormentata ed ossessionata da tutto ciò che potrà mai pensare o desiderare, ci vengon dunque occultati d'improvviso e non possiamo far altro che provare ad immaginare fin quanto oltre la pazzia, delirante ed insensata, di un uomo, potrà spingersi. Nel silenzio più assoluto il brano si conclude e tutte le voci svaniscono.

A Glimpse Into The Absurd

"A Glimpse Into The Absurd (Uno Sguardo Nell'Assurdo)" è quello che sicuramente vuol essere il brano più maligno e "violento" dell'intero disco suo omonimo. Da subito la musica vuol trasmetterci una forte inquietudine con voci estremamente cupe ed uno scream che immediatamente comincia a lanciarci contro parole confuse nel caos. La strofa che si crea è ipnotica, ripetitiva e lascia a bocca aperta ogni volta che ripete, a mo' di mantra: "Io non posso capire mentre | Intravedo nell'assurdo". La strofa si ripete ancora mentre intorno le voci ci assalgono come mille spettri senza pace. Successivamente, però, la strofa non si ripete identica. Quest'ultima infatti acquisirà una potenza espressiva dall'impatto fortissimo con un growl cupissimo mescolato allo scream e ad una voce femminile la quale, con un suono che sempre più sembra essere uno strillo perfettamente intonato, un acuto straordinario, s'innalzerà con prepotenza sempre maggiore. I dettagli in questo brano sono allucinanti e tentare di coglierli tutti risulta una vera e propria impresa. Una voce potente e superba ci mostra, nell'incalzante seconda strofa, l'assurdo fatto d'inenarrabile che i nostri occhi e le nostre menti vorranno narrare. Questa seconda strofa dura però ben poco, dopo di questa tutto sprofonderà ancora una volta nel vortice ipnotico della prima strofa che si ripete col suo fare ossessivo, tormentandoci in continuazione. Come avessimo effettivamente gettato uno sguardo nell'assurdo, carpendo chissà che segreti, dimenticandoli subito dopo. Uno sguardo verso un qualcosa d'inenarrabile, che la nostra mente non riesce a reggere e per questo, come un vecchio pc, decide di spegnersi improvvisamente, per non riattivarsi mai più. Buio, fine. Non siamo in grado di capire l'assurdo, non possiamo immergerci nel caos come invece The Voices riesce alla perfezione. Egli è il caos e noi non possiamo dirci suoi adepti. E' impossibile capire, è impossibile esplorare. E' impossibile narrare. Ancora una volta la musica prova a procedere ed ecco che si materializza e prende forma tutto quell'impossibile che una forma non l'ha mai avuta. Il brano riceve un nuovo, repentino, cambiamento. Ora, ad accompagnarci abbiamo solo una voce cupa e gutturale: questa sarà lenta, trascinante, calma. Ci condurrà lentamente nel suo assurdo, continuando però a mutare: prima in un falsetto, poi in una melodia indecifrabile e misteriosa, infine cadremo nel silenzio solo per rivedere come tutto ci si ripresenta ancora. La voce in falsetto che ci accompagna è quasi dolce e proprio con la sua dolcezza siamo condotti alla fine del brano, dai toni acuti e quasi assordanti, soffocati da un silenzio viscerale. Il testo è a dir poco in commentabile, vuol rappresentare un assurdo per quel che è, qualcosa che non si può comprendere, ma che non possiamo non voler comprendere.

Sap Of The Oasis Of Life

Con una voce che tenta di farsi spazio in un caos presente già da subito e che diverrà sempre più presente si apre "Sap Of The Oasis Of Life (Linfa Dell'Oasi Della Vita)", e subito saremo ipnotizzati dalle voci che creano l'atmosfera magica e inquieta del brano. Atmosfera che sembra raggiungere il pieno del suo essere nel momento in cui una voce s'innalza su tutte, con un tono lamentoso, triste, cominciando a cantare quasi come se chiedesse aiuto, mostrandoci il suo esser perduto in un deserto. A quanto pare la morte sta per giungere: in questo deserto non v'è cibo né acqua. Solo sabbia, calore, temperature al limite dell'umano. Un'enorme e sconfinata distesa di terra estesa a perdita d'occhio. La seconda strofa, che altro non fa se non ribadire il precedente concetto con ancor più forza, diventa più cupa; il lamento del deserto lascia spazio ad una voce dal tono sinistro ed imponente. Appena la strofa finisce, la "musica" cambia. Il turbinio di voci, lamenti, sussurri e quant'altro s'abbatterà su noi cambiando totalmente il tempo della canzone ed incantandoci con la sua bellezza ancora una volta magica e misteriosa. "Io vedo un miraggio: | Un'oasi nel deserto". Proprio come da tradizione, lo stanco viaggiatore scorge un angolo di paradiso lì nell'inferno nel quale è immerso: l'oasi, ovvero un piccolo giacimento d'acqua e vegetazione perso nei meandri delle dune. Un luogo di salvezza all'interno di un luogo di morte, il quale molto spesso non risulta reale. Secondo i racconti di molti viandanti, infatti, molte oasi non sono altro che immaginarie, allucinazioni dovute al caldo ed alla stanchezza. Ancora una volta le voci cambieranno e lotteranno, si mescoleranno e sembreranno voler creare una melodia ben precisa, melodia che acquisisce forza nel momento in cui ascolteremo la voce femminile di Ramona Gallizzi emergere con decisione su tutte. Abbagliante quanto oscura e diabolica, come tutto il resto. Questa voce, indefinibile se celestiale o infernale, ci chiama a sé con forza e c'invita a riconoscere cos'è la vita, perché non dobbiam perire nel deserto. La vita è un deserto ed è il deserto che mai finisce: esso ci uccide lentamente, ci ruba energie e ci soffoca facendoci mancare di che vivere, tanto che arriveremo ad odiare la stessa vita. Questa voce, però, facendosi spazio in quell'accalcarsi di centinaia di voci tanto confuse quanto precise, ci invita a riconoscere il motivo per cui non dobbiamo morire, il motivo per cui dobbiamo continuare il nostro viaggio di scoperta in quel deserto, il motivo per cui dobbiamo accostarci a lei e bere dalle sui acque che sono in quest'oasi, linfa di vita. Il brano diviene quasi un crescendo, sembra che punti sempre più in alto, quasi a mirare una gloria lontana. Ancora una volta riavremo la voce femminile e raggiungeremo una comprensione nuova. Quest'oasi non si trova nel deserto della vita, il deserto è solo morte. La stessa oasi è vita e noi per essa otteniamo la ragione per cui vivere, poiché sappiamo cos'è la vita, una nuova nascita. L'oasi della vita dona linfa vitale ai viaggiatori che sanno dove trovarla. Ancora i toni sono mistici, forse quasi ascetici, trasmettendo costantemente una sensazione di magia e surreale. Dopo che anche la voce femminile sarà svanita il brano sarà un breve delirio, poi avrà una svolta e un "riff" di voci ascoltato in precedenza ci accompagnerà verso la fine con un silenzio che ci assale d'improvviso.

La Notte Si Accendono

Forse il brano di maggior impatto ed anche quello che più possiede un certo tono poetico, ben velato sempre dalla follia e dal delirio dilagante in questo disco, "La Notte Si Accendono" è quasi un'ode alle stelle ed all'ossessione che si può provare verso esse, la necessità di raggiungere quel bagliore. L'atmosfera parte da subito quasi eterea, distante. Dopo pochi secondi abbiamo una voce potente, tendente al tenore, che comincerà a mostrarci queste nubi di stelle dalle quali si è ossessionati, nonché la paura più grande che possa concretizzarsi: il giorno e la possibilità che queste svaniscano, non tornino più la notte successiva. La voce, dopo due versi, acquisisce forza e con questa forza abbiamo la visione di quel dubbio che ci affligge: che le stelle non tornino più? Come potremo mai camminare nella nostra vita se non vedremo in cielo quei punti fissi? In questi momenti, l'emotività nella musica è fortissima e ci colpisce con violenza. Un solo istante di silenzio, poi con una maggior frenesia torneranno tutte le voci, ora diverse rispetto a prima; tutto questo coro maligno accompagna la voce principale, pulita e semplice, la quale (perfettamente armonizzata col tutto e tendente ad un motivetto ipnotico ed affascinante) continuerà a farci sprofondare nel dubbio, mostrandoci tutti i nostri interrogativi ed incertezze. Chi ci ha rubato le stelle? E perché mai? Perché qualcuno dovrebbe voler spegnere le nostre stelle? A queste domande non c'è risposta, segue soltanto odio. La musica riceve una nuova svolta, tutto diventa estremamente cupo, quasi come divorato dal silenzio. L'effetto è quello di ritrovarsi in un'enorme cattedrale vuota, un immenso riverbero che riempie ogni silenzio: il riverbero si origina dalle voci sullo sfondo le quali cominceranno a cimentarsi in scale che si susseguono con una calma esasperante l'una all'altra, salendo e scendendo. La voce della ragione, o almeno quella che sembra voler essere tale, ci mostra la futilità di quelle stelle che tanto anelavamo e di cui tanto sentivamo la necessità. Tutte le stelle devono svanire, il vero cosmo, imperituro ed immutabile, dobbiamo ritrovarlo dentro di noi. Le stelle non possono essere raggiunte in nessun modo, esse son lì e possono soltanto guidarci nell'oscurità, il poterle raggiungere e il sentire la necessità di farlo è solamente un'illusione. Quando questa voce narrante ci abbandonerà ecco che le voci ricominceranno il loro delirio, dominate da un bizzarro falsetto che s'agita fra tutti. Tutto ciò ci conduce ad una nuova strofa che riprende lo stile della prima e cambiandone le parole, col tenore il quale torna a dominare la scena con la sua potenza. "Bramo le stelle che ogni notte s'accendono | Ed i miei sogni sostengono | Torneranno anche domani?| Io non lo so?". Così siamo trascinati verso la fine, con un cupo "io non lo so?" che ci lascia sospesi nel mistero in eterno.

Spiritual Guide

Il suono distorto di una voce apre "Spiritual Guide (Guida Spirituale)", suono che sembra inspiegabilmente rimandare a strumenti molto diversi come un corno o un sitar. L'atmosfera è quindi nuovamente pregna di una magica aria mistica. La partenza vuole essere lenta e sullo sfondo continua quello che è quasi un lamento trascinato a lungo, mentre comincerà a cantare la voce principale, ruvida ed aspra, la quale sembrerà voler continuare il discorso lasciato in sospeso con il brano precedente, decidendo di dare un senso alle stelle nonché continuare quel viaggio verso la scoperta e la scoperta d'un sé, lontano dagli astri, alla scoperta del "vero" cosmo, considerato nella sua gigantesca unità, insieme. Come ci viene detto da quella voce cruda e dura, cominciammo quel viaggio muovendoci proprio fra le stelle: è arrivato il momento di scoprire noi stessi. La voce, subito, si addolcisce ed ora cantando completamente in clean ci mostra il nuovo mondo di possibilità, infinite, che si nascondono in noi e che dobbiamo imparare a conoscere. Una nuova voce cupa , che ricorda vagamente l'intro di "Kingdom Of Heaven" degli Epica, ci accompagna lentamente. E' difficile comprendere se questa voce sia intenzionata a comunicarci parole intellegibili oppure no, fatto sta che è seguita da altre voci che una dopo l'altra dicono la loro e sottolineano il mistero permeante l'aria durante quest'assurdo viaggio spirituale. Una voce s'ode fra tutte, una voce nascosta ma che ha un immenso potere espressivo: un sussurro che con calma ci dirà cos'è che dobbiamo cercare e dove. "Ricerca la tua guida spirituale | Trova il tuo te stesso interiore". Siamo solo a metà del brano e la confusione regna sovrana. Le voci, che vanno dal mostruoso ed insensato a strane melodie armoniose quanto cupe, ci accompagnano verso la costante mutazione di questo pezzo, Il quale sembra non fermarsi mai, esplodendo ad un certo punto quasi con violenza, con decine e decine di voci che ci assalgono tutte insieme. Qui l'inaspettato si realizza, quel velo mistico comincia ad esser distrutto da una voce che, quasi fastidiosa e confusa con tutta la moltitudine di voci sullo sfondo, sembra essere un messaggio diretto di Paolo Ferrante, l'autore di questo delirio musicale, verso tutti gli ascoltatori. Probabilmente questo modo di pensare, nascosto in piccole dosi in tutto l'album e con molta evidenza in quest'ultima canzone, riuscirà a farci conoscere chi realmente noi siamo, che ciò ci piaccia o meno. Questo turbinio spietato di menti che ci trascina sempre più in basso, fino al metterci dinnanzi ad un qualcosa davvero in grado di spiazzarci. "Sei pienamente consapevole del tipo di musica che stai ascoltando proprio ora? Andiamo! Non hai niente di meglio da fare? Hai appena perso quattro minuti ascoltando questa merda!". E così, con voci che tornano a mostrarci un che di misterioso per pochissimi secondi, il brano si conclude. Il vero messaggio è l'importanza dell'esplorare quell'assurdo che può nascondersi nella propria mente, scavare in noi stessi quanto più possibile; che ciò si traduca in un viaggio spirituale, un'analisi introspettiva o checchessia. Ciò che è importante è il non sprecar tempo: partire subito alla ricerca delle infinite possibilità nascoste in tutti noi.

Conclusioni

Dare un giudizio (non tanto valido ma quanto meno sensato) ad un'opera come questa risulta davvero difficile, almeno se lo si vuol fare provando a metter da parte il mero gusto personale, cercando di valutare (per quanto possibile) in maniera oggettiva. Anche se lo stesso Ferrante sembra, mediante una chiara dichiarazione d'intenti, deciso a rompere ogni tipo di canone oggettivo o quanto meno standard. Sembra proprio che il "sicuro", in casa "The Voices", non sia una prerogativa tale da sacrificarle la propria Arte, la quale invece deve scorrere libera e senza freni. Ecco dunque che Paolo crea, ex novo, un "suo" genere, che può certo avere rimandi ad un qualcosa di già vaghissimamente udito (forse... non ne sono sicuro!) ma nel bene o nel male risulta decisamente spiazzante, tanto da meritarsi almeno una menzione. Decidete voi, quanto d'onore. Più quel pizzico d'autoironia pungente ed urticante, che mai guasta (il messaggio udito verso il finale dell'ultimo brano, potrei dire, parla letteralmente da solo). Un modo di non prendersi troppo sul serio ma contemporaneamente affermare la propria individualità; la propria assurda, strampalata, grottesca, sfuggente, inimmaginabile individualità. Perché proprio di elitarietà parliamo, amici lettori. Come già detto in precedenza questo non è un disco per tutti, anzi; molti lo odieranno e giudicheranno il mio voto troppo alto... e non avrebbero torto. "A Glimpse Into The Absurd", c'è da dirlo, altro non è che la diretta evoluzione del disco precedente, di questo progetto totalmente fuori di testa. Reca in sé una grande, grandissima qualità. La quale, credo, avrete già capito quale possa essere, leggendo attentamente le parole di queste mie conclusioni. Il tutto suona estremamente personale: ecco, il motivo di tanta generosità in fase di valutazione. Uno stile, quello del Nostro, paradossalmente aperto ad ogni tipo di contaminazione, anche se perfettamente definito e riconoscibile. Una personalità che permette di spaziare in ogni luogo, creando ogni volta un qualcosa di nuovo, di indecifrabile. Non è un mistero il fatto che Paolo sappia e saprà spaziare in tantissimi modi, tanto da indurci a credere di vivere effettivamente in un sogno. Spesso siamo (e saremo) sbalorditi dal non esser mai riusciti a pensare niente di così semplice e geniale al tempo stesso. Ogni brano ha, poi, la propria validità intrinseca e tutti saranno riconoscibili ed apprezzabili da subito: una menzione speciale va a "La Notte Si Accendono" che per me è il pezzo di maggior spicco e con più carattere dell'intero album, emotivo e forte sin da subito e in grado di prendere l'ascoltatore, trasportandolo nell'assurda follia di questo sound. Si, ho detto "Per Me", perché un disco più unico che raro come questo non può che esser giudicato dal punto di vista estremamente personale. In conclusione (conclusione probabilmente magra, me ne rendo conto, ma è difficile trovar parole), questo è un album decisamente molto bello e che ha un obiettivo fissato "lì", durante tutto l'ascolto. Purtroppo, se il sound non ci conquista sarà dura arrivare fino alla fine; ma se questo saprò come prenderci, anche magari facendo un certo sforzo, allora l'ascoltatore sarà di certo rapito e portato via in quel mondo assurdo ed incomprensibile che tanto desidera trovare nel profondo di sé (e che tanto ricerca ed ha ricercato). Un disco da ascoltare con la fantasia accesa e che possa essere solo uno di tanti che possano uscire da questo folle calderone chiamato The Voices, non ci resta che aspettare.

1) The Beast Inside
2) A Glimpse Into The Absurd
3) Sap Of The Oasis Of Life
4) La Notte Si Accendono
5) Spiritual Guide
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