STRIBORG

Southwest Passage

2009 - Displeased Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
30/01/2012
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

In Australia, nella provincia della Tasmania, vive un individuo abbastanza fuori dal comune, che non rivela il suo ego come persona, ma lascia che sia la sua musica a descriverlo ed inquadrarlo.  Costui si fa chiamare Sin Nanna, ed è conosciuto per aver dato vita prima al progetto Kathaaria, e poi quello attuale, denominato Striborg.  Dal 1997, anno di nascita di quest'ultimo moniker, ha dato alle stampe moltissime release, e soprattutto negli ultimi anni sta producendo un full lenght dopo l'altro, dando sfogo a tutta la sua vena artistica - compositiva.  E l'ultimo episodio discografico che ha dato alle stampe è "Southwest Passage", rilasciato nell'Ottobre del 2009 sotto la Displeased Records, label olandese che ha distribuito gran parte della sua lunghissima discografia. E' proprio questo lavoro che andiamo ora ad analizzare, un disco che pur rientrando in un canonico black metal, strizza l'occhio all'ambient ed a sonorità melodiche che contribuiscono a velare di mistero questa controversa figura. Sei tracce colme di depressione e di misantropia che Sin Nanna sviluppa nella solitudine e nella maestosità di una foresta, contesto ben noto e frequente a moltissimi progetti black metal in tutto il mondo. Sin Nanna non disdegna il tipico sound grezzo del genere, ma riesce a renderlo meno maligno, più selvaggio ed arcano, in modo tale da far sembrare la sua musica quasi come un'entità in pena, disperata ed afflitta da dolori esistenziali ed introspettivi. L'opening track di Southwest Passage è la titletrack, brano che mette sin da subito in evidenza il suono estremamente grezzo di questo lavoro ad opera di Striborg. La chitarra, portata ad elevatissime distorsioni, rimane su di un ritmo molto cadenzato per tutta la durata della traccia, divenendo però sempre più straziante nel suo lentissimo incedere. A tutto ciò fa da sfondo un buon lavoro dietro le pelli, a dir la verità quasi ridotto all'osso e mantenendo comunque un'andatura quasi funerea. 

"All Contempt Reciprocated", secondo brano, si presenta già più vivace sin dalle battute iniziali, ma ad un tratto, un lentissimo pattern muta totalmente il pezzo, facendogli trasudare una malinconica melodia, accompagnata da una cupa atmosfera che dà quella sensazione di inquietudine percettibile alla visione di un grigio tramonto invernale. Se posso trovare una pecca, questa consiste nella monotonia del pezzo, a tratti quasi una ripetitiva cantilena. Un intro in stile funeral doom apre la bella "Human Extinction", nove minuti che ci fanno intendere benissimo il vero concetto di arte di Sin Nanna, cioè un marcissimo suono che sembra essere la personificazione di un'anima in pena, sofferente e chiusa in una soffocante misantropia; un individuo che trova contatti con il mondo esterno univocamente nella solitudine di una oscura foresta. Probabilmente il pezzo migliore del lotto. In "Dwelling in the Fullmoon Forest", siamo al quarto brano, assistiamo ad un pezzo veramente straziante, un pezzo dove diviene protagonista assoluto il malatissimo screaming del controverso artista. Musicalmente abbiamo ancora un lentissimo ritmo, reso più cupo ed opprimente dalla inquietante melodia di sottofondo. Un intro leggermente più "vitale"apre "Obscure and Darkened Contemplation", brano tranquillamente accostabile al black metal classico, abbiamo infatti una chitarra molto distorta, batteria martellante e vocalizzi (in questo brano più che altro un sottofondo) che trasmettono un immenso dolore ed una claustrofobica rabbia, e che quindi sintetizza a pieno le emozioni che Sin Nanna vuole esternare. La chiusura di Southwest Passage è affidata al lungo outro "Requiem for a Lonely Ghost", brano ricolmo di atmosfere lugubri ed inquietanti, oltre a presentare uno spiccato accento folk. Per l'ennesima volta fa capolino la colita melodia di accompagnamento, che non aggiunge certamente dolcezza al suono, anzi, lo rende ancora più malato e catacombale. Dovendo tirare le somme, mi trovo un pò in difficoltà: da un lato va senz'ombra di dubbio premiata la grande capacità dell'artista di saper trasmettere all'ascoltatore i suoi stati d'animo, ed il fatto di essere estremamente diretto e conciso (elemento che in questi anni si sta sempre più diradando nel panorama), ma dall'altro mi sento di "usare la biro rossa" per la qualità del disco complessiva, che aldilà di tre, forse quattro brani non va davvero posto in evidenza per nulla.  Perciò, sebbene Southwest Passage si discosti lievemente dai lavori partoriti negli anni precedenti, mostrando il lato più labile della mente di Striborg, non mi ha colpito più di tanto in generale.  Tuttavia resta un lavoro più che soddisfacente anche per quanto riguarda la registrazione, e se per i cultori del black metal è un raro pezzo da collezione, per i neofiti o per chi si vuole avvicinare al genere, personalmente lo sconsiglio vivamente.


1) Southwest Passage
2) All Contempt Reciprocated
3) Human Extinction
4) Dwelling in the Fullmoon Forest
5) Obscure and Darkened Contemplation
6) Requiem for a Lonely Ghost

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